Giovedì 06 Agosto 2020
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Non spetta alla Cassazione verificare l’esatta ricostruzione del sinistro

 

E’ sufficiente la prova che l’urto sia avvenuto nella mezzeria percorsa dalla vittima per addossare tutta la responsabilità civile alla controparte, salvo che non si debbano valutare circostanze altrettanto determinanti rispetto alla dinamica del sinistro. Così, hanno avuto torto in Cassazione gli eredi di uno sfortunato automobilista che avevano lamentato la scarsa attenzione dei giudici territoriali per quelle risultanze dei rilievi del sinistro favorevoli al proprio congiunto.


Il caso è piuttosto semplice, nella sua tragicità. Avviene uno scontro tra un furgoncino ed un’automobile ed il conducente di quest’ultima ha la peggio e muore. I parenti della vittima chiedono i danni al conducente antagonista ed alla sua compagna di assicurazioni. Danni anche per il trasportato che, però, liquidato dall’assicurazione esce subito dal processo.


In sostanza, ai parenti del congiunto, i giudici di primo e secondo grado, non avevano riconosciuto alcun risarcimento, essendo il sinistro dipeso, secondo la ricostruzione dei fatti in dibattimento, solo dal comportamento del povero automobilista scomparso.


Ma, le tracce di frenata del furgone, secondo la difesa non erano state considerate, come è normale, come sintomatiche di una corresponsabilità dell’autista del furgone.


Un ragionamento logico, se rapportato al tema dei pesi e contrappesi della responsabilità stradale nei casi in cui ogni conducente deve fare il possibile per evitare incidenti.


L’orientamento della Suprema Corte, però, è costante nel ritenere che il vizio di omessa o insufficiente motivazione, deducibile in sede di legittimità ex art. 360, n. 5 cpc, sussiste solo se nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia, e non può invece consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte perché la citata norma non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico - formale e della correttezza giuridica fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, all’uopo, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass., 9.1.2006, n. 1014).


Insomma, solo i tribunale, o la corte d’appello, avrebbero potuto dare peso ai vari elementi (nel caso di specie alla frenata) nella ricostruzione dei fatti, senza che il supremo collegio possa imporre una narrazione diversa.

 

* Funzionario della Polizia di Stato e


Docente di Politiche della Sicurezza


Presso l’Università di Bologna

 

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Giurisprudenza di Legittimità


CORTE DI CASSAZIONE CIVILE


SezIONE III, 15 gennaio 2007, n. 648


Svolgimento del processo

In data 22.12.1988 in agro di Orosei si verificava la collisione tra un camioncino di proprietà di M.P. e dal medesimo condotto e la vettura condotta dal proprietario Pi.Re. (che decedeva non in conseguenza del sinistro).

Con separate cause, successivamente riunite, gli eredi del P. chiamavano innanzi al Tribunale di Nuoro il M. e la sua società assicuratrice, Multiass S.p.A., mentre M.G., passeggero del veicolo di M.P., citava innanzi al medesimo giudice gli eredi P. e la S.p.A. Generali Ass.ni. Ognuna delle parti chiedeva la dichiarazione di responsabilità dei convenuti ed il risarcimento dei danni subiti.

Il Tribunale di Nuoro con sentenza 28.7.2000 dichiarava estinto il giudizio promosso da M.G. dando atto della intervenuta transazione tra lo stesso la S.p.A. Generali. Rigettava le domande proposte dai P. ritenendo la esclusiva responsabilità del loro dante causa in ordine al verificarsi del sinistro.

Proponevano appello avverso la predetta sentenza gli eredi P. lamentando la non corretta valutazione delle risultanze processuali da parte del Tribunale. Si costituiva la S.p.A. Uniass (quale successore a titolo particolare della Multiass) contestando le avverse pretese.

La Corte d’Appello di Cagliari - Sez. Sassari - rigettava l’appello proposto e confermava la sentenza impugnata.

Proponevano ricorso per Cassazione gli eredi P. con 2 motivi.

Resisteva la Uni One Assicurazioni S.p.A, già Uniass Assicurazioni S.p.A. con controricorso e con memoria.

 

Motivi della decisione

Il ricorso è affidato ai seguenti motivi:

1) Carente e illogica motivazione circa un punto decisivo della controversia (in relazione all’art. 360 comma 1, n. 5 cpc).

2) In subordine violazione e mancata applicazione dell’art. 20054 cc (in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 cpc)., l’esame e la valutazione

Con il primo motivo i ricorrenti assumono che il giudice a quo ha ritenuto decisivo "ai fini della attribuzione delle responsabilità, il fatto che l’urto tra i due veicoli si fosse verificato all’interno della mezzeria di pertinenza del camion condotto da M.P., non ravvisando alcuna causa efficiente del sinistro tra gli altri elementi di fatto acquisiti al processo".

Il giudice non avrebbe tenuto conto della documentazione in atti, in particolare dello schizzo planimetrico allegato al rapporto dei carabinieri, né avrebbe valutato la portata e intensità della frenata, dandone una spiegazione illogica, arbitraria e inaccettabile.

Va osservato che l’orientamento di questo S.C. è costante nel ritenere che il vizio di omessa o insufficiente motivazione, deducibile in sede di legittimità ex art. 360, n. 5 cpc, sussiste solo se nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia, e non può invece consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte perché la citata norma non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico - formale e della correttezza giuridica fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, all’uopo, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 9.1.2006, n. 1014).

Il motivo è dunque infondato e deve essere rigettato: trattasi infatti di motivo insindacabile in Cassazione, siccome adeguatamente motivato.

Con il secondo motivo i ricorrenti assumono che il giudice a quo comunque non avrebbe dovuto rigettare l’intera domanda sorvolando sulla presunzione di colpe concorrenti di cui all’art. 2054 c.c., per cui avrebbe dovuto essere valutata la "prova liberatoria". Ma anche tale valutazione rientra negli apprezzamenti di fatto non sindacabili in Cassazione perché suffragati da congrua motivazione.

Anche il secondo motivo deve essere rigettato.

I ricorrenti vanno condannati in solido alle spese del giudizio, liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

 

La Corte rigetta il ricorso. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione che liquida in Euro 3.100,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge, in favore della S.p.A. Uni One Assicurazioni.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 16 novembre 2006.

Depositato in Cancelleria il 15 gennaio 2007

© asaps.it

a cura di Ugo Terracciano

RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTICA Sentenze in materia di responsabilità civile, penale, amministrativa
Venerdì, 20 Aprile 2007
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