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Articoli 30/10/2015

Omicidio Stradale. Si può fare
La bella storia dell’ incontro che fece scattare la molla irreversibile

Di Lorenzo Borselli

Dunque, è fatta. Alla fine ci siamo riusciti: abbiamo lottato come leoni, abbiamo serrato i ranghi come nelle antiche disfide all'arma bianca e proprio quando credevamo di essere arrivati all'ennesimo ostacolo, ecco che la parola data, la promessa che ci era stata fatta, è stata mantenuta. Eppure non abbiamo gioito. Ci siamo commossi, raccolti nel nostro passato fatto di nottate insonni, di interminabili trasferte romane, di cene di beneficienza, di interviste radiofoniche e televisive, di lunghi articoli e di comunicati stampa. Convegni, seminari, acerrime litigate. Ecco: i primi vent'anni dell'ASAPS sono stati soprattutto questo: ricerca continua di linguaggio e di comunicazione per trovare il modo di comunicare, di partecipare gli altri.
Di convincerli.
Poi, quando il giovane Lorenzo Guarnieri venne ammazzato in una notte fiorentina nel 2010 dall'ennesimo conducente con licenza di uccidere, il papà e la mamma trovarono la forza di metterci tutti in una stanza. Era un'enorme sala convegni, all'interno di un perimetro industriale che a Sesto Fiorentino tutti conoscono bene. Stefano e Stefania volevano capire dove erano stati inchiodati dal destino.
Volevano capire dove e soprattutto “perché”.

Noi eravamo abituati a quegli incontri: ci hanno chiesto un'infinità di volte di andare a spiegare le dinamiche della strada, ma spessissimo, purtroppo, il dolore di chi cerca i “perché?” offusca domanda e risposta, vizia con l'intensità del proprio sentimento la capacità di ascoltare e quella di proporre.
È l'effetto dell'essere iscritti in un club per volere del destino, di vivere in una società incapace di guidarti nel percorso del dopo, che ti restituisce gli effetti di tuo figlio in un sacco nero della morgue, che non riesce a coprire un corpo con un lenzuolo vero.
Che ti esclude dal processo penale che dovrebbe ricostruire i fatti, che rinuncia ad investigare su vittima e carnefice, perché magari un'autopsia costa troppo, che dovrebbe emettere una sentenza capace di non trasformare la bilancia della giustizia in una pesata da mercato della frutta.
Perché considera incidente stradale una condotta che è invece palesemente criminale: per tutti ma non per la legge.
Il segreto per venirne fuori – avevamo pensato fino a quel momento – è quello di dimenticare.

E molto arrogantemente abbiamo noi stessi sempre pensato che la vittima in fondo se n'è andata, i familiari e gli amici dovranno farsene una ragione e a noi, solo a noi, il destino aveva deciso di attribuire il ruolo di pensatori tecnici e giuridici.
Entrammo in quella gigantesca sala convegni, dicevamo, e ci mettemmo a sedere poco convinti. Poi, però, Stefano cominciò a parlare.
Parlarono altri, poi parlammo noi e quando cominciammo a spiegare i nostri limiti, le italianissime assurdità legislative, le croniche carenze di organico, l'assoluta indifferenza con cui il Paese affrontava la questione di quella che i francesi hanno sempre definito la “Violenza Stradale”, ecco che dalla nostra bocca venne fuori la locuzione che di lì a poco avrebbe cambiato il modo di pensare di tutta quella immensa sala: “omicidio stradale”.

Ecco: noi dell'ASAPS lo chiamavamo così da tanto tempo, da quando gli osservatori sulla sinistrosità erano andati a regime e da quando il nostro Ufficio Studi aveva cominciato a interagire con il resto del mondo.
La luce negli occhi di Stefano Guarnieri si accese.
Lui aveva compreso il potenziale di quella locuzione che noi avevamo sempre in bocca.
Entrammo in quella immensa sala separatamente, provenienti ognuno dalla nostra vita professionale e molti di noi avevano già allora un enorme bagaglio di esperienza e di conoscenze tecniche.
Mancava  la capacità di esprimerlo, di farcirlo di un linguaggio che potesse essere prima attraente e poi condivisibile.
Avete presente Gene Wilder, l'indimenticato dr. Frederick Frankenstein protagonista di “Frankestein Junior”?

Ricordate quanto leggendo il diario del famoso zio partorito dalla mente di Mary Shelley, che spiegava come rianimare la materia inanimata, gridò al cielo “It-could-works!” (“Si può fare!)?
Ecco. Uscimmo da quella strana serata pensando che finalmente potevamo aver trovato la quadra. Pensammo, lo ricordiamo bene, che la morte di Lorenzo, soprattutto l'inaccettabilità del suo omicidio, aveva portato attorno a un tavolo un gruppo di persone che fino allora si erano incontrate sì e no un paio di volte. Che però stavolta c'era un clima diverso e che stavolta avremmo avuto la meglio noi.
Ci furono altre interminabili sedute. Seguirono studi e bozze. Poi raccogliemmo le firme, facemmo il porta a porta come se volessimo vendere aspirapolveri o depuratori per l'acqua, cercando di convincere tutti che ammazzare sulla strada non poteva essere equiparato a un borseggio sull'autobus. Decine di migliaia di persone hanno detto sì e oggi l'omicidio stradale è legge.
“Si può fare”, ipotizzava il dr. Frankestein.
Frankestein ha vinto e Igor è ridotto al silenzio. Si, Igor, ricordate?
“Gobba? Quale gobba?”

Noi non abbiamo nulla da festeggiare e state pur certi che non brinderemo quando il primo assassino al volante sarà condannato. Non brinderanno certamente Stefano e Stefania Guarnieri, non alzerà calici al cielo Valentina Borgogni sperando di incrociare nelle stelle lo sguardo del suo Gabriele,  né lo faranno quanti hanno perduto qualcuno per la guida criminale di altri.
Però saremo ancora più fieri di quanto non lo siamo adesso, perché sapremo che al dolore della perdita non dovrà aggiungersi la frustrata impotenza di assistere alla pagliacciata di un processo penale nel quale l'unico a guadagnarci è proprio il carnefice.
Si può fare: grazie a chi ci ha sostenuto e soprattutto, grazie a chi ci ha creduto.
 


Ecco come nacque l’idea di proporre l’Omicidio stradale dall’Incontro dell’ASAPS con le associazioni Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni. Un percorso difficile, zaino in spalla verso la cima. (ASAPS)

Venerdì, 30 Ottobre 2015
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