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Articoli 11/12/2014

Firenze, Obi Hall, 10 dicembre 2014: il regalo di Lorenzo Guarnieri è la Legge sull’Omicidio Stradale.
Si farà.

Di Lorenzo Borselli
Stefania e Stefano Guarnieri presentano la serata - Foto Carlo Rinaldi

 

(ASAPS) FIRENZE, 12 dicembre 2014 – Siamo stati a casa di Lorenzo Guarnieri. La casa di Lorenzo, a Firenze, è un po’ ovunque e sbaglieremmo se tentassimo di fare un po’ di retorica dicendo che mancava solo lui. Perché Lorenzo Guarnieri, il giorno del suo ventiduesimo compleanno c’era eccome: era in sala, sul palco, era nel pensiero di ciascuno dei presenti e di chi lo ha ricordato da lontano, nei filmati proiettati, nella musica coinvolgente dei Funkoff e nell’innocenza di Giulia, nei ragazzi che crescono con l’esempio di Lore e che non hanno mai smesso di onorarlo.

 

La band Funkoff - Foto Carlo Rinaldi

 

Vedete, Lorenzo Guarnieri, figlio di Stefano e Stefania, fratello di Valentina,  ha sublimato il suo sacrificio in un immenso atto d’amore e di civiltà. È un Eureka che a un tratto la società civile ha potuto gridare dopo sforzi tanto estremi quanto inutili.
Sì: all’improvviso, tutti hanno capito cos’è la violenza stradale. Non è più cosa da addetti ai lavori o per infarcirsi la bocca con promesse vuote, ma è divenuto una questione di tutti.

La capacità comunicativa che Stefano e Stefania hanno messo in campo è certamente nata dall’omicidio di Lorenzo, ma non ha più come fulcro geo-temporale il punto d’urto in via delle Cascine nella maledetta notte tra l’1 e il 2 giugno 2010. E non è la rappresentazione di una nave che pian piano si allontana inesorabilmente da un punto fissato nel tempo: loro il tempo l’hanno fermato. Hanno scattato un’istantanea e ci hanno chiesto di guardarla e condividerla con loro, con il solo scopo di rispondere a un semplice interrogativo, che ne richiama a sé così tanti da diventare vera e propria filosofia.

 

 

L’intervento in video del Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Foto Carlo Rinaldi

Okay, parliamo della serata e della notizia più importante: l’Omicidio Stradale sarà presto legge, il parlamento ci sta già lavorando e se la politica non sarà capace di emanciparsi per una volta da sé stessa, il Governo utilizzerà lo strumento del decreto legge, perché il tempo dell’impunità deve finire (e sono parole del primo ministro). Questo è il messaggio tecnico che Matteo Renzi ha fatto avere alla sala dell’Obi Hall, messaggio che risuona stentoreo come un chiarissimo diktat alle Camere, al lavoro da tempo sulla proposta di legge che proponemmo, poco dopo la morte di Lorenzo insieme all’associazione che porta il suo nome e insieme a quella che ricorda Gabriele Borgogni, del quale proprio il 10 dicembre ricorreva il decimo anniversario della morte.

Sappiamo delle reticenze, delle cavillerie burocratiche, dei teoremi di anticostituzionalità e delle spallucce che molti continuano a fare pensando, o sperando, che a forza di straparlarne, a forza di invocarlo ad ogni morte assurda che si consuma sulla strada, alla fine di questa voglia di Giustizia ci stancheremo all’italiana maniera.
In fondo siamo italiani no? Schiumiamo dalla rabbia quando sentiamo alla tv che un ubriaco ha ucciso un bambino sulle strisce e poi è scappato e poi gridiamo all’abuso quando ci tolgono la patente perché abbiamo bevuto, perché ci siamo fatti uno spinello o perché in centro l’autovelox  “pirata e ruba soldi” della Polizia Municipale ha fatto flash sulla nostra targa.

Le interviste fatte dai ragazzi sulla vendita degli alcolici ai minori a Firenze  - Foto Carlo Rinaldi

E infatti, gli amici di Lorenzo, che hanno ricreato sul palco la sitcom de Le Iene, sono andati a spasso per Firenze a intervistare italiani, chiedendo loro se sapessero cos’è l’omicidio stradale, se conoscessero qualcuno rimasto vittima di una simile circostanza, se avessero un’idea di quanto sconti oggi un condannato per tale reato e a quanto sia fissata la soglia per lo stato di ebbrezza. Tra le risposte, qualcuna giusta e qualcuna così assurda da riprodurre perfettamente la triste comicità dell’irriverente trasmissione in onda su Italia Uno. Così è toccato proprio a noi ASAPS salire sul palco e spiegare come sia strutturata la legge e oltre quali livelli scattino le sanzioni, quelle che ti fanno litigare ogni giorno e ogni notte ma che ci hanno ormai da tanto tempo fatto capire che è meglio toglierla, la patente, piuttosto che restituirla tra gli effetti personali a un genitore chiamato in ospedale per un riconoscimento di cadavere.

Alcol dicevamo: Le Iene di Lore hanno ingaggiato un 15enne spavaldo e pronto a tutto e lo hanno spedito nei minimarket fiorentini, scoprendo che nonostante l’età e la consapevolezza del venditore, comprare una bottiglia di Vodka per un bambino, che dovrebbe essere impossibile, è invece facile come bere un bicchier d’acqua.

La telecamera si sposta un attimo dopo nell’ufficio del Questore di Firenze, Raffaele Micillo, e in quello del Sindaco, Dario Nardella, per chiedere spiegazioni, in pieno stile “Caiga quien Caiga” (titolo originale del format de Le Iene), e sia Micillo che Nardella hanno dovuto rispondere senza fare slalom. Come diciamo noi poliziotti? “A.D.R., a domanda risponde.
È il compito delle Istituzioni no?
Peccato che il Prefetto non abbia nemmeno risposto alle mail speditegli dai ragazzi dell’associazione Guarnieri, perché anche lui sarebbe stato “sentito”. 

Foto Carlo Rinaldi

Il suo silenzio suona tanto come un’occasione persa, la stessa che Dario Nardella non ha voluto mancare, restando in sala tra le migliaia di persone, mescolato tra loro, e chiamato sul palco per un saluto alla sua città, alla quale ha annunciato il via ai lavori di messa in sicurezza della strada più pericolosa del comune, via Pistoiese.
Occasione che non ha voluto perdere nemmeno il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti, che quando è sceso dal palco si è intrattenuto a lungo con Stefano e Stefania, segno che della consueta circostanza politica, stavolta non c’è traccia.
Probabilmente perché una parte di quella politica, che noi sentiamo effettivamente trasversale, ha capito che la Sicurezza Stradale non deve essere più un argomento di sterile discussione politica o dei tecnici: tornare a casa vivi è un argomento di tutti.

Foto Carlo Rinaldi Stefano Guarnieri con Luca Lotti - Foto Carlo Rinaldi

Nell’ambito di un ragionamento sciatto o semplicemente cinico, dovremmo paradossalmente ringraziare Lorenzo di essersi sacrificato perché questo potesse avvenire. Perché, diciamocelo chiaramente, che se quella notte lui fosse riuscito a scampare alla sentenza di morte che quello sciagurato gli ha pronunciato, eseguendola sul posto, noi oggi non avremmo mai potuto essere qui e credere che il 10 dicembre 2015, un anno da oggi, la legge riconoscerà che uccidere qualcuno con un veicolo, in certe condizioni, equivalga a puntargli una pistola.
Saremmo, parliamoci chiaro, a far sbadigliare certi politici nelle audizioni delle varie commissioni di Camera e Senato o ad infiammarne altri quando pubblichiamo i dati dei nostri osservatori ASAPS e, guardate, che senza la luce di Lorenzo,  in un Paese che rifiuta di contare quanti incidenti stradali siano correlati alle ebbrezze, essere costretti a smetterla era solo una questione di tempo.

Ti prendono per stanchezza, per sfinimento: ti fanno sentire come le donne che negli anni ’60 lottavano per avere la dignità degli uomini o come i neri d’America quando volevano affermare la parità razziale. Poi, quando scopri che tra uomo e donna non c’è differenza, che tra neri e bianchi non ce n’è, che l’uguaglianza di genere dovrebbe essere assoluta, ti dicono che è merito loro e allora l’immagine del ricordo si sposta sulla loro capacità di cambiare le cose e nessuno si ricorda nemmeno più chi sei.
L’omicidio stradale non sarà questo, noi ne siamo certi.

Vedrete che tra un anno, quando sarà legge, potremo finalmente metterci a sedere, slacciarci la camicia e pensare che per affermare un diritto qualcuno doveva ammazzare Lorenzo e Lorenzo doveva ingiustamente e assurdamente morire. (ASAPS)



 

Giovedì, 11 Dicembre 2014
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