Domenica 25 Febbraio 2024
area riservata
ASAPS.it su
Articoli 27/09/2007

Spagna, il 28% dei motociclisti coinvolti in incidenti, ha la patente da meno di 3 anni
Allo studio una riforma della patente “A”: niente maxi-cilindrate fino a 24 anni (quindi ne serviranno 6 per un 18enne). Ma alla sbarra ci sono anche le eccessive potenze

La situazione in Italia

Foto archivio Asaps


(ASAPS) MADRID, 26 settembre 2007 – Hanno detto, gli spagnoli: “vogliamo provare a dare una spiegazione a questa carneficina di motociclisti sulle nostre strade?” È evidente che non tutto può essere imputabile all’impennata di vendite nel settore motociclistico né al deficit infrastrutturale delle arterie e quindi era divenuto necessario affrontare il problema con metodo scientifico.
Tutto è cominciato analizzando in tempo reale i dati dell’incidentalità iberica: nei primi 6 mesi del 2007, i motociclisti uccisi sono risultati essere 244, 53 in più rispetto allo stesso periodo del 2006, con un aumento del 28%. Lo scorso 11 settembre, pochi giorni prima di diffondere l’analisi statistica appena elaborata, il bollettino è stato aggiornato e le vittime delle due ruote sono divenute 390. Agosto ha segnato un aumento del 50% rispetto al mese precedente: una follia.
Gli esperti della DGT, la Direzione Generale del Traffico, hanno allora cominciato a spulciare tutti i dati desunti dai rilievi di 2.767 eventi infortunistici caratterizzati dalla presenza di un centauro, munito di patente di categoria A o A-1. Tipo di evento, numero di veicoli coinvolti, caratteristiche della strada e condizioni meteo od orarie, fino alle informazioni relative al conducente: stato psicofisico, sesso, grado di esperienza… Ed ecco fatta la scoperta: il 28% dei motociclisti coinvolti in incidenti stradali, con morti o con feriti gravi, aveva una patente conseguita da meno di tre anni. Di più: il 21% non supera i due anni di pratica.
I risultati dell’inchiesta realizzata dalla DGT, sono stati illustrati dal ministro dell’interno spagnolo Alfredo Pérez Rubalcaba, il quale ha anche annunciato l’imminente varo di un piano di sicurezza stradale pensato esclusivamente per le moto da un team di lavoro voluto con forza dalla direzione del Traffico e del quale fanno parte costruttori, associazioni, compagnie assicurative, società private ed enti locali, chiamato a redigere una strategia di forte impatto che parte dalla patente di guida: per condurre moto di grossa cilindrata servirà quella che il ministro ha definito – citiamo le testuali parole riportate dall’agenzia spagnola EFE – “esperienza ragionevolmente necessaria”; lo studio di massima, già approvato, prevede un approccio progressivo alla cilindrata fino ai 24 anni. Insomma, un diciottenne, per salire su una mille, dovrà aspettare almeno 6 anni, nei quali la sua esperienza potrà maturare gradualmente. Dunque, in Spagna, c’è una “questione di potenza”, ritenuta alla base dell’impennata di morti tra i centauri.
“Ci sono più moto sulla strada – dice Anna Ferrer, direttrice dell’osservatorio della DGT – e può sembrare un’ovvietà spiegare che l’incremento degli eventi è correlato all’aumento del parco motociclistico. Tutti sappiamo, però, che anche il numero di auto è aumentato, ma le cifre relative alle quattro ruote sono in netto e costante calo”.

I progressi tecnici ed i miglioramenti apportati alle automobili, in termini di sicurezza attiva e passiva, sono stati indubbiamente di grande efficacia sul fronte della sinistrosità. Secondo la DGT, anche il settore dei motoveicoli dovrà seguire la stessa strada. I dati statistici della strada rilevati nel corso dell’estate, oggetto di studio dell’osservatorio governativo, hanno però indicato che, da marzo in poi, le punte di maggior violenza stradale sono concentrate nel fine settimana, con una vera e propria carneficina tra i conducenti di moto di grossa cilindrata. Un fenomeno analogo si verifica anche in Italia.
L’analisi di questi risultati è coincisa con un altro studio realizzato dalla stessa DGT, riguardante le conseguenze di una nuova legge entrata in vigore nel 2004, che ha previsto per la conduzione di motoveicoli di cilindrata compresa tra i 76 ed i 125cc, (usati soprattutto negli spostamenti cittadini), la patente di guida.
Il team di esperti era dunque ben preparato a passare al setaccio il dossier relativo ai 2.767 gravissimi incidenti motociclistici. L’88% di quelli mortali hanno visto coinvolte moto di cilindrata superiore ai 500cc; di queste, il 36,3% ha una cilindrata superiore ai tre quarti di litro.

Il background di conoscenze ormai consolidate, ha peraltro fissato il concetto che il momento di maggior rischio, per i conducenti con scarsa esperienza, non è rappresentato dal primo mese e basta, ma per almeno i tre anni successivi dal conseguimento della licenza di guida, quando il soggetto ritiene di avere sufficiente esperienza. La quale, purtroppo, non c’è.
Secondo la Direzione Generale del Traffico, per condurre moto di grossa cilindrata serve una patente speciale, pensato con una formula tale da garantire che quella non sia affatto la prima moto. Non è tutto: Anna Ferrer ha chiesto formalmente alle associazioni di motociclisti se ritengano ragionevole l’alta potenza di alcuni esemplari, mentre è imminente la definizione di un piano particolareggiato delle deficienze strutturali, in maniera tale da affrontare il problema sicurezza nella sua complessità. In Italia, un ente con questi poteri è solo un miraggio.
Nel triennio 2004/2006, sono state commercializzate più moto che nel decennio 1994/2003. L’interpretazione più onesta, è fornita da un’associazione che partecipa ai lavori. “Stiamo certi che si tratta di una moda, perché tra i migliori piloti del mondiale ci sono molti spagnoli. E per 10.000 euro, si può comprare una moto con le prestazioni di una Formula Uno”.
Dargli torto? (Asaps)

A seguire un recente CS dell’Asaps che fa un quadro della situazione in Italia

15211

Foto Blaco – archivio Asaps



{foto3c}


I veicoli a due ruote a motore sono il vero anello debole della sicurezza stradale
Con un parco pari al 20% di mezzi e una mobilità corrispondente appena al 3,5% del totale, in Italia si conta il 26% delle vittime fra moto e ciclomotori, con punte del 50/60% nei fine settimana
Siamo al primo posto in Europa. Entro il 2010 rischieremo di toccare quota 40%


Nello precedente fine settimana gli incidenti mortali che coinvolsero veicoli a due ruote furono 18 su un totale di 29 rilevati dalla Polizia Stradale e dai Carabinieri, pari al 62%, questo fine settimana sono stati 16 pari al 61%. la conferma di una situazione a dir poco allarmante.
E’ bene ricordare che i ciclomotori e motocicli sono circa 9/10 milioni, pari al 20% del parco veicoli totale. L’Italia è al primo posto nell’ Europa dove il parco conta circa 33 milioni di veicoli a due ruote a motore.
La mobilità su due ruote a motore costituisce il 3,5% della mobilità su terra (Viaggiatori X km), che anche se nettamente superiore alla media europea che si ferma al 2,4%, è minima rispetto al quadro complessivo degli spostamenti.
Eppure questa mobilità nel 2005 (ultimi dati disponibili) ha causato il 26% delle vittime della strada rispetto alla media europea del 21%. L’Italia nel 1994 era al 3° posto come numero di vittime in Europa (19% del totale), dal 2003 è al primo posto con 1.441 vittime (24%), che diventano 1.474 nel 2004 (26%) e 1.404 nel 2005 (26%).
Si calcola che con l’attuale trend nel 2010 le vittime in incidenti con veicoli a 2 ruote toccheranno quota 30% in Europa (dati Consulta Nazionale per la sicurezza stradale).
Secondo l’Asaps non è azzardato ritenere che in Italia le vittime nel 2010 sfioreranno il 40%. Già oggi negli incidenti del fine settimana è stata toccata questa soglia percentuale.
Gli incidenti a carico delle due ruote a motore si localizzano in prevalenza nelle aree urbane col 52% dei morti e l’88% dei feriti.
Le cause sono note. Un parco mezzi in espansione, un ritorno alle due ruote di conducenti non più giovanissimi per esigenze di mobilità nelle grandi città, potenza esagerata della classe motocicli (molti modelli arrivano a 130 km/h in prima marcia, vanno da 0 a 100 in 3 secondi, raggiongono velocità di 270/300 km/h), infrastrutture stradali che per la loro scarsa manutenzione, (in particolare del fondo stradale e per i taglienti guard rail nelle vie di fuga) e carenza nella segnaletica, non permettono errori che spesso si rivelano fatali.
Accettazione di una soglia elevata del fattore di rischio.
In sostanza, come afferma la Consulta Nazionale per la sicurezza stradale, “il comparto delle due ruote a motore si è dimostrato scarsamente reattivo a politiche generali di sicurezza stradale”, a questo si devono aggiungere la distrazione (cellulari, età, ecc.) e la superficialità di molti automobilisti.
Su questi aspetti a parere di Asaps si deve intervenire con una puntuale ed efficace informazione ed educazione a partire dal rilascio del patentino e con un rafforzamento dell’azione delle agenzie di controllo.
La strage stradale nel segmento delle due ruote deve essere fermata. Chi non ne vuole parlare, chi ha il dovere di intervenire con l’adozione di misure idonee e non lo fa, rischia di essere complice di questa tragedia quotidiana che porta via troppe vite, molte delle quali sotto i 30 anni.

Forlì lì 11 settembre 2007

Giordano Biserni
Presidente Asaps


© asaps.it

Di Lorenzo Borselli

Giovedì, 27 Settembre 2007
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK