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Articoli 30/05/2006

15 ANNI DI VITA… SPESI PER LA DIFESA DELLA VITA SULLA STRADA

Cronaca di una giornata indimenticabile


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Il tavolo dei relatori


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Il folto pubblico in sala


(ASAPS) FORLI’ – Quindici anni non sono uno scherzo: abbiamo sudato e speso tantissime energie, così tante che nei momenti più impegnativi abbiamo avuto anche l’impressione di non averne più. Poi però la passione, l’amore per questo nostro obiettivo che ci siamo imposti e che ogni giorno portiamo avanti nonostante le avversità e anche qualche cattiveria da parte di chi forse non ci ama troppo (ma tant’è), ci hanno stimolato ad andare avanti. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, siamo allora arrivati alla 15esima candelina. Non male davvero, e quando ci siamo fermati per organizzare il nostro “compleanno” abbiamo capito di aver fatto tanto, tantissimo. Un esempio tra tutti: mentre rimettevamo insieme i comunicati stampa pubblicati dall’Ansa in questi anni, abbiamo compreso di essere davvero una voce “che conta”. E visto che non siamo figli di una lobby – semmai di una professione – non è rimasto che farci le congratulazioni e prendere un bel respiro per soffiare su un’immensa torta piena di candeline. La ricorrenza, ce lo siamo concessi, è stata festeggiata all’Hotel Globus di Forlì, città dove 15 anni prima un pugno di uomini della Polizia Stradale decisero di provare a far sentire la loro voce fuori dal coro di quelli che avevano scambiato la sicurezza stradale come una partitella da dilettanti. Una partitella di dolore e di sofferenza, con troppi oratori impegnati a sparare cartucce rumorose ma a salve, spesso nella direzione contraria al nemico. In questa guerra di trincea, un commando di specialisti si stava preparando ad entrare in azione e ad unirsi a chi, in chiara minoranza numerica, stava opponendo una strenua difesa agli attacchi di un nemico subdolo ma implacabile, dotato di una straordinaria arma di distruzione di massa: l’uso sbagliato della strada. Il resto lo sapete, lo avete visto, ve lo avremo ripetuto migliaia di volte. Fatto sta che all’alba del 27 maggio, dal nostro quartier generale forlivese, siamo partiti tutti per il Globus Hotel, dove abbiamo ricevuto la visita di tanti personaggi pubblici, di cui vi diremo, e di tante persone comuni, quelle che in questi anni – silenziosamente – hanno lavorato senza tregua alla nostra causa, riuscendo come piccole formiche a rendere l’Asaps una realtà granitica. Il ghiaccio lo ha rotto Roberto Rocchi, dirigente nazionale dell’Associazione e instancabile “trovatore” del sodalizio, che ha moderato un incontro che aveva come tema “il ruolo della comunicazione e dell’Asaps per la sicurezza stradale”, e come ospiti alcuni tra i più autorevoli rappresentanti della stampa italiana: Nestore Morosini, grande firma del Corriere della Sera, Mauro Tedeschini, direttore di Quattroruote, Emanuela Falcetti, giornalista Rai e conduttrice di “Istruzioni per l’Uso”, trasmissione a cui l’Asaps collabora da oltre un decennio con la voce del presidente Giordano Biserni. Accanto a questi colossi della comunicazione, Franco Taggi, fisico dell’Istituto Superiore di Sanità e personaggio incredibilmente prolifico di ricerche pubblicate sulle più accreditate testate mondiali e Giancarlo Brunello, presidente di Sicurstrada e nostro partner più antico, che strinse la nostra mano quando ancora camminavamo a malapena. Infine lui, al centro del forum: Giordano Biserni, presidente ed anima di un’associazione che oggi conta 30mila iscritti, ispiratore assieme ai suoi vice Ernesto Forino e Francesco Corvino, di una strategia che tiene insieme – in maniera assolutamente unica – uomini e donne di tutte le divise. Dall’impegno quotidiano di questa terna, privilegiata della partecipazione dello staff forlivese dell’associazione, sono nati e cresciuti la nostra rivista, Il Centauro, il nostro sito internet, www.asaps.it, decine di monografie e pubblicazioni – in forte sinergia anche con Egaf, tradizionale partner professionale – ed anche alcune campagne così di forte impatto – ideate insieme all’agenzia A3 – da essersi poi meritate riconoscimenti prestigiosissimi e premiate in ambito nazionale. Tante delusioni e sangue amaro non ci hanno fermato, ed alla fine ci hanno cercato anche da Bruxelles, mentre in tutta Italia – ma anche in Europa – intere categorie professionali (addetti ai lavori, giornalisti, avvocati, magistrati) guardano al nostro sito come la Gazzetta Ufficiale della Sicurezza Stradale. In Italia, poi, siamo entrati a far parte della Consulta Nazionale super la sicurezza stradale, e partecipiamo ai lavori della Fondazione Ania e alla Consulta per la sicurezza e la qualità del servizio di Autostrade per l’Italia. Chiunque voglia parlare con serietà, di questo argomento, deve anche confrontarsi con noi. Roberto Rocchi, dunque, accende il microfono in una sala strapiena di autorità, di telecamere e di tanta gente normale, proveniente da tutta Italia. Così tante da non riuscire a salutarle una per una. Letti i telegrammi del neo ministro dell’Interno Amato, del vice ministro dell’economia Pinza e del Capo della Polizia De Gennaro, rappresentato in sala dal direttore del Servizio Polizia Stradale Antonio Giannella, ha preso la parola il sindaco di Forlì, Nadia Masini. Il primo cittadino ha ricordato quanto sia stato determinante, per una città attenta al tema della sicurezza e della mobilità sostenibile, l’aver potuto contare sulla presenza di una voce così autorevole come quella dell’Asaps. “La nostra città, Biserni lo sa bene, è molto impegnata su questi temi e cerchiamo di coordinare i nostri sforzi con quelli dei vari attori che condividono l’obiettivo. È il nostro punto di forza – ha detto il sindaco – ed è la vita dei cittadini che ce lo richiede. Noi condividiamo questo terreno d’impegno e di attenzione e di obiettivi. Siamo con voi”. Appena il sindaco ha terminato il proprio intervento, al podio è salito il presidente della Provincia Massimo BULBI, che ha esordito con un aneddoto della propria vita personale. “Alcuni mesi fa – ha raccontato – ho acquistato una nuova auto. Appena arrivato a casa l’ho mostrata a mio figlio e lui per prima cosa ha guardato il contachilometri e mi ha fatto notare che c’era scritto “solo” 180 km orari. Sono rimasto molto colpito da questo episodio e mi ha convinto che ormai si viva tutti in una società in cui certi disvalori sono più forti dei valori. Dobbiamo partire proprio da lì, dai ragazzini, e lavorare sull’educazione alla legalità dei più giovani”. È dunque toccato al padrone di casa parlare. Il presidente Giordano Biserni ha salutato i campioni della comunicazione, ed ha spiegato quanto sia stato difficile farli venire “tutti a Forlì in una botta sola”. Ha poi ringraziato il capo della Polizia Stradale, Antonio Giannella, Sicurstrada, l’Egaf e la Novega Edizioni, la 3M e poi un lungo elenco di persone ed associazioni, fino ai familiari dei Caduti, sempre presenti – come i loro cari scomparsi mentre facevano il proprio dovere – alle nostre celebrazioni, in sala Carmen e Enrico gentori della medaglia d’oro Stefano Villa, i genitori di Carlo Serafin, travolto in autostrada da una macchina troppo veloce, la moglie di Pierluigi Giovagnoli sovrintendente, ucciso nel 2003 mentre scortava una gara ciclistica da un ubriaco “15 anni sono tanti – ha detto Biserni – e dimostrano che ci siamo radicati. Del resto, un’associazione che compie questo giro di boa deve essere forte, altrimenti non ce l’avrebbe mai fatta a tenere una struttura come la nostra, con 600 referenti in tutto il territorio nazionale ed anche all’estero, con rappresentanze in Canada e negli Stati Uniti. E poi c’è da considerare che oggi siamo 30mila iscritti”. Per Biserni, toccare nel suo saluto la questione della trasversalità dell’associazione era un passo obbligato. “Ad oggi – ha spiegato il presidente – contiamo 30mila soci, reclutati tra la Polizia Stradale e tra tutte le altre forze di polizia, con una forte presenza delle divise delle Polizia Municipali e dell’Arma. È uno dei nostri più grandi risultati, questo, ed è anche un segno inequivocabile di successo”. Il direttore de Il Centauro è quindi passato a parlare della comunicazione. “In fondo – ha raccontato – l’Asaps è nata proprio per questo. Certo cercammo fin da subito di far crescere la professionalità degli operatori, ma volevamo anche dire la nostra opinione sul tema della sicurezza stradale, un settore su cui troppi, ancora oggi, parlano a vanvera o non parlano affatto. Per fare questo siamo intervenuti sulla comunicazione, che secondo noi è letteralmente drogata”. Inevitabile una tornata sulla questione che ha tenuto banco per gran parte del 2005, l’influenza aviaria. “Abbiamo visto scomparire la sicurezza stradale dalle agende di governi, ministri e regioni, tutti impegnati ad occuparsi solo dei 16 cigni morti sul territorio italiano. Anche questa è comunicazione, distorta, capace di devastare l’economia. Ognuno di noi conosce qualcuno che è morto in un incidente stradale, ma credo che nessuno abbia un conoscente che si è preso il virus dei polli”. Non è mancato il riferimento al ruolo di alcol e droghe nella violenza stradale ed alle pesanti conseguenze del loro uso nella conduzione dei veicoli, anche questo argomento del quotidiano impegno dell’Asaps nella sua lotta. “Non dimentichiamoci dello stato della segnaletica e delle infrastrutture – ha aggiunto il presidente – e strade come la E45 o la Romea devono essere chiuse. È inammissibile che gli utili delle autostrade servano solo a far cassa o ad attirare investimenti all’estero, mentre a noi restano solo le buche. Da anni la nostra voce tuona contro il malaffare che c’è in questo settore, dove i guardrail tagliano la testa ai motociclisti, dove ciclisti e pedoni muoiono a frotte, dove i finanziamenti che servirebbero a tenere in ordine le strade continuano a sparire. In questi ambiti, l’Asaps continuerà a fare la propria parte”. Ha poi preso la parola il direttore del Servizio Polizia Stradale Antonio Giannella, uomo che fin dal primo giorno del suo incarico ha messo l’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti al primo posto nella propria agenda. “Io sono molto sensibile all’abuso di alcol e sostanze e la loro correlazione nella guida. In questo senso cerchiamo di dare strumenti di valutazione a chi si occupa di fare le leggi. Di recente ho visitato la sezione di Vicenza: le pattuglie di quel reparto avevano effettuato 2.800 controlli, 740 dei quali positivi, il 25%. È un fenomeno preoccupante, per una società che non può e non deve concedersi il lusso di perdere così tanti giovani. Ed è inammissibile sottoporre tanto dolore alle famiglie. Eppure, in tanti convegni ai quali partecipo non ho mai sentito dar credito a strumenti di contrasto seri, se non mere proposte di inasprimento delle sanzioni penali previste”. Giannnella, e gliene diamo atto, si è dimostrato in questo ambito un valoroso combattente. Un condottiero, che telefona personalmente agli operatori della Stradale che effettuano importanti operazioni, e che dice la sua opinione con grande lucidità e preparazione. “Secondo me – ha spiegato – manette e prigione non sono la via per risolvere la questione. Secondo me è necessario confiscare il veicolo in maniera definitiva a chi venga sorpreso in stato di ebbrezza. A Brescia, intervenendo contro le corse clandestine, abbiamo confiscato 103 veicoli che gareggiavano in velocità, e nessuno tra stampa e cittadinanza ha mosso rilievi. È inutile ipotizzare pene durissime che possono incidere sul futuro dei giovani, quando con percorsi formativi e provvedimenti amministrativi si può arginare il fenomeno. Sono convinto che se provassimo per un mese con questa strategia otterremmo risultati eccezionali. Se la politica lo vorrà, forniremo gli strumenti giuridici per rendere operativo questo fenomeno”. I parlamentari in aula, hanno preso nota. Giannella ha poi sollevato la questione del numero dei controlli alcolimetrici, che purtroppo in Italia sono pochissimi. “Nel 2005 – ha detto – Polizia Stradale e Carabinieri hanno effettuato 180mila controlli. Cercheremo di fare di più. Siamo in attesa di nuovi etilometri e di precursori, dopodichè cercheremo di fare come abbiamo fatto con la velocità e con la comunicazione, settore questo nel quale la Specialità sta facendo molto”. Infine una carezza all’associazione. “L’Asaps ha un ruolo di primo piano nella sicurezza stradale: è stata per me un prezioso interlocutore e lo è per chiunque abbia a cuore la sicurezza stradale: è un valido compagno di viaggio”.

 

 

Emanuela Falcetti durante il suo intervento



Il suo microfono è passato nelle mani di Emanuela Falcetti, capace di coinvolgere da par suo e con la sua tradizionale grinta le centinaia di spettatori alla consueta maniera. “Guardate che io sono fuori posto in questo tavolo – ha ironizzato la giornalista rivolgendosi al pubblico – perché in mezzo a loro io sono la “somarella” della situazione. La mia attenzione alla sicurezza stradale è nata come al solito dalla mia esperienza personale. Ma io sono solo brava a chiedere istruzioni per l’uso, a chiedere perché. Il mio carattere così irruente, si manifestava anche nella guida, fino a quando non ho avuto un incidente. Pensate, avevo imboccato contromano corso Francia, a Roma. Sono rimasta terrorizzata e da allora vado pianissimo, e per questo motivo mi becco insulti allucinanti e questo vuol dire che la regola della prudenza, sulla strada, non vale”. Gli applausi se li è meritati anche Franco Taggi, dell’Istituto Superiore di Sanità, stimolato a dare il proprio parere sull’obiettivo imposto dall’UE nel 2001 di dimezzare la mortalità stradale entro il 2010. “Tante belle parole – ha detto il fisico – ma vi propongo una riflessione: avevamo proprio bisogno delle indicazioni dell’UE per capire questo? Gli incidenti stradali sono un problema economico enorme, oltre che umano. Comunque, secondo me l’Italia non centrerà l’obiettivo. Sono avvilito, per questo, e anche molto pessimista, perché in Italia c’è molta gente che lavora bene e assai duramente, ma manca il collante e la decisone necessaria per cambiare le cose. Le cose si cambiano con la volontà e con l’educazione ai bambini”. Taggi, che è uno scienziato davvero “umano”, capace di spiegare concetti difficilissimi anche a chi della sua materia comprende poco o nulla, è poi entrato nel vivo del suo intervento spiegando diversità di comportamenti tra età e sesso, o chiarendo che essere fermati, in Italia, è difficilissimo. Poi ha introdotto un concetto importantissimo. “La guida dei veicoli – ha riferito – è un’attività complessa e pericolosa, sopratutto per gli altri. Eppure non c’è decisione nel togliere chi mette a rischio la salute pubblica dalla circolazione. Insomma, se un uomo ha una malattia contagiosa gravissima, gli consentiamo di fare il cuoco? E allora, perché mai continuiamo a lasciare la patente e la macchina ad uno che in modo provato non sa guidare o che viaggia abitualmente ubriaco o drogato?”. Dargli torto? Impossibile.

Quindici anni sono il traguardo di una tappa, il giro sulla strada per la vita è ancora lungo. L’Asaps ci sarà e farà la sua parte.

Quando il capo della Polizia Stradale ha lasciato il microfono a Roberto Rocchi, la giornata è entrata nel vivo. Con una sicurezza degna dei migliori conduttori televisivi, il nostro uomo di punta ha aperto il convegno, incentrato appunto sul ruolo della comunicazione e dell’Asaps nella sicurezza stradale, rivolgendosi a Nestore Morosini. “La comunicazione – ha risposto il giornalista del Corriere della Sera – è vitale. Ma deve essere un’informazione corretta, inattaccabile. Oggi il morto sulla strada non fa notizia, a meno che sulla strada non crepino, perdonate il tono, 50 persone in un fine settimana. Io conosco l’Asaps da 12 anni. La comunicazione è anche denunciare i comportamenti illegittimi: l’Asaps denuncia e propone con rigore le contromisure. Questa è la sua forza e la principale garanzia di affidabilità. Quando devo scrivere un pezzo ed ho bisogno di informazioni tecniche, scelgo di chiamare lo staff di Forlì. Rivolgo loro le domande più tecniche ed ho puntualmente risposte. Risposte che di per sé sono notizie e che spesso diventano quelle più lette su internet. Alcune, lo confesso, hanno fatto audience su Internet: per un giornalista avere questi risultati dà molta soddisfazione”. Da un giornalista ad uno dei nostri partner storici, Giancarlo Brunello, presidente di Sicurstrada. “La nostra collaborazione – ha raccontato – è nata a Forlì, alla fine di un convegno sulle stragi del sabato sera. Ci eravamo già visti altre volte ed avevamo constatato che quando le prime donne avevano finito di parlare se ne andavano, senza ascoltare chi veniva dopo. Noi parlavamo sempre per ultimi e così decidemmo di unire le nostre forze e tentare un’altra strada, quella della comunicazione alla base. Cominciammo allora a fare da soli. Siamo andati nelle scuole, soprattutto, ad educare, a cercare interlocutori validi, a trovare appoggi con la stampa locale. Quello che siamo oggi, insieme, insomma lo vedete tutti…” Dopo l’intervento di Brunello, Rocchi ha passato il microfono al direttore di Quattroruote Mauro Tedeschini, un uomo alla testa della più prestigiosa rivista specializzata italiana, rivolgendogli una domanda sulla possibilità di coniugare passione e sicurezza. “Beh, io credo che sia possibile – ha risposto Tedeschini – e userò una ben nota vicenda stradale per dimostrare la mia teoria. Qualche tempo fa, sulla A26, un noto amministratore delegato è stato sorpreso a 311 orari dalla Polizia Stradale. La stampa ha dato poco spazio alla cosa, glissando soprattutto sulla motivazione che il manager ha fornito agli agenti. “La stavo provando”, ha detto. Noi abbiamo invece ripreso la notizia, abbiamo aperto dibattiti, ascoltato le voci dei lettori. L’unico che non ci ha risposto è stato proprio il protagonista. Ha risposto che se ne frega. Sempre grazie alla comunicazione, abbiamo rilevato che nelle grandi strade, quelle apparentemente sicure, ci sono i maggiori pericoli, mentre sulle arterie disastrate la gente va più piano e quindi non sbatte. Secondo me, inoltre, chi ama davvero l’automobile viaggia bene, in sicurezza, e non si fa male”. Tedeschini ha dimostrato di conoscere bene il lavoro della Polizia Stradale: sarà merito dell’Asaps o del suo spirito d’osservazione? “Le ultime statistiche dicono che sono in diminuzione le multe della Polizia. Per forza, gli agenti di pattuglia stanno facendo i soccorritori, puliscono la strada dopo gli incidenti, cambiano ruote alle auto in difficoltà, mettono le catene a chi non le sa usare… e dove lo trovano il tempo per mettersi a fare controlli?” In sala c’era però anche un pilota, un ex campione di formula uno, che ha pubblicato anche alcuni articoli su Il Centauro. Siegfrid Stohr non è riuscito a farla franca e Rocchi gli ha subito spedito una delle nostre hostess con un microfono pronto all’uso. “Ho conosciuto l’Asaps – ha detto il direttore della scuola GuidarePilotare, anche psicologo – quando ho sottoscritto il manifesto contro i 150 all’ora in autostrada. Amare l’automobile non vuol dire amare la velocità: non sempre la guida, il piacere della meccanica, sono fattori correlati alla velocità. Il piacere della velocità io la definisco “ebbrezza”, come quella dell’alcol. Le stragi? Non sono quelle del sabato sera e basta. Sono quelle dimenticate. Sulla comunicazione dobbiamo far passare la quotidianità”. Giordano Biserni, stuzzicato sulla comunicazione dal suo Rocchi, ha ricordato gli impegni ormai storici ai quali ha dato tutto sé stesso, dalla numerazione dei cavalcavia al manifesto contro i 150, dall’uso delle cinture di sicurezza alle tante campagne promosse per intervenire sui comportamenti scorretti degli utenti.Il giro di interventi è stato concluso con un flash che potesse rappresentare un consiglio a limitare l’insicurezza sulla strada. Nestore Morosini ha citato gli esempi esteri, come quello dell’Inghilterra, dove l’alcol non può essere venduto dopo un certo orario, o quello Australiano, dove chi sgarra viene costretto alla visione di immagini di incidenti stradali terribili. Per Giancarlo Brunello è invece necessario “…stringere un patto serio contro alcol e droga. Questi argomenti – ha spiegato – devono essere affrontati tutti con calma ma con determinazione, però abbiamo bisogno dell’appoggio di voi comunicatori – rivolgendosi ai giornalisti – a voi specialisti di questo settore. E poi si deve smettere di dire sempre che ci si deve rivolgere solo ai ragazzi. Insomma il 70% dei trasgressori è adulto...”. Molto determinato, nella risposta, anche Mauro Tedeschini, che ha insistito sulla necessità di investire molto nella comunicazione sulla questione delle cinture di sicurezza. “La comunicazione – ha risposto a Rocchi – deve intervenire con decisione su questo argomento. Dobbiamo uscire allo scoperto, noi giornalisti, per esempio accordandoci e fare veramente in modo che il messaggio forte arrivi a tutti”. Interessante e provocatoria, come al solito, l’idea di Franco Taggi, che suggerisce di smetterla di parlare in termini di chilometri orari e di cominciare a parlare di metri al secondo. “Dobbiamo anche spiegare – ha aggiunto – che l’energia cinetica va col quadrato della velocità: a 50 all’ora, un impatto prende 2.500 punti di energia. Se va a 100 ne ha 10mila. Questo deve essere spiegato”. Ha preso la parola anche il dottor Mengozzi, specialista in medicina di pronto soccorso e past presidente della categoria, il quale ha stigmatizzato la quasi totale assenza di investimenti sulla parte sanitaria della sicurezza stradale. “Non abbiamo nemmeno la certezza delle cifre sugli andicappati della strada, oltre che dei morti e dei feriti. Assistiamo al depotenziamento dei nostri strumenti, opposto al potenziamento delle auto. Noi medici non siamo in grado di poter studiare l’alcol e la droga sui feriti, perché la legge ci vieta di analizzare i campioni senza il consenso delle vittime. Come facciamo? Come possiamo essere d’aiuto? La prevenzione in Italia è difficile: al pronto intervento abbiamo proposto una sinergia, per osservare gli incidenti insieme. Solo con la nostra collaborazione si può sapere con certezza l’ampiezza di un fenomeno di cui in Italia non conosciamo assolutamente niente”. Se considerazioni e proposte sono venute dai tecnici, i complimenti sono arrivati invece da Emanuela Falcetti. “È difficile – ha detto – trovare un gruppo di lavoro come il vostro. Siete davvero tutti maledettamente bravi. Questo è il complimento di chi sta dall’altra parte. Io posso fare poco. Vi inviterò tutti in studio e continueremo a dare delle belle bastonate. Mi metterò il casco e la cintura in trasmissione. Questo seme nasce qui. Biserni sei un matto e complimenti”. Biserni non si è fatto attendere. “Questa battaglia – ha concluso – può portare a casa risultati. Non c’è una misura sola da adottare, non c’è una soluzione sola. Deve intervenire un complesso di misure, dalla scuola materna fino al mondo del lavoro. Parlo di educazione civica. Voi comunicatori ci dovete aiutare. Solo così potremo far passare anche misure impopolari. Ma questo è anche compito dei politici”.

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La consegna della targa Asaps
al responsabile dell’Egaf Claudi Bandini

Il presidente Biserni consegna la targa dell’Asaps
al Direttore del Servizio Antonio Giannella


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Giancarlo Brunello presidente di Sicurstrada
riceve una targa di riconoscimento da Alessandro Gagliardi dell’agenzia A3


Al termine dei lavori i partecipanti al convegno sono stati tutti premiati con una targa ricordo. Un riconoscimento è stato conferito a Lorenzo Borselli, redattore del sito e della rivista oltre che membro dell’esecutivo nazionale, ed al professor Andrea Pietrantoni per il lavoro svolto nell’ambito dell’osservatorio “Sbirri Pikkiati”. Alcune targhe sono state consegnate anche al dottor Bandini, dell’Egaf, ed al dottor Protospataro, funzionario della Stradale ed autore di testi professionali, a Carlo Verdi, direttore della Novega Edizioni che manda in stampa Il Centauro, a Paolo Mazzoni e Francesco Poy della 3M ed alla Sintel Italia nella persona dell’AD architetto Gianfranco Polizzi. Premiato Alessandro Gagliardi, dell’agenzia A3, e il tenente Dominique Filippini, del dipartimento di polizia di New York, nostro associato da sempre.


di Lorenzo Borselli

Asaps
Martedì, 30 Maggio 2006
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