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Articoli 09/10/2023

Mestre
A proposito di guard rail
La parola a due ingegneri con
Lorenzo in comune…
Ing. Leonardo Querci*
Ing. Stefano Guarnieri **

Un guasto meccanico, una fatalità o un errore umano? Possiamo dire innanzitutto una tragedia. Tante, troppe vite umane spezzate da una disgrazia preannunciata. Le immagini di quello scenario sono impressionanti, attimi infiniti in attesa dei soccorsi, le sirene che risuonano nei quartieri limitrofi e gli occhi pieni di speranza nel vedere uscire persone ancore vive da un autobus sottosopra. 

Da ingegneri siamo portati ad analizzare la cronaca in maniera scientifica e pragmatica, aspetto molto complesso quando si è di fronte ad una situazione così emotivamente forte. 

L’evoluzione della tecnologia del comparto automotive ha portato ad avere un parco circolante con sistemi di sicurezza sempre più sofisticati, ma dall’altro lato le caratteristiche dinamiche, come massa e velocità, sono aumentate in maniera considerevole. All’evoluzione del settore automobilistico però non vi è stata una corrispondenza nella gestione e manutenzione delle nostre infrastrutture, e nello specifico delle barriere stradali, risalenti ormai a più di quaranta anni fa.

Le barriere hanno lo scopo di garantire condizioni di sicurezza in rapporto alla configurazione della strada, garantendo il contenimento dei veicoli e limitando contemporaneamente gli effetti d’urto sui passeggeri. Per assicurare questo standard di sicurezza la normativa prevede che sia la figura di un ingegnere a provvedere alla realizzazione di un progetto esecutivo.

Sulle strade italiane le condizioni delle barriere di sicurezza sono le più disparate. Per esempio si possono notare tratti incidentati e non riparati da anni, elementi mancanti e corrosi dal tempo, tratti di lunghezza molto ridotta e di conseguenza non funzionanti, cordoli in cemento degradati, terreni di infissione con caratteristiche geotecniche non adatte, spazi di lavoro invasi da elementi e così via. 

Dalle immagini pubblicate dell’incidente si nota come la barriera presente possa risalire agli anni della costruzione del cavalcavia, congruente per l’epoca storica, ma ad oggi obsoleta. Si osserva che sono presenti risanamenti di danni localizzati come la sostituzione di alcune lame e di alcuni montanti con elementi assimilabili a quelli preesistenti, opportunità che la normativa vigente consente di eseguire senza la presenza di un progetto.

Quando si tratta invece di adeguamento agli standard attuali la normativa richiede una progettazione esecutiva con verifiche locali, intervento che implica una nuova assunzione di responsabilità, oltre che un investimento importante. 

L’elemento che ha colto maggiormente l’attenzione nell’impatto, e che probabilmente ha compromesso la dinamica, è il tratto in cui non era presente la barriera. Quel varco, anche se giustificabile all’epoca della costruzione, l’ente gestore avrebbe dovuto almeno verificare il rischio della sua presenza e determinare possibili soluzioni. 

D’altro canto non vi è nessuno obbligo per un gestore di strade di adeguare le barriere agli standard moderni, anche se già numerose sentenze di Cassazione hanno riconosciuto, nel caso di un evento dannoso, una concorrente responsabilità dell’ente per omessa custodia. 

Siamo sicuri che le barriere stradali siano solo elementi marginali e non essenziali? È fondamentale ricordare come la sicurezza stradale riguardi tutti e quindi l’auspicio più grande è quello di un cambiamento universale. È necessario che lo Stato Italiano, le concessionarie e i gestori realizzino un piano di manutenzione e di investimento strutturato al fine di garantire un adeguamento delle barriere stradali così come già predisposto per i ponti e le gallerie.

Speriamo che tutte queste vittime possano esortare un cambio di mentalità, altrimenti queste immani tragedie non cesseranno.

 

* Ing. Leonardo Querci - Ingegneria civile e infrastrutture - Esperto in sicurezza stradale e barriere. Consulente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus. 

Compagno di classe di Lorenzo Guarnieri al Liceo

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La tragedia del bus di Venezia ha ancora tanti punti da chiarire e responsabilità da definire: come mai il pilota abbia accostato a destra: malore, distrazione, guida in stato di alterazione; se esisteva un sistema di “lane departure control” e se era inserito e come mai non ha funzionato. L’unica cosa che possiamo dire è che non è stato certo il guardrail killer. Anche se l’inanimato guardrail avesse voluto uccidere qualcuno, proprio lì nel punto dove il bus è caduto, lui non c’era.

Almeno due cose ci insegna questa tragedia. Primo che non dobbiamo avere paura della guida autonoma: gli algoritmi non si distraggono, non si ammalano, non si addormentano. Secondo che la responsabilità è sempre dell’uomo. Come dice nel suo pezzo l’amico e collega ing. Leonardo Querci le condizioni delle barriere di sicurezza in Italia offrono un bel campionario: tratti incidentati e non riparati da anni, elementi mancanti e corrosi dal tempo, tratti di lunghezza molto ridotta e di conseguenza non funzionanti, cordoli in cemento degradati, terreni di infissione con caratteristiche geotecniche non adatte, spazi di lavoro invasi da elementi e così via. Non mi stupisce e dato che le barriere non si riparano da sole, qualche uomo o qualche donna dovrebbe essere responsabile di questo. Ma lo sappiamo bene che in Italia siamo il paese delle inaugurazioni e non delle manutenzioni!    

**Ing. Stefano Guarnieri
Vice presidente ALG (Associazione Lorenzo Guarnieri)  e papà di Lorenzo 

 

 


Il parere di chi ne capisce di guardrail,  di dolore e sicurezza... (ASAPS)

 

 

 

 


 

 

 

 

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Lunedì, 09 Ottobre 2023
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