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Con il reato di omicidio stradale 28 vittime in meno dello scorso anno

Il rapporto di polizia e carabinieri: il numero degli incidenti resta invariato, ma il conto dei morti cala del 2%

Un calo dello 0,1 per cento di incidenti stradali e 28 vittime in meno rispetto allo scorso anno. A sei mesi dall’introduzione del reato di omicidio stradale, arrivano i primi dati che raccontano gli effetti della nuova norma sui comportamenti a rischio di chi guida. Le rilevazioni di polizia stradale e carabinieri dicono che, dal 25 marzo al 18 settembre del 2016, il numero di incidenti è rimasto sostanzialmente invariato (da 38.022 a 37.987) rispetto allo stesso periodo del 2015. Gli incidenti mortali sono scesi di due punti percentuali (da 860 a 848), mentre salgono, seppur di poco, il bilancio delle lesioni (più 1 per cento) e quello dei feriti (più 0,5 per cento). 

I dati analitici del ministero dell’Interno basati sui rilievi della polizia, esposti oggi nel corso di un convegno dalla dirigente della polizia stradale di Milano Carlotta Gallo, dicono che gli incidenti mortali con denuncia per omicidio stradale sono stati finora 190. In 98 casi c’è stata più di una vittima. In 305 casi la denuncia è stata per lesioni gravi o gravissime. La polizia ha arrestato undici persone in flagranza di reato, nove di queste trovate alla guida in stato di ebbrezza, mentre 173 autisti sono stati denunciati a piede libero per omicidio.

Resta da verificare l’efficacia della nuova norma nello scoraggiare i comportamenti pericolosi. È presto per fare un bilancio, ma il confronto con i mesi successivi all’entrata in vigore della patente a punti è impietoso. Allora ci fu un calo del 23 per cento di incidenti mortali, dieci volte maggiore di quello attuale. Un effetto che potrebbe dipendere dalla percezione della nuova norma: se la riforma della patente toccava da subito tutti gli autisti, l’omicidio stradale è sentito come un reato lontano dalla gente comune. «Nessuno si identifica con il criminale che attua i comportamenti pericolosi descritti dalla legge. Bisogna attendere per poter valutare l’efficacia della norma», spiega Carlotta Gallo, perché «manca ancora una giurisprudenza in merito: l’effetto deterrente sul lungo periodo potrebbe essere maggiore dopo le prime condanne».

Per gli addetti ai lavori restano dubbi e criticità. Il consigliere della Corte di Cassazione Giuseppe Pavich, nel corso della sua lectio magistralis nella sala congressi del III reparto mobile della polizia a Milano, rileva un «approccio troppo basato sulla casistica» e contraddizioni come «l’aggravante prevista per sorpasso con la striscia continua o sulle strisce pedonali, ma non per quello in curva o a destra. E ce ne sono diverse altre». Tra le altre, il sospetto che la nuova norma abbia come effetto collaterale quello di incitare alla fuga in caso di incidente. Non è solo la paura di essere incriminati con le nuove aggravanti: la legge consente al “pirata della strada” di presentarsi alle forze dell’ordine entro 24 ore dall’incidente senza subire l’arresto, obbligatorio invece verso chi si ferma e viene colto in flagranza. Una stortura, secondo gli esperti, bilanciata solo in parte dall’aggravamento della pena prevista.

di Simone Gorla
da lastampa.it


I dati degli incidenti mortali cominciano a migliorare? Un auspicio, ma è ancora presto per un giudizio complessivo. Speriamo.  (ASAPS)

Giovedì, 29 Settembre 2016
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