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Articoli 15/10/2015

Polizia, la società è “contro”
Ma se la società è più sicura, oggi, il merito è anche suo

Di Lorenzo Borselli
Nicola Barbato

(ASAPS) Forlì, 15 ottobre 2015 – Si parla molto, in questi giorni, dei nuovi elementi investigativi che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di altri carabinieri nell’ambito della cosiddetta inchiesta “Cucchi 2”. I fatti, lo sappiamo, riguardano il caso della morte di Stefano Cucchi e delle circostanze che l’hanno caratterizzata, dal suo arresto al decesso. Si è parlato molto del poliziotto della Digos arrestato dopo una rapina a Pisa ma, in maniera molto più generica, non c’è giorno nel quale ciò che è ormai stata ribattezzata la “violenza di Stato” appaia nelle cronache di giornali e media televisivi. Per non parlare dei blog, nei quali uomini e donne dello Stato – purtroppo in modo altrettanto generico – vengono additati come violenti.
Dai, sembra che ci sia solo questo.
Senza entrare nel merito delle circostanze, noi sappiamo che Giustizia sarà comunque fatta, perché quando si tratta di processare noi sbirri, e lo diciamo con assoluta convinzione e senza alcuna amarezza di categoria o di maniera, investigatori, pubblici ministeri e giudici (e soprattutto i media) fanno sempre il loro lavoro.

 

L’amarezza, invece, ci viene quando ci soffermiamo sui nostri Eroi e alla disinvolta superficialità con cui le storie tragiche che ci vedono protagonisti in qualità di vittime, vengono prima seguite e poi archiviate.
I processi e le indagini ci sono anche nei confronti di chi gli sbirri li ammazza, o che fa di tutto per provarci. Fino a qualche anno fa, nell’immaginario collettivo, la lotta delle “guardie” non era certo quella di Totò e Aldo Fabrizi nei confronti dei “ladri”: c’è stato un lungo periodo nel quale poliziotti, magistrati, giornalisti e tanta, tantissima gente del mondo civile, cadeva sotto i colpi di terroristi, mafiosi o banditi: gli agguati alle pattuglie per rubar loro le armi erano frequenti, si sparava in piazza, si mettevano bombe nelle stazioni, nelle banche e nei treni. Sapevi chi era Rocco Chinnici ma anche Calogero Zucchetto, Giovanni Falcone ma anche Emanuela Loi, Paolo Borsellino ma anche Ninni Cassarà.
Poi quella pagina sanguinaria che nei libri di storia è stata archiviata col termine “anni di piombo”, si è finalmente chiusa e il nostro paese ha cominciato a vivere più tranquillo.
Sapete che nel 1990 in Italia c’erano stati qualcosa come 1.770 omicidi?

 

Nel 2012 sono divenuti 528, nel 2013 “solo” 400.
Quasi tutte le voci della cronaca nera diminuiscono, ma il merito di chi è?
Non è che per caso sia anche un po’ nostro?
Compito ingrato, a leggere le cronache. Malpagato, a leggere le rivendicazioni sindacali e soprattutto le buste paga ogni 27 del mese. Anche frustrante, perché il fatto che quando arresti un delinquentello è facile che torni a casa prima di te, non è affatto leggenda. È verità.
E pericoloso, perché anche se non ci sono più gli scagnozzi della Magliana o della Comasina pronti a farti fuori se capitavi nel posto sbagliato al momento sbagliato, anche se non ci sono più gli agguati degli anni ’90, con quintali di tritolo e sicari ad aspettarti sotto casa, la criminalità comune, quella spiccia di strada, non fa sconti a nessuno.
Oggi, la moda corrente è quella dell’aggressione quale reazione al controllo di polizia cui nessuno vuole più sottoporsi o quella ancor più spudorata della criminalità che alza la testa e reagisce, accerchiando e malmenando gli sbirri che arrestano un pusher o anche semplicemente quella del cosiddetto benpensante, che si mette a offendere lo sgherro mentre sequestra merce contraffatta a un abusivo. Il luogo comune è fatto: siamo come i bravi  di Don Rodrigo, prepotenti e cattivi.
Nei primi 9 mesi del 2015, l’osservatorio “Sbirri Pikkiati” dell’ASAPS ha registrato 1.710 aggressioni a pubblici ufficiali, 738 dei quali nell’evoluto nord.

 

Nel 2014 sono state 2.266, una ogni 4 ore.
Con i contratti bloccati, le dotazioni praticamente inesistenti, con i corsi di formazione ridotti al lumicino e quelli di retraining ormai del tutto spariti, restano solo la forza di volontà e il senso dello Stato.
State certi, però, che le disgrazie della sera si ritrovano la mattina.
Ne sa qualcosa Nicola Barbato, Squadra Mobile di Napoli. Un bullo di nome Raffaele Rende, che pare uscito dal copione di Gomorra, gli ha sparato alla nuca lo scorso 25 settembre, riducendolo in fin di vita. Gli ha sparato perché ha scoperto di avere davanti, di schiena, uno sbirro che si era infiltrato per sventare una delle tante estorsioni in danno della società civile che il parastato camorristico ancora può permettersi di fare.
Ecco, di Nicola non parla più nessuno, nessuno pubblica più la sua foto dicendo che un atto del genere non può passare impunito.
Noi proviamo a farlo qui, da sbirri, ma già sappiamo che questo nostro pensiero sarà bollato da molti, che vivono in una società più sicura anche grazie a noi, come un pensiero da servo sciocco del padrone. Peccato che il padrone è proprio lui. (ASAPS)
 


SE AVETE 5 MINUTI, FERMATEVI UN ATTIMO GENTE IN DIVISA E GENTE CHE DELLA PRESENZA DI  DIVISE AVETE ASSOLUTO BISOGNO,  E LEGGETE
Oggi, che la polizia manifesta il suo disagio e la sua rabbia in piazza, pubblichiamo questo articolo del nostro Lorenzo Borselli a commento del
difficile lavoro di tutte le forze dell'ordine. Noi dell’ASAPS sappiamo bene  da che parte stare! (gb)

Giovedì, 15 Ottobre 2015
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