Giovedì 23 Maggio 2024
area riservata
ASAPS.it su
Articoli 28/07/2015

Il corto circuito di un sistema che deve fare i conti innanzitutto con sé stesso: se la legge dice “a”, nessuno può dire “b”
Ha sbagliato il Prefetto di Avellino, ma prima di lui la catena di errori è lunga, giudici in testa
“Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”

Di Lorenzo Borselli

“Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”
Non vorremmo scomodare Dante, ma oggi bisogna che il Sommo Poeta ci perdoni e consenta un tale attacco a questo nostro pezzo.
E non tanto per la piaggeria di sfoggiare una qualche conoscenza classica, quanto per ricordare proprio il contesto in cui maturarono i versi incastonati nel canto XVI del Purgatorio, a narrazione dell'incontro tra Dante e Marco Lombardo e del discorso che ne seguì sul libero arbitrio e la confusione tra i poteri.
Come dire, le leggi ci sono: il problema è chi le deve far rispettare.
Ecco, dopo l'ordinanza del Prefetto di Avellino, che aveva disposto di non ritirare le patenti di guida ai conducenti risultati ebbri con soglia alcolica tra 0,81 e 1,5 g/l – e successivamente ritirata – sia il libero arbitrio di chi le leggi dovrebbe far applicare che la confusione dei poteri cui spetta tale compito, sono venuti clamorosamente a galla.

Le ragioni che sembravano aver motivato tale ordinanza erano quelle che di solito, ci perdoni il Signor Prefetto, tengono banco nelle conversazioni un po' frustrate dei cittadini che vedono vanificato il lavoro di chi dovrebbe garantire loro la sicurezza. Insomma, il senso del provvedimento pare questo: “visto che i giudici annullano il lavoro che facciamo sulle ordinanze di sospensione delle patenti, noi le patenti non le ritiriamo proprio”.
Ma le cose non funzionano così, perché se uno è ubriaco e lasciamo continuare la sua corsa verso l'incidente, l'incidente è colpa nostra.

Il Prefetto ha senz'altro avuto coraggio e col suo diktat ha sollevato il problema: non basta che la polizia non abbia la benzina, che non abbia macchine e divise, che scarseggino computer ed etilometri. A ciò va aggiunto che ogni giorno c'è quasi sempre un giudice – di pace e non – pronto a regalarci una qualche perla interpretativa, come attesta il nostro lavoro di repertazione delle clamorose sentenze che smontano le leggi.
Una volta è colpa del colluttorio, un'altra dei fumi della lavanderia della moglie dell'ebbro, un'altra è colpa del cordialino trincato dopo l'incidente e prima dell'arrivo della pattuglia (per smaltire la paura dell'impatto), altra ancora del farmaco o del freddo che influenza l'etilometro. Insomma, fatta la legge trovato l'inganno e poi avuta la grazia, gabbato lo santo.
Si, il Prefetto di Avellino ha sbagliato: ha invaso, a nostro avviso, una competenza che non è sua.
Stupiti anche stavolta, come se fosse la prima, ci siamo arrabbiati, e parecchio, colpendo nel segno, perché dopo il putiferio sollevato dai nostri interventi, l'ordinanza è stata ritirata.

Non potevamo far passare anche questa, perché se lo avessimo fatto e altre Prefetture avessero seguito la linea tracciata da quella di Avellino, le nostre strade sarebbero state “ridicolmente” più pericolose.
Però l'ordinanza incriminata un merito ce l'ha: ha mostrato che il re è nudo e che lo Stato e le sue leggi sono continuamente attaccati e stravolte, spesso proprio dai suoi stessi ingranaggi che ne dovrebbero invece garantire il perfetto funzionamento.
L'esercizio dell'azione penale è giust'appunto uno di essi.
Il perché non possiamo dirlo, ma è un fatto che accada, ogni maledetto giorno.
Se fossimo stati zitti, avremmo gettato al vento tutto il nostro lavoro di venti e passa anni: non è nel DNA dell'ASAPS.

 


 

“Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”
Non potevamo far passare anche questa, perché se lo avessimo fatto e altre Prefetture avessero seguito la linea tracciata da quella di Avellino, le nostre strade sarebbero state “ridicolmente” più pericolose.
Però l'ordinanza incriminata un merito ce l'ha: ha mostrato che il re è nudo e che lo Stato e le sue leggi sono continuamente attaccati e stravolte, spesso proprio dai suoi stessi ingranaggi che ne dovrebbero invece garantire il perfetto funzionamento. L’articolo di Lorenzo Borselli fotografa bene la situazione. (ASAPS)

Martedì, 28 Luglio 2015
stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK