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Articoli 26/10/2006

Guidare in sicurezza nella Terza età? ...questione di autocoscienza e tanto buon senso


La stragrande maggioranza delle persone anziane sono conducenti competenti ed attenti ed hanno una preziosa esperienza di guida di lunga durata, a volte ultra cinquantenaria. Per questi motivi ogni decisione relativa la valutazione delle abilità alla guida di un determinato soggetto non si dovrebbe basare solamente sull’età. A ragione, l’imposizione di un rigido limite d’età incontra un ampio e motivato rifiuto. L’idoneità alla guida dovrebbe essere valutata di caso in caso, in maniera del tutto individuale e seguendo scrupolosi criteri oggettivi.
Comunque, mutamenti nella vista, idoneità fisica e prontezza di riflessi possono essere considerate cause di seria preoccupazione circa il rispetto degli standard di sicurezza. Le persone che sono in grado di valutare in maniera accurata e precisa questi cambiamenti sono poi in grado di adeguare le loro abitudini di guida in maniera tale da continuare a garantire sicurezza sulla strada, oppure scegliere di utilizzare altre tipologie di mezzo di trasporto.
Ciò che serve maggiormente è che ognuno sia sincero con se stesso e con gli altri e sia così “adulto” da assumersi la responsabilità nei confronti dell’intera collettività. Se da un lato ciascuno vuole continuare a guidare il più a lungo possibile, dall’altro nessuno vuole essere una minaccia per se stesso, prima, e per gli altri, poi, perché non è più in grado di guidare in sicurezza.
Come si può continuare a guidare sicuri? Mentre la maggior parte delle persone di una certa età prende decisioni appropriate quando individua un problema che riguarda la propria abilità alla guida, non sempre è ovvia conseguenza nei casi in cui un problema generale di salute, un problema alla vista oppure degli effetti collaterali dei medicinali conducano a un indebolimento delle abilità al volante. Questo è il caso in cui le osservazioni dei familiari e dei professionisti della salute sono vitali.
L’autocoscienza è la chiave. Le persone che sono in grado di valutare in maniera accurata la loro condizione alla guida possono adattare le loro abitudini di guida e continuare ad essere sicuri sulla strada. Solo con un’autogestione oculata si può conservare quell’autonomia nella mobilità personale che deriva dal guidare, limitandone i rischi per sé e per egli altri. Dal punto di vista della sicurezza stradale acquistano importanza specialmente i disturbi alla muscolatura, alle articolazioni, alla vista, le malattie di demenza, il diabete e l’uso di medicinali.
Una ridotta forza muscolare, particolarmente di prensione, può rendere difficile la guida. Esistono comunque dispositivi meccanici in grado di compensare la scarsa forza di prensione, a tal fine è necessario consultarsi con il proprio medico di fiducia al fine di sottoporsi ad un check-up completo. Una diminuzione della forza, della coordinazione e della flessibilità può avere un impatto significativo sull’abilità a controllare in maniera sicura la macchina. Anche artrosi, reumatismi e una circolazione sanguigna insufficiente possono contribuire a rendere la guida più difficile.
Una ridotta mobilità del collo può limitare notevolmente il campo visivo e risultare, quindi, particolarmente preoccupante nelle situazioni di guida c.d. “di normale amministrazione”, quali l’effettuare quelle semplici manovre di parcheggio, o di immissione nel flusso del traffico, decidere di cambiare corsia oppure affrontare con sicurezza un’intersezione stradale ed approntarsi alla svolta in una strada laterale.
Anche una limitata mobilità della spalla, del polso o dell’articolazione del gomito può compromettere l’uso del volante, anche se esistono dei dispositivi meccanici di assistenza (il più comunemente diffuso, in quanto reperibile a buon prezzo,
 è il pomello di rotazione) che possono compensare in maniera adeguata ed efficace tali carenze. Nel caso si decida di cambiare autovettura è opportuno rivolgere la propria attenzione a quei modelli che presentano il cambio automatico, il servosterzo ed il servofreno. Può, infine, rivelarsi necessario farsi visitare da un terapista professionista o da uno specialista nella riabilitazione alla guida certificato, che sono in grado di prescrivere un particolare tipo di equipaggiamento da alloggiare nel veicolo per agevolare il movimento dello sterzo o nell’utilizzare i pedali. Particolare attenzione deve essere riposta nel caso venga diagnosticata un’artrite. Infatti, ciò può far sì che le articolazioni diventino rigonfie e rigide, in modo da limitare grandemente le capacità di piegare o muovere le spalle, mani, testa e collo.
Ciò può rendere più difficile afferrare o sterzare il volante, premere il pedale del freno o dell’acceleratore, allacciarsi la cintura di sicurezza e guardare al di sopra delle spalle al fine di verificare i punti ciechi.
Il risultato di quanto sopraesposto è che l’artrite può rendere difficoltoso guidare in sicurezza. Qualora l’artrite interessi le anche, ginocchia, caviglie o piedi, si potrebbero addirittura avere difficoltà a salire e scendere dalla macchina. L’artrite può limitare i movimenti e la forza, quindi è consigliabile cercare di mantenere una buona condizione fisica e fare attività. Solo in questa maniera si potrà continuare a guidare in sicurezza. E’ necessario rivolgersi al proprio medico per chiedergli consiglio circa gli esercizi fisici da praticare per mantenere le articolazioni forti ed elastiche. Nel caso vengano prescritti dei farmaci per curare l’artrite, è opportuno informarsi preventivamente su eventuali controindicazioni ed accertarsi sugli effetti collaterali prima di mettersi alla guida. Ci si può rivolgere al medico curante al fine di ottenere informazioni circa altri trattamenti che possano essere di aiuto contro i dolori ed i gonfiori – trattamenti che non dovrebbero condizionare in alcun modo la capacità di guida in sicurezza.
Una buona vista è essenziale per una corretta salute al volante. L’80% delle informazioni che servono per guidare vengono percepite tramite gli occhi.
Ma, con l’invecchiamento, ognuno purtroppo si deve confrontare con un inesorabile declino per quanto riguarda la capacità visiva. Per riuscire a vedere ancora bene al buio una persona di 60 anni ha mediamente bisogno di almeno otto volte più luce di una di 20 anni. L’acuità visiva centrale e periferica comunemente diminuisce con l’età a causa di modificazioni fisiologiche o anatomiche (c.d. cataratte) o di specifiche patologie (glaucoma, maculopatia, retinopatia diabetica). Il campo visivo totale periferico orizzontale tipicamente diminuisce da 170° nei giovani a 140° nei soggetti che hanno superato i 50 anni. I conducenti con deficit della visione periferica hanno tassi di collisione doppi rispetto a quelli con visione normale. Poiché la zona periferica della retina è molto sensibile al ridotto apporto di luce, può diventare sempre più difficile vedere e guidare in sicurezza.
A tal proposito sarebbe opportuno programmare i movimenti in macchina per evitare di viaggiare nei momenti della giornata che possono essere più pericolosi a causa della luce; per esempio, guidare verso Ovest al crepuscolo mentre il sole sta tramontando, oppure durante una serata di pioggia. Si consiglia, inoltre, di pulire spesso il parabrezza dell’auto (entrambe le parti sia all’interno che all’esterno) per non avere ulteriori problemi di visibilità e di prestare attenzione anche alla pulizia delle luci frontali del veicolo al fine di fornire quanta luce possibile per guidare nelle ore notturne.
A ciò si aggiunge che la messa a fuoco per le diverse distanze viene regolata meno rapidamente. In una persona di oltre 65 anni la sequenza di immagini “strada – cruscotto – strada” dura circa quattro volte di più che in una persona di età inferiore ai 40 anni.
La riduzione correlata all’età delle misure integrate di capacità visiva, come la velocità di elaborazione visiva e l’attenzione visivo-spaziale, è associata ad elevati tassi di collisione. Con l’invecchiamento la capacità di adattamento alle modificazioni luminose, la messa a fuoco e la percezione tridimensionale si riducono, mentre aumenta la sensibilità all’abbagliamento. Tuttavia, la frequenza e l’entità del deterioramento visivo legato all’invecchiamento variano notevolmente tra i singoli individui. Inoltre, appropriati interventi medici e chirurgici possono ridurre se non, in alcuni casi, addirittura prevenire alcuni deficit funzionali.
Si pensi per esempio al caso della maculopatia, in cui l’assunzione di vitamine antiossidanti può aiutare a ritardarne la progressione. Inoltre, ci sono delle procedure chirurgiche che hanno una qualche efficacia solamente se eseguite negli stadi iniziali della malattia.
Nel caso delle cataratte, qualora si decida di sottoporsi ad un intervento chirurgico, il cristallino offuscato verrà probabilmente sostituito con un cristallino artificiale. Con un nuovo, limpido cristallino si ritornerà con grande probabilità a guidare in sicurezza per molti anni a venire. L’intervento per le cataratte è la procedura chirurgica più comune negli Stati Uniti d’America ed è solitamente eseguita ambulatoriamente. Per quanto riguarda il glaucoma, spesso i medici sono in grado di curare la malattia e ridurne l’evoluzione. E’ assolutamente importante sottoporsi a regolari frequenti controlli dello stato del glaucoma presso l’oculista di fiducia ed attenersi strettamente alle prescrizioni mediche e farmacologiche. Siccome il glaucoma spesso interessa la visione periferica, i soggetti hanno difficoltà ad accorgersi della loro perdita della capacità visiva se non quando oramai si sono raggiunti degli stati avanzati, quando si sono verificati dei cambiamenti sostanziali nello stesso senso visivo. Se si soffre di un glaucoma e ci si mette alla guida, si possono avere delle difficoltà nell’individuare gli altri veicoli, ciclisti o pedoni che si trovano al di fuori del campo di visione centrale. In base a quanto sopra scritto l’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) suggerisce a chi ha più di 60 anni di sottoporsi a visita oculistica almeno una volta all’anno per verificare lo stato delle cataratte, glaucoma, degenerazione maculare, retinopatia derivante dal diabete ed altre condizioni che sono correlate all’invecchiamento. Secondo l’Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni, invece, il rischio di venire ferito gravemente in un incidente stradale per coloro che soffrono di problemi di udito è doppio rispetto a coloro che hanno una capacità uditiva nella media. Per oltre il 30% degli ultra sessantacinquenni cui sono stati riscontrati problemi d’udito è necessario, quando si trovano al volante, fare particolare attenzione ai rumori che provengono da fuori il veicolo, cercare di ridurre al minimo le conversazioni con eventuali passeggeri presenti a bordo della vettura e i rumori di sottofondo di eventuali apparecchi radio e stereo.
Nel caso si faccia uso di apparecchi per l’udito, si deve cercare di fare attenzione nell’aprire i finestrini della macchina, in quanto in alcuni casi è accaduto che i flussi di aria che entrano nell’abitacolo possono indebolirne l’efficacia. Infine, visto che si potrebbe non essere in grado di sentire il rumore della sirena ad una certa distanza, è necessario prestare attenzione alle luci lampeggianti di eventuali veicoli di emergenza.
Accanto all’indebolimento delle capacità motorie e visive,
 un aspetto centrale è costituito dal rallentamento dei tempi di reazione. Il tempo di reazione, che aumenta con la difficoltà e/o il numero delle opzioni plausibili, è molto importante nella guida. Guidare, infatti, richiede di dividere la propria attenzione tra una serie di attività ed avere la capacità di reagire il più velocemente possibile alle più svariate situazioni che spesso si presentano senza neanche il benché minimo preavviso. Il tempo di reazione può essere classificato come “semplice”, che comprende il tempo di premovimento e di movimento, o “di scelta”, che è il tempo necessario per scegliere tra due o più opzioni. E’ stato appurato che normalmente le persone anziane reagiscono più lentamente di quelle giovani.
Di fronte ad una situazione anomala di pericolo la persona anziana può realizzare una valutazione, e di conseguenza elaborare una reazione, errata.
A tal proposito è opportuno citare i dati emersi da una analisi degli errori (attribuiti dalla polizia specialmente ai conducenti ritenuti colpevoli) effettuata dall’Upi elvetico nel 2005 che hanno portato alla luce come per gli incidenti gravi con due coinvolti, nel 64% dei casi alle persone con età superiore ai 65 anni (come unici coinvolti nell’incidente) sia stato attribuito almeno un errore. Da un’ulteriore ricerca basata sul Fatal Accident Reporting System (FARS) americano, emerge che la quota degli incidenti mortali causati è più bassa per la fascia di età compresa tra i 40 ed i 59 anni, mentre la percentuale aumenta proporzionalmente con l’aumentare dell’età.
Tuttavia la carenza nella reattività viene nella maggior parte dei casi compensata dalla lunga esperienza di guida dei conducenti anziani, che aumentano la distanza di sicurezza con i veicoli che li precedono, riducono la velocità, nel rispetto dei limiti imposti, evitano di mettersi alla guida nelle ore di punta e cercano di viaggiare durante il giorno utilizzando strade alternative e poco trafficate. Cercano, inoltre, di prestare la massima attenzione quando si trovano al volante riducendo al minimo qualsiasi tipo di distrazione (per esempio uso di apparecchio radio e del telefonino).
Pericolosi sono pure quei medicinali che riducono ulteriormente la capacità di reazione. Le persone assumono medicinali per le ragioni le più diverse.
Si possono per esempio includere:

• Allergie;
• Stati di ansia;
• Raffreddore;
• Depressione;
• Diabete;
• Particolari condizioni cardiache e di presenza di colesterolo nel sangue;
• Elevata pressione arteriosa;
• Spasmi muscolari;
• Dolori;
• Morbo di Parkinson;
• Schizofrenia.
Per medicine si intendono sia i farmaci che sono stati prescritti dal medico, sia quelli che si possono liberamente comprare al bancone delle farmacie, senza prescrizione medica. Molte persone, inoltre, assumono integratori a base di erbe. Alcuni di questi farmaci ed integratori possono causare una serie di reazioni tali da rendere sempre più difficoltosa la capacità di guidare in sicurezza.
Tra le varie reazioni si possono elencare per esempio:

• Sonnolenza;
• Vista confusa;
• Vertigini;
• Rallentamento dei movimenti;
• Debolezza;
• Incapacità nel focalizzare o prestare attenzione;
• Nausea.
Spesso alcune persone assumono più di un farmaco alla volta.

La combinazione di medicine differenti può causare dei problemi. Questo è particolarmente vero nel caso delle persone anziane, in quanto è proprio questa categoria che fa registrare il maggior numero di medicinali assunti. Inoltre, a causa dei cambiamenti nel fisico dovuti all’invitabile processo di invecchiamento, le persone anziane sono le più propense ai problemi correlati all’assunzione di farmaci.
Maggiore è il numero di farmaci che si assume, maggiore è il rischio che le medicine possano condizionare la capacità a guidare in maniera sicura. Per evitare qualsiasi tipo di problema, è da considerarsi una buona abitudine il consultarsi in maniera chiara e sincera con il proprio medico curante e con il farmacista di fiducia almeno una volta all’anno relativamente ai farmaci che si sta assumendo – sia quelli prescritti che quelli da banco. E’ opportuno un tale comportamento anche se i farmaci o gli integratori al momento non stanno causando alcun problema. E’ consigliato di non mettersi al volante quando si inizia una nuova cura farmacologia, almeno sino a quando non si sia appurato quali sono gli effetti che tale nuova medicina ha sull’organismo.
Se la maggior parte delle persone anziane con riscontrate alterazioni motorie o visive guidano meno spesso a causa della loro situazione, quegli anziani che soffrono di alterazioni cognitive possono non riconoscere completamente i propri limiti. Per i conducenti anziani con demenza lieve o moderata il rischio di incorrere in un sinistro stradale è stimato essere ben cinque volte superiore rispetto a coloro che non soffrono di alcuna patologia. Tra i soggetti anziani attivi, circa il 3% nella classe di età tra i 65 ed i 74 anni, il 14% per la classe 75-84 ed oltre il 20% per gli over 85, presenta una moderata alterazione cognitiva. E’ assolutamente pericoloso permettere la guida a quelle persone affette da demenza grave, cui deve essere assolutamente e categoricamente inibita tale attività.
E’ da ritenersi di fondamentale importanza per fornire un effettivo contributo alla sicurezza stradale in genere l’introduzione di alcune misure atte ad aumentare la specifica sicurezza degli utenti della strada over 70, senza però necessariamente inasprire in maniera generalizzata le procedure del sistema nazionale delle visite mediche periodiche per il rinnovo delle patenti di guida. A tal proposito si suggeriscono: un controllo obbligatorio della vista ad intervalli regolari (preferibilmente almeno ogni anno) già prima dal compimento del 60 anno d’età; un miglioramento qualitativo delle visite mediche obbligatorie mediante l’introduzione di test standardizzati; l’adeguamento delle strade e loro pertinenze alle specifiche esigenze degli anziani attraverso la realizzazione di modifiche infrastrutturali quali la conversione, laddove possibile, degli incroci in rotatorie, incrementare il numero dei passaggi pedonali semaforizzati, separare le carreggiate per i due sensi di marcia; incentivare ed intensificare corsi particolari di sicurezza stradale destinati in maniera specifica ai conducenti anziani, miranti soprattutto a stimolarne l’autocoscienza; fornire una rete di consulenza e sensibilizzazione per quelle persone che si trovano costrette a ridurre o addirittura smettere di guidare, fornendo notizie utili relativamente ai diversi modi di muoversi nella città senza dover usare la propria macchina, continuando a mantenere la propria indipendenza.

*Operatore della Polizia Stradale


© asaps.it

di Gianfranco Cecchi
da "il Centauro" n. 106
Giovedì, 26 Ottobre 2006
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