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Notizie brevi 09/12/2005

da romagnaoggi.it - Sicurezza: ricerca sulla Polizia locale in Emilia-Romagna: una presenza capillare e costante

da romagnaoggi.it
Sicurezza: ricerca sulla Polizia locale in Emilia-Romagna: una presenza capillare e costante

Una Polizia moderna, in grado di occuparsi di molti aspetti della vivibilità urbana e che punta ad essere sempre più vicina ai cittadini. Dopo due anni di lavoro, questi i primi risultati di una ricerca sulla Polizia locale in Emilia-Romagna e che ha riguardato tutte le strutture con più di 3 addetti (167 in Regione) ed è stata realizzata con tecniche di ricerca quantitativa e qualitativa. I dati sono stati presentati oggi a Bologna nel corso del convegno dal titolo "Il futuro della polizia locale in Emilia-Romagna e non solo", a cui ha partecipato il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Alfredo Bertelli. Avviata nel 2003, dal Servizio promozione e sviluppo delle politiche di sicurezza e della polizia locale della Regione e dalla Scuola Regionale di Polizia locale, l’indagine ha approfondito le conoscenze sulla natura, le funzioni, i compiti e il fabbisogno formativo delle polizie locali in Emilia-Romagna e ha colmato un vuoto di conoscenza: non esistono infatti a tutt’oggi, salvo qualche rara eccezione, ricerche sulla polizia locale che non siano mere ricognizioni del numero di addetti, della loro distribuzione e delle attrezzature di cui dispongono. "Da molti anni stiamo svolgendo un lavoro impegnativo - ha sottolineato Bertelli - iniziato con la convinzione che per occuparsi di un tema tanto delicato come la sicurezza occorra studiare, conoscere. La ricostruzione dei ruoli e delle funzioni della polizia locale è oggi fondamentale, per capire, insieme agli Enti locali, come sostenere e contribuire a qualificare sempre più il lavoro di chi ha un ruolo così i mportante nel garantire a tutti la possibilità di utilizzare in libertà e sicurezza gli spazi pubblici delle nostre città. Andremo avanti nella strada intrapresa, puntando sulla prevenzione e sostenendo l’attività della Scuola di Polizia, con la consapevolezza che occorre riavviare il rapporto di stretta collaborazione fra le istituzioni anche a livello nazionale, in modo che ciascuno faccia la propria parte".

I RISULTATI DELLA RICERCA
L’indagine è stata condotta mediante 160 questionari a responsabili di struttura e 140 ad amministratori locali. La ricerca conferma un dato: la polizia municipale fa un po’ di tutto. Ma alle attività routinarie e "più classiche" (polizia stradale, commerciale, edilizia, polizia di sicurezza e ordine pubblico) svolte da oltre il 70% delle strutture indagate, vanno ad aggiungersi oggi sempre più funzioni più "alte" e specializzate (esempio: le attività di polizia giudiziaria svolte dal 50 al 70% delle strutture) o quelle che rientrano nella sicurezza urbana (assistenza ai cittadini e polizia di prossimità sono svolte dal 20 al 50% delle strutture). Vi è dunque una evoluzione delle Polizie municipali verso la specializzazione e l’occupazione crescente dello spazio della sicurezza locale e della prevenzione. Di pari passo l’identità professionale emergente è quella di una polizia polivalente, in grado cioè di agire su più piani, ma che decisamente è una polizia: 9 intervistati su 10, sia tra responsabili di struttura che tra amministratori locali, ritengono infatti che il lavoro della Polizia municipale sia simile a quello delle altre Forze dell’ordine e dissimile, invece, da quello "di impiegati comunali". Tra gli obiettivi che la polizia municipale dovrebbe perseguire, i sindaci indicano un sempre maggiore ruolo nelle politiche di ordine pubblico, sicurezza urbana e prossimità. Le "nuove attività" della polizia locale vengono per lo più svolte in un rapporto di collaborazione con l’Arma dei carabinieri e la Polizia di stato, ma anche con i servizi sociali e gli altri settori dei Comuni. Collaborazione quasi esclusivamente determinata da relazioni informali, mentre a tutt’oggi non esiste una cultura istituzionale del coordinamento, né paiono di grande efficacia le intese esistenti a livello locale. La ricerca dice anche che il vigile di quartiere è diffuso in circa 1/3 delle strutture indagate ed è un servizio ritenuto importante, ma ad esso si dedica poca formazione specifica e, apparentemente, non troppo tempo, né risorse. Per quanto riguarda il bisogno di formazione, il 99,1% degli intervistati ritiene necessario un corso preparatorio, mentre il 91,6% considera utili i corsi di aggiornamento professionale. Infine, per oltre il 90% dei responsabili di struttura la Regione ha un ruolo fondamentale che dovrebbe svolgere su più piani: formazione, appunto, e accesso al lavoro (ma non reclutamento diretto del personale); sostegno economico; omogeneizzazione delle strutture; supporto tecnologico e consulenza. Stessa richiesta giunge anche da oltre l’80% dei sindaci intervistati, che ritiene che la Regione dovrebbe sostenere ed organizzare in modo attivo le strutture.

 

 

Venerdì, 09 Dicembre 2005
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