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Notizie brevi 04/01/2010

Falsi permessi per invalidi, a Cortina finiscono nei guai turisti e un giornalista

Pass taroccati per parcheggiare intestati anche a deceduti. Aumentano coloro che sfoderano il "lei non sa chi sono io"

BELLUNO - Sono i parcheggi del "lei non sa chi sono io" e dei falsi permessi per invalidi la dannazione di Cortina d’Ampezzo. Pur di lasciare l’auto in centro, assaltando marciapiedi e isole pedonali, c’è gente pronta a tutto. Vip compresi. Quando si tratta di approfittare il censo non conta.  Due turisti romani sono recentemente finiti sotto inchiesta con l’accusa di falso dopo essere stati sorpresi nel centralissimo Corso Italia con esposto sul cruscotto dell’auto un permesso per invalidi smaccatamente falso, fatto artigianalmente fotocopiando quello vero. Uno era stato intestato ad una persona risultata deceduta da tempo e l’altro ad una inventata di sana pianta. Senza contare poi tutte le contravvenzioni elevate annualmente dalla polizia locale per l’uso improprio del permesso che i Comuni rilasciano in favore delle persone portatrici di handicap. Nel girone degli approfittatori made in Italy, qualche tempo fa, era finito anche un noto giornalista della tivù nazionale, di quelli che dall’etere predicano bene e per strada razzolano male, sorpreso dagli agenti con un pass taroccato. Anche per lui si era aperta la strada giudiziaria davanti al tribunale di Belluno. Ma sono altri due i fascicoli aperti recentemente dalla Procura di Belluno, avviati dopo la segnalazione fatta dalla polizia locale di Cortina, costretta a far fronte ogni giorno al mare di tracotanza che spesso accompagna volti noti e meno noti del jet set, o presunto tale. «È un fenomeno che non accenna a calare - spiega il comandante della polizia locale, Nicola Salvato -; ogni anno ci troviamo a fare i conti con gente che parcheggia ovunque utilizzando impropriamente i contrassegni per invalidi. E capita anche che siano contraffatti. Si tratta di gente che viene da fuori, tutti turisti, a dimostrazione di come questa prassi sia piuttosto in voga in altre città italiane». L’altra grande grana, con la quale i vigili devono fare i conti ogni giorno, facendo spesso appello a tutta la pazienza del mondo, è il classico: "Lei non sa chi sono io". Solo qualche settimana fa, proprio per questo motivo, aveva patteggiato anche la figlia di Emilio Fede, Sveva, beccata in contromano a Cortina e per di più con la revisione della macchina scaduta. A finire nei controlli della polizia, un paio d’anni fa, anche il fotografo Fabrizio Corona. La sua macchina, un potente Hummer nero, parcheggiato a casaccio in centro, era stato fatto rimuovere dal comandante in persona. «Gli insulti nei nostri confronti - spiega Salvato - sono purtroppo all’ordine del giorno. Solo raramente troviamo persone che comprendono il nostro lavoro e lo rispettano. Contro di noi c’è ancora un pregiudizio molto forte, siamo visti come quelli che mettono solo multe. Ma non è così, la figura del vigile urbano si è evoluta nel tempo, acquisendo professionalità in più settori, diventando insomma un vero corpo di polizia». Sta di fatto che le querele per ingiurie e minacce da parte degli agenti, fioccano. L’ultima risale alla fine dell’anno, contro l’autista di una marchesa monegasca. «Eppure noi cerchiamo sempre di approcciarci con la massima cortesia - conclude Salvato -, ma raramente ci viene risposto con altrettanta cortesia». Insomma, tanti ricchi e pochi signori? «Per fortuna qualche signore c’è ancora, ma purtroppo sono una netta minoranza».

 

di Lauredana Marsiglia

Da IL GAZZETTINO del 03 gennaio 2010

 

Lunedì, 04 Gennaio 2010
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