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Notizie brevi 24/02/2010

Ci ha lasciato Paolo Cossu, prefetto di ferro e comandante storico della Polizia Stradale

Frequentò il leggendario 1° Corso MAK P 100 all’Accademia
Una fucina di Uomini che hanno onorato la divisa e il Paese


(ASAPS) FORLÌ -  Il prefetto Paolo Cossu, Direttore del Servizio Ispettivo del Viminale, non c’è più. Secondo le poche scarne notizie che hanno cominciato a rimbalzare nelle stanze dei compartimenti della Polizia Stradale, si è appreso che il dottor Cossu – da tempo gravemente malato – ci ha lasciato improvvisamente. Uomo di poche parole, figlio della Polizia con le stellette, cadetto del primo corso dell’Accademia di Polizia – il leggendario “MAK P 100” – e poi ufficiale del corpo fino al momento della riforma nel 1981, transitò dal disciolto Corpo delle Guardie di PS alla Polizia di Stato, iniziando una lunga carriera. È in quegli anni che la tempra di Cossu si forgiò alla stregua di un qualsiasi ufficiale delle forze armate. All’epoca era così: il prefetto Angelo Vicari, che il 6 febbraio 1965 inaugurò l’Accademia insieme al presidente Giuseppe Saragat e al ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani, impresse un’idea nuova e più moderna della polizia. Nacque la Criminalpol, inizialmente come una divisione per il coordinamento dell’Interpol (secondo uno schema destinato a fare scuola in tutto il mondo) con nuovi servizi investigativi interni che negli anni hanno prodotto risultati eccezionali, condotti da uomini che frequentavano nello stesso tempo la Scuola di Guerra e l’università. Di questo vogliamo parlare. La vita di Paolo Cossu è tutta un filo con quella della Polizia italiana del secondo dopoguerra. Lo è come quella di molti suoi compagni di corso. Andrea Scandurra, capace di fondare il NOCS e di saper sventare attentati a Sadat o di liberare il generale James Lee Dozier dalle brigate rosse; Luciano Giannoccoli, a lungo angelo custode del Papa, e poi Francesco Forleo, del compianto Lorenzo Cernetig, il più giovane dirigente di Polizia promosso Questore, Alberto Capuano, Pietro Cesari o Carlo Mosca, ma anche altri comandanti storici della Specialità, come Maurizio Di Marzio o Marcello Moraca. Sì. Tanti nomi, lo sappiamo bene. Per molti di questi uomini non è stata una vita facile: l’Italia del 1965 stava per entrare nel vortice del movimento studentesco, nel tunnel del terrorismo, nelle guerre di mafia e di camorra, mentre la criminalità organizzata imperava alla Magliana, stava per impadronirsi della Comasina o del Brenta. C’erano rivolte in carcere, la corruzione dilagava (anche oggi, ci pare), e c’era un paese da rendere sicuro. A volte il gioco è riuscito, altre volte no. Paolo Cossu ha vissuto così, con la valigia pronta e la pistola sempre in fondina, con la modernità alle porte e con un paese ripetutamente ingrato, che ha spesso strapazzato quegli sbirri. Quando è arrivato il momento di disfare quella valigia, ha dovuto affrontare un nemico implacabile che non si è fatto intimorire dallo sguardo severo del Prefetto. Se sia stato un duello, non possiamo dirlo, né vogliamo metterci a straparlare su chi abbia alla fine vinto. Resta il fatto che Paolo Cossu non c’è più e per noi questa è una perdita che non potremo colmare, nemmeno serrando i ranghi. Perché gli Uomini di quel tempo cominciano a scarseggiare e noi ne sentiamo una maledetta mancanza. Alla famiglia del Prefetto giunga l’abbraccio affettuoso della nostra associazione. (ASAPS)

In ricordo di Paolo Cossu
E’ singolare provare insieme, in una convulsa giornata, sentimenti che ti riconducono fortemente a pulsioni vitali, ma anche, in rapida ed affannosa sequenza, dolori infiniti per improvvisi e laceranti distacchi. Nello scorrere tempestoso dell’esistenza, la vita e la morte intonano i loro canti: è un susseguirsi, ora lieve, ora tumultuoso, di emozioni che si fanno luci, bagliori, spire di tenerezza, di rabbia, di stupore, unite insieme nel misterioso incedere dell’umano cammino. In quel mare, da quella collina che sovrasta cose, vie, mondi di storia, si affollano dolcezze infinite, ansie terribili, vuoti lancinanti. Quel mare di follia inghiotte volti, sentimenti, umori, accidie, delusioni, ripensamenti. Sei pronto a cogliere, gustare immagini appena affacciatesi nel chiarore lunare della mente e ti trovi a masticare l’amaro senso della tua fragilità, il dolore acuto di un vuoto nel cuore. Caro Paolo, non posso non pensarti con grande emozione. La tua determinazione, il tuo coraggio, il tuo senso forte del dovere, la tua passione per la vita, l’impegno totale profuso in ogni realtà umana, professionale, familiare. Quel tuo muoverti elegante nel mondo, quel tuo rigore asciutto che sapeva di rispetto per le cose fatte con amore, con lealtà, con attenzione verso gli altri. Quando penso al pieno dispiegarsi di virtù civili, vedo te: una colonna dritta, di granito, solo scalfita dagli umori del mondo, una forza immensa che, consapevolmente, tu hai sradicato dalle scene dell’esistenza. Un uomo coriaceo, come lo sono i sardi, leale come sanno esserlo i sardi, volitivo, colto, elegante come i sassaresi sanno essere. Hai vinto tante battaglie, ma non hai voluto combattere l’ultima; hai spezzato con violenza quel filo, sempre più sottile, che ti teneva legato alla vita. Hai compiuto un salto infinito nel mistero profondo della vita, lasciando un vuoto immenso in chi ti ha conosciuto, amato, ammirato. Caro Paolo, che il guerriero che è in te trovi pace e serenità, accompagnato dalla memoria, dal rispetto, dalla devozione di chi ti ha voluto bene.
Tuo Gianni

Gianfelice Bellesini
Vice Prefetto Vicario, Terni


Mercoledì, 24 Febbraio 2010
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