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Notizie brevi 28/05/2007

“Papà, sono paralizzato e mi hai abbandonato… perché?” - Un ragazzo, da 7 anni su una carrozzina per un incidente stradale, scrive ad un giornale per riabbracciare il papà

Lui risponde: mi avete isolato voi, e ora mi colpite sotto le elezioni


Disegno di Alessandro Casadio, tratto dal sito del comune di Imola


(ASAPS) CATANZARO, 28 maggio 2007 – Ricordiamo bene l’incidente. Avvenne qualche giorno dopo un altro evento tragico, analogo, quasi identico, nel quale perse la vita Niccolò Galli, figlio del fantastico portiere Giovanni, numero uno della nazionale, della Fiorentina, e poi di Napoli e Milan. Lo ricordiamo bene, ma non sapevamo il dopo. Enrico, oggi 23enne, promessa del calcio italiano, non morì come l’amico e compagno di squadra Niccolò. Rimase gravemente ferito e finì in rianimazione. Quando uscì, era su una sedia a rotelle. Enrico, qualche giorno fa, ha scritto al padre una lettera pubblicata sul Quotidiano di Calabria, accusandolo di averlo cancellato dalla sua vita e chiedendogli di tornare ad abbracciarlo. Una storia drammatica, culminata in un appello che non è rimasto inascoltato. Il padre ha risposto, negando di essersi dimenticato del sangue del suo sangue, accusando altri di averlo relegato fuori dalla vita famigliare alla quale avrebbe invece avuto diritto. Kramer contro Kramer.
Non sarebbero affari nostri, ma la scelta di Enrico di scrivere su un giornale una lettera indirizzata al papà, e la risposta di quest’ultimo affidata al medesimo mezzo, non può che coinvolgerci. È stata la strada anche stavolta? È stato lo schianto a distruggere la famiglia di Enrico, che avrebbe giocato in serie A, insieme a Niccolò, e che, forse, la scorsa estate, ci avrebbe fatto sognare alzando al cielo la coppa del mondo?
Cari papà e figlio, la vita non è fatta di forse. La vita non è sempre un caso Dreyfuss, da spiattellare in prima pagina o da raccontare a tutti come fosse una puntata di Carramba. La vita è fatta di ostacoli, ma solo se vogliamo, possiamo superarli. Il padre, dice che quella lettera non è farina del sacco di Enrico, che qualcuno l’ha scritta perché in una circoscrizione si vota e lui è candidato.
Terribile. Avere un figlio in carrozzina, e pensare alle elezioni, non vederlo da 7 anni. Ma terribile anche per il padre, vedere che un figlio non ha altra risorsa che contare sulla pubblicità che può dare il giornale per riconquistare il genitore. Il nostro pensiero, torna alla strada, alle migliaia di storie simili che si ripetono, al dolore che si rinnova sempre uguale in case sempre diverse.
La strada è anche questo. (ASAPS)

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Lunedì, 28 Maggio 2007
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