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Notizie brevi 28/08/2006

Dal cavalcavia al vuoto - Terni: se c’erano le reti sul quel viadotto, i due ragazzi non sarebbero morti. Condannati i vertici Anas del compartimento umbro

“Reato omissivo”, dice il giudice: una sentenza che fa storia


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Diego Cianti: impedire altre morti come la sua,
è diventato l’unico scopo di suo padre, Sergio.

  
(ASAPS) TERNI – Prima raccontiamo la storia: è la sera del 7 agosto 2000, e due giovani – Marco Vestrini e Marco Vittori – stano percorrendo il raccordo Terni-Orte. Al km 35+700, la loro Audi A3 sbanda e incorrono in un incidente, dal quale escono illesi. Il sopraggiungere di altre auto ingenera panico. La loro Audi viene speronata da un altro veicolo e allora decidono quello che avremmo deciso tutti noi: di mettersi in salvo. L’unica via di salvezza è la carreggiata opposta, che sembra lì ad un passo. Scavalcano il guardrail, ma quel piccolo passo diventa un salto nel buio. I due “Marchi” muoiono così. Di loro abbiamo parlato in una lunga inchiesta pubblicata ormai nel 2002 sulle pagine de “Il Centauro”, che Asaps realizzò collaborando con uno dei simboli di queste tragedie: Sergio Cianti. Il trillo tragico di una telefonata spezzò per sempre la sua vita in una notte di settembre, nel 1998. Il comandante della Polizia Stradale di Pian del Voglio (BO), lo informava della morte di suo figlio, Diego, caduto da un viadotto del tratto appenninico della A1. insieme ad alcuni suoi amici, Diego era partito poco prima da Campi Bisenzio (FI) per andare all’Oktober Fest di Monaco. Dopo un banale incidente, scavalcò il guardrail per mettersi al riparo e precipitò nel vuoto. Da allora l’impegno di Sergio Cianti, oggi dirigente dell’Associazione Europea vittime della strada, è rivolto ad unire le risorse di chi ha patito sofferenze come le sue, per fare in modo che certi eventi non abbiano più ad accadere. Il 5 luglio di quest’anno – ci fa sapere l’avvocato Federico Alfredo Bianchi, anche lui dell’associazione e che era difensore di parte civile nel processo – il Giudice monocratico del tribunale di Terni ha emesso una sentenza destinata a diventare una pietra miliare in questa battaglia, che si snoda in una specie di eterna discussione tra quello che dice e non dice la legge e quello che fanno e non fanno gli enti proprietari della strada. Due dirigenti Anas, responsabili del tratto di strada nel quale morirono Marco Venturi e Marco Vesprini, i “due Marchi” appunto, sono stati ritenuti responsabili di omicidio colposo, in quanto autori di “reato omissivo improprio”. Cosa vuole dire questo? Semplice: Il giudice ha stabilito che l’Anas ha omesso – ci scrive l’avvocato Bianchi – di segnalare e/o prevenire con idonei mezzi una precisa situazione di grave pericolo per l’incolumità pubblica. In buona sostanza il viadotto, a livello strada, era suscettivo di ingannare gli utenti, dando la consapevolezza che le due carreggiate fossero continue. In realtà si tratta di due impalcature distinte, pertanto scavalcare il guardrail, quale unica via di fuga, per accedere sull’altra carreggiata, una volta rimasti in panne, comportava l’inevitabile conseguenza di cadere nel vuoto, quanto meno in assenza di idonee reti di protezione”. Reti della discordia, sulle quali in passato si è dibattuto fin troppo: da una parte i familiari di gente caduta e morta davvero per niente, dall’altra enti che hanno sempre invocato la perfetta linearità dei loro comportamenti rispetto a quanto previsto dalla legge. Il giudice di Terni però, ha realmente minato tutto il castello difensivo finora utilizzato come un paradigma da gente sempre assolta. Nessuna omissione, se la legge non prevede interventi: ma ancora oggi, nonostante molti viadotti siano protetti, percorriamo strade ed autostrade sospese nel vuoto a decine di metri d’altezza, e tra noi che le percorriamo ed il vuoto c’è solo una sottile lamiera – spesso senza nemmeno un metro di rete – che non potrebbe in alcun modo contenere l’impatto di un veicolo, o che non basterebbe a tenere in carreggiata un motociclista, se questo strisciasse sull’asfalto dopo essere stato disarcionato. La sicurezza stradale è anche questo: non ci sono soltanto obblighi, limitazioni e divieti da parte di chi guida, ma precise responsabilità anche da parte di chi, la strada, deve tenerla in sicurezza. Attendiamo di vedere il seguito di questa vicenda e la messa in totale sicurezza di tutti i viadotti. E’ già facile morire sulla strada, non lasciamo viadotti trappola sul percorso. (ASAPS)

Leggi gli articoli pubblicati su "il Centauro" n.70/2002

Un salto nel buio

I viadotti e la giurisprudenza


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Lunedì, 28 Agosto 2006
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