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Rassegna alcol e guida del 17 marzo 2006

RASSEGNA STAMPA "ALCOL E GUIDA"

Note a cura di Alessandro Sbarbada
Servitore-Insegnante in un Club degli Alcolisti in trattamento a Mantova.


COMUNICATO STAMPA
CONVEGNO NAZIONALE  DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA FAMILIARI E VITTIME DELLA STRADA

Trasmetto il comunicato sul  Convegno riferito alla legge approvata in Senato il 9 febbraio e per la quale l’AIFVS si è particolarmente impegnata,
su "Disposizioni urgenti in materia di conseguenze derivanti da incidenti stradali", con preghiera di diffonderne la comunicazione per la rilevanza
sociale della tematica, che coinvolge l’interesse non solo dei professionisti della giustizia, ma anche di tutte le associazioni che hanno
a cuore la dignità delle vittime e poi di tutte le persone, poichè il rischio di perdere vita e salute  sulla strada è per tutti.
L’AIFVS organizza il Convegno per provocare un dibattito sulla legge e per favorire la sua accorta applicazione. Tenuto conto che gli obiettivi di civiltà rientrano negli interessi comuni della società e che i mezzi di comunicazione possono contribuire a sostenerli con la diffusione o ad affossarli con il silenzio, visto che
fino ad ora si è fatto troppo silenzio su questa legge, che già firmata dal Presidente della Repubblica attende di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale per produrre i suoi effetti, chiedo cortesemente che si dia sin da ora notizia del Convegno che avrà luogo il 22 marzo a Roma nella sala parlamentare di Palazzo Marini, e successivamente si diffonda il Comunicato riferito al suo svolgimento. Chiedo pertanto che i direttori delle varie testate giornalistiche  e di tutti i TG nazionali inviino loro rappresentanti al Convegno per far conoscere, attraverso la comunicazione, a tutti i cittadini i nuovi aspetti in campo civile e penale della legge di riforma sugli incidenti stradali e l’impegno dell’Associazione nel portare avanti il proprio progetto umanitario.
Grata per la collaborazione porgo cordiali saluti

dott.ssa Giuseppa Cassaniti Mastrojeni
presidente AIFVS

BRESCIA OGGI

L’INDAGINE. I dati «Happy night» presentano un quadro preoccupante nella zona dell’Ovest bresciano 


Alcol, ora è allarme-giovani

Per nove preadolescenti su dieci il primo bicchiere in terza media

 

Il primo bicchiere se lo fanno in terza media. Il primo spinello, invece, negli anni iniziali delle superiori. Ecco i due risultati choc dell’indagine condotta nel corso del progetto «Happy Night» sull’ambito 6 del Monte Orfano reso possibile dalla legge 45 del 1999. A presentare i dati l’ente Galignani e la Cooperativa «Scotta» di Palazzolo e Capriolo, che hanno lavorato a Adro, Capriolo, Erbusco, Cologne, Palazzolo e Pontoglio con il coordinamento della dottoressa Sara Cusimano del Comune di Capriolo.
Come soggetto d’indagine 432 ragazzi iscritti alla terza media nell’anno scolastico 2004-2005, tre classi di un istituto superiore di Palazzolo, due gruppi informali, uno maschile e l’altro femminile fatti da una ventina di giovani tra i 18 e i 20 anni. Se, prevedibilmente, la droga è stata un argomento particolarmente dibattuto, il dato che è subito balzato all’occhio degli operatori è l’alto consumo di alcolici anche tra ragazzi molto giovani.
Gli intervistati hanno spiegato che la maggior parte dei loro coetanei bevono fin dalle prime classi delle medie: le percentuali di consumo vedono, tra i maschi, 90 preadolescenti su 100 e il 70% delle ragazze bersi almeno qualche bicchiere la settimana.
In molti hanno confessato che la loro prima sbornia risale a quando andavano alle scuole medie. Lo conferma anche Franco L. oggi 18 anni, residente in uno dei paesi presi in esame: «Quando andavo alle medie, io e alcuni miei amici andavamo in un locale in campagna e lì con pochi soldi ci bevevamo qualche caraffa di vino rosso. A volte invece ci trovavamo a casa di qualche amico con i genitori che lavoravano e bevevamo birra comprata nei negozi. Qualche volta è successo che uno di noi si sentisse male ma normalmente ci divertivamo e nessun genitore se ne accorgeva. Oggi che lavoro continuo a bere ma solo il sabato sera perché altrimenti non riesco a alzarmi la mattina».
L’uso di alcol, per prima la birra seguita da superalcolici e vino, secondo la ricerca appare un fenomeno diffuso e ampiamente sottovalutato: «Da una parte i ragazzi anche molto giovani - spiegano i coordinatori dei due enti, Cesare Bonassi e Luca Frettoli - riescono a trovare gli alcolici con facilità, a volte rubandoli nelle loro stesse case. Dall’altra la cultura del territorio in cui viviamo non riconosce a birra e vino il pericolo che effettivamente rappresentano. Per questo un bicchiere non sembra rappresentare un pericolo effettivo».
Nel corso del progetto gli educatori e la dottoressa Cusimano hanno cercato di capire perché i ragazzi bevono. Tra i motivi principali ci sono la voglia di farsi accettare dal gruppo, di essere considerati più grandi, di sentirsi alla pari con gli altri, di assumere atteggiamenti da adulti e anche di evadere. È lo stesso Franco L. a spiegare con parole semplici, da ragazzo, perché il sabato sera in compagnia si beve: «Il motivo non c’è. Si fa festa e basta. Lo fanno tutti. Se una sera non bevi e non sei come gli altri non ti diverti».
Tra i dati proposti dalla Scotta e dalla Fondazione Galignani, appare che i ragazzi davvero non considerano un problema l’alcool. Assegnando dei valori in termine di grado di pericolosità delle varie sostanze quelle peggiori sono considerate cocaina e eroina, con un 4.42, mentre la meno considerata è proprio l’alcool con 3.26. per lo stesso motivo i giovani dell’area del Montorfano iniziano giovanissimi a fumare sigarette, ritenute un modo per sembrare adulti, in particolare dalle ragazzine.
«Sono dati sicuramente allarmanti - specifica Sara Cusimano, responsabile dei servizi sociali a Capriolo, capofila del progetto Happy Night - agli enti che si occupano di ragazzi, alle famiglie, a noi stessi chiediamo attenzione e una maggior vicinanza del mondo adulto ai giovani».
Questi dati e quelli relativi all’uso di droghe, particolarmente elevato, come detto, nei primi anni delle scuole superiori, saranno presentati mercoledì nella sala civica di Capriolo alle 14.30 alla presenza del professor Franco Santamaria, consulente del progetto, noto per essersi occupato, tra gli altri del Gruppo Abele. Mattia Prandelli

IL MESSAGGERO

Sottovalutati i tifosi del Middlesbrough controllati solo allo stadio I negozianti pensano di organizzarsi con i vigilantes contro le risse 

«Vigilanza privata a Campo de’ Fiori» 

di DAVIDE DESARIO

 

Un’ordinanza anti-alcol inefficiente e disattesa. Un servizio di intelligence della questura al quale è sfuggito il pericolo di incidenti con i tifosi inglesi giunti in anticipo per vedere la partita di Coppa Uefa. E piazza Campo de’ Fiori che torna ad essere, e probabilmente non ha mai smesso, un serio problema di ordine pubblico al punto che adesso i commercianti pensano di affidarsi alla vigilanza privata.
E’ il bilancio di una due giorni da dimenticare per la Capitale. Per carità ufficialmente non è successo niente di grave. Ma come ha scritto ieri il quotidiano inglese Times: «solo il fato ha evitato che ci fosse un morto». E si fa fatica a dargli torto. Qualcosa, è evidente, non ha funzionato nella organizzazione della partita Roma-Middlesbrough: non tanto allo stadio dove le tifoserie sono state attentamente divise e non sono praticamente mai entrate in contatto, quanto al Centro dove è stato fatto poco per gestire l’invasione dei quattromila rossi del “Boro”.
A partire dall’ordinanza del prefetto di Roma, Achille Serra, che vietava, dalle 8 alle 24 di mercoledì, la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche in tutto il primo municipio (centro storico), a Villa Borghese e nelle vicinanze dello stadio Olimpico. Innanzitutto molti inglesi sono arrivati a Roma martedì (con quattro voli charter atterrati a Fiumicino) e quindi la sera erano già in giro per la città. In secondo luogo perché bastava spostarsi poche centinaia di metri per uscire dalla zona di divieto e acquistare liberamente gli alcolici. E, infine, perché anche nel perimetro stabilito dalla prefettura pochi hanno rispettato il divieto (nella stessa Campo de’ Fiori 12 ore dopo la megarissa si vendeva vino e birra a go-go) anche perché i controlli sono stati pochissimi. I vigili urbani del Primo Gruppo hanno elevato tre sanzioni penali: una in Campo de’ Fiori, una in via delle Muratte e l’ultima in piazza di Pietra. Gli agenti del commissariato Trevi hanno notificato l’ordinanza a oltre 80 tra bar, ristoranti e supermercati. Così ieri mattina Serra, ha preso carta e penna, e ha scritto al sindaco Veltroni e ai vertici romani delle forze dell’ordine per bacchettarli: «Il mancato controllo sul rispetto del divieto contenuto nell’ordinanza da parte delle forze dell’ordine e della polizia municipale - scrive il prefetto - ha determinato di fatto l’inutilità del provvedimento. E’ evidente che episodi del genere contribuiscono a ingenerare una scarsa credibilità nell’attività di tutti gli operatori preposti alla tutela della sicurezza pubblica».
Ma quello dell’ordinanza è solo l’ultimo dei problemi: i tifosi inglesi, ubriachi all’inverosimile, non hanno aggredito ma sono stati vittime (13 feriti) di un vero e proprio agguato a Campo de’ Fiori. «Gli incidenti sono stati orchestrati esclusivamente da giovani di cittadinanza italiana descritti come ultras e probabilmente collegati con la Roma - ha detto il sovrintendente della polizia di Cleveland, a Roma per collaborare con le forze dell’ordine italiane - Era un gruppo organizzato con un leader identificato. I volti erano coperti da bandane e avevano con loro bastoni, petardi, coltelli e bombe-carta».
Nessuno, però, aveva previsto una cosa del genere. E quindi quando è esplosa la “battaglia” nella piazza, raccontano alcuni testimoni «c’era giusto una pattuglia dei vigili urbani». Quando poi sono arrivati i rinforzi, del commando di teppisti non c’era più traccia. In piazza c’erano solo duecento inglesi ubriachi e smarriti e alcuni di loro se la sono presa con le forze dell’ordine.
I commercianti, che mercoledì hanno protestato contro l’ordinanza anti-alcol, ora tornano a chiedere come l’estate scorsa (quando esplose il fenomeno vaiolence) presidi fissi di forze dell’ordine a Campo de’ Fiori ma anche in vicolo del Biscione: «Se la polizia non è in grado di proteggere la piazza - dice Liborio Pepi, presidente della Fiepet Confesercenti - Allora ci rivolgeremo alla vigilanza privata. Quantomeno per proteggere i nostri locali».
Ma il prefetto Serra non ci sta: «E’ una questione di priorità - dice - Roma ha innumerevoli esigenze di pubblica sicurezza. In questo momento non si possono mettere tutti i giorni a tutte le ore 20-30 uomini a Campo de’ Fiori. Magari d’estate, quando la piazza decuplica le presenze, e quando non c’è il campionato e diminuiscono i cortei e le manifestazioni si può tornare con un presidio fisso. Ma comunque, dati alla mano, quella di Campo de’ Fiori non è una situazione allarmante. Nei punti di ritrovo delle altre metropoli internazionali è molto peggio».

IL MESSAGGERO

Bella e dannata, una piazza testimone di bevute e battaglie 

di ELENA PANARELLA

«Bella e dannata» così viene ormai descritta Campo de’ Fiori da chi ci vive. Gli strascichi della “battaglia” di martedì sera si respirano ancora nell’aria a distanza di due giorni. Ore 15, il mercato sta smontando, alcune volanti della polizia attraversano la piazza, una ventina di inglesi sono sparpagliati ai tavolini di un bar, rigorosamente con birre alla mano a intonare canti e cori. Accanto a loro un gruppetto di scozzesi con kilt e cornamusa. «Si sono bevuti più di 120 bottiglie di birra in una sola ora. Non aggiungo altro», racconta il cameriere del bar. E intanto monta la rabbia tra residenti e commercianti.
«Ormai siamo senza speranza - racconta Marco Fabiano, residente - Bottiglie volanti, coltelli, catene e spranghe, viaggiano assieme ai ragazzini che la sera vengono in piazza con i loro motorini a scorrazzare. E sì perché all’occorrenza basta girare l’angolo aprire il bauletto dello scooter e prendere la catena, il coltello tanto ce l’hanno sempre addosso. Noi residenti dopo una certa ora abbiamo anche paura a scendere per buttare l’immondizia». Per Viviana Di Capua, presidente dell’Associazione Campo de’ Fiori, troppe sono le domande senza risposte: «Su quale nodo o intreccio le forze dell’ordine e l’Amministrazione non riescono ad intervenire? Le questioni sospese, non riguardano solo la notte e alcuni eccessi che spesso conquistano le prime pagine dei quotidiani. La piazza è ormai da tempo sottoposta a vincolo di tutela da parte del Ministero dei Beni Culturali: eppure i lampioni pendono, i pozzetti fognari ad uso del mercato non funzionano, l’abusivismo è ovunque. Insomma chi deve intervenire lo faccia al più presto. Basta con lo scaricare le colpe».
«Un ragazzo che si drogava e una serata rovinata». E’ il ricordo rovente che Marco Liorni, 41 anni, romano, co-conduttore del Grande Fratello, ha di Campo de’ Fiori. «Un posto - spiega Liorni - che aveva una sua magia particolare, dove potevi incontrare gente di varia umanità». Una piazza frequentata dall’ex conduttore di Verissimo e amata per «quel mercatino storico e per il ricordo delle prime passeggiate da adolescente con la ragazza sulla quale si tentava di fare colpo». Ma con gli anni le cose sono cambiate. All’ombra di Giordano Bruno la notte diventa pericolosa. «So che ci sono brutti giri, che la sera capitano risse ed è un peccato rovinare un luogo storico e di socializzazione come Campo de’ Fiori». Intanto viverci è diventato ormai impossibile e la gente è esasperata: «Non si campa più - racconta Erasmo Cinque residente da cinquant’anni a Campo de’ Fiori - Dall’una alle due botte da orbi e bottiglie volanti. Finiscono loro e attaccano quelli dell’Ama a raccogliere le bottiglie con una macchina infernale. Insomma non la notte non si dorme più e quindi lo faccio di giorno». Insomma sulla piazza si respira un’atmosfera di vera e propria guerriglia urbana. «Il problema non è solo l’alcool - racconta Valeria Cervino, residente - Non bisogna dimenticare che abbiamo anche lo spaccio di droga a cielo aperto, proprio accanto alla piazza». Edda Montanari proprietaria del Bar Campo dei Fiori 36: «Martedì era il nostro giorno di riposo, mercoledì mi sono trovata questa sorpresa senza saper nulla. Insomma siamo sempre noi a rimetterci. E comunque vietano a noi di vendere l’alcool e intanto dietro l’angolo c’è la vendita abusiva».

IL MESSAGGERO

Per i disordini al carnevale di Civita castellana adesso si pensa ai rimedi 

di UGO BALDI
Eccessi al carnevale di Civita Castellana: dopo la testimonianza di un giovane che ha ammesso l’uso di alcol e vino, i politici locali hanno preso atto che occorre trovare un rimedio. (*)

 

Centro sinistra e centro destra propongono però ricette diverse. Per la maggioranza che guida la città delle ceramiche ha parlato il consigliere di An Edoardo Carrisi.« E’ chiaro - ha sottolineato - che occorre fare prevenzione, per non rovinare questo avvenimento. Come amministrazione non possiamo trasformarci in investigatori, ma un coordinamento tra le forze dell’ordine può essere un buon deterrente, anche se il consumo di droghe o di sostanze proibite in genere non si limita solo al carnevale tra i giovani». L’assessore al turismo Carlo Angeletti invece ha promesso di intervenire nei prossimi giorni: « Per una serie di impegni - ha fatto sapere - non ho letto l’articolo. Lo farò quanto prima e dirò la mia».
Molto più articolato l’intervento del capogruppo di Rifondazione Comunista Danilo Corazza: « Il carnevale - dice - deve diventare sempre di più un mezzo di promozione per la nostra città e non una macchia alla sua immagine. L’impasticcamento è purtroppo una pratica molto diffusa, e non solo a carnevale. L’amministrazione ha fatto finora finta di nulla. Ritengo che non sia né utile, né necessario, militarizzare il carnevale, nè tantomeno agitare lo spettro di chissà quali azioni repressive. Credo invece, che nella nostra città, dopo anni di abbandono, sia necessaria una grande azione di promozione culturale e di prevenzione sociale, che metta al centro le necessità e i desideri delle giovani generazioni».

 

(*) Nota: la spinta per porre rimedio ad una festa di carnevale che ha visto sei ragazzi arrestati ed una cinquantina portati all’ospedale, ha preso le mosse dall’ammissione di un ragazzo di aver bevuto. Ciononostante, come capita spesso, la discussione si è spostata sull’uso di altre droghe e alla fine si chiuderà con un generico appello alla prevenzione sociale. C’è spesso una sorta di ritegno ed il timore di creare allarmismi. L’alcol è la prima causa di morte nella fascia di età dai 15 ai 29 anni, se non c’è allarme sociale per questo per cosa altro dovrebbe esserci?

ASCA

ROMA: FINISCE IN CASERMA LA ’NOTTE BRAVA’ PER OTTO STUDENTI SPAGNOLI

 

ASCA) - Roma, 17 mar - Sono finiti in manette con le accuse di rapina impropria aggravata e lesioni personali al termine di una notte ’’brava’’ trascorsa per i locali della Capitale tra boccali di birra e superalcolici. Protagonisti otto studenti spagnoli di eta’ compresa tra i 23 e i 26 anni, arrestati dai Carabinieri della Compagnia Roma San Pietro subito dopo aver tentato di rubare alcune sedie davanti ad un bar ed aver ingaggiato una violenta colluttazione con il proprietario del locale, mandandolo in ospedale. Alle 7 del mattino, mentre facevano rientro nella loro abitazione nel quartiere Prati, hanno infatti deciso di concludere la nottata impossessandosi delle sedie di plastica del bar. Il proprietario, che si apprestava ad aprire l’esercizio
commerciale, accortosi di quanto stava accadendo e’ intervenuto per impedire ai giovani di rubare le sedie ma e’ stato aggredito con calci e pugni. Le grida di aiuto sono state raccolte da una pattuglia di passaggio dei Carabinieri.
I militari hanno dovuto faticare non poco prima di riuscire a calmare gli otto giovani, che alla fine sono stati arrestati.

LA PROVINCIA DI CREMONA

Donna uccisa a botte Fermato il convivente

 

 

VENEZIA — Uccisa a botte. Sarebbe stata uccisa a forza di percosse una donna di 48 anni, Antonella Zannini, trovata morta mercoledì nella sua casa a Venezia. Per l’episodio i carabinieri hanno fermato con l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale il convivente della donna, Luca Secco, 45 anni. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Venezia, l’uomo avrebbe picchiato selvaggiamente la compagna, forse in più occasioni negli ultimi due giorni; Antonella Zannini, secondo l’esito dell’autopsia, è in seguito deceduta per un ematoma cerebrale. L’uomo — sempre secondo la ricostruzione dai carabinieri — non si sarebbe reso conto delle drammatiche conseguenze delle percosse, uscendo di casa prima che la donna morisse. Sia lui che la compagna avevano alle spalle una vita difficile, fatta di storie di droga e alcool.

TGCOM

Francia, violentò madre:condannato

Dovrà scontare 15 anni di reclusione

 

La Corte d’Assise di Riom, nella Francia centrorientale, ha condannato a 15 anni di reclusione un uomo di 28 anni per aver violentato la madre, nel dicembre 2003. L’uomo ha confessato di aver violentato sua madre, che all’epoca aveva 57 anni, nella casa dove i due vivevano da soli dopo la partenza del padre, da lui ferocemente picchiato. La donna fu aggredita e violentata per un paio d’ore.

Per il procuratore Gerard Davergne, l’imputato "ha trasgredito il divieto supremo. I fatti sono inqualificabili, al di là del codice penale, della morale, della nostra condizione umana". Una requisitoria durissima per un fatto che ha scosso l’opinione pubblica. La donna, fu violentata e percossa per ore dal figlio tornato a casa ubriaco: solamente alla fine riuscì a rifugiarsi dai vicini sottraendosi alla furia del suo aguzzino.
L’uomo è stato ricoverato tre volte, per brevi periodi, in ospedale psichiatrico. Secondo uno psichiatra, all’epoca dei fatti era in preda a disturbi mentali che ne alteravano la capacità di intendere e di volere.

IL MESSAGGERO

LUCREZIA, RESTA GRAVE L’OPERAIO FERITO 

Accoltella il rivale sbagliato, arrestato 

di EMY INDINI

 

LUCREZIA – Gli sono piombati addosso poco dopo la sanguinosa lite di mercoledì sera davanti al bar Blu Moon di Lucrezia. I carabinieri di Saltara e Fano sono andati a colpo sicuro quando hanno bussato alla porta di Altin Troka, detto Attilio, albanese di 31 anni, residente con la moglie e il figlio a Lucrezia. Portato in caserma, è stato interrogato per ore e poi arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Sarebbe stato lui, secondo i militari, ad aver affondato il coltello nella gola e nello stomaco di Marino William Pellino, 45 anni, imbianchino di Lucrezia (la piccola frazione dove lavora e vive con la madre) operato d’urgenza e tuttora ricoverato al Santa Croce in prognosi riservata. A condurre i carabinieri dritti all’albanese sarebbero state le testimonianze non solo della vittima ma anche dei tanti che hanno assistito al litigio iniziato all’interno del bar e terminato sul marciapiede davanti al locale. Secondo la ricostruzione fatta dai militari, l’albanese, completamente ubriaco, avrebbe iniziato a discutere per futili motivi con Pellino dopo avergli offerto da bere. Uno scambio di insulti e battute degenerato fino ad arrivare alle mani. Finchè una terza persona, cliente del bar, ha reagito con una mossa da campione di judo bloccando l’albanese con le mani dietro la schiena e trascinandolo a forza fuori dal bar, stendendolo letteralmente al suolo. Poi è tornato dentro. Lì fuori con lui c’era rimasto solo Pellino che ha tentato invano di calmarlo. «Mi ha alzato le mani – avrebbe detto l’albanese riferito all’uomo che l’avrebbe pubblicamente umiliato– adesso lo ammazzo». Solo che, l’effetto dell’alcol e l’ira hanno avuto il sopravvento e le due coltellate le ha prese la persona sbagliata. In quel momento non c’erano testimoni e l’albanese ha approfittato per scappare. Pellino, completamente insanguinato, è entrato barcollante nel bar per chiedere aiuto. Poi, l’arrivo dell’ambulanza e dei carabinieri (già allertati, tra l’altro, dal proprietario del locale quando i due avevano cominciato a litigare). Resta il “giallo” del coltello che ancora non è stato ritrovato. L’albanese, dopo una notte sotto torchio, continua a negare l’aggressione. Tuttavia, nonostante nessuno lo abbia visto sferrare i colpi, i carabinieri sono convinti di aver arrestato l’unico responsabile dell’accoltellamento

IL TEMPO

LA STORIA Omicida per sbaglio in una rissa, più ricercato di un mafioso.

Fuga da Rebibbia

«Torno in carcere in Germania»

di EMANUELE DEL GRECO

 

EVADE per tornare in carcere. È un paradosso, ma è la storia di Giacinto Corbo, emigrante siciliano rimasto impelagato in una serie di cavilli burocratici dai risvolti impensabili. L’evasione, che rappresenta la chiave della vicenda, risale ormai a cinque anni fa, ma è oggi che la notizia viene fuori, per un ancora piú inverosimile risvolto che non permetterà ad un uomo, una volta espiata la sua colpa, di tornare in Italia, in particolare a Roma, dove l’aspetta l’avvocato Annalisa Garcea, che da tempo segue le sue vicissitudini. Tutto è cominciato vent’anni fa, quando un siciliano di Canicattí decide di andare in Germania per lavorare. Giacinto Corbo, ha 18 anni e qualche scorribanda alle spalle e per questo vuole lasciarsi tutto dietro, trovare lavoro e mettere su famiglia, come il fratello partito anni prima. Appena arrivato in un sobborgo di Francoforte le cose si mettono bene. Raggiunge il familiare e trova lavoro. Una sera, peró, il destino si accanisce contro di lui. In un pub ha una discussione con due ubriachi molesti. Giacinto non si tira indietro e dalle parole si passa alle mani. La rissa degenera e uccide uno dei due aggressori. L’italiano, ferito, viene arrestato dalla polizia. Confessa, si prende tutta la responsabilità e subisce il processo. La condanna è inesorabile: ergastolo. In Germania, peró, è ben diverso dal nostro. Dopo 15 anni di reclusione, il Tribunale di Sorveglianza può stabilire quando far uscire un detenuto. Con un comportamento ineccepibile Corbo aveva buone speranze di cavarsela con 18 anni al massimo, in tempo per rifarsi una vita. Nel ‘99, dopo 13 anni di reclusione, gli viene presentata una scorciatoia, che ben presto si tramuterà nella sua disgrazia. Grazie alla convenzione di Strasburgo i detenuti in paesi europei possono scontare nella terra d’origine la propria pena. Accetta, ovviamente. Il trasferimento arriva subito ma quando Giacinto arriva a Rebibbia ha una terribile sorpresa. La pena viene commutata in normale ergastolo italiano, cioè carcere a vita. Corbo si mette a studiare, impara leggi e codici, fa appelli e scioperi della fame, ma niente. Detenuto modello, peró, anche qui gode di alcuni benefici e proprio durante un permesso premio decide di tornare in Germania. In base alla stessa convenzione, un detenuto evaso e riarrestato deve rientrare nel carcere d’origine. E così fa. Il siciliano attende lo scoccare della mezzanotte dell’ultimo giorno di permesso e si ripresenta nel cercare di Diez, dove aveva passato 13 anni. Stupiti i tedeschi lo arrestano e la vita del buon detenuto teutonico riprende, talmente bene, che ottiene la semilibertà e tra due anni avrà la possibilità di essere definitivamente scarcerato. Sembra fatta, Corbo si avvantaggia per rientrare in Italia. Chiede il passaporto, ma arriva la mazzata. Per la giustizia italiana è ancora ricercato e come varcherà i confini verrà imprigionato. «Perché? - ci chiede in una accorata intervista telefonica – ho rinunciato a un regime carcerario piú blando, sono tornato per scontare quello che dovevo. Sono pronto ad affrontare un secondo processo in Italia. Ma voglio farlo da uomo libero, come prevede il codice penale per l’evasione, grazie a quella libertà che avró guadagnato con oltre vent’anni di galera». In effetti il paradosso ora è completo: la giustizia italiana, che tiene liberi mafiosi e pedofili, dà per ricercato un uomo che se ne sta tranquillo in carcere dopo esserci tornato da solo

http://www.albanesi.it/risposte/hp092006p2.htm#bere

Bevi che ti passa... (davanti l’avversario) 

Sul n. 2 della rivista Runner’s World ci sono ben 2 articoli sul vino e sui suoi effetti benefici sulla corsa.

 

 

Quando li ho visti è stato un colpo al cuore anche perchè avevo letto la tua entusiasta recensione sul primo numero. Avevo molte aspettative su questa rivista e sono rimasto male. Premetto che a me il vino rosso e di buona qualità piace e un bicchiere a pranzo la domenica lo bevo volentieri, ma ciò che credo sia deleterio è associarlo allo sport. 

Evidentemente avevo parlato troppo presto. Ho letto i due articoli di cui parli e condivido in pieno le tue perplessità. Prima di commentarli a uso e consumo degli amici del sito devo dire che permane il giudizio positivo su Runner’s World anche se questi due incidenti di percorso indicano che non è facile fare una rivista su carta stampata che possa veramente essere super partes. Gli alti costi di gestione impongono dei compromessi e quando questi diventano troppo pesanti c’è il rischio di perdere parzialmente l’immagine. Non a caso i due articoli che citi sono correlabili (a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca quasi sempre) alla pubblicità a pag. 133 di un’azienda vitivinicola e nell’articolo sul sommelier c’è una bella promozione al Cantarella e a iniziative che con la corsa sinceramente non c’entrano nulla. Nella scienza del benessere, molti sono gli argomenti su cui si può accendere un’aspra discussione, ma quando si pubblicano articoli del genere sarebbe a mio avviso utile riportare SEMPRE anche la campana avversa. Nel prossimo numero troverete anche la mia pubblicità, questa volta è ancora tradizionale. Può darsi che in futuro faccia una pubblicità di tipo informativo, sperando nel solo rientro d’immagine del sito. Magari sono soldi buttati, ma una mission del sito è proprio quella di dire cose che altri non hanno il coraggio di dire

Veniamo ai due articoli, premettendo che non sono astemio, ma bevo occasionalmente un buon bicchiere di moscato o di passito siciliano, un limoncello o un nocino. Quindi non parlo per partito preso.

E mi bevo l’avversario

Titolo molto creativo, ma sinceramente infelice. L’articolo è un vero e proprio invito al bere, inanellando una serie di forzature che sono veramente propagandistiche.

Si vende il fatto che molti runner bevono come prova che il vino faccia bene. Se è per questo anche molti runner fumano, ma sfido chiunque a sostenere che il fumo faccia bene. Vale dunque la posizione (citata nell’articolo) dell’ACSM: "bere alcolici prima d’impegnarsi in uno sport comporta diminuzione di forza, velocità, resistenza muscolare e organica". L’articolista cerca di confutare subito questa affermazione con l’affermazione scientificamente SCORRETTA che: "è sempre più comprovato che un moderato consumo di alcolici apporti anche alcuni reali benefici alla salute". L’affermazione è scorretta perché si usa il termine salute, in generale. C’è il solito trucco: si citano ricerche che promuovono l’alcol in un settore e si tacciono le altre che danno il suo effetto globale, sicuramente negativo. Tant’è che

se l’alcol (forse) protegge il cuore, sicuramente distrugge il fegato.

 E non esiste ricerca che dimostri che i bevitori abituali di alcol abbiano una vita media superiore a chi non beve. Anzi, esistono ricerche esattamente opposte. Quindi è scorretto legare positivamente alcol e salute.

Si noti che l’articolista porta prove del tutto contestabili:

1) il solito discorso a favore del colesterolo buono (solo per dosi veramente modeste di alcol). È vero, ma ci sono mezzi altrettanto validi per innalzare il colesterolo buono senza avere gli effetti negativi dell’alcol.

2) I soliti studi sul resveratrol (classico errore di traduzione, in italiano il termine resveratrolo è ormai usatissimo!). Come spiegato fino alla nausea, per avere gli effetti delle ricerche sul resveratrolo occorrerebbe bere circa 20 litri di vino al giorno.

3) La citazione della ricerca sulla riduzione del colesterolo da parte di saponine incorre nello stesso errore. Nel vino ci sono le saponine, ma per averne una quantità in grado di ridurre veramente il colesterolo occorrerebbe bere quantità industriali di vino. Perché l’articolista non lo dice? Le sue considerazioni sono perciò prive di spessore scientifico.

Si arriva al risibile quando si dice parlando dell’effetto disidratante del vino "forse lo è inizialmente, ma nel corso delle ventiquattr’ore gli effetti si esauriscono". Perché una maratona dura 24 ore??? Oppure quando si usa il vecchio consiglio da medico della mutua: "un solo bicchiere alle donne e due agli uomini" con la giustificazione "perché più grandi delle donne". Forse che un (vero) atleta uomo pesa il doppio di un (vero) atleta di sesso femminile?

Insomma K. W. Bieler è una firma da dimenticare.

Palato da runner

Anche qui il titolo non è dei migliori. Secondo il sottotitolo, il consiglio del sommelier sarebbe di bere un bicchiere di vino al giorno e di correre. Nulla di male, se sotto non ci fosse una grande ipocrisia. Ogni sommelier e ogni addetto ai lavori del settore enologico sa che se si seguisse questo consiglio la produzione di vino crollerebbe. Quindi lo si dà, ma si fa di tutto per promuovere un consumo di vino maggiore.

Sarò ipercritico, ma, come sempre, sostengo che l’immagine abbia un suo peso. Come ho criticato l’immagine attuale di Arese come testimonial per lo sport, non posso non notare che l’immagine del personaggio proposto è agli antipodi delle mie concezioni. Per i miei canoni, il protagonista dell’articolo è un soggetto in deciso sovrappeso e con un primato che sinceramente non è da runner serio: 4h24’ sulla maratona  per un soggetto di 48 anni che corre 4 o 5 volte alla settimana è per me un record preoccupante. Come sarà quando avrà 60-70 anni (lo scopo di un buon stile di vita è rimanere giovani, non tanto godersi la vita da giovani e invecchiare malissimo). Qualunque soggetto sano che si allena 4-5 volte alla settimana, che non è in sovrappeso, ha un buon stile di vita non può correre la maratona in più di 4h12’ che a spanne fa 6’/km. Altrimenti tanto vale chiamare runner anche il sedentario obeso che tutte le mattine fa 30 m di corsa per prendere l’autobus perché è sempre in ritardo. 

LIGURIA NOTIZIE

FAR WEST IN VIA DEL CAMPO MAROCCHINO UBRIACO DANNEGGIA LOCALE E I CITTADINI VANNO DAL QUESTORE

 

 
GENOVA. 16 MAR. Nome "La Cattiva Strada". Ragione sociale: wine bar, pub e caffetteria. Ispirazione: una ballata di De Andrè. Sito: Piazza Del Campo, 1. Sfida: portare studenti, cittadini e turisti in Via Del Campo offrendo un "salotto buono" e senza pregiudizi. Situazione attuale a 5 mesi dall’apertura: guerriglia urbana e psicologica con la popolazione di ubriachi , pusher e tossicodipendenti che "occupa" la zona. Era sorto, inaugurato, battezzato e reso simbolo di una possibile "renaissance" ai confini dei territori della "movida" nel Centro Storico, "La Cattiva Strada",  ma ora appena dopo il primo serio episodio di vandalismo e violenza fisica, abitanti e commercianti della Via cantata da Faber vanno direttamente a sporgere denuncia dal Questore Salvatore Presenti. A mali estremi, estremi rimedi. I fatti: martedi sera un giovane maghrebino evidentemente alterato dall’alcol entra nel locale pubblico strutturato dall’architetto Bruna Solinas con arredamenti in stile neomodernista alluminio-cristallo di un certo pregio. Chiede insistentemente ancora da bere al titolare Fabrizio Nanni. L’esercente, navigato sperimentatore di luoghi off da affidare alla movida genovese, (La Madeleine...remember), gli nega la consumazione. Probabilmente è un suo diritto e forse un dovere. Il marocchino si allontana inveendo e farfugliando minacce. Pochi minuti dopo torna entra nel locale devasta alcune delicate fioriere poste ad ornamento della vetrina. Ieri mattina una delegazione di abitanti e commercianti di Via Del Campo, ormai esasperati si reca in Questura per un incontro decisionale con il massimo dirigente cittadino operativo delle forze dell’ordine Salvatore Presenti. Li guida il consigliere comunale con delega alla sicurezza Angela Burlando, già vicequestore della sezione prevenzione crimine. Intorno a un tavolo si siedono con loro anche i responsabili dei Commissariati di frontiera "Centro" e "Prè", Dispenza e Clementucci. Più auto azzurre e bianche di stazionamento nei vicoli? Via Del Campo lo vuole.Marcello Di Meglio.

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N.J. Breath-Test Switch Halted by Court

http://www.jointogether.org/news/headlines/inthenews/2006/nj-breath-test-switch.html

New Jersey officials were poised to switch their roadside alcohol breath-testing technology from Breathalyzers to "Alcotest" devices, but the state’s highest court put the brakes on the plan, the Newark Star-Ledger reported March 16.

The New Jersey Supreme Court put the change on hold until judges decide if the Alcotest 7110 is as accurate at identifying drunk drivers as the Breathalyzer was. "No further expansion of the Alcotest project should be undertaken without obtaining prior authorization from the Supreme Court," wrote Supreme Court Clerk Stephen Townsend to state officials.

Essex and Monmouth counties were among the 11 (out of 21 counties in the state) planning to adopt the Alcotest.

The state bar association is among those calling for more testing on the device in order to protect accused drunk drivers. "What happens if six months, seven months from now, the court says this device is unreliable?" said defense attorney Jeffrey Gold. "At least the court has said: stop compounding the problem by continuing to implement it throughout the state..

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DUI Offenders Fitted with Alcohol-Detecting Anklets

http://www.jointogether.org/news/headlines/inthenews/2006/dui-offenders-fitted-with.html

 

Judges in Bexar County, Texas are requiring some DUI offenders to wear an ankle bracelet that uses sweat samples to check on whether the wearer has been drinking alcohol, WOAI-TV reported March 16.

Leroy Chavez, a two-time DUI offender, was required to wear the secure continuous remote alcohol monitor (SCRAM) for 90 days. The device communicates with a modem in the wearer’s home and transmits data to a probation officer. "It just eliminated the thought of me having another drink," said Chavez. "When you are sober, you start realizing how many problems there are with drinking and driving, how many people are getting killed, knowing that it could be me behind that wheel, killing someone or maiming somebody because of my alcohol drinking..

"The law requires in many instances that we give an offender the right to be out on bond until they’re proven guilt," said Judge Oscar Kazen. "This is a great apparatus to ensure that while they’re out, they aren’t endangering others.”

Chavez added that the SCRAM bracelet gave him a great reason to decline when friends ask him to go out drinking.

Offenders are charged $12 per day for the bracelet; the devices also are used in domestic-violence and child-custody cases where parents have been ordered not to drink.

 

LA STAMPA

Corsi di prudenza al volante in discoteca, pub e scuole guida

© asaps.it
Sabato, 18 Marzo 2006
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