Giovedì 04 Giugno 2020
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Rassegna stampa alcool e guida del 16 marzo 2006

CORRIERE ADRIATICO

Progetto “Stammibene”

In discoteca si combatte alcol e droghe

MACERATA - “Stammibene” sarà protagonista del giovedì sera del Tartaruga, ormai da tempo appuntamento fisso dei giovani di Macerata e dintorni, soprattutto per gli studenti universitari. In particolare, per il progetto dell’unità operativa dipendenze patologiche della Zona territoriale 9 si tratta del secondo anno di collaborazione col noto locale maceratese: è anche grazie alla disponibilità e alla sensibilità mostrata dai gestori dei locali di divertimento che il messaggio di promozione alla salute del progetto ha potuto contare su appuntamenti fissi che ne hanno agevolato la visibilità. Presso lo stand, presente per tutta la serata, i ragazzi interessati potranno ricevere utili informazioni, opuscoli e gadget sui temi delle malattie sessualmente trasmissibili, sull’alcol e sulle sostanze stupefacenti, usufruendo della possibilità di rispondere a quiz interattivi su questi argomenti.

Chi vorrà inoltre, potrà verificare lo stato dei propri riflessi con il reflex-test e il proprio tasso alcolemico col test dell’etilometro: di fatto un chiaro invito ad un uso responsabile delle bevande alcoliche soprattutto in ottica del rientro in auto a notte inoltrata.


 

 
SESTOPOTERE.COM

VENERDÌ E SABATO BOB PREMIA CHI NON BEVE IN DISCOTECA

(Sesto Potere)- L’iniziativa per la sicurezza stradale il 17 marzo è allo Snoopy, il 18 al Duende.

Continua nei locali di Modena e provincia il progetto Bob per la responsabilità alla guida: venerdì 17 marzo allo Snoopy di Modena e sabato 18 al Duende di Carpi gli operatori di “Bob - Se guidi non bere” premieranno i giovani che vorranno sottoporsi al test dell’etilometro e risulteranno sobri. Il progetto punta a diffondere l’abitudine di designare a turno una persona, il ragazzo o la ragazza Bob, che s’impegna per la serata a non bere alcol, per portare a casa in sicurezza gli amici. I ragazzi e le ragazze che possono attestare tasso alcolico zero ricevono un ingresso scontato o una consumazione analcolica. Il test dell’etilometro è volontario, gratuito e senza sanzioni. Bob, promosso da Comune di Modena – assessorato alle Politiche giovanili e Provincia di Modena – assessorato alla Sanità e politiche sociali, in collaborazione con Silb Confcommercio di Modena – Sindacato italiano locali da ballo, continua tutti i fine settimana nelle discoteche di Modena e provincia, fino al 21 aprile.


 LA VOCE DI MANTOVA

Una domenica anti-alcolica per Castel d’Ario

Domenica prossima si svolgerà all’Oratorio di Castel d’Ario, dietro la Chiesa, a partire dalle 16,00, un “Interclub Provinciale”, pubblico incontro tra i Club degli Alcolisti in Trattamento (CAT) della provincia di Mantova e la comunità locale.

Proprio a Castel d’Ario l’anno scorso è nato il diciannovesimo Club della nostra provincia.
Quello dell’alcolismo è un fenomeno sommerso ma, purtroppo, molto presente anche nel nostro territorio.
Con 2.200 Club operativi lungo tutto il territorio nazionale, i Club degli Alcolisti in Trattamento rappresentano oggi lo strumento più diffuso in Italia per affrontare e superare questo tipo di sofferenza.

A riprova dell’efficacia di questo metodo, una recente indagine, su un campione di 19.000 persone che nel nostro paese stanno vivendo questa esperienza, ha dimostrato come l’astinenza dalle bevande alcoliche sia stata raggiunta e consolidata nell’85% dei casi, con un evidente miglioramento della qualità della vita di queste famiglie.
Per gran parte delle famiglie che vi partecipano, il percorso di cambiamento, iniziato nel Club, ha significato recuperare quella dignità che sembrava perduta, in una graduale crescita nella qualità della vita e delle relazioni umane, prima in famiglia e poi in società.
All’incontro di domenica porteranno la loro testimonianza molti componenti dei Club della nostra provincia.
L’incontro, ad ingresso libero, terminerà con un piccolo rinfresco analcolico, offerto dalle famiglie dei Club.

Per informazioni, è possibile telefonare a Marisa Moschini (0376/660511), oppure consultare il sito dell’Associazione (www.scoprimantova.it/apcat).


 IL MESSAGGERO (RIETI)

Carnevale a Civita Castellana: «Quella volta che mi impasticcai» 

«L’ho fatto per non essere considerato un vigliacco dal gruppo, per farmi notare delle ragazze e sfidare gli amici. Accadde la prima domenica di carnevale. Ho preso due capsule, regalatemi da un amico e ho bevuto tanto vino. Non so cosa mi ha fatto stare male, se l’alcol o le pasticche. E’ stato bello: correvo come un pazzo, sentivo il corpo andare a fuoco, ero eccitato. Poi mi sono ritrovato al pronto soccorso con la testa rotta e la flebo al braccio. Mamma piangeva disperata, papà era invece incazzato come un lupo. Un medico amico gli aveva detto la verità: ero impasticcato. Nei giorni seguenti, mio padre non si dava pace e comunque la mia famiglia ha cercato in tutti i modi di nascondere quanto era accaduto, limitandosi a riferire ad amici e conoscenti che avevo avuto un piccolo malore. Tutti pensano che sono i figli degli altri a fare un abuso di queste sostanze. Invece non è così. Da allora, ho detto basta. Mi è passata la fantasia di rifarlo».

Ugo Baldi


 LA PROVINCIA DI SONDRIO

Alcol, droga e sesso: se ne è parlato a scuola «Quadrio», una riflessione a 360 gradi sul mondo giovanile

(d. lu.) Mettere a fuoco rischi e pericoli nell’ottica della prevenzione. Della serie se li conosci meglio, li eviti. E’ di “Alcol, droga e sesso nei giovani” che si è parlato ieri al policampus di Sondrio, sede dell’assemblea studentesca dei ragazzi dell’istituto d’istruzione superiore De Simoni insieme ai “colleghi” geometri del Quadrio. Una riflessione a 360 gradi, preceduta dalla visione di un film, campione d’incassi della scorsa stagione: “Tre metri sopra il cielo”, pellicola diretta da Luca Lucini, tratta dal romanzo cult di Federico Moccia. A guidare il dibattito, Roberto De Maira, rappresentante degli studenti di classe quarta A programmatori che ha illustrato alla platea i dati raccolti contattando l’Azienda sanitaria locale di Sondrio e le forze dell’ordine. Una presentazione che ha seguito, passando in rassegna i tre diversi ambiti, lo stesso schema. Dapprima l’individuazione del problema, dopo di che le conseguenze sulla propria salute quando si trasforma in dipendenza o quando se ne fa abuso, infine le misure preventive messe in atto sul territorio nazionale. Primo dato emerso quello riguardante il dilagare dell’abuso di sostanze alcoliche: si inizia presto - la media secondo i dati illustrati è intorno ai 14 anni - e spesso lo si fa perché è «di moda senza pero pensare a cosa si va incontro» la sottolineatura di De Maira che ha elencato non solo i danni fisici ma anche quelli indirettamente causati dall’abuso di alcol, quali ad esempio il rischio di incidenti stradali. Lo stesso discorso per la dipendenza da droghe. In merito a problemi legati alla sfera sessuale, ha indicato il “Centro di educazione alla crescita” presente a Sondrio.


 LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BASILICATA)

Senise Un monitoraggio per individuare le cause 

Povertà, alcolismo e disagio Conoscerli per combatterli

SENISE Nell’ambito del programma di promozione della cittadinanza solidale, ieri a Senise si è tenuto un incontro preliminare che ha avuto come scopo principale quello di mettere in luce le problematiche sociali dell’area. L’incontro è stato strutturato come una sorta di «brainstorming» al quale hanno partecipato non solo operatori sociali, psicologi, sociologi, rappresentanti ecclesiastici ed esponenti del mondo della scuola, ma anche alcuni giovani, che con la loro testimonianza hanno tracciato un quadro abbastanza chiaro delle carenza avvertite. Il focus di conoscenza delle problematiche servirà da base per tracciare un percorso di interventi futuri e, attraverso un’attenta e continua analisi dei punti di forza e di quelli di debolezza del contesto sociale presentato, per cercare di riempire le insufficienze fin qui riscontrate. Ma come appare, ad oggi, il panorama dei bisogni sociali nel Senisese? L’ago della bilancia sembra inevitabilmente tendere verso il piatto della disoccupazione. «Ad una forte mancanza di opportunità professionali- spiegano alcuni- si affianca una mentalità assistenzialistica che limita l’intraprendenza e che fa sì che molti giovani non si accontentino del lavoro che trovano». Dal canto loro, i giovani denunciano la mancanza di centri di aggregazione e la forte esigenza di sportelli informativi che li mettano in permanente comunicazione con gli enti di competenza.Questo perché la percezione che molti hanno dell’Istituzione come organo di riferimento è quasi pari a zero. Per quanto riguarda il mondo dei disabili, ciò che si chiede è di offrire possibilità di entrare in contatto con il mondo esterno e di avere un maggiore coinvolgimento nella vita sociale, soprattutto alla luce della mancanza di centri di riabilitazione vicini. «Occorre pensare ad interventi che non tocchino solo la sfera della crisi economica delle famiglie- spiegano gli operatori sociali- ma che considerino anche altre tipologie di disagi. Le esigenze sociali sono cambiate e spesso capita che anche bambini "normali" manifestino una forma di disagio che dobbiamo essere pronti a cogliere e ad aiutare». Il punto di forza dello scenario descritto risiede in una presenza sempre più massiccia di associazionismo, attraverso cui spesso si riesce ad ottenere una vera concertazione di risorse ed una messa in rete di interventi, in nome di una cultura della sinergia che deve decollare. Ma la malattia più difficile da combattere resta ancora una mentalità legata troppo dall’omertà nei confronti delle diversità, da una dignità assicurata dal non parlare di problemi che, quasi sempre, vengono considerati una vergogna. E questa vergogna risponde spesso al nome di tossicodipendenza, di alcolismo, di depressione.

Mariapaola Vergallito


 BRESCIA OGGI

L’esperienza terapeutica nel libro di Moreni

Dal «male di vivere» si guarisce scrivendo

E’ stato pubblicato dalle edizioni Unicopli il saggio «Lo specchio del racconto» (prefazione di Duccio Demetrio, pag. 166, euro 10), ultima opera dell’educatore gardesano Lorenzo Moreni il quale vi ha condensato le proprie esperienze di «cura della dipendenza attraverso la relazione e la scrittura».
L’autore, 49enne, abita a Calvagese e ha alle spalle un decennio di attività in diverse comunità terapeutiche e, successivamente, in un servizio pubblico per le dipendenze patologiche. Membro del comitato scientifico della «Libera Università dell’Autobiografia» di Anghiari, collabora anche con enti e strutture sociali che si occupano del mondo giovanile e adulto.
«Questo libro - spiega Moreni - nasce dal mio incontro con un uomo che, per difendersi dal disagio e dal disordine interiore, ricorre prima all’alcool e poi all’eroina. La storia che racconta rappresenta quindi lo specchio del rapporto tra un educatore e un utente alla ricerca di un’emancipazione relazionale».
«Attraverso la relazione educativa e la scrittura - sottolinea - il protagonista è sollecitato a percorrere un viaggio alla ricerca di sé, ad esplorare spazi, a dare loro forma e profondità, a lasciarsi interrogare, a interagire, ricercando in sé le esperienze da comunicare. Così facendo ricostruisce quella misura personale, senza la quale la relazione con le persone diviene perdita, omologazione o pura contrapposizione». «Ne emerge la storia di un percorso di cura che le cartelle cliniche quasi mai contengono - osserva -. Attraverso alcuni frammenti di vita scritti dal protagonista, viene evidenziato un comportamento condizionato quasi totalmente dagli altri, una forma di dipendenza relazionale, terreno fertile dove le sostanze stupefacenti e il rischio patologico attecchiscono con facilità».
Ma come uscire da questo circolo vizioso? «Per fare ciò - afferma l’educatore - è necessario recuperare la centralità dello scambio, della reciprocità, della qualità del rapporto relazionale che si intrattiene con la propria storia di vita. Attraverso la narrazione e la scrittura il protagonista sperimenta un percorso che gli permette di ri-stabilire una relazione con sé, prerequisito per costruire relazioni con gli altri».
Scorrendo le pagine si intrecciano la storia del protagonista, quella della relazione tra lui e l’educatore, le vicende dei personaggi che di volta in volta il protagonista mette in scena e alcune osservazioni metodologiche. Da una scrittura indotta il protagonista passa ad una scrittura libera, ascoltando le emozioni che alcune parole gli evocano si lascia trasportare da esse, fino ad arrivare alla scrittura di un diario per poi sfociare nella scrittura di una lettera d’amore.
Si esce da questa lettura con la convinzione che il potenziale inespresso da chi ha messo a rischio la propria esistenza, possa dispiegarsi grazie alla scrittura, strumento che dà la possibilità di assumere in proprio responsabilità inedite, aprendosi al nuovo che la vita offre.

f.mar.


 IL GAZZETTINO (UDINE)

CERCIVENTO

Alcolismo, la funzione del club

La funzione del Club nel mio territorio: si confronteranno su questo tema, sabato 18 marzo a Cercivento, i componenti dei 16 Clubs degli alcolisti all’opera in Carnia secondo la metodologia ecologico-sociale di Vladimir Hudolin (Arta Terme, Cercivento, Enemonzo (2), Forni Avoltri, Forni di Sopra e di Sotto, Ovaro, Socchieve, Tolmezzo (2), Verzegnis, Villa Santina, Zovello e Zuglio). L’appuntamento, che inizia alle 14.30 presso "La Cjase da int" (ex asilo), è pubblico e vi sono invitati in modo particolare gli amministratori, gli operatori socio-sanitari e tutti coloro che sono responsabili e che hanno a cuore la protezione e la promozione della salute nelle proprie comunità.


 IL MESSAGGERO

Il ritorno di Coppa Uefa: le scorribande sono cominciate fin dalla mattinata mentre la birra veniva venduta regolarmente  

di DAVIDE DESARIO

Sono arrivati in quattromila. Hanno invaso il centro. Hanno bevuto fiumi di birra e superalcolici in barba all’ordinanza del prefetto Serra che ne vietava la vendita. Sono stati aggrediti senza ragione a Campo de’ Fiori. Ma, a loro volta, i tifosi del Middlesbrough si sono resi protagonisti di danneggiamenti a Porta Pinciana e Corso Vittorio Emanuele.
I primi sono arrivati già venerdì con quattro charter atterrati a Fiumicino e con altri voli di linea. Nonostante la collaborazione tra la polizia inglese e la questura di Roma, venerdì notte sono scoppiati i primi tafferugli: un centinaio di inglesi sono stati vittime di un agguato proprio nel centro di Roma. Ieri sono arrivati tutti gli altri con altri cinque voli speciali al Leonardo da Vinci. Tutti con la maglietta rossa e la sciarpa del Middlesbrough. In totale,secondo le stime della Questura, il tifosi del “Boro” arrivati nella Capitale sarebbero circa quattromila.
In mattinata hanno invaso le vie del centro senza creare alcun problema. Nel pomeriggio, invece, con il passare delle ore l’atmosfera si è surriscaldata. Gli inglesi avevano appuntamento alle 17 in piazza delle Canestra, al centro di Villa Borghese dove, scortati dalle forze dell’ordine, hanno raggiunto lo stadio Olimpico con pullman privati e altri messi a disposizione dall’Atac. Prima però si sono registrate piccole scaramucce: una sassaiola nella zona di Porta Pinciana e qualche scontro a Corso Vittorio ma senza gravi conseguenze.

All’appuntamento di Villa Borghese gli ultrà del “Boro” sono arrivati con ingenti scorte di birra acquistate, senza problemi nei bar e nei supermercati del Centro. Anche a Campo de’ Fiori dove addirittura in alcuni esercizi commerciali non è stata notificata l’ordinanza del Prefetto. Affari d’oro per un chiosco parcheggiato a pochi passi da piazzale Brasile e a un centinaio di metri dal luogo di raduno: una birra in bottiglia piccola 4 euro; grande 6; in lattina 5.
La polizia ha preso possesso dello stadio poco prima delle 17. E gli uomini del dirigente del commissariato Prati, felice Addonizio, hanno subito effettuato fitti controlli dentro e fuori l’impianto sportivo. I cancelli sono stati aperti 18,30. I tifosi inglesi sono arrivati con i pullman subito dopo e sono stati sistemati nel settore Distinti Nord. Intorno alle 19,30 momenti di tensione con una frangia di tifosi romanisti nei pressi del ponte Duca d’Aosta dove alcuni ragazzi con il volto travisato hanno tentato di aggredire le forze dell’ordine.t E lì hanno cantato e sostenuto la loro squadra per l’intera partita. A tenerli sotto controllo oltre a centinaia di uomini delle forze dell’ordine anche le telecamere digitali dell’Olimpico. A supervisionare la situazione anche cinque funzionari arrivati dall’Inghilterra e seguiti da un dirigente dell’amabsciata inglese.
Al termine dell’incontro. Mentre i circa 35.000 tifosi giallorossi hanno abbandonato lo stadio, quelli inglesi sono stati trattenuti nel settore “ospiti” fino alle 23. Poi circa 1.500 sono stati accompagnati all’aeroporto di Fiumicino dove da mezzanotte all’una sono decollati quattro charter.
Tutti gli altri, invece, sono stati riaccompagnati negli alberghi del centro dove la maggior parte di loro ha pernottato. Per tutta la notte, comunque, le principali piazze e punti di ritrovo del Centro sono stati presidiati da polizia e carabinieri.


 IL MESSAGGERO

A fine febbraio tra romani e britannici una rissa furibonda a calci e pugni 

Un anticipo della rivalità tra italiani e inglesi si era avuta lo scorso 26 febbario. Dopo un periodo di relativa calma, infatti, un gruppo di giovani romani e uno di britannici si sono affrontati, inseguiti e picchiati intorno alla statua di Giordano Bruno in una maxirissa da saloon. È volato di tutto e di più: una ventina di tavolini, una trentina di sedie, interi fusti di birra e tutto quello che era possibile lanciare. Da dove realmente sia nata la scintilla non si sa. L’unica certezza è che il tasso alcolico, da una parte e dell’altra, era altissimo. Tanto che dalle parole, nel giro di qualche secondo, si è subito passati ai fatti.
Calci, pugni, se le davano in ogni modo. Urlavano come ossessi. Per acchiapparsi, si prendevano per le camicie e per i maglioni. Erano tutti strappati. Sembravano impazziti. Gli inglesi erano completamente insanguinati. Ma la cosa assurda è che pur essendo in netta minoranza continuavano imperterriti. Come una partita a rugby.
In un ristorante ristorante sono stati distrutti alcuni pannelli esterni, in un pub sedie e tavolini sono volati insieme ad alcune bottiglie.
I primi a intervenire furono gli agenti del commissariato Trevi che si sono trovati di fronte a un centinaio di giovani completamente ubriachi. Cinque le pattuglie della polizia, alla cui vista i giovani si sono dispersi. Allontanadosi hanno lanciato oggetti anche contro le volanti, una delle quali fu danneggiata.


 IL MESSAGGERO

Difficile risolvere il problema della sicurezza 

di LUCA LIPPERA

«Campo de’ Fiori sta diventando in qualche modo la “bestia nera” delle forze dell’ordine. Non perché ci sia una sottovalutazione. Non perché non si voglia intervenire. Ma perché, qualsiasi cosa si faccia o si pensi di fare, c’è il rischio di sbagliarsi e di essere criticati un attimo dopo». Il maggiore Giancarlo Pintore, comandante della compagnia “Roma Centro” dei carabinieri, sa di avere (come i colleghi della Polizia), una bruttissima gatta da pelare. «La situazione dice è quello che è. Le guide del turismo giovanile, quando propongono cosa fare nelle serate romane, sono molto chiare. Non è di piazza Navona che si parla, non di Trastevere, non di piazza di Spagna. Il luogo che viene indicato è quello: Campo de’ Fiori. Tutti lì. E poi, ovviamente, diventa difficile controllare la situazione».

L’anno scorso, le risse, le partite “selvagge” a pallone, le ubriacature semi-collettive sono state uno stillicidio quasi quotidiano. Specie d’estate e quasi sempre di notte. I carabinieri e la polizia si sono trovati a far da cuscinetto tra le spinte di ben tre “fronti” contrapposti: i commercianti e i gestori dei bar (che vogliono vendere), i residenti (che vogliono dormire), il Comune (che non vuole scontentare né gli uni né gli altri). «Bisognerebbe capire aggiunge il maggiore Pintore che le dinamiche di intervento non possono essere sempre le stesse. Un conto è fronteggiare gruppi di tifosi contrapposti come l’altra sera. Tutt’altra cosa è fermare una rissa tra italiani e americani ubriachi. Un’altra ancora far smettere la partita di pallone selvaggia, il cosiddetto vaiolance ».

Ogni sera a Campo de’ Fiori o sulla vicina piazza Farnese c’è una pattuglia che sorveglia. Un mese i carabinieri, un mese la polizia. Si potrebbero mettere in campo più uomini, è vero. Ma la decisione verrebbe subito contestata da chi chiede che la zona, per motivi turistici, non venga militarizzata. «Una pattuglia dice il comandante della compagnia Roma Centro è composta da due uomini. Sono armati, mitragliette incluse. Ma certo non si può andare in due, impugnando le armi, contro cento scalmanati che schiamazzano. Sarebbe una follia, con il rischio di produrre danni ben superiori al danno. Qualcuno potrà dire: si usino i manganelli. Ma ve li immaginate due uomini in divisa che cercano di calmare la folla con i manganelli. Ecco perché intervenire è così complesso».

L’altra sera, durante gli scontri tra ultrà inglesi e romanisti, le pattuglie sono arrivate in pochi minuti. Quella dell’Arma era sul posto. Ma ha dovuto attendere i rinforzi prima di intervenire. «Se ci fossero stati cinquanta carabinieri già lì ragiona Pintore la nostra azione sarebbe stata immediata. Ma qualcuno avrebbe di sicuro lamentato la sterilizzazione della piazza. Allora abbiamo dovuto chiamare le auto da tutta la zona. Qualche minuto ci vuole sempre. Vede? Campo de’ Fiori è diventato il cuore pulsante del Centro: davvero un bel rompicapo».


 IL MESSAGGERO

E sabato un’invasione di scozzesi 

I primi gruppi di tifosi atterrano questa sera, ma di bellicoso i soldati dell’esercito in Tartan non hanno proprio nulla, sia che si parli di calcio che, soprattutto, di rugby. Sabato c’è Italia-Scozia, ultimo turno del Torneo delle Sei Nazioni: tutti straesauriti i 24.500 posti del Flaminio, il che vuol dire che dalle Highlands sono in arrivo almeno 4.000 scozzesi, gran parte dei quali in kilt d’ordinanza (no, inutile fare verifiche, le mutande proprio non le mettono). Siamo alla settima edizione del Torneo e Roma, a cominciare dai gestori di pub e ristoranti per finire ai vertici delle forze dell’ordine, si è abituata: ci sono sì da rinforzare le scorte, ma di birra, non di poliziotti e vigili. La proverbiale bonomia dei tifosi ovali, di tutte le età, con tante famiglie e per di più con le tasche piene di sterline, è stata presto riconosciuta dalle autorità cittadine inizialmente sospettose in fatto di supporter sportivi targati Gran Bretagna. Tanto che fatto unico da due anni è caduto il divieto di vendere alcolici nei pressi del Flaminio.

P.R.B.


IL MESSAGGERO

Maxi-sbronza in ventidue città: autorità spagnole in allarme 

dal nostro corrispondente

JOSTO MAFFEO

MADRID - Lo chiamano botellón , bottiglione, ma non è un recipiente di vetro. E’ il contenitore più emblematico di un disagio giovanile spagnolo che da anni annega la noia in sbronze di branco che trasformano vie e piazze della patria di Cervantes in giganteschi e caotici happening. E gli ospedali vedono ragazzi e ragazze giocarsi letteralmente la vita in preda a gravi stati di coma etilico. Stavolta il fenomeno avrà portata nazionale e simultanea. Giovani di tutta la Spagna, via messaggini Sms e attraverso i canali di Internet, hanno lanciato la sfida: da Cáceres a Barcellona, da Madrid a Santiago, da Cordova a Saragozza, la notte di venerdì 17 la sbronza diventerà nazionale e simultanea in almeno ventidue città; un’autentica sfida che ha mosso persino il governo. Elena Salgado, titolare del ministero della Sanità, da giorni ripete preoccupata un appello: «Ragazzi, fermatevi: Il vostro è un attentato contro la salute». Altri, invece, come i Verdi, propongono di “regolare” il fenomeno delle sbronze in massa.

Il fenomeno del botellón non è nuovo. Basta solo soffermarsi sulla frase più pronunciata dai giovani spagnoli quando fissano un appuntamento: « Vamos de copas », andiamo a bere. Non una possibilità, ma un preciso obiettivo. Espressione colloquiale, a volte semplice modo di dire, ma spesso tradotta in realtà. Da alcuni anni il botellón , bere in gruppo per strada e di notte vini e liquori scadenti mescolati senza criterio e consumati in quantità industriale, è l’attività di moda per un numero crescente di giovani la cui età si abbassa sempre di più.

Alcune amministrazioni comunali, tra le prime la madrilena, hanno cominciato a reagire qualche tempo fa, non tanto per le preoccupazioni che destavano queste attività giovanili quanto sulla scia delle denunce e proteste di cittadini disturbati nel sonno, con orde di giovani che sotto casa annegavano nel vomito e nella sporcizia e che spesso distruggevano quanto trovavano attorno. Molti, poi, venivano soccorsi anche in fin di vita. La reazione è stata quella di una maggiore presenza delle forze di polizia, che proprio come si fa con la prostituzione, ha ottenuto che i giovani cambiassero continuamente quartieri mantenendo i rituali delle sbornie notturne.

Ora, il passaparola di questa pericolosa attività - che secondo osservatori ed esperti va studiata associandola ai record spagnoli di giovani somari a scuola e con il maggior consumo europeo di droghe - ha portato all’appuntamento di venerdì prossimo. Molte città si preparano, le forze di polizia saranno più presenti per bloccare o almeno arginare gli effetti della sfida. Ma nel Paese del ”proibito proibire” l’indulgenza, di molti genitori e di non poche autorità, è troppo complice per riuscire a indurre i giovani a divertirsi senza fare spericolati bagni nell’alcool.


 IL MESSAGGERO (RIETI)

Ma i presidi si chiamano fuori dalla giornata nera iniziata in piazza e finita con i danneggiamenti 

di VALENTINO ROSSETTI

(segue dalla Prima) due classi». E ancora: «Ritengo che i miei ragazzi non siano coinvolti con quanto accaduto - dice Roberto Melchiorre, preside all’Istituto tecnico commerciale - Tuttavia aggiungo che ognuno è responsabile delle proprie azioni: i ragazzi martedì hanno commesso un’assenza ingiustificata perché hanno deciso tutto in maniera autonoma. Comunque non penso - continua il dirigente scolastico dell’Itc, che era presente al ristorante con quattro classi - che il nostro Istituto, composto prevalentemente da ragazze, sia responsabile».

Dichiarazioni che rimbalzano anche all’Istituto tecnico industriale, dove a fare le veci del preside Sandro Salvati, ieri assente, c’era Graziano Natali: «Non abbiamo elementi per giudicare - afferma il vice preside dell’Itis, al "Mondo Antico" con sette classi del quinto anno - Secondo me i nostri ragazzi si sono tutti comportati bene. Aggiungo però che sono contrario ad un pranzo in cui si creano i presupposti per fare baldoria. Tutte le scuole in un unico posto creano disordini: sfottò tra i vari istituti, anche con il bere di mezzo, a mio avviso possono creare facilmente quello che è successo».

Di certo l’alcool è stato il protagonista. Almeno stando ad alcuni testimoni che raccontano di aver visto numerosi studenti, comportarsi in maniera non certo civile, martedì mattina, in piazza Vittorio Emanuele.

«Tutti ubriachi ancor prima di venire a mangiare. Penso che non organizzerò più un pranzo per le scuole - ha commentato amaramente Piero Eleuteri, proprietario del locale - Durante il pranzo ho continuamente ripreso alcuni ragazzi che si stavano comportando male. Li ho anche richiamati con il microfono della sala. Ma loro niente. Dopo sono stato costretto a chiamare le forze dell’ordine - continua Eleuteri - Vorrei però che fosse chiara una cosa, in difesa dell’immagine del mio locale: abbiamo già provveduto a riparare tutti i danni, quindi già da adesso siamo pronti ad ospitare anche il più grande dei matrimoni. Questo affinché tutti sappiano e non si facciano un’idea sbagliata. Di certo determinati episodi sono sintomo di una gioventù reatina totalmente allo sbando: qualcuno si dovrebbe assumere la responsabilità di alcuni comportamenti», conclude a dir poco arrabbiato Eleuteri.

Che di certo l’altro ieri non ha brindato.


 
LA PROVINCIA DI CREMONA

Carabinieri in azione. Controlli tra Castelvetro, Monticelli e Caorso

Guidano ubriachi, nei guai

Sette senza patente, trovati hashish e marijuana

Le strade della Valdarda e della Bassa Piacentina blindate nel fine settimana scorso. Presidiate dall’Arma come stabilito dal comandante della compagnia di Fiorenzuola, capitano Andrea Leo. E i risultati delle due notti di controlli tra Castelvetro, Monticelli e Caorso sono importanti: un centinaio i veicoli fermati dai carabinieri delle stazioni di Monticelli, Caorso, Cortemaggiore e Villanova, una settantina di persone controllate. E per qualcuno, i guai non sono mancati. In sette, quasi tutti giovani, sono stati trovati positivi al test alcolimetrico. Guidavano ubriachi. E per questo hanno lasciato le loro patenti nelle mani degli investigatori. Non solo: alcuni erano alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana. Non a caso, proprio hashish e marijuana sono anche stati sequestrati: qualche grammo in tutto. Ma le verifiche non hanno riguardato solo il traffico. I carabinieri hanno eseguito sopralluoghi anche in alcune abitazioni. E pure in questo caso non sono mancate conseguenze. Due piacentini, infatti, sono stati denunciati a piede libero perchè tenevano in casa, senza averle segnalate, due carabine.


 CORRIERE ADRIATICO

Era alla guida ubriaco

Un incidente gli costa la patente

JESI - Si era messo alla guida ubriaco e ha provocato un incidente, l’altro giorno lungo viale della Vittoria. Nessuno dei due conducenti, entrambi stranieri, sono rimasti feriti. Ma per uno di loro è scattato il ritiro immediato della patente. I due automobilisti, uno 40enne di origine albanese ma residente a Jesi (K.M. le sue iniziali) a bordo della sua Ford Galaxi e uno marocchino, di 44 anni e residente a Santa Maria Nuova (L.Z.) al volante della sua Opel Cadet, transitavano lungo il Viale entrambi in direzione Fabriano. Nei pressi del semaforo in cui si interseca viale Papa Giovanni XXIII, le due auto si sono scontrate. All’arrivo dei vigili urbani per i rilievi di legge, è stato accertato che il marocchino era in evidente stato d’ebbrezza. Pertanto, gli hanno ritirato subito la patente, e gli atti sono stati inviati alla Prefettura e per notifica alla Procura. I danni, come detto, si sono limitati alle vetture. Nessuno dei due automobilisti ha riportato ferite.

ta.fre.


 IL MATTINO (AVVELLINO)

BAIANO: AL VOLANTE UBRIACO FINISCE CONTRO IL GUARD RAIL

La notte scorsa, all’altezza del comune di Baiano, sulla Napoli-Bari, per l’alta velocità un 33enne di Monteforte ha perso il controllo della sua auto ed è finito contro un guard-rail. Sul posto, oltre a un’ambulanza, sono giunti anche gli agenti della polizia stradale. Il 33enne è stato trasportato al Moscati. Le analisi hanno confermato che l’uomo al momento dell’incidente era in stato d’ebbrezza. L’uomo è stato per questo denunciato per guida in stato di ebbrezza: gli è stata ritirata la patente e decurtati dieci punti. 


 

 
REPUBBLICA.IT

BERGAMO: SESSO SU AUTO IN CORSA, DENUNCIATI ANZIANI AMANTI

Che cosa la coppia stesse facendo a bordo di quell’auto che zigzagava pericolosamente in piena provinciale i vigili hanno potuto solo immaginarselo. Soprattutto dopo che se li sono trovati davanti seminudi. E non erano nemmeno dei ragazzini: 59 anni lui, 70 lei. La strana scena si e’ materializzata davanti agli agenti della Polizia locale di Cologno al Serio, che hanno notato una Fiat Punto che viaggiava sbandando lungo la provinciale Francesca, invadendo continuamente la corsia opposta. Gli agenti hanno subito bloccato la Punto. E si sono trovati davanti i due anziani amanti (perche’ la signora non era la moglie dell’automobilista, in quel momento ignara nella loro casa di Seriate), che erano mezzi nudi. Dopo un primo momento di imbarazzo, gli agenti hanno fatto rivestire la coppia. Gli agenti hanno scoperto che l’uomo era anche ubriaco: il test dell’etilometro ha evidenziato valori tre volte superiori alla media. E’ stato quindi denunciato a piede libero per guida in stato di ebbrezza, gli e’ stata ritirata la patente ed e’ stato spedito a casa a inventarsi una scusa per la moglie.


 
IL GAZZETTINO (TREVISO)

CAPPELLA MAGGIORE

 Guida in stato di ebbrezza: 5 anni di processi, ora c’è la prescrizione 

 (l. a.) Cinque anni non sono bastati per chiarire se l’imputato stava o meno guidando la propria vettura in stato di ebbrezza.Si è concluso con una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione il procedimento a carico del 47enne vittoriese Valter Manzoni, che nel 2001 venne fermato dai Carabinieri di Vittorio Veneto a Cappella Maggiore mentre conduceva una Fiat Uno. L’alcoltest a cui i militari sottoposero Manzoni avrebbero evidenziato un valore di 1,68 mg/l alla prima misurazione e 1,60 alla seconda, ben sopra il limite consentito. Il fascicolo fu esaminato una prima volta dal Giudice di Pace di Vittorio Veneto, ma ben presto la difesa di Manzoni sollevò un’eccezione che provocò l’invio dell’incartamento alla Corte Costituzionale, la quale restituì il fascicolo al giudice di pace rigettando l’eccezione presentata.

Il magistrato vittoriese, essendo nel frattempo subentrate nuove regole processuali, il 10 marzo 2005 si dichiarò incompetente in materia e il 9 maggio dello stesso giorno trasmise il fascicolo alla Procura di Treviso, la quale lo assegnò al giudice Deli Luca del Tribunale di Conegliano, che ieri mercoledì ha dichiarato prescritto il procedimento.


 IL GIORNALE DI VICENZA

Una furia in ospedale

È ubriaco e scatena un putiferio

(ca. b.) Al limite del coma etilico (404 milligrammi di alcol per decilitro di sangue), l’altra notte ha scatenato un quarantotto al pronto soccorso costringendo i sanitari a chiamare la polizia. E.S., 37 anni, di Romano, già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato per ubriachezza molesta, sempre che personale del pronto soccorso e poliziotti non decidano di querelarlo per ingiurie e minacce ma allo stato, bontà loro, sembra assai poco probabile.

Intorno alle 21,50 di martedì E.S., è stato notato in gravi difficoltà in viale Venezia, nei pressi dell’omonimo locale. Qualcuno ha allertato il 118 e con un’ambulanza l’uomo è stato accompagnato al San Bassiano. Sottoposto a test alcolimetrico, con il responso da record di 404 mg/dl, E.S. pareva essersi quietato. Macché, nelle primissime ore di ieri ha scatenato l’inferno nel pronto soccorso, tanto da costringere a chiamare il Commissariato.

Giunti in ospedale, intorno alle 3, gli agenti si sono trovati davanti una persona completamente fuori di sé che inveiva, offendeva, minacciava e solo con grande fatica sono riusciti a indurlo a più miti propositi. Di qui, la denuncia per ubriachezza


 IL MESSAGGERO (PESARO)

CASAGRANDE: «AL PRONTO SOCCORSO TEMPI DI ATTESA ACCETTABILI» 

«Non vi è stata relazione tra i tempi di attesa e la reazione violenta dell’accompagnatore di una paziente». Lo sostiene il direttore del Dipartimento di emergenza e del pronto soccorso, Attilio Casagrande, in merito all’episodio accaduto i primi di marzo nella sua unità operativa. «In primo luogo - spiega il primario - l’attesa si era protratta per 35 minuti, tempo assolutamente accettabile in relazione alla diagnosi formulata alla paziente. Inoltre la reazione aggressiva dell’accompagnatore, che era in stato di ebbrezza, si è scatenata dopo che la paziente era già stata visitata dal medico del Pronto soccorso, mentre veniva sottoposta ad accertamenti radiologici prima di venire ricoverata nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura». Al Pronto Soccorso viene applicato il triage: i tempi di attesa sono nulli per i codici gialli e rossi, mentre può capitare di aspettare, quando il personale è impegnato, nel caso di codici bianchi e verdi


 
CORRIERE ADRIATICO

Tra i due prima una lunga chiacchierata poi improvvisi insulti e l’aggressione Marino William Pellino operato nella notte

Accoltellato alla gola, grave un imbianchino

Sanguinosa lite tra ubriachi ieri a Lucrezia davanti a un bar. Sotto torchio un giovane albanese

LUCREZIA - E’ comparso sull’uscio del bar e con rantolo ha soffiato il dramma in faccia all’amico: “Aiutami, mi ha accoltellato”.

Marino William Pellino, 45 anni, imbianchino di Lucrezia, è rimasto coinvolto nel tardo pomeriggio di ieri in una violenta lite tra ubriachi, davanti al bar Blu Moon del paese.

Aveva il sangue che gli grondava dal collo e teneva una mano premuta sul ventre: due colpi veloci e secchi inferti, con un coltello, alla gola e all’addome. L’amico, che era dentro il bar, l’ha sorretto e ha provato ad accompagnarlo verso la sua auto: dieci metri poi il ferito è stramazzato a terra. L’ambulanza del 118, arrivata dopo pochi minuti, lo ha trovato esanime in una chiazza di sangue, ieri sera è stato operato d’urgenza all’ospedale Santa Croce di Fano.

Venerdì, 17 Marzo 2006
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