Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa alcool e guida del 15 marzo 2006

 

IL GAZZETTINO (TV)

Divertirsi si può e in modo sano. Varato un progetto dall’Usl 9 con le scuole trevigiane. Ieri presentate le esperienze

Ragazzi da urlo senza droga e alcol 

Sabato 8 aprile al Teatro Sociale si terrà la convention del progetto Shout

Trasgredire con il sano divertimento voltando le spalle alle droghe e all’alcol. E’ la "voce fuori dal coro" degli studenti delle scuole superiori trevigiane che aderiscono al progetto "Shout...ragazzi da urlo", l’iniziativa avviata da quattro anni dal servizio Politiche giovanili dell’Usl 9 in collaborazione con l’area interventi educativi del Csa. Ieri mattina al Mazzotti una cinquantina di studenti degli istituti Besta, Giorgi, Alberini, Riccati Luzzatti, Mazzotti, Fermi e del Centro di formazione professionale di Lancenigo hanno raccontato le loro esperienze e annunciato la prossima convention del progetto Shout, in programma sabato 8 aprile al Teatro Sociale. Un evento-spettacolo, organizzato dai giovani per i giovani, che avrà come protagonisti i ragazzi coinvolti durante l’anno scolastico nel progetto che e ospiterà 400 studenti di vari istituti superiori. Lo scopo dell’iniziativa è quello di dar voce attraverso varie perfomance - canto, ballo e recitazione - alle emozioni, alla creatività e ai sentimenti offrendo agli adolescenti la possibilità di raccontarsi confrontandosi sul modo di intendere e vivere il divertimento, fuori dallo sballo, ritenuto l’unica forma di divertimento possibile: "Da qualche tempo c’è un canale di pensiero che vede i ragazzi come irresponsabili, a rischio nell’uso di stupefacenti e alcol - spiega il dottor Pierangelo Ostan, direttore del Servizio Politiche giovanili dell’Usl 9 - Noi che siamo vicini a loro sappiamo che non è così. E possibile conciliare la trasgressione con la salute e il benessere, anche se oggi il trend è un altro. E’ questo il messaggio del progetto". I dati dei servizi sanitari dimostrano una situazione di allarme e la necessità di porre attenzione al mondo giovanile. Usuale è il ricorso dei giovani ai servizi socio-sanitari delle Uls per incidente stradale, per overdose, per guida in stato di ebbrezza o per abuso di sostanze psicoattive e stupefacenti. La conferma arriva dagli stessi studenti del progetto Shout: "Dieci anni fa fumarsi lo spinello poteva essere considerata una trasgressione. Oggi è all’ordine del giorno. Se non fai uso di alcol o droghe sei considerato uno sfigato. Fare qualcosa di sano può essere considerata una trasgressione. Noi cerchiamo di far capire ai nostri compagni che c’è un’alternativa sana allo sballo e che vale la pena seguire la voce fuori dal coro".

Alessandra Vendrame


 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Stessi jeans, idee diversissime: un confronto-duello tra chi odia lo Stato «paternalista» e chi lo ritiene «responsabile della salute» 

Droga, la voce degli studenti

Siamo andati in un liceo ad ascoltare: pro e contro la nuova legge

BariHanno la stessa età (18 anni), gli stessi jeans (strappati) ma idee diverse. Anzi diversissime. Il tema è quello della droga, ovvero della legge Fini, quella che elimina le differenze tra droghe leggere e droghe pesanti. Siamo entrati in un liceo classico barese, l’«Orazio Flacco» e abbiamo ascoltato le voci degli studenti: voci rappresentative di un campione di ragazzi pugliesi appena maggiorenni, informatissimi, decisi a combattere per le proprie idee su tutto, e non soltanto pro e contro la libertà di drogarsi. Un universo che sembra chiuso nell’aula magna del liceo, ma è pronto ad andare a manifestare il suo «credo» per le strade del mondo: i ragazzi sembrano un fiume in piena, hanno voglia di parlare e di discutere, alzano la voce, alzano la mano, a tratti anche gridano. Ma è soltanto per dire: ci siamo, ascoltateci. E dopo tanti dibattiti tv, dopo gli esperti che si parlano addosso, abbiamo ascoltato loro, meno lontani dal mondo delle «canne», coscienti di affermare che «se il sondaggio del Cama-Lila dice che il 54% dei giovani baresi fa uso di droghe leggere, noi vi assicuriamo che non è vero, perché quelli che fumano sono molti di più». LA LEGGE «Io trovo che ci sia troppa disinformazione - dice subito Alessandro P. - sento dire in giro che non ci sarà differenza tra consumatore e spacciatore, sento dire che chi fuma lo spinello finirà in carcere. Io non ho mai fumato e mai fumerò ma trovo giusto che si sanzioni con una pena amministrativa, quale il ritiro della patente, chi si droga. Del resto, si toglie la patente a chi guida in stato di ebbrezza...». Immediata la reazione di Luca: «Ma che dici? Chi beve e guida viene punito mentre con questa legge si punisce chi si droga senza che sia al volante!». Idee opposte a confronto. «Questa legge non favorisce nessuno - sostiene Marco - ma soltanto chi fa mercato del consumo di droga e cioè la mafia. E poi infliggere pene maggiori a chi spaccia significa far alzare il prezzo, come avviene nella legge di mercato, cioè io credo che se uno spacciatore rischia il carcere da 6 a 20 anni per 10 grammi di hashish, farà in modo di spacciare coca per rischiare la stessa pena ma guadagnando di più». C’è chi se la prende con le libertà violate, chi (come Martina) contro lo Stato «paternalista»: «Non deve essere lo Stato a dirmi cosa fa bene e cosa no, voglio avere libertà di scelta. Che le leggi diano questa possibilità, poi ciascuno se la vede per conto proprio». Raffica di reazioni, tra quelli che invece pensano che lo Stato - dice Michele - debba garantire la salute del cittadino. «E allora? Perché non vieta anche sigarette e alcol?». Inizia un dibattito sugli americani che hanno portato in Italia sigarette e alcol: «Se avessero portato hashish sarebbe legalizzato?». LA POLITICA Un’ala «destra» e un’ala sinistra: i ragazzi sembrano disposti per «zone» di pensiero, come se la fascia a sinistra sia contro Fini e quella a destra lo difenda. Ma - chiediamo - si può parlare di droga e di leggi senza buttarla in politica? I ragazzi sono pronti a riconoscere la loro buona fede, anche i «nemici» nella discussione rivelano poi di avere idee opposte ma di essere grandi amici. Alessandro: «Io credo che lo Stato non debba essere portatore di una autorità etica». «Ah sì, e allora uno si sveglia e spara nel mucchio tra la gente e non dovrebbe succedere nulla?», lo aggredisce Antonella. Molti ricordano un dibattito tenuto a scuola con la presenza di esperti e sottolineano come in quell’occasione fu sostenuta la pericolosità di alcol e sigarette più che delle droghe leggere. «Quanti muoiono di tumore al polmone e di cirrosi? Quante leggi promuovono il proibizionismo di fumo e alcol?». Una ragazza spegne le certezze: «Si chiama "droga leggera" ma sempre droga è». Simona: «Io sono contro tutte le droghe». Annarita tira fuori l’esempio dell’Olanda e sboccia una nuova discussione: «Ma che dite lì, la liberalizzazione ha provocato un aumento del consumo di droghe pesanti», sbotta Michele, mentre Annarita replica: «Tu cerchi di imporre i tuoi valori sui miei. Io credo nella libertà di scelta». I GENITORI Facciamo un po’ di calcoli: se i ragazzi hanno 17-18 anni, i genitori ne avranno almeno 45-50. Ma sono famiglie in cui il dialogo generazionale non è interrotto. Anzi, tutti i presenti dichiarano nome e cognome e dicono di non avere alcuna difficoltà nell’esprimere il proprio sì alle droghe leggere e il no al proibizionismo, anche a casa. «Il paternalismo genera la voglia di trasgressione. Se tu a casa sei educato alla libertà non hai voglia di trasgredire», dice una ragazza con i capelli lunghi confusi nella sciarpa. «Un conto è la libertà, un conto è il libertinaggio», è la replica immediata. E Noemi: «E allora i genitori che ruolo avrebbero se non quello di porre dei limiti?». Un’altra Simona, carica di piercing: «I miei certo non sono a favore, ma io sono libera di esprimere le mie idee. Ognuno mostra il proprio senso di responsabilità ed è quello che conta». IL SOGNO Inutile ricorrere al suggerimento «se io fossi Berlusconi che farei...», dati i tempi incerti e le elezioni che arrivano. Ma se i ragazzi potessero sognare un modo per affrontare questo problema, certo non mancherebbero di fantasia: «Io non sogno che l’Italia diventi la Giamaica - dice Marco - ma vorrei che fosse un luogo in cui la mafia non si arricchisse sulla droga». E al suo sogno si contrappone quello di Michele, il quale invece desidera «spezzare per sempre l’idea che identifica i giovani con le droghe leggere». Giordana vorrebbe «uno Stato in cui ognuno fosse libero di seguire le proprie regole, la propria morale. Non credo che il proibizionismo sia mai stato una via». Alessia ha gli occhi da sognatrice e in effetti sogna un Paese in cui non ci sia «né fumo né droga». Qualcuno, come Elena, si preoccupa anche dei più piccoli, dei 14enni che lei stessa afferma di aver visto ad uno School party a «tirare coca». Michele spera «che tutti si rendano conto di ciò a cui vanno incontro prendendo droga»; Alessandro L. sogna che ci sia un mondo in cui «nessuno sia tanto presuntuoso da dirci ciò che è giusto, sbagliato, normale, deviato». Il tempo scorre, il dibattito si chiude insieme alle porte dell’aula magna. Usciamo. I ragazzi continuano a discutere, anche tra le scale e gli «ex contendenti», quelli pro e quelli contro la legge Fini, non sembrano più distanti. Qualcuno si abbraccia: uniti alla meta, verso un mondo più giusto. Enrica Simonetti


 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BARI)

Via al primo ciclo di incontri. Per capire i fenomeni sociali 

Bullismo, alcolismo, droghe a Ruvo «lezione» dei carabinieri nelle scuole

RuvoCombattere la microcriminalità e infondere semi di «legalità» tra i giovanissimi partendo dalle scuole. Così i carabinieri diventano «insegnanti» tra i banchi. È partito, infatti, il ciclo d’incontri tenuti dall’Arma dei carabinieri della compagnia di Trani all’interno delle scuole medie del circondario per incontrare a tu per tu i giovanissimi studenti e parlare loro del valore assoluto della legalità. Il primo incontro si è tenuto a Ruvo nella scuola media Giovanni XXIII-Carducci coordinata dalla direttrice, prof.ssa Dora Mazzilli, d’intesa col vice comandante della compagnia dei carabinieri di Trani, ten. Francesco Marziello assieme al comandante della stazione di Ruvo, mar.llo Domenico Andresani. All’incontro che, viste le domande e gli interventi degli alunni, ha suscitato interesse e non pochi riflessi positivi, è intervenuta anche la prima donna maresciallo, Luisa Vernice, da pochi giorni in assegnazione al comando di Ruvo. Linee di fondo dell’iniziativa: andare alla radice del termine «legalità» e infondere educazione prim’ancora della repressione e dell’assicurare giustizia. Linguaggio semplice e diretto. Su personalità in via di formazione e di educazione come possono essere i più giovani «parlare loro delle devianze - ha detto il ten. Marziello - è fondamentale poichè se non contrastate in tempo, possono compromettere tutta la vita futura». Esempi di bullismo, di alcolismo, l’uso di droghe, satanismo, del tossicodipendente e soprattutto di reati che danneggiano e frantumano i legami con le proprie famiglie. Per parlare poi di legalità, di rispetto delle regole e di civile convivenza tra persone come termometro di civiltà di una comunità. Il rispetto dei valori primari come l’onore, la lealtà, l’onestà, l’amicizia, oltre a quello delle leggi, della natura, delle minoranze, delle persone meno fortunate, delle altre fedi religiose, degli animali. Esempio di legalità anche attraverso l’educazione stradale. «Ogni anno migliaia di incidenti, ha concluso il comandante ai ragazzi - dovuti alla violazione del codice della strada (velocità, guida pericolosa, mancato uso del casco e della cintura) mietono giovani vittime e drammi nelle famiglie. Un tributo pesante pagato dall’intera collettività che perde un pezzo del proprio futuro. Ecco legalità significa futuro». Luigi Elicio


 
BRESCIAOGGI

CASTENEDOLO. Un doppio appuntamento con educatori ed esperti

Riflessioni contro il disagio giovanile

Questa sera alle 20.30, la sala dei Disciplini di Castenedolo ospita un incontro sul tema «Alcoolismo e gioco: malattie sociali». Alla tavola rotonda partecipano in veste di relatori la psicoterapeuta Ivana Trevisani e Alice Sandonini Servitore, insegnante del «Club alcolisti in trattamento». Intervengono anche Giovanni Brichetti, responsabile del «Centro adolescenza con le ali».

Mercoledì 29 marzo si parlerà invece di «Sostanze stupefacenti ed effetti sull’organismo». I due appuntamenti sono promossi dall’oratorio e dai delegati alle Politiche sociali del Comune.

L’obiettivo è di offrire alla comunità ed in particolare ai genitori alcuni momenti di riflessione su problemi di stretta attualità. Gli incontri offrono informazioni ma anche strumenti per interpretare e comprendere i messaggi e segnali di disagio che i ragazzi manifestano anche attraverso forme più o meno lecite di trasgressione. «Una straordinaria opportunità per genitori che vogliono continuare ad essere educatori anche quando i loro figli si fanno grandi» spiega l’assessore ai Servizi SocialiAlessandro Mariani e il responsabile dell’oratorio, don Gianni Manenti.f.d.c.


 
IL GAZZETTINO (PD)

Domani l’incontro tra associazioni di categoria e rappresentanti del Comune. Obiettivo: trovare un accordo per un consumo corretto della bevanda 

Codice per lo spritz, il confronto è aperto

La Confesercenti: «Troppi distillati dannosi. Bisogna migliorare la qualità». L’Appe: «È ingiusto accusare i baristi» 

L’accordo c’è già ma è solo di massima. E se Marco Carrai, assessore alla Polizia Municipale, è preoccupato per l’ordine pubblico, il vicesindaco Claudio Sinigaglia punta decisamente alla riduzione del grado alcolico. Più difficile è la posizione di Ruggero Pieruz, titolare del commercio che oltre a salvaguardare la salute dei giovani, deve anche tenere conto delle esigenze dei pubblici esercenti. Se il vino fa buon sangue, lo spritz continua invece ad essere indigesto per la serie di problemi che provoca. L’ennesimo tentativo per trovare una soluzione avverrà domani nel corso di un incontro tra i rappresentanti del Comune, delle associazioni di categoria (Confesercenti, Appe e Ascom) e i gestori del centro storico.

L’obiettivo? Impegnare gli esercenti ad adottare un Codice di comportamento, o meglio di autoregolamentazione nel servire la bevanda. Compito difficile ma non impossibile visto che qualcuno lo pratica già con successo da almeno un anno e mezzo. Gli "apripista" sono infatti Dario Zannoni e Mauro Marini, titolari del bar Lounge (ex Zanellato) di via dei Fabbri. «L’idea dell’autoregolamentazione l’abbiamo avuta proprio noi, - spiega Zannoni - e ci ha convinti a chiudere il locale ogni sabato pomeriggio per qualche ora. Ai clienti più giovani chiediamo sempre la carta d’identità e facciamo in modo che non si verifichino assembramenti».

Che cosa si aspetta il Comune dagli esercenti? Innanzitutto che somministrino spritz a più basso contenuto alcolico. La Confesercenti punta sulla necessità di migliorare la qualità della bevanda. Perchè, troppo spesso, a prezzi stracciati vengono spacciati per spritz distillati dannosi per la salute. Angelo Luni, direttore dell’Appe, l’associazione dei pubblici esercizi, si dichiara d’accordo. «Ma non bisogna dimenticare - dice - che l’abuso delle bevande avviene fuori dai locali, e che i gestori non possono sostituirsi alle forze dell’ordine. Non sono quindi loro a comportarsi male. L’Appe farà comunque in modo che non vengano venduti alcolici ai minori di 16 anni, come prevede appunto il codice penale.

Va tuttavia ricordato che moltissimi giovani acquistano bottiglie di vino e birra nelle botteghe e nei supermercati, bevande che poi consumano nel Ghetto».

Un paio di mesi fa l’appello ai barman delle piazze a non servire spritz a pioggia, a considerare la qualità e non solo la quantità. Finora però sono pochi gli esercenti si sono detti disponibili a sottoscrivere un codice di comportamento. L’incontro di domani dovrebbe servire ad aumentare il grado di sensibilità.

P.G.


 IL MESSAGGERO (ABRUZZO)

L’EMERGENZA 

Alcool e lavoro edile: indagine della Provincia 

Una ricerca corredata da un progetto messo in campo dalla Provincia dell’Aquila, ha evidenziato che l’alcool ed il lavoro sono un binomio ad alto rischio nel quale è il comparto edile quello più vulnerabile. L’indagine sull’uso ed abuso di sostanze alcoliche pubblicate nell’opuscolo ”Alcol e lavoro, un binomio ad alto rischio”, è stata portata avanti dall’assessorato alle Politiche Sociali dalla Società Cooperativa sociale, e dal responsabile del progetto, lo psichiatra Vittorio Sconci, volta a prevenire le conseguenze sull’uso delle bevande alcoliche. L’opuscolo si articola in 4 sezioni ed illustra in particolare le risultanze di un’indagine condotta sul comparto edile della provincia

 ASCA

La commissione LAVORO E POLITICHE SOCIALI ha redatto lo schema di intesa in materia di individuazione delle principali attivita’ lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l’incolumita’ o la salute dei terzi, ai fini del divieto di assunzione e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche.


 IL TEMPO

Dati 2005 della polizia stradale. La patente a punti salva i vicentini: 26 morti (53 nel 2002)

Meno multe. Camionisti a parte In calo anche gli scontri L´alcol resta una piaga

di Diego Neri

Migliorano i vicentini al volante. Più disciplinati che in passato: sempre inclini a bere un goccio di troppo, ma più attenti al piede sull´acceleratore e alle cinture. È il quadro che esce dall´esame statistico dell´attività della polizia stradale - l´organo deputato fra le forze dell´ordine al controllo e alla verifica su strade e autostrade - vicentina. Con un unico neo: i camionisti, spesso beccati a guidare ben oltre gli orari previsti per legge e con carichi più pesanti del dovuto. Nel complesso calano anche gli incidenti e i morti.

Le multe. Nel corso del 2005 la Polstrada di Vicenza e i distaccamenti di Schio e Bassano hanno utilizzato 4.157 pattuglie, in gran parte per i servizi di vigilanza. In totale sono state elevate più di 22 mila infrazioni (meno 8 per cento rispetto al 2004), con più di mille patenti ritirate. In calo tutti i principali tipi di multa, a partire dall´eccesso di velocità, passando per il mancato uso delle cinture (meno 36 per cento) e uso del cellulare (meno 21).

I camionisti. Gli unici a fare i furbi, per così dire, sono stati i camionisti: per la prima volta dal 2002 sono aumentati i verbali per l´eccedenza di carico e la violazione dei tempi di guida e riposo per i conducenti dei mezzi pesanti (più 47 per cento), a testimonianza di un modo di stare al volante non rispettoso e molto pericoloso per sé e per gli altri utenti della strada. La gran parte di queste infrazioni è stata riscontrata in A4.

Gli ubriachi. Un discorso a parte meritano gli ubriachi al volante. Se il loro numero è in calo (561 contro 732, meno 23 per cento), resta comunque elevato e rappresenta una piaga. Il fenomeno resta legato alle notti (l´82 per cento viene registrato fra le 22 e le 6) del fine settimana. Per questo i poliziotti del vicequestore Antonio Macagnino (nella foto in alto a destra) organizzano periodicamente dei servizi contro le stragi del sabato sera, dove vengono scovati decine di ubriachi. E l´ebbrezza (con l´alterazione da droghe) è strettamente collegata agli incidenti stradali: poco meno di uno su sei è provocato dallo sballo.

Gli incidenti. In tutti i dodici mesi, gli agenti hanno rilevato 1050 incidenti, uno su cinque in meno rispetto al 2002, l´ultimo in cui non era in vigore la patente a punti, introdotta a partire dal primo luglio 2003. «L´effetto del nuovo istituto - ha spiegato l´ispettore Andrea Berdin - sembra avere ormai stabilizzato la propria influenza. Il calo rispetto al 2004 è del 3 per cento». Sono diminuite anche le vittime - da 48 a 26 - e dei feriti - da 1265 a 983 -, mentre aumentano gli scontri con soli danni. Il maggior numero di incidenti è avvenuto in centro abitato (60 per cento), mentre solo 13 su 100 si sono verificati in autostrada, nonostante la mole di traffico. Il mese con più schianti è stato marzo, i giorni sabato e domenica; mentre i meno pericolosi sono risultati agosto e il martedì.

Le strade più pericolose. Il triste primato (calcolato sul numero degli incidenti in base alla lunghezza dell´arteria) va ancora una volta alla statale 53 Postumia, seguita dalla Valsugana, dalla statale 11 e dalla Marosticana. Fra le strade più tranquille la 246 di Recoaro. Questi dati si confermano negli anni, e dimostrano il rischio insito in alcune arterie per le quali sarebbero necessari degli interventi strutturali. Va anche detto comunque che il raggio d´azione della polstrada è sì provinciale, ma in alcuni casi limitato geograficamente: con più frequenza un incidente a Recoaro viene rilevato da carabinieri o vigili che dagli agenti.

Polizia giudiziaria. Un fronte del lavoro degli agenti di via Muggia è rappresentato dalla polizia giudiziaria, per la quale la stradale ha attrezzato da anni un ufficio che lavora in maniera apprezzabile. Ventisei complessivamente le persone arrestate: le manette sono scattate due volte per trasporto di droga (con un chilo di eroina sequestrata e quasi tre chili di hashish: il 2006 è iniziato con due arresti per 15 chili di "fumo") e altri due dopo una rapina. Le denunce sono state 143, in buona parte per i documenti falsi, in calo rispetto alle 208 del 2004. Un automobilista è finito in cella per omissione di soccorso, uno per contrabbando di sigarette e uno per omicidio: è il camionista greco bloccato in luglio dopo che nel cassone del suo tir, fermo in una piazzola di sosta lungo la Valdastico, erano stati trovati due curdi morti e due in condizioni serie per la disidratazione dopo un viaggio di 30 ore.


 BRESCIAOGGI

A gennaio la polizia stradale ha ritirato 116 patenti, ben 88 per guida in stato d’ebbrezza: non in regola in tre su quattro

Ubriachi al volante, record bresciano

A trasgredire sono i giovani: il 70 per cento dei «puniti» ha meno di 28 anni

Iniziative in alcuni locali: chi esce sobrio vince un ingresso Nei primi due mesi quindici a piedi per uso di droghe

di Daniele Bonetti

Guida in stato di ebbrezza. A Brescia una vera e propria piaga che nel 2006 sta mietendo un numero incredibile di vittime tra le patenti dei bresciani. Un fenomeno che coinvolge in prevalenza i giovani e che ha portato ad un numero record di ritiro patenti.

Nel solo mese di gennaio a Brescia sono state ritirate 116 patenti di cui 88 per guida in stato di ebbrezza; un dato che trova conferma anche nel mese di febbraio dove, a fronte di 127 ritiri, gli automobilisti «pizzicati» con una quantità di alcol presente nel sangue oltre il consentito sono stati addirittura 94. Un numero impressionante che attesta la percentuale del ritiro patente in seguito a guida in stato di ebbrezza attorno al 75 per cento. Una cifra in netta controtendenza rispetto alla media nazionale che nei primi due mesi del 2006 ha fissato attorno al 30 per cento il numero delle patenti ritirate per tasso alcolico troppo elevato nel sangue.

«Quasi il 70 per cento delle patenti che ritiriamo - confessa Mario Nigro, comandante della Polizia Stradale di Brescia - , appartengono a persone con meno di 28 anni - . La maggior parte dei ritiri riguarda la guida in stato di ebbrezza. Non è una novità che in alcune zone d’Italia si tenda a bere di più che in altre: esistono vari motivi, non solo il benessere che comunque a Brescia è abbastanza influente».

La nostra città è nettamente al di sopra della media nazionale per automobilisti «pizzicati» in stato di ebbrezza. Senza dubbio si tratta di un primato poco edificante che però deve tener conto anche dell’alto indice di motorizzazione bresciano. «Senza dubbio incide anche quello - assicura Nigro - . Però dobbiamo anche ricordare il grosso lavoro che svolgiamo: più controlli si fanno, più automobilisti indisciplinati vengono individuati. (*) Noi possiamo contare su un sistema di controllo molto radicato che senza dubbio ci porta ad ottenere risultati indicativi. Prima di lavorare a Brescia ho prestato servizio a Cosenza e la situazione era radicalmente opposta».

Per fermare la piaga degli automobilisti con troppo alcol nel sangue, la strada maggiormente percorribile sembra essere quella relativa ai continui controlli sul territorio anche se l’attività preventiva e le numerose campagne di sensibilizzazione possono senza dubbio portare qualche risultato.

«Noi cerchiamo di fare del nostro meglio - assicura il comandante della Polizia Stradale - . Ultimamente in qualche discoteca abbiamo fatto dei controlli particolari: le persone che all’uscita del locale risultavano perfettamente in linea con i valori richiesti venivano lasciate andare ricevendo in regalo il biglietto d’ingresso al locale per la serata successiva. Chi invece non fosse risultato in regola, veniva immediatamente fermato».

Se la guida in stato di ebbrezza rappresenta la causa maggiore di ritiro della patente, un ruolo di rilievo lo occupa anche la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. A Brescia nei primi due mesi dell’anno sono state ritirate 243 patenti e 15 di queste per guida sotto effetto di droghe. Una percentuale di poco superiore al 6 per cento che rappresenta un’enormità se confrontata al 2,7 per cento rilevato a livello nazionale.

«Ovviamente i motivi più frequenti di ritiro della patente sono la guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti - assicura Nigro -. È molto più raro procedere al ritiro della patente per un’infrazione al codice della strada. In qualche caso la patente viene ritirata perchè scaduta e quindi il provvedimento finisce nella statistica ma questo non comporta da parte del guidatore nessun atteggiamento sbagliato alla guida. Purtroppo i problemi sono altri e l’unica strada da percorrere è quella della prevenzione».

 

(*) Nota: si può ritenere che l’abitudine di mettersi alla guida dopo aver bevuto sia uniformemente distribuita. L’alto numero di riscontri da più la misura dell’efficienza degli organi di controllo che dell’entità del fenomeno.


 IL GAZZETTINO (RO)

CARCERE Pegoraro (Cgil) accusa l’azienda di non aver impiegato i 28mila euro della Regione per i progetti di assistenza e il ministero della Giustizia per la situazione sanitaria 

«Nessun aiuto dall’Ulss 18 ai detenuti con dipendenze»

La situazione sanitaria in carcere è drammatica. L’allarme è lanciato da Giampietro Pegoraro, coordinatore regionale della Fp-Cgil penitenziari.

«Dopo cinque anni dal suo varo definitivo - dice Pegoraro - non viene tutt’ora applicata la legge di riforma della sanità penitenziaria che prevede il trasferimento delle funzioni dal ministero della Giustizia al servizio sanitario nazionale. Impropriamente ed illegittimamente il ministero continua a esercitare funzioni sul tema della salute in carcere sottraendo al Ssn la possibilità di garantire livelli essenziali di assistenza anche per i 60.000 cittadini privati della libertà personale. Inoltre il ministero ha una responsabilità ancor più grave: quella di aver tagliato di anno in anno i bilanci di settore assicurando che nel contempo i livelli di assistenza sarebbero stati garantiti razionalizzando le spese. Dei 130 euro che però si spendono quotidianamente per custodire un detenuto solo 19 riguardano i servizi diretti alla persona. Di questi 19, 4 vengono spesi per garantire il presidio medico e infermieristiche solo 50 centesimi per la diagnosi e la cura delle malattie».

I casi più frequenti di intervento medico riguardano i detenuti che presentano dipendenze da sostanze stupefacenti o da alcol. Con un decreto del 22 dicembre 2004 la Regione Veneto ha stanziato alle Asl 747.250 euro per la realizzazione di progetti che prevedono attività di cura e assistenza ai tossicodipendenti detenuti nelle carceri venete (28.387 euro la cifra prevista per l’Ulss 18), progetti che sono già stati attivati nelle altre province. «La casa circondariale di Rovigo non ha visto nessun progetto dell’Ulss 18 in tal senso - conclude - e l’unica attività all’interno del carcere viene promossa e finanziata da gruppi di volontariato che stanno supplendo ad attività che dovrebbero essere istituzionali. Diversamente da quanto previsto dal dpr 309/96 e dal dlgs 230/99 nell’ultimo periodo abbiamo assistito anche a una diminuzione della presenza degli operatori del Sert. A questo proposito mi chiedo che destinazione abbiano preso i soldi stanziati dalla Regione e per quale motivo l’organico che per legge deve essere presente in carcere abbia diminuito la propria attività».

Nicola Zanella


 LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BARI)

altamura In un libro il racconto sconcertante di una donna pakistana  

Fakhra, rifugiata politica vittima del marito geloso

ALTAMURATestimonianza di una barbarie vissuta sulla propria carne. È ospite oggi ad Altamura, in un incontro dell’associazione «Donne in», la rifugiata politica pakistana Fakhra Younas. Un libro racconta la sua storia di donna acidificata, deturpata per sempre da un marito geloso che le ha devastato il volto rovesciandole addosso acido solforico. Una barbarie, una tortura che in Pakistan e in altri Paesi del Sud Est asiatico è purtroppo una realtà di cui molte donne patiscono le conseguenze. Mariti gelosi, possessivi, padroni, che declassano la vita e la dignità delle donne. La storia di Fakhra è raccontata nel libro «Il volto cancellato» scritto insieme alla giornalista Elena Doni. Il libro viene presentato stasera presso la sala conferenze dell’Archivio Biblioteca Museo Civico in piazza Zanardelli 18. Fakhra sarà presentata e intervistata da Teresa Carretta. Fahkra Younas ha meno di trent’anni. È oggi un simbolo ed una portavoce delle donne vittime di una barbara sopraffazione. Ha un figlio. Per lui ha scritto il libro. Fahkra era una bellissima ballerina. Innamoratissima, sposa un rampollo di un’importante famiglia pakistana. L’amato rivela il suo «volto»: un uomo geloso, egoista, brutale. In preda ai fumi dell’alcool e della sua ossessione per inesistenti tradimenti una notte, aiutato da alcuni amici, immobilizza Fahkra, le tira indietro i suoi bellissimi capelli e rovescia sul volto acido solforico. Che penetra, brucia le terminazioni nervose, trasforma i lineamenti in una maschera piatta. Il volto di Fahkra è stato così «bruciato». Da quel momento è iniziato un lungo calvario. Solo dopo sette mesi la donna è riuscita a guardarsi nuovamente allo specchio e solo dopo molto altro tempo è riuscita ad accettarsi. Vive da cinque anni a Roma con lo status di rifugiata grazie all’intervento di Clarice Felli, presidente dell’associazione Smile Again che si occupa di aiutare proprio le donne che hanno subito questa orrenda tortura. E’ stata già sottoposta ad una cinquantina di interventi. Quell’uomo crudele è stato punito con 6 mesi di prigione. Fakhra l’ha perdonato. Come ha detto in un’intervista, «un uomo così non è un essere umano, è niente». L’incontro di oggi rientra nel ciclo di appuntamenti curato da «Donne in» sulla cultura dell’anti-violenza. Il prossimo, dedicato alla Giornata mondiale della poesia, si tiene il 21 marzo (Abmc, ore 18) ed è incentrato sul progetto di scrittura creativa «Utopie sotto l’albero». Onofrio Bruno


 
ASAPS.IT

BRASILE, SQUADRA DI CALCIO TRASPORTATA SUL CASSONE DI UN CAMION. L’AUTISTA, UBRIACO, SI SCONTRA CON UN BUS E PROVOCA UNA STRAGE. 12 VITTIME

SAN PAOLO (BRASILE) – Doveva essere una giornata di festa: dopo il lavoro nei campi, i braccianti agricoli che vivono nel sertao di Bahia si erano riuniti per una partita di calcio. Finito il match, un’intera squadra è salita su un camion scoperto, per tornare a casa, condotto da un autista completamente ubriaco, che ha però sbandato finendo sulla corsia opposta proprio mentre stava sopraggiungendo un autobus. L’urto è stato terribile e 12 persone sono morte sul colpo, mentre 19 sono ricoverate in gravi condizioni nei vari ospedali della regione.


 IL RESTO DEL CARLINO

SULL’AUTOBUS

Ubriaco molesta 30enne, denunciato

L’uomo, un ucraino di 23 anni, ha sbarrato la strada alla donna che cercava di avvicinarsi all’autista pronunciando frani sconnesse 

 BOLOGNA, 14 MARZO 2006 - Ancora una volta un autobus come scenografia di una molestia ai danni di una donna. E’ accaduto ieri sera sul mezzo della linea 11/b fermo in via Rizzoli. Uno straniero ubriaco ha importunato, prima a parole poi con i fatti, una passeggera di 30 anni.

La ragazza ha raccontato alla polizia che, dopo essere salita alla fermata dell’Autostazione, ha cercato di raggiungere la parte posteriore del bus per sedersi. Lo straniero, un ucraino di 23 anni, che si trovava gia’ a bordo, le avrebbe ripetutamente sbarrato la strada, pronunciando frasi sconnesse, anche perche’ in evidente stato di ebbrezza alcolica. La trentenne si e’ cosi’ rivolta al 113 chiedendo l’intervento di una ’volante’ per calmare il giovane che, secondo quanto riferito dalla vittima agli agenti, non avrebbe comunque tentato un approccio di tipo sessuale.

Per l’immigrato, che inizialmente non voleva farsi identificare, e’ scattata una denuncia a piede libero per molestie e rifiuto di fornire le proprie generalita’ alle forze dell’ordine.


 
REPUBBLICA.IT

Iscritti nel registro degli indagati i 4 poliziotti intervenuti quella notte

Chiesto un supplemento di perizia dopo la denuncia della madre su Kataweb

Ferrara, indagati quattro agenti per la morte di Federico Aldrovandi

FERRARA - Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto il 25 settembre scorso in circostanze ancora da chiarire dopo un intervento dei poliziotti denunciato della madre sul blog di Kataweb. La procura di Ferrara ha iscritto nel registro degli indagati, per il reato di omicidio preterintenzionale, i quattro agenti (tre uomini e una donna) che quella notte effettuarono l’intervento nei pressi dell’Ippodromo. Lo ha reso noto il procuratore capo Severino Messina.

Il magistrato ha spiegato che la scelta dell’iscrizione al registro indagati è un atto tecnico deciso in questo momento, che non presuppone alcuna ipotesi di responsabilità. Ha inoltre confermato di aver disposto un supplemento di perizia sulle due consulenze depositate nelle settimane scorse dai tecnici della famiglia Aldrovandi e della procura stessa. Il nuovo esame - i cui risultati si conosceranno entro il 7 aprile prossimo - si è reso necessario a causa degli elementi divergenti emersi dalle perizie delle due parti.

La consulenza della procura parla di una asfissia dovuta ad una concausa legata all’assunzione di droghe e alcool, mentre per i tecnici della famiglia la morte sarebbe stata provocata da una "asfissia posturale", causata dalla compressione toracica ci fu sottoposto dai poliziotti. Un’asfissia "colpevole", come l’ha definita il pm Messina, mentre la procura sostiene la tesi dell’asfissia "non colpevole".

Il supplemento di perizia è stato affidato al direttore dell’Istituto di medicina legale di Ferrara, Francesco Maria Avato, "affinchè valuti anche gli aspetti tossicologici e le divergenze tra le due consulenze", ha spiegato Messina. "Non abbiamo nessun pregiudizio".

"La decisione di indagare i quattro agenti è frutto di una strategia processuale", ha proseguito il pm, "non vi sono elementi di novità nell’inchiesta dal punto di vista probatorio". Intanto il pm titolare dell’indagine, Mariaemanuela Guerra ha lasciato l’inchiesta per motivi personali e familiari e ora è nelle mani del pm Messina che dovrà valutare affidarla a un nuovo sostituto.


 
IL MESSAGGERO

Maxirissa alla vigilia della partita Roma- Middlesbrough. Una decina i feriti, fortunatamente non gravi, medicati in ospedale 

Campo de’ Fiori, si scatenano i tifosi inglesi
Nella piazza volano bottiglie e tavoli tra la gente che urla agli agenti: «Fermateli, fermateli» 

di MARCO DE RISI

Momenti di tensione, oltre dieci feriti, disagi fra i residenti e super lavoro per le forze dell’ordine.

E’ quanto accaduto verso la mezzanotte a piazza Campo de’ Fiori dove è scoppiata una mega rissa fra i tifosi della squadra inglese del Middlesbrought che oggi affronterà la Roma nella gara di ritorno per coppa Uefa.

Tanti fra passanti e commercianti hanno telefonato al 113 e al 112 per segnalare decine di persone che se le davano di santa ragione nella storica piazza di Giordano Bruno.

La rissa, almeno dalla prima ricostruzione, è esplosa pochi secondi dopo un principio d’incendio in una birreria. Per fortuna le fiamme non sono divampate e pare che, sarebbero stati alcuni tifosi inglesi a causare il piccolo incendio. Subito dopo almeno una trentina di persone hanno iniziato a picchiarsi. Tavolini che volavano e fuggi fuggi generale. La polizia è intervenuta tempestivamente e in forze. Alcune pattuglie che si trovavano nella piazza hanno chiesto rinforzi. Nel giro di pochi minuti almeno una decina di equipaggi del 113 erano sul posto, tra le gente che gridava alla polizia: «Fermateli,fermateli». Gli agenti hanno adottato la massima cautela nell’entrare nella piazza sapendo bene che c’era il rischio di rimanere imbottigliati fra i vicoli e schiacciati dai rissosi. Alcune pattuglie sono entrate da via dei Baullari altre da piazza della Cancelleria. A dare manforte alle "volanti" sono intervenuti anche alcune pattuglie dei carabinieri.

Qualcuno ha lanciato una bottiglia contro un’auto delle forze dell’ordine che, comunque, in pochi minuti hanno riportato la calma. Non si conoscono i motivi del violento corpo a corpo. Molto probabilmente ad accendere gli animi è stato l’alcol bevuto in gran quantità dai tifosi inglesi e gli sfottò degli italiani. In un primo momento sembrava che nel parapiglia fossero coinvolti anche tifosi della Roma. Ma la notizia non ha trovato conferma. Gli inlgesi feriti sono almeno una decina. Qualcuno di loro è stato medicato sul posto nelle ambulanze nel frattempo intervenute. Altri feriti più gravi sono stati portati in ospedale. La polizia ha fermato una decina di tifosi che rischiano l’arresto per rissa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Gli agenti hanno faticato non poco nel separare i rissosi. Per questo c’è anche qualche poliziotto contuso. Una decina di tifosi inglesi sono stati portati al commissariato "Trevi Campomarzio".


 L’ADIGE

È passato con il rosso senza la cintura. Record di infrazioni per un cinquantenne fermato in città

Ubriaco alla guida perde 21 punti dalla patente

È stato fermato dalla plizia municipale perché aveva passato l’incrocio nonostante il semaforo rosso. Ma è stato multato anche perché non indossava la cintura di sicurezza ed inoltre la patente gli è stata ritirata per guida in stato d’ebbrezza. Ha praticamente esaurito i punti della patente l’automobilista cinquantenne che ieri pomeriggio viaggiava dopo un’abbondante bevuta fra via Brennero e piazza Centa. All’occhio attento del vigile non è sfuggita la prima infrazione: passaggio con il rosso, ossia meno sei punti sulla patente. Quando l’uomo si è accostato a bordo strada, l’agente non ha potuto non notare un’altra anomalia: guida senza cintura di sicu

Giovedì, 16 Marzo 2006
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