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Rassegna stampa alcool e guida dell’8 marzo 2006

VIRGILIO NOTIZIE

8 MARZO/ PER LE DONNE 10 REGOLE PER RESTARE IN FORMA

Più attività fisica, evitare fumo e alcool e proteggere la pelle

Roma, 8 mar. (Apcom) - Maggiore attività fisica, miglior rapporto con il medico, evitare fumo e alcol. Queste alcune delle regole che fanno parte del decalogo presentato questa mattina al ministero della Salute dalla commissione Salute donna, presieduta dal sottosegretario Domenico Di Virgilio.
Questo decalogo fa parte del documento conclusivo dello studio che la commissione ha svolto sulla realtà femminile da novembre a oggi.
"Questo documento - ha spiegato Di Virgilio - verrà presentato alle Regioni, agli enti locali, a tutte le istituzioni, anche europee, alle associazioni di volontariato. Si tratta - ha aggiunto - di un decalogo molto originale che ha come obiettivo quello di aiutare le donne a curare alcuni aspetti tra cui l’attività fisica, l’alimentazione, il rapporto con il proprio medico".
Ecco i consigli suggeriti dalla commissione: 1) agire contro i quattro grandi rischi: fumo, alcool, cattiva dieta, inattività fisica: questi rischi pregiudicano per oltre il 50% la tua salute. 2) curare il rapporto con il tuo medico: è importante il dialogo con l’operatore sanitario che si occupa della tua salute. 3) comprare un contapassi: camminare fa molto bene, poche migliaia di passi al giorno riducono enormemente i rischi per la salute. 4) bere molto: il corpo necessita di molti fluidi ogni giorno. 5) Proteggere la pelle: richiedi un esame generale della pelle una volta l’anno e proteggila dall’esposizione al sole. 6) Pensare ai colori quando si mangia: i cibi con colori brillanti sono più salutari (pomodori, peperoni, arance, broccoli, frutta). 7) Trovare alternative allo zucchero ed al sale: abituiamoci a farne a meno o ad usare dolcificanti ed altre spezie al posto del sale. 8) Imparare un nuovo sport: la varietà dell’esercizio migliora la tua performance. 9) Preferire il lavoro di squadra: trovare compagnia nelle tue attività per la salute ti aiuterà. 10) Identificare e contattare il proprio servizio sanitario: cercare associazioni, siti internet dedicati alla salute per sapere chi chiamare in caso di necessità.


IL MESSAGGERO

Aumentano i ricoveri per le malattie cardiovascolari: quasi mille in più lo scorso anno rispetto al 2004 

Sempre più donne a rischio infarto 

Cosentino, cardiologo: «Lavorano, mangiano male, fumano troppo» 

di MARCO GIOVANNELLI

L’infarto colpisce in maggioranza gli uomini ma i cardiologi sono preoccupati per l’impennata di malattie cardiovascolari nelle donne romane. «Nei reparti di cardiologia e nelle unità coronariche - spiega Francesco Cosentino, cardiologo e ricercatore al Sant’Andrea, sede della seconda facoltà di medicina della Sapienza - la maggioranza dei ricoverati è donna. Perché? Nell’ultimo ventennio sono cambiati gli stili di vita femminili e stiamo verificando i riflessi sulle donne che ora hanno superato i 60 anni. Dai nostri studi emerge che la donna che ha lavorato si è anche alimentata peggio dedicando poco tempo alla cucina ed è ingrassata, ha avuto più stress e spesso è ricorsa al fumo delle sigarette».

Lo scorso anno negli ospedali del Lazio ci sono stati 10.398 ricoveri (6.999 uomini e 3.399 donne) mentre nel 2004 erano stati 9.547, il 70 per cento con più 60 anni. «C’è un grosso aumento di malati giovani: una volta l’arteriosclerosi era una malattia degenerativa dell’anziano mentre oggi stili di vita sbagliati portano a un rapido processo di invecchiamento delle arterie», aggiunge il professor Cosentino, durante la presentazione della quarta conferenza nazionale della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare, la Siprec presieduta dal professor Massimo Volpe: «Basta chiedere consiglio al medico di famiglia per prevenire le malattie del cuore». «Per gli uomini c’è sempre in agguato la buona tavola e l’alcol - ha detto Renato Lauro, preside della facoltà medicina di Tor Vergata - mentre nelle donne il rischio viene dal fumo soprattutto tra le giovani».

Ma pochissimi, solo il 3,9 per cento, i romani che hanno paura dell’infarto e sono consapevoli dei pericoli che certi atteggiamenti comportano. «Le malattie del cuore sono la prima causa di mortalità in Italia ma quasi tutti hanno paura del cancro - dice il cardiologo del Sant’Andrea -. L’infarto non è un cataclisma ma si può prevenire. Non serve la palestra ma passeggiare e dimenticarsi dell’ascensore, non bisogna aspettare la pressione alta o il colesterolo alle stelle ma cominciare a preoccuparsi quando i valori sono leggermente alterati. E poi bisogna stare attenti al centimetro: una circonferenza addominale superiore a 102 centimetri per gli uomini e a 88 per le donne, rappresenta un altro fattore di rischio».

Prevenire significa anche un approccio diverso nel momento dell’emergenza: solo il 48 per cento degli infartuati arriva in ospedale entro le due ore e la colpa dei ritardi sta nella decisione del paziente nel cercare il soccorso. Fondamentale è anche la scelta dell’ospedale perché effettuare la coronarografia (che fa vedere subito dove l’arteria coronarica è ostruita) ed eseguire l’angioplastica primaria (cioè in emergenza, per riaprire l’arteria evitando la morte delle cellule cardiache) contribuisce sensibilmente al recupero del paziente.

Nel Lazio però c’è una sanità a due velocità. Secondo un recente studio, nel 2004 nei laboratori regionali di emodinamica sono state eseguite 20.593 coronarografie e 8.428 angioplastiche. In particolare sono state eseguite 19.474 coronarografie a Roma nei diciannove laboratori di emodinamica, 388 a Frosinone e 731 a Viterbo. Per quanto riguarda le angioplastiche, sono stati effettuati 8.116 interventi a Roma, 71 a Frosinone e 241 a Viterbo. Inoltre nel Lazio nel 2004 sono state eseguite 1.149 angioplastiche primarie in corso di infarto miocardico acuto. In particolare 1.136 a Roma, 2 a Frosinone e 11 a Viterbo.


BRESCIA OGGI

I dati di un’indagine condotta nell’Ovest bresciano tra Palazzolo e Capriolo, fra gli alunni delle medie

La droga si conosce a 13 anni

Quattro pre-adolescenti su 10 frequentano ambienti dove circola

di Paolo Tedeschi

Palazzolo, Erbusco, Pontoglio, Cologne e Adro : 4 pre-adolescenti (età media 13-14 anni) su 10 frequentano ambienti in cui circolano sostanze stupefacenti.

Un’inedita indagine sul rapporto tra i pre-adolescenti di Palazzolo, Cologne, Erbusco, Pontoglio e Adro e le sostanze stupefacenti (incluso l’alcool) : è quanto hanno realizzato la Fondazione «E. Galignani» di Palazzolo sull’Oglio e la Cooperativa sociale «La Scotta» di Capriolo tramite un questionario individuale somministrato a 355 studenti (il 48% maschi e il 52% femmine) delle classi terze delle scuole medie «King» e «Fermi» di Palazzolo, di San Pancrazio, Erbusco, Pontoglio e Cologne.

Quest’universo di 355 giovani, tredicenni (il 61% del totale), quattordicenni (il 35%) e d’età compresa tra i 15-17 anni (4%), durante l’anno scolastico 2004-5, nel 96% dei casi ha accettato di rispondere alle domande. Le prime anticipazioni dell’indagine (che sarà presentata a breve in un incontro pubblico insieme ai dati di Capriolo, attualmente in fase di elaborazione) sono state fornite a Bresciaoggi dall’educatore dell’ente «Galignani» Luca Frettoli.

Quasi 4 ragazzi intervistati su 10 (per l’esattezza il 37%, il 34% dei maschi e il 39% delle femmine) sono stati testimoni della circolazione di sostanze stupefacenti. Il fatto è avvenuto, principalmente, nei luoghi della cosiddetta informalità (ad esempio al bar, allo stadio, in strada, in piazza, pub… e in tutte le altre situazioni non strutturate, preferite proprio perché prive di strumenti di controllo da parte del mondo degli adulti) e, seppure in misura decisamente minore (lo segnala solo l’8% degli intervistati), anche a scuola e all’Oratorio. Le sostanze che i ragazzi dichiarano essere più utilizzate, secondo le proprie conoscenze, risultano la cocaina (segnalata dall’89% degli intervistati), la marijuana (87%), l’alcool (82%), cui seguono l’eroina, l’ecstasy e gli psicofarmaci.

«Aver visto stupefacenti che circolano è una cosa, naturalmente, usarli un’altra. Ma, indubbiamente - spiegano gli educatori e gli psicoterapeuti che hanno condotto l’indagine - questa prossimità alle sostanze (vale a dire avere possibilità di…) va attentamente considerata». Interpellati su dove andrebbero a cercare le sostanze, gli intervistati rispondono quasi tutti (è stata indicata da ben 333 intervistati su 355) in discoteca, in strada (270 segnalazioni), nelle birrerie/pub (240), allo stadio (156), da amici (143), in sala giochi (109), nelle comitive (84), ma pure a scuola (66) e in oratorio (58). Che fare, dunque, per aiutare i giovani a fronteggiare con consapevolezza e responsabilità i rischi e le tentazioni di far uso di sostanze durante la loro crescita? Serve prevenzione, e, naturalmente, informazione. Le fonti di informazione segnalate dai ragazzi intervistati vedono una netta prevalenza dei mass-media, in particolare la tv (86%) e i giornali (63%), seguiti a distanza dalla scuola (46%) e dalla famiglia (31%).

Sull’efficacia e l’utilità delle informazioni fornite l’universo si spacca in due : metà riconosce a tali mezzi i caratteri di chiarezza e di precisione delle conoscenze fornite, l’altra metà, invece, la critica a testa bassa («criminalizza tutto e tutti», «mette in evidenza solo i rischi del consumo», «risulta banale», «usa solo termini medici che non capivo»). Preoccupa che a fronte di un 79% di ragazzi intervistati che hanno avuto modo di parlare di questi temi (soprattutto con gli amici, seguiti, in ordine d’importanza, da genitori, gli insegnanti e gli educatori), ne esiste un 21% che non ha ancora avuto alcuna possibilità di possibilità di parlare con nessuno del problema. Circa l’atteggiamento verso chi usa sostanze, il 52% degli intervistati si dichiara indifferente (riconoscendosi nelle frasi «non mi pongo il problema», «sono affari suoi», «faccio finta di niente» o «sono indifferente»), gli incerti e i titubanti («non so cosa fare” e “non so cosa dire») sono il 22%, provano disagio o paura il 19%, i «tolleranti» verso il fenomeno sono invece l’1%, a fronte di un 12% che «non lo tollera» o «si arrabbia» e ad un misero 1% che si dice disponibile ad aiutarlo.

La «sete» di avere più informazioni sull’argomento delle sostanze è però molto sentita (dal 76% degli intervistati). Interessano, in particolare, gli effetti delle sostanze (256 segnalazioni), le motivazioni di chi consuma (162) e i modi corretti di rapportarsi con chi consuma (116).

«L’informazione, però, da sola, non basta - spiega in estrema sintesi Luca Frettoli, educatore del Centro di Aggregazione Giovanile "La Base" di Palazzolo che segue anche lo spazio giovanile "La Veranda" - né la risposta all’emergenza droga può essere data solo con iniziative punitive, repressive e custodialistiche. Il pre-adolescente, ma anche l’adolescente e il giovane, va invece "accompagnato" nella sua crescita affinché abbia più fiducia in sè stesso e nelle tappe-chiave del suo sviluppo riesca ad affrontare e gestire in modo consapevole emozioni, eventi e relazioni. La vera prevenzione si fa proprio facendo leva sulle sue capacità, abilità e competenze, offrendo spazi di espressione e aggregazione in cui, accompagnato da un educatore, possa progressivamente assumersi delle responsabilità. Solo così, accettando quello che lui è e ciò che lui ama, può inserirsi un’efficace azione educativa tesa a proporgli modelli, regole e atteggiamenti che scoraggiano la sua assunzione di comportamenti a rischio


 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (CAPITANATA)

I dati del sert. E l’alcol contagia le donne. La coca non è più per i ricchi. 

Droga, ora il consumo dilaga

Coinvolto il 34 per cento della popolazione tra i 15 e i 40 anni

«Oggi, contrariamente a quanto si credeva in passato, il fenomeno delle tossicodipendenze non solo si è ampliato nelle dimensioni, ma si è anche differenziato e ha reso più complesse le procedure e le attività sia di monitoraggio che di indagine e di cure di questo fenomeno». Lo ha sottolineato il direttore generale della Ausl Fg/3, Attilio Manfrini, in una conferenza stampa nella quale ha presentato, insieme col responsabile del Dipartimento per le dipendenze patologiche, Giuseppe Mammana, i dati salienti per l’anno 2005. «Oggi si registrano nuovi abusi - ha proseguito Manfrini - sia di sostanze stupefacenti che di alcol. E’ cambiata anche l’utenza delle tossicodipendenze. Una volta si diceva che la cocaina era la droga dei più abbienti, oggi invece non è più così perchè questa dipendenza patologica si diffonde anche attraverso strati diversi della popolazione, fasce di età e classi sociali differenziate. Il problema non può essere affrontato solo dalla struttura pubblica perchè c’è necessità del concorso di tutte quante le istituzioni, come la scuola, la famiglia, le organizzazioni religiose e richiede un grande coinvolgimento». «La nostra attività - ha detto Mammana - ha bisogno di essere conosciuta dal territorio perchè l’incidenza del fenomeno della tossicodipendenza cresce nella disattenzione generale e diventa difficile esercitare azioni preventive. Gli utenti che hanno preso contatto con il servizio territoriale di Foggia nell’anno 2005 sono stati 1688, dei quali 323 in carcere e 160 nelle comunità terapeutiche». La sostanza d’abuso prevalente è l’eroina; i nuovi utenti, però, si concentrano soprattutto sull’uso della cocaina, ma anche il consumo della cannabis ha avuto un notevole incremento. Per quanto riguarda invece la dipendenza dall’alcol c’è una grande prevalenza di consumo di vino, poi di birra, superalcolici e, infine, aperitivi e amari: questi ultimi soprattutto tra le donne, specie casalinghe. La tipologia superalcolici è quella dei giovani con un rapporto tra maschi e femmine di 1 a 4 (una donna ogni 4 uomini). «Uno degli aspetti più importanti - ha precisato Mammana - è quello della prevenzione. I dati ci dicono che rapportati alla popolazione generale del nostro distretto che è di 255.371 unità il totale dei contatti clinici del Dipartimento è stato di 2008 persone e rappresentanno lo 0,8%». «I dati in nostro possesso dimostrano che l’8,5% della popolazione tra i 15 e i 40 anni entra in contatto con le sostanze stupefacenti nel nostro territorio, e il 34% della popolazione tra i 15 e i 40 anni è coinvolta direttamente o indirettamente nel fenomeno della tossicodipendenza. Questo è un dato di grande preoccupazione - ha concluso Mammana - pertanto inviamo una sollecitazione forte alle amministrazioni comunali affinchè facciano i Piani di zona concordando le iniziative con la Ausl e il nostro Servizio».


 

PSICOCAFE’

Slot Machine e gioco d’azzardo

L´Osservatorio Epidemiologico Metropolitano Dipendenze Patologiche dell´Azienda USL di Bologna ha pubblicato i risultati di "Silver Shadow", un´indagine sui frequentatori dei bar, unica nel suo genere, che ha coinvolto 308 persone e 26 locali bolognesi.

In particolare è stato evidenziato che il 15% dei frequentatori ha problemi con il gioco d´azzardo e la presenza di una slot machine in quasi il 77% dei locali aumenta la probabilità di sviluppare una dipendenza patologica.

Il 47% del campione ha avuto problemi di tipo psicologico (depressione, ansia, distrurbi del sonno), il 15% ha avuto un incidente stradale o un ricovero ospedaliero. Il 30% ha usato cannabinoidi, il 10% cocaina, il 3% extasy o popper, il 2% eroina o psicofarmaci. Dall´indagine emergono anche una serie di comportamenti a rischio: il 30% dei 308 intervistati ha infatti guidato dopo aver consumato alcolici, l´11.4% è a rischio di gioco d´azzardo, il 4% è un giocatore patologico, l´11% ha consumato alcol e stupefacenti nella stessa serata, il 6% mix di droghe. (*)

Si individua dunque un gruppo sociale dalle caratteristiche di forte suscettibilità alla dipendenza patologica da sostanza e da gioco d´azzardo. La presenza di slot machine nei bar costituisce un’esca pericolosa.

L´Osservatorio propone strategie di prevenzione a mio avviso piuttosto complesse da realizzare come l´ addestramento degli operatori alla individuazione di soggetti problematici (con quali competenze?) e l’ istituzione di linee verdi di aiuto.

Fra le indicazioni sono state contemplate anche: l´ applicazione del divieto di accesso per minori, l’ estensione dei divieti di accesso dei minori a giochi con premi elevati, l’ introduzione della raffigurazione dei rischi del gioco d´azzardo nei programmi scolastici ed in quelli rivolti ai genitori. Eppure a giudicare dalla composizione del campione intervistato questi suggerimenti appaiono quantomeno fuori fuoco. Il campione infatti è costituito da adulti , per lo più maschi (85%) di età media 43 anni!

Ridurre drasticamente il numero delle slot machine è troppo illiberale? (**)

 

(*) Nota: una dipendenza tira l’altra. Il cambiamento aiuta il cambiamento. Così come qualsiasi comportamento a rischio ne facilita altri, qualsiasi intervento utile a ridurre un comportamento a rischio facilita altri cambiamenti positivi.

(**) Nota: fino a qualche anno fa le slot machine erano confinate nei casinò. Non se ne sentiva certo la mancanza. La loro eliminazione sarebbe una benedizione per molte famiglie e pure un incentivo in meno a bere. La difficoltà maggiore sta forse nei mancati guadagni del ministero delle finanze.


 
IL MESSAGGERO (FROSINONE)

Nei supermercati e negli alimentari maggioranza d’accordo con il provvedimento. Ma c’è anche chi manifesta perplessità 

E i cassieri diventano anche poliziotti 

Palestrina: positive reazioni al veto sulla vendita dei superalcolici agli under 16 

di MASSIMO SBARDELLA

A Palestrina, per combattere il vandalismo, pizzicaioli e cassieri si trasformano in poliziotti. Dopo l’ordinanza con cui il sindaco Rodolfo Lena estende alle attività commerciali il divieto di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche ai minori di 16 anni, già in vigore per legge negli esercizi pubblici, l’attenzione degli operatori dovrà essere massima.

Nonostante un incremento di oneri e responsabilità, però, i commercianti reagiscono positivamente al provvedimento. «Ho sentito la notizia per radio - commenta Giuseppe, titolare dei supermercati Issimo e Sisa - e sono stato contento. Credo, anzi, che una decisione del genere dovrebbe essere presa a livello nazionale. Qui, comunque, sabato pomeriggio ho dovuto mandar via tre ragazzini che volevano acquistare una bottiglia di grappa. Anche prima dell’ordinanza sono sempre stato molto attento».

Diversa la situazione agli Scacciati, nel quartiere storico di Palestrina, dove Andrea, il negoziante, ci tiene a precisare: «Da me vengono per lo più famiglie della zona. Se arriva il minore con la lista della spesa della madre lo conosco, so che è un cliente abituale. Vuol dire che adesso non darò alcolici neanche a lui. D’altronde non è la fine del mondo: in tutta Europa funziona così». «Superalcolici no - aggiunge invece Stefania, che ha il negozio vicino le scuole - al massimo qualche birra. Ma può capitare una volta. La seconda ci penso bene, come con quel ragazzino che mi ha chiesto per due giorni di fila una lattina di birra per il professore». «D’altronde - racconta - solo per un caso mia figlia non era sul castello gonfiabile quando sono caduti i tre bambini. Eravamo lì sotto. Quel che è successo ha dell’incredibile e se davvero è stata una bravata la cosa è gravissima».

In viale Pio XII i Grandi Magazzini Sebastianelli sono senza dubbio il supermercato più frequentato di Palestrina. Nonostante le diverse casse in funzione il dover far rispettare l’ordinanza non spaventa nessuno. «Devo dire - ammette Alessandro Sebastianelli, il titolare - che questo fenomeno da noi non c’è. Né temo l’equivoco del ragazzo che fa la spesa per casa: non se ne vedono da anni. Attaccheremo l’ordinanza bene in vista e quando ci sarà il dubbio che un ragazzo abbia o meno 16 anni gli chiederemo il documento. E’ una difficoltà in più, rispetto alle tante che già ci sono, ma se è un segnale che va dato saremo i primi a collaborare». «In realtà - aggiunge - credo che l’alcolismo giovanile vada combattuto innanzitutto tenendo sotto controllo i locali di somministrazione. E’ difficile, infatti, che uno si ubriachi nel pomeriggio quanto, piuttosto, la sera con gli amici».

«Ho letto la notizia sul Messaggero - dichiara Egidio, al Minimarket di Carchitti - ed ho già messo un annuncio all’ingresso. Il provvedimento è giusto ma qui da noi questo non succede. A Carchitti il controllo dei genitori è maggiore e qualche sberla i ragazzi ancora la prendono».


 
IL MESSAGGERO (FROSINONE)

Molti i contrari: «E’ difficile controllare, inoltre i problemi non si risolvono così» 

Il divieto di vendita delle bevande alcoliche ai minorenni non trova emuli e consensi nel territorio dei Castelli Romani: patria del buon bere. «E’ un’iniziativa che lascia il tempo che trova - commenta Maurizio Tamburrano, direttore del consorzio tutela vini Frascati doc - Infatti non penso che il divieto possa scoraggiare i giovani nel consumo di alcol. Per intervenire seriamente su questo problema ci vogliono progetti ed interventi mirati. Inoltre è molto difficile il controllo». Sulla stessa posizione sono diversi produttori e titolari di aziende vitivinicoli che vedono «l’ennesima caccia alle streghe».

«Se gli amministratori prenestini - afferma Roberto Buglia, sindaco di Monte Porzio Catone - hanno preso una decisione del genere, vuol dire che c’erano buoni motivi. Nei paesi dei Castelli Romani, per fortuna, non abbiamo evidenziato problematiche del genere nella fascia di età adolescenziale».

 

(*) Nota: non crediamo che esista un posto in cui gli adolescenti non manifestino dei problemi. Crediamo invece che una valutazione vada fatta da chi si intende di adolescenza, non da chi si intende di vini.


TGCOM

Asl toscane,stanza per drogarsi

Proposta shock dei Verdi. An: è folle

"Meglio che i drogati si buchino in un luogo protetto e pulito dove nessuno li denuncia che in un giardino pubblico". E’ con questa motivazione che il partito dei Verdi in Toscana ha presentato una proposta di legge per istituire a livello regionale delle stanze per drogarsi dentro le Asl. Un’idea shock che ha subito trovato contro le comunità di recupero e Alleanza Nazionale che bolla la legge come teoria folle.

L’idea è stata avanzata dal consigliere regionale dei Verdi, Fabio Roggiolani. "E’ un approccio diverso nei confronti del tossico che troverebbe uno spazio dove sentirsi accolto, dove nessuno lo denuncia. Meglio che vederli bucarsi in luoghi pubblici, situazioni di emarginazioni sociale con cui la gente non vuole più convivere". La legge prevederebbe l’istituzione di una stanza all’interno delle Asl in cui tossicodipendenti e alcolizzati possano essere accolti e assistiti. (*)

Immediata la reazione degli esponenti di An, il partito che a livello nazionale ha portato avanti la legge sulla penalizzazione anche delle droghe leggere. "La stanza del buco libero dimostra che la filosofia di questa legge è la riduzione del danno per chi si droga: una teoria giustificazionista che negli anni ha creato danni irreparabili", ha detto il consigliere regionale di An, Achille Totaro.

Ma sulla safe injection room ci sono pareri discrepanti anche tra gli addetti ai lavori. Se alcuni tossicologi si schierano a favore, alcune comunità di recupero la bocciano in toto: è una condanna a morte per i giovani.

 

(*) Nota: come prima impressione, riguardo agli alcolisti, non si direbbe che abbiano bisogni di ulteriori posti in cui bere. Tuttavia può essere utile offrire più opportunità a persone che diversamente non entrerebbero in contatto con servizi e strutture. Luoghi dove mettere in discussione il proprio bere o limitarne i danni.


 
CORRIERE ROMAGNA

“Promozione coi dj, faremo il pieno di balordi”

RICCIONE - Alla fiera turistica di Berlino da oggi al 12 marzo Riccione porterà dj, animatori, buona cucina e vocalist grazie al consorzio Marano doc. “Così quando in estate ci ritroveremo ragazzi stranieri ubriachi con tutti i problemi che questo comporta, sapremo il perché” attacca il presidente della Cooperativa bagnini Enzo Manzi. Dopo anni di partecipazione dei bagnini all’Itb, questa volta sarà la nuova tendenza dei locali notturni sulla spiaggia ad avere il pallino in mano anche se verrà presentato un dvd che proporrà tutte le caratteristiche della città. “Rischiamo di andare incontro a disagi solo per agevolare quei pochi locali sulla spiaggia del Marano - prosegue Manzi -. La situazione è preoccupante. All’estero daremo una immagine della città diversa dal balneare. Ma non dobbiamo dimenticare che da noi vengono tantissime famiglie e non credo che saranno contente dei “casini” notturni. Mi dispiace che la Promhotels si presti a questo gioco sposando la trasferta di Berlino”. Polemico con la novità promozionali riccionesi è Renato Santi presidente della Cooperativa bagnini adriatica. “Purtroppo non è una novità che il Comune spinga il fenomeno dei locali sulla spiaggia - premette Santi -. Come riccionesi possiamo inventarci tutte le nuove mode che vogliamo, ma dobbiamo essere consapevoli che prima di tutto il nostro è un turismo balneare. Così è stato in passato e così deve essere. Con le altre offerte della città abbiamo il compito di arricchire il prodotto balneare. Ci preoccupa il fatto che all’estero daremo un’immagine che invece punta sulle discoteche, sui locali di spiaggia e sulla notte”.C’è un altro aspetto della fiera di Berlino che poco convince i bagnini. “Lo scorso anno la fiera fu molto fiacca e tranne noi al nostro stand nessuno fece feste. Da anni partecipiamo, ma come bagnini non abbiamo visto alcun ritorno in termini di presenze in spiaggia”.

a.ol.


 
LAUTOMATICO

LOTTA CONTRO IL DIABETE  

PUNTO BAR: L’ALCOL ALLEATO NELLA LOTTA CONTRO IL DIABETE     

Scritto da Anna Maria Rengo mercoledì 08 marzo 2006

Un calice di vino, o un buon aperitivo, possono combattere il diabete. E i tanti luoghi comuni (alcuni veri!) che bollano il consumo di alcol come dannoso per la salute.

Vero, verissimo, quando se ne fa un abuso, ma molti studi epidemiologici dimostrano che l’alcol bevuto con moderazione abbassa l’incidenza di infarti nella popolazione. L’ultima conferma arriva dai ricercatori del progetto Diabetes and Obesity Research Program, che hanno pure dimostrato i benefici dell’alcol contro il diabete.

È stato osservato un miglioramento nella fase postprandiale, dopo aver assunto insieme al pasto 15 grammi di alcool, che corrispondono a circa un bicchiere o un bicchiere e mezzo di bevanda alcolica. Gli autori precisano che non avendo fatto distinzioni sul tipo di bevanda alcolica consumata, i benefici sono attribuibili all’alcol in sé più che a uno o più particolari componenti della bevanda stessa. (*)

Non solo: è dimostrato che le persone che bevono con moderazione hanno buoni livelli di grassi nel sangue, migliore sensibilità insulinica, bassa quantità di grasso addominale rispetto a chi non beve affatto o beve senza limitazioni.

 

(*) Nota: se l’alcol ha degli affetti terapeutici andrebbe prescritto come le medicine. E dato che è una droga dovrebbe essere soggetto alle stesse regole che disciplinano gli stupefacenti.


 

ANSA

MUORE IN INCIDENTE STRADALE, NEL ’92 AVEVA TRAVOLTO 2 BIMBE NELL’INCIDENTE DI OGGI MORTA ANCHE DICIOTTENNE

BOLZANO, 8 MAR - Nel ’92 aveva travolto e ucciso due bambine guidando ubriaco, oggi lui stesso e’ morto in un incidente stradale nel quale anche una ragazza di 18 anni ha perso la vita. Si tratta di Otto Moelgg, 50 anni di Cadipierta in Valle Aurina. La seconda vittima di oggi e’ Michaela Voppichler, 18 anni di Campo Tures. Secondo una prima ricostruzione della dinamica dell’incidente fatta dai carabinieri, l’autovettura guidata da Moelgg e’ finita sulla corsia opposta, forse per l’alta velocita’, scontrandosi con un fuoristrada. L’uomo e la ragazza sono morti sul colpo, mentre una donna che era alla guida del fuoristrada ha riportato ferite lievi. Moelgg, che all’epoca del primo incidente faceva il camionista e che ultimamente era impiegato come guardiano presso una cava di pietra, era stato condannato a due anni di reclusione dal pretore di Brunico per la morte di due bambine di undici anni che furono investite e uccise il 29 ottobre del 1992, a Stegona vicino a Brunico. Le vittime, Andrea Obexer e Katharina Oberhollenzer, camminavano ai bordi della strada tornando a casa da una lezione di canto. L’investitore era proprio Otto Moelgg, che guidava in stato di ubriachezza, dopo aver partecipato a una festa.


 

IL SECOLO XIX

Ubriache in auto minacciano agenti «Vi tagliamo la gola»: denunciate

Pomeriggio folle di due signore che seminano panico in via Sarzana

Hanno celebrato la festa della donna con un giorno d’anticipo, ma alla fine sono state denunciate per una serie di reati che non si confà alle rappresentanti del gentil sesso: ubriachezza e minacce a pubblico ufficiale. Il pomeriggio bravo di due signore, oltretutto non più ragazzine da colpi di testa, è iniziato verso le 18 quando numerosi automobilisti hanno chiamato il 113 segnalando le pericolose evoluzioni di una Opel Tigra lungo l’Aurelia, nel tratto dal Termo a Migliarina. Sorpassi alla Schumacher, slalom degni di Giorgio Rocca, velocità sostenutissima. Le telefonate sono state dirottate ad una pattuglia della stradale che ha incocciato la vettura nei pressi di Migliarina, poco prima della chiesa. La Opel Tigra, che aveva scambiato via Sarzana per il circuito di Monza, si è subito arrestata quando i poliziotti hanno esposto la paletta. Ne sono uscite due donne, una di 52 anni, l’altra di 32, entrambe spezzine che si sono gettate - barcollando - in mezzo alla strada inveendo contro gli agenti ma anche rischiando di venire travolte dalle altre vetture in transito. «Vi tagliamo la gola», avrebbero detto le due signore in evidente stato di ebbrezza. Date le loro condizioni fisiche i poliziotti hanno chiesto l’intervento del 118 e il personale medico - non senza fatica - è riuscito a convincere le due donne a salire sull’ambulanza. la pronto soccorso la 52enne è stata sottoposta alle analisi del sangue che hanno dato dei risultati davvero stupefacenti: 2,84 grammi/litro di alcol nel sangue. Quasi sei volte oltre i parametri fissati (0,50) oltre i quali per la legge si è ubriachi alla guida. Nessun uomo finora ha mai raggiunto questa cifra. E per entrambe è scattata la denuncia per guida in stato di ebbrezza e minacce a pubblico ufficiale.


 
L’UNITA’

07.03.2006

Stupro, nuova sentenza choc: pena più lieve per un reduce dall’Iraq

di red

La violenza sessuale è meno grave se a compierla è un soldato statunitense appena tornato dall’Iraq. È quanto si può leggere nelle motivazioni della sentenza che spiega la condanna (del novembre scorso) per violenza sessuale a cinque anni e otto mesi (più 100 mila euro di risarcimento, invece dei 7 anni chiesti dal pm) di un parà statunitense di stanza alla caserma «Ederle» di Vicenza. Una condanna mitigata dal fatto che al parà in questione sono state concesse le attenuanti generiche a causa dell’«esperienza bellica ed extrabellica che lo ha logorato psicologicamente e spinto a dare minore importanza alla vita e alla incolumità altrui».

I fatti. Secondo quanto ricostruito in aula durante il processo James Michal Brown, parà di 27 anni dell’Oregon, la notte del 22 febbraio del 2004 (due giorni dopo il suo rientro dall’Iraq), ubriaco, fa salire sulla sua auto una coetanea nigeriana. Quindi la picchia, la violenta e la lascia per strada nuda, ammanettata e in evidente stato di choc.

Sono proprio le manette Smith&Wesson (oltre che la descrizione fatta dalla ragazza) a tradire il soldato. Infatti sono in dotazione dei 1900 militari americani della caserma Ederle, sede della Task force dell’Europa meridionale. Riconosciuto e arrestato il soldato, difeso dall’avvocato Antonio Marchesini, dopo 6 mesi di carcerazioni preventiva, racconta in aula di essere un paracadutista, di essere appena rientrato da una missione di 11 mesi in Iraq, di aver preso parte a molti scontri a fuoco e a corpo a corpo. E inoltre spiega che, tornato in Italia, è stato sottoposto a una terapia di recupero, durante la quale è vietato bere alcolici. Regola che ovviamente lui non ha seguito.

La condanna e le attenuanti Alla fine del dibattimento il soldato (che nel frattempo è stato espulso dall’esercito e spedito in carcere in Germania) viene condannato per violenza sessuale: cinque anni e otto mesi più 100 mila euro di risarcimento. IL pm ne aveva chiesti 7 ma il tribunale ha stabilito che: «vanno riconosciute le attenuanti generiche, perché appare verosimile che l’imputato, nella commissione dei reati, sia stato influenzato da atti di violenza cui ha assistito in Iraq e che nulla avevano a che fare con la necessaria violenza bellica».

Valutazioni soggettive Nonostante la sentenza abbia provocato polemiche e scalpore la procura della Repubblica di Vicenza non appare intenzionata a fare ricorso. Anche se le motivazioni della sentenza, secondo procuratore di Vicenza Ivano Nelson Salvarani, sono «non adeguate al contesto concreto» e «non rispondenti agli elementi di causa», sulla adeguatezza della pena la procura non ha nulla da eccepire: «Il pm - ricorda Salvarani - aveva chiesto mi pare sette anni. Non molto distante quindi dalla decisione dei giudici. Non credo che faremo ricorso perché la pena appare adeguata al fatto».

«Ci sono due fatti veri - dice infine Salvarani - il soldato era tornato da poco dall’Iraq ed era ubriaco». Tutto il resto, cioè l’accostamento ai possibili effetti della sua permanenza in Iraq, a quanto ha visto in quei luoghi sul piano della violenza, sembrano rientrare sul fronte della «valutazione soggettiva». (*)

 
(*) Nota: cercare una soluzione per i problemi alcol correlati è come cercare una soluzione per le guerre. Entrambi vanno evitati. Chi crede che esista un modo di bere bene cade nella stessa illusione di chi crede che possa esistere una guerra senza torture, vittime innocenti o danni collaterali. (E nella nostra era l’alcol fa più danni che le guerre).


 

IL GIORNALE DI VICENZA

Soldato esemplare in battaglia, ha voluto riparare l’errore

Il parà ripaga i danni «Scusate, ero ubriaco»

Si presenta all’hotel Cristina e salda il costo della fioriera rotta

(ma. sm.) Capita abbastanza spesso che qualche militare americano si renda protagonista di atti poco edificanti in giro per la città. Lasciando da parte gli episodi più gravi, non v’è dubbio che alcune intemperanze si siano fatte più frequenti negli ultimi anni, probabilmente perché la lunga permanenza in località non proprio di villeggiatura (Iraq e Afghanistan, per citare gli ultimi periodi di ferma prolungata in zone di guerra), ha reso drammaticamente complicato il reinserimento nella vita da civile.

Com’è, come non è, l’altra sera Ryan Mitchell Barnhill, 28 anni, è andato un pochino troppo su di giri, bevendo più del dovuto e, verso le 4 della mattina, non ha trovato di meglio da fare che prendersela con le fioriere sistemate davanti all’hotel Cristina, in corso San Felice. Lì è stato intercettato dai vigili e, dopo averne combinate di cotte e di crude in giro per il centro, è stato preso e riportato alla caserma Ederle, sfuggendo all’arresto e rimediando una denuncia a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e ubriachezza.

Fin qui quel che ha registrato la cronaca. Mitchell Barnhill non è un ragazzino alle prime armi, tutt’altro. È un parà molto stimato dai commilitoni, reduce da un anno in Afghanistan e, tra le altre cose, protagonista di quel lancio nei cieli dell’Iraq destinato a rimanere nella storia per essere stata l’operazione di paracadutismo più importante dai tempi della seconda guerra mondiale. Un duro, insomma, ma anche un soldato disciplinato e deciso a fare la sua brava carriera nell’esercito.

Il suo festeggiamento dell’altra sera, dunque, ha stupito lui stesso, una volta svegliatosi e una volta subita la strigliata dei superiori. Di solito la storia si ferma qui, con la giustizia che, in questo caso, archivia il tutto e con le punizioni militari che, senza i riflettori della cronaca, sono più dure di quelle della magistratura ordinaria.

Stavolta c’è un piccolo dettaglio finale che merita di essere segnalato. Il buon Mitchell Barnhill, indossata la divisa di ordinanza, l’altra mattina è tornato sul luogo del misfatto, ha chiesto della titolare dell’hotel e ha presentato le proprie scuse. «Avevo bevuto, non ero in me», ha detto contrito il militare. Poi ha preso il portafogli e ha pagato subito i danni causati all’hotel. Poca roba, per carità, cosa vuoi che sia un vaso di terracotta rotto. Però il gesto è stato apprezzato.


 
RESTO DEL CARLINO

IN VIA SAN DONATO

Polacco ubriaco picchia autista dell’Atc

E’ salito su un autobus ha colpito l’autista, poi ha scardinato la porta di un’abitazione gridando il nome di una donna. La polizia ha provveduto ad arrestarlo 

Bologna, 7 marzo 2006 - Dapprima ha colpito un autista dell’Atc, l’azienda di trasporto pubblico di Bologna, poi ha scardinato la porta d’ingresso di un’abitazione chiamando una certa ’Patrizia’.

Il protagonista della movimentata serata è un polacco di 30 anni, residente a Bologna, già noto alle forze dell’ordine, completamente ubriaco. Verso le 21 è salito su un autobus della linea 20 che percorreva via San Donato, alla periferia del capoluogo emiliano, e si è fermato proprio davanti al parabrezza creando non pochi problemi all’autista nella guida.

Ma è bastato che l’uomo gli chiedesse di spostarsi per scatenare la sua ira ed essere colpito. A quel punto l’aggredito ha chiamato il 113 nonostante il tentativo del polacco di prendergli il telefono causandogli graffi alla mano giudicati guaribili in 5 giorni.

E mentre la volante era impegnata a raccogliere la testimonianza dell’autista Atc, al centralino della polizia è giunta la richiesta di un uomo residente in via Ferri, sempre in zona San Donato, che chiedeva aiuto perchè un pazzo sconosciuto, gridando ’Patrizia’, gli stava buttando giù la porta di casa.

Quando gli agenti sono giunti sul posto hanno trovato il polacco ubriaco che hanno arrestato per tentata rapina, lesioni finalizzate alla rapina, danneggiamento aggravato e continuato e denunciato per interruzione dipubblico servizio e ubriachezza molesta.

Oggi l’uomo comparirà davanti al giudice monocratico per il rito direttissimo su d

Giovedì, 09 Marzo 2006
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