Giovedì 28 Maggio 2020
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Rassegna stampa alcool e guida del 5 marzo 2006


IL GAZZETTINO (Rovigo)

Dopo un piccolo incidente...
Badia Polesine

(L.Z.) Dopo un piccolo incidente che aveva reso inservibile la sua auto, si è fatto prestare dal direttore della struttura di soccorso di Legnago della quale è dipendente un’autoambulanza, mezzo che conduce abitualmente, essendo autista, per tornare a casa.
Peccato che essendo ubriaco, abbia perso l’orientamento e abbia iniziato a vagare per ore, nella notte tra venerdì e ieri, zigzagando qua e là e seminando il panico tra gli automobilisti lungo la Transpolesana, facendo avanti e indietro varie volte tra Badia e Verona.
I centralini del 113 sono stati presi d’assalto da vari automobilisti che avevano evitato per un soffio l’autoambulanza. Alla fine una pattuglia della polizia stradale di Adria ha intercettato il mezzo all’altezza dello svincolo per Lendinara, intimando l’alt al conducente.
Ne è nato un furioso inseguimento concluso alcuni minuti dopo. Portato nella caserma di Badia, l’uomo, M.B., 31 anni, di Legnago, era convinto di essere appunto a Legnago e non è stato facile per gli agenti fargli comprendere che in realtà si trovava in Polesine.
Un veloce controllo dei suoi documenti ha consentito di stabilire che M.B. non è nuovo a problemi del genere: quella di ieri è la quarta volta che la patente gli viene ritirata per guida in stato di ebbrezza. (*)
Per lui è scattata la denuncia a piede libero per guida in stato di ebbrezza, oltre all’ennesimo, inevitabile ritiro della patente che, a questo punto l’autista di autoambulanze pare destinato a non vedere più per un bel po’ di tempo.

(*) Nota: sono indignato, fatico a trovare le parole.

Ma viviamo in un mondo di pazzi?
Se quest’uomo avesse travolto e ucciso qualcuno, avrebbero chiamato in causa la fatalità? O magari l’asfalto viscido?
Chi gli ha dato in mano l’ambulanza, direttore di una struttura di soccorso, pur sapendo che aveva appena avuto un incidente, non ha avuto il sospetto che potesse aver bevuto?
Con tutti questi precedenti?


IL GAZZETTINO (Padova)

Agghiacciante incidente stradale ieri mattina alle 6 in via dei Colli.
La vittima è Mario De Toni, 67 anni, abitava in via delle Melette
Ubriaco in auto uccide un pensionato
Il conducente, trentatreenne, si è fermato dopo aver percorso un chilometro con il motorino incastrato nel cofano

La Fiat Punto si allontana con il motorino incastrato nel cofano mentre sull’asfalto rimane resta il corpo dilaniato di un pensionato. Fine orribile quella di Mario De Toni, 67 anni, ucciso ieri mattina da un trentatreenne, S.D., da poco trasferitosi da Padova ad Abano Terme, che solamente dopo aver percorso un chilometro si è fermato. Lui stesso avrebbe poi chiamato i soccorsi ma gli agenti della polizia municipale ipotizzerebbero anche l’omissione di soccorso. L’etilometro ha invece permesso di stabilire che il giovane era alla guida con un tasso alcolemico di tre volte superiore al consentito. Non solo. Nell’abitacolo della vettura sarebbe stato rinvenuto il mozzicone di una "canna". Per questo il trentatreenne sarà sottoposto anche agli esami del sangue per stabilire se fosse pure sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Mancano una decina di minuti alle sei. Mario De Toni sta viaggiando in sella al suo motorino, un vecchio "Sì Piaggio". Ex magazziniere, da qualche mese è andato in pensione ma continua a fare alcuni lavoretti per arrotondare le entrate. Da poco è uscito dalla sua casa di via delle Melette, un piccolo appartamento diviso con un amico. Non si è mai sposato e a lungo ha vissuto con un’anziana sorella.
L’anziano sta viaggiando lungo via dei Colli quando, all’altezza della rotatoria dell’aeroporto, viene travolto dalla Fiat Punto al cui volante c’è S.D. L’impatto è violento. Il corpo di Mario De Toni finisce sull’asfalto mutilato in modo orrendo. Il motorino, invece, va incastrarsi sul cofano dell’utilitaria. Il conducente non si ferma. Prosegue la sua corsa e supera il cavalcavia di Brusegana fino ad arrivare all’incrocio con via delle Cave. Forse solo a questo punto S.D. si rende conto di quel che è accaduto, forse il ciclomotore ha danneggiato il radiatore della Punto mettendola fuori uso. Il giovane prende il cellulare e chiama il 118. Un attimo dopo, quando l’ambulanza arriva sul posto, al medico Suem resta ben poco da fare. La scena è terrificante. Nel frattempo giunge sul posto una pattuglia della Squadra incidenti della polizia municipale. Gli agenti superano il luogo dell’incidente e arrivano giù dal cavalcavia. Il trentatreenne è fuori dall’auto che cammina avanti e indietro.

S.D. è stato accompagnato negli uffici di via Gozzi e sottoposto all’esame dell’etilometro. Entrambe le prove avrebbero confermato l’assunzione eccessiva di alcol. I successivi accertamenti dovranno invece chiarire l’eventuale presenza nel sangue di sostanze stupefacenti. Il trentatreenne per il momento è stato denunciato per omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza.

Egle Luca Cocco


ANSA.IT

ubriaco prende a calci e pugni auto, accoltellato
La vittima e’ in condizioni disperate all’ospedale

(ANSA) -MILANO, 5 MAR- Sotto i fumi dell’alcol ha preso a calci e pugni un’automobile. Uno dei passeggeri ha reagito, e’ sceso e lo ha accoltellato. L’uomo, Carlos V., ecuadoriano di 40 anni, si trova ora ricoverato in fin di vita all’ospedale San Paolo di Milano dove ha gia’ subito due interventi chirurgici. E’ accaduto poco prima delle cinque in via Broni di fronte alla locale Associazione Note Latine a quell’ora ancora affollato.


LA PROVINCIA DI COMO

La presidente del sodalizio, che si riunisce all’ospedale, racconta la sua esperienza fra dramma e speranza
«Così siamo usciti dal tunnel dell’alcolismo»
Il marito dipendente dalla bottiglia: anni d’inferno, poi l’incontro con il Club alcolisti in trattamento

MARIANO COMENSE

Per anni ha vissuto in quello che non esita a definire un vero e proprio inferno, e ora che la normalità del quotidiano le appare un paradiso, si sente serena e desiderosa di fare qualcosa per gli altri. Ma anche arrabbiata. Perché in tanti, troppi, quell’inferno continuano a viverlo fino a venirne schiacciati, senza sapere che, a pochi passi, c’è chi può tendere loro una mano per aiutarli ad uscirne. Lei è Maria Giofrè, marianese, responsabile del Club alcolisti in trattamento cittadino, una realtà silenziosa che da anni opera all’interno dell’ospedale Felice Villa. Lo fa con riunioni settimanali, ogni martedì sera, alle quali prendono parte oggi circa dodici famiglie. Famiglie intere, perché l’alcool non solo piega sotto il suo peso chi ne diventa dipendente, ma spezza anche chi vive con una persona caduta in questo vizio, a volte senza nemmeno accorgersene. Lo sa bene questa donna dal viso dolce e dal carattere forte, perché l’ha provato sulla propria pelle. E se non è semplice superare il legittimo pudore di parlare dei problemi attraversati dal marito, è una gioia incontenibile - per lei - pensare che oggi tutto sia passato, e che il padre dei suoi figli sia tornato ormai da un decennio la persona che lei stessa definisce «eccezionale, istruita, buona». Per questo il suo appello, se riuscirà ad aiutare anche una sola famiglia, sarà stato utile. «C’è ancora tanta gente che ha paura - spiega - che si vergogna e che non accetta di partecipare a queste riunioni. Io voglio che chi sta attraversando questo incubo, chi si sente disperato e senza speranza, non perda l’occasione di tornare a vivere che questo gruppo può offrire». Ancora ricorda il suo ingresso in una sala indicatagli da un medico del Villa, undici anni fa, nel quale trovò fin da subito grande dolcezza e dalla quale lei e la sua famiglia sono usciti stringendo nuovamente nelle mani le redini delle proprie esistenze. «Questo gruppo è una famiglia vera e propria - spiega Maria Giofrè - dove tutti parlano lo stesso linguaggio. Un linguaggio che gli altri, chi non ha vissuto il problema dell’alcolismo, non possono conoscere». Un approdo nel pieno della tempesta. «L’alcolista per primo - continua - si rende conto di fare qualcosa di sbagliato, ma non riesce a smettere, perché uscirne da soli è impossibile, per quanto ci si provi. E a volte, purtroppo, finisce con l’allontanarsi dalla famiglia, prendendo strade sbagliate e senza uscita. La famiglia stessa, allora, deve mettere l’alcolista alle strette, e costringerlo a farsi aiutare». Una vera e propria malattia sociale che cresce sempre di più e che coinvolge indistintamente donne, uomini e giovani. «Durante le nostre riunioni - prosegue - si raccontano le proprie esperienze. Sono presenti anche i bambini, perché, anche se piccoli, comprendono perfettamente che in famiglia c’è qualcosa che non va e ne soffrono, diventano insicuri. Ma è bellissimo vedere la vera e propria trasformazione, la rinascita, che, dopo pochi mesi, subisce chi è arrivato». Tanto che molti continuano a frequentare il gruppo per anni. Per mettersi in contatto con l’associazione per informazioni basta chiamare il numero 031.749702 (orario lavorativo) o 031.764279. (*)

Silvia Cattaneo

(*) Nota: articoli come questo, pur con le loro imprecisioni a livello terminologico (“vizio”, “malattia”, “gruppo”) sono preziosissimi, a mio parere, per far conoscere i Club alle famiglie della comunità locale, che troppo spesso vivono le sofferenze alcolcorrelati nella disperazione e nell’impotenza.
Sono molto perplesso sul ritrovarsi a fare Club in un Ospedale.
Il coraggioso, imponente sforzo di Hudolin, fondatore dei Club, per demedicalizzare e depsichiatrizzare i problemi alcolcorrelati va sostenuto, secondo me, dalle nostre associazioni evitando sempre di svolgere nostre attività in ambito sanitario.Gli "alcolisti" non sono "malati" che vanno a "curarsi" all’ospedale.
Bisogna stare attenti, perchè, in assoluta buona fede, si rischia di trasmettere messaggi fuorvianti.
Il passaggio hudoliniano da "approccio psico-medico-sociale" ad "approccio ecologico-sociale" vuole dire anche questo.


LA PROVINCIA DI COMO

CARTA D’IDENTITA’
LA «RETE»

L’Associazione italiana club alcolisti in trattamento è molto diffusa sul territorio nazionale, quanto su quello lombardo e comasco. Gruppi – il cui responsabile, solitamente è una famiglia – sono infatti presenti a Como (3), Fino Mornasco e Alzate, oltre a Carate Brianza, Lecco, Merate, Milano solo per restare nella zona più vicina.

LE RIUNIONI

Le riunioni – nel caso marianese una la settimana, il martedì alle 21 – prevedono che i presenti possano raccontare la propria esperienza agli altri, condividendo emozioni, paure e problemi. Inoltre viene tenuto il conteggio dei giorni passati da che l’alcolista ha smesso di bere.

«FARCELA»

«Sembra una cosa da poco – spiega Maria Giofrè – ma arrivare e sentire che chi si trovava nel proprio stesso stato non beve da tempo è un grande sprone. L’alcolista si dice: se ce l’ha fatta lui, perché non dovrei io?».

E’ questa la filosofia che accompagna l’attività dell’associazione e che, in effetti, sembra aver dato buoni risultati in diversi settori di intervento e di autoaiuto.


CORRIERE.IT Cronaca di Roma

LETTERE

Cara Maria Latella sono un vignettista, attualmente in forza ...

Cara Maria Latella sono un vignettista, attualmente in forza al «Processo» di Biscardi. La notte del 7 febbraio, mentre rientravo a piedi, sono stato aggredito alle spalle, sbattuto per terra, riempito di calci e pugni, colpito con una bottiglia e lasciato a terra pieno di sangue. Sono ancora vivo per poco. Il colpo di bottiglia sul collo mi ha provocato una brutta ferita, che mi porterò dietro per sempre e che poteva essere mortale. Autori del criminale e gratuito pestaggio (non mi hanno derubato) un gruppetto di peruviani forse ubriachi. A detta di un poliziotto sono loro gli autori di questo tipo di violenze: in effetti li ho sentiti parlare spagnolo e la zona di piazza Esedra, è ormai da tempo loro abituale ritrovo. Credo che il prezzo che stiamo pagando per la società multietnica sia troppo alto. È un processo sciagurato, contro cui si è pronunciato di recente anche un padre fondatore dell’Europa come Helmuth Schmidt: ha detto che l’apertura delle frontiere al Sud del mondo è stato un grave errore che sta portando alla proliferazione di mille ghetti esplosivi che non si inseriranno mai. La Sinistra sembra non cogliere la gravità della situazione e si rifugia nelle solite formulette buoniste sull’integrazione, ignorando del tutto le problematiche delle identità e delle culture compatibili. Una volta la Sinistra era contro l’emigrazione sostenendo, giustamente, che ogni popolo doveva svilupparsi in casa propria. Ma ora si perde nell’ideologia del multiculturalismo fingendo di ignorare che non ha funzionato persino nel Paese che su queste basi è nato e cresciuto. Gli Usa delle mille etnie che si odiano per niente cordialmente. Dobbiamo per forza fare la stessa fine? Parrebbe proprio di sì.

Dino Manetta

Come a Sassuolo. Anche in Emilia l’integrazione sembrava riuscita. Fin quando c’era lavoro per tutti nelle fabbriche di piastrelle, era facile essere tolleranti. Oggi le cose sono diverse e dopo il pestaggio di un immigrato, calpestato da un carabiniere, la reazione della gente è stata di sostegno ai militari. Qui a Roma, finora, la politica dell’inclusione ha limitato i danni. Ma la sua lettera suona inquietante campanello d allarme.

mlatella@rcs.it

ANSA

OSSERVATORIO ASAPS, 93 AGGRESSIONI A ’DIVISE’ IN FEBBRAIO OLTRE 92% DEI CASI CONTRO PS E CC, MA ANCHE FS E AUTISTI BUS

(ANSA) - FORLI’, 5 MAR - ’’L’episodio avvenuto l’altra notte a Perugia, dove l’auto di un agente e’ stata colpita da un sasso scagliato da un cavalcavia, deve indurre ad una profonda riflessione: il poliziotto, uscito indenne dall’attentato, e’ riuscito ad inseguire i ’cecchini’ e catturarne uno, ma e’ stato subito dopo aggredito e picchiato selvaggiamente’’. Lo rileva l’ Associazione sostenitori della polizia stradale (Asaps), che analizza da tempo il fenomeno delle ’aggressioni alle divise’ e ha creato un osservatorio dal nome ironico, ’Sbirri pikkiati’, al cui interno sono osservati episodi di violenza nei confronti di operatori di polizia, e non solo, scaturiti in larga parte in occasione di controlli su strada. Nel mese di febbraio 2006 sono stati considerati attendibili 93 episodi su tutto il territorio nazionale, di cui 44 al Nord (47,3%), 25 al Centro (26,9%) e 24 al Sud ed isole (25,8%). Il 50,5% delle aggressioni e’ stato portato a termine contro operatori della Polizia di Stato, il 41,9% nei confronti di Carabinieri, l’11,8% in danno di agenti di Polizia locale. Non sono sfuggiti personale delle Fs, con una Capotreno che ha subito un’aggressione di carattere sessuale, conducenti di autobus e guardie giurate, con un agente in servizio in un ospedale ferito al ventre con un colpo di forbici da una badante. Nel 50,5% dei casi (47 episodi) gli aggressori erano in stato di ebbrezza, spesso al volante di auto, mentre 22 casi sono stati caratterizzati dall’uso di armi proprie o improprie, considerando in questa fattispecie anche le condotte in cui gli assalitori hanno investito le divise con i propri veicoli. In ben 45 eventi (48,4%), i protagonisti finiti in manette o denunciati a piede libero sono risultati essere stranieri, 41 dei quali extracomunitari (44,1%), nella stragrande maggioranza dei casi clandestini e pregiudicati. La raccolta, pubblicata sul sito www.asaps.it , e’ stata anche oggetto di studio da parte della Facolta’ di Psicologia dell’ Universita’ di Bologna con un questionario rivolto agli operatori di tutte le forze di polizia, e viene aggiornata ogni giorno con una rassegna stampa dei principali quotidiani nazionali e tramite segnalazioni dirette fatte pervenire ad un account di posta elettronica: sbirripikkiati@libero.it . (ANSA)


CORRIERE ADRIATICO

Si ribellano ai carabinieri dopo un controllo stradale, denunciati

SENIGALLIA - Guidava una utilitaria sulla statale Adriatica visibilmente ubriaco, quando è stato fermato da una pattuglia dei carabinieri. Quello che però era un normale controllo, si è trasformato in un violento battibecco che si è concluso nella caserma di via Marchetti e con la denuncia a piede libero a carico dell’automobilista e di un suo compagno di viaggio, anche lui in condizioni non propriamente lucide. L’episodio è avvenuto l’altra notte, poco prima delle 4. A quell’ora un equipaggio del Nucleo radiomobile ha ordinato l’alt a una Peugeot a bordo della quale c’erano tre persone. Al volante un uomo di 36 anni. I carabinieri gli hanno chiesto i documenti e hanno subito notato che le sue condizioni non erano normali. Gli hanno chiesto di scendere dal veicolo e di sottoporsi al test alcolimetrico; l’apparecchio in dotazione alla pattuglia ha registrato valori decisamente superiori ai massimi permessi dalla legge. Un suo compagno di viaggio allora si è offerto di mettersi lui alla guida dell’utilitari, ma anche per lui i militari hanno deciso di efettuare il test. Operazione che lo ha messo fuori gioco come autista. Ai carabinieri non è rimasto altro che chiamare un carro attrezzi per far portare via la vettura. All’arrivo del mezzo, i due occupanti della Peugot e un terzo viaggiatore hanno iniziato a dare in escandescenze. Per evitare problemi gli uomini del “radiomobile” hanno chiesto l’ausilio di un’altra pattuglia dell’Arma. Nel frattempo dalle tasche di uno dei tre fermati è caduto un coltello di genere proibito. Alla fine tutti sono finiti in caserma, dove i militari li hanno denunciati a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di coltello, oltre a contestargli tutte le violazioni previste dal Codice della strada per coloro che si trovano alla guida di un veicolo in stato di ebrezza.


IL MESSAGGERO (Pesaro)

Zuffa col coltello

Un palermitano di 36 anni e un cosentino di 23 anni sono stati denunciati dai carabinieri rispettivamente per resistenza a pubblico ufficiale e, il primo, anche per porto d’arma non consentito. La Peugeot a bordo della quale viaggiavano i due è stata fermata dagli uomini del Radiomobile. Il conducente, risultato positivo all’etilometro, ha dato in escandescenza insieme al compagno e a quel punto dalla tasca del giubbotto è caduto a terra anche un coltello.


LA PROVINCIA DI LECCO

Violenta discussione ieri mattina in via Lamarmora fra un uomo e una donna d’origine africana
Lite d’amore fra immigrati: un agente ferito

Una lite furibonda fra due immigrati per questioni di cuore, urla e spintoni a getto continuo ed un agente della Questura di Lecco finito al pronto soccorso con alcune leggere contusioni. È questo il bilancio della movimentatissima mattinata di ieri in via Lamarmora, nel quartiere cittadino di Germanedo. Tutto sarebbe scoppiato pochi minuti dopo le 6,30 quando, per cause ancora in corso di accertamento (anche se uno dei motivi più «gettonati» dalle forze dell’ordine sembra essere la gelosia), un marocchino ventiseienne e la sua fidanzata di 35 anni di origini senegalesi hanno avuto un violenta discussione corredata da urla, insulti e minacce. Nel giro di pochi istanti, le parole si sono trasformate in veri e propri spintoni e ceffoni. Tutto questo fra gli sguardi esterrefatti dei vicini di casa, svegliati di soprassalto. Il caos in via Lamarmora ha raggiunto il suo apice intorno alle 7, quando, forse al culmine della sopportazione, uno dei residenti della zona ha pensato bene di lanciare l’allarme al 113. L’azione delle pattuglie della Polizia cittadina è scattata quasi in tempo reale. Ma nonostante i buoni propositi, anziché stemperarsi, la tensione si è addirittura acuita. A dare in escandescenze è stato soprattutto il giovane extracomunitario marocchino che, forse in preda ai fumi dell’alcol, ha colpito uno degli agenti intervenuti per sedare la lite. Sul posto, in via del tutto precauzionale, è poi giunta anche un’ambulanza del 118. Poi, improvvisamente, la situazione è tornata alla normalità. La caotica mattinata però è costata al ventiseienne una denuncia per resistenza al pubblico ufficiale, mentre il malcapitato poliziotto se l’è cavata con una visita di controllo all’ospedale «Alessandro Manzoni» e una manciata di giorni di prognosi.

G. D’Ac.


IL MESSAGGERO (Pesaro)

BAIA FLAMINIA
UBRIACO AL VOLANTE PROVOCA UN INCIDENTE

Vede i carabinieri fuori del locale, si affretta verso il parcheggio, sale sulla sua Bmw X5 e parte. Ma lui è piuttosto ubriaco e fa poca strada: imbocca male la rotatoria vicino all’Hollyfood e finisce contro una Fiat Uno. L’incidente è successo l’altra notte, intorno all’una e mezza, a Baia Flaminia. I carabinieri, che stavano seguendo l’auto sospetta, sono subito intervenuti, poi sono arrivati anche i vigili urbani. Per fortuna nessuna delle persone a bordo delle due auto si è fatta male, anche se la ragazza di 23 anni che guidava la Uno è stata portata al Pronto soccorso per accertamenti. Il conducente ubriaco della Bmw, invece (non nuovo a storie del genere), è stato denunciato.


CORRIERE ADRIATICO

Disagio giovanile, cresce l’allarme
In aumento alcol, droga e giochi d’azzardo. Occhi puntati sui genitori

FABRIANO - “La nostra non è un’isola felice, tutt’altro. In questa città, le forme di dipendenza che affliggono adulti e ragazzi sono le più svariate, proprio come in altre realtà, anche più grandi, della penisola”. Ha tutte le caratteristiche di un grido d’allarme quello che la responsabile del Sert Maria Teresa Mezzopera ha lanciato l’altra sera dalla sala Ubaldi, nel corso del convegno “Disagiovanile”, organizzato dalla scuola calcio Fortitudo. Quanto meno si è trattato di un segnale di forte, fortissima preoccupazione, in riferimento ad una situazione che ormai da tempo sta contraddistinguendo in modo negativo Fabriano. Ed è soprattutto in base alla sua esperienza ultraventennale nel settore che la psicologa ha denunciato sia lo stato decisamente allarmante nell’ambito delle dipendenze sia l’ipocrisia con cui spesso viene trattato questo argomento.

“I giovani di oggi - ha sottolineato Mezzopera - non sono diversi da quelli di una volta; il fatto è che si è perso il ruolo educativo. Molto tempo fa, quando ci siamo accorti che anche le migliori famiglie e i migliori professori avevano perso potere sui giovani, abbiamo collaborato con dei centri appositi della Gran Bretagna e degli Stati Uniti per affrontare questi problemi nel modo migliore. Per vent’anni sono andata per le discoteche a prendere i giovani di questa città, che si trovavano sotto l’effetto di sostanze alcoliche e di stupefacenti, poi magari i genitori, quando mi incontravano per la strada, neanche mi salutavano, come se avessi stanato qualcosa, come se non si dovesse guardare in faccia a queste situazioni. Parlo con il cuore di chi ha dato la vita per queste problematiche così rilevanti”. Già, e la situazione attuale a Fabriano non è delle più serene.

“C’è un grande uso di alcol – ha osservato la responsabile del Sert – ma non commettiamo l’errore di pensare che siano soltanto i giovani gli alcolizzati, perché da noi vengono persone grandi di età, cinquantenni, tanto per fare un esempio. In questa città, abbiamo ragazzi drogati, figli di genitori drogati. C’è un disagio giovanile, certo, ma il disagio è forte anche negli adulti. E se il consumo di eroina è, grosso modo, statico, quello di cocaina è in aumento. Esso, per altro, non riguarda soltanto le famiglie povere, che magari vivono in condizioni più delicate, bensì tutte le fasce sociali. Per non parlare poi del gambling, del gioco d’azzardo”.

Con l’ausilio di diapositive, il dottor Paolo Schiavo, uno degli operatori del Sert, ha illustrato l’influenza delle varie droghe sul cervello umano, ribadendo che “laddove si genera una dipendenza, la memoria dell’effetto del farmaco rimane, per cui anche dopo anni si può facilmente ricadere”. Ed è stato anche grazie a queste delucidazioni che sono scaturite determinate considerazioni assolutamente opportune.

“Hascisc e marijuana - ha spiegato ancora Mezzopera - circolano abbondantemente. Ed è bene qui rimarcare che queste sostanze stupefacenti costituiscono molto spesso le cause di incidenti stradali, soprattutto di notte, poiché producono un effetto tale da non consentire di vedere il fondo della strada. A volte si parla del sonno, ma non è così. viene solitamente utilizzata marijuana albanese che ha un forte potere allucinogeno”.


IL GAZZETTINO (Rovigo)

SALOTTO POLESANO
IL BICCHIERE CHE PUÒ BERSI LE PERSONE

di G. ANTONIO CIBOTTO

La settimana passata sotto la sberla dell’inverno, che non si decide a lasciare il passo ai refoli di vento della primavera in arrivo, ha fatto la sua apparizione nella mia casa il libro di un famoso professore dell’università di Padova, Luigi Galimberti, edito con eleganza da Mondadori, intitolato "Il bere oscuro, viaggio nei misteri dell’alcolismo". Pensavo mi fosse stato inviato dall’editore di un vecchio amico scomparso di recente, lo scrittore Ottiero Ottieri che ha scritto sul bere dei libri stupendi, che più volte ho aiutato nella bagarre dei premi letterari, invece era dono del mio medico, Francesco Noce, che da lustri con bravura e pazienza mi aiuta a superare le non facili sorprese dello stare al mondo dopo gli ottant’anni. Nel leggere il succinto biglietto che l’aveva fatto arrivare, la mia sorpresa è stata apprendere che me l’aveva inviato affinché lo presentassi in un incontro meridiano della sua confraternita, per festeggiare l’autore di un’opera che alla competenza scientifica univa l’abilità del raccontare, con citazioni di una varietà sorprendente (a un certo punto ho incontrato perfino il mio vecchio amico Berto, che ormai ricordiamo solo io e il grande autore regista organizzatore nonché altre cose ancora, Marinelli, che di recente mi ha fatto diventare un Goldoni televisivo). Il guaio è stato che due giorni dopo sono caduto in bicicletta e finito in ospedale a Padova, per cui sono stato costretto ad abbandonarlo, cosa che non mi sarei permessa dato i mille debiti che ho con lui. Per fortuna mi è stato riferito che ha saputo cavarsela alla grande, dato che alla sapienza di medico unisce quella di uomo che nella vita si muove con grande abilità. Non mi è rimasto che leggere di nuovo con vivo interesse il "Bere oscuro" di Galimberti, libro che è pieno di sorprese d’ogni genere per cui durante la stagione letteraria prossima a venire, dopo la cupezza dell’inverno, sarà mio impegno proporlo in uno dei premi che vanno per la maggiore, dove il mio parere è ancora preso sul serio. Uno in particolare che magari gli dirò in un orecchio, perché "Il bere oscuro" mi ha fatto scorrere un giorno diverso dal solito, anche se a intermittenze mi veniva alla mente Gigione Ballista e la felicità della sua bottiglia di whisky quotidiano.


IL GAZZETTINO (Treviso)

Due i fermati dai Carabinieri dopo l’enorme confusione creata da quattro ubriachi all’interno di una trattoria e dal tentativo di furto della bicicletta di un bambino
Rissa in due tempi, c’è chi scappa e chi si nasconde
Tutti i clienti si sono dati alla fuga mentre due donne si sono barricate con un bambino che urlava terrorizzato

Godega Sant’Urbano

Due fermati, quattro pattuglie dei Carabinieri, una volante del Commissariato e la Protezione Civile messa a dirigere il traffico per più di un’ora. E’ questo il bilancio della serata "movimentata" che si è vissuta ieri a causa di furiosa rissa scoppiata in un locale di via Nazionale. Un sabato sera che doveva essere di festa, ieri c’è stata la prima giornata dell’Antica Fiera e c’era molta gente in paese. Erano da poco passate le 20 quando all’interno della Trattoria Sarda di Rosalia Meloni, quattro individui alterati dall’alcool hanno innescato una violenta lite con i titolari. Sembra che a scatenare il tafferuglio sia stato il conto ritenuto troppo esoso: "Dopo aver bevuto - racconta una delle cameriere -, si sono lamentati per il conto in modo sempre più acceso. Ad un certo punto, uno di loro ha preso una bottiglia è l’ha fracassata contro il banco mettendosi a minacciare tutti". Attimi di paura per i clienti e i titolari, il figlio della proprietaria, ha preso un pugno in faccia da uno dei quattro. "Io e la mia collega - continua - quando abbiamo visto la rissa, ci siamo barricate in cucina con mio figlio che era spaventatissimo. Abbiamo chiamato i Carabinieri e non siamo uscite finché non sono arrivati. Hanno fatto un disastro, i clienti sono andati via spaventati e abbiamo dovuto chiudere". Una pattuglia intanto era arrivata in paese per un’altra segnalazione, fatta poco prima dai volontari della pesca di beneficenza: "Li abbiamo chiamati - raccontano - perché un uomo si stava allontanando con la bicicletta di un ragazzino. L’abbiamo fermato, era ubriaco ed aveva il volto pesto. Ci ha detto di essere caduto". Mentre attendevano l’arrivo della pattuglia, l’uomo si è allontanato, raggiungendo la Trattoria dove qualche minuto più tardi è scoppiata la lite. Urla, cocci di vetro, e un fuggi fuggi di clienti fino all’arrivo dei Carabinieri. La rissa è stata presto sedata e l’intervento dei militari si è concluso con il fermo di due persone: l’uomo che aveva cercato di rubare la bicicletta, e un altro, probabilmente un giostraio. I due sono stati portati in caserma a Conegliano. Scene da Far West e traffico a rilento lungo la Pontebbana, al punto che è stato necessario l’intervento della Protezione Civile, già sul posto per il servizio in Fiera, per dirigere il traffico. Fra i volontari intanto è polemica: "E’ vergognoso - commentavano ieri sera - che durante una manifestazione come questa ci siano poche pattuglie vicine. Chiederemo al sindaco di presentare una lamentela al comando dei Carabinieri".

Milvana Citter


IL GAZZETTINO (Treviso)

Giovani extracomunitari imperversano all’interno della sala giochi creando problemi sia agli avventori che al gestore
Baby gang in azione al Colorado
Razzia di cellulari, dvd, lettori mp3 e orologi. Il titolare: «Il loro atteggiamento è di sfida»

Susegana

Una gang di giovani extracomunitari turba la tranquillità del "Colorado". È composta da due marocchini e un kosovaro, tutti sui 18 - 20 anni, la piccola "banda" che sta facendo dannare titolare e personale del notissimo bowling - sala giochi sulla Pontebbana che accoglie giornalmente centinaia di clienti. Il terzetto si è reso autore di tre furti in una settimana all’interno del locale, costringendo la proprietà ad anticipare di un paio d’ore ogni giorno l’entrata in servizio della security per prevenire nuovi episodi. Ma ciò che più riempie di rabbia chi al "Colorado" lavora è la sfrontatezza con cui i tre giovani agiscono. Nemmeno affiggere un cartello che si rivolge esplicitamente a loro, infatti, li ha fatti desistere dal mettere a segno un nuovo furto. "Domenica 19 febbraio due di questi ragazzi ci hanno derubato per la prima volta - ricorda il titolare del Colorado, Renzo Nadin - sottraendo dalle vetrine alcuni dei premi che mettiamo in palio per i nostri clienti più fedeli per un valore di circa 400 euro, venendo ripresi dalle telecamere del nostro servizio di videosorveglianza interna. Venerdì 24 gli stessi due hanno nuovamente rubato premi per altri 200 euro dopo avere giocato ad uno dei nostri biliardi per la seconda volta, ripresi questa volta da ben tre telecamere".

È a questo punto che Nadin ha deciso di rendere nota a tutti la vicenda attraverso un cartello molto esplicito. Ma non è finita qui: "Ho affisso l’avviso alle 20 di sabato 25. Un’ora e mezzo dopo gli stessi ragazzi hanno nuovamente rubato premi (dvd, cellulari, lettori Mp3, orologi eccetera) per un valore di altri 200 - 300 euro. Sono stati scoperti da un mio socio mentre, all’esterno del bowling, contavano il malloppo, che hanno poi lasciato lì dopo avere insultato il mio socio ed essersene andati, a dimostrazione che rubano solo per il gusto di rubare" racconta ancora Nadin, che si dice sconcertato soprattutto per il modo con cui la piccola gang agisce: "Hanno forzato la vetrina con i premi senza alcun timore per dimostrare che comandano loro, come hanno voluto ribadire rubando subito dopo che ho messo fuori l’avviso che li riguardava. Non ce l’abbiamo con gli extracomunitari, con i quali non avevamo mai avuto problemi, al punto che è stato proprio un nostro cliente albanese a segnalarci chi erano i tre furfanti, gente senza lavoro che a volte entra da noi anche un po’ ubriaca. Tutti quelli che vogliono entrare al Colorado rispettando le regole sono i benvenuti; porte chiuse, invece, per chi arriva qui pensando di comandare fuori di casa sua".

Luca Anzanello


CORRIERE ADRIATICO

Positivo il bilancio della tre giorni sull’iniziativa che educa nei luoghi dello svago a una nuova cultura priva di eccessi
Unità di strada, sfilata flop. Si spera nel Carnevalò
Finale in sordina per il workshop nazionale. La grande kermesse delle maschere

ANCONA - La partenza un po’ troppo anticipata di molti ha rovinato quella che doveva essere una chiusura che non sarebbe passata inosservata. Molte delle Unità operative di strada, provenienti da ogni parte d’Italia e giunte ad Ancona per partecipare al workshop nazionale La strada diventa servizio, sono partite prima della sfilata, in programma per le 15 di ieri, intimorite anche dal tempo che non volgeva al meglio. La città così resta con il volto del solito sabato, e spera in stasera per potersi vestire a festa e dare, con il suo El Carnevalo’, quel tocco di inconsueto che ieri non c’è stato. Ma la manifestazione mancata di ieri, nulla toglie al valore di questa tre giorni tutta dedicata alle Unità operative di strada, quegli sportelli informativi ambulanti, allestiti in camper e furgoni, a servizio dei giovani. Si è concluso così questo workshop nazionale, apertosi presso il teatro delle Muse giovedì scorso, con un arrivederci un pò sotto tono. Non c’è stata la sfilata annunciata di tutte le Unità di strada presenti al convegno, che avrebbe dovuto fare da cornice al passeggio dei ragazzi del sabato pomeriggio, ma il bilancio complessivo del convegno resta positivo. Più di 300 gli operatori delle Unità e degli addetti ai lavori che hanno partecipato a questo particolare raduno nazionale. Tante le problematiche affrontate durante queste giornate che hanno dato la possibilità a chi ogni giorno vive sulla strada i problemi dei ragazzi, dalla tossico dipendenza, alla prostituzione, allo sballo senza regole, all’abuso di alcol, di confrontarsi e di progettare e migliorare le azioni future. Ed il pomeriggio che si aprirà oggi a partire dalle 15 e 30 con le prime battute del Carnevale cittadino, benché lontano dalle problematiche su cui le Unità operative lavorano, offrirà un esempio di quella corretta cultura del divertimento di cui le Unità di strada si fanno portatrici. Un divertimento lontano dagli abusi e dagli eccessi, un divertimento consapevole. Giampaolo Paticchio, uno degli operatori dell’Unità operativa di strada di Ancona, giudica fondamentali esperienze collettive come quella che si è chiusa ieri: Non abbiamo solo riflettuto sui problemi dei quali ci occupiamo - commenta -, ma abbiamo avuto anche la possibilità di confrontarci con gli operatori che lavorano in realtà molto diverse dalla nostra e di scambiarci esperienze e testimonianze. Ma quella conclusasi ieri è stata anche un’occasione per un’auto-valutazione del servizio svolto. Nel nostro lavoro - riprende Giampaolo - è necessario mettersi ogni giorno in discussione, chiedersi se ciò che si sta facendo è giusto e soprattutto utile, capire se qualcosa, nell’approccio con i ragazzi, debba essere cambiato, migliorato. E questo è proprio l’aspetto più importante di tutto il lavoro che le Unità operative di strada (ad Ancona quest’attività è svolta dall’Informabus, nato nel 2003, affiancandosi al Filo d’Arianna, unità presente sul territorio anconetano già dal 1998) svolgono. L’idea di recarsi nei luoghi di aggregazione dei ragazzi, nelle piazze, nelle strade, davanti a bar e discoteche per promuovere una giusta cultura del divertimento, ma anche per creare dei punti di ascolto più informali di quelli che potrebbero essere i consueti sportelli di un comune ufficio, offrendo anche un servizio di bassa soglia, per la riduzione del danno, quale ad esempio la distribuzione di siringhe sterili ai tossico dipendenti, ha fatto delle Unità operative di strada uno strumento privilegiato per la conoscenza di realtà giovanili anche difficili e spesso impenetrabili. Gli operatori di questo servizio - continua ancora Giampaolo -, tra cui vi sono anche assistenti sociali del Comune di appartenenza, riescono ad arrivare là dove i normali canali del servizio sociale non arrivano perché noi dell’Unità di strada riusciamo ad instaurare una relazione più personale ed informale con i ragazzi. I progetti per il futuro guardano soprattutto alla creazione di una rete fra tutte le Unità italiane ed all’intensificazione delle opportunità di incontro fra esse, magari istituendo una sorta di meeting annuale. Le poche Unità rimaste ieri in città non hanno rinunciato ad un momento di contatto con i ragazzi a passeggio per le vie del centro, dopo una sosta in piazza Cavour, i camper si sono spostati, prima di fare ritorno alle proprie città, in piazza Roma, piazza Pertini e piazza Diaz distribuendo ai giovani gadget e preservativi. Salutata questa manifestazione ora la città si prepara ad accogliere El Carnevalo’.


L’ARENA di Verona

Le nuove vie dell’autovelox
Ritirate 17 patenti

Su 17 patenti ritirate durante i controlli di venerdì sera, 16 appartenevano ad automobilisti ubriachi. Una invece è stata ritirata per eccesso di velocità.

È bastata una serie di controlli messi in atto dalla polizia stradale per prevenire le stragi del fine settimana. I poliziotti della sezione, con i colleghi di Bardolino e Verona Sud hanno riportato alla luce il fatto che nei fine settimana sono in molti ad alzare il gomito e a mettersi poi al volante mettendo in pericolo sè stessi, ma anche chiunque altro incontrino.

A proposito di velocità invece, queste sono le vie vie nelle quali la polizia municipale effettuerà controlli sulla velocità da domani: via Basso Acquar, via Galilei, via Cason.

Le vie da controllare vengono individuate principalmente sulla base dei dati relativi agli incidenti stradali elaborati dal nucleo infortunistica: l’iniziativa di pubblicizzare preventivamente le località in cui verranno effettuati i controlli nasce dalla volontà di intervenire a fini preventivi per la diminuzione dell’infortunistica stradale, spesso causata dalla velocità dei veicoli. La polizia municipale dedica inoltre particolare attenzione anche all’ascolto del cittadino: alcune località vengono perciò individuate a seguito di esposti e segnalazioni con i quali gli abitanti chiedono maggiori controlli specifici per eliminare il grave pericolo per i residenti. Le vie di questa settimana, ad esempio, sono state direttamente segnalate al comando di via del Pontiere da cittadini e consiglieri di circoscrizione.

In questi servizi generalmente viene impiegata una pattuglia per turno, con telelaser o autovelox a seconda che la contestazione immediata sia o meno possibile in sicurezza. La scelta di telelaser o autovelox dipende dalle zone assegnate e dagli stessi agenti che, conoscendo le particolarità della strada, sanno se è possibile contestare immediatamente la violazione oppure se questo potrebbe creare pericolo, anche per loro stessi.

La polizia municipale invita gli automobilisti a prestare una particolare attenzione alle norme del codice della strada, poiché l’eccesso di velocità espone maggiormente al rischio di venire coinvolti in un incidente stradale. Infatti lo spazio di arresto si allunga e a velocità più elevate corrispondono generalmente conseguenze più gravi. (a.v.)


CORRIERE ROMAGNA

Prove libere di tasso alcolico

CASTEL SAN PIETRO - Grande interesse anche venerdì sera per l’ultimo degli incontri con i giovani nei locali pubblici più frequentati della città, tenuti dalla Polizia municipale di Castel San Pietro. La serata si è svolta al “Lao Cafè”, il chiosco situato presso il laghetto comunale di viale Terme, e ha visto impegnati gli agenti della Pm castellana insieme agli operatori dei Servizi sociali di Imola. “Per questo servizio diverso dal solito - raccontano gli agenti della Pm - abbiamo allestito in collaborazione con gli operatori dei servizi sociali di Imola e il gestore del locale un angolo dove i giovani hanno potuto verificare in prima persona il proprio tasso alcolemico per rendersi conto effettivamente se erano in grado di mettersi alla guida oppure no (*). I giovani sono stati anche coinvolti nella compilazione di questionari relativi all’influenza che sostanze stupefacenti e alcoliche provocano nel loro fisico”. L’affluenza è stata notevole e molti giovani si sono recati nel locale proprio per verificare personalmente il proprio grado di sopportazione all’alcol. Le prove effettuate sono state oltre un centinaio e circa il 30% di queste hanno evidenziato un tasso alcolemico superiore al limite di legge di 0.50 mg/l. In conclusione, la Pm ha giudicato “molto positivo” l’interesse dimostrato dai giovani.

(*) Nota: chi ha consumato bevande alcoliche non ha bisogno di un etilometro per saperlo, chi ha consumato bevande alcoliche non si deve mettere alla guida.


IL MATTINO (Salerno)

Ubriaco semina il panico in una pizzeria del corso

Già alticcio si siede al tavolo di un ristorante del centro ed ordina una bottiglia di vino. Dopo pochi minuti l’uomo, in evidente stato di ebbrezza, va in escandescenze: lancia le stoviglie e danneggia i tavoli, poi esausto si accascia a terra. A soccorrerlo gli operatori del 118, prontemente allertate dai proprietari della pizzeria. È accaduto ieri sera all’Assai di corso Umberto I. Secondo quanto riferito dai proprietari, un quarantacinquenne di Castel San Giorgio sarebbe entrato nel locale, affollato di clienti, come di abitudine ogni fine settimana. «L’uomo era già brillo - hanno raccontato i proprietari - Si è seduto ad un tavolo ed ha subito ordinato una bottiglia di vino». Ma, dopo poco tempo l’“allegro” cliente ha seminato il panico all’interno del locale, attirando, nello stesso tempo la curiosità di clienti e passanti. L’uomo, infatti, ha iniziato a lanciare le stoviglie e a danneggiare i tavoli. Dopo pochi attimi, però, si è accasciato al suolo. Il medico del 118 e gli operatori della Croce Bianca gli hanno prestato i primi soccorsi. All’ospedale Santa Maria dell’Olmo gli hanno riscontrato un elevato tasso di alcool nel sangue. Nella stessa serata, in via Tommaso Cuomo, una violenta rissa ha visto coinvolte due famiglie ed ha svegliato l’intero quartiere. A scatenare il putiferio sarebbe stata una scenata di gelosia.


IL GIORNALE DI VICENZA

Un giovane parà, appena rientrato dalla missione in Medio Oriente, è stato protagonista di un movimentato episodio nella notte
Militare Usa spacca fioriere e scatena il caos in centro
Dopo aver alzato il gomito fugge ai vigili urbani da corso S. Felice a ponte degli Angeli

(d. n.) Ha scatenato il panico per il centro urlando come un forsennato e spaccando tutto quello che gli capitava a tiro. Alla fine è stato bloccato dai vigili con l’aiuto di polizia e carabinieri della Setaf e portato in caserma. Il militare americano Ryan Mitchell Barnhill, 28 anni, se l’è cavata con una denuncia a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e ubriachezza.
Il movimentato episodio è avvenuto la notte scorsa. Verso le 4.40, alla polizia municipale era stato segnalato un uomo che spaccava le fioriere davanti all’hotel Cristina in corso S. Felice. Al loro arrivo, i vigili hanno anche trovato una transenna buttata in mezzo a piazzale De Gasperi.
Alla vista delle divise, il giovane è fuggito verso piazza Castello continuando ad urlare, barcollando in mezzo alla strada. Evidentemente aveva bevuto troppo, forse per festeggiare il suo rientro dalla missione in Medio Oriente con gli altri paracadutisti della Ederle.
Durante la fuga lungo corso Palladio il giovane ha continuato a spingere a terra le fioriere e a buttare in giro quanto gli capitava sotto tiro. I vigili lo hanno rincorso fino a Levà degli Angeli, dove non hanno potuto impedire che mandasse in frantumi i vasi davanti all’auditorium Canneti. Alla fine, sul ponte degli Angeli, in quattro lo hanno circondato e bloccato. Barhill ha opposto resistenza ma nulla ha potuto quando sono arrivate le volanti e i militari.
I vigili, con il tenente Chemello, hanno avvisato il pm Barbaglio dell’accaduto ed hanno deciso di non arrestare l’americano anche perché i danni erano contenuti. Il giovane è stato comunque segnalato in procura ma a piede libero. Con fatica, le forze dell’ordine dopo averlo identificato lo hanno caricato in una delle auto di servizio e lo hanno portato alla caserma Ederle, dove risulta avere un alloggio e dove è stato ficcato a letto in attesa che gli passasse la sbornia che tanto caos, in piena notte, aveva causato.


IL GAZZETTINO (Vicenza)

Provvidenziale intervento dei carabinieri in un locale di piazza Garibaldi.
Il ragazzo è stato portato al san Pio X con l’accusa di tentate lesioni e danneggiamenti
Scene da Far West in pizzeria, scatta un arresto

Giovane spacca le vetrine a colpi di sedia e minaccia la titolare con un pezzo di vetro. La donna però riesce a telefonare in caserma

Lonigo - Scene da Far West in pizzeria. Probabilmente ubriaco, irrompe nel locale (già chiuso al pubblico) e spacca le vetrate. Poi minaccia la titolare e il suo compagno.
Provvidenziale l’intervento dei carabinieri che lo hanno fermato un attimo prima che si potesse avventare su i due. Enrico Cerbaro, 23 anni, di Lonigo, è in carcere: deve rispondere di tentate lesioni e danneggiamenti.
Il motivo di tanta furia? L’alcool, ipotizzano i carabinieri. Accade l’altra notte nella "Pizzeria al taglio" di piazza Garibaldi, a Lonigo. Mancano 15 minuti alle 3, ma nel locale c’è ancora la titolare, Adriana Dal Maso, 62 anni, intenta a riordinare. Le dà una mano il suo compagno, Lino Barcaro, 67 anni. Ecco Enrico Cerbaro. Riesce a entrare, la porta è solo accostata nonostante l’ora. Chiede la pizza. È su di giri, ubriaco, dirà la titolare, e al suo ovvio diniego di sevirgli qualcosa, il ragazzo dà in escandescenze.
Protesta, si mette a urlare e a minacciare la donna, poi, in un’escalation di violenza, afferra una sedia e la scaglia con rabbia contro le vetrate della pizzeria, che cadono in frantumi.
A nulla valgono i tentativi della Dal Maso e di Barcaro di fermarlo. Sempre più minaccioso, sempre più violento, non se ne vuole andare dalla pizzeria.La donna riesce però con il telefono cellulare a chiamare la centrale operativa dei carabinieri. Una pattuglia è vicina a piazza Garibaldi, scatta immediatamente e in due minuti ha già raggiunto il locale. L’intervento tempestivo serve a scongiurare il peggio: Cerbaro brandisce come un coltello un pezzo di vetro e a stento i due riescono a evitarlo.
Non senza difficoltà i carabinieri lo fermano per poi portarlo in caserma. Ora, al san Pio X di Vicenza, dovrà rispondere al giudice della sua notte spericolata.


CORRIERE ROMAGNA

Schianto contro un taxi per due soldatesse

FORLI’ - Notte di incidenti. Due giovani ragazze-soldato della caserma “De Gennaro” sono rimaste ferite in un incidente stradale nel viale della Libertà all’una dell’altra notte. L’auto su cui viaggiavano si è scontrata con un taxi. L’urto è stato molto violento. Per fortuna le ferite sono state lievi per tutti. Sul luogo dell’incidente è intervenuta una pattuglia della Polizia Stradale di Rocca San Casciano. Gli agenti della stessa pattuglia sono stati poi impegnati qualche ora, poco dopo le 4, dopo a rilevare un altro incidente stradale avvenuto all’incrocio sulla Via del Bosco con la Cervese. Alla guida c’era una commessa di un negozio di abbigliamento via delle Torri che ubriaca fradicia si è schiantata in un fossato. La giovane di 24 anni, è stata sottoposta al test dell’alcol che è risultato di 1,10. Un tasso molto elevato. A fianco sedeva l’amica proprietaria dell’auto. Alla conducente è stata ritirata la patente di guida e denuncia per guida in stato in ebbrezza. Un altro incidente ha coinvolto un pizzaiolo di 26 anni che in viale Vittorio Veneto ha perso il controllo dell’auto e si è schiantato nei pressi di via Monte San Michele. Il giovane aveva un tasso alcolemico altissimo. Pure per lui sono scattati i provvedimenti di legge.


IL GAZZETTINO (Treviso)

Corso per combattere l’alcol

Asolo

Un corso per aiutare a combattere l’alcol. Organizzato dall’associazione dei Club alcolisti in trattamento dell’Usl 8 in collaborazione con il servizio riabilitativo per alcolisti e l’Arcat Veneto, si svolge da domani all’11 marzo il Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi. Il corso si rivolge a professionisti e volontari che intendono operare nella prevenzione e trattamento dei problemi alcolcorrelati. Il corso inizia domani alle 8,30 e richiede la presenza giornaliera dalle 9 alle 18,30. Sono previste due visite ai Club degli Alcolisti in Trattamento da effettuarsi in orario serale, nelle giornate di lunedì e martedì. La domanda di iscrizione dovrà pervenire al Servizio riabilitativo per alcolisti dell’Usl 8 (0423/732759 email serat@ulssasolo.ven.it ).e. Direttore del corso è il dottor Alfio De Sangre; l’attività formativa è inserita nel programma di Educazione continua in medicina per medici, psicologi, infermieri ed educatori.


IL GAZZETTINO (Treviso)

PONTE DI PIAVE
Alcuni residenti del quartiere svegliati nel cuore della notte hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine

Marocchini esagitati, rissa e schiamazzi in centro

È stata una notte movimentata quella vissuta fra venerdì e sabato nella centralissima piazza Sarajevo di Ponte di Piave.

Erano da poco trascorse le due, quando un gruppo di pochi marocchini ha dato luogo ad una rissa condita da schiamazzi ed urla che, nel cuore della notte, ha fatto svegliare di soprassalto gli abitanti dei vicini palazzi. I residenti del quartiere hanno voluto immediatamente avvertire le forze dell’ordine di quanto stava accadendo, preoccupati che la situazione potesse degenerare in qualcosa di più grave. I Carabinieri sono prontamente giunti a calmare gli spiriti bollenti degli extracomunitari, forse spinti dai fumi dell’alcol in una nottata in cui avevano alzato un po’ troppo il gomito. Nessuna persona estranea al piccolo gruppo è stata coinvolta nell’accaduto e non si sono registrati né danni né atti di vandalismo ad alcuna struttura nelle vicinanze del luogo dove sono avvenuti i fatti. In via cautelativa, i Carabinieri hanno comunque registrato le generalità delle persone coinvolte, risultate essere tutte residenti nella zona ed alcune già note agli uomini dell’Arma.

A scatenare la rissa, è stata probabilmente una serata vissuta un po’ troppo sopra le righe, con alcune tappe di "ristoro" ai bar della zona, fra cui alcuni locali del centro pontepiavense.

Matteo Negro


BRESCIA OGGI

Controlli della Stradale in via Orzinuovi
Alcol 5 volte oltre i limiti: via la patente a un 23enne

Percorreva nel cuore della notte via Orzinuovi zigzagando con l’auto quando gli agenti della Polizia stradale, impegnati in un controllo con più pattuglie, gli hanno intimato l’alt. Il conducente, un bresciano di 23 anni, era ubriaco: si reggeva a stento in piedi. La prova dell’alcol-test ha evidenziato un tasso pari al 2.50%, cinque volte superiore al limite fissato dal codice della strada. La serata trascorsa con gli amici in pub e birreria si è conclusa male per il giovane: ritiro della patente di guida, decurtazione di 10 punti, denuncia penale e ritorno a casa da trasportato, non essendo in condizioni di guidare. Il ventitreenne bresciano è il più giovane dei dieci automobilisti, tutti maschi, che nella notte tra venerdì e sabato si sono visti ritirare il documento di guida perché risultati positivi alla prova dell’etilometro. Il più «vecchio» ha 46 anni. Ad effettuare i controlli le pattuglie di Brescia e di Chiari che dalla mezzanotte alle sei hanno fermato 43 vetture (dunque un conducente su 4 è risultato ubriaco) e identificato 65 persone.

f.mo.


BRESCIA OGGI

Malattie cardiovascolari la prevenzione parte dalla qualità della vita

Prevenire è meglio che curare: parte da questa semplice considerazione e da un corretto stile di vita la «guerra» alle malattie cardiocircolatorie, la maggior causa di problemi di salute ma anche di decessi nella società moderna.
Ipertensione, ictus, infarto, scompenso cardiaco sono patologie in continuo aumento che, negli ultimi anni stanno coinvolgendo in maniera più diffusa anche la popolazione femminile, divenendo un problema che parte proprio dai modelli comportamentali e dalle abitudini sbagliate che caratterizzano la nostra vita quotidiana.
«Quale stile di vita per prevenire le malattie cardiovascolari?», incontro organizzato dall’associazione culturale Libertà@Progresso e da Natrix Lab, laboratorio di test diagnostici di Reggio Emilia, con la partecipazione di Tarcisio Prandelli, medico specialista in omeopatia e fitoterapia, e di Maria Elena Loria, specialista in biochimica di Natrix, tenutosi al Master Hotel, ha voluto essere l’occasione per ricordare che una sana condotta di vita può permettere all’individuo di essere artefice del futuro de
Lunedì, 06 Marzo 2006
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