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QUEL CHE RESTA DELLA DIRETTIVA SULLA PUBBLICITA’ STRADALE

di Giovanni Fontana*

Certo che il nostro è proprio uno strano Paese!
Già nel 1969, con una datata Circolare del Ministro Nicolazzi, il titolare del Dicastero Lavori Pubblici, allarmato per quanto stava accadendo, si rivolgeva agli enti proprietari delle strade (in particolare, i sindaci) e alla stessa polizia stradale, raccomandando un'attenta ed assidua verifica del patrimonio viabilistico, letteralmente “aggredito” da una pubblicità selvaggia.
Non ci si riferiva, ovviamente, alla classica insegna di esercizio, che si stagliava, con arte pittorica o, al più, con maestria di artigiani del legno o del ferro, sull'architrave delle porte di ingresso di qualche negozio; nè si faceva riferimento a quelle affissioni che occasionalmente venivano affisse al di fuori delle apposite plance, in dispregio dell'art. 113 del TULPS.
Piuttosto, si andava a richiamare l'attenzione di quanti erano preposti ad arginare il pericoloso fenomeno dell'abusivismo pubblicitario, posto in essere, mediante la realizzazione di quell'insieme di manufatti pubblicitari catalogati, all'epoca, come “pubblicità affine”. Furono gli anni del boom economico e, probabilmente, ciò bastò a consentire che gli accorati appelli del Ministro venissero sistematicamente disattesi, determinando quello che oggi, è sotto gli occhi di tutti ed anzi, aggredisce la vista di tutti, esponendo gli utenti della strada a pericolose distrazioni, con consequenziale deturpamento del patrimonio ambientale e culturale che il Costituente ha voluto – almeno sul piano degli intenti – proteggere sotto la “cappella” dell'art. 9 della Carta…

>LEGGI L'ARTICOLO

da il Centauro n. 194

 

Giovedì, 07 Luglio 2016
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