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La “morte violenta” in Italia al confronto tra Stati Uniti e Unione Europea
Quando la speranza di vita finisce sulla strada
E gli USA non vogliono più corrispondere questo “tremendo pedaggio”

(ASAPS) WASHINGTON (USA) – In Europa, in tema di sicurezza stradale, i paesi – e non è un eufemismo – vanno a velocità diverse e non si può dire che le cose vadano benissimo.
Negli USA, paese che difficilmente viene citato in materia, i risultati sono invece a dir poco eccezionali: per la prima volta dal 1981, da quando cioè i dati provenienti dalla strada vengono interfacciati con quelli provenienti dal mondo della sanità, gli incidenti stradali non figurano più tra le prime dieci cause di mortalità.(1)
La notizia non è nuova (la pubblicazione del dossier risale allo scorso mese di maggio 2012) eppure non buca. Perché?
Il metodo americano, fondato sulla tolleranza zero e sul rispetto “integralista” della legge, non piace? O forse, molto più concretamente, perché in Italia la causa violenta (non necessariamente un incidente stradale), rappresenta la quarta causa di morte per la popolazione(2) ed è ancora molto scomodo ammettere che lasciamo così
tanto dolore e prodotto interno lordo sulla strada?
Lo stato di salute italiano, secondo quanto illustrato dal ministro Renato Balduzzi il 13 dicembre 2011, è proprio questo: in testa ci sono malattie cardiovascolari e tumori (nel 2008 causa di ben 7 decessi su 10, 396.692 su 578.190 morti totali).

 

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da il Centauro n. 165

 

 

Lunedì, 29 Aprile 2013
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