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Comunicati stampa 13/02/2013

La Sicurezza stradale nei programmi dei principali partiti e movimenti
Una analisi dell’ASAPS che porta alla  delusione
La materia è lontana dai pensieri della politica

(ASAPS) In vista delle prossime elezioni politiche abbiamo analizzato i programmi presentati dalle maggiori coalizioni che si candidano a governare l’Italia per i prossimi 5 anni, cercando quanto la sicurezza stradale, viste le circa 4000 vittime all’anno e i 300.000 feriti (un milione secondo l'ANIA se teniamo conto di tutti i risarciti dal settore assicurativo per lesioni personali ), potesse essere all’attenzione della politica.
Abbiamo preso visione dei programmi del Partito Democratico, della Lega Nord, del Popolo della Libertà, del Movimento 5 Stelle, della Lista civica Monti, di Rivoluzione Civile.

A seconda dei vari orientamenti grande spazio è stato dato ai temi sociali (lavoro e welfare in particolare), ai temi economici, al fisco, alla tutela della famiglia, della persona e dell’ambiente, ma purtroppo nessun programma ha preso in considerazione direttamente la sicurezza stradale, dimenticando che anche il risvolto economico dell’incidentalità (30 miliardi di euro) potrebbe essere degno di nota per porre un’attenzione maggiore.

Possiamo dire che alcuni programmi toccando i temi del trasporto e della giustizia, indirettamente, affrontano anche taluni dei problemi connessi alla sicurezza stradale come la tutela degli utenti deboli della strada o la giustizia per le vittime di reati ed il diritto ad un rapido processo.

Venendo nello specifico dei temi programmatici, il Movimento 5 Stelle dedica uno spazio significativo al tema dei trasporti, puntando in particolare a:
• disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane;
• sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana;
• istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane;
• introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo;
• potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti;
• sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo;
• sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici;
• corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane;
• piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale.

Tutti temi che puntando sulla mobilità sostenibile e sulla diminuzione delle auto nelle aree urbane che notoriamente sono a maggior rischio di incidenti stradali, portano sicuramente alla conseguenza positiva della riduzione di incidenti, feriti e vittime.

Interessante è anche la proposta di introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente. Elemento questo che potrebbe finalmente rendere evidente ed in maniera certa, quanto gli incidenti stradali costino al sistema sanitario nazionale.

In maniera meno ampia ed articolata e quasi identica, i programmi del Popolo della Libertà e della Lega Nord, inseriscono uno spazio dedicato alla mobilità urbana sostenibile ed al potenziamento della logistica e del trasporto merci, elementi che riducendo la congestione sulle strade dovrebbero portare anche ad una riduzione di incidentalità.
Interessante è il progetto "Adotta una infrastruttura" che propone che chi finanzia un progetto infrastrutturale, inserito in un elenco stabilito dallo Stato, possa detrarre dalle imposte il 90% del contributo e partecipare alle attività di controllo della realizzazione dello stesso. Tale proposta può venire incontro alla necessità di migliorare la nostra rete stradale e garantire una manutenzione decente che purtroppo, causa i continui tagli sta diventando sempre più carente.
I programmi di Popolo della Libertà e Lega Nord dedicano anche spazio al tema della riduzione dei tempi della giustizia civile e penale che se applicati potranno aiutare le vittime di incidenti stradali o i loro familiari a vedersi riconosciuti i diritti ad un giusto risarcimento e soprattutto vedere condannati in tempi rapidi coloro che a causa delle loro violazioni al Codice della Strada hanno provocato, drogati o ubriachi, la morte di persone che tranquillamente viaggiavano sulla strada.
Questi programmi, valorizzano anche l’impegno che le Forze dell’Ordine mettono tutti i giorni per garantire la sicurezza dei cittadini, proponendo il potenziamento delle forze dell'ordine, assicurando il massimo sostegno sia economico che logistico e attuando la specificità per gli operatori della sicurezza, proponendo inoltre di valorizzare la risorsa tecnologica per potenziare i controlli.

I programmi della Lista Civica Monti e del PD, così come Rivoluzione Civile di Ingroia affrontano i grandi temi come la crisi, la necessità di creare lavoro, di garantire pensioni adeguate, ma rileggendo i loro programmi non abbiamo trovato nessun accenno ai temi collegati al trasporto e tanto meno alla sicurezza stradale.

Per chi, come noi, tutti i giorni si dedica come missione a far diminuire morti e feriti sulle strade, è veramente una delusione vedere che il tema della sicurezza stradale, priorità a livello europeo, con obiettivi stringenti e decennali, in Italia, pur avendo costi sociali pari ad intere manovre finanziarie, continua ad essere una cenerentola.
Parole come omicidio stradale o impegno alla semplificazione in tempi rapidi del Codice della Strada, dimezzamento di morti e feriti, educazione stradale come materia curriculare nelle scuole non le abbiamo lette in nessun testo analizzato.
Forse ci eravamo illusi che con il tanto sbandierato rinnovamento, si innovasse anche un atteggiamento nei confronti della sicurezza che purtroppo in Italia è vissuta più come un costo che un investimento.
Ci siamo sbagliati ma confidiamo che con il nostro lavoro di “missionari della sicurezza stradale” riusciremo ad “evangelizzare” i nuovi eletti al Parlamento, che debitamente sensibilizzati, magari nella prossima legislatura, passeranno tra le file di coloro che ritengono che una nazione civile debba tutelare la vita sulle strade dei propri cittadini ed elettori e che 4.000 mila morti siano un prezzo troppo alto da pagare a quel diritto costituzionale garantito che è la mobilità. (ASAPS)

 

 

 

 

 


 

Mercoledì, 13 Febbraio 2013
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