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Quel che resta del giorno
Le regole del Contrassegno di assicurazione sull'auto

di Giovanni Fontana*
Foto Coraggio - archivio Asaps

Talvolta, come “maggiordomi” al servizio delle nostre leggi, ci rendiamo conto che l’ammirata fedeltà può apparir mal riposta, tanto da farci sentir dei “falliti” o, piuttosto, “fallita” è la legge.
Poco rimane di quell’art. 181 del Nuovo Codice della Strada, che alcuni di noi hanno conosciuto ed hanno fatto rispettare, in quanto considerato lo “spioncino pubblico” per mezzo del quale osservar la “stanza giuridica” del nostro utente. Così, il nostro sguardo di poliziotti della strada - soprattutto quello della polizia locale - soleva soffermarsi sul vetro parabrezza di un veicolo carrozzato, piuttosto che sulle “forche” inforcanti il contrassegno attestante l’avvenuto pagamento della tassa di circolazione o del premio di assicurazione di un veicolo a due ruote.
Oggi che cosa rimane di tutto questo e di questa abitudine (o prassi, che dir si voglia) professionale? ben poco. Infatti, da un lato la tassa di circolazione viene verificata alla fonte e
quindi viene meno il divieto di esporre il relativo contrassegno, che peraltro, non esiste più; per altro verso, il nuovo codice delle assicurazioni, le stesse assicurazioni telefoniche e perché no, la scarsa attenzione delle imprese assicuratrici ad emettere contrassegni conformi ai c.d. “specimen” (non me ne vogliano i cultori del falso documentale) previsti dal regolamento ISVAP, rende quella prassi professionale assai meno importante del tempo che fu.
Così, proviamo, oggi, con lo sguardo mesto di un anziano attore come Anthony Hopkins, nel suo ruolo di maggiordomo fedele al padrone e noi, alla Legge, a ragionare su quel che resta di quel giorno.

 

> Leggi l'articolo

 

da Il Centauro n. 161

 

 

Lunedì, 03 Dicembre 2012
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