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Rassegna stampa alcol e guida del 20 febbraio 2005

RASSEGNA STAMPA "ALCOL E GUIDA"

Note a cura di Alessandro Sbarbada
Servitore-insegnante in un Club degli Alcolisti in trattamento a Mantova.


CORRIERE SALUTE
Dopo il fumo pensiamo all’alcolismo

Il bicchiere fa danni quanto il fumo. E quasi quanto la pressione alta. Lo sottolinea con forza la prestigiosa rivista scientifica inglese The Lancet , che ha appena pubblicato un articolo firmato da alcuni dei più autorevoli esperti mondiali sull’argomento.
I dati riferiti da Robin Room (Università di Stoccolma), Thomas Babor (Università del Connictut, Usa) e Jurgen Rehm (Centro per le dipendenze e la salute mentale canadese) spiegano che se è vero che il 4,4 per cento di tutte le malattie al mondo è legato all’ipertensione e il 4,1 per cento al fumo, l’alcol se la cava fin troppo bene in questa deplorevole classifica, seguendo il tabacco a «un’incollatura», con il suo 4,0 per cento. Non solo, le bevande alcoliche risultano in qualche misura implicate in ben 60 patologie, tra cui, per esempio, il tumore al seno e le malattie coronariche. «L’articolo in questione si inserisce nel solco tracciato dalla politica dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), che da qualche anno ha deciso di spostare l’attenzione dalla mortalità legata direttamente all’alcol, alle sue conseguenze sulla durata e sulla qualità della vita» spiega Emanuele Scafato, responsabile dell’Osservatorio sull’alcol dell’Istituto Superiore di Sanità e direttore del Centro dell’Oms sull’alcol. «A tale scopo l’Oms ha messo a punto un’indicatore, il Disability Adjusted Life Years, che tiene conto degli anni di vita persi per mortalità prematura e della disabilità per le patologie di lungo termine dovute all’alcol».
«Ed è bene notare», sottolinea l’esperto, «che tale indicatore non considera solo i problemi legati all’abuso, ma anche quelli correlati al semplice consumo di bevande alcoliche».
«Da quando si è adottato questo criterio - precisa Scafato - ci si è accorti che se la mortalità ha un peso tutto sommato relativo (per quanto vada ricordato che l’abuso di alcol è la prima causa di morte in Europa per i giovani tra i 15 e i 29 anni), l’impatto complessivo dell’alcol sulla salute pubblica è invece notevolissimo. E ciò è particolarmente vero per il nostro Continente, in cui produzione e consumo di alcolici sono particolarmente elevati».
Non è un caso che Robin Room sottolinei, quindi, come parlare di rischi legati al tabacco e all’alcol sia più o meno la stessa cosa in termini di impatto socio-sanitario. «E questi due fattori» aggiunge Scafato «hanno un maggior peso rispetto a colesterolo alto e obesità».
Provvedimenti
Impatto socio-sanitario che però, secondo quanto riportato su The Lancet, potrebbe essere arginato. E’ stato infatti calcolato che, almeno per la Gran Bretagna, a un incremento del 10 per cento dei prezzi degli alcolici corrisponderebbe un calo del 7 per cento dei decessi dovuti a cirrosi epatica negli uomini e dell’8,3 per cento nelle donne. Non solo: la stessa misura produrrebbe una riduzione delle morti legate , in generale, all’alcolismo del 28,8% negli uomini e del 37,4 percento nelle donne. E la leva dei prezzi sarebbe solo una di quelle cui si potrebbe ricorrere. Un’altra tra quelle invocate riguarda orario e giorni di apertura dei locali e dei negozi in cui si possono bere o comprare alcolici.
Questi suggerimenti, viene fatto notare sulla rivista britannica, restano però ancora troppo inascoltati dagli organismi legislativi nei vari Paesi. E ciò stride, se si pensa all’impegno profuso (giustamente) per limitare i danni causati da fumo e da ipertensione.
«Del resto,» sottolinea Robin Room «il problema non può essere affrontato a livello nazionale. In un mondo in cui le regole del commercio sono dettate a livello globale è necessario pensare a una strategia sovranazionale, come quella già adottata per il tabacco».
«Concordo,» interviene Scafato. «Perché non è vero che non ci sia una legislazione a tutela dei danni prodotti dall’alcol. La legge italiana 125 sull’alcol del 2001, riprende, per esempio, parecchie delle importanti indicazioni contenute nella carta Europea sull’alcol, del 1994. In particolare l’articolo 2 della legge stabilisce che tutti gli individui vanno tutelati rispetto agli effetti negativi dell’alcol e, soprattutto, che i giovani hanno diritto a crescere in un ambiente in cui l’alcol non possa esercitare i suoi effetti negativi. Le iniziative a livello nazionale devono però accordarsi con le leggi che governano il libero mercato delle merci a livello globale. E non è una missione facile».
Qualcosa, tuttavia, si sta muovendo. Soprattutto per la tutela dei giovani. «Una Raccomandazione del Consiglio d’Europa, che verrà discussa quest’anno, dovrebbe sollecitare gli Stati membri a introdurre una regolamentazione chiara in proposito. Infatti oggi ci sono, autoregolamentazioni nazionali, per esempio in termini di pubblicità, che vengono applicate solo in maniera volontaria dei produttori» conclude Scafato.
E nel maggio di quest’anno l’assemblea dell’Onu voterà una risoluzione per contrastare i danni alcol-correlati.
CORRIERE SALUTE
Il peso sul Sistema Sanitario
Un ricovero su dieci

Secondo dati recenti circa il 10 per cento di tutti i ricoveri ospedalieri in Italia è attribuibile all’alcol. Nell’anno 2000 sarebbero stati 326mila, di cui 100mila riferibili a cause dirette, come gastropatia o cirrosi alcolica, e gli altri a patologie in cui è possibile assegnare una proporzione di responsabilità all’alcol. «Senza contare le malattie o i problemi correlati all’alcol che tendono a essere più sfuggenti,» puntualizza Emanuele Scafato, dell’Istituto Superiore di sanità: «vale a dire il 10 per cento dei tumori, il 45 per cento degli incidenti stradali e il 9 per cento di tutte le invalidità e delle malattie croniche di lunga durata».

CORRIERE SALUTE
LIQUORI E AMARI
Secondo dati resi noti dall’Istituto Superiore della Sanità, e riferiti agli anni 1998-2001, tra i ragazzi di 14-16 anni il vino, la birra e gli apertivi sarebbero consumati, indifferentemente da ragazzi e ragazze;
i liquori sarebbero preferiti dalle adolescenti di sesso femminile, mentre gli amari, tra i giovanissimi, sarebbero appannaggio dei maschi.

VIRGILIO.IT
AGROALIMENTARE/ DEBUTTA A PERUGIA GRAPPITALY

"Made in Italy" diventato trendy in abbinamenti inusuali
Roma, 19 feb. (Apcom) - La grappa piace sempre più alle donne. E’ proprio il gentil sesso a fare la parte del leone tra i consumatori emergenti del distillato "made in Italy", celebrato per la prima volta in una kermesse tutta per sé a Grappitaly (19-20 febbraio a Perugia). Bevanda di grande tradizione tipicamente italiana, con il passare degli anni la grappa ha visto una radicale evoluzione dei propri consumi: se una volta bastava chiedere genericamente "una grappa", oggi vanno forte le grappe monovitigno, torbate, invecchiate, fino alle acquaviti d’uva. Una diversificazione di prodotti, tutti rigorosamente di produzione nazionale, che hanno contribuito ad allontanare dallo stereotipo "rustico" del consumatore di grappa per abbracciare un mondo molto più complesso, fatto di cultori ed intenditori, dove le donne ed i giovani rappresentano una fetta consistente di consumatori.
E sono proprio le donne - informano gli organizzatori di Grappitaly - le estimatrici più preparate ed esigenti: amanti delle grappe morbide e profumate, rappresentano l’ideale "bevitore meditativo", abituato ad una degustazione sapiente per apprezzare al meglio quell’ampia varietà di aromi tipici della grappa. Un altro cambiamento avvenuto negli ultimi anni riguarda la distribuzione geografica dei consumi di grappa: se prima veniva apprezzata soprattutto al Nord (90% dei consumi), oggi anche al Centro/Sud sempre più spesso si beve grappa (30% dei consumi, 70% al Nord).
Ma è nelle occasioni di consumo che la grappa ha visto la sua più radicale evoluzione: se è sempre un evergreen berla a fine pasto o da sola, adesso va di moda accostarla in abbinamenti inconsueti. Di grande tendenza la grappa con il sushi o con il caviale, ma i gourmet la provano anche con il cacao, la accompagnano ad un sigaro, la mixano in cocktail esclusivi. I migliori ristoranti stanno introducendo la "carta delle grappe", insieme a quelle del vino, dell’acqua e dell’olio, e le migliori griffe dell’enologia firmano da qualche anno grappe preziose, già diventate oggetto da collezione per gli appassionati.
Il "ritorno" della grappa si inserisce in generale nella riscoperta degli italiani dei prodotti tipici della nostra tradizione, contrassegnati da genuinità, originalità e unicità dei processi produttivi, in opposizione a tutti quei prodotti standardizzati e omologati che hanno finito per stancare i gusti dei consumatori.

GIORNALE DI BRESCIA
Ubriaco alla guida è stato inchiodato da una foto fatta dalle amiche in auto con lui
Pirata fugge, poi si costituisce

Milano
Da manager in carriera a pirata della strada. Si è conclusa in dramma la serata allegra di un ingegnere americano con tre ragazze connazionali appena conosciute. Girando in auto per la città con le tre amiche a bordo, ha travolto e ucciso un uomo che attraversava la strada sulle strisce pedonali, poi è fuggito. Si è costituito 12 ore dopo mentre i vigili urbani erano già sulle sue tracce, grazie anche a una foto. La vittima, che era senza documenti, non è ancora stata identificata. L’ingegnere, J.S. 32 anni, in Italia da 7 rischia, una pesante condanna per omicidio colposo e omissione di soccorso. Ha evitato il carcere solo perché si è costituito ai carabinieri prima dello scadere dei termini (24 ore dall’incidente). I vigili urbani lo avevano comunque già identificato. All’incidente avevano assistito numerosi testimoni, che avevano preso il numero di targa. E sul cellulare di una delle tre ragazze americane erano rimaste le foto che si erano scattati reciprocamente durante la serata. «Mi spiace, mi spiace, quell’uomo non l’ho proprio visto», ha mormorato più volte J.S. ai carabinieri della stazione di Cologno Monzese che se lo sono ritrovato davanti nel pomeriggio. Dodici ore prima stava trascorrendo una serata allegra con le tre ragazze appena conosciute in un locale nel centro di Milano. Tre americane come lui, che vive in Italia da anni dopo aver vinto un concorso come manager executive per l’Ibm. Una brillante carriera davanti: pare che l’azienda stesse per affidargli la dirigenza di una sede. Venerdì sera, con le tre amiche appena conosciute, aveva bevuto qualcosa, quindi era uscito con loro dal locale. Alle 3,30 l’incidente. In piazza principessa Clotilde, proprio davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale Fabetebenefratelli, il giovane americano si trova davanti il pedone che attraversa la strada. Non è riuscito neppure a frenare. L’impatto è così forte che l’uomo è stato scaraventato a molti metri di distanza. All’ interno della vettura anche le tre ragazze si fanno male. Una riceve un colpo di frusta tanto violento da dover poi essere ricoverata in ospedale. L’ingegnere a questo punto viene preso dal panico. Fugge e poco dopo costringe le tre ragazze, sotto choc, a scendere dall’auto. Ma alla scena hanno assistito i tassisti di turno davanti al Pronto Soccorso. Alcuni lo hanno inseguito. Altri hanno preso il numero di targa. Mentre le tre ragazze, da sole, raggiungono il Policlinico per farsi medicare e raccontano tutto agli agenti del posto di polizia, l’ingegnere è tornato a casa. «Avrei voluto costituirmi subito - ha raccontato ieri ai carabinieri -. Ma avevo paura, non conosco bene le vostre leggi, volevo prima parlare con un avvocato». Solo ieri è riuscito a mettersi in contatto con un legale di Bergamo, suo amico. L’avvocato non ha dubbi: doveva costituirsi subito. Ma intanto la vittima dell’incidente non è ancora stata identificata.

IL GAZZETTINO (Treviso)
GIOVANI E ALCOL Alla denuncia del comandante della polizia municipale i ragazzi trevigiani replicano: «Si può bere con moderazione, basta usare il buon senso»
«Un bicchiere non fa male se si ha la testa sulle spalle»
«Sbagliato mettersi al volante dopo», ma a qualcuno è capitato.
«E’ vero che tra i nostri coetanei c’è chi non capisce i rischi»

I ragazzi trevigiani bevono troppo? Durante il convegno sulla sicurezza stradale che si è tenuto a Ca’ dei Carraresi, il comandante della polizia municipale di Treviso Danilo Salmaso (Gazzettino di ieri) ha lanciato l’allarme. E i giovani in città non negano questa realtà, anche se ritengono che chi ha la testa sulle spalle possa permettersi anche un bicchiere in più.
"Di solito non esagero mai con il bere - afferma Davide Rossetti - Amo sorseggiare il vino durante le cene con gli amici, ma nella vita di tutti i giorni preferisco gli analcolici. Oggi, purtroppo, molti giovani non capiscono i rischi che ci sono nel mettersi alla guida dopo aver assunto degli alcolici. Ma io vado controcorrente e uso il buon senso. So quando è il momento giusto per fermarsi".
Dello stesso parere è Francesco Farinon: "Non bevo abitualmente alcolici. Ma prima di cena non rinuncio allo spritz con gli amici. E’ un momento particolare, direi quasi sacro. Certo qualche volta mi è capitato di esagerare con i bicchieri di vino, ma ho sempre usato la testa. Bisogna anche saper bere". "Quando ero più giovane, intorno ai diciotto anni - conferma Alberto Prà - amavo uscire con gli amici e mi capitava, a volte, di esagerare. Ora capisco quanto fosse sbagliato. I ragazzi d’oggi non devono guidare se ubriachi. Comunque sta ad ognuno di noi conoscere i propri limiti. Se si usa il cervello correttamente, un bicchiere in più è concesso".
Anche le giovani donne trevigiane condividono l’idea che si possano assumere alcolici con responsabilità. "A chi non piace bere? - chiede Martina Grippo Belfi - Certo non bisogna esagerare, ma un bicchiere di buon vino a cena non fa male a nessuno. Alcuni giovani, però, non riescono a capire quando è il momento di fermarsi, di smetterla con l’assunzione di alcolici. Spero che le cose possano cambiare al più presto e che i ragazzi imparino a rispettare la vita. Un dono troppo prezioso che non va gettato a causa di un incidente in auto perché prima si è bevuto in modo assurdo". Dello stesso parere Prisca Maggia: "Devo dire che, qualche volta, mi è capitato di guidare dopo aver bevuto un pochino, ma con la consapevolezza di quello che stavo facendo. So che è sbagliato mettersi al volante in non perfette condizioni fisiche e mentali, ma può succedere. Chi guida, però, da ubriaco è da condannare assolutamente. Se ogni tanto si vuole esagerare si può far guidare all’amico che non ha bevuto la propria auto. Bisogna saper usare il buon senso".
"Mi è capitato - fa eco Alessandra Cuccia - di vedere alcuni amici alla guida di un’auto dopo che avevano esagerato con l’assunzione di alcolici. Condanno in modo assoluto questo tipo di azioni, ma purtroppo capitano spesso. Se i giovani imparassero ad usare meglio la testa potrebbero permettersi anche un bicchiere in più. Bisogna sapersi comportare nel modo giusto, soprattutto, quando si è al volante di un’auto".(*)
Giulia Casarin
(*) Nota: il quadro descritto in questo articolo è veramente desolante, e spiega bene il motivo per il quale ci sono tanti drammatici incidenti alcolcorrelati. Nessuno in realtà mette in discussione il proprio comportamento: è un coro di: “ci sono tanti che sbagliano” (ma sono sempre gli altri), “io so bere, io ho la testa sulle spalle, io mi so fermare al momento giusto”. Ciascuno così pensa di bere “giusto”, ciascuno pensa che chi sa bere (proprio come lui) può bere un bicchiere in più, ciascuno pensa che sono gli altri che creeranno gli incidenti. Così tutti quanti bevono prima di guidare, inevitabilmente poi molti si schiantano.

IL GAZZETTINO (Treviso)
REFRONTOLO
Finisce fuori strada di notte
Il giovane alla guida era alticcio

(A.Pe.) Va fuori strada nella notte: era "alticcio". Un 38enne di Refrontolo è finito all’ospedale dopo che, lungo la provinciale "Fabbri", l’altra sera ha improvvisamente perso il controllo della propria vettura. Proprio dai test clinici è emerso lo stato d’ebbrezza dell’uomo.
L’incidente è avvenuto verso l’una di ieri mattina lungo la strada che collega Conegliano a Pieve di Soligo, nel territorio comunale di Refrontolo, all’altezza del negozio di abbigliamento "Ferracin". Per cause ancora in corso di accertamento, la macchina guidata da M.T. è sbandata, finendo oltre il limite della carreggiata. In conseguenza del violento urto, il giovane ha riportato diverse ferite lacero-contuse, che hanno richiesto alcuni punti di sutura. L’automobilista è stato soccorso dall’ambulanza del punto Suem di Soligo, gestito dalla "Sanit", ed è quindi stato condotto al Pronto Soccorso coneglianese. Dagli esami a cui il conducente è stato sottoposto è risultata una presenza di alcool nel sangue superiore al limite permesso dalla legge.
Non è la prima volta che, lungo quella provinciale, si verifica un sinistro che vede il guidatore in stato di alterazione. Un mese fa il ragazzo che aveva abbattuto un palo dell’Enel risultò sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

 

LAGAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Picchiò a morte un conoscente durante il ricevimento in un ristorante di Mottola
Tragedia alla festa di matrimonio
Un massafrese condannato a 12 anni per omicidio preterintenzionale

 
Avrebbe picchiato a morte un conoscente (deceduto dopo un mese e mezzo di "coma profondo") al termine di un pranzo nuziale degenerato in rissa. La Corte d’Appello ha confermato la condanna a 12 anni di reclusione nei confronti di Rosario Aloia, trentaduenne di Massafra, accusato di omicidio preterintenzionale in relazione alla morte di Antonio Poliseno, risalente al 4 dicembre del 1997. Il 29enne di Policoro Vincenzo Rizzo, assolto dall’omicidio, ha rimediato invece 8 mesi di reclusione per il reato di danneggiamento. Sia gli imputati che la vittima partecipavano ad una festa di matrimonio, nella sala del ristorante «La Pentima» di Mottola (il 16 ottobre di otto anni fa). Il violento litigio, stando alle indagini condotte dai carabinieri, sarebbe scaturito dalle intemperanze di qualche invitato che stava esagerando con le bevande alcoliche. Al taglio della torta, il padre della sposa prese in mano il coltello per richiamare all’ordine i più esagitati. «Guai a rovinare la festa di mia figlia!». La frase, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, era riferita ai disordini che Aloia e Rizzo stavano creando in sala. A margine della vicenda, i carabinieri raccolsero anche la denuncia di uno degli invitati, il quale sarebbe stato pesantemente minacciato prima della morte di Poliseno (il 4 dicembre) da alcune persone vicine ai due imputati. Un’intimidazione in piena regola per costringere chi sapeva a tacere. I carabinieri di Montalbano hanno ampiamente riferito sullo spessore criminale dei personaggi che hanno cercato di condizionare il testimone. In seguito ad uno spintone, Antonio Poliseno cadde rovinosamente sull’asfalto. L’uomo, all’arrivo dell’ambulanza, era riverso per terra in una pozza di sangue. Rizzo è stato assistito dagli avvocati Gaetano Vitale e Amedeo Cataldo, Aloia dall’avv. Floriano Zollino.   Giacomo Rizzo.

IL GAZZETTINO (Udine)
Durante un controllo tenta di investire un carabiniere con l’auto, arrestato

Osoppo
Ha tentato di investire un carabiniere durante un controllo, poi si è allontanato verso casa per sottrarsi al ritiro della patente di guida. La "fuga" di Mario Soravia, cinquantuno anni, residente a Osoppo, è stata breve. I militari del Radiomobile di Tolmezzo lo hanno raggiunto e arrestato per minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.
La vicenda risale a venerdì pomeriggio. Sono le 18, quando a Osoppo una pattuglia del Norm nota un’automobile che procede irregolarmente, invadendo la corsia opposta di marcia. L’automobilista viene fermato e identificato. Con lui c’è un’altra persona. Il conducente, che appare alterato dall’abuso di sostanze alcoliche, viene sottoposto al test dell’etilometro. I due controlli, effettuati a circa quindici minuti l’uno dall’altro, confermano i sospetti dei militari ed evidenziano un tasso alcolico superiore ai limiti di legge.
A questo punto la pattuglia avverte Soravia circa le conseguenze (la patente di guida gli verrà ritirata, non potrà proseguire oltre alla vettura) e della possibilità di nominare un legale di fiducia. L’uomo insiste affinché i carabinieri lo lascino andare via, arrivando persino a minacciarli. Ad un certo punto sarebbe risalito in macchina, avrebbe chiuso le portiere e innestando la retromarcia si sarebbe diretto verso uno dei due militari, che scansandosi in tempo è riuscito ad evitare l’impatto.
Soravia si è quindi rimesso con la macchina in carreggiata e si è diretto verso casa, ad Osoppo. Dopo alcune centinaia di metri i carabinieri lo hanno costretto nuovamente ad accostarsi. L’uomo è stato accompagnato in caserma a Tolmezzo e da lì, al termine della procedura di rito, è stato portato nella vicina casa circondariale, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Oltre ai reati di minacce e resistenza a pubblico ufficiale, gli è stata contestata anche la guida in stato di ebbrezza.

IL GAZZETTINO (Vicenza)
Dopo l’assemblea ordinaria che si è tenuta ieri proseguono anche oggi nelle varie frazioni le votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo dell’associazione
L’Avis festeggia i cinquant’anni con un record di soci.

Castelfranco
L’Avis castellana festeggia i suoi primi cinquant’anni con il record di nuovi soci registrato nell’ultimo anno. Dopo la giornata dell’assemblea ordinaria, tenutasi ieri, proseguono anche oggi nelle frazioni le votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo. Ma il presidente uscente, Ubaldo Stocco, ha potuto felicitarsi per gli eccellenti risultati degli ultimi quattro anni.
"Ci auguriamo di non essere ricordati - ha affermato il presidente Stocco nella sua relazione - solo per aver rinunciato al grande tendone che ci accoglieva in piazza Giorgione in occasione della Giornata del Donatore o per avere eliminato il vino nel ristoro post donazione (*). Ci auguriamo invece che gli anni di questi due ultimi mandati siano ricordati per aver raggiunto e superato i 1.500 donatori attivi e per aver portato in Avis centinaia di nuovi donatori". E infatti i dati statistici danno idea della forza rappresentata dalle donazioni Avis che hanno permesso al nosocomio castellano ormai di raggiungere l’autosufficienza in quanto a fabbisogno di sangue. I soci totali al 31 dicembre 2004 erano 1.628 (1.528 i donatori attivi). Nell’ultimo anno sono stati ben 128 i nuovi soci donatori, il miglior risultato da 15 ani a questa parte. Dei nuovi entrati il 41,5\% sono donne, il 58,5\% uomini.
Il 2004 sarà ricordato per il reord assoluto di donazioni: 2.252 (1.688 di sangue intero e 566 plasmaferesi) quasi il 4\% in più rispetto all’anno precendente. Dati che danno il segno della grande crescita della famiglia avisina se confrontati con quelli ad esempio del 1990 quando i soci non arrivavano al migliaio e le donazioni si fermavano a 1.619. Un quadriennio, quello appena trascorso che ha visto i donatori chiamati ad essere sempre più partecipi e consapevoli del loro ruolo. Anche grazie al sempre attivo ufficio di chiamata che consente non solo di prenotare la donazione (con un evidente risparmio di tempo per i soci), ma anche all’associazione di sollecitare i donatori ritardatari.Intanto l’associazione si accinge a festeggiare il suo 50’ anno di vita: dopo il convegno tenutosi il 22 gennaio, si sta già lavorando ad ospitare, per il 9 aprile, l’assemblea regionale dei soci.
(*) Nota: magari ci saranno altre cose da ricordare, ma avere eliminato il vino dal ristoro post-donazione mi sembra sia stata una scelta importante.

CORRIERE ADRIATICO
Accorato racconto dei più piccoli: “Non possiamo nemmeno scendere in cortile”
Ma una bimba: “Qui si rischia di morire”

PORTO RECANATI – “Quando scendo in cortile ho sempre paura che qualcuno mi possa uccidere”. Non hanno bisogno di commenti le parole di Khadija, una bambina di undici anni originaria del Bangladesh e residente all’Hotel House di Porto Recanati.
“Un anno fa – aggiunge Muhammed, suo coetaneo – ho visto due persone che si prendevano a coltellate. Come possiamo stare tranquilli?”. I problemi sono davvero tanti. “Non possiamo scendere in cortile e giocare – affermano Selina e Saina, entrambe tredicenni -. Spesso ci sono persone ubriache che si avvicinano e ti prendono in giro”. Ma anche gli adulti, ovviamente, hanno di che lamentarsi. “Qui la vita è troppo dura – sostiene Anthony Nwokeocha, nigeriano -. I servizi più elementari, come ad esempio il trasporto pubblico, sono un’utopia”. Sulla stessa lunghezza d’onda il connazionale Michael Uzoagba. “Vivere in simili condizioni è impossibile. I miei figli li ho lasciati in Nigeria perché l’Hotel House non è sicuro. E anche le spese sono tante. Io lavoro come operaio in un calzaturificio a Civitanova e far quadrare i conti non è mai facile”.
Chiudiamo con Fulvio Stoppa, uno degli amministratori del complesso residenziale. “E’ nostra intenzione appoggiare ogni iniziativa atta al miglioramento della qualità della vita all’Hotel House. Siamo stati noi stessi, tanto per fare un esempio, a mettere a disposizione quattro pullman per permettere ai manifestanti di giungere qui a Macerata”.

CORRIERE DELLA SERA
LA NOTTE
Cocktail, vino e relax al nuovo Van Gogh

Il Sempione colpisce ancora e si accende di una nuova luce notturna: in via Melzi d’Eril all’angolo con via Bertani, proprio dietro l’Arco della Pace, al posto del See U, da poco più di una settimana è stato inaugurato il Van Gogh Café, un nuovo «Lounge bar e Fast restaurant» che richiama il pittore fiammingo più che altro nei colori caldi. L’ambiente è improntato tutto sul relax, con divanoni e poltrone in pelle su cui accomodarsi comodamente, come pure la colonna sonora tutta giocata sulla musica lounge, jazz e easy listening. Aperto tutti giorni dalle 7 del mattino fino alle 2 di notte, dopo la prima colazione e il pranzo a qualsiasi ora del pomeriggio e della notte, fino quasi alla chiusura del locale, si possono gustare piatti veloci e sfiziosi, dai salumi ai formaggi ai primi, ma anche panini o bruschette: accompagna il menù una carta dei vini con etichette da tutte le regioni d’Italia e champagne francesi. Naturalmente non manca l’happy hour, tutte le sere dalle 19 alle 21, con cocktail a 7 euro e buffet (dopo i prezzi variano da 7 a 9 euro). E con l’arrivo della primavera, tra poco più di un mese, sarà inaugurato anche il dehor per un drink all’aperto. (Laura Vincenti)
VAN GOGH CAFÉ, via Melzi d’Eril all’angolo con via Bertani, tel. 02.33.10.66.66, sempre aperto.

CORRIERE DELLA SERA (Cronaca di Milano)
Cultura della prevenzione da insegnare a scuola Ho letto sul…

Cultura della prevenzione da insegnare a scuola Ho letto sul Corriere di lunedì 14 febbraio l’articolo di Annachiara Sacchi sul piano nazionale di prevenzione nelle scuole e concordo pienamente con la proposta dell’assessore regionale alla Sanità, Carlo Borsani, per anticipare quanto più possibile la cultura della prevenzione, iniziando proprio dalla scuola.
Alimentazione, fumo, alcol sono temi che dovrebbero essere inseriti fra le materie curriculari, affinché gli adolescenti crescano adottando stili di vita il più possibile corretti e salutari. La Lega italiana per la Lotta contro i tumori è stata antesignana nella lotta al fumo nelle scuole elementari sin dal 1970, collaborando a quel tempo con il Provveditorato agli studi e proseguendo l’attività sino ad oggi, sotto il patrocinio del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. Nel solo lo scorso anno scolastico l’attività di prevenzione al tabagismo ha visto coinvolti più di 23.000 alunni delle V elementari delle scuole di Milano e provincia. Con il progetto «Educare per Prevenire», patrocinato dalla Provincia di Milano fino al 1999-2000, i nostri medici e psicologi intervenivano nelle scuole superiori con conferenze su temi che spaziavano dalla prevenzione oncologica all’alimentazione, interessando annualmente circa 6.000 studenti. L’impiego di figure competenti, ha sempre conferito professionalità e importanza agli interventi, scaricando gli insegnanti da impegni e da responsabilità che diversamente avrebbero potuto interferire nella normale attività didattica. Confermo, dunque, la più ampia disponibilità dell’Associazione da me presieduta a collaborare con le Aziende Sanitarie Locali e con le istituzioni pubbliche - com’è già in atto nella Commissione del Tabagismo della Regione Lombardia - per portare avanti in sinergia un importante piano di prevenzione scolastica.
Gianni Ravasi
presidente della Lega italiana per la lotta contro i Tumori, sezione milanese

CORRIERE DELLA SERA (Cronaca di Milano)
Note doc
Ron: «Il mio vino è una musica»
Un buon bicchiere è come l’arte, racconta storie, porta in superficie un mondo segreto, spesso intimo

Parlando di vino spesso se ne celebrano l’armonia, le suggestioni, le note di questo o quel gusto, le emozioni che libera. E si dice che fare un buon vino è un’arte. Allora chi meglio di un cantautore sulla cresta dell’onda da più di 35 anni può tentare di chiudere in bottiglia tutte queste sensazioni? Ron ci prova. E si è messo a fare il suo vino. Una piccola produzione, 3.000 bottiglie di rosso, altrettante di bianco. Per intenditori, disponibile in enoteche selezionate. Vino di nicchia, lasciato a riposo in botticelle di rovere, le barrique , per quattro anni. Vino che non si improvvisa. Ma la vita di Ron è la musica. È «Il gigante e la bambina», a 17 anni. È il Sanremo della vittoria, nel ’96, con «Vorrei incontrarti fra cent’anni». È «Una città per cantare». È il tour con Pino Daniele, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia, estate 2002. Cosa c’entra il vino?
Per capirlo occorre mezz’ora di viaggio in autostrada da Milano verso Genova. L’appuntamento è al vigneto. Ron è arrivato in anticipo e ne ha approfittato per farsi un giro. Cammina fra i filari. In questa stagione le viti sono tristi stecchi secchi, neanche una foglia, una gemma, l’occhio profano non vede nulla. Lui vede. Lo si capisce subito: si china e piega un ramo sfuggito alla legatura. È il Ron di sempre: pizzetto, capello corto mesciato, jeans. Ma è anche un’altra persona: gesti e andatura tradiscono la consuetudine, è uno del posto, un «ragazzo» di campagna.
Quanta parte ha avuto la sua storia personale in questa nuova attività?
«Molta. Sono nato qui in provincia di Pavia, a Dorno, in un cortile di campagna 51 anni fa. Ho vissuto un’infanzia libera, in un contesto rurale d’altri tempi. A sei anni pigiavo l’uva a piedi nudi insieme ai miei fratelli. C’era un genuino attaccamento alla terra, allora ancora rispettata, e solidarietà fra le famiglie. Con la musica sono entrato di colpo in un altro mondo, ma questa aria, questi colori, questa terra sono rimasti con me. E anche se per lavoro ho viaggiato tanto, ho vissuto da altre parti, la mia casa è sempre stata qui».
Ma perché proprio il vino e non un altro prodotto della campagna?
«Perché è parte di me, da sempre. Lo producono alcuni familiari e qui nell’Oltrepò si hanno i vigneti davanti agli occhi. E poi anche il vino è un segno d’artista, racconta storie, porta in superficie un mondo segreto, spesso intimo».
Quale è stato il percorso che l’ha portata al vino?
«A volte vagabondo in moto da una collina all’altra in cerca di ispirazione. Durante questi giri solitari vengo spesso fermato da contadini e osti che mi offrono un bicchiere o stappano una bottiglia per me. Queste inconsuete degustazioni mi hanno fatto venire voglia di conoscere meglio il vino e poi la voglia è cresciuta e il passo seguente è stato imparare a farlo. È successo al tavolo di un agriturismo in Val Curone, davanti a una fetta di salame e con un rosso in mano che mi ha sciolto la lingua. Ho detto scherzando al mio amico Carlo Zanetti, bravo viticoltore, voglio fare un mio vino, e lui mi ha preso subito sul serio. Sapevo di volere un vino forte, di personalità. Abbiamo iniziato a provare, ne avremo assaggiato un migliaio, alla ricerca di un profumo, questo sì, questo no. Non è stato facile, ma alla fine è uscita quella che per noi era la combinazione vincente. Il rosso è nato dall’unione di quattro uve diverse: cabernet, bonarda, barbera e uva rara. Il bianco invece è ottenuto dalla vinificazione in bianco del pinot nero».
Fracent’anni rosso e Fracent’anni bianco i nomi dei due vini, circa 15 euro a bottiglia in enoteca. Come mai questa scelta?
«Quando Carlo mi ha chiesto come chiamarli non ho avuto dubbi, mi è uscito d’istinto: Fracent’anni. La canzone ha venduto 300 mila copie, chissà che il nome non porti alle bottiglie altrettanta fortuna. C’è dentro la stessa passione».
Marta Ghezzi.

CORRIERE DELLA SERA (Cronaca di Milano)
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Da Celentano alla Muti, artisti in cantina
Ron è in buona compagnia. L’enologia, fra i vip, va forte. In Lombardia imbottiglia anche la regista Lina Wertmüller , tra i fondatori dell’azienda Mirabella di Rodengo Saiano, in Franciacorta, 400 mila bottiglie l’anno. Adriano Celentano e Claudia Mori , hanno scelto invece la Patria del Gallo Nero, Radda in Chianti, mentre Ottavio Missoni vendemmia nelle Langhe, a poca distanza da Ornella Muti che in provincia di Alessandria produce Dolcetto d’Ovada e da Bruno Lauzi , produttore astemio del «Barbera del Cantautore». Vinificano anche Francesco Moser in Trentino e Alex Del Piero in Veneto. Scendendo per l’Italia incontriamo sulle colline senesi Stefania Sandrelli con Giovanni Soldati, e l’ex pilota di Formula Uno Alessandro Nannini. In Puglia, infine, nella tenuta di Cellino San Marco fa il vino Albano : «Felicità» e «Nostalgia».
CORRIERE ROMAGNA (Forlì)
Ubriaco alla guida distrugge sette auto

FORLIMPOPOLI - Ubriaco alla guida danneggia sette auto e resta illeso nel singolare incidente che all’alba di ieri ha svegliato il centro di Forlimpopoli per il gran frastuono. Poco dopo le 5.30 in via Mazzini sulla circonvallazione, un giovane di 27 anni, A.M., residente a Forlimpopoli, ha perso il controllo della sua Golf e ha fatto uno strike su sette mezzi in sosta. Una Y10 che si trovava in mezzo a tutti questi veicoli ne è uscita indenne per una pura fatalità. L’automobilista era ubriaco. Il tasso alcolemico rilevato dalla Polizia Stradale di Rocca San Casciano era molto alto: 1,67. Subito dopo il gran botto sono stati molti i cittadini che sono usciti di casa per vedere cosa fosse accaduto. Fra questi c’erano anche alcuni proprietari delle auto rovinate e subito è nata una vivace discussione fra loro e l’automobilista che aveva alzato il gomito, tanto che sono dovuti intervenire gli agenti per calmare gli animi. Per il giovane è scattata la denuncia penale e il ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza. Le auto danneggiate sono: una Fiat Panda, una Ford Fiesta, una Opel Zafira, una Renault Twingo, una Fiat 500 nuovo tipo, una Fiat Punto e una Peugeot 307. Se si considera anche il Golf dell’ubriaco, sono otto i veicoli coinvolti nel pauroso incidente.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Corso a Potenza
Imparare a produrre la birra
Potenza Hanno da poco terminato il loro percorso formativo, conseguendo un attestato di qualifica professionale, gli allievi ammessi ai due corsi per «Addetti al processo di produzione della birra» realizzati da Arché - Ente per la Formazione ed il Management di Potenza, nell’ambito delle attività previste dal Por 2000-2006 della Regione Basilicata. Si tratta di persone ultraquarantenni, disoccupate di lunga durata, che hanno seguito un percorso formativo di 400 ore complessive, tra attività d’aula e stage in azienda, tutte destinate ad avere un immediato sbocco occupazionale. Infatti la Gross Drink, azienda specializzata nel settore della produzione e distribuzione della birra con sede nella zona industriale di Baragiano, ha già sottoposto tutti i corsisti formati a un colloquio, formalizzando a tutti loro una proposta di assunzione immediata. Gli allievi che hanno portato a termine con successo i percorsi formativi rientravano in una lista di persone uscite dal sistema occupazionale che per un lungo periodo avevano potuto godere solo degli ammortizzatori sociali. I percorsi formativi per «addetti» e «addette» al processo di produzione della birra, rientrano in un progetto di reinserimento nel sistema produttivo e lavorativo realizzato grazie alla fattiva cooperazione di tutti i soggetti coinvolti. L’obiettivo dei corsi organizzati e attuati da Arché era quello di far acquisire agli allievi competenze professionali specifiche che permettessero loro di riqualificarsi per reimmettersi nel sistema lavorativo.
 
L’ECO DI BERGAMO
Ubriaco alla guida, arrestato a Romano
ROMANO Un serbo di 33 anni è stato arrestato ieri pomeriggio per avere aggredito nel comando della polizia locale di Romano un carabiniere e un agente, dopo essere stato fermato per guida in stato di ebbrezza alcolica.
D. R., che abita a Martinengo, è stato accusato di oltraggio e lesione a pubblico ufficiale e sarà processato domani mattina per direttissima.
Il fatto è iniziato alle 14,45 in via Duca d’Aosta, in prossimità del centro commerciale «Il Borgo» di Romano. Durante un pattugliamento della zona, due agenti della polizia locale hanno notato una Seat Ibiza che accelerava e frenava continuamente: a questo punto hanno intimato l’alt scoprendo che l’automezzo era guidato da un cittadino serbo in evidente stato di ebbrezza. L’extracomunitario inoltre era privo della patente italiana e dei documenti di circolazione della sua utilitaria.
Già sul posto, il serbo avrebbe manifestato un certo nervosismo insultando i due agenti, motivo per il quale è stato accompagnato al comando per eseguire gli accertamenti del caso. Un breve tragitto che però ha innervosito ulteriormente il serbo. Giunti al comando della polizia locale l’uomo si è apparentemente calmato: una volta espletati i controlli, si è allontanato dopo avere ottenuto il permesso dagli agenti.
Ma la storia non era finita: due ore più tardi si è presentato nuovamente alla polizia locale, chiedendo la restituzione della sua auto, nel frattempo portata via con un carro attrezzi, e della patente. D. R. a questo punto ha dato ancora in escandescenze e gli agenti hanno ritenuto opportuno chiamare i carabinieri.
Sul posto è giunta una pattuglia dalla vicina caserma, ma il serbo ha opposto resistenza, dando vita a una breve colluttazione. A farne le spese sono stati un carabiniere, che ha riportato un trauma distorsivo alla rachide cervicale, e un agente di polizia locale, che ha avuto lesioni a una spalla e a un polso: entrambi sono stati medicati al pronto soccorso dell’ospedale di Romano e giudicati guaribili rispettivamente in 10 e 7 giorni. Il serbo, senza precedenti penali, è stato quindi trasferito in caserma e qui arrestato.   Fabrizio Boschi.
L’ADIGE
In tre alberghi la stessa tecnica: si fingeva un cliente e non dava i documenti
Dorme in hotel «a scrocco»
Andalo, denunciato un giovane cameriere
Tre notti in tre diversi alberghi di Andalo senza tirare fuori un euro. Un giovane aspirante cameriere, non trovando lavoro, ha pensato bene di prolungare il suo soggiorno sull´altopiano della Paganella scroccando cene ed ospitalità in diverse strutture della zona.
È stato rintracciato grazie ai carabinieri di Andalo: a seguito delle segnalazioni degli albergatori e di un episodio in un pub della zona, sono risaliti al giovane, I.D., di 24 anni, originario di Torino e residente a Sassari. Il giovane è stato denunciato per falsa attestazione, sostituzione di persona, simulazione di reato ed insolvenza fraudolente.
Il fatti risalgono all´inizio della scorsa settimana. Il ragazzo era partito dalla Sardegna alla ricerca di un posto di lavoro sull´altopiano della Paganella. Aveva già preso contatti con un albergatore, che però l´ha tenuto in prova due giorni per poi scaricarlo. Senza lavoro, senza soldi e senza una meta, il ventiquattrenne ha deciso di fermarsi ad Andalo. Si è dunque presentato al primo albergo, verso l´ora di cena, fingendo di avere prenotato una stanza, di essere arrivato in anticipo perché il gruppo al quale appartiene lo avrebbe raggiunto il giorno dopo. Guadagnata la fiducia dell´addetto alla reception, il giovane con una scusa se ne andava in camera senza consegnare il documento d´identità. Una volta ottenute le chiavi della stanza si era fermato per la cena e per la notte. All´alba era scomparso.
La sera successiva si era presentato in un secondo albergo. Sbirciando sulla lista delle prenotazioni, ha detto di far parte del gruppo che sarebbe arrivato l´indomani e ha dichiarato una falsa identità. È riuscito nuovamente a mangiare e dormire gratis, ed a far perdere le proprie tracce. Peccato che avesse deciso di trascorrere alcune ore in un pub della zona, esagerando con le bevande alcoliche fino a star male. Per soccorrere il giovane in preda a forti dolori addominali era intervenuta l´ambulanza che l´ha accompagnato al Santa Chiara a Trento. Per giustificare il suo stato, proprio nel giorno di San Valentino, il ragazzo ha detto di essere stato malmenato e derubato. Ma era tutto falso, da quanto hanno potuto verificare i carabinieri. Non appena si è ripreso, il giovane è tornato sull´altopiano, lasciando i bagagli alla reception di un residence. Trascorsa qualche ora e non vedendolo tornare, il gestore ha chiamato i carabinieri.
I militari hanno rintracciato il giovane ad Andalo e lo hanno identificato e denunciato per false attestazioni a pubblico ufficiale, insolvenza fraudolente, simulazione di reato (quando ha detto di essere stato picchiato) e sostituzione di persona.
VIRGILIO.IT
Si uccide in carcere dopo l’arresto
Era accusato di tentata violenza sessuale su una 14/enne
(ANSA) - BARI, 20 FEB - Un uomo di 34 anni, arrestato due giorni fa per tentativo di violenza sessuale su una quattordicenne, si e’ impiccato nel carcere di Trani. Secondo l’accusa, l’uomo - che al momento dei fatti era in leggero stato di ebbrezza - si era avvicinato alla ragazzina, si era calato i pantaloni e aveva tentato di abbracciarla. Ieri, davanti al gip, l’uomo si era dichiarato innocente dicendo che si era abbassato i pantaloni solo per un bisogno fisiologico e che la ragazzina era arrivata in quel momento.
ANSA.IT
VINO: BRUNELLO; COLDIRETTI, DA QUALITA’ SPINTA ALL’EXPORT
(ANSA) - ROMA, 19 FEB - ’’Dopo aver ottenuto il punteggio massimo dal punto di vista qualitativo il Brunello di Montalcino della vendemmia 2004 si candida a guidare la riscossa del Made in Italy sui mercati internazionali dove vengono destinate quasi i due terzi delle sei milioni di bottiglie prodotte’’. E’ quanto afferma in una nota la Coldiretti commentando positivamente il rating di cinque stelle su cinque assegnato al primo Brunello di Montalcino imbottigliato nel terzo millennio che, ’’insieme alla Ferrari nelle auto e al Parmigiano Reggiano negli alimenti - dice l’associazione agricola - è uno dei vini più prestigiosi portabandiera della produzione nazionale’’. L’Italia - rileva la Coldiretti - è il secondo Paese produttore di vino in Europa con 51 milioni di ettolitri nel 2004, dei quali 24,6 di vini bianchi e 26,3 rossi o rosati, e può contare su un patrimonio di 453 vini Docg, Doc e Igt, che rappresentano il 60% della produzione nazionale di vino che genera un fatturato complessivo di circa 8,5 miliardi di euro.
In controtendenza con i dati generali sul commercio estero, la domanda di vino ’Made in Italy’ nel mondo ha fatto segnare un +3% nel valore delle esportazioni come risultato di un aumento nei mercati comunitari (+2%) e nordamericani (+2,5%), ma con segnali positivi soprattutto in Paesi emergenti come la Cina dove il valore delle esportazioni raddoppia (+131%). Il vino e’ la principale voce del commercio estero agroalimentare e il valore dell’esportazioni potrebbe sfiorare nel 2004 i 3 miliardi di Euro, per la metà realizzati sul mercato europeo e per un
quarto u quello americano’’. ’’Ma il Brunello - precisa la Coldiretti - è anche il simbolo di quell’Italia dei piccoli comuni che hanno legato il proprio nome a prodotti di grande successo e dai quali possono nascere grandi occasioni di sviluppo’’. A questo proposito la nota precisa che ’’una mappa delle Regioni in funzione delle qualità ambientali, enogastronomiche, turistiche, sociali che ogni territorio esprime, sarà tracciata da Coldiretti e Legambiente con il primo rapporto nazionale sull’ ’Italia delle qualità agroterritoriali’ che sara’ presentato Giovedì 24 febbraio alle ore 11 al Centro Congressi Palazzo Rospigliosi in Via XXIV Maggio 43 a Roma’’. Il rapporto inaugura il programma 2005 di ’Voler Bene all’Italia’ dei piccoli comuni e prende in considerazione, tra l’altro, la presenza di prodotti tipici, strade del vino, aree protette, agricoltura biologica, turismo e agriturismo e comuni Ogm free. (ANSA).
IL SECOLO XIX
Minaccia tutti in enoteca: arrestato
Due episodi hanno mobilitato le forze dell’ordine nel centro di Ventimiglia
E in via Roma scoppia una maxi-rissa per un parcheggio
Ventimiglia Un ventenne ucraino finito in manette e due agenti feriti sono il bilancio di una serata di follia all’interno di un bar di via Cavour. Nel pomeriggio, invece, a dare in escandescenze, per una banale questione di parcheggi, sono state una decina di persone: magherebini e francesi, che hanno scatenato una violenta rissa in via Roma. A farne le spese è stato il traffico cittadino: bloccato a lungo a causa della scazzottata in mezzo alla strada. A regolare la viabilità sono poi dovuti intervenire i vigili urbani.
Cominciamo dall’episodio più grave, che ha portato all’arresto da parte del commissariato di Ventimiglia di un cittadino extracomunitario, l’ucraino ventenne Denys Lalak. Il quale ieri sera, in preda ad ubriachezza, si è reso protagonista di un grave epis
Lunedì, 21 Febbraio 2005
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