Giovedì 06 Agosto 2020
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Rassegna stampa alcol e guida del 13 aprile 2005

RASSEGNA STAMPA "ALCOL E GUIDA"

Note a cura di Alessandro Sbarbada
Servitore-insegnante in un Club degli Alcolisti in trattamento a Mantova.


 

ANSA.IT
Ubriaco picchia moglie e suocera: denunciato da polizia
Denunciato un altro ubriaco in un bar di Ferro di Cavallo

(ANSAweb) - PERUGIA, 13 APR - Ha picchiato da ubriaco la moglie e la suocera con il tubo di un aspirapolvere. Un operaio trentenne di Perugia e’ stato denunciato per lesioni aggravate e poi ricoverato in un centro psichiatrico. La suocera ha riportato un trauma cranico, mentre la moglie la frattura di una mano. Entrambe sono state giudicate guaribili in 30 giorni. Il fatto e’ avvenuto ieri pomeriggio in un appartamento della zona di via Sicilia. L’operaio si era ubriacato sul luogo di lavoro ed era stato accompagnato a casa dal titolare della azienda. Probabilmente i familiari lo avevano rimproverato e ne e’ scaturita una lite. L’uomo e’ caduto per terra ed anche lui si e’ ferito. Un altro perugino di 49 anni e’ stato invece denunciato dagli agenti della volante per resistenza aggravata a pubblico ufficiale; anche lui, ubriaco in un bar di Ferro di Cavallo, si era scagliato contro i poliziotti chiamati perche’ disturbava i clienti del locale.

IL MESSAGGERO Abruzzo
Alcool-test nullo ma arriva ugualmente la condanna per guida in stato d’ebbrezza

Alcool-test nullo, ma alla fine Pierpaolo Alessandrini, 30 anni aquilano, è stato comunque condannato a 15 giorni di reclusione ed a 300 euro di multa per guida in stato di ebbrezza. Oltre a questo al giovane è stata sospesa la patente per un mese. Come si ricorda il giudice Gargarella sancì, su richiesta dell’avvocato Stefano Rossi, che il test del ”palloncino” era nullo se non era effettuato alla presenza di un legale perchè la prova è considerata il primo passo di un’indagine. La Polizia stradale, però, ha ”inchiodato” il giovane sulla base della sintomatologia visto il comportamento non lucido.

L‘ADIGE
Ziano, operaio di 55 anni
Trovato due volte brillo al volante: è in carcere

È stato beccato più di una volta al volante dopo aver alzato un po´ troppo il gomito. Ed il giudice non è di certo stato leggero nella pena: 11 giorni di reclusione in carcere. I carabinieri di Predazzo si sono presentati martedì a casa di un operaio di 55 anni con un ordine di carcerazione.
Il fatto è accaduto a Ziano. L´ultima condanna dell´uomo per guida in stato di ebbrezza risale alla fine del 2003. Per ben due volte negli ultimi cinque anni l´uomo è stato trovato con un tasso alcolico superiore di quello consentito. Per la legge si tratta di un caso di recidiva infraquinquennale, quando cioè il reato viene commesso nei cinque anni dalla condanna precedente. Non accade sovente però la pena del carcere.
Recentemente un uomo di Cavalese era stato condannato a 30 giorni agli arresti domiciliari per guida in stato di ebbrezza; il mese scorso venne arrestato per evasione perché trovato dai carabinieri per ben tre volte a spasso per il paese.
Per l´operaio di Ziano la condanna è stata pesante. Un monito dunque per chi si mette alla guida e ha bevuto troppo, ed oltre alla propria vita mette a repentaglio quella degli altri: se si sgarra più di una volta si rischia il carcere.

ASAPS.IT
Firenze, "la vita è tua, non perderla per strada".
Bilancio dei primi controlli notturni nelle discoteche da parte della Polizia Municipale

(ASAPS) FIRENZE – 100 persone in stato di ebbrezza, su un totale di 250 soggetti sottoposti all’alcol test dalla Polizia Municipale di Firenze: per fortuna, però, non si trattava di conducenti di veicoli, ma semplicemente di avventori delle discoteche del circondario, che hanno aderito alla campagna municipale per la sicurezza stradale. Non è un bilancio da “fine anno”, ma di un semplice fine settimana sulla via del divertimento, che segna l’ingresso nella seconda fase della campagna sulla sicurezza stradale “La vita è tua, non perderla per strada”. Venerdì e sabato notte, un nucleo di agenti della Polizia Municipale di Firenze sono rimasti all’interno del Tenax e del Maracanà, due delle discoteche più battute del capoluogo toscano, per cercare di sensibilizzare i clienti, soprattutto i più giovani, al rispetto delle regole del codice della strada con una particolare attenzione alla guida in stato di ebbrezza. Sono stati distribuiti, a coloro che ne hanno fatto espressamente richiesta, alcotest monouso: presidi non probanti ai fini legali, e lontani anche dalla precisione dei precursori, ma più che sufficienti a dare un’idea di chi è idoneo o meno per la guida. L’accoglienza, da parte dei clienti, sembra essere stata calorosa, e chi si è offerto ha ricevuto in cambio una cartolina informativa e la maglietta con lo slogan della campagna. Veniamo ai numeri, diffusi dall’Ufficio Stampa del comune di Firenze: nelle prime due notti di lavoro, sono stati effettuati 251 controlli, totalmente su base volontaria, con gli alcol test monouso: 133 venerdì notte al Tenax e il resto sabato notte al Maracanà. Di questi 100 sono risultati positivi (51 al Tenax e 49 al Maracanà) e il resto negativi (rispettivamente 82 e 69). Se si considera le percentuali, quindi, si tratta del 39,84% di positivi contro il 60,16% di negativi. La maggioranza delle persone che hanno acconsentito a fare il test è stata di sesso maschile: ben 108 al Tenax e 77 al Maracanà mentre le ragazze sono state rispettivamente 25 e 41. Se poi analizziamo le percentuali di positività al test, viene confermato il dato già emerso l’anno scorso, ovvero che i maschi "bevono" di più rispetto alle femmine. Al Tenax 45 maschi su 108 sono risultati positivi (con una percentuale pari al 41, 67%) mentre le femmine positive sono state 6 su 19 (ovvero il 24%). Al Maracanà invece su 77 controlli che hanno riguardato i maschi, 39 sono risultati positivi (il 50,65%) mentre sulle 41 femmine che si sono sottoposte al test soltanto 10 (ovvero il 24,39%) erano oltre il limite di alcol previsto dalla legge per la guida. "I controlli che abbiamo effettuato hanno confermato che il fenomeno è importante e preoccupante - commenta l’assessore alle politiche socio-sanitarie e alla vivibilità urbana Graziano Cioni -. Non dobbiamo dimenticare infatti che chi guida in stato di ebbrezza rappresenta un pericolo mortale per sé e per gli altri. Per questo l’attenzione dell’Amministrazione comunale su questo tema è costante e continuerà anche nei prossimi mesi". Quindi grande attenzione alla sensibilizzazione e alla prevenzione e, dove è necessario, anche interventi di repressione. Venerdì e sabato notte la Polizia Municipale ha effettuato infatti anche controlli sulle strade mirati proprio alla guida in stato di ebbrezza. Sono stati 34 i veicoli fermati: gli agenti hanno utilizzato gli alcol test in 29 casi tutti risultati negativi. Una multa elevata per velocità pericolosa.
E se in una discoteca, o due, così tanti sono risultati i clienti in stato di ebrietà, c’è da immaginare cosa succede fuori, dove non ci sono queste campagne e dove le pattuglie con etilometro sono davvero poche.

ANSA.IT
Pordenone: etilometro all’uscita dei concerti roCK
Iniziativa azienda sanitaria, a ’virtuosi’ biglietto omaggio

(ANSAweb) - PORDENONE, 13 APR - Un etilometro all’uscita di ogni concerto rock, con la possibilita’ per i giovani di effettuare l’alcol-test e, per i piu’ ’virtuosi’, di ricevere un biglietto omaggio per l’evento successivo: l’iniziativa e’ stata lanciata dall’Azienda per i servizi sanitari di Pordenone, a partire dal 15 aprile prossimo. Un’ambulanza verra’ parcheggiata davanti al ’Deposito Giordani’, storico locale della citta’ in occasione del concerto dei ’Marlene Kuntz’, in programma il 15 aprile.

SESTOPOTERE
CALCIO VIOLENTO / A RIMINI QUESTURA VIETA ALCOOL NEL PRE-PARTITA

(Sesto Potere) - Rimini - 13 aprile 2005 - Per garantire una maggiore sicurezza e lo svolgimento in un clima più sereno della partita di calcio Rimini- Reggiana di domenica 17/04/2005, il Comune di Rimini- sulla base di una nota della Questura- ha deciso di vietare la somministrazione di bevande alcoliche nella fascia oraria 13 - 20 di domenica 17 aprile 2005 agli esercizi posti all’interno dello stadio ’Romeo Neri’ e nel perimetro in prossimità dello stesso.
Per l’esattezza dall’intersezione di via Flaminia con via Tripoli; lungo via Tripoli fino a via Ugo Bassi; lungo via Ugo Bassi fino all’incrocio con via Giovanni Pascoli; lungo via Giovanni Pascoli fino all’intersezione con via Flaminia; lungo via Flaminia fino a via Tripoli. Il divieto è esteso ai pubblici esercizi posizionati su entrambi i lati delle vie che costituiscono il perimetro.
Il mancato rispetto di queste prescrizioni è punito con una sanzione amministrativa per una somma non inferiore a 1000 euro e non superiore a 6000 euro.

IL GAZZETTINO Treviso
Dopo l’aggressione di lunedì, la presidente di Trevisoviva è tornata nel suo negozio a raccogliere la solidarietà dei colleghi
«Il centro non cadrà nelle mani dei bulli»
Mirella Tuzzato: «Non possiamo temere questi ragazzini, la Polizia sa chi sono»

Di vederla intimidita o preoccupata non se ne parla proprio. Mirella Tuzzato, ieri, è andata al negozio di cui è titolare in vicolo San Michele nonostante il braccio al collo ed il brutto pomeriggio di lunedì. Ed anzi, più combattiva che mai, com’è nel suo stile: "Paura? Ma nemmeno per sogno! Questi piccoli criminali se lo stampino bene in testa: non lasceremo il centro in mano loro, anzi. Non ci faremo intimidire, e parlo a nome di tutti i commercianti che io rappresento". Perchè, pare, colpendo la presidentessa di TrevisoViva si pensava di offendere tutta la categoria: "Non posso dire se è stato un atto simbolico o meno. Certo è che non ci si può far spaventare da dei ragazzini di 16 anni. La Polizia sa chi sono, li prenderanno. Noi vogliamo fidarci delle forze dell’ordine: con il loro aiuto il centro non diverrà mai terreno fertile per azioni di questo tipo". Mirella ieri ha ricevuto la solidarietà dell’amministrazione comunale e del presidente dell’Ascom Salvadori. Oltre che, naturalmente, dei commercianti vicini. Tra i quali Jessica De Santis delle calzature I4: "Purtroppo ieri sera eravamo nel retro del negozio per servire alcuni clienti. Non ci siamo accorti di niente, se non quando quei ragazzi sono scappati e Mirella ha gridato ’tanto vi prendono!’. Comunque non li avevamo mai visti qui attorno. Certo, per quanto riguarda la sicurezza, pur essendo dietro piazza dei Signori, questo vicolo lascia alquanto a desiderare. Di sera, quando stacchiamo dal lavoro, fa paura uscire. Ci vorrebbe più vigilanza soprattutto con l’installazione di telecamere. A Mirella va il nostro appoggio totale, e concordiamo con lei: non daremo il nostro centro storico a questa gente".
Concorde anche il dottor Claudio Graziati, titolare con tre soci della farmacia Ai Due Pomi, proprio di fronte all’esercizio di Mirella Tuzzato: "Abbiamo sentito solo un urlo, lunedì sera, ma questi ragazzi non li abbiamo visti nè entrare nè scappare. Certo, anche per noi non è semplice, ma certe promesse di sicurezza non sono state mantenute. Ad esempio, quando noi farmacisti facciamo il turno di notte, qua davanti si vede di tutto, ubriachi, ragazzi che urlano e schiamazzano. In piazza dei Signori c’è un vigile sempre fisso, ma forse servirebbero pattuglie in giro".
Tra i negozianti dei vicoli vicini, piena solidarietà a Mirella Tuzzato. Ed una richiesta di un aiuto più continuativo da parte delle forze dell’ordine, che troppo spesso sono visibili solo quando ormai è troppo tardi. "Perchè - racconta Marco Tonietto della vicina Osteria Trevisi - anche a me è successo, quasi un anno fa, di subire l’incendio del tendone esterno, ad opera di ignoti, come sempre. Il pericolo qua attorno c’è sempre. Qualche tempo fa giravano i poliziotti di quartiere e i carabinieri, ma ultimamente non li si vede più così spesso. E comunque ci sarebbe bisogno di loro di sera, quando cala il sole, più che di mattina. Non lasceremo la città in preda a questi ragazzacci, Mirella ha ragione. Ma vorremmo più aiuto dalle forze dell’ordine, per sentirci più sicuri e per poter lavorare con più tranquillità".
Tra i testimoni dell’aggresione alla Tuzzato, anche Pierluigi Piazza dell’omonimo ortofrutta in vicolo S. Michele: "Ho visto dei ragazzi, come ne passano tanti, che fuggivano di corsa. Pensavamo di considerarci sicuri, non pensavamo che simili episodi succedessero anche in città. E invece..."."Conosco bene Mirella - conclude Arianna Case del negozio di abbigliamento Kinky - e quindi a lei va tutta la nostra solidarietà. ma queste cose non dovrebbero succedere, se ci fossero sufficienti pattuglie delle forze dell’ordine. Personalmente non ho mai avuto problemi con ragazzi come quelli che hanno aggredito Mirella, ma un po’ di sicurezza in più in questi vicoli bui non ci starebbe male".
Serena Masetto.

 
CORRIERE ROMAGNA
Ubriachi aggrediscono albergatrice

ravenna - Per rubare qualche bottiglia di birra e di superalcolici, non hanno esitato a colpire con un pugno al volto la titolare di un albergo. Una donna quarantenne che si era accorta di quel demenziale tentativo di furto, trasformatosi poi nell’ennesima rapina commessa in città. E’ successo poco dopo le 20,30 di lunedì nella piccola hall dell’Hotel Minerva. Storico albergo a tre stelle di Ravenna, a due passi dalla stazione. Autori del grave episodio di violenza tre giovani polacchi. Sono tutti incensurati e lavorano come muratori a Lido Adriano, località dove risultano essere anche residenti. Non erano ancora le 21, quando il gruppetto entra nell’hotel a gestione familiare. Sono tre giovani dall’aspetto fisico imponente - il più “piccolo” è alto circa un metro e 85 - e sono tutti visibilmente alterati dall’alcol. Uno dei tre, invece di fermarsi nella hall decide di sorpassare il bancone e di infilarsi dentro l’abitazione dei titolari che, in quel momento, stavano guardando la televisione nel salotto. La proprietaria capisce subito che l’invadenza del trio polacco è sospetta oltre che molesta, e avvisa precauzionalmente la polizia, con una chiamata al 113 fatta lontano dagli sguardi dei giovani ubriachi.Poi prova a raggiungere la hall, ma uno dei tre si avvicina minacciosamente, sbarrandogli la strada. Lei capisce che si tratta di un modo per impedirle di vedere cosa sta accadendo. Il polacco, con la scusa di chiedere informazioni sulle tariffe, prova a distrarla, ma lei insiste per poter raggiungere la hall. Qui avviene l’aggressione. Uno dei tre balordi, infatti, si era lanciato oltre il bancone del bar e con l’aiuto del terzo complice stava svuotando il frigorifero. Quando la donna capisce quello che sta succedendo prova a chiamare il marito, ma viene raggiunta da un pugno in pieno volto. La titolare cade per terra e i tre polacchi scappano fuori dall’hotel verso la Rocca Brancaleone, prendendo con loro tutto quello che riescono a portare via. In pratica bottiglie di birra e di altri alcolici, nascosti sotto i giacconi. Ma dietro di loro si lancia immediatamente il marito della donna che aveva appena assistito alla scena senza avere avuto il tempo di reagire. L’uomo, con molto coraggio, non ha esitato a inseguire i polacchi e la sua rabbia - unita a un passato nei Vigili del fuoco - ha fatto in modo che uno dei tre venisse riacciuffato dopo una trentina di metri, proprio di fronte a un pub di via Maroncelli. Il polacco, cadendo, ha rotto alcune delle bottiglie rubate. Le schegge di vetro gli hanno procurato alcuni tagli alle mani e al petto. Il resto del lavoro lo ha svolto la polizia che nel frattempo si è portata sul posto con alcune “volanti”. Gli altri due complici vengono arrestati in pochi minuti. Ubriachi, e senza un posto dove nascondersi, vagavano in zona-stazione in maniera sospetta. Il più giovane dei tre, Pawel Krzysztof Gurnienny ha 24 anni. Gli altri sono Adam Pawel Wrobel di 29 anni e Adam Wiaslaw Slawniak di 32. Nelle loro tasche la polizia ha ritrovato anche altri oggetti di valore di dubbia provenienza: un lettore dvd e alcune confezioni di profumi, molto probabilmente rubati in altri negozi della città durante una giornata fatta di bevute e furtarelli. Dopo una notte passata nella camera di sicurezza della questura, i tre sono stati processati con rito direttissimo. Difesi dall’avvocato d’ufficio Giuseppe Interlando (pm Gianluca Chiapponi), hanno patteggiato un anno e sei mesi. Nessuno di loro aveva precedenti penali. Dopo il processo sono tornati subito in libertà.   C.d.

LA PROVINCIA DI COMO
L’intervista Lodovico Boncinelli responsabile del centro per la diagnosi e la terapia dell’alcolismo del Sant’Anna
«Ragazzi, almeno non bevete se vi dovete mettere al volante»

Il problema lo conosce perché ha avuto più volte l’occasione di parlare a studenti delle scuole superiori lariane. Lodovico Boncinelli, quale responsabile del Centro per la diagnosi e la terapia dell’alcolismo dell’ospedale Sant’Anna di Como, segue da anni il fenomeno e non si stupisce davanti ai numeri della ragioneria. Dottore, i ragazzi come affrontano le tematiche dell’alcol e dei suoi eccessi? Sanno poco o nulla degli effetti che produce sul cervello di chiunque, adolescenti o adulti. Quali sono questi effetti? L’assumere una bevanda alcolica provoca una riduzione della capacità del cervello associata all’ipocritica, infonde la sensazione di essere più capaci mentre, nei fatti, riduce le effettive possibilità di reazione. E proprio questa è la causa di molti incidenti stradali. Perché i giovani trascorrono sempre più serate all’insegna del bere? Quando i locali sono l’unica occasione di svago che sappiamo offrire ai nostri giovani, non dobbiamo e non possiamo lamentarci. È una questione di domanda ma anche di offerta. Tra l’altro, nonostante ci siano disposizioni europee sulle fasce protette per la pubblicità di alcolici, in Italia l’applicazione è poco severa. Rompiamo subito un tabù: l’alcol fa male? Lasciamo per un attimo da parte il fattore patologico che ai giovani interessa poco dato che risulta lontanissimo il rischio di cirrosi epatica, una malattia che arriva con l’età. Noi non facciamo proibizionismo né terrorismo, non andiamo nelle scuole a dire di non bere, diciamo solo di non bere prima di mettersi alla guida. Questo è il punto. L’alcol alla guida è causa del 50 per cento circa degli incidenti stradali… È così e l’Asl, in proposito, ha fatto un bel lavoro nelle scuole guida perché è proprio al momento dell’approccio con il volante che i giovani devono imparare che non si può guidare dopo aver bevuto. Nel Nord Europa i ragazzi si riuniscono in gruppi e, a turno, chi deve guidare rinuncia al bicchierino. Lo diciamo agli studenti ma ci sorridono… Il problema è nella carenza di formazione e informazione, anche all’interno delle scuole stesse. Dal sondaggio emerge che gli under 16 acquistano senza problemi alcolici e superalcolici. Che ne pensa? Rispondo con una domanda: ma ci sono i controlli nei locali? I genitori sono poco consapevoli del problema. Perché? Per i genitori ha sempre maggiore impatto il timore dell’assunzione di droghe piuttosto che di alcol che, dalla gran parte delle persone, viene considerato sano e buono. Un bicchiere di vino ai pasti, in effetti, non fa male. Ma gli eccessi sì.
I giovani hanno reazioni all’alcol diverse rispetto agli adulti? Non cambia nulla tra giovani e adulti, la differenza dipende dall’abitudine al bere anche solo un bicchiere di vino ai pasti. In questo caso, l’organismo impara a trasformarlo (*). Certo, quando l’assunzione è concentrata nel fine settimana è chiaro che si raggiungono livelli di alcolemia più elevati.
Sara Bartolini
 
(*) Nota: per rispondere al dottor Boncinelli, lasciamo la parola a Emanuele Scafato, dell’Istituto Superiore di Sanità, tra i massimi esperti nazionali in materia: “L’alcol è molto dannoso sotto i 15 anni. L’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità è eliminarlo tra loro entro il 2010 - dice Scafato -. I ragazzi non possiedono i meccanismi fisiologici che ne permettono lo smaltimento. Quando la molecola arriva nel sangue, in mancanza dell’enzima necessario per metabolizzarlo, circola liberamente provocando rapidi stati di ubriachezza…” (Corriere della Sera del 12 gennaio 2005).

LA PROVINCIA DI COMO
Alcol tra i giovani, allarme dalla scuola.

Al questionario hanno risposto 729 studenti di ragioneria e 203 ammettono: «Bevo sempre quando esco»
Divieto di somministrazione per gli under 16, ma a 8 ragazzi su 10 nessun esercente ha mai chiesto l’età
Bevono «quello che capita», anche se è alcolico. Sono minorenni, ma se ordinano bevande alcoliche, non sono costretti a mostrare la carta d’identità, né ricevono un rifiuto. Sanno che esiste un divieto di cedere bevande alcoliche ai ragazzi, ma sanno pure che nessuno lo rispetta. I genitori si accorgono poco dello stato in cui i figli tornano a casa. E c’è anche chi guida sapendo di essere in stato d’ebbrezza: mette la musica a palla e va, perché «questo è il divertimento». Sono i risultati di un questionario al quale hanno risposto 729 studenti del “Caio Plinio Secondo”, 375 maschi e 354 femmine, 312 del biennio e 417 del triennio. L’iniziativa è delle classi prima e seconda C, coordinate dall’insegnante di scienze Elena Marchitiello, nell’ambito del progetto “Strada sicura 2005” che vedrà l’annuale manifestazione domani a Lario Fiere di Erba, al termine di studi e di riflessioni che hanno coinvolto varie scuole. Ma la ricerca del “Caio Plinio” offre uno “spaccato di vita vissuta”, cioè delinea un fenomeno che sarebbe sempre più diffuso tra i giovani, a prescindere dalla guida di un autoveicolo o di un motoveicolo. Alcol e droghe incidono sulla capacità di guida? chiedeva, comunque, il questionario. «Dipende da tipo e quantità», hanno risposto in 300. Però, in genere, fanno guidare un amico sobrio. Ed è, forse, la prima indagine sull’alcol in presa diretta, all’interno degli ambienti scolastici. «I risultati rivelano che l’alcol è un problema. E dev’essere affrontato con più attenzione da parte della scuola e da parte delle famiglie - osserva la professoressa Marchitiello - Ma forse anche in alcune famiglie sono saltate le regole: i ragazzi non le conoscono, i genitori trascurano di impartirle e non offrono esempi positivi. Conosco ragazzi che innaffiano la pizza con tre o quattro birre, insieme ai propri genitori. Potrebbero essere casi isolati. Ma le risposte al questionario rivelano aspetti sui quali riflettere. Sono di interesse sociale». Non solo alcol. Alla domanda: hai mai fatto uso di pastiglie euforizzanti, in 21 su 729 hanno risposto «quasi sempre»; in 682 «mai», 40 «qualche volta». Domanda isolata; più approfondite le altre. E dalle risposte, si deduce che 401 su 729 bevono quel che capita, quando escono la sera e 203 quasi esclusivamente bevande alcooliche. Oltre 400 ritengono che da una a tre bevande mediamente alcoliche non facciano male e a 645 non è mai stata chiesta l’età o un documento prima di servir loro bevande alcoliche. Due terzi delle risposte affermano che esiste una legge per regolare la somministrazione di bevande alcoliche negli esercizi pubblici, ma nessuno la rispetta. E i genitori? Divisi: 262 non s’accorgono se il figlio ha bevuto, 214 lo rimproverano, 197 spiegano i danni, 56 fanno finta di niente. C’è chi non crede che l’alcol possa far danni; chi - e sono 350 - evita di bere e chi beve nonostante conosca i rischi. Il prezzo non scoraggia i consumi: per 192, dopo le otto di sera, alcolici e no costano allo stesso modo. Effetto diverso? Appunto.
Maria Castelli.

LA PROVINCIA DI COMO
l’intervista Tiziana Sala sindaco «Risse in piazza, il problema non è solo l’abuso di alcol»

«Il problema della piazza non è solo l’abuso di alcol». Il sindaco di Cantù, Tiziana Sala, non ha dubbio: la questione della sicurezza del centro non si risolve facilmente, ma serve sempre una collaborazione con le forze dell’ordine e, in particolare, con i carabinieri. Sindaco, quanto conta l’abuso di alcol nei disordini in piazza Garibaldi? Conta, ma non è l’unico problema. Certo, un abuso di alcol scatena possibili insubordinazioni e disordini, ma non è la sola causa. Quali sono le altre cause? Dobbiamo osservare che piazza Garibaldi, bella o brutta che sia, è un luogo di facile accessibilità, un vero e proprio centro di aggregazione. Alla sera soprattutto si ritrovano tantissime persone. È una questione di conformazione. Tante persone riunite sono quindi un fattore di rischio, in quanto difficilmente controllabili? Abbiamo anche provato una chiusura parziale della piazza che, anche se non è una soluzione, è servita. Soluzioni definitive? Partiamo da un concetto di base: si tratta anche di un problema sociale. Per questo bisogna attivarsi su più fronti, a partire anche dalle scuole e dai tutti i luoghi di educazione. Bisogna anche cercare sistemi di aggregazione alternativi alla piazza. Quindi, bisogna partire dalle fondamenta? È necessario. Bisogna avere anche un controllo molto attento di quei cittadini che non hanno lavoro e che hanno numerosi problemi. Difficoltà, queste, che possono portare a devianze. Quanto conta la collaborazione con le forze dell’ordine? Parecchio. Noi ci confrontiamo costantemente. Lo facciamo e manteniamo i contatti. Ci sono, in questo senso, ottimi riscontri, in particolare proprio con i carabinieri, che hanno una profonda conoscenza del territorio e delle sue problematiche. Torniamo alla questione alcol... Abbiamo emesso, tempo fa, un’ordinanza per cercare di limitare gli abusi di alcol da parte dei giovani. Non è così facile, comunque, tenere sotto controllo questo fenomeno. Sta di fatto che gli esercenti non possono fare più di tanto. E comunque non tutti i giovani sono così... In che senso? Non tutti i giovani sono persone sbandate, agitate, con problemi. Lo abbiamo visto anche quando è morto il Papa: c’è stata tanta gioventù che ha partecipato alle manifestazioni per il Santo Padre, compreso il funerale visto sul maxischermo. Ora non voglio santificare questi ragazzi, ma nemmeno criminalizzare quelli che vanno in piazza Garibaldi alla sera del sabato. Un’ultima, spinosa, questione: le telecamere. Funzionano? Sulle telecamere bisognerebbe fare un discorso approfondito. C’è una conformazione della piazza che non permette un perfetto utilizzo del sistema di videosorveglianza. Ci sono anche delle verifiche da effettuare sul software e sul posizionamento delle stesse telecamere: intervento cui stiamo già provvedendo.  Raf. F.

IL GIORNALE DI BRESCIA
Da domani sera una serie di iniziative che si concluderanno a giugno
Caino, percorsi per evitare l’alcol

Il Comune di Caino propone una serie di iniziative per sensibilizzare sui temi del consumo di alcol. Le iniziative previste coinvolgono sia giovani sia adulti. «Percorso adolescenti» è un’iniziativa iniziata già lo scorso anno, che ha coinvolto i giovani dell’Oratorio e del Centro aggregazione giovanile, impegnati in tre incontri che hanno riguardato gli aspetti sanitari, il ruolo dell’alcool nella relazione fra pari, l’alcool e la pubblicità. «Campagna informativa» per il momento si sviluppa esponendo locandine inerenti l’alcol. Ad ogni famiglia verrà poi recapitato un libretto informativo e ad ogni giovane inviata una cartolina per sensibilizzarlo alla tematica alcool. «Serate musicali»: fra aprile e giugno sono previste serate musicali in locali frequentati da giovani, nelle quali sarà messo a disposizione materiale informativo. «Percorso genitori»: in base alle adesioni sarà possibile impostare una serie di incontri incentrati sul tema «Giovani e sostanze: fra attrazione e rischio, cosa fare?». Le adesioni a questo percorso per genitori verranno raccolte al termine delle «Conferenze-dibattito»: si tratta di iniziative che presto verranno attuate nel Centro sociale di via Folletto. Si comincia domani alle 20,30: il dott. Mosti (medico, psicoterapeuta, direttore del Sert di Piacenza) parlerà di «Alcool e prevenzione: aspetti culturali e sociali di una tradizione che cambia». Venerdi 22 aprile, sempre al Centro Sociale, ore 20,30, si tratterà il tema. «Il problema alcool: le risorse del territorio si presentano». Saranno presenti relatori del servizio tossicodipendenza Uo Zanano Asl Brescia, Club alcolisti in trattamento, Alcolisti anonimi, Associazione famigliari degli alcolisti. Le iniziative dell’Amministrazione cainese, elaborate all’interno del Tavolo delle Politiche giovanili, sono promosse dall’assessore ai Servizi sociali Simona Bertacchini.

UNIONE SARDA Cagliari
Tribunale. Aveva minacciato un addetto alla sicurezza di un locale di via Pola
Discoteca: condannato cliente pistolero

Aveva bevuto un po’ troppo e il suo comportamento aveva richiamato l’attenzione dei buttafuori che lo avevano invitato a lasciare la discoteca Atrium di via Mameli. Ben presto la discussione era degenerata e, nella lite, il cliente aveva avuto la peggio. Una volta uscito dalla discoteca aveva però cambiato idea: era rientrato e aveva mostrato agli addetti alla sicurezza una pistola. A quel punto erano intervenuti alcuni carabinieri in borghese e il cliente era stato disarmato e arrestato. Era la notte del 20 novembre dello scorso anno. Ieri mattina Giuseppe Argiolas, 28 anni cagliaritano, ha patteggiato col pubblico ministero un anno e dieci mesi di reclusione. L’imputato, difeso da Gianfranco Sollai, era accusato di porto e detenzione illegale di pistola clandestina e ricettazione. Il gup Roberto Cau, ritenendo congrua la pena, ha ratificato l’accordo tra le parti e Argiolas, che era in cella da cinque mesi, è stato scarcerato. I fatti di cui si è parlato ieri mattina in aula risalgono alla fine dello scorso anno: Argiolas era andato nella discoteca Atrium di via Mameli, vicino all’ex mercato civico. Evidentemente quella sera aveva alzato un po’ il gomito e col suo comportamento aveva richiamato l’attenzione degli addetti alla vigilanza. Il giovane era stato invitato a uscire e da lì era nata una accesa discussione. In pochi minuti dalle parole si era passati ai fatti e il cliente della discoteca aveva avuto la peggio, anche perché era solo contro tre. Il tutto succedeva all’interno del locale. Una volta uscito dall’Atrium, Argiolas si era ricordato di avere con sé una pistola Beretta calibro 9 con la matricola cancellata: era rientrato nel locale e aveva mostrato l’arma ai buttafuori che si erano spaventati per quel che il giovane avrebbe potuto fare. Erano riusciti comunque a trascinarlo fuori dalla discoteca e a disarmarlo, anche con l’aiuto di alcuni carabinieri in borghese che si trovavano nella discoteca. L’intervento delle forze dell’ordine aveva messo fine alla serata brava di Argiolas che era stato arrestato. Il giorno dopo il giudice aveva convalidato il fermo e, così come aveva chiesto il pm Danilo Tronci, aveva firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Al termine delle indagini Tronci ha chiesto il rinvio a giudizio dell’indagato che invece ha preferito patteggiare: un anno e dieci mesi e la scarcerazione immediata.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
gravina Finisce tra le sbarre la notte brava di due spacconi incensurati
Bruciano l’auto del barista: presi
Un meccanico e un carpentiere avevano bevuto e molestato cameriere.

GravinaE finita dietro le sbarre la notte brava di due giovani spacconi, entrambi incensurati, che nella notte tra sabato e domenica (il fatto è stato reso noto solo ieri) hanno dato alle fiamme, per ritorsione l’auto del proprietario di un bar del centro. Sono accusati di estorsione e incendio. Il primo è un meccanico di 27 anni, D. G., l’altro un carpentiere di 22, M.P., entrambi di Gravina. In base alla ricostruzione fatta dagli agenti del commissariato cittadino che hanno eseguito l’arresto, i due sono entrati nel bar «La casa del caffè» poco dopo la mezzanotte e dopo aver bevuto del liquore hanno preso a molestare una delle cameriere. Il titolare del locale è intervenuto invitandoli a darsi una calmata e a lasciare in pace la razza. Di tutta risposta i due giovani hanno minacciato di dare fuoco al locale e alla sua macchina. Sono usciti imprecando, senza pagare il conto. Pochi minuti dopo altra gente è entrata nel bar informando il gestore di aver visto due persone versare del liquido sulla sua Ford Modeo, parcheggiata poco lontano e darle fuoco. Sono stati informati i vigili del fuoco e la polizia che è giunta poco dopo. L’incendio è stato spento con relativa facilità. Danneggiata solo una parte della vettura. Sono state avviate immediatamente le indagini e in breve gli investigatori del commissariato cittadino alla guida del dottor Arturo Rutigliano, sono riusciti ad individuare nei due spacconi che avevano lasciato il bar a suon di minacce i presunti autori dell’attentato incediario. Nella disponibilità di uno di loro gli agenti hanno trovato una piccola lattina con del liquido infiammabile, in tutto e per tutto simile a quello trovato nei presi della vettura danneggiata dal fuoco. D.G. un’ora dopo l’attentato, quando le fiamme oramai erano state spente, sarebbe stato visto passare da solo nei pressi del bar a bordo di una Fiat Brava, lo stesso tipo di vettura - secondo alcune testimonianze - utilizzata dagli incendiari.   L.Nat.

LA PROVINCIA DI SONDRIO
Pressoché unanime il giudizio dei ragazzi di Tirano sul servizio pullman che li porta in discoteca nel weekend
«Il disco-bus a noi giovani piace»
Restano i giudizi critici dei genitori che non approvano le lunghe trasferte fuori provincia.

TIRANO Promosso a pieni voti. Il pullman del sabato sera che porta i ragazzi in discoteca piace decisamente ai diciottenni tiranesi, estranei alla polemica che tiene banco tra gli adulti, divisi fra chi la ritiene un’idea valida e chi, invece, come il consigliere Paolo Oberti, la giudica «anti-educativa». Autobus o no, infatti, la discoteca è il luogo dove moltissimi giovani dichiarano di trascorrere il sabato sera. «Tanto meglio – è la conclusione che trova d’accordo i diretti interessati – se c’è un pullman che ci “molla” in discoteca e poi ci viene a prendere». E ancora: «Oggettivamente non si può pretendere che ci chiudiamo in casa la sera, ma nemmeno ci piace fare il giro di tutti i bar della zona - spiega Serena Bettegacci -. L’idea del pullman mi sembra molto valida, a patto che gli orari siano compatibili con quelli delle discoteche». E’ il rientro, infatti, l’unica condizione posta dai ragazzi. «Certamente andare in autobus è più sicuro, però dipende dall’orario – interviene l’amica, Sara Mantuano -. La prima volta sapevo che il pullman sarebbe rientrato troppo presto e così ho deciso di non andare. Adesso che hanno posticipato il rientro, forse lo prenderò». «La discoteca c’è sempre stata» spiega, invece, Domenico Maggiari, lasciando intendere che non è certo la presenza del pullman a incentivare i giovani a muoversi da casa. Poi, aggiunge: «Quando si esce il sabato sera in compagnia si sa che capita di bere – ammette -. In genere preferisco muovermi con la macchina, ma non è detto che in futuro sceglierò l’autobus, visto che c’è». Quanto alla scelta di frequentare locali fuori provincia, i ragazzi interpellati sembrano avere ugualmente le idee molto chiare. «Quelle che ci sono da noi non si possono chiamare vere e proprie discoteche – dice Ivan Besseghini -. Dovendo scegliere, preferiamo andare un po’ più lontano ma trovare quello che ci piace». Ma se tutti i ragazzi chiamati in causa si dichiarano favorevoli all’iniziativa e intenzionati a provare, almeno una volta, l’esperienza del pullman per raggiungere una discoteca, qualcuno ammette di incontrare ancora qualche resistenza da parte dei genitori. «Più che altro per la destinazione che secondo i miei è troppo lontana» confessa una ragazza che preferisce non dire il nome, ma lancia ugualmente una proposta: «Credo che ci vorrebbe più informazione anche tra gli adulti. Tra noi giovani c’è il passaparola, ma il problema è spiegare bene l’iniziativa anche ai grandi» dice. Anche se, in realtà, il pullman del sabato sera trova ampi consensi non soltanto fra gli under 20. «L’iniziativa mi trova pienamente d’accordo, perché se i giovani vogliono andare in discoteca credo sia meglio che lo facciano in pullman piuttosto che in macchina – dice Luigi Della Vedova, papà di due bambini -: in questo modo le famiglie stanno più tranquille e, per quanto riguarda i soldi, meglio spenderli in queste cose che in tanti altri modi». «Trovo l’iniziativa molto intelligente – fa eco Maria Pia Magro, mamma di quattro figli -. Del resto fuori dall’Italia queste cose le fanno già. In Scandinavia, ad esempio, so che ogni locale ha a disposizione un telefono pubblico da cui i ragazzi possono chiamare per farsi venire a prendere con dei bus-taxi che li portano a casa, anche se hanno fatto tardi e bevuto una birra in compagnia». Nulla in contrario contro il disco-bus, quindi. Anzi, «quasi, quasi lo prenderei anche io» scherza Maria Pia.
Michele Nava.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Piero Lastella, all’epoca giovane giocatore di calcio e tifoso della Juventus, era a Bruxelles nella curva «Z»
«Io, sopravvissuto dell’Heysel»
Un coratino ricorda gli attimi di terrore vissuti quel 29 maggio 1985.

Questa sera alle 20.45 l’Italia calciofila si fermerà per assistere alla gara di ritorno tra la Juventus e il Liverpool, valida per i quarti di finali di Champions League. Ma per qualcuno questa partita sarà un rivivere gli attimi di terrore vissuti un lontano 29 maggio di venti anni fa: si tratta di uno dei sopravvissuti della fatidica curva «Z» dello stadio «Heysel» di Bruxelles, quella in cui il coratino Piero Lastella, all’epoca giovane giocatore di calcio e grande tifoso della Juventus, era terminato. «Non è facile spiegare - spiega Lastella - cosa ci capitò in quella maledetta curva. Erano le sette della sera e mancavano 90 minuti all’inizio della partita, sino ad allora nulla aveva fatto presagire a quello che sarebbe successo di li a poco. Ricordo che mentre la tifoseria juventina organizzata era stata messa nella curva opposta alla nostra, chi come me aveva acquistato il biglietto attraverso altri circuiti che non erano quelli della società bianconera, si ritrovò sistemato nella curva Z, con solo due reti metalliche a separarci da quelli del Liverpool. Un’ora prima della gara gli inglesi, ubriachi fradici, cominciarono a spingersi verso di noi, lanciando bottiglie e pietre, i tifosi juventini cominciarono ad indietreggiare sino ad arrivare al muro della curva che, per il grande peso ammassato, cedette. Io mi trovavo proprio in quella zona e, forse grazie alla mia atleticità, riuscii per un soffio ad evitare di finire sotto la massa delle persone che cadevano. In quei momenti di grande confusione, ricordo solo che mi aggrappai alla mano di un altro tifoso, che non ha mai conosciuto e rivisto, e grazie a lui io sono ancora qui a raccontare di quella triste serata di tragedia in cui morirono 39 tifosi, di cui 32 italiani». La partita si giocò e la Juve vinse la coppa. «Ancora oggi - continua Lastella - non so se è stato giusto giocare la finale, forse se fossi stato comodamente seduto dietro un televisore in Italia, non avrei voluto vedere quelle scene di trionfo dopo la gara. Ma vivendo quei momenti, forse devo dire che è stato giusta giocarla per far organizzare gli spaesati poliziotti belgi che fecero poco per evitare la tragedia». Dopo quella vicenda il rapporto tra il calcio e Piero è cambiato. «Ora per fortuna dopo tanti anni, rimane solo un brutto ricordo, ma dopo quel 29 maggio ho dovuto lottare molto con me stesso per entrare di nuovo in uno stadio. Lo feci solo a distanza di 5 anni, in occasione di una partita a Bari in occasione di Italia 90 e non mi vergogno a dire che mentre entravo, accompagnato dai miei amici più cari, sentivo le gambe che mi tremavano e mi veniva da piangere».  Salvatore Vernice.

IL MATTINO
Juve-Liverpool, è allarme per gli hoolingans.

Per la Juve è una serata particolare. C’è da onorare le vittime dell’Heysel con un comportamento esemplare della tifoseria che (in buona parte) all’Anfield Road ha rifiutato il qui la mano degli inglesi a vent’anni da quella assurda tragedia. E c’è da battere i reds per approdare alle semifinali di Champions che vogliono dire altri soldoni. Ma è un’altra vigilia difficile per l’ordine pubblico. Torino si sta preparando a prevenire qualsiasi incidente. Centinaia di poliziotti e carabinieri sono stati mobilitati. A garantire l’ordine contribuiranno anche vigili urbani e finanzieri. Rinforzi sono arrivati da altre province e si è lavorato in stretto contatto con le autorità inglesi. Il prefetto Goffredo Sottile ha vietato la vendita di alcolici nella giornata odierna. Le preoccupazioni delle autorità sono avvalorate dal comportamento non proprio esemplare tenuto da gruppi di tifosi bianconeri durante la trasferta a Liverpool. Il giorno della memoria è stato celebrato ieri. Venti minuti di raccoglimento davanti al monumento realizzato da Dante Grassi nel cortile della sede bianconera, due mazzi di rose bianche deposte da Del Piero e Hyypia, i capitani, che hanno letto i nomi delle 39 vittime di quel 29 maggio di vent’anni fa.

IL GAZZETTINO Udine
Un maresciallo dell’esercito è …

Un maresciallo dell’esercito è finito in carcere per resistenza. Roberto Bruno, 40 anni, romano, residente a Chiusaforte, ha passato una notte in cella dove aver insultato gli agenti e aver preso a testate il divisorio in plexiglas che si trova sull’auto della Volante. Ieri mattina, dopo una notte passata in cella, il sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice lo ha scarcerato.
La polizia era intervenuta nella tarda mattinata di lunedì, verso mezzogiorno, perchè l’uomo stava molestando i titolari del locale "Alle tre sorelle" di viale Tricesimo. Era adirato perchè il giorno prima, in seguito a un diverbio tra gli avvent
Giovedì, 14 Aprile 2005
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