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Rassegna stampa alcol e guida del 8 settembre 2005

RASSEGNA STAMPA "ALCOL E GUIDA"

Note a cura di Alessandro Sbarbada
Servitore-insegnante in un Club degli Alcolisti in trattamento a Mantova.


PAGINE MEDICHE.IT
Secondo una ricerca americana i figli di genitori fumatori hanno una maggiore predisposizione alla sigaretta.

I bambini che hanno genitori fumatori sono predisposti ad accendersi una sigaretta già a due anni di vita. E’ la sconvolgente scoperta fatta da alcuni ricercatori americani e pubblicata nei giorni scorsi su Archives of Paediatric and Adolescent Medicine.
Gli scienziati del Dartmouth Medical College nel New Hampshire, coordinati da Madeline Dalton, hanno sottoposto un gruppo di bambini di età compresa tra i 2 ed i 6 anni ad una serie di giochi: dovevano giocare con le bambole e andare in drogheria per scegliere quali prodotti acquistare (73 le possibilità di scelta, tra cui anche sigarette e bevande alcoliche).
Ebbene, i bambini, anche piccolissimi, che avevano genitori fumatori sceglievano le sigarette 4 volte in più rispetto agli altri, mentre quelli che avevano genitori che bevevano alcol almeno una volta al mese preferivano gli alcolici tre volte in più. (*) Non solo: i bambini di sei anni hanno anche mostrato di saper distinguere perfettamente una marca di sigarette da un’altra, mentre più spesso dimenticavano il tipo di prodotto da loro consumato per la colazione.
 
(*) Nota: la conclusione di questa ricerca: “i bambini imitano i genitori” non ha certo il pregio dell’originalità. Ma l’atteggiamento nei confronti degli alcolici, e del vino in particolare, è così poco obbiettivo che può essere utile rimarcare una banalità con una ricerca scientifica.
I genitori che bevono aumentano il rischio che i figli preferiscano gli alcolici.

YAHOO SALUTE
 
Troppe ore di lavoro in corsia hanno effetto alcol su medici giovani .
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
I medici giovani che lavorano molte ore settimanali e fanno molti turni di notte in un mese manifestano lo stesso stato di una persona che ha 0,04% di alcol nel sangue, pari al consumo di qualche cocktail. La notizia è pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Secondo i ricercatori che hanno eseguito lo studio, alla Brown University Medical School e alla University of Michigan Health System, questa indagine è l’ennesima dimostrazione di quali possono essere gli effetti di deprivazione di sonno sul fisico e sulla mente di una persona, in particolare rilevando che ciò si traduce in un calo di performance per i medici.
L’équipe, guidata da Todd Arnedt un esperto di ricerche sul sonno, punta il dito sull’eccesso di lavoro cui sovente i medici sono soliti all’inizio della loro carriera e sostiene che queste condizioni possono mettere a rischio sia la buona riuscita della loro assistenza sia loro stessi, dato che in uno studio recente della Harvard University si evince invece che i medici giovani hanno una probabilità di rimanere coinvolti in incidenti stradali dopo un turno di lavoro lungo. In questo nuovo studio i ricercatori americani hanno coinvolto 34 giovani pediatri e li hanno osservati in una serie di condizioni, differenti carichi di lavoro consumo di alcol o bevande analcoliche usate come placebo.
È emerso che un mese di intenso lavoro per un totale di circa 80-90 ore settimanali comprensive di molti turni di notte equivale in quanto a conseguenze sulle proprie performance ad un mese di lavoro leggero (non più di 44 ore settimanali) insieme al consumo di un certo numero di cocktail alcolici nell’arco del mese.
Anche se i ricercatori non hanno misurato direttamente le performance sul lavoro dei pediatri, numerosi test hanno dimostrato che i soggetti esaminati, sottoposti a un carico eccessivo di lavoro, hanno tempi di reazione più lunghi, ridotto livello di attenzione, minori capacità di giudizio e di controllo e ridotte capacità alla guida.
Queste riduzioni sostanziali equivalgono sempre a quelle riscontrate su giovani medici che non fanno turni pesanti ma hanno consumato alcol.
La vasta mole di dati, hanno concluso gli esperti, deve dunque far riflettere sul fatto che il personale medico dovrebbe avere dei turni adeguati al corretto mantenimento delle massime prestazioni fisiche e mostra ancora una volta come già evidenziato per altre categorie di lavoratori quanto possa essere influente la deprivazione di sonno nell’ambito del lavoro.
Fonte: Arnedt TJ. Neurobehavioral performance of residents after heavy night call vs after alcohol ingestion. JAMA,2005;294:1025-1033.
paola mariano.

IL MESSAGGERO
 
Cresce l’uso di droghe “povere” tra i giovani
Oltre 600 le sostanze usate. Il quattordicenne morto a Milano aveva sniffato gas per accendini
di CARLA MASSI.

ROMA - E’ morto a 14 anni su una panchina, in un giardinetto di Milano. Si sono accorti di lui perché era sdraiato e si arrotolava dai dolori. Poi è svenuto. Nel pomeriggio qualche spinello con gli amici. Nascoste nella borsa aveva due bombolette di gas butano. Quello per ricaricare gli accendini. Non era un ragazzo, per così dire, a rischio. Studente del liceo, figlio unico (il padre odontotecnico e la madre impiegata) non frequentava “bande”. Nei prossimi giorni l’autopsia: questa permetterà gli esami tossicologici e si potranno capire le esatte cause della morte del ragazzo. Proprio il cocktail tra lo spinello e il gas è sotto accusa.
Proprio quelle bombolette accanto al suo cadavere hanno fatto drammaticamente ricordare che, a portata di mano, assolutamente legali, esistono una miriade di droghe con le quali gli adolescenti sono in grande confidenza. Lo “sballo dei poveri”, quello dei ragazzi brasiliani di strada. Fatto di colla, vernici, solventi, benzina e spray di ogni tipo. Fatto, appunto, di gas per ricaricare gli accendini. Un elenco lunghissimo: più di 600 diversi prodotti velenosi vengono consumati, in modo più o meno clandestino, dai ragazzini per stordirsi.
L’alcol bevuto “a palla” e la colla o i solventi sniffati rappresentano, insieme al più classico spinello, le sostanze che i giovani europei usano di più per “sballare”. Un “viaggio” che dura pochi minuti, che si ruba da un palloncino gonfiato ad hoc, da una bottiglia, da un sacchetto che viene messo sulla testa e sul viso per l’effetto camera a gas. Come descrive l’ultimo rapporto dell’Osservatorio europeo sulle droghe. Un dato per tutti: le sostanze inalanti, queste droghe casalinghe, sono gli stupefacenti che i giovani della Ue hanno provato di più dopo i derivati della cannabis. E da noi, rispetto a paesi come la Gran Bretagna, le percentuali sono ancora basse.
«Molti pazienti - spiega Luigi Janiri, psichiatra del Servizio di psichiatria clinica e tossicodipendenze del Policlinico Gemelli-Università Cattolica di Roma - ci arrivano direttamente dai servizi pediatrici. Si tratta di prodotti che i ragazzini possono trovare facilmente, che provocano euforia e poi permettono un assoluto relax. Queste sniffate tolgono le inibizioni, fanno dimenticare le frustrazioni, sedano l’ansia. Che, anche a 12-13 anni, sono spesso già presenti in un buon numero di adolescenti». Non solo colla e smacchiatori. Chi dipende dalle inalazioni, molto più frequentemente di quanto si pensi, manda giù ogni genere di roba. «Ingoiano, ingoiano senza sapere che cosa - aggiunge Janiri -. Non sempre puntano alla duplicazione degli effetti. A volte solo per “fame” di prodotti in grado di stordire, di far dimenticare». Magari con uno svenimento. Ma anche con allucinazioni e disturbi della percezione. «Che possono - spiega ancora lo psichiatra - portare all’insorgenza di una psicosi tossica. Che vuol dire anche confusione, delirio. Danno al tessuto cerebrale».
Effetti che spariscono nell’arco di pochi minuti. Che hanno bisogno di dosi su dosi capaci, nell’arco di una serata, di scatenare mal di testa, nausea, vomito, perdita della coordinazione motoria. «Si perde il controllo del proprio corpo - commenta Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio su fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità - si crede di viaggiare, volare. Queste sostanze non sono nell’elenco ufficiale degli stupefacenti ma hanno gli stessi effetti. Danno euforia, regalano stordimento e una sorta di assuefazione. Non chimica ma nei comportamenti. I ragazzi, straordinariamente attratti da quei profumi, non riescono più ad andare ad una festa, oppure a superare un piccolo problema senza chiedere aiuto al barattolino di colla, o alla bottiglia di acquaragia. Da soli in casa o quando si incontrano tutti insieme».
IL MESSAGGERO
 
Un abuso frequente anche tra le casalinghe.
ROMA - Non solo i giovanissimi. Anche molte donne, la maggior parte delle quali casalinghe, abusano di sostanze inalanti per stordirsi. Una forma di autocura contro la depressione.
In questi casi vengono scelte trielina, colla e vernici. E, nella stragrande maggioranza, i prodotti sono accoppiati con l’assunzione di grandi quantità di alcol. Spesso queste abitudini segrete si vengono a scoprire quando si diagnostica un grave danno epatico.
IL MESSAGGERO
 
La vittima, coreana, aveva sei mesi
Ubriaco tampona: muore una bimba
Marino, la piccola era in auto con la madre che la stava allattando
di DANIELA CATALDO.
E’ morta mentre la sua mamma la stava allattando, a soli sei mesi di vita, uccisa da un ubriaco piombato a folle velocità sull’auto dei suoi genitori, nella serata di lunedì a Marino. Alle 22 circa la famiglia della piccola coreana Seung Hiun Lii, cinque persone, si trovava su via Appia Nuova, all’altezza del concessionario Taurisano. Il padre della piccola, un cantante lirico residente a Velletri, che guidava una Renault Clio diretto verso Roma, aveva rallentato e stava per fermarsi al semaforo rosso. Davanti a lui c’era solo una Fiat Punto ferma guidata da una 25enne di Roma. La mamma della piccola Seung l’aveva tolta dal seggiolino per allattarla al seno. Improvvisamente, uno schianto tremendo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dei carabinieri della stazione di Marino e della polizia stradale di Albano, la Clio è stata travolta da una Volkswagen Golf, guidata da Mauro M., 33 anni di Roma che, secondo gli investigatori, proveniva da Albano a velocità elevatissima.
La Golf, quindi, da quanto accertato, sarebbe piombata sulla Clio come un missile; ne ha prima urtato il posteriore facendola schiantare violentemente contro la Punto poi, con entrambe le vetture (che peraltro erano frenate) attaccate al parabrezza, ha percorso circa 40 metri. Nello scontro il sedile posteriore della Clio è stato violentemente proiettato e schiacciato sui sedili anteriori. La bimba, in braccio alla madre, è rimasta schiacciata tra i sedili ed il peso della donna. Un impatto troppo forte da sopportare per il suo corpicino di soli sei mesi. Mauro M., dopo che la sua folle corsa si era arrestata, mentre i familiari della piccola chiamavano aiuto, perché le sue condizioni erano visibilmente gravi, è sceso dalla sua Golf barcollando. Ma non per l’incidente. Gli agenti della polstrada gli hanno somministrato il test alcolimetrico; a fronte di un massimo consentito dalla legge di 0,50 grammi di alcool per litro di sangue per mettersi alla guida, il trentatreenne ne aveva in corpo 2,85. Immediati sono stati i soccorsi da parte dei mezzi del 118, che hanno cercato di sostenere in tutti i modi le funzioni vitali di Seung fino all’arrivo all’ospedale San Giuseppe di Marino. Ma, al pronto soccorso, il cuoricino della piccola ha cessato di battere.
I medici non si sono persi d’animo: non poteva finire così. Hanno tentato per 45 minuti di rianimare la bimba. Il suo cuore ha nuovamente iniziato a battere e li aveva illusi che, anche se le sue condizioni restavano gravi, avrebbe almeno lottato. Invece, dopo qualche minuto, si è nuovamente fermato e non c’è stato nulla da fare. Tra lo sgomento, il senso di sconfitta e di disperazione dei parenti feriti della piccola Seung, ma anche del personale medico, la bambina è morta per le emorragie interne riportate a seguito del trauma. I suoi familiari sono stati ricoverati sotto shock in ospedale, ma non sono in pericolo di vita. La venticinquenne che guidava la Fiat Punto ha invece riportato dei traumi ad una gamba, ma è stata dimessa subito dopo essere stata medicata. Mauro M. è stato disintossicato con delle flebo ed è stato denunciato per omicidio colposo aggravato dallo stato di ubriachezza.
IL RESTO DEL CARLINO
 
Gli negano soldi, ubriaco semina il panico armato di martello .
Reggio Emilia, - Paura questa notte nella zona della stazione ferroviaria di Reggio Emilia dove P.V., 36 anni, in evidente stato di ubriachezza, vistasi negata una somma di denaro (100 euro) dal titolare di un ristorante cinese ha danneggiato una vetrina con un martello.
Tempestivo l’intervento dei Carabinieri del Nucleo radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia che hanno fermato e condotto in caserma l’esagitato e sottoposto a sequestro il martello. L’uomo è stato denunciato. Su di lui, ora in stato di libertà, pende l’accusa di danneggiamento aggravato.
Solo qualche giorno fa sempre nella zona antistante la Stazione Ferroviaria di Reggio Emilia altro reggiano era stato denunciato per il furto di danaro dal registratore di cassa di un bar gestito da un cittadino cinese.

IL MATTINO (Benevento)
 
Accoltella il figlio violento e ubriaco
Dramma alla frazione Piano durante l’ennesimo diverbio Il giovane colpito all’addome resta ricoverato in ospedale.

AMEDEO PICARIELLO Montoro Inferiore. Ubriaco, ha aggredito gli anziani genitori brandendo un martello: il padre, nell’estremo tentativo di difendersi, lo ha colpito di striscio al ventre con un coltello da cucina. Solo il tempestivo intervento di una pattuglia dei carabinieri ha scongiurato il peggio. La tragedia familiare a Montoro Inferiore, alla frazione Piano. E’ così che padre e figlio sono finiti in ospedale, a Solofra: anche la madre ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari del nosocomio della città della concia. Fortunatamente nessuno dei tre è in gravi condizioni. Se la caveranno con pochi giorni di prognosi. I genitori sono stati medicati e dimessi: il figlio è sotto osservazione. La lite sarebbe scaturita per futili motivi: non è la prima volta che il giovane aggredisce i familiari. In passato è finito anche in manette, e per lo stesso reato ha già scontato una pena. Dalla ricostruzione operata dai militari dell’Arma, il 37enne, dopo essere rincasato ha iniziato ad inveire contro i due genitori, rispettivamente di 74 e 80 anni. Dalle parole ai fatti il passo è stato brevissimo. Il giovane in preda ai fumi dell’alcol ha aggredito i congiunti e al culmine dell’ira ha impugnato un martello con il chiaro intento di colpirli. E’ stato a questo punto che il padre si è recato in cucina dove ha recuperato un coltello e nella colluttazione ha colpito il figlio di striscio all’addome. In quei momenti transitava in zona una pattuglia dei carabinieri della locale stazione. Da tempo, visti i precedenti del 37enne, i militari effettuavano dei giri di controllo nei pressi del palazzo dove risiede la famiglia. Gli uomini in divisa sono stati richiamati dalle grida che proveniva dall’appartamento. Al momento dell’irruzione hanno trovato il giovane sanguinante e i genitori sotto choc e contusi. Chiesto l’intervento del 118, sono stati trasferiti presso il pronto soccorso dell’ospedale di Solofra. Gli anziani genitori hanno rimediato ferite guaribili in sette giorni. Sottoposto ad accurati esami, anche il 37enne se l’è cavata con 10 giorni. A suo carico è scattata la denuncia a piede libero per lesioni aggravate. Deferito all’autorità giudiziaria per lo stesso reato anche il padre, ma non è escluso che nel suo caso possa valere la tesi della legittima difesa.
GIORNALE DI BRESCIA
 
SIRMIONE
Le onde hanno sospinto sulla spiaggia il cadavere del giovane pakistano
Ecchimosi sul corpo dell’annegato
Ordinata l’autopsia: le botte sono state provocate dal tentativo di salvataggio? .
Il Garda ha restituito ieri mattina il corpo dell’operaio di nazionalità pakistana annegato domenica pomeriggio durante una tragica gita in pedalò con gli amici. L’allarme è scattato ieri mattina poco dopo le 7,30 quando alcuni abitanti del residence Corona che si trova a Lugana di Sirmione, (subito dopo l’ex ristorante Vecchia Lugana) hanno scorso riverso a 2 metri da riva, in pochi centimetri d’acqua il cadavere di un uomo. Hanno avvertito i vigili del fuoco di Desenzano che sono subito accorsi sul posto assieme agli agenti della polizia municipale di Sirmione che hanno seguito il caso da domenica pomeriggio e coordinato le ricerche. Sono successivamente intervenuti per i rilievi di legge il medico igienista dell’Asl ed il magistrato che ha autorizzato la rimozione. Il corpo dello sfortunato operaio venticinquenne è stato trasportato alla camera mortuaria del cimitero di Desenzano. Con ogni probabilità prima del nulla osta alla sepoltura verrà effettuata l’autopsia pare per la presenza sul corpo di ecchimosi che potrebbero essere state causate dal tentativo degli amici di salvarlo. Arif Muhammad Somrod aveva 25 anni, abitava a Flero in via Umberto I e lavorava come operaio alle dipendenze della Sda di Brescia. Domenica scorsa Arif ed altri 3 amici pakistani avevano deciso di fare un gita sul Garda. Avevano raggiunto in auto il centro di Sirmione per poi spostarsi sulla spiaggia di Punta Grò. Qui avevano noleggiato un pedalò allontanandosi di un centinaio di metri da riva per fare il bagno. Arif che aveva bevuto un paio di birre non sapeva nuotare ed in un primo momento si era limitato a osservare i tre amici tuffarsi in acqua. Salvo poi dire ai compagni che avrebbe mostrato loro come ci si tuffava. Nonostante indossasse i jeans e non sapesse nuotare si è gettato in acqua all’indietro. Ben preso si è trovato in difficoltà. Gli amici gli hanno lanciato la ciambella di salvataggio, lo hanno raggiunto in acqua ed hanno cercato di mantenerlo a galla tenendolo per le mani. I loro sforzi sono risultati vani pare anche a causa dell’assenza di reazione da parte di Arif. Tanto che ad un certo punto gli amici non sono più riusciti a tenerlo, anzi rischiavano di essere a loro volta trascinati sott’acqua. Così il giovane è scomparso fra i flutti mentre a riva nessuno ha udito le urla di aiuto dei tre amici. Quanto alla macchina dei soccorsi si è messa in moto con l’intervento di due vigili del fuoco di Desenzano, casualmente presenti a riva, era ormai troppo tardi. Le ricerche coordinate dalla polizia municipale di Sirmione hanno inizialmente coinvolto i sub dei vigili del fuoco di Milano e Como e poi quelli di Milano che hanno ripetutamente scandagliato i fondali di Punta Grò. Il lago ha restituito il corpo 3 giorni dopo, trasportato dalle correnti ad alcuni chilometri di distanza, verso Colombare. e. s.
AFFARI ITALIANI (ONLINE)
 
Pubblicità/ O bevi o guidi: arriva la campagna su Quattroruote con Johnnie Walker (*).
I produttori di bevande superalcoliche si mettono all’opera. Anche loro iniziano a rendersi conto che gli incidenti stradali e le morti per assunzione di alcol aumentano a dismisura. E non si può andare avanti così. E’ la prima volta che uno dei maggiori produttori mondiali di bevande con alto contenuto di alcol, Johnnie Walker, lancia una drastica campagna contro l’assunzione di bevande quando si guida.
Il messaggio è chiaro: "Drink or drive", "O bevi o guidi", e lo si legge sulla rivista di auto più letta in Italia, Quattroruote. Lo slogan, inequivocabile, è riportato su un adesivo allegato al numero di settembre della rivista.
Un’alternativa secca, quindi, ben più incisiva del consueto "bevi poco, se devi guidare". Un messaggio che ha già preso piede nei Paesi del Nord Europa, nella consapevolezza che è sempre più difficile stabilire quale sia la quantità accettabile. Alcol e volante non vanno d’accordo, mai, nè quando si beve poco nè, a maggior ragione, quando la quantità di alcol assunta è molta.
E questa volta la conferma arriva da parte di chi queste bevande le produce e da Kimi Raikkonen, pilota di Formula 1 per la McLaren-Mercedes e testimonial della campagna.
Il messaggio "Drink or drive" è il primo slogan che Quattroruote intende lanciare nel quadro di una serie d’iniziative per incentivare comportamenti
consapevoli ai fini della sicurezza stradale.
 
(*) Nota: a chi occupa di prevenzione può dare fastidio sentirsi scavalcati da chi ha sempre promosso il consumo di alcol. Per una volta però proviamo a non pensare che lo scopo sia solamente vendere di più. Le aziende, anche quelle grandi, sono pur sempre fatte di uomini, con figli e patemi d’animo correlati. Lo slogan “o bevi o guidi” è condivisibile. Accettiamo anche l’idea che un produttore e un testimonial famosi possano essere più convincenti di noi.
IL DENARO
 
Per la lotta al cancro sos alle aziende vinicole .
Una nuova prospettiva terapeutica nella lotta al cancro: si chiama resveratrolo, sostanza presente nell’uva, nel vino e nelle arachidi, la nuova frontiera nelle terapie biologiche antitumorali. Recenti studi, infatti, hanno dimostrato che l’incidenza del cancro può essere ridotta anche mediante l’introito di un gran numero di composti naturali. Tra questi, il resveratrolo, che fa del vino un anticancro naturale. Per sostenere la ricerca legata alla nuova scoperta, l’istituto oncologico Pascale di Napoli cerca sponsor tra le aziende vinicole. La nuova prospettiva terapeutica sarà discussa dai medici della struttura napoletana durante il congresso scientifico internazionale che si terrà il 29 e il 30 settembre nell’istituto dei tumori di Napoli e improntato sulle nuove terapie biologiche del cancro. E che i recenti studi sulle capacità farmacologiche del vino convincano gli oncologi napoletani lo dimostra il fatto che il Pascale ha chiesto la disponibilità dell’Ersac, ente regionale di sviluppo agricolo campano, a sponsorizzare questo percorso. "I fondi per la ricerca clinica ed applicata - avverte Mario Santangelo, direttore generale dell’istituto - sono di anno in anno sempre più incongrui per venire incontro alla necessità di retribuire i ricercatori”.
 
(*) Nota: ci siamo occupati già molte volte del resveratrolo e di come sia assurdo che venga studiato nel vino, dove è associato ad un cancerogeno come l’alcol, e non nelle altre 72 sostanze vegetali in cui è presente. La carenza di fondi degli istituti di ricerca spinge alla ricerca di sponsor rischiando così di compromettere l’indipendenza delle ricerche. In Inghilterra, qualche mese fa, aveva destato scalpore che un’industria del tabacco avesse finanziato una ricerca sul tabacco stesso. Sarebbe già un passo avanti se qualcuno si scandalizzasse della ingerenza nella ricerca scientifica dei produttori di vino.
LA SICILIA
 
«Non ammassate le nuove uve»
Crisi vitivinicola.
Gli agricoltori chiedono alle cantine di non aprire i cancelli alla vendemmia 2005.
L’ultima voce arriva da dove in queste settimane si è concentrato il grosso della protesta dei vitivinicoltori. Da Salemi il comitato spontaneamente costituito ha lanciato un appello ai presidenti delle cantine sociali dopo che da Palermo e Bruxelles non sono giunte le risposte che si attendevano: «Sospendete - dicono - l’ammasso delle uve».
Una crisi che appare senza via d’uscita. La distillazione di crisi concessa dall’Ue servirà, infatti, a smaltire soltanto un terzo dell’enorme quantità di vino invenduto. Il resto si aggiungerà a quello che sarà prodotto con la prossima, ed ormai imminente, vendemmia. E l’aumento dell’offerta non potrà che abbassare ulteriormente il livello dei prezzi di vendita. Analisi e previsioni, tutt’altro che rassicuranti, fatte da Giuseppe Amato, presidente della cantina sociale Birgi. «I viticoltori – dice – non ce la fanno più. Facendo un po’ di conti converrebbe loro non coltivare più i terreni. Come risollevare il settore? Il Governo italiano dovrebbe, innanzitutto, eliminare tutte le deroghe concesse per l’importazione di vino dal Cile, dall’Argentina, dall’Australia. Decisioni prese, forse, per favorire alcuni industriali italiani che hanno interesse ad esportare i loro prodotti in quei Paesi. Bisognerebbe, poi, attuare una serie di strategie per abbassare i costi di produzione, oltre che quelli di trasporto. Altrimenti, non saremo mai competitivi. E nessun esperto di marketing riuscirà a farci vendere il vino sui mercati nazionali ed internazionali quando altri Paesi lo offrono a prezzi assai più bassi».
La situazione, dunque, è molto critica. E per questo la Cia ha già preannunciato una «mobilitazione» in tutta la Sicilia. «Trenta giorni di assemblee – si legge in una nota – per preparare un importante appuntamento: la grande manifestazione regionale dell’agricoltura e della zootecnia siciliana indetta per il prossimo 11 ottobre». La direzione regionale della Cia ha approvato una lunga e articolata piattaforma. «Le cause delle attuali difficoltà del settore agricolo - prosegue il comunicato - sono da ricercare negli effetti che stanno producendo i grandi processi di riorganizzazione e ristrutturazione in atto nella filiera e nel mercato agroalimentare mondiale e sempre più globalizzato; nei fattori strutturali che riducono la competitività delle produzioni agricole dell’Isola; nella perdurante crisi di mercato le cui origini risiedono nell’assenza di una politica di controllo sui meccanismi di formazione dei prezzi». E punto di partenza per un’inversione di tendenza viene considerata l’istituzione di un «tavolo di crisi».
L’on. Eleonora Lo Curto ha inviato una lettera a Cuffaro evidenziando il ’’tracollo finanziario di centinaia di aziende agricole». A Cuffaro ha scritto anche il senatore Papania, chiedendo «interventi immediati e seri». Un’altra nota, il parlamentare l’ha inviata al ministro dell’Interno e al sottosegretario D’Alì richiamandoli sui «problemi di ordine pubblico». E il 12 settembre alle 20 il presidente del Consiglio provinciale Sinatra ha convocato al «Minoa» una seduta straordinaria del consesso dedicata alla crisi vitivinicola.
Antonio Pizzo.



Venerdì, 09 Settembre 2005
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