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Rassegna stampa alcol e guida del 21 novembre 2005

RASSEGNA STAMPA "ALCOL E GUIDA"

Note a cura di Alessandro Sbarbada
Servitore-insegnante in un Club degli Alcolisti in trattamento a Mantova.


IL GAZZETTINO
 
GIORNATA DEL RICORDO
Stragi sulle strade: settemila persone all’anno perdono la vita.
  

Roma
Una strage si compie ogni anno sulle strade italiane: 7 mila sono le persone che perdono la vita a causa di incidenti stradali o perché vittime di pirati della strada, 18 al giorno; 20 mila sono i disabili gravi, 1 milione gli accessi al pronto soccorso, più di 300 mila i feriti, 145 mila i ricoveri ospedalieri. I numeri testimoniano che il danno, anche dal punto di vista socioeconomico e sanitario, è enorme.
Per commemorare le vittime, ma anche sollecitare un cambiamento nei comportamenti per ridurre gli incidenti, la Federazione europea vittime della strada (Fevr) ha promosso per la giornata di ieri una Giornata del ricordo sul tema: «Commemorare per cambiare ». In Italia le iniziative sono state diffuse dall’ Aifvs, l’Associazione italiana familiari e vittime della strada, di cui è presidente Giuseppa Cassaniti Mastrojeni.
Sul tema oggi sono intervenuti con forza anche il Pontefice e il capo dello Stato. Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in un messaggio inviato all’Aifvs, ha spiegato di essere «idealmente presente alla Giornata europea delle vittime della strada. La vostra iniziativa - si legge nel messaggio, che è stato inviato dal segretario generale della Presidenza - rafforza la memoria delle vittime e contribuisce alla crescita di una rinnovata coscienza civile e del rispetto per la vita».
«Vogliamo fermare la strage stradale - ha osservato la presidente dell’Aifvs, Mastrojeni - e far sì che vi sia giustizia per i familiari delle vittime e per i superstiti. Oggi la giustizia sottovaluta i reati che vengono compiuti da chi uccide sulle strade. Noi abbiamo messo a punto una proposta di legge che chiede pene effettive, che sollecita processi più veloci e che sottolinea la necessità di sentire il parere dei familiari delle vittime prima di concedere patteggiamenti e riti abbreviati».
E l’Associazione ricorda una serie di norme base per evitare incidenti, morti e feriti: non passare con il rosso, non fare sorpassi azzardati, rispettare la precedenza, i limiti di velocità e le strisce pedonali, allacciare cintura e casco, usare i seggiolini per i bambini, non giocare sul motorino, non bere alcolici prima di guidare, non usare il telefonino alla guida e non fare il prepotente alla guida.
Ieri le manifestazioni maggiori della Giornata europea dedicata alle vittime della strada si sono svolte a Brescia e a Roma.
A Brescia, in piazza della Loggia, sono state collocate 162 croci per ricordare le persone morte lungo le strade bresciane nel 2004.
A Roma, nel cimitero del Verano, un centinaio di persone ha partecipato ad una marcia per ricordare i propri cari deceduti in incidenti stradali e sono state deposte alcune rose rosse. La prossima iniziativa dell’Associazione familiari e vittime della strada è fissata per il 13 dicembre all’Auditorium, con la proiezione di alcuni cortometraggi realizzati e interpretati da studenti romani.

BRESCIA OGGI
 
Iniziativa shock dell’Associazione familiari davanti alla Loggia in occasione della Giornata europea delle vittime della strada
In piazza l’urlo delle croci mute
«I risarcimenti non leniscono il dolore, servono pene severe per chi uccide»
Di Francesco Apostoli.

Silenzio, commozione e riflessione ieri in piazza Loggia, dove l’Associazione familiari e vittime della strada - in occasione della Giornata europea - ha voluto ricordare con una manifestazione intensa e commovente chi ha pagato con la vita l’incoscienza, le distrazioni e le fatalità legate alla viabilità. 163 croci di legno (tante quanti i morti sulle strade della nostra provincia nel 2004), due carcasse d’auto e il rottame di una Vespa completano, insieme alle numerose fotografie delle vittime, uno scenario di sicuro impatto.
Il bilancio è quello di una vera e propria guerra: sulle strade italiane, ogni anno, muoiono circa 8.000 persone, alle quali si aggiungono 20 mila disabili gravi e circa 300 mila feriti. Il 2005 sembra essersi mantenuto finora nella media con 127 vittime bresciane (tra gennaio e ottobre), per lo più giovani (56) tra i 16 e i 35 anni.
Lo sterile computo delle cifre e delle statistiche non riesce comunque a rendere l’idea del dolore delle centinaia di famiglie che stanno dietro a ogni incidente, colpite per caso da un inspiegabile gioco del destino.
L’atmosfera della piazza sembra contagiare anche gli operatori dell’informazione presenti: giornalisti e cameraman, che spesso vengono tacciati di sciacallaggio mediatico, non sembrano reggere il confronto con il dolore autentico, finendo per commuoversi inevitabilmente per le storie che (ahi loro!) sono costretti a riportare.
Ogni croce è accompagnata da foto, nomi, cognomi, età: volti sorridenti che rendono ancora più difficile accettare un fatto compiuto e darsi spiegazioni che, anche a distanza di tempo, sembrano insufficienti: «Riflessione - recita uno dei numerosi epitaffi appesi alle croci -: è meglio perdere un attimo della nostra vita che la nostra vita in un attimo». Frase fatta, sentita forse troppe volte, ma che per i membri dell’associazione presieduta da Roberto Merli ha invece un valore particolare: «Bisogna far comprendere alla gente, soprattutto ai giovani - dice -, l’importanza della vita propria e degli altri, perchè quando muore una persona in un modo così tragico, con lei se ne va un’intera famiglia».
Così è per le persone presenti ieri in piazza Loggia: gli occhi lucidi e gli sguardi di sfuggita rivelano, anche se solo parzialmente, il lento trascorrere di una vita stravolta all’improvviso, con la quale è difficile trovare nuovamente un rapporto sereno.
«Lo Stato è assente». La sensazione diffusa tra i partecipanti è che le istituzioni tutelino maggiormente chi è causa di incidenti, più che le vittime e i loro familiari: «Quando capita un incidente, molte famiglie scoprono una realtà diversa da quella che dovrebbe essere la "giustizia dovuta" - commenta Merli -. Con il patteggiamento e il rito abbreviato, chi è causa di incidenti anche mortali vede decurtate la propria pena di un terzo. Non siamo certo per il carcere, ma - conclude - vorremmo che le sanzioni fossero più severe, e che soprattutto si procedesse al ritiro delle patenti, cosa che spesso non accade».
Impossibile - secondo molti - pretendere dallo Stato un aiuto psicologico: il danno è quantificato monetariamente, ma non sembrano essere queste le priorità delle famiglie colpite: «L’unico segnale della presenza delle istituzioni - commenta amaramente la signora Severina Benedetti, madre di una delle vittime - è stato quando i carabinieri sono venuti ad avvisarmi della morte di mio figlio». Per il resto, sembra esserci un muro di indifferenza e, in alcuni casi, una sorprendente mancanza di tatto: «Un giudice è arrivato a dirmi di non preoccuparmi, perché ci avrebbe pensato l’assicurazione a lenire il mio dolore - continua la signora Benedetti -. Io voglio giustizia - conclude -, non so cosa farmene dei soldi».
Eliso Marzani di Chiari ha perso a luglio la figlia Clara, 5 anni: un’auto l’ha investita durante un sorpasso azzardato ad alta velocità, mentre passeggiava lungo una strada secondaria della campagna clarense. «Non è stato preso alcun provvedimento nei confronti della persona che ha investito mia figlia - racconta visibilmente commosso -, ma ho anche notato un’assoluta mancanza di umanità da parte delle forze dell’ordine. Mi sono sentito dire addirittura che disgrazie come la mia capitano tutti i giorni, e che togliere la patente a una persona significa rovinarle la vita».
Il compito dell’Associazione familiari e vittime della strada, oltre a fornire il necessario supporto psicologico, diventa automaticamente quello di sensibilizzare classe politica, giovani e società civile sui tragici effetti di una guida dissennata, in modo da prevenire comportamenti scorretti: «Educazione stradale a partire dalle scuole e sanzioni maggiori, per garantire il rispetto delle regole - commenta Merli -. In Inghilterra i morti sulle strade sono circa 3 mila all’anno, contro i nostri 8 mila. Il sistema inglese, oltre a educare, punisce severamente chi infrange il codice stradale».
Un anno è il periodo di ritiro della patente per guida in stato di ebbrezza in Inghilterra, contro i tre mesi previsti dal nostro codice, che nonostante alcuni passi avanti, sembra essere ancora arretrato: «La patente a punti ha portato qualche miglioramento - conclude Merli -, ma occorrono una maggiore vigilanza e sanzioni più severe per chi, per esempio, guida con il telefonino in mano».

IL GIORNALE DI VICENZA
 
Gli alcolisti anonimi «Farsi conoscere e pensare ai giovani»
Nicla Signorelli.

Parola d’ordine: farsi conoscere. È questo il primo e significativo cambio di rotta avanzato ieri pomeriggio, a fronte di una sala gremita riunita nelle stanze parrocchiali dei Ferrovieri per il quinto anniversario del gruppo del quartiere, dai responsabili veneti della rete alcolisti anonimi a Vicenza. Un cambio di rotta, che se da un lato non viene meno ai dettami di rigoroso anominato dei frequentanti ai 34 gruppi di "auto aiuto" sparsi su tutto il territorio vicentino, dall’altro apre le porte ad una nuova fase di sviluppo nel recupero dall’acol, specie giovanile, in città.
«Sono numeri impressionanti quelli che dipingono il diffondersi della dipendenze da alcol nella nostra provincia - è il commento di Ottorino, ex alcolista e responsabile per il Veneto dei rapporti con l’esterno dei gruppi anonimi alcolisti - numeri che ci fanno riflettere soprattutto quando esponenti anche importanti del nostro settore, hanno sottolineato come la nostra realtà di gruppo sia di fatto nota, certo, ma troppo poco conosciuta».
Da qui, dunque, la proposta di uscire dalle stanze dell’anonimato per incontrare la città. «L’idea - sottolinea Ottorino - è quella di entrare con ancora più vigore nelle scuole e mettere mano ad una realtà, quella giovanile, che più di tutte preoccupa nel mondo dell’alcolismo, soprattutto nel Vicentino. Ma come l’esperienza ci ha insegnato in questi tre anni, è inutile parlare solo con i ragazzi. Su di loro le nostre testimonianze scivolano via come una adolescenza che per partito preso non ha orecchie per nessuno. L’intento invece è quello di raggiungere i genitori, i primi disertori dei nostri incontri, e con loro gli insegnanti, amici o conoscenti di quanti soffrono o si suppone possano soffrire di problemi legati all’alcol. Dal canto nostro, in circoscrizione 7, abbiamo già dato il via al primo ciclo di incontri aperti che si terranno tutti i mercoledì dalle 8.30 alle 20.30».

 
HELP CONSUMATORI
 
SICUREZZA. Varese, l’educazione stradale è sempre in primo piano
Anche quest’anno Provincia di Varese e Centro Servizi Amministrativi di Varese, ripropongono i corsi per il conseguimento del certificato d’idoneità alla guida del ciclomotore.

Dopo il successo delle edizioni precedenti, prosegue l’impegno della Provincia di Varese per la prevenzione degli incidenti stradali che coinvolgono i giovani alla guida dei ciclomotori. Oggi l’Assessore alla Viabilità e Trasporti Carlo Baroni, l’Assessore al Lavoro, Formazione Professionale e Istruzione, Andrea Pellicini, e l’Assessore alla Sicurezza Giuseppe De Bernardi Martignoni, hanno presentato l’edizione 2005/2006 del progetto "Ruote Sicure" e rinnovato, suggellandola, una stretta collaborazione con il Centro Servizi Amministrativi di Varese (ex Provveditorato agli Studi), rappresentato dal dott. Lupacchino e dott. Bussetti, oltre che con il Dipartimento Trasporti Terrestri del Ministero dei Trasporti, rappresentato dal direttore, ing. Nucera.
L’obiettivo principale rimane quello di promuovere l’informazione dei giovani che utilizzano ciclomotori, aiutandoli a conoscere i principi normativi che amministrano la circolazione stradale ed il corretto comportamento che deve assumere il guidatore, responsabile della propria incolumità e del rispetto dei beni comuni, attraverso una formazione adeguata e gratuita.
"Lo scorso anno - sostiene l’assessore Bernardi Martignoni - abbiamo centrato un importante obiettivo: siamo riusciti a garantire una formazione in materia d’educazione stradale meticolosa e capillare, raggiungendo diverse migliaia di studenti in tutto il territorio provinciale. Anche quest’anno desideriamo ripetere quest’importante iniziativa di prevenzione! Un corso che, per quanto concerne la polizia provinciale, s’inserisce in un contesto di prevenzione più ampio, che includerà anche campagne di sensibilizzazione contro l’abuso di alcoolici e guida in stato di ebbrezza, mirate soprattutto ai giovani. Tali attività rappresentano la dimostrazione tangibile che il nostro non è assolutamente un ruolo prevaricatore e repressivo; stereotipo che molto spesso viene ingiustamente associato alla polizia in genere, ma prima di tutto e soprattutto promuoviamo momenti di prevenzione ed educazione, al servizio esclusivo della gente".
L’iniziativa coinvolgerà, anche quest’anno, i ragazzi delle scuole superiori e dei Centri di Formazione Professionale della provincia, ai quali saranno proposti una serie di incontri per una durata complessiva di 12 ore, secondo il programma ministeriale stabilito per accedere all’esame per il conseguimento del certificato d’idoneità alla guida del ciclomotore; obbligatorio, dal luglio 2004, per i minorenni che non possiedono altre abilitazioni.
Il progetto si avvale della preziosa collaborazione di Unasca, un’organizzazione senza scopo di lucro a cui sono associate più di 3.000 autoscuole e studi di consulenza a livello nazionale, che ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Unione Province Italiane e che ha tra i suoi compiti anche la promozione dell’educazione e della sicurezza stradale.

L’ECO DI BERGAMO
 
Alcol e velocità eccessiva: «volate via» in una notte altre 55 patenti .

Abuso di alcol, velocità sopra il limite di oltre 40 chilometri all’ora, violazioni dei limiti imposti ai neopatentati e fuga all’alt della polizia.
Sono 55 gli automobilisti che la notte scorsa hanno perso la patente a seguito dei controlli che la polizia stradale di Bergamo e Treviglio ha organizzato con la collaborazione di tre gruppi di polizia locale e della polizia provinciale. I posti di blocco sono stati organizzati a Bergamo sull’asse interurbano, a Mozzanica sulla statale 11, a Casirate d’Adda lungo la statale 472 e sulla Rivoltana nel tratto fra Arzago e Rivolta d’Adda.
Il caso più curioso è quello di un ragazzo di 28 anni che alle 0,50 non s’è fermato all’alt della polstrada sull’asse interurbano: andava - secondo il telelaser - a 126 all’ora, 70 chilometri oltre il limite. Presa la targa, gli agenti hanno mandato una pattuglia a casa del giovane: i genitori sono stati svegliati e hanno chiamato il figlio; quando il giovane è arrivato a casa gli è stata ritirata la patente e il caso è stato segnalato alla Prefettura.
Anche i controlli della notte scorsa hanno messo in luce che l’abuso di alcol continua a restare una piaga fra gli automobilisti, soprattutto durante il week-end: ben 18 le persone che hanno perso la patente per questo motivo. Così come non sembra calare il numero di chi guida col piede pesante: 29 persone avevano superato il limite di oltre 40 all’ora. Le altre violazioni al codice hanno fatto il resto, portando il totale delle patenti «volate via» in una notte a 55.

Forse l’alcool ha fatto perdere il controllo ad un polacco che ha cozzato contro l’auto della giovane
Donna muore in un incidente
Il bivio di Pagliare di Sassa lo scenario del tragico scontro
MARCELLO IANNI .

Ancora sangue sulle strade della città. Questa volta però il responsabile della morte di una giovane madre in un tragico incidente è saltato subito fuori: l’alcool. Sarebbe infatti il notevole tasso che aveva nel sangue, superiore ad un primo controllo a quello consentito dalla legge, tra le cause che hanno fatto perdere ad un cittadino polacco il controllo del suo fuoristrada, che è andato a cozzare contro l’auto sulla quale viaggiava la ragazza. Inutile ogni tentativo da parte dei sanitari di strapparla alla morte.
La vittima si chiamava Anna Grazia Di Pietro, 35 anni, residente a Pagliare di Sassa. Il tragico incidente stradale si è verificato intorno alle 15.30 nel tratto stradale che collega l’Aquila con Sassa, proprio al bivio per Pagliare. Per ragioni che sono ancora in via di accertamento da parte degli agenti della Polizia stradale, il fuoristrada Opel modello ”Frontera”, guidato da C.M., 34 anni, da poco in Italia e residente a Sassa, forse anche per la velocità sostenuta nell’affrontare una curva è uscito fuori strada ed è piombato contro la Fiat ”Uno” guidata dalla donna, prima di ribaltarsi e bloccarsi. A seguito del violento urto con il grosso mezzo, la donna ha riportato gravi lesioni ed è rimasta incastrata tra le lamiere contorte della sua auto. Per liberarla, infatti, i Vigili del fuoco, hanno dovuto lavorare a lungo, ma le condizioni della donna sono apparse subito disperate. Le due ore trascorse al Pronto soccorso, dove i sanitari hanno fatto di tutto per salvarla, non sono servite a strapparla alla morte. Incolume, invece, il cittadino polacco, con regolare permesso di soggiorno, che se l’è cavata con pochi graffi.
La salma della giovane madre, poi, è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria che potrebbe disporre dell’autopsia prima di concedere il nullaosta per i funerali. La giovane lascia un figlio di 10 anni.

CORRIERE ROMAGNA
 
Lite a tre sulla patente.

CESENA - Gli automobilisti che vogliono opporsi al ritiro della patente possono farlo davanti al giudice di pace. E’ una sentenza della corte di Cassazione a ribadirlo, un’indicazione che chiarisce la situazione a livello nazionale e che deriva da una “disputa” tutta cesenate tra un automobilista, il giudice di pace e il giudice del tribunale, tutti di Cesena. “La competenza del giudice di pace per le sanzioni in materia di circolazione stradale è di natura funzionale, e come tale non è limitata alle sole sanzioni pecuniarie, ma è estesa anche alle sanzioni di natura diversa, tra le quali rientra la sanzione accessoria del ritiro della patente”. Questo il concetto ribadito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14932 del 14 luglio 2005, richiamando il principio espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 3332/2004.Tutto era nato dall’opposizione di un automobilista contro l’ordinanza ingiunzione con cui gli era stata sospesa per sessanta giorni la patente di guida per aver guidato in stato di ebbrezza. L’opposizione era stata presentata al giudice di pace di Cesena. Lo stesso giudice, con sentenza del marzo del 2004, aveva dichiarato la propria incompetenza per materia “per essere la guida in stato di ebbrezza stata attribuita alla cognizione del tribunale, in base alla legge 1.8.2003, n. 214”.A quel punto all’automobilista non era rimasta altra strada che presentare il ricorso al tribunale di Cesena. Il giudice cesenate, a quel punto, poco convinto evidentemente della dichiarazione di incompetenza pronunciata dal giudice di pace, aveva chiesto regolamento di competenza di ufficio, sospendendo il procedimento in corso. A quel punto la questione su quale tra le due autorità giudiziarie dovesse pronunciarsi sull’opposizione dell’automobilista per quella sospensione di patente, finiva davanti alla Cassazione. In questa sede è stato stabilito che quando vi siano casi di questo genere, sia il giudice di pace competente per la decisione. Queste le motivazioni: “Il proposto regolamento appare fondato, atteso per un verso che la competenza del giudice di pace per violazione alle norme sulla circolazione stradale risulta essere stata ripristinata, in forza dell’art. 98 del DPR 30.12.1999, n 507, e, per altro verso, che trattasi di competenza funzionale, non limitata alle sanzioni di carattere pecuniario, ma estesa anche alle sanzioni di natura diversa, fra cui deve ritenersi compresa quella accessoria del ritiro della patente (cfr. Cass. SS. UU. 19.2.2004, n 3332). Detta competenza funzionale del giudice di pace risulta successivamente confermata con il primo comma septies dell’art. 4 della legge 1.8.2003, n. 214, che ha introdotto l’art. 204 bis del DPR n. 285 del 1992, secondo cui l’opposizione all’ordinanza ingiunzione debba essere presentata al Giudice di pace. Pertanto il proposto regolamento deve essere accolto, con declaratoria della competenza del Giudice di pace di Cesena, con assegnazione dei termini di legge per la prosecuzione della causa”.

TGCOM
Best, decisive le prossime 24 ore
Resta sospeso tra la vita e la morte .

Per la sorte di George Best saranno decisive le prossime 24 ore. Lo ha rivelato il medico che ha in cura l’ex campione del Manchester United. Il dottor Roger Williams ha spiegato di essere "profondamente deluso" per la mancanza di miglioramento nelle condizioni del paziente nel corso di questo fine settimana: "Niente è peggiorato - ha detto - ma credo che le prossime 24 ore saranno critiche". Best da sabato è attaccato a un respiratore.
 
 
Resta sospeso tra la vita e la morte. Mentre nel mondo circola la foto per sua volontà pubblicata come "testamento". Guance cascanti, occhi velati e affondati nelle occhiaie, pelle pallida e giallastra: un’immagine terribile quella diffusa in copertina da ’News of the World’ e ripresa dai quotidiani di mezzo mondo. "Non morite come me - ha detto Best - Spero che la mia condizione serva da monito per gli altri". La sconcertante fotografia, che mostra un George Best irriconoscibile, è stata fisicamente fornita al tabloid americano da Phil Hughes, un amico di quello che viene considerato il più geniale calciatore inglese, vincitore del Pallone d’Oro nel 1968.
"George - ha detto Hughes - non è mai stato capace di battere il problema dell’alcol. E’ ridotto pelle e ossa. Farsi fare questa foto è la cosa più straziante che abbia mai affrontato nella sua vita. Sono amico di George da 25 anni e sono stato con lui nei momenti più belli ed in quelli più brutti. George ha voluto che le foto servissero come avvertimento sui pericoli del bere. Ne ho parlato con i suoi famigliari e loro sono stati d’accordo con la pubblicazione".

SESTO POTERE
 
I VINI DI BRISIGHELLA? "UNA MANNA PER LA SALUTE".

(Sesto Potere) - Brisighella - 21 novembre 2005 - I vini della collina Brisighellese: una vera e propria manna per la salute e per il buon vivere. È infatti scientificamente provato che il vino rosso, assunto in dosi moderate (due o tre bicchieri al giorno) può prevenire l’insorgenza di malattie cardiocircolatorie come l’infarto, l’aterosclerosi, l’ischemia, ecc. Ciò è dovuto alla presenza, nel vino rosso, di notevoli quantità di biofenoli, sostanze antiossidanti in grado di contrastare gli effetti nocivi dell’aumento nell’organismo dei radicali liberi che sono concause delle suddette malattie.
I risultati di una recente ricerca su alcuni vini rossi commercializzati dalla C.A.B. ’Terra di Brisighella’, hanno mostrato che le proprietà salutistiche di questi vini di ’nicchia’ (attività antiossidante, contenuto totale di biofenoli) sono significativamente superiori alla media di 10 vini rossi selezionati da altre Regioni italiane e a quella di 34 vini rossi di qualità prodotti nel Sud della Francia. Quindi si può ben dire che bevendo un buon bicchiere di rosso di Brisighella assaporiamo da una parte gli aromi e i sapori della Romagna e dall’altra diamo un contributo alla salute di cuore e arterie.
La ricerca (opera di R. Cervellati e A. Malavolta, Facoltà di Farmacia, Università di Bologna) è stata pubblicata sul fascicolo di ottobre della rivista Natural 1, mensile di informazione scientifica, di fitoterapia, alimentazione naturale e cosmetica.

L’ARENA
 
- Settore vitivinicolo
«Paghiamo la concorrenza estera»
Prezzi delle uve in ribasso, calo di produzione, ma costi in aumento.

Prezzi delle uve in ribasso del 30-40%, vendemmia con cali del 30% in quantità rispetto all’anno scorso e costi di produzione in aumento del 20%, sono i fattori critici per i viticoltori veronesi in questa annata 2005. Vittorio Beghini, il pastore che ha offerto l’agnellino nella Cattedrale di Isola della Scala, coltiva a Cavaion pochi ettari a vigneto, producendo Bardolino che vende nella sua azienda agricola ai privati; parla dei problemi del settore: «I prezzi sono decisamente in calo», riferisce, «anche se la qualità di quest’anno è ottima. Quindi scende per noi la redditività. Anche il Bardolino, come gli altri vini veronesi, risente della concorrenza dei vini stranieri».
«Australia, Cile e California si sono inseriti nel mercato mondiale con costi fissi decisamente inferiori a quelli italiani ed europei», aggiunge Carlo Tessari, il nuovo direttore dell’agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa). Inoltre nei Paesi concorrenti la legislazione non è restrittiva come in Italia. Per non parlare delle dimensioni d’impresa, decisamente superiori a quelle delle nostre piccole aziende. Quello del vino è comunque il comparto che, prima di altri, ha iniziato a percorrere la strada delle aggregazioni, delle fusioni anche tra cantine. Eppure, tra gli addetti ai lavori, c’è chi dice che la crisi del vino deve ancora arrivare. Per il rappresentante dei giovani della Coldiretti, Alberto Mantovanelli, «quello che serve oggi in agricoltura è una forte capacità imprenditoriale, quindi è necessario puntare sulla formazione dei giovani». (l.z.).



Martedì, 22 Novembre 2005
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