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Rassegna alcol e guida del 26 novembre 2010

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta

SAVONANEWS

Savona: alcol alla guida, professionista lavorerà 64 giorni in Croce Rossa

Condannato a svolgere per 64 giorni di servizio in Croce Rossa Militare dopo essere stato sorpreso dalla polizia stradale in Valbormida alla guida della sua Porsche con un tassoalcolico nel sangue di 1,51 grammi/litro. E’ la pena inflitta a B.L., 48 anni, porfessionista savonese, stamani dal giudice Marco Canepa in tribunale a Savona.

Il giudice ha condannato l’uomo a 2 mesi e 1000 euro di multa, con pena patteggiata, ma poi ha deciso di applicare un’opzione prevista dall’articolo 186 del codice della strada (comma 9-bis) introdotta con le ultime modifiche apportate al testo nel luglio scorso. La norma recita: ’’la pena detentiva e pecuniaria puo’ essere sostituita, anche col decreto penale di condanna, se non vi e’opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilita’’.

Da parte dell’imputato non vi e’ stata alcuna opposizione perche’ svolgeva gia’ servizio di volontariato. Nella sentenza e’ stata anche decisa la sospensione della patente di guida per un anno e la confisca del veicolo. Ma quando l’automobilista avra’ terminato i 64 giorni di servizio potra’ vedere estinto il reato e beneficiare della’’riduzione alla meta’ della sanzione della sospensione della patente e della revoca della confisca del veicolo sequestrato’’.


CORRIERE DEL VENETO

IL CASO

Trevigiano ubriaco alla guida

«Ridatemi l’auto, lavorerò gratis»

Il 39enne si è reso disponibile ai lavori sociali per quattro ore al giorno

PAESE (Treviso) – «Caro giudice, sono disposto a lavorare gratis quattro ore al giorno. Ma ridammi indietro l’auto». Si potrebbe banalizzare così la richiesta di un automobilista trevigiano, rappresentato dall’avvocato Fabio Capraro, che, sanzionato pesantemente per la guida in stato d’ebbrezza, si è reso disponibile ai lavori sociali pur di avere uno sconto di pena. Il caso inizia a Paese, nel Trevigiano, l’8 marzo di quest’anno, quando Noè Zanatta, un 39enne del luogo, viene fermato a bordo della sua Volkswagen Golf dalla polizia stradale di Treviso.

Gli agenti lo sottopongono all’etilometro. La prima soffiata è di 1,70, la seconda 1,61 g/l. Morale: ritiro immediato della patente. Poi è arrivata la mazzata del decreto penale di condanna, lo scorso 9 giugno: 45 giorni di arresto, convertiti in 11.250 euro e una ammenda da 750 euro. Totale: 12.000 euro. Non solo: sospensione della patente per un anno e mezzo. Ancora: confisca dell’auto. Ieri mattina il caso è ufficialmente finito di fronte ad un giudice. In aula, era presente anche il sindaco di Ponzano Veneto, Giorgio Granello. Il quale si è presentato con una delibera di giunta nella quale accettava il sanzionato nei ranghi della propria amministrazione, dandogli un lavoro socialmente utile come carrozziere, la sua professione. L’attesa adesso è forte per conoscere le decisioni del giudice. L’avvocato Capraro spiega gli obiettivi della causa: «Gli devono restituire l’auto, non deve pagare nulla di sanzione e devono dimezzargli la sospensione della patente».

Mauro Pigozzo


IL TEMPO (Abruzzo)

Su 5400 abitanti 73 famiglie hanno problemi tanto da ricorrere alle cure del Sert

Capistrello «affoga» nell’alcol

Allarme La media è del 7,29%. Gli altri comuni si fermano al 4%

Marino Di Marco

CAPISTRELLO Come annunciato proseguono gli incontri con i referenti del Sert di Avezzano riguardo ai problemi di alcol e tossicodipendenza. Tali incontri hanno lo scopo di sensibilizzare, ma soprattutto quello della prevenzione verso un fenomeno che purtroppo riguarda direttamente un gran numero di soggetti e di riflesso interessa inevitabilmente i familiari. Il quadro che viene fuori dai dati ufficiali del Sert è per Capistrello allarmante, ma gli altri centri marsicani non sono da meno. Bisogna assolutamente tenere alta la guardia e incentivare le azioni di contrasto. Al 31/12/2009 erano ben 1104 le persone con problemi di alcol assistite dal Sert; di queste 73 sono capistrellesi pari al 7,29% di tutti i casi. Il resto della Valle Roveto presenta in totale 65 casi pari al 6,74%. Insomma, se si rapporta il tutto alla popolazione, il problema per Capistrello diventa assai rilevante: 5400 abitanti 73 casi; Valle Roveto 15mila abitanti 65 casi. Nel resto della Marsica sono 826 i soggetti con problemi con l’alcol più altri 140 che riguardano persone non residenti. Nessuno può restare tranquillo perché la percentuale nei singoli centri sfiora una media del 4%. A leggere bene i dati, Capistrello e la Valle Roveto pur presentando situazioni difficili, non rappresentano la criticità assoluta; va decisamente peggio alla Valle del Giovenco, ma questa è una magra consolazione. I numeri ufficiali dicono che a Capistrello la fascia più a rischio si ha tra i 35 e 60 anni, in particolare tra 50 e 55 (ben 16), ma il vero problema è il sommerso ed è esclusivamente riferito ai giovani tra i 15 e i 25 anni.

«I dati sono questi - ci dice Adelmo Di Salvatore del Sert di Avezzano - dobbiamo moltiplicare gli sforzi per un serio contrasto. Istituzioni, Asl, enti locali, famiglie e associazioni devono lavorare per una seria sensibilizzazione». Dalle parole di Di Salvatore si percepisce che per affrontare il problema bisogna conoscerlo. L’assessore alle Politiche Sociali Alessandro Croce è impegnato su questo fronte: «Come amministrazione cerchiamo di sensibilizzare il tessuto sociale - ci dice l’assessore -, sicuramente interverremo sui gestori di pubblici esercizi per il rispetto degli orari e lavoreremo d’intesa con le forze dell’ordine per un maggior controllo». Franco Ciciotti ritiene opportuno invece puntare sul coinvolgimento dei giovani. «Lo dico come amministratore e come genitore - afferma Ciciotti - I giovani vanno interessati in attività sportive e culturali. Solo un forte impegno in attività sociali rende il giovane maturo. Questo però richiede programmazione e investimenti».


GAZZETTA DI MANTOVA

Pensionato di 70 anni arrestato per violenza sessuale su una ragazza

È stato arrestato un pensionato settantenne accusato di aver violentato una ragazzina di sedici anni nei bagni di un bar in un comune del Viadanese, in cui entrambi vivono

di Daniela Marchi

MANTOVA. Un pensionato settantenne è stato arrestato per aver violentato una ragazzina di 16 anni nei bagni del bar di un comune del Viadanese. La Procura, terminate le indagini, ha emesso l’ordine di cattura nei confronti dell’uomo, che ieri è stato prelevato dai carabinieri.

L’uomo, separato e padre di due figli è scoppiato in lacrime, di fronte ai militari che lo ammanettavano.

L’accusa di violenza sessuale è sostenuta dalla denuncia della ragazzina e da un certificato medico che prova le lesioni genitali da lei riportate durante il rapporto sessuale. Il fatto è avvenuto un paio di settimane fa, ma è trapelato solo ora, al termine delle non facili indagini.

Teatro della vicenda, un bar, nel paese dove entrambi i protagonisti vivono, in un tardo pomeriggio di un giorno infrasettimanale. Un giorno come tanti, di noia, di chiacchiere fra i pochi, soliti avventori. La ragazzina, seguita dai servizi sociali per problemi comportamentali, passa diverse ore nel locale, talvolta beve alcolici che qualcuno le offre.

Approfittando proprio della sua euforia, della leggerezza che l’alcol sa dare, quel pomeriggio il pensionato l’accompagna nella toilette del bar e la violenta. All’uscita dal caffè, la ragazza è sconvolta, è dolorante e ha perdite ematiche. Prima riferisce il fatto alla madre, poi chiama i carabinieri, che subito accorrono in suo aiuto e la accompagnano in ospedale.

Il pensionato parla di un rapporto consenziente, la ragazzina nega; ed emergono particolari su precedenti tentativi di molestie da parte dell’uomo. Alla fine, la procura emette l’ordine di custodia cautelare in carcere, perché il pensionato viene ritenuto pericoloso: si teme cioè che possa reiterare il reato.


IL GAZZETTINO (Treviso)

MOTTA DI LIVENZA

Giovani e alcol

domani un convegno

L’Associazione socio-culturale «Decidiamo insieme» organizza per domani alle 9.30 all’Auditorium della Casa di riposo un convegno sul tema «Giovani e Alcol, più conoscenza e meno divieti, più educazione, più sicurezza per tutti e la necessità di condividere una coscienza critica». Presenti l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, il Commissario straordinario Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) Amedeo Gerolimetto, il comandante della Polizia locale di Treviso; i vertici dell’associazione Alcolisti Anonimi e del Pronto Intervento 118; il Coni. Modera il consigliere comunale Umberto Perissinotto.


IL GAZZETTINO (Padova)

L’IMPUTATA

La testimonianza della psicologa: la vita di Natalina tra alcol e farmaci

(R.Po.) Una vita di dipendenze da alcol e farmaci. Natalina Buggio era ben nota alla comunità di Sant’Angelo di Piove, dove risiedeva. Ieri in aula sono sfilati i testimoni della difesa. La psicologa Daniela Cavalletto ha avuto la Buggio come paziente dal 2003 al 2006, e con lei ha cercato di andare a fondo di questa dipendenza dall’alcol. Si è parlato della schizofrenia che la donna avrebbe tentato di tenere a bada con qualche bicchiere di troppo. E poi il farmacista del paese, che ha messo in fila una serie di farmaci per ansia, depressione e problemi cardiovascolari. La difesa dell’imputata ha quindi messo in luce ieri un ritratto della Buggio come di una donna emotivamente fragile. Nella prossima udienza del 2 dicembre verranno acquisiti i tabulati telefonici tra Sergio Coccariello e la badante romena Ana Cecan (lei lo accusa di averle riferito di aver visto Fiorindo morto su una sedia la domenica mattina, aprendo un nuovo punto oscuro sulla dinamica dell’omicidio). Verranno inoltre acquisiti i tabulati della telefonata dell’assistente sociale dell’8 giugno. Poi si sentiranno altri testimoni. La sentenza è attesa prima di Natale.


IL POPOLO

De Pieri: droga e alcol inganni micidiali

I media riportano tutti i giorni storie connesse all’abuso di alcol e di dipendenza da sostanze stupefacenti. Questa attenzione talora morbosa, pur essendo fondata su dati preoccupanti, tuttavia essa tende più a colpire la pubblica opinione e a creare un clima di diffidenza nei confronti dei giovani. Infatti è da rilevare come la stragrande maggioranza di essi vivano il nostro difficile tempo sperimentando nuove modalità di affrontare le crisi che essi non hanno creato.

Le motivazioni dell’abuso

Secondo le ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità sono i giovani tra i 15 e i 17 anni quelli che sono più esposti al pericolo.

Iniziano di solito per imitare gli adulti, per sentirsi indipendenti, per essere ritenuti adulti o considerati tali, per appartenere ad un gruppo di coetanei che non li escludano. Alcuni hanno bisogno di ricorrere a queste sostanze come a sistemi difensivi di fronte a crisi esistenziali, insuccessi scolastici, delusioni affettive, insicurezze.

Oggi si parla infatti di consumo ricreazionale, cioè della tendenza a consumare sostanze psico-attive in occasioni di momenti particolari legati alla dimensione della festa e del divertimento.

Sono i fine settimana, le feste private, i club particolari. Questo tipo di consumo è in costante aumento.

Diminuito l’uso dell’eroina, sono aumentate le droghe così dette leggere come i cannabinoidi, la cocaina, le anfetamine, ecc. Il consumo di alcol viene ricercato in particolari momenti per avere l’illusione di poter contare, di vivere momenti particolari di eccitazione e di distinguersi nei confronti degli altri, di vivere una vita disinibita. E’ la ricerca dell’euforia, della prestazione facile e di una socializzazione disimpegnata.

Di fronte a questi fenomeni i governi e le autorità cercano di intervenire. Ci sono diverse posizioni tra coloro che vogliono intervenire proibendo o liberalizzando.

I giovani di fronte a questa spaccatura sul fronte degli adulti rimangono abbastanza perplessi, non hanno punti sicuri di riferimento.

E’ certo che le strutture di intervento e di prevenzione come i Ser.T, i servizi per le tossicodipendenze, danno un forte aiuto per contrastare il fenomeno della droga.

Se non ci fossero questi Centri di intervento, se mancassero le comunità di accoglienza o terapeutiche e di reinserimento il fenomeno di disagio e di disadattamento giovanile sarebbe più grave.

Il problema è educativo

Il problema che si pone è essenzialmente educativo, cioé di fornire motivazioni convincenti perché i giovani riescano ad affrontare la vita con felicità, gioia e creatività giovanile, senza dover ricorrere a sostanze chimiche perché mancanti di valori morali e spirituali che danno senso alla vita.

C’è da notare come l’attuale intervento educativo, troppo spesso remissivo da parte di genitori o di educatori in genere, non consente di affrontare le normali situazioni della vita e pertanto manca un serio appello alla volontà , all’impegno, alle motivazioni di fronte alle sfide.

I giovani che riescono a difendersi sono quelli che hanno avuto ed hanno un intervento educativo autentico da parte di famiglie impegnate , di educatori, insegnanti e sacerdoti che sono capaci di offrire validi modelli di comportamento e di saper interpretare le istanze giovanili di cambiamento.

Analizzando i fattori protettivi e di rischio possiamo notare come oggi le droghe e l’alcol rappresentino effettivamente una doppia emergenza educativa.

Sono due fenomeni strettamene uniti da una ricerca di gratificazione edonistica.

L’accanirsi scandalistico, il parlarne troppo nei media non fa altro che aumentarne la diffusione.

L’appello risolutivo è quello di affrontare questa doppia emergenza con interventi significativi a livello di prevenzione e di recupero.

Occorre stare in ascolto dei loro problemi, rispondere alle loro curiosità con sincerità, far comprendere lealmente di come stanno le cose.

I genitori e gli insegnanti devono rendere questi ragazzi protagonisti di interventi alternativi. Anche la scuola e la comunità ecclesiale dovrebbero coinvolgerli in azioni di solidarietà e di servizio costanti nel tempo.

Non solo spot sull’argomento

I genitori e gli adulti che educano devono tenere presenti i motivi per cui i ragazzi oggi assumono alcol o sono esposti alla dipendenza dalle droghe. Sono motivi connessi a difficoltà di gestire la crisi adolescenziale. E’ difficile raggiungere indipendenza e autonomia personale e contrastare gli effetti negativi delle mode culturali e del condizionamento ambientale e sociale. Anche le parrocchie dovrebbero diventare luoghi di aggregazione dove i giovani imparino ad amare la vita e a realizzare il disegno che Dio ha su ciascuno vivendo l’amicizia, la vita di gruppo, la partecipazione alla Comunità. In fondo droga e alcol sono forme sbagliate di dare felicità. Sono inganni micidiali.

Il futuro è in mano ai giovani di oggi messi in grado di curare essi stessi i mali che li affliggono e di diventare attori di prevenzione e recupero.

Droga ed alcol chiamano all’impegno di affrontare, senza scampo, questa doppia emergenza.

Don Severino De Pieri, sociologo


IL POPOLO

Sert di Pordenone: triste record prima sbronza a 11 anni

Alcol, droga. Legale l’uno, illegale l’altra. Sostanze che entrano nella vita delle persone, soprattutto dei giovani,fino a distruggerla con la schiavitù della dipendenza. Le conseguenze hanno un costo da capogiro in termini sociali (scarsa produttività, assenteismo, distruzione delle famiglie, violenza, disadattamento) e sanitari: quasi un baratro senza fondo che nel Friuli Venezia Giulia comporta l’onere di 200 posti letto costantemente occupati negli ospedali per patologie correlate con l’alcol, responsabili negli ultimi tre anni di quasi 6 mila decessi.

Si muore da alcol sulle strade, ma anche in seguito a malattie da abuso di alcol: che, a detta degli esperti, sono circa una sessantina, alcune delle quali gravissime come la demenza, la cirrosi e il cancro. Nel nostro Paese sono un milione gli alcoldipendenti e quasi otto milioni i bevitori eccessivi, tra i quali sono compresi giovani di età inferiore ai 16 anni e una buona percentuale tra i 19 e i 29 anni (10%).

Nella voragine del bicchiere

Una indagine di qualche tempo fa, condotta dalle Istituzioni sanitarie del Padovano, ha evidenziato che l’opulento Nordest (e forse tutto il Nord della Penisola) è segnato da un primato da allarme. Scende a 11 anni (contro i 15 del resto d’Italia e d’Europa) il primo approccio alle sostanze alcoliche, complice spesso il disinvolto e superficiale atteggiamento delle famiglie: che male possono fare due dita di vino? E poi scorrono fiumi di birra alle feste tra giovanissimi, scivolano leggeri in gola gli spritz (invenzione veneta) che danno tono e vivacità; si colgono occasioni tentatrici nei pub e nelle discoteche, particolarmente con bevande alcoliche reclamizzate come innocui succhi di frutta; e non si disdegna certo il brivido di strabere anche i superalcolici. Dato che si sta affermando tra i giovani la consuetudine dell’ubriacatura di fine settimana per ottenere lo sballo che disinibisce e rende fluide (o irresponsabili?) le relazioni.

Le conseguenze? Danni al cervello, ancora plastico, in fase di formazione, per i giovanissimi. Guida all’uscita in stato di ebbrezza per gli altri, con il noto bollettino di guerra annunciato: si moltiplicano gli incidenti stradali in cui muoiono ogni anno in Italia 3 mila giovani e 55 mila in Europa; senza dimenticare il peso gravissimo delle invalidità permanenti. L’abuso di alcol è la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai 29 anni e anche oltre. E ci sono pure i “drunkoressici”: neologismo che indica chi mangia pochissimo e assume quasi solamente le calorie dell’alcol come pure chi mangia troppo e trova nell’alcol un aiuto per vomitare. L’alcolismo consolidato, è ormai una certezza scientifica, è una malattia che conduce allo sfacelo della persona; ed è difficile uscirne e riabilitarsi definitivamente.

Droga e l’insidia:“tanto posso smettere”

“Non è che una boccata di fumo (o una piccola quantità di sostanza innocua), non provoca danni. Quando voglio posso smettere”. È il frequente ritornello di chi inizia con qualche spinello o con le colorate pasticche di ecstasy, tanto in voga e tanto tonificanti e disinibenti, del sabato sera o di altri momenti trascorsi in compagnia. Non è così. È purtroppo un’avventura sul fatidico piano inclinato dal quale si riesce a risalire molto faticosamente, quando si riesce a trovare la decisione profonda e l’aiuto adeguato per farcela. In ogni caso – è la voce degli esperti - talvolta bastano piccole quantità per provocare danni irreparabili.

Si va diffondendo esponenzialmente la cocaina. Dapprima consentita solo ai benestanti, oggi la caduta del prezzo la rende accessibile pressochè a tutti. In certe piazze viene proposta perfino gratuitamente: per un assaggio che spiani la via alla dipendenza. Il fatto più allarmante deriva dalla possibilità di mescolare questa sostanza con l’alcol. Ne risulta un miscuglio devastante, che sconvolge la psiche: è il cocaetilene, un connubio destinato a produrre nel tempo danni inimmaginabili.

Preoccupa gli addetti anche la poliassunzione di droghe, ossia l’assunzione combinata di sostanze illecite che si sta affermando sempre più diffusamente.

La droga resta un fenomeno sommerso e tuttavia c’è la chiara percezione che sia in deciso aumento. Nella preoccupante escalation sono spesso circuiti con proposte allettanti anche i preadolescenti. Ne sono conferma alcuni episodi accaduti qualche tempo fa in alcune scuole medie del nostro Triveneto.

Flavia Sacilotto


IL POPOLO

Le birre si comprano al supermercato e si bevono al parco

Mio figlio beve" Ai genitori casca il mondo addosso. Simone, infatti, ha dodici anni e in bocca ancora il sapore del latte e delle macine del Mulino Bianco. Una sbronzetta di birra e una corsa al Pronto Soccorso. I genitori non si erano accorti di nulla. Marco con gli amici si è scolato il Martini. La bottiglia di verduzzo è scomparsa dalla cantinetta. Ne hanno approfittato i ragazzini per la festa del compleanno. Ovviamente senza permesso. Per loro c’era la coca e le Schweppes. Circostanze frequenti, per fortuna non comunissime. Gli adolescenti sballano. Vanno al supermercato, acquistano le lattine di birra per berle ai giardinetti. Una, due, tre fin che basta a stordirsi. Per raggiungere più velocemente l’intontimento, scolano le allegre bottigliette di bacardi breezer. E i genitori? Quando se ne accorgono, è per caso. Si sa, il controllo non è più rigido come nel passato. La pizza serale non la si nega, come il gelato notturno. I ragazzi stanno soli a casa. Ore e ore. Tv e internet. I nonni non ci sono, zii e parenti nemmeno. Soli. I media parlano sempre più spesso di patenti ritirate. Le sagre, anche quelle parrocchiali, propongono feste con abbondanti bevute. Certo, si capisce quello che si vuol capire. I ragazzetti viaggiano per imitazione, la sagra dà un’autorizzazione sociale. E la famiglia? C’è e non c’è. E’ poco presente, in quantità e qualità. Gli incontri durante i pranzi sono fugaci, interrotti da mille messaggini. Fisicamente si è a tavola, ma con la mente si è in relazione con l’esterno. La posta non è più sulla credenza, ma nascosta nel Pc. Privatissima. Parlare diventa difficile, un salto ad ostacoli fra radio, tv e cellulari. E mamma, già stanca di suo, dopo i primi approcci senza risultati, si arrende. Papà spesso chiede, ma non ascolta la risposta, assorbito nei problemi di lavoro. Monologhi. Educare è difficile, ci vogliono impegno e costanza. Bisogna andare controcorrente. La società non aiuta. Non l’autorità, ma l’autorevolezza è messa in dubbio, a casa come a scuola. E i ragazzi hanno bisogno di una guida. Famiglie, oggi, sempre più unione di persone che di affetti e progetti. La buona alleanza educativa con la Scuola dov’è? Vige la critica, l’irrisione. E i ragazzi pagano. La prevenzione (educazione sessuale e uso sostanze), in auge qualche tempo fa, è dimenticata, ma è invece assai necessaria. Si parla poco ai ragazzi. La sussidarietà è in declino. Il privato, sempre più privato, domina nella società e nella famiglia. Tutto nero? Certo che no. Spesso nel trantran quotidiano molto di buono c’è. Lo fanno i genitori che hanno coscienza del proprio ruolo, lo fanno le Istituzioni, lo fanno le Associazioni. "Abbiamo tenuto centinaia di corsi di educazione preventiva nelle scuole di ogni ordine e grado. - spiega la psicologa del Consultorio Famigliare Noncello, J.Morès - Abbiamo puntato sulla gestione del mondo emotivo, sulla capacità di conoscere, esprimere e controllare le proprie emozioni". Una via da seguire.

Sandra Carniel


IL GAZZETTINO (Udine)

FRIULANO ARRESTATO

Ubriaco, molesta i clienti del bar e sferra un pugno al carabiniere

È entrato in un bar di via Candotti, a Codroipo, e in evidente stato di ubriachezza si è messo a minacciare e a importunare i clienti dell’esercizio pubblico. Il titolare del locale ha chiamato i carabinieri che hanno raggiunto il bar e tentato di calmare l’ubriaco. L’hanno accompagnato in caserma per l’identificazione ma questi, in preda ai fumi dell’alcol, ha reagito in maniera spropositata e ha aggredito uno dei militari dell’Arma colpendolo al petto con un pugno. Alla fine per Giampaolo Cozzi, un impiegato 33enne residente nel comune di Camino al Tagliamento, sono scattate le manette e l’uomo è stato portato in carcere.


IL FOGLIO

In vino veritas

di Giulio Meotti

La Turchia è oggi uno dei paesi in cui un bicchiere di vino è fra i più cari al mondo. Non perché la sua qualità sia migliore, ma perché il governo Erdogan dal 2002 a oggi ha fatto salire il prezzo degli alcolici del 737 per cento. L’attuale governo turco è l’unico al mondo che ha imposto una tassa per sfavorire i propri produttori vinicoli. Secondo gli osservatori laici, questa è un’altra dimostrazione della deriva islamista. Negli ultimi quattro anni 17 mila punti vendita di birra sono stati chiusi o messi in condizione di non venderla. Erdogan ha inteso colpire il “vizio” in sé, e con esso quello che da sempre è il suo simbolo più maledetto nell’immaginario islamico: il vino. Quando Khomeini prese il potere a Teheran, la prima cosa che fecero i suoi fedeli fu di riversarsi nelle cantine delle ambasciate e distruggere le bottiglie di alcolici. Erdogan ha anche imposto limitazioni alla pubblicità di alcolici. Soltanto fra il 2009 e il 2010, la tassazione sulla birra è salita del 45 per cento. Il costo del “raki”, la bevanda turca aromatizzata con anice, si è quadruplicato. Il fondatore della patria Atatürk, detto anche “l’apostata”, è odiato dall’islamismo non solo perché sconfisse le confraternite religiose, ma perché amava ballare o frequentare belle donne. Fra i suoi peccati peggiori c’è quello di esser stato un enologo. Atatürk morì non a caso di cirrosi epatica. Oggi c’è un’altra stirpe di politici al potere in Turchia. E per dirla con Arthur Schopenhauer, "chi non ama le donne, il vino e il canto, è solo un matto non un santo".


GIORNALE DI CALABRIA

Ubriaco lancia pietre su auto e passanti, arrestato a Pizzo

PIZZO CALABRO. Un uomo di 65 anni Giuseppe De Caria, pensionato, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia con l’accusa di resistenza violenza a pubblico ufficiale. L’arresto è avvenuto a Pizzo Calabro, cittadina turistica nei pressi di Vibo Valentia. L’uomo si aggirava su via Salomone in evidente stato di ebbrezza e, per sport, si divertiva a lanciare sassi contro le auto e le persone che avevano la sfortuna di incrociarlo. Qualcuno ha chiamato i carabinieri e dopo pochi minuti sul posto è arrivato il comandante della locale stazione maresciallo Pietro Santangelo con i suoi uomini che hanno posto fine a quel vero e proprio tiro al bersaglio prima che qualcuno si facesse seriamente male. Alla loro vista il De Caria, ha cominciato ad insultarli e si è scagliato contro di loro tentando di aggredirli. Ne è scaturito un furibondo parapiglia alla fine del quale i militari dell’Arma hanno immobilizzato l’uomo dichiarandolo in arresto con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, aggravata dallo stato di ubriachezza. Per lui si sono quindi aperte le porte del carcere di Vibo Valentia da cui dovrà rispondere delle accuse mossegli ed in cui avrà tutto il tempo di smaltire la sbornia.


CORRIERE DEL TRENTINO

Sicurezza e automobilisti Tre province contro l’alcol

TRENTO— Gli assessori provinciali altoatesini Richard Theiner, Thomas Widmann e Florian Mussner assieme al collega Bernhard Tilg, assessore alla sanità del Tirolo ed ai rappresentanti istituzionali della Provincia di Trento, hanno presentato la nuova campagna sulla sicurezza stradale al Mercatino di Natale di Bolzano il cui slogan comune è «Don’t drink and drive». Alto Adige, Tirolo e Trentino hanno testimoniato ieri pomeriggio il proprio impegno comune per prevenire i pericoli legati al consumo di alcol ed alla guida presentando in piazza Walther la campagna transfrontaliera «Don’t drink and drive» che in italiano suona «Puoi dirlo forte: se bevo, non guido», frutto della mozione discussa a Mezzolombardo. Analisi statistiche hanno rilevato che in Alto Adige nel 2008 si sono verificati 70 incidenti stradali per motivi legati alla guida in stato d’ebbrezza.


GAZZETTA.IT

Govou: donne e alcol È rottura con il Pana

L’esclusione contro il Barcellona è il segnale dell’imminente chiusura del rapporto tra il francese e il Panathinaikos. Colpa delle notti trascorse con belle show-girl e soprattutto del vizio dell’alcol: ad Atene è stato fermato tre volte per guida in stato di ebbrezza

ATENE, 26 novembre 2010 - L’ennesima esclusione, per motivi disciplinari dalla partita persa contro il Barcellona, ad Atene è ormai il chiaro segnale di rottura definitiva tra il Panathinaikos e il francese Sidney Govou, uno dei giocatori più cari nella storia del club ateniese (9,6 milioni di euro per tre stagioni, più eventuali bonus), ma che nel giro di quattro mesi è riuscito in un colpo solo a perdere il posto in nazionale e al "Pana", oltre alla stima di tutti coloro che avevano scommesso su di lui.

alcol e belle donne — Colpa dei "vizietti", dall’alcol, alle ore piccole, fino al debole per le belle show-girl, non importa se si chiamasse Zahia, la sexy marocchina di Parigi che ha rischiato d’incastrare anche Ribery o la greca Julia Alexandratou che si dice, ed è stato scritto dalla stampa greca sia una delle sue ultime fissazioni, malgrado a casa lo aspettasse sempre e pazientemente Clemance, la sua compagna. "Tutto falso", si difende il 31enne ex del Lione che pur di dimostrare la sua innocenza ha addirittura querelato (per calunnia e false notizie poi riprodotte in Grecia), due giornali francesi, tra cui il Le Progres, lo stesso quotidiano però che nell’ottobre del 2008 pubblicò foto e minimi dettagli sullo svenimento del giocatore in un marciapiede di Lione. Un "malore", ironizzava il giornale, causato probabilmente dal cocktail dei due suoi alcolici preferiti: la vodka e il vino rosso. Sempre dalla Francia assicurano che due anni fa, durante un controllo di routine per le strade di Lione, il test del palloncino svelò livelli di alcool almeno 5 volte superiori al limite concesso, ma che poi il tutto si risolse con "scuse ufficiali, da parte della polizia stradale", che Govou aveva minacciato di far licenziare tramite l’intervento dei grandi capi del Lione.

da lione ad atene — Malgrado l’ironia e gli aneddoti sul suo conto, tipo “qual è la posizione ideale di Govou? Il… bar destro", che starebbe per l’inglese "back", o la sua faccia al posto del fagiano sull’etichetta di un famoso whiskey, anche ad Atene gli è andata piuttosto bene: basti pensare che è già stato fermato tre volte per guida in stato di ebbrezza, venendo poi addirittura scortato e accompagnato a casa. Ma se la polizia ha voluto chiudere un occhio, il Panathinaikos non ci ha pensato due volte a multarlo, prima con oltre 50 mila euro e l’esclusione da varie partite e adesso, pare con l’ormai scontato licenziamento in tronco per inadempienza e mancato rispetto dell’oneroso contratto. Marcatore dell’unico gol finora segnato dal Panathinaikos in Champions (a Barcellona, nella disfatta per 5-1), Govou ha chiesto e ripetuto di voler rimanere. Di voler cambiare rotta e atteggiamento e di voler tagliare definitivamente con l’alcol: un brutto vizio diventato però forse l’unico sfogo dopo la perdita del padre lo scorso settembre. È scontato che il Panathinaikos gli sia stato vicino il più possibile, ma è altrettanto stesso scontato che una squadra abbia sempre bisogno dei suoi giocatori al meglio…

Alessandro Merchiori


L’ADIGE

Guidava ubriaco l’uomo che nella notte tra mercoledì e giovedì ha saltato l’alt dei carabinieri rischiando di investire un militare

LA SICILIA

Proposta choc di Patti «Carnevale senza alcol»

CORRIERE ALTO ADIGE

Campagna dell’Euregio «Se bevo non guido»

LA NAZIONE (Pistoia)

Alcolisti anonimi Incontro aperto per dire basta alla dipendenza

IL RESTO DEL CARLINO (Modena)

Alcol e guida: a confronto medici, avvocati e magistrati

LA GAZZETTA DI MODENA

alcol e guida, summit di esperti

non bevi? ti meriti un premio

IL RESTO DEL CARLINO (Ancona)

Ubriaca sullo scooter finisce contro un’auto

Ubriaco al bar aggredisce i carabinieri e finisce in cella

LA NAZIONE (Umbria)

Era ubriaco e drogato l’uomo trovato nel Chiascio

LA NAZIONE (Empoli)

Ubriaco al volante si schianta contro auto in sosta e fugge, denunciato

LIBERTA’

L’alcol-dipendenza si trova nel Dna

CORRIERE DELLE ALPI

morire per il lavoro alcol, droghe e suicidi: è l’allarme della cgil

SETTEGIORNI (Magenta)

In preda ai fumi dell’alcol alza le mani e insulta tutti

IL RESTO DEL CARLINO (Cesena)

Longiano, organizzatori della festa della birra: impegnati sulla sicurezza

Sabato, 27 Novembre 2010
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