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Rassegna alcol e guida del 29 ottobre 2010

A cura di Alessandro Sbarbada, Guido della Giacoma e Roberto Argenta
EPICENTRO
Alcol e anziani: un obiettivo negletto della prevenzione
Emanuele Scafato - direttore Osservatorio nazionale alcol Cnesps, Istituto superiore di sanità, direttore Centro Coll. Oms per la Ricerca e la promozione della salute su alcol e problemi alcolcorrelati, presidente Sia - Società italiana di alcologia
28 ottobre 2010 - Nel corso degli ultimi anni, la prevenzione alcolcorrelata ha subito un notevole sviluppo alla luce di una serie di fenomeni e fattori sociali, culturali, economici estremamente complessi (per lo più sconosciuti in passato) che hanno modificato sostanzialmente l’impatto del bere a rischio. Questo comportamento è in via di costante e progressiva diffusione in vasti strati della popolazione italiana, “contaminando” anche le fasce dei più anziani con esiti non trascurabili sulla salute e sulla sicurezza.
Della prevenzione specifica, delle condizioni di consumo a rischio e della fragilità fisiologica, metabolica, cognitiva, sociale si parlerà nel Convegno monotematico nazionale della Società italiana di alcologia (Sia) “Alcol ed anziani” organizzato e promosso il 26 novembre 2010 a Pavia dalla Fondazione Salvatore Maugeri Irccs in collaborazione con la
Sia e il Centro Oms per la ricerca sull’alcol dell’Istituto superiore di sanità.
Indipendentemente dall’età anagrafica, il consumatore è stato ed è oggi sollecitato al bere da pressioni molto intense (mediatiche, commerciali e sociali) e sempre meno controbilanciate da un’adeguata disponibilità di fattori di protezione capaci di contrastare, con pari intensità, i nuovi modelli e le nuove culture dell’uso dannoso di alcol e rischioso per la salute e per il benessere individuale e collettivo.
Salute da salvaguardare, come atteso di diritto, da politiche e strategie sull’alcol eque, efficaci ed efficienti; politiche di prevenzione e controllo, di tutela della salute, di sicurezza e, soprattutto, di protezione dei più deboli.
Dallo scenario epidemiologico tracciato dall’
analisi annuale dei dati prodotta dall’Osservatorio nazionale alcol (Ona) del Cnesps per la Relazione 2007-2009 del ministro della Salute trasmessa al Parlamento (pdf 1,80 Mb) ai sensi della Legge 125/2001 emergono profonde differenze nelle modalità dei consumi a rischio. Questi sono infatti basati su culture che evidentemente risultano espressione diretta di una interpretazione e declinazione del bere che sono naturalmente funzione dell’età e che identificano negli estremi della curva della popolazioni le fasce più esposte al consumo dannoso di alcol: i giovanissimi e gli anziani.
È di rilievo notare che si rendono evidenti significative differenze di genere con il progredire dell’età: i dati rilevano che i maschi adulti e gli anziani sono più esposti al rischio rispetto alle femmine mentre, per le generazioni di adolescenti, si osserva una riduzione della forbice tra i due sessi con un preoccupante e sostanziale ribaltamento per le teen-ager e le ragazzine al di sotto dell’età minima legale (16 anni) che surclassano i coetanei per “relazioni pericolose” con l’alcol. Fenomeni che richiedono misure concrete, efficaci, idonee a contrastare l’uso dannoso e rischioso di alcol attraverso l’implementazione di interventi oggi disponibili, il cui rapporto costo-benefici e la cui valenza è oggi ampiamente sostenuta dalle evidenze prodotte dalla vasta e consolida rete europea di ricerca scientifica e di advocacy impegnata nel sollecitare i policy maker all’adozione di iniziative concrete di contrasto al dilagare dei modelli e delle culture del bere che minacciano la salute e la sicurezza individuale e collettiva.
Il rischio alcol correlato in Italia non è trascurabile né minimizzabile. I dati prodotti dall’Osservatorio nazionale alcol (Cnesps-Iss) e riportati nell’ultima Relazione del ministro della Salute al Parlamento e nella Relazione 2009 sullo Stato del Paese rivelano che, su circa 36 milioni di consumatori, la quota di coloro che assumono bevande alcoliche secondo una “modalità rischiosa o dannosa”, come la definisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è di circa il 25% se si considera la popolazione maschile di tutte le età e di circa il 7-8% se si considera la popolazione femminile. In media, circa un uomo su quattro e una donna su dieci sono bevitori problematici.
Ogni generazione, accanto al suo modello di rischio, presenta ovviamente modalità, frequenza e contesti di consumo differenti che è importante identificare in funzione delle possibili iniziative di contrasto al consumo rischioso o dannoso di alcol che non riguardano solo il binge drinking dei giovani (fatto di cocktail, superalcolici e birre) ma in maniera parimenti prioritaria il bere tradizionale (costituito prevalentemente dal consumo di vino delle popolazioni maschili di ultra65enni, fascia di età per la quale si riscontra quasi il 50% dei bevitori a rischio).
Complessivamente oggi si può delineare una platea di oltre 9 milioni di consumatori a rischio che sarebbero suscettibili di un’azione di identificazione precoce o di un intervento breve (per esempio un colloquio motivazionale) e meritevoli di una valutazione clinica indirizzata a evidenziare eventuali danni alcol correlati già presenti. Di questi 9 milioni, circa un milione e mezzo sono giovani, di cui circa la metà ragazzi e ragazze sotto l’età minima legale e oltre 3 milioni e 200 mila gli ultra65enni.
Anziani che sarebbe opportuno e doveroso intercettare attraverso sistemi di identificazione precoce attualmente disponibili ma inapplicati e che dovrebbero giovarsi di competenze mediche e psicologiche capaci di utilizzare le moderne metodologie messe a disposizione in Italia dall’Osservatorio nazionale alcol attraverso il progetto europeo Phepa
e il progetto internazionale Oms E.I.B.I.. che hanno individuato il training degli operatori sanitari e le modalità di identificazione precoce e di intervento breve come l’intervento di più basso costo e di massimo beneficio.
Purtroppo, nonostante nel Piano alcol e salute 2009-2012 e nel Programma triennale di prevenzione approvato dalla Conferenza Stato-Regioni sia stata riconosciuta la centralità dell’
Audit (pdf 140 kb) (Alcohol use disorder identification test, una griglia di dieci domande in grado di discriminare il bevitore problematico candidato al colloquio motivazionale finalizzato al ripristino di regimi di consumo alcolico non nocivi per la salute), nessun iniziativa specifica, pur richiesta, è stata sinora formalizzata per la sua implementazione, attraverso per esempio, corsi di formazione (pdf 176 kb) che sino al 2008 erano stati assicurati dal Centro Oms per la Ricerca sull’Alcol dell’Istituto superiore di sanità attraverso un finanziamento specifico.
Il problema del consumatore a rischio anziano, di per sé preoccupante, diventa drammatico se valutato alla luce dell’organizzazione corrente del sistema sanitario e sociale che non è dotato di un’articolazione age-oriented degli strumenti di approccio e riabilitazione alcol correlati, calibrati più selettivamente per gli adulti e meno per le fasce dei giovani e degli anziani. Un sistema che peraltro appare sostanzialmente disimpegnato anche rispetto alla necessità di garantire risorse e finanziamenti a ricerche e programmi in grado di sviluppare metodi di riabilitazione efficaci e validati per questi soggetti che sono “differenti tra simili”, consumatori a rischio o alcoldipendenti con differenti caratteristiche di “ingaggio” in una pratica di recupero o motivazionale che oggi manca di una reale integrazione nelle attività quotidiane dei Medici di medicina generale e di quelli impegnati nella prevenzione. Le tecniche e i programmi di recupero oggi disponibili, messi a punto considerando criticità, personalità, abitudini e schemi comportamentali e sociali tipici dell’adulto, non sono particolarmente comprensivi delle modalità di percezione, interiorizzazione, rappresentazione e socializzazione di un adolescente o di un anziano. In questo modo la presa in carico, già estremamente complessa, diventa ancora più ardua, e così anche un ricorso all’approccio motivazionale che ovviamente deve privilegiare valori umani e sociali coerenti con il contesto e il vissuto individuale.
Appare, in conclusione, indispensabile riconsiderare con attenzione le priorità da affrontare in tema di prevenzione alcol correlata. Gli anziani appaiono un target negletto, così definito anche nelle recenti deliberazioni degli organismi europei, ma oggettivamente considerabile come “il” target per eccellenza della prevenzione, come sta dimostrando il progetto europeo
Vintage, coordinato dall’Osservatorio nazionale alcol del Cnesps, che ha recepito l’orientamento espresso dalla Conclusione del Consiglio europeo del dicembre 2009 provvedendo a contribuire a delineare un approccio differenziato basato sulle good practice oggetto di una indagine europea coordinata dall’Italia. 
La realizzazione di una rete formale di competenze e di un modello dedicato di continuità assistenziale, di case management più che di disease management, contribuirebbe a formalizzare l’uso di un modello validato di identificazione precoce dell’abuso alcolico e di intervento breve nei bevitori problematici, privilegiando la prevenzione per ridurre i costi della cura. Un investimento irrinunciabile e da riconsiderare a livello nazionale e regionale nell’interesse dei più vulnerabili.
Risorse utili
Scarica il
programma (pdf 252 kb) e la locandina (pdf 475 kb) del Convegno monotematico nazionale della Società italiana di alcologia (Sia) “Alcol ed anziani”.


IL TIRRENO
VENERDÌ, 29 OTTOBRE 2010
I presidi: «Sigarette e cocktail fenomeni preoccupanti» 
Scuole mobilitate, allo scientifico prende il via il progetto Alcol out 
PISTOIA. Da molti anni in tutte le scuole viene osservato un rigido divieto sul fumo, ma il vizio dell’alcol tra gli studenti è meno palpabile perché i ragazzi non bevono a scuola, ma in altri contesti. E alcune scuole dedicano all’argomento corsi di prevenzione. «Il dato sul fumo di quella ricerca è attendibile, ce ne rendiamo conto anche dal nostro osservatorio che il vizio fra i giovani va crescendo, soprattutto nelle ultime classi - dice Angelo Borchi, preside dell’Iti Fedi - Durante la ricreazione ce ne sono tanti nel cortile della scuola. Sul fumo è stata introdotta una restrizione maggiore, vietandolo anche nei luoghi aperti dove ci sono tettoie. Più delicato il discorso sull’alcol. Sappiamo che vi sono abusi, soprattutto la sera quando i ragazzi vanno al pub o in discoteca, probabilmente si superano anche quelle percentuali».
 Il liceo scientifico Amedeo duca d’Aosta partecipa al progetto “Alcol out”. «E’ la stessa insegnante di educazione fisica che se ne occupa nell’ambito dell’educazione alla salute - dice il preside Alessandro Rabuzzi - Sappiamo che oggi molti ragazzi bevono superalcolici, un mix di cocktail in contesti serali di compagnia e questo è sicuramente un peggioramento rispetto al passato. Sul fumo ho notato che si è molto alle ragazze».


IL TIRRENO
VENERDÌ, 29 OTTOBRE 2010
SALUTE 
Tumore della faringe, il killer è l’alcol 
GIAN UGO BERTI 
FIRENZE. Sono circa duecento i toscani che muoiono ogni anno per un tumore della bocca e della faringe. Uno al giorno, invece, i nuovi casi. Il fatto importante è che la causa principale è il consumo di bevande alcoliche. I forti bevitori - cita uno studio dell’istituto Mario Negri pubblicato sulla rivista Oral Oncology - sono più a rischio. In particolare - si aggiunge - i consumatori di quattro o più bicchieri di vino, birra, superalcolici hanno presentato una incidenza di sette volte maggiore rispetto ai consumatori occasionali o ai non consumatori. Per quanto riguarda invece il cavo orale, il rischio per i forti bevitori è quasi quintuplicato. La sede in particolare è significativa per spiegare il contatto diretto: l’alcol è risultato essere particolarmente associato al tumore della parte bassa della faringe, dove il contatto con la superficie si dimostra più prolungato.


LA NAZIONE
Halloween, bere consapevole 10mila etilometri in regalo
Un gruppo di studenti consegnerà gli etiltester monouso ’modaioli’ (con il packaging realizzato dai ragazzi) ai gestori dei locali fiorentini affinché vengano poi distribuiti gratuitamente
Firenze, 28ottobre 2010 - ’10.000 etilometri nelle tasche di tutti’: è questo il titolo dell’appuntamento organizzato dall’Associazione ’Contatti Giovani e Adulti comunicano’ per la serata del 30 ottobre, rigorosamente all’insegna del non-alcolico.
Un gruppo di studenti consegnerà gli etiltester monouso ’modaioli’ (con il packaging realizzato dai ragazzi) ai gestori dei locali fiorentini affinché vengano poi distribuiti gratuitamente. La serata, che sarà presentata da Gaetano Gennai, è in programma sabato 30 ottobre 2010 dalle 21 alle 23 al Viper Theatre di Firenze.
La manifestazione è organizzata nell’ambito del progetto ’Un etilometro nelle tasche di tutti’ portato avanti dall’Associazione Contatti nata dalla volontà di alcuni genitori, si legge in una nota, di trasmettere informazioni corrette ai giovani affinché possano decidere, in tutta libertà, cosa sia bene per il loro futuro, e alla quale i primi ad aderire sono stati proprio i giovani. (*) Un altro obiettivo, infatti, è cercare di non delegare più solo ai genitori che hanno perso un figlio il pesante impegno di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni su questi temi.
E sono stati proprio gli studenti coinvolti nel progetto ad individuare nel traguardo di ’cambiare abitudini’ una nuova soluzione al problema dell’abuso di alcol alla guida: oltre al ’bere consapevole’, utilizzare un etiltester monouso al tavolo con gli amici, conclude la nota, ’’non deve più essere un gesto deriso ma un gesto accettato da tutti consapevolmente!’’ Le iniziative sono patrocinate dal Comune di Firenze e dalla Regione Toscana e fanno parte della campagna istituzionale Vivi la vita, bevi con la testa.

(*) Nota: il ruolo degli adulti e dei genitori non dev’essere solo di aiutare i giovani a convivere con gli alcolici, ma soprattutto quello di offrire loro la possibilità di sottrarsi a questa convivenza. La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. (Theodor Adorno)


IL TIRRENO
29 OTTOBRE 2010
Dal comitato di sicurezza provinciale riunito in Comune una serie di attività di prevenzione 
Un’ordinanza anti alcol 
Garantita una maggiore sinergia tra le forze dell’ordine 
CECILIA CECCHI 
PIOMBINO. Se ne parlava da agosto, da quando il prefetto ne aveva indicato la necessità al sindaco. Ieri non a Livorno, ma in sala consiliare, c’è stata la riunione del comitato sicurezza provinciale. Perché a fronte di dati rassicuranti (3% in meno di reati tra il primo gennaio al 30 settembre 2010) c’è il senso di smarrimento del cittadino dopo gli ultimi atti di bullismo, pestaggio e rapina con sparatoria.
 «Così abbiamo voluto dare un segnale - ha detto il prefetto, Domenico Mannino - per far capire ai cittadini che le istituzioni e le forze dell’ordine sono loro vicine. Nonostante le statistiche qui siano migliori rispetto al dato nazionale, dobbiamo prendere in considerazione ciò che viene percepito. La sicurezza non si realizza aumentando carabinieri o poliziotti, ma è molto importante la loro interazione positiva e di vicinanza con le persone, la cui collaborazione è fondamentale. Creeremo - ha sottolineato - più contatti proprio tra le forze dell’ordine e la scuola». All’incontro oltre al prefetto e al sindaco, i rappresentanti locali delle forze dell’ordine Angela Galeazzi comandante della polizia municipale, Tricoli vicequestore, Muratore capitano dei carabinieri, il comandante della guardia di finanza De Cunzolo; poi il comandante provinciale della guardia di finanza Lipari, il comandante provinciale dei carabinieri Nuzzi, il questore di Livorno Bruno d’Agostino; ancora Ciccarelli, responsabile corpo forestale di Livorno, Romeo, capo gabinetto della prefettura e il vicepresidente della provincia Bonsignori.
 Ricordando delle dinamiche evidenziate negli ultimi tempi - da non sottovalutare né minimizzare - il sindaco Gianni Anselmi ha tracciato un quadro dove si rilevano soprattutto «episodi legati alla non correttezza delle relazioni sociali», di non rispetto dell’ambiente, effrazioni e danni degli spazi pubblici: «È l’insieme di questi frammenti - ha detto - che produce una percezione di scarsa sicurezza in città». Da qui sono stati esaminati strumenti validi per tutte le istituzioni coinvolte e l’amministrazione, con l’obiettivo di prevenire episodi negativi. «Puntiamo a una maggiore sinergia delle centrali operative sul territorio - ha spiegato il sindaco - realizzando un progetto integrato di videosorveglianza, con finanziamenti regionali e nazionali. Poi ci occuperemo di ordinanze specifiche che disciplinino comportamenti legati anche al decoro urbano, tipo l’uso del vetro o la vendita di alcol. (*) Fino ad arrivare a nuovi interventi di riqualificazione degli spazi pubblici, cioè più illuminazione per piazze e parchi». Fondamentale sarà un incremento all’ascolto dei “sensori territoriali” - come la famiglia, la scuola, le associazioni - che rappresentano, da sempre, lo specchio della realtà sociale.

(*) Nota: nel marzo 2009 un parere del Ministero dell’Interno, riferendosi all’articolo 689 del codice penale, chiariva in modo inequivocabile che “Vendita, consumazione e somministrazione sono utilizzati come sinonimi e non indicano invece categorie distinte sul piano semantico e giuridico”, quindi il codice penale sanziona non solo la somministrazione di alcolici ai minori di anni sedici, ma anche la vendita. Troppo spesso abbiamo constatato che questa direttiva non è conosciuta, oppure è disattesa. L’Aicat l’Alia e i redattori di questa rassegna stanno attivando una iniziativa di informazione verso comuni, province e prefetture. A giorni verrà inviata alle Acat la documentazione relativa all’interpretazione del Ministero dell’Interno, in modo che possano farla conoscere nelle proprie realtà locali  

L’ADIGE
Trento
Incredibile cartello al bar: bevi quanto vuoi, 25 euro
L’altra sera passeggiando per il centro storico ho notato un cartello appeso fuori da un bar. Il cartello recitava: “Dalle 20 alle 22 paghi 25 euro bevi quello che vuoi! NO LIMITS”. Sono una ragazza di 27 anni che fa festa, si diverte, beve. Eppure questo cartello mi ha riempito di malinconia. Come mai questo bar (e non credo che sia l’unico) punta la sua offerta solo sul far ubriacare i suoi clienti? 25 euro non sono certo pochi, e se decido di spenderli devo essere sicura di guadagnarci qualcosa: questo significa, dando un occhio ai loro prezzi, che devo bere almeno 13 birre piccole alla spina (ci guadagno un euro) oppure almeno 5 cocktail (per andare alla pari).
Tutto questo in due ore. Insomma, questo significa, che per valerne davvero la pena, mi devo sfondare di alcol.
Mi chiedo cosa significhi questo per la nostra comunità in un’ottica più ampia. Mi piacerebbe  capire perché piuttosto che investire in un’offerta variegata (che ne so, lunedì reading di poesie, martedì concerto live di band locali, mercoledì serata gay-frendly, giovedì proiezione video, venerdì presentazione di un libro, sabato festa a tema, domenica happy hour) nella maggioranza dei bar del centro di Trento si punta solo sul bere, bere, bere.
Mi piacerebbe avere una risposta da studenti, ricercatori, clienti e non ultimo dai proprietari del bar a Trento.
Linnea Merzagora



ASAPS
NEWS
Russia
In arrivo l’ “Alcolaser” per chi guida ubriaco
Lo strumento di rilevazione del tasso alcolemico, tra poco a disposizione della Polizia Stradale russa, è in grado di captare la concentrazione dell’alcol a distanza. La notizia ha destato scalpore e preoccupazione...
29 ottobre 2010 – E’ in arrivo l’”Alcolaser” una sorta di autovelox applicato all’alcol capace di misurarne la concentrazione nel sangue a distanza. La notizia lanciata in Europa dal quotidiano le Monde potrebbe rappresentare una vera rivoluzione per quello che riguarda i controlli su strada. Secondo quanto riporta il quotidiano d’oltralpe, in Russia e più esattamente nei laboratori della Laser System di San Pietroburgo, è stato progettato un laser contro l’alcol al volante. Nei giorni scorsi il sistema di rilevazione del tasso alcolemico, che potrebbe rendere impossibile la vita di chi è abituato ad alzare il gomito quando si mette al volante, è stato presentato a Mosca. Subito la notizia ha fatto il giro del mondo. Secondo quanto sostenuto dai tecnici russi, l’apparecchio è dotato di un fascio luminoso in grado di captare i vapori dell’alcol a distanza anche se l’auto sfreccia a 120 chilometri all’ora. Basterebbe quindi bere anche un solo bicchierino di vodka per essere beccati dal laser, che sempre a detta degli ingegneri, non avrebbe controindicazioni di sorta, né per chi guida né per chi lo utilizza.
Le polemiche non hanno tardato a farsi sentire. C’è chi sostiene che la soglia limite sia troppo bassa e che la riabilitazione nei Sert sia un incubo che costringe molte persone a trovarsi gomito a gomito con tossicodipendenti solo per “un paio di bicchieri di vino”. Dall’altro lato ci sono invece quelli che chiedono un ulteriore inasprimento delle norme, magari perché a causa dell’alcol hanno perso un proprio caro.
Il congegno che sarà a disposizione della Polizia Stradale russa tra poco più di un anno, se adottato anche in Italia potrebbe cambiare la vita di molte persone. Nel nostro Paese nonostante le campagne di sensibilizzazione, le norme più severe e le migliaia di patenti ritirate abbiano contribuito a ridurre in modo significativo gli incidenti mortali il problema non si può ancora dire sotto pieno controllo. Solo l’anno scorso le vittime di sinistri stradali sono state 4mila, in buona parte giovani che hanno perso la vita a causa degli eccessi alcolici. I dati delle statistiche non lasciano spazio ad equivoci, circa il 40% per cento dei morti per incidenti stradali ha meno di 25 anni. Ma attenzione l’alcol non è certo un problema della sola fascia giovanile, anzi… 


IL GAZZETINO (Treviso)
Alcol e droga: già 3500 patenti ritirate
E altri video choc per educare i giovani
TREVISO. Venerdì 29 Ottobre 2010 - (M.F.) Dopo i Carabinieri anche la Polizia stradale sigla la convenzione con la Provincia per contare e schedare in modo elettronico tutti gli scontri tra automobili che capitano sulle strade della Marca. «Vogliamo coinvolgere anche la Guardia di Finanzia perché ci dicono che crescono gli incidenti per colpa dell’alcool e per il consumo di stupefacenti», annuncia Muraro. Dal gennaio ad oggi sulle strade del trevigiano sono state ritirate 2.455 patenti perché il conducente guidava in stato di ebbrezza e altre 1.026 perché sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. «Bisogna continuare a lavorare in questo senso - avverte il presidente, pronto a lanciare due nuovi spot shock, con il suo faccione, per tentare di far prevenzione sui rischi della strada soprattutto tra i giovani - negli anni con gli interventi didattici abbiamo coinvolto oltre 20 mila studenti e i loro genitori, altri 2.500 hanno partecipato ai corsi per il conseguimento del Patentino per i ciclomotori e più di 5.000 si cimentano con bici, scooter e auto nelle prove pratiche: nel complesso per la sicurezza stradale abbiamo investito più di 4,5 milioni di euro, che si aggiungono ai 500 milioni per eliminare i punti neri della viabilità». Sulla linea della prevenzione c’è anche il questore. «Serve tolleranza zero: non solo per la repressione, ma soprattutto con un’educazione alla legalità - spiega Carmine Damiano - qui si lavora bene e si deve continuare: lo dimostra il fatto che rispetto all’anno scorso i reati sono calati del 24 per cento».


IL TIRRENO
VENERDÌ, 29 OTTOBRE 2010
In coma etilico a soli 12 anni 
Il bimbo ha bevuto vino per fare una bravata: salvato all’ospedale 
ALESSANDRO GUARDUCCI 
COLLESALVETTI. Probabilmente si è trattato di una bravata, che però stava per essere pagata a caro prezzo da un bambino di 12 anni. Il piccolo, infatti, avrebbe bevuto un bicchiere di vino - o comunque una quantità molto pericolosa se rapportata alla sua giovanissima età - ed è finito in coma etilico. A salvarlo è stato l’immediato intervento dei soccorsi.
 L’episodio si è verificato a Collesalvetti poco dopo le 16 quando i passanti hanno notato il ragazzo - che è di nazionalità romena - disteso sul marciapiedi a poca distanza dall’ingresso della biblioteca comunale. Il ragazzino sembrava che dormisse ma ad un certo punto ha cominciato a vomitare, senza comunque dare segni di ripresa: è stato quindi allertato il 118 che ha inviato sul posto un’ambulanza della Svs di Collesalvetti con il medico a bordo.
 Sulle prime si è pensato a un avvelenamento: un coetaneo del ragazzino ha infatti detto ai soccorritori di averlo visto mangiare delle mele raccolte su un albero, e allora medici e volontari hanno ipotizzato che sulla frutta potessero esserci delle sostanze chimiche. Mentre tentavano di rianimarlo, però, i soccorritori hanno sentito l’inequivocabile odore dell’alcol. Qualunque fosse la causa del malore, considerata la gravità della situazione è stato deciso di trasportare il bambino d’urgenza all’ospedale di Livorno.
 Qui è stato sottoposto ad accertamenti e successivamente alla lavanda gastrica, che hanno confermato la grave intossicazione da alcol: l’ipotesi più probabile è che il ragazzino abbia bevuto del vino per fare una bravata, non sapendo le gravi conseguenze a cui sarebbe andato in contro. Poi, stordito dall’alcol, si è assopito per strada dove è stato soccorso. Il giovane - raggiunto dai genitori - è stato trattenuto in osservazione in ospedale.


TGCOM
Ubriaco sviene e muore assiderato
Ferrara, agonia in un video: 4 indagati
Sahid Belamel, marocchino di 29 anni, è morto lo scorso 14 febbraio dopo essersi ubriacato in discoteca: il ragazzo è uscito dal locale e ha perso la vita per il troppo freddo. Per questa morte assurda sono finite indagate quattro persone. Alcune telecamere a circuito hanno ripreso la drammatica sequenza degli ultimi istanti di vita e soprattutto dell’indifferenza di alcuni passanti. A riferire la notizia e le immagini il quotidiano "la nuova Ferrara".
Un’azienda di via Colombo ha ripreso Sahid che, seminudo, si aggrappava ai cancelli tentando di rimanere in piedi. Troppo alcol in corpo per cercare di mantenere l’equilibrio. Il ragazzo appena fiori dal Madame Butterfly era anche caduto nelle acque gelide del canale poco distanti dal luogo della sua morte. Per questo era senza vestiti, aveva cercato di asciugarsi col risultato, però, di rimanere semi nudo nella gelida notte invernale della pianura padana.
Alle otto del mattino la polizia lo ha ritrovato sul ciglio della strada ma per lui non c’è stato più nulla da fare. Per la sua morte quattro persone sono finite nel registro degli indagati: due sono i buttafuori della discoteca, un altro è l’amico col quale Sahid aveva trascorso la serata, infine il tassista che si è rifiutato di portare a casa il giovane marocchino.
Dalle testimonianze risulta fin troppo chiaro che Sahid non era in grado di reggersi in piedi e che avrebbe avuto bisogno di aiuto. Un aiuto negato testimoniato da alcuni video. Oltre a quello della ditta di via Colombe ne esiste un altro ancora più duro. Dopo essere caduto a terra ha tentato di rialzarsi, trascinandosi sul marciapiede. E alcune auto passano al suo fianco, non si accorgono o non vogliono accorgersi di quanto sta accadendo. Il risultato è la morte assurda di un ragazzo per la quale la famiglia ora chiede giustizia.
L’agonia di Sahid in un video


IL CORRIERE DI SIENA
In bici ubriaco: condannato.
Tre mesi di reclusione a un 40enne rumeno.
AREZZO, 29.10.2010 - E’ stato condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di un’ammenda di tremila euro. La sua colpa? Essere stato sorpreso in sella alla sua bicicletta completamente ubriaco. Il rumeno quarantenne era finito nei guai qualche tempo, quando una pattuglia dei carabinieri lo aveva sorpreso in città. Ad insospettire i militari era stato il suo comportamento: l’uomo, infatti, zig zagava pericolosamente in mezzo alla strada. Così erano scattati i controlli e dal test dell’etilometro era arrivata la conferma: il quarantenne era ubriaco. Dagli accertamenti di legge - e dalla successiva segnalazione all’autorità giudiziaria - al processo celebrato in questi giorni di fronte al giudice Giampaolo Mantellassi che, dopo aver esaminato il fascicolo ed ascoltato le parti ha emesso la sentenza, condannando il quarantenne


RIVIERA24
In 30 fanno ostruzionismo ai poliziotti che difendono un’amica dall’etilometro: 3 ragazzi a processo
Imperia, 29/10/2010 - Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra che i ragazzi – tre soltanto, tuttavia, sono stati identificati – avessero cercato di distrarre i militari, girando attorno all’auto, per evitare che l’amica fosse sottoposta all’alcol test.
Tre imperiesi: L.S., F. D. e D. V., sono finiti a giudizio con l’accusa di interruzione di pubblico servizio, per fatto ostruzionismo contro i carabinieri, assieme ad altre persone – si parla, in tutto, di una trentina – la notte del 3 agosto, a Imperia, per evitare che venisse sottoposta all’alcol test una loro amica, fermata ad un posto di controllo. In tribunale, a Imperia, si e’ aperto il processo, davanti al giudice monocratico Claudia Arduino.
Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra che i ragazzi – tre soltanto, tuttavia, sono stati identificati – avessero cercato di distrarre i militari, girando attorno all’auto e, comunque, facendo ostruzionismo, per far passare il tempo ed evitare che la ragazza, abitante a Sanremo, venisse sottoposta all’etilometro. Un’iniziativa questa che servi’ a ben poco, per la ragazza venne lo stesso denunciata; mentre tre dei disturbatori sono finiti sotto processo.

di Fabrizio Tenerelli



CORRIERE DEL VENETO
IL CASO
Non vuole fare l’alcoltest, denunciato L’automobilista ricorre e viene assolto
Il 49enne trevigiano rifiutò l’etilometro perché malato di enfisema. Il giudice gli ha dato ragione
ASOLO – Assolto dall’accusa di non essersi voluto sottoporre all’alcoltest perché malato di enfisema. Singolare sentenza questa mattina nel palazzo di giustizia di Treviso per Walter Rossi, 49 anni, accusato dalla Polizia di guida in stato di ebbrezza e, appunto, di non aver voluto sottoporsi al rilievo alcolimetrico. Rossi era stato fermato dagli agenti che, hanno testimoniato in aula, appariva ubriaco visto che procedeva a zig zag. Immediata quindi la richiesta all’uomo di sottoporsi al test. Rossi però non riusciva a soffiare nell’apposita cannuccia nonostante vari tentativi e lo hanno denunciato. L’uomo si è opposto al decreto penale di condanna ed è comparso stamattina in aula. Il suo legale, Antonio Capraro ha dimostrato al giudice con tanto di referto radiologico che Rossi non poteva soffiare in quanto malato di enfisema polmonare. Per questa ragione il giudice lo ha assolto dall’accusa di non essersi voluto sottoporre al test, condannandolo ad un anno e sei mesi di ritiro patente per guida in stato di ebbrezza. Condanna che sarà oggetto di appello alla luce della sentenza odierna che rende nullo il verbale di polizia.
Milvana Citter



Sabato, 30 Ottobre 2010
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