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Editoriali 09/10/2010

E’ deceduto l’Ispettore Capo Armando Dalla Pozza unica medaglia d’Argento al Valor Militare della Polizia nel dopo guerra, per la cattura di due terroristi delle BR dopo un conflitto a fuoco nel quale fu ucciso il collega di pattuglia

Mi onoro di averlo personalmente conosciuto e di aver lavorato con un Uomo come lui

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Armando Dalla Pozza quando indossava la divisa della polizia Vicenza – foto da ilgiornaledivicenza.it

(Asaps) A volte la notizia di una persona che non c’è più, e che non senti da tanti anni, ti suscita sentimenti di dolore che addirittura ti sorprendono. Parlo della scomparsa dell’Ispettore Capo in quiescenza Armando Dalla Pozza della Polizia Stradale di Vicenza, un poliziotto schivo che era diventato personaggio suo malgrado. Personaggio perché insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare per avere catturato, da solo, 2 brigatisti omicidi nel 1975, che in un conflitto a fuoco gli avevano ammazzato il collega Appuntato Antonio Niedda.
Armando non amava parlare di quell’episodio nel quale Lui è stato Eroe, nel vero senso della parola.
Parliamo di un Eroe vero, al quale lo Stato riconobbe la Medaglia d’Argento al Valor Militare, una onorificenza molto rara in tempo di pace (allora la polizia portava ancora le stellette), che nel dopo guerra pare non fosse mai stata assegnata.
Io Armando l’avevo conosciuto di persona perché all’inizio degli anni ’80 ero andato a Vicenza per un’indagine su un giro di auto rubate e per delle perquisizioni. Il Maresciallo Dalla Pozza (ancora i gradi della riforma non erano arrivati) ci accolse in modo caloroso, dandoci la totale disponibilità del suo ufficio e della sua squadra. Io sapevo già chi Era Lui. L’unica medaglia d’argento al valor militare assegnata dopo la guerra. Un uomo intelligentissimo e modestissimo allo stesso tempo. Un professionista con pochi eguali. Insignito per la sua attività di comandante della Squadra di P.G. anche di due encomi solenni. Ricordo la sua gentile fermezza mentre operavamo insieme una perquisizione nella sua citta. La sua grande professionalità, sempre a suo agio nel territorio che conosceva a mena dito, padrone della materia. Ero affascinato da tanta capacità. Sono rimasto in collegamento con lui per diversi anni. Purtroppo quando fondammo l’Asaps lui se ne stava andando in pensione con largo anticipo e forse con qualche delusione. Dette vita ad una agenzia di investigazioni e incappò anche in un problema con la giustizia per una storia di tabulati telfonici.
Per me è stato e rimane una delle più belle figure di poliziotto che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia carriera. Uno di quegli incontri che non dimentichi.
Armando ha bilanciato altri incontri per me meno felici, come purtroppo quello con un componente della banda della Uno Bianca, per il quale ho patito il più grande dolore professionale della mia vita.
Un uomo come Armando è stato l’Onore per tutta la Polizia Stradale e la Polizia in generale. Capisco oggi di essere stato fortunato ad aver vissuto un’altra epoca fatta di Uomini come Armando Dalla Pozza e sono onorato di averlo conosciuto.
Grazie Maresciallo Armando Della Pozza, non so se mettermi sull’attenti o in ginocchio per salutarti. Li meriti entrambi.

Giordano Biserni
Presidente Asaps e

Maresciallo in quiescenza


Il suo ricordo sul Giornale di Vicenza

IL PERSONAGGIO. Oggi le esequie nella parrocchia di S. Stefano con i picchetti d’onore di questura e polstrada. È mancato Armando Dalla Pozza, ispettore capo della polizia in pensione: ricevette la medaglia al valor militare

Armando Dalla Pozza quando indossava la divisa della polizia Vicenza. L’ispettore capo della Polizia di Stato Armando Dalla Pozza era un eroe schivo che non amava le luci della ribalta. Eppure è stato l’unico italiano, dopo la seconda guerra mondiale, a ricevere la medaglia d’argento al valor militare in seguito ad un conflitto a fuoco con due brigatisti in una frazione di Padova. Durante la sparatoria morì il suo collega, l’appuntato Antonio Niedda.
Dalla Pozza, montecchiano di nascita ma residente a Vicenza, è mancato a 62 anni martedì scorso, dopo una malattia durata pochi mesi.
È suo figlio Paolo a ricordare la figura di questo poliziotto che amava in egual misura lavoro e famiglia, ma che non parlava mai dell’agguato accaduto in via delle Ceramiche a Ponte di Brenta: «Raccontava sempre malvolentieri l’accaduto - spiega Paolo - si intristiva, ma rispondeva alle mie domande anche perché l’episodio è avvenuto prima della mia nascita. Ha conservato però gli articoli dell’epoca perché io e mia sorella potessimo leggerli».
È il 4 settembre 1975. Sono circa le 22.30, l’allora vicebrigadiere Dalla Pozza e l’appuntato Niedda fanno un controllo del traffico. Da qualche minuto i due agenti tengono d’occhio una Fiat 128 ferma a pochi metri, con a bordo due giovani.
Si scoprirà dopo che si tratta di Pietro Despali e Carlo Picchiura, entrambi militanti nelle Brigate Rosse. Vengono chiesti i documenti ai due giovani, ma uno ne è sprovvisto e l’altro presenta una patente che sembra falsa. Gli agenti chiedono a Despali e Picchiura di scendere dall’auto e di seguirli al furgone della polizia stradale.
A questo punto Picchiura, per sottrarsi all’arresto, estrae una pistola ed esplode tre proiettili che colpiscono Niedda, uccidendolo sul colpo. Dalla Pozza si salva perché appena vista l’arma riesce a spostarsi verso il furgone, trovando una protezione, e sparando di rimando.
«Mio padre mi disse che probabilmente riuscì a salvarsi poichè aveva fatto un addestramento speciale», prosegue Paolo che spiega anche il comportamento del padre in quei minuti concitati.
Dalla Pozza infatti dopo un inseguimento cattura entrambi i brigatisti: «Sapeva di poter rispondere al fuoco e colpirli - racconta - ma preferì arrestarli perché subissero un processo e quindi Niedda avesse giustizia».
A Dalla Pozza dopo la sparatoria giungono delle minacce, che gli procurano anche l’assegnazione di una scorta. Ma l’ispettore non demorde e continua il suo lavoro a Padova, in seguito a Vicenza, in maniera esemplare e questi gli vale due encomi solenni per operazioni di polizia giudiziaria: «Collaborò spesso anche con Scotland Yard - afferma Paolo - era molto stimato». Questo fino al 1992, anno in cui l’ispettore capo va in pensione. «Era un padre presente e disponibile con me e mia sorella Anna. Mi portava spesso in caserma, era una seconda casa».
Stamattina alle 10.45 i funerali verranno celebrati nella parrocchia di Santo Stefano, saranno presenti i picchetti d’onore della questura e della polizia stradale. Armando Dalla Pozza lascia la moglie Grazia ed i figli Paolo ed Anna.

di Antonella Fadda

Da Il giornale di Vicenza dell’8 ottobre 2010

© asaps.it

di Giordano Biserni

Saluto a un vero Eroe
Sabato, 09 Ottobre 2010
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