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Rassegna stampa Alcol e guida del 10 febbraio 2008

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

L’ADIGE

La festa no alcol conquista i giovani (*)
SILVIA CESARO

Sono stati tantissimi i giovani che ieri sera hanno invaso il palazzetto dello sport di Rovereto per il consueto appuntamento annuale con la festa «no alcol» organizzata dai Laboratori del fare. Musica, danza, esposizioni di disegni, fumetti e fotografie. E a solo un’ora dall’inizio si potevano contare oltre cinquecento ingressi strappati. Ma se la tradizione ha sempre voluto la festa dei laboratori all’insegna della musica, quest’anno le cose sono andate diversamente. Perchè grande spazio è stato concesso anche alle esposizioni, disposte per l’occasione in campo, a pochi passi da chi si esibiva sul palco. Una raccolta di disegni e fotografie, per un totale di ventotto artisti. Tra loro anche due ragazze veronesi che hanno aderito all’iniziativa grazie al forum studentesco di Rovereto, dove hanno conosciuto l’iniziativa. Ma la giovanissima artista più stupefacente è stata Michelle, di soli dieci anni,che ieri ha esposto disegni e fumetti, «ci ha chiesto di esporre - ci spiega Silvia dei Laboratori - ed è stata giustamente accontentata». Sul palco a succedersi la scena musicale «Just Another Illusion», «Point of View», «Eversor», «Re-cover», «Rock Slaves» e «Lipside»; le ragazze di Danzamania si sono esibite tra una band e l’altra; mentre all’esterno le riprese per il cortocircuito dedicato alla situazione giovanile a Rovereto ha mosso i suoi primi passi della serata con alcune interviste. Giovani che si divertono senza alcol, un motto possibile secondo i Laboratori del Fare; «sanno che la birra è analcolica, quindi non bevono niente», si lascia sfuggire il barista del palazzetto. Ma l’importante è che si sappiano divertire proprio con questo niente e ieri sera sembra proprio essere stato così.
(*) Nota: molte volte si ha la preoccupazione che, se si organizzano eventi senza alcol, non partecipa nessuno. Chi ci prova spesso rimane poi sorpreso dalla grande partecipazione.
In particolare questa manifestazione, da quanto leggo sui giornali locali, mi pare sia stata organizzata davvero in maniera esemplare.


IL TIRRENO

Viareggio. Inquietante serata tra i ragazzi alla festa del Rione, con etilometri da paura 
Sballo in maschera 
Carnevale annega in un fiume di vino e birra 
Bottiglioni, lattine e cocktail dilagano, mentre a pochi metri uno stand “politically correct” tenta invano di limitare i danni Con simulazioni di guida che fanno venire i brividi...
DONATELLA FRANCESCONI
VIAREGGIO. In alto i bottiglioni, e che il vino vada giù per la gola “a gogo”, come raccomanda lo striscione esposto fuori da un bar, affinché Carnevale sia. Il più stonato e strafatto possibile.
Rione Croce Verde (in pieno centro), venerdì sera. Stessa strada, stessa festa, due mondi contrapposti per una schizofrenica incapacità di dire semplici no. Qui gli infaticabili organizzatori di “Non la bevo”, che torna a ripetersi per mettere in guardia dai rischi delle “ciucche” a go go; là, a pochi metri di distanza, il Paese dei balocchi dove Lucignolo, al posto del lecca lecca, si ciuccia il bottiglione. Acquistato sul posto, senza neanche doverselo portare da casa di nascosto da mamma e papà: sei euro per un litro e mezzo di beverone che il rivenditore assicura essere «di qualità». Credere sulla fiducia: di etichetta non si vede neppure l’ombra sulle bottiglie di plastica ripulite dai resti di innocenti bibite gassate.
Poco distante, sotto l’insegna di una storica pizzeria della zona, un cartello avverte che “qui si prende secca”, nel senso della sbronza. In uno spazio di cinquanta metri, oltre al vino, si possono comprare birra (anche artigianale), cocktail classici (e non composti con gli alcolici a 21 gradi, come da ordinanza), oltre alle mini-bevute (shottini) di moda dai 12 anni in su per il loro sapore fruttato che tira un assaggio dietro l’altro. Con 11 euro, la somma minima che qualsiasi adolescente ha in tasca per un’uscita serale, dunque è possibile procurarsi un litro e mezzo di vino e due bevute da 21 gradi. Ma, dividendo con gli amici, l’etilometro si fa tondo.
La coniglietta di peluche nero e rosa ha i ciuffini e dimostra molto meno dei trent’anni dichiarati quando l’etilometro proposto allo stand “Non la bevo” attesta senza ombra di dubbio che nel suo sangue c’è alcol doppio rispetto al limite consentito per legge.
La ragazza si siede spavalda alla postazione del simulatore di guida. Inforca lo scooter, dà gas e meno di un minuto dopo si è già schiantata sull’asfalto. Se tra le mani avesse davvero il suo due ruote, a questo punto sarebbe morta. Ma lei non si lascia impressionare da quanto accade sullo schermo che riproduce fedelmente percorsi e rumori nel traffico cittadino. Via, gas... e un minuto dopo essere “risorta” ha già fatto fuori un ciclista. Si riparte, il tachimetro schizza in alto troppo velocemente. A 70 all’ora non si sfreccia in moto tra pedoni e semafori, non si prende quella curva così, attenta al camion, bimba, frena... Crash. Il rumore riprodotto dalle casse fa paura anche nel frastuono della festa. Al termine della prova la ragazza ha collezionato incidenti per una decina di vite, “giocati” sull’asfalto virtuale.

Gli organizzatori, davvero preoccupati, le chiedono di non mettersi alla guida sulle strade, quelle vere. Lei rassicura: andrà via col ragazzo che sta prendere il suo posto al simulatore. Per lui l’etilometro segna 0,78. E siamo di nuovo fuori dal limite di legge. La prova comincia in sordina, ma il computer non perdona: è un attimo e il ciclista spuntato da dietro un furgoncino in prossimità delle strisce pedonali viene preso in pieno. «Ma ha sbagliato - si agita il guidatore - non si fa così». «Vero», è la risposta: «Lui ha sbagliato ma tu l’hai ammazzato e senza neppure provare a frenare».
«Che esagerazione», commenta il diciottenne simil-dark con tutù nero di tulle. Lui ha guidato poco prima dei due kamikaze ed è “morto” quattro volte: «È virtuale. Se ti schianti ti rialzi. Noi ragazzi siamo tutti abituati a giocare così. Mica succede nulla...». A lui, che non aveva bevuto, il simulatore ha proposto un percorso di montagna. Tornanti e discese, camion come sulla Firenze-Bologna, tanta voglia di sorpassare anche là dove la linea continua - direbbe l’istruttore di guida - è come un muro. Ha lo scooter, racconta, e sta prendendo la patente per l’auto. Guardarlo sullo schermo dà i brividi: non usa le frecce, se non per svoltare; accelera oltre ogni indicazione di limite di velocità; sorpassa dove non è consentito. E non è neppure tra i più spericolati.
S’è fatta mezzanotte. Le cenerentole non hanno più limiti d’orario e non perdono scarpette o anfibi. Però vomitano: negli angoli, sui gradini delle chiese, tra i pini della piazzetta. Le amiche sorreggono, tirano indietro i capelli, confortano. Al Rione o in discoteca poco importa. Perché nei locali gettonati dalla fascia d’età 13-18 si paga per ingresso e consumazione. Che, come in quelli per i più grandi, più è alcolica e meglio è.
Così si scatena la caccia agli amici “sfigati”, quelli ancora non hanno fatto il grande passo, vanno ad aranciata e cedono le bevute. Mentre la sedicenne che “se la tira” da grande sfodera il carnet di bigliettini al bar della disco, chi è di là dal bancone non fa una piega. Tanto se un genitore volesse prendere informazioni, al telefono si sentirebbe negare l’evidenza, perché al veglione degli studenti «non facciamo entrare i minorenni».
Alla fine, le feste rionali - che Viareggio di Carnevale in Carnevale scopre ad alto tasso alcolico e a rischio altrettanto alto per i suoi giovani - non sono che il rito del sabato sera. Un rito che finisce sotto gli occhi di tutti solo perché si tiene all’aperto.


IL TIRRENO

STONATI SEMPRE PIU’ PRECOCI 
Teenagers e intrugli fruttati, la battaglia comincia qui 

VIAREGGIO. Ti puoi bere un “cervelletto” o darci sotto con “shottini”, “tequila bum bum”, rhum e pera, vodka aromatizzata alla frutta, alla menta e a tutto quello che fa dolce il sapore. Al Rione con le bevande che non superano i 21 gradi alcolici - prodotte in provincia di Pisa dove ci sono aziende che si sono specializzate nel settore - e nei locali del sabato sera con i liquori veri.
Ma poi, alla bevuta consumata si aggiungono, causa prezzi, quelle fai da te. Dai cofani di auto e scooter, appena si fa quella cert’ora, spuntano le bottiglie acquistate nei supermercati dove nessuno chiede la carta di identità o dove si manda l’amico più grande. Se è estate, nel bauletto del motorino (basta chiedere alla polizia municipale per avere la conferma) ci stanno comode un tot di birre con il ghiaccio necessario a non farle riscaldare.
Per il Rione, però, oltre all’immancabile bottiglione di vino può andar bene quanto la fantasia di locali e pub riesce a produrre. Il “cervelletto”, appunto, per il quale si usano sciroppo rosso sulla granatina con l’aggiunta di vodka. Se ci butti dentro il Bailey’s, l’effetto è di una cosa chiara che si rapprende. Ed ecco il motivo del nome. Il “Blow job”, invece, unisce vodka e liquore al caffè, il tutto sormontato dalla panna montata. L’importante è assicurare l’effetto dolce che spinge a bere ancora. Come fanno anche gli “shottini”, mini cocktail da bere alla goccia: nei bicchierini a disposizione dei bar, oppure in quelli che già li contengono, se pre confezionati. Tra le caratteristiche che devono avere, quella di essere coloratissimi. Risultato che si ottiene mescolando sciroppi e alcol, Lemonsoda e vodka, Lemonsoda e liquore alla pesca, Lemonsoda e liquore alla fragola.

Quella contro il consumo di alcol tra giovani e giovanissimi, spiegava nei giorni scorsi, un assessore viareggino sarebbe «una partita persa». Non ci credono gli organizzatori di “Non la bevo”, che ci hanno riprovato anche quest’anno, mentre intorno a loro girano fiumi di alcol anche al Rione Croce Verde, dal nome dell’associazione di volontariato tra i promotori della campagna. Insieme ad Asl (il Sert che su questi temi fa un lavoro specifico), sezione soci Coop, Associazione familiari e vittime della strada, Comune, Provincia e Fondazione Carnevale, in collaborazione con polizia municipale. (d.f.)


IL TIRRENO

«Rioni alcolici, bisogna cambiare» 
L’assessore Di Fonzo: non è il modello di festa per i nostri figli 
In giro per la tre giorni alla Croce Verde: «A sei euro un litro e mezzo di vino. Venduti anche ai minori» 

VIAREGGIO. «Quella contro l’abuso di alcol non è assolutamente una partita persa, come qualcuno dei miei colleghi pensa». Gianfranco Di Fonzo, assessore alla mobilità e giovane genitore, racconta i quattro passi al Rione Croce Verde, venerdì sera.
«È difficile e lunga», continua Di Fonzo: «Ma qui non si perdono voti o poltrone; si perdono vite umane».
Padre e politico: due punti di vista attraverso i quali guardare le feste rionali...
«Quello che ho visto venerdì sera mi preoccupa come genitore. Ho fatto personalmente l’esperienza di poter acquistare un bottiglione da un litro e mezzo di vino venduto a soli sei euro ad adulti o minori senza distinzione...Mi spaventa che tra gli acquirenti, un giorno, ci possa essere anche mia figlia. Chi organizza i Rioni non si può permettere di continuare a pensare che questa sia la ricchezza della festa. Sfido qualsiasi genitore che vada al Rione a non porsi queste domande. Compresa quella fondamentale: vogliamo continuare così? Con la Fondazione Carnevale bisogna mettere sul tavolo la questione».
Ansie paterne alle quali la risposta è fulminante: gli adulti non sanno divertirsi.
«Ai Rioni da ragazzo ci sono andato anch’io. E bevendo. Ma se il concetto che ti porta alla festa è “bevo e dunque mi diverto”, allora sì: sono anziano e non capisco. I test al simulatore di guida, visto venerdì, erano chiari: tra chi aveva bevuto e chi no, c’erano decine di morti virtuali di differenza».
Da una parte l’iniziativa “Non la bevo”, dall’altra i cartelli “vino a go go”. Un po’ schizofrenico o no?
«Direi di sì. Anche se vanno ringraziati tutti gli organizzatori di “Non la bevo”. E ammetto che davvero, come assessore, dovevo e potevo fare di più»
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L’ARENA di Verona

IL CASO. L’incidente si è verificato all’autogrill Scaligera sulla Serenissima. Forse era ubriaco
Cade dalla cabina del tir Ora è in rianimazione
Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente al vaglio degli agenti della Polizia stradale
Un autista tedesco di un tir caduto dalla sua cabina di guida. Era ubriaco, riferiscono gli agenti della polizia stradale. Ma quel volo gli è costato caro: è stato portato in rianimazione da un’ambulanza di Verona emergenza in condizioni gravissime
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Il fatto si è verificato intorno alle 18.30 nell’autogrill «La scaligera» di Soave sulla Serenissima. Sul posto, sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale di Verona sud, chiamati da una dipendente dell’area di servizio. Gli investigatori hanno subito accertato che non c’erano responsabilità da parte dell’accompagnatore nella caduta dell’autista ferito. Secondo le prime indiscrezioni, i due tedeschi si erano fermati all’autogrill in condizioni già di per sè non proprio sobrie. Avrebbero poi incrementato il loro stato di ebbrezza, bevendo qualche goccio in più al bancone del bar dell’area di servizio. Ad allarmarsi la stessa dipendente dell’autogrill che ha chiamato la polizia stradale: non voleva che il tedesco si mettesse alla guida del tir in quello stato così alterato. Di qui la chiamata al 113. Gli agenti della Polizia stradale si sono recati subito sul posto mentre i due tedeschi si sono rifugiati nella cabina del loro camion. Una volta accortosi della presenza della Polizia stradale, il tedesco ha fatto per scendere dalla cabina del tir, precipitando per un paio di metri. A causa della caduta, l’autista ha riportato un fortissimo trauma cranico e a prestargli i primi soccorsi sarebbero stati gli agenti che poi hanno chiamato Verona emergenza.
Il tedesco è stato portato così nel reparto di rianimazione in condizioni gravissime. In realtà, sono gli agenti, rimasti nell’autogrill fino alla tarda serata, a far notare che nella vicenda ci sono ancora aspetti poco chiari.


IL GAZZETTINO (Vicenza)

Auto in un canale, morti quattro giovani 
Tre studenti e un fotografo, tutti di 19 anni. La tragedia a Camisano Vicentino al ritorno da una serata in birreria

Vicenza
NOSTRA REDAZIONE
«Ho sentito battere sul vetro. Pugni contro il finestrino. Vivi, lo so. Sono vivi». Ma l’auto affondava nel fango e quando l’hanno tirata fuori dal canale Francesco, Riccardo, Matteo e Claudio non respiravano più. Gli amici urlavano contro la morte, aggrappandosi all’ultima speranza di un rumore lontano, di un cellulare lasciato acceso, all’improvviso bagliore di una mano che chiede aiuto e cerca una via di fuga. Ma l’auto era volata in una delle rogge che attraversano Camisano Vicentino, si era ribaltata, intrappolando per sempre quattro ragazzi di 19 anni: Riccardo Frigo, Francesco Figliomeni, Matteo Ertolupi e Claudio Contarin, tutti del posto. Accade venerdì alle 23, in via Ponte Napoleone, strada maledetta, che ha segnato la storia del paese, un lutto dopo l’altro. Pochi chilometri d’asfalto che costeggiano campi pettinati e argini sassosi, tra luci rare e brutte curve. Riccardo, Francesco, Matteo e Claudio sono di ritorno dalla birreria Nevermind di Grumolo, dove si ritrovano le compagnie della zona. L’auto, una scintillante Alfa 166, è del padre di Frigo. Riccardo l’ha presa proprio quella sera. La Punto che guida sempre serve a suo fratello, invitato in pizzeria per festeggiare con gli altri ragazzi la sua classe, l’89. Al volante Frigo, ipotizzeranno i carabinieri, perchè il verbale resta ancora con molte incertezze. Cielo pulito e pieno di stelle, quasi un annuncio di primavera. E la strada non sembra quella dei racconti dei genitori, degli incidenti, delle raccomandazioni che non bastano mai. Scivola via, come le notti che precedono il sabato dei ragazzi. Forse la velocità nell’affrontare una curva, ipotizzeranno ancora i carabinieri. Oppure la distrazione di chi è giovane.
Ma la macchina sbanda a sinistra, sale sull’erba, urta un muretto. E per il colpo si ribalta nel canale di scolo. Un salto di un metro e mezzo, niente di più. Ma affonda nel punto più profondo, acqua e fango. Ancora un metro e mezzo nel buio della terra. Poi il silenzio. Ma via Ponte Napoleone alle 23 e qualche minuto è già affollata. Il boato dell’auto che piomba nel canale ha risvegliato chi vive lì vicino. Una storia che si ripete, l’ambulanza, le luci blu dei carabinieri, i vigili del fuoco, la disperazione di chi aspetta, di chi infila un minuto dietro l’altro, come un respiro che allontana la morte.
Tra i primi ad arrivare è Daniele Ertolupi, cugino di Matteo. Anche lui di ritorno dalla birreria di Grumolo. «Li precedevo di poco con la mia auto - dirà - a un certo punto non li ho visti più. Mi sono fermato. Ho aspettato». Poi, il presentimento. Torna indietro. «Ho visto l’auto nel canale, sono sceso. Ho tentato di sollevarla. Ho tentato, tentato. E ho sentito che qualcuno batteva contro il vetro. I pugni contro il finestrino. Sì, vivi».
Serviranno due autogru dei vigili del fuoco per tirare via la macchina dal fango. Serviranno medici, infermieri e carabinieri per stendere i quattro ragazzi sull’asfalto. Servirà tutto il coraggio dei soccorritori per portare Riccardo, Francesco, Matteo e Claudio al più presto all’ospedale, per non farli vedere ai genitori, là, a terra, con i cellulari che ancora squillano, perchè gli amici non si sono rassegnati.

In birreria i ragazzi erano andati solo per pochi minuti. Non c’è alcol nella loro storia. Non ci sono eccessi. Non c’è un’ombra. Nessuna sbavatura. Dirà il titolare della birreria, Daniele Menegolo: «Ho servito un caffè, un amaro e una birra. Venivano qui solo per incontrare gli amici. Mai visti su di giri». Anche gli esami del sangue risulteranno negativi. (*) La morte, dirà il medico, è arrivata molto probabilmente per schiacciamento. Riccardo Frigo andava a scuola. Quinto anno dell’istituto commerciale Rossi di Vicenza. Due fratelli, la famiglia impegnata in un piccolo caseificio. Anche Francesco Figliomeni era all’ultimo anno delle superiori. Istituto Baronio di Vicenza, grande appassionato di calcio e di arti marziali. Figlio di Vincent, consigliere politico della caserma americana Ederle di Vicenza. Avrebbe compiuto venti anni tra una settimana. Matteo Ertopuli, primo anno di ingegneria e molti progetti per il futuro. Claudio Contarin unico al lavoro: fotografo insieme a suo padre. Parrocchia e sport, nessuna fidanzata. Dalla birreria sarebbero andati a giocare a biliardino.
Donatella Vetuli
(*) Nota: una tragedia spaventosa. Un’altra maledetta storia di morte sulla strada.
La dichiarazione del titolare della birreria, così come riportata in questo articolo, appare equivocabile.
Ma l’esito degli esami del sangue dimostra che questa strage stradale non è dovuta all’alcol.


IL TEMPO

Terzo tempo
Inni nazionali e birra a fiumi al Village
Per l’esordio romano del Sei Nazioni il maquillage non ha riguardato solo lo stadio Flaminio. Sul piazzale appena fuori la curva sud è sorto il Peroni Village intitolato al Terzo Tempo e dedicato alla festa del rugby. Maxi-schermi per vedere tutte le partite in diretta, birra a fiumi stand per acquistare le ambitissime maglie che colorano il popolo del mondo ovale.
Bella l’iniziativa della Peroni che distribuirà agli ingressi un pieghevole con gli inni delle due squadre.
Anche all’interno dello stadio il contorno sarà ricco con sbandieratori e diversivi vari. Prima del match anche la rana Diva, mascotte dei Mondiali di nuoto di Roma 2009, passeggerà sull’erba del Flaminio.

Ale.Fus.


IL GAZZETTINO (Pordenone)

CASARSA DELLA DELIZIA Illustrato dal presidente il programma del sodalizio che gestisce anche Palazzo Zatti, dove hanno sede sedici associazioni
"Sagra del vino", si apre un nuovo capitolo 
L’assemblea della Pro ha approvato l’obiettivo di valorizzazione del prodotto e dell’agroalimentare in seno alla festa

Casarsa della Delizia
Via libera dall’assemblea della Pro Casarsa al progetto di valorizzazione del vino e dell’agroalimentare che sarà attuato in occasione della Sagra del vino, che prenderà il via il 23 aprile per concludersi il 5 maggio. Il programma del sodalizio è stato illustrato dal presidente, Stefano Polzot: collaborazione alle foghere, Cittadino dell’Anno, Carnevale, Incontri con gli autori, Sagra del Vino, Festa della Repubblica, E...state a Casarsa, Calici di stelle, Festa di San Rocco, Delizia che festa, Aria di Natale, Circuito Cinema e la rassegna di teatro amatoriale, un programma che si unisce alle attività continuative della Pro.
Tra queste la gestione di Palazzo Zatti, dove hanno sede 16 associazioni, oltre a ufficio turistico e segreteria Pro (aperto dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19.30), l’attività editoriale (La Roggia), il sito internet (www.procasarsa.org ) e la Scuola di orientamento musicale. «Una mole di lavoro che si deve all’impegno di un direttivo affiatato e giovane con Michele Putignano come vice presidente - ha affermato il presidente -, alle 3 volontarie del servizio civile e alla segretaria Viviana Fabbro».
Ritornando alla sagra, il luogo delle novità sarà l’aiuola centrale di via XXIV Maggio dove sarà realizzato un punto degustazione dei vini La Delizia, della cooperazione provinciale e delle aziende dell’asse del Tagliamento, oltre a una mostra mercato permanente dell’agroalimentare locale e regionale, con alcuni innesti oltre regione, attiva per tutto il periodo della Sagra, grazie alla collaborazione delle Coldiretti di Casarsa e San Giovanni. Poi artigianato tipico, animazioni e spettacoli che faranno da corollario agli eventi più importanti in programma nel teatro Pasolini. In agenda convegni con esperti nazionali e l’incontro-gemellaggio con una Città del vino di un’altra regione. Sottolineata, alla presenza del presidente della Cantina, Renzo Colussi, la stretta collaborazione alla base di questo progetto, che gode del sostegno del Comune, presenti gli assessori Antonio Marinelli e Venanzio Francescutti e il sindaco Angioletto Tubaro. Quest’ultimo ha ricordato il ruolo della Pro Loco come interlocutore e riferimento del mondo associazionistico comunale. Il bilancio consuntivo, approvato all’unanimità dai soci, assomma a 194 mila euro, con 10 mila euro di saldo attivo.

Michela Sovrano


IL GAZZETTINO (Pordenone)

Sono stati arrestati ...
Caneva
Sono stati arrestati ieri mattina dai carabinieri di Caneva per maltrattamenti in famiglia, violazione di domicilio aggravato e minaccia aggravata nei confronti del padre, Andrea e Roberto Dall’Acqua, due gemelli ventiduenni che risiedono in località Maloria, a Caneva. A firmare gli ordini di custodia cautelare è stato il gip del Tribunale di Pordenone Patrizia Botteri che ha così accolto la richiesta presentata prima di Natale dal pm Daniela Bartolucci che ha coordinato le indagini sugli episodi che hanno portato in cella i gemelli. Da quanto appreso, minacce e violenze andavano avanti da alcuni mesi e si erano intensificate tra ottobre e novembre scorsi, fino al punto di convincere il magistrato inquirente, dopo le ripetute denunce del padre Giovanni, pensionato sessantunenne, a chiedere al gip le custodie cautelari per i due fratelli Dall’Acqua.
Il padre viveva nella stessa casa dei figli, ma per sfuggire a una situazione insostenibile fatta di continui screzi o peggio, ha deciso di abbandonare l’abitazione e di trasferirsi in una sorta di rifugio attiguo alla casa di famiglia. Voleva stare in pace e vivere, da quanto emerso, con una donna, al riparo dalle intimidazioni alle quali lo sottoponevano quotidianamente i gemelli che lo accusavano di bere troppo. Un problema, quello con l’alcol, che il sessantunenne non avrebbe comunque mai fatto pesare ai figli, dato che con la pensione poteva vivere senza dover chiedere nulla (*) a loro che, invece, non accettavano il "vizietto" del padre nè tantomeno il fatto che avesse deciso di lasciare la casa di famiglia e di andare a vivere con una donna.
Le indagini condotte dai carabinieri sulla scia di numerosi interventi e altrettante denunce presentate contro i due gemelli dal padre, hanno portato alla luce un quadro fatto di maltrattamenti, minacce, offese, percosse e danni. Addirittura i due gemelli - entrambi lavorano - per spaventare la compagna del padre avrebbero usato una bottiglia di vetro rotta, brandendola a mo’ di arma e spingendo così la donna, terrorizzata, ad andarsene. Un crescendo di violenze, compresi i calci sulla porta d’ingresso della casa paterna chiusa a chiave per entrare, che non sono cessati nemmeno quando i due fratelli hanno visto i carabinieri e hanno appreso che quanto accadeva in quella casa in località Maloria era ben noto agli investigatori.

Probabilmente tutta questa violenza, fisica e psicologica, nei confronti del padre era vista dai gemelli come l’unico mezzo per allontanarlo dalla bottiglia, per fargli capire che non doveva bere e neppure vivere una vita indipendente con una compagna. Se poi dietro questa storia alquanto triste c’è dell’altro, oltre allo scenario a tinte buie già dipinto, si vedrà. Per ora è abbastanza.
Susanna Salvador
(*) Nota: è una vicenda molto triste e drammatica, come sovente se ne trovano in famiglie con problemi alcol correlati. La considerazione secondo la quale l’alcol del padre non peserebbe sui figli perché il padre è economicamente indipendente è inaccettabile.


LA NAZIONE

LE NOSTRE INCHIESTE : BERE SICURO
“IL DRINK SENZA SBALLO SARA’ NEI LOCALI”
(*)
La provincia di Forlì-Cesena adotta la campagna del QN: contribuiremo
Dall’inviato MASSIMO PANDOLFI
-Forlì-
UNA PROVINCIA, nel senso istituzionale del termine, adotta il nostro bicchiere-sicurezza.
Eccoci nel cuore di Forlì-Cesena, quasi 400mila abitanti e una marea di locali notturni. “Tempo una quindicina di giorni – dice Massimo Bulbi, il presidente – conto che tutte le discoteche, i disco-pub, gli street bar e comunque i locali della notte nella mia provincia, possano utilizzare questi bicchieri-sicurezza”. Puro e duro.
Per chi non ci avesse seguito in questi giorni, riepiloghiamo. Il QN ha lanciato una proposta: visto che crescono a dismisura i casi di giovani ( soprattutto ragazze ) che vengono drogate, e a volte purtroppo stuprate, da delinquenti che fanno scivolare nei loro drink una micidiale sostanza che toglie inibizioni, coscienza e memoria, non sarebbe il caso, nei localini prestare più attenzione ai bicchieri in balìa di tutto e di tutti ? Ecco così l’idea del “bere sicuro”, del bicchiere sicurezza e subito dopo del “sicur tap”, un prototipo già creato da un imprenditore della notte romagnola, Sauro Moretti. E veniamo all’altro giorno.

BULBI, IL PRESIDENTE della Provincia di Forlì-Cesena, ha scritto al direttore del nostro giornale: “Desidero ringraziarvi, perché ancora una volta dimostrate di saper promuovere campagne di sensibilizzazione di grande importanza. Voglio assicurarvi la disponibilità dell’Ente a fare la propria parte anche in questa campagna, per esempio facendoci promotori di un momento di discussione fra gli imprenditori del settore ed i promotori dell’ iniziativa, per valutare come renderla subito operativa almeno su tutto il territorio provinciale”.

DOPO LA LETTERA, siamo andati a trovarlo questo signor Massimo Bulbi, un romagnolo 46enne dal faccione simpatico che andava a scuola con Paolo Cevoli, il comico. Bulbi abita a Roncofreddo, nel cesenate, e la celebre gag di Cavoli, alias Palmiro Cangini assessore di “Roncofritto”, è proprio ispirata a lui, l’attuale presidente della Provincia di Forlì-Cesena. “Ho indetto per la prossima settimana una riunione con tutte le associazioni dei locali di divertimento – assicura il presidente – Sensibilizzerò tutti e dovremo decidere chi tirerà fori i soldi per pagare i “sicur tap”. Mi sono già informato: non sarà un problema economico. Anzi, prevedo una vera e propria gara, perché la possibilità di inserire uno o più sponsor in questo copri-bicchiere consentirà a tutti di guadagnarci: in primis ai ragazzi e ai loro familiari, che rischieranno di meno; poi ai gestori dei locali, che si dimostreranno sensibili, moderni e attenti; e infine, a chi pagherà il tutto ( fra l’altro una cifra esigua ) che avrà un grande ritorno pubblicitario. Noi come Provincia siamo pronti a fare la nostra parte. E se non dovesse succedere nulla, rinfacciatemelo pure”.

LA CNA PROVINCIALE ha già risposto “presente” a Bulbi ancora prima dell’incontro: “E’ un’iniziativa che ci piace moltissimo – spiega Daniele Mazzoni, segretario del settore alimentare – siamo fieri di partire da Forlì-Cesena con il ‘sicur tap’ ma vi posso già anticipare una cosa: l’idea la proporremo nei prossimi giorni anche a Roma, a Cna nazionale”.
Comincia la marcia. Adesso il bicchiere-sicurezza è in viaggio anche verso la capitale.
(*) Nota: quest’iniziativa serve ad evitare il rischio che venga messo in un bicchiere GHB, ad insaputa del bevitore (generalmente bevitrice).
Ma parlare di “Bere sicuro” e “drink senza sballo”, se non si toglie l’alcol, mi pare quantomeno impreciso.


IL TIRRENO

Denunciato un marocchino che non si reggeva in piedi 
Ubriaco alla guida imbocca la Tangenziale contromano 

PRATO. Un ubriaco alla guida di un’auto è stato fermato da una pattuglia dei vigili urbani, dopo un inseguimento, mentre procedeva contromano sulla Tangenzale. Il fatto si è verificato la scorsa notte intorno all’una e mezzo: è stato un automobilista a telefonare alla centrale operativa di piazza Macelli per segnalare una Golf che in via dell’Organo procedeva a zig-zag, invadendo la corsia opposta al proprio senso di marcia.
L’operatore della centrale ha immediatamente avvertito una pattuglia di motociclisti, restando in contatto telefonico col testimone che ha seguito l’altra auto a distanza. Nel frattempo la vettura aveva imboccato contromano la Tangenziale.
I vigili urbani hanno intercettato il veicolo sul viale Nam Dinh, mentre procedeva in direzione sud, nei pressi di un distributore di benzina, e solo dopo ripetuti tentativi sono riusciti a bloccare la macchina e il suo conducente, apparso immediatamente in evidente stato di ubriachezza. A.Z., un marocchino di 48 anni residente a Scandicci, una volta fermato non era infatti in grado di parlare, se non in maniera confusa, nè di mantenere la posizione eretta. Positivo al primo esame col precursore, quando è arrivato al comando di piazza Macelli il marocchino non era nemmeno in grado di soffiare nell’etilometro e dunque non è stato possibile accertare quanto alcol avesse nel sangue, un tasso certamente da record. Gli hanno ritirato la patente ed è stato denunciato.


LA NAZIONE

LE NOSTRE INCHIESTE : BERE SICURO
“IL DRINK SENZA SBALLO SARA’ NEI LOCALI”
(*)
La provincia di Forlì-Cesena adotta la campagna del QN: contribuiremo
Dall’inviato MASSIMO PANDOLFI
-Forlì-
UNA PROVINCIA, nel senso istituzionale del termine, adotta il nostro bicchiere-sicurezza.
Eccoci nel cuore di Forlì-Cesena, quasi 400mila abitanti e una marea di locali notturni. “Tempo una quindicina di giorni – dice Massimo Bulbi, il presidente – conto che tutte le discoteche, i disco-pub, gli street bar e comunque i locali della notte nella mia provincia, possano utilizzare questi bicchieri-sicurezza”. Puro e duro.
Per chi non ci avesse seguito in questi giorni, riepiloghiamo. Il QN ha lanciato una proposta: visto che crescono a dismisura i casi di giovani ( soprattutto ragazze ) che vengono drogate, e a volte purtroppo stuprate, da delinquenti che fanno scivolare nei loro drink una micidiale sostanza che toglie inibizioni, coscienza e memoria, non sarebbe il caso, nei localini prestare più attenzione ai bicchieri in balìa di tutto e di tutti ? Ecco così l’idea del “bere sicuro”, del bicchiere sicurezza e subito dopo del “sicur tap”, un prototipo già creato da un imprenditore della notte romagnola, Sauro Moretti. E veniamo all’altro giorno.

BULBI, IL PRESIDENTE della Provincia di Forlì-Cesena, ha scritto al direttore del nostro giornale: “Desidero ringraziarvi, perché ancora una volta dimostrate di saper promuovere campagne di sensibilizzazione di grande importanza. Voglio assicurarvi la disponibilità dell’Ente a fare la propria parte anche in questa campagna, per esempio facendoci promotori di un momento di discussione fra gli imprenditori del settore ed i promotori dell’ iniziativa, per valutare come renderla subito operativa almeno su tutto il territorio provinciale”.

DOPO LA LETTERA, siamo andati a trovarlo questo signor Massimo Bulbi, un romagnolo 46enne dal faccione simpatico che andava a scuola con Paolo Cevoli, il comico. Bulbi abita a Roncofreddo, nel cesenate, e la celebre gag di Cavoli, alias Palmiro Cangini assessore di “Roncofritto”, è proprio ispirata a lui, l’attuale presidente della Provincia di Forlì-Cesena. “Ho indetto per la prossima settimana una riunione con tutte le associazioni dei locali di divertimento – assicura il presidente – Sensibilizzerò tutti e dovremo decidere chi tirerà fori i soldi per pagare i “sicur tap”. Mi sono già informato: non sarà un problema economico. Anzi, prevedo una vera e propria gara, perché la possibilità di inserire uno o più sponsor in questo copri-bicchiere consentirà a tutti di guadagnarci: in primis ai ragazzi e ai loro familiari, che rischieranno di meno; poi ai gestori dei locali, che si dimostreranno sensibili, moderni e attenti; e infine, a chi pagherà il tutto ( fra l’altro una cifra esigua ) che avrà un grande ritorno pubblicitario. Noi come Provincia siamo pronti a fare la nostra parte. E se non dovesse succedere nulla, rinfacciatemelo pure”.

LA CNA PROVINCIALE ha già risposto “presente” a Bulbi ancora prima dell’incontro: “E’ un’iniziativa che ci piace moltissimo – spiega Daniele Mazzoni, segretario del settore alimentare – siamo fieri di partire da Forlì-Cesena con il ‘sicur tap’ ma vi posso già anticipare una cosa: l’idea la proporremo nei prossimi giorni anche a Roma, a Cna nazionale”.
Comincia la marcia. Adesso il bicchiere-sicurezza è in viaggio anche verso la capitale.
(*) Nota: quest’iniziativa serve ad evitare il rischio che venga messo in un bicchiere GHB, ad insaputa del bevitore (generalmente bevitrice).
Ma parlare di “Bere sicuro” e “drink senza sballo”, se non si toglie l’alcol, mi pare quantomeno impreciso.


L’ADIGE

in via Brennero Straniero soccorso dal 118
Ferito nella lite, vaga sanguinante in mezzo alla strada

Botte ieri sera in via Brennero con uno dei protagonisti, uno straniero con il volto insanguinato, che vagava sulla carreggiata con il rischio di essere investito. Parecchie le telefonate giunte alle forze dell’ordine e al 118 per segnalare prima il litigio e poi il ferito che creava pericolo e intralcio alla circolazione. L’episodio è infatti avvenuto verso 22 e pur essendo la via piuttosto illuminata la presenza di una persona barcollante in strada ha destato parecchia preoccupazione tra gli automobilisti in transito che non riuscivano a capire cosa fosse realmente successo e come avesse fatto la persona a ridursi in quelle condizioni. Sul posto sono intervenute alcune pattuglie di carabinieri e polizia che hanno inizialmente soccorso lo straniero maggiormente contuso. Aveva botte alla testa e al volto e, secondo le prime indicazioni, era visibilmente alterato. L’uomo è stato caricato sull’ambulanza e portato al pronto soccorso del S. Chiara per essere medicato. Le sue condizioni non sono gravi. Identificato anche l’altro soggetto protagonista della violenta lite. Sul fatto indagano i carabinieri del nucleo radiomobile anche se pare che il litigio sia scaturito per futili motivi e che sia degenerato soprattutto a causa dell’alcol. Probabile che la reale versione dei fatti emergerà nelle prossime ore quando entrambi saranno riascoltati.


AGRIGENTOWEB.IT

Allarme droga e alcool a Casteltermini, Cammarata e San Giovanni Gemini.
I tre comuni si uniscono per vincere l’emergenza lanciata dal Sert

Al via un progetto ambizioso, il primo nella provincia, che prevede l’arrivo, nei tre comuni montani, di un team di psicologi e assistenti sociali, che diventeranno “operatori di strada” e andranno a “recuperare” i giovani direttamente dai luoghi a rischio.
“Dire di no a droga e alcool”. é stato questo l’imperativo che ha guidato i comuni di Casteltermini, Cammarata e San Giovanni Gemini a unire le forze. I dati del Sert parlavano chiaro da un pezzo: sono tanti, troppi, i giovani dei tre centri montani dediti al consumo di droghe leggere e alcool. Una percentuale incisiva, se rapportata a quelle degli altri comuni della provincia. Un dato allarmante, a cui gli amministratori comunali hanno pensato di dover trovare una soluzione d’urgenza.
Parte la concertazione, che ha visto i due sindaci, quello di Casteltermini e quello di Cammarata e il commissario ad acta di San Giovanni Gemini riunirsi in un distretto amministrativo, il più piccolo della provincia di Agrigento e redigere un piano di zona, che vede nell’ordine delle sue priorità proprio l’allarme droga e alcool. In merito al tema parte anche una concertazione con il Distretto ASL D4, dove convogliano le Aziende sanitarie locali dei tre comuni. É stato redatto un progetto, che è stato approvato nei giorni scorsi e che sarà attuato con procedura d’urgenza. La notizia è stata resa nota venerdì 8 febbraio, al cine-teatro Di Pisa di Casteltermini, dove si è tenuta la conferenza dei servizi. Ad annunciare l’avvio del progetto sono stati Nuccio Sapia, Sindaco di Casteltermini e capofila del distretto amministrativo, Vito Mangiapane, Sindaco di Cammarata e il dott. Gaetano Mancuso, direttore del Distretto Sanitario. Il primo punto all’ordine del progetto è quello di far arrivare nei tre comuni un nutrito team di “operatori di strada”, di psicologi, psicoterapeuti e assistenti sociali, che andranno a cercare i giovani e che non attenderanno che saranno questi a recarsi nei consultori. Gli “operatori di strada” lavoreranno all’interno dei locali di pubblico ritrovo, pub, sale giochi, club e lì cercheranno di identificare e rapportarsi con i giovani a rischio. A questa modalità di intervento ne sarà affiancata un’altra, quella della somministrazione ai giovani di un questionario anonimo, che servirà agli operatori per comprendere meglio la realtà giovanile dei tre centri. Nel corso della conferenza è stata letta una relazione, redatta dal Sert di Agrigento: “la famiglia si è trasformata e ha difficoltà a gestire i ragazzi. I ragazzi scelgono dei luoghi di aggregazione complessi. Si è diffuso il fenomeno delle case in affitto da gruppi di ragazzi, che possono diventare dei luoghi pericolosi. I giovani, al riparo da occhi indiscreti, possono con facilità cedere al consumo esagerato di alcool, all’uso di droga e alla pratica del sesso promiscuo” – questa è una parte della relazione. Ai dati del Sert si aggiungono anche le notizie ufficiali sui tanti “fermi” delle Forze dell’ordine, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, posti in essere negli ultimi mesi nei comuni del distretto.
“Abbiamo creduto parecchio nell’attuazione di questo progetto – commenta Nuccio Sapia, sindaco di Casteltermini. Abbiamo fatto in modo che le procedure di attuazione partissero in tempi brevissimi. Non possiamo permetterci di lasciare i nostri giovani in balìa di vizi distruttivi. I giovani hanno bisogno di essere compresi e ascoltati. A volte si cade nelle dipendenze per demotivazione. La disoccupazione e la mancanza di input possono essere due dei motivi, che portano alla devianza. Con questo progetto intendiamo avvicinarci ai giovani. Non vogliamo additarli come dei diversi, ma far capire loro che non sono soli e che ci sono delle alternative valide alle sostanze tossiche. Crediamo parecchio nelle nuove generazioni. Sono loro la speranza di rinascita della nostra terra. Spetta a noi amministratori fare di di tutto per evitare che i mali della società moderna possano intaccare, inesorabilmente, i sogni dei nostri ragazzi”.
“E’ importante che i giovani, che sono soliti usare sostanze stupefacenti e super alcolici, inizino un dialogo con figure competenti, quali possono essere gli psicologi e gli psicoterapeuti – dice il dott. Gaetano Mancuso, direttore del distretto ASL . La figura dello specialista, a volte, è vista, specie da i più giovani, con pregiudizio. In realtà lo psicologo è un professionista al pari di qualsiasi altro specialista nel campo medico. È importante superare la barriera dell’imbarazzo. Per questo abbiamo pensato a una modalita “sui generis”, ma dall’efficacia comprovata. Non saranno i giovani ad andare a cercare lo psicologo, ma avverrà il contrario. I nostri specialisti si caleranno nella realtà dei nostri giovani, questo al fine di comprenderla meglio e di riuscire a parlare con i ragazzi un linguaggio simile. Una buona comunicazione può fare miracoli ed è quello in cui speriamo per risolvere questo allarmante problema”.
La modalità dell’osservazione partecipante, che è quella che sarà posta in essere dal team di specialisti che opereranno nei tre centri montani, prevederà tra le altre cose anche modalità di focus group e braimstorming al fine di coadiuvare anche il dialogo tra i gruppi giovanili. Il progetto prevede anche una guida all’orientamento socio attitudinale dei giovani, al fine di coadiuvare un’integrazione sociale, civica e professionale dei giovani.


IL TIRRENO

Rissa in piazza delle Vettovaglie 
Botte fra pisani e tunisini. E i commercianti chiedono più sicurezza 

PISA. Paura, l’altra notte, per un tentato furto degenerato nell’ennesima rissa in piazza Sant’Omobono, a due passi da piazza delle Vettovaglie. Due giovani pisani hanno reagito ad un gruppo di tunisini dopo la sparizione di un portafogli e un cellulare. Un ragazzo è stato ferito alla testa da una bottigliata, mentre sono volate botte e insulti. Una situazione che sta diventando davvero allarmante. I commercianti non ce la fanno più, denunciano una pericolosità continua nell’area e puntano il dito contro alcuni colleghi che vendono alcolici sottocosto attirando balordi d’ogni sorta.
Poi lanciano un ultimo disperato appello al comandante dei vigili urbani, Massimo Bortoluzzi, ed a carabinieri e polizia, perchè siano più presenti lì di notte. I commenti a caldo dei giovani frequentatori e dei titolari di bar, ristoranti e osterie sono concitati e tutti dello stesso tenore: «Vogliamo una pattuglia fissa, qui, almeno di notte e anche nei week-end».
Si sono sfogati l’altra sera, mentre sulla piazza si stagliava la luce dei lampeggianti dell’ambulanza della Misericordia, i cui volontari medicavano il ferito. «Pisa non è il Bronx - hanno detto - perché avrebbe solo due zone da tenere davvero sotto monitoraggio continuo: la stazione e piazza delle Vettovaglie, che da almeno dieci anni subisce oltraggi dalla delinquenza, con risse e schiamazzi, sempre tra tossici ed extracomunitari, punkabestia e balordi di ogni sorta».
Alla stazione, la questura sta facendo un ottimo lavoro con una postazione fissa, che presto sarà aiutata dall’arrivo delle telecamere che metterà il Comune. Piazza delle Vettovaglie, invece, con l’attigua piazza Sant’Omobono, subisce ogni genere di violenza, imputabile a pochi spacciatori stranieri che fanno letteralmente il vuoto a due passi da Borgo Stretto. Ed i residenti? Se ne vanno e lasciano il posto agli studenti. «I clienti che vengono da noi - dicono i gestori dei locali, in maniera provocatoria - meriterebbero un premio perchè ci vuole coraggio a passare da qui». «Compriamo i fondi - continuano amareggiati - li ristrutturiamo, apriamo un’attività sottoposta a mille controlli, doverosi, e tutto il nostro lavoro va a finire in bottiglie rotte, risse, furti, degrado e sporcizia».
Di giorno la zona è effettivamente passata al setaccio dai poliziotti di quartiere e più difficilmente si verificano episodi di violenza. «Il problema si materializza la notte - aggiungono i commercianti - e sarebbe risolvibile con una postazione fissa dei vigili urbani. Non stiamo chiedendo l’esercito! Basterebbe una pattuglia fissa per qualche settimana e si bonifica la zona per mesi, preché se vedono controlli stabili stanno alla larga».
Una speranza per l’intera zona arriva da una grossa operazione immobiliare: un rudere in piazza Sant’Omobono, adiacente al retro del Vittoria, verrà ristrutturato nel giro di due anni. Verranno ricavati appartamenti di pregio, visto il prezzo previsto al metro quadrato. Questo contribuirà sicuramente a dare un nuovo volto alla piazza, anche perchè pare che il nuovo stabile verrà dotato di videosorveglianza e vigilanza privata.
Nella notte fra venerdì e sabato, scattato il parapiglia, sono intervenute ben quattro pattuglie di carabinieri e polizia, all’arrivo delle quali sono scappati tutti. L’intervento in massa è stato disposto perché la zona è calda e non ci vuol niente a passare dalla rissa alla guerriglia. Sull’episodio indagano i carabinieri.

Carlo Venturini


IL TIRRENO

I carabinieri del radiomobile fermano altri 4 automobilisti al volante in stato di ebbrezza 
Ventidue patenti ritirate in 40 giorni 

LUCCA. Ventidue patenti ritirate in 40 giorni dai carabinieri del radiomobile diretti dal maresciallo Antonello Clementi. Una media di una ogni due giorni. Sarà un caso, ma i controlli a tappeto hanno ridotto di gran lunga gli incidenti stradali in Lucchesia. Anche nella notte tra venerdì e sabato le pattuglie dei militari hanno presidiato il territorio.
E quattro automobilisti sono stati denunciati, contravvenzionati e si sono visti ritirata la patente. A farne le spese anche un commerciante di Montecatini, N.L., 42 anni, alla guida di una Mercedes SL 55 MG. È stato fermato sulla via Pesciatina a Lappato e sottoposto al test dell’etilometro. Erano le 2 di notte e il commerciante è stato trovato positivo all’alcoltest. Patente ritirata e decurtazione di 10 punti.
Poco prima sulla via Pesciatina a Lunata era stata fermata un’Alfa 33 condotta da C.N.P., 57 anni, di Capannori. L’automobilista era decisamente su di giri tanto che l’alcoltest a cui è stato sottoposto ha evidenziato come il conducente della berlina avesse un tasso alcolico di cinque volte

Lunedì, 11 Febbraio 2008
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