Lunedì 17 Febbraio 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida dell’11 ottobre 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

LA PROVINCIA DI COMO

 L’intervista don Antonio Mazzi fondazione «Exodus» «Il vero dramma è che ormai si scherza su spinelli e cocaina»

 “Ormai farsi uno spinello o sniffare cocaina non è più una trasgressione, ma una cosa normale: è questo il messaggio aberrante che si sta diffondendo nella nostra società»: don Antonio Mazzi è combattivo, come sempre, quando commenta lo "scoop" delle Iene sugli onorevoli che fanno uso di droghe. Ma il ragionamento del fondatore del progetto «Exodus» per il recupero dei tossicodipendenti e dei ragazzi in difficoltà va al di là della provocazione della trasmissione satirica. Don Mazzi, secondo le Iene un parlamentare su tre fa uso di droghe: è un dato che si rispecchia anche nella società civile? Anzitutto tengo a sottolineare il fatto che quella delle Iene è stata una provocazione e che il dato non è poi così attendibile. Detto questo però, è indubbio che l’uso delle droghe sia ormai generalizzato. All’eroina si sono sostituite la cocaina, le pasticche, gli spinelli, l’alcol. Però ripeto: ogni discorso sulle tossicodipendenze deve basarsi su dati certi, su rilevazioni scientifiche. Tutte cose che nel programma delle Iene non si trovano. E qui nasce un altro rischio: quello della banalizzazione di un problema serissimo, che rischia di minare, se non risolto, il futuro della nostra società. Anche la reazione di diversi parlamentari dimostra che la diffusione delle droghe è più ampia di quanto si pensi... Vede, se da un lato mi può urtare il pressappochismo delle Iene, dall’altro mi fa infuriare la reazione di tanti politici che minimizzano con la solita storia del «vabbé, chi di noi da giovane non ha mai fumato uno spinello?». Ecco, questo è il vero dramma della nostra società: chi dovrebbe dare l’esempio ai giovani in realtà riduce tutto allo scherzo, alla provocazione. Anzi, sembra che fumare spinelli, esaltare la cultura dello sballo sia un modo efficace per fare passare il messaggio di una politica lontana dalle influenze dei pretoni, del Vaticano. Oggi per sembrare moderni ed efficienti si esaltano comportamenti che in realtà sono pericolosi per i giovani. Insomma, critica Fini e Casini, che hanno ammesso di avere fumato spinelli? Certo che li critico: ma ci rendiamo conto che i politici, invece di dare l’esempio, esaltano i comportamenti devianti? Ma è mai possibile che gli adulti debbano dimostrarsi più stupidi di tanti giovani, e solo per guadagnare fette di consenso? Siamo veramente alla follia, in questa società sta venendo a cadere pericolosamente la distinzione tra comportamenti leciti ed illeciti. Eppure quando si lancia l’allarme si passa per oppressori e retrogradi: ma non si capisce che la gioventù va tutelata dai cattivi esempi? Non è vero che chi combatte le droghe è un inquisitore cieco spietato. E la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti? La droga è droga, la cultura dello sballo è unica. Guardiamo anche a un altro problema: l’alcolismo. È mai possibile che Comuni e parrocchie debbano promuovere feste della birra per attirare i giovani? Mette sotto accusa anche oratori e pro loco? Ma certo: ma come si può diffondere la cultura dell’alcol in questo modo? Siamo in una società che ha inventato i soft drink per invitare pure i giovanissimi a consumare sostanze alcoliche. Qui si è perso ogni senso della misura, ed è questo il vero dato preoccupante. I giovani sono diventati una massa indistinta alla quale smerciare prodotti, dalle griffe all’alcol alle droghe.

Pier Carlo Batté


WALL STREET ITALIA

 

Droga, consensi e ironie su test Casini per parlamentari

Fiorello: perche’ io, Lapo e tanti sportivi messi in croce?

(ANSA)- ROMA, 11 OTT- Ampi consensi nell’opposizione, tutti contrari nella maggioranza: e’ la risposta alla proposta Casini di un test antidroga per i parlamentari. Molti preferirebbero che la prova fosse volontaria per tutelare la privacy, come Fini e Casini. ’Facciamo il test dell’etilometro a chi esce dalle buvette delle Camere’, ironizza il ministro per la Solidarietà Ferrero. (*) ’I politici sono stati tutelati - attacca Fiorello - Ma come mai io, Lapo e tanti sportivi siamo stati sbattuti in prima pagina?’.

(*) Nota: l’idea di sottoporre alla misurazione dell’alcolemia i parlamentari è accattivante, ma accettabile solo nell’ambito di uno scherzo televisivo.

Il protocollo d’intesa Stato-Regioni che ha fissato le attività lavorative a rischio per le quali e fatto divieto si assumere o somministrare alcolici non contempla senatori e deputati. L’incolumità e la sicurezza verso terzi è intesa solo come rischio di infortunio e non come responsabilità nelle proprie mansioni e nella capacità decisionale. Peccato.


VIRGILIO NOTIZIE

TOSCANA/ UN REALITY SHOW PER CHI NON BEVE ALCOOL IL SABATO SERA

In 7 discoteche anche premi per chi rimane sobrio e poi guida

Firenze, 11 ott. (Apcom) - Rinunciare all’alcool il sabato sera in cambio della possibilità di partecipare ad un reality show: è la proposta lanciata ai giovani dalla Regione Toscana con il nuovo progetto ’Divertimento Sicuro 2006’ ed il gioco ’Il Pilota’. Secondo una recente indagine, sette ragazzi su dieci, frequentatori abituali di discoteca, hanno detto che sarebbero pronti a rinunciare a bere per tutta la notte pur di vincere un premio importante o avere la possibilità di partecipare a un reality show: così potranno partecipare al programma, in onda il martedì e il giovedì sul canale satellitare Play Tv (e sul sito www.ilpilota.it), tutti coloro che in ciascuna serata decidono di non bere e di riaccompagnare a casa gli amici. Le selezioni si svolgeranno in sette discoteche toscane, con interviste ai candidati nell’apposito video box che verrà allestito. All’uscita del locale il concorrente sarà sottoposto alla prova dell’etilotest e potrà proseguire il gioco nella fase televisiva propriamente detta solo se risulterà sobrio.

I piloti che si aggiudicheranno il maggior numero di voti tramite Sms verranno ammessi alla finale in onda il 16 dicembre e si contenderanno i premi in palio: un’automobile, un motorino, un weekend per due persone in una capitale europea. "Né prediche né lezioni a tavolino potranno convincere i giovani a comportamenti corretti - ha spiegato l’assessore regionale alla salute Enrico Rossi, che con l’assessore fiorentino Graziano Cioni ha presentato oggi l’iniziativa nel corso di una conferenza stampa - l’importante è parlare a questi ragazzi con il loro linguaggio, scendendo sul loro terreno e facendo passare un messaggio di salute, spesso di vera e propria salvezza, attraverso mezzi sintonizzati con l’universo giovanile della comunicazione. Se ne basta uno sobrio per salvarne tanti agiamo su questa leva, sul pilota, per raggiungere un numero sempre più ampio di persone che via via si sensibilizzeranno".



IL GAZZETTINO (Pordenone)

Giovani, l’alcol diventa un killer

Incontro in Provincia con gli studenti. Forniti i dati degli incidenti provocati dall’ebbrezza

Aperitivo con gli amici, l’assunzione di superalcolici e poi via di corsa in auto a caccia di un divertimento giovane. Una serata come tante altre, secondo il solito copione del week-end. E invece, no, un incidente stravolge l’esistenza. Non c’è rewind come nei film. La vita è diversa.Lo vogliono far capire attraverso metafore agghiaccianti i relatori ospiti nella sede della Provincia per offrire agli studenti delle superiori un quadro reale quanto sconvolgente degli incidenti stradali. Rimane freddo e impettito e parla con il linguaggio dei giovani, l’ispettore capo, responsabile dell’ufficio infortunistica della Polizia stradale, Bruno Chiggiato. «La strada - questo la tragica verità - non è la pista delle moto gp della Playstation. Al game over o non ci siete più o avete ucciso qualcuno».

Il monito che arriva non riguarda soltanto l’alta velocità, ma l’assunzione di alcol, dato che oltre il 70% degli incidenti stradali è causato dall’assunzione di questa sostanza che rientra a pieno titolo nel circolo delle dipendenze, come lo è il fumo, l’eroina e la cocaina. Una sostanza che viene completamente metabolizzata solo a partire dai 18-20 anni.Tra i 15 e i 24 anni la principale causa di mortalità tra i maschi della provincia di Pordenone è dovuta a incidenti stradali. Tuttavia, va sottolineato che è in aumento l’abuso di sostanze alcoliche anche tra le femmine. Da un anno a questa parte in tutti gli incidenti stradali o sul posto o, in alternativa, all’ospedale, viene verificata la presenza dell’alcol nel sangue e, in molti casi, anche nelle urine. Rispetto agli anni passati si registra un più 15 per cento di incidenti provocati da ebbrezza alcolica.

In Italia sono circa 8 mila i morti sulle strade causati dall’alcol. Ma non c’è solo la morte. Spesso infatti ci si dimentica dell’invalidità permanente, vale a dire una vita rovinata per sempre. Ed è senza ombra di dubbio un altro dato da non sottovalutare.In Friuli Venezia Giulia dal 1991 al 2000 sono stati registrati 59257 incidenti e 80382 feriti, mentre 2084 i decessi. Dal 1991 al 2002 secondo i dati presentati dall’Azienda sanitaria i sinistri sono saliti a 11093 di cui 25 per cento nel solo capoluogo.

Numeri da paura che dovrebbero far riflettere chiunque giri la chiave della propria auto, se pensiamo che ogni mille incidenti, le statistiche parlano di 42,6morti. Ed è proprio sul fronte mortalità, che Pordenone supera tutte le altre province. Vanno ad incidere sulle cause, l’abuso di alcol, ma anche l’inosservanza del codice della strada, la stanchezza, il mancato utilizzo dei dispositivi di sicurezza.

«Ora è la società che deve fare un salto di qualità - ha affermato Silvana Widmann del Dipartimento di prevenzione dell’Ass6 - affinché tutti noi siamo responsabili della nostra vita e di quella degli altri. L’alcol, come si pensa non colpisce in primis il fegato, ma incide pesantemente sulle cellule cerebrali, ha un’azione diretta sui neuroni. A poche dosi ha un effetto euforizzante, ma se si eccede, influisce nella coordinazione dei movimenti, sullo stato psico-fisico del soggetto».

Il consiglio di bere moderatamente, (*) dunque, è inevitabile. Ma cosa precisamente significa? «Uno o due bicchieri al pasto per un uomo adulto - spiega Widmann - al massimo due bicchieri al giorno per una donna, in quanto non possiede un enzima a livello epatico». Divieto assoluto di assunzione di alcol in gravidanza e durante l’allattamento.

Sara Carnelos

(*) Nota: sbagliato! Il consiglio è di non bere nessun alcolico soprattutto prima di mettersi alla guida.


IL GAZZETTINO (Pordenone)

L’INIZIATIVA

Etilometri elettronici ai ragazzi delle quinte classi superiori

Avranno uno strumento in più per misurare il proprio grado di consapevolezza nell’affrontare la strada dopo aver bevuto un drink, gli studenti delle classe quinte degli istituti superiori, grazie alla consegna di etilometri elettronici avvenuta ieri in Provincia alla presenza dell’assessore Giancarlo Ossena, che ha portato avanti un progetto della Lega nord iniziato da Marco Pottino. Gli studenti, inoltre, sono chiamati alla realizzazione di spot che vedono come focus la prevenzione di incidenti stradali e che andranno in onda sulle emittenti locali.

Il rischio maggiore che si corre lungo le strade è la guida in stato di ebbrezza, tanto che la concentrazione massima di alcol nel corpo si ha dopo 30-50 minuti dall’assunzione. La legge italiana prevede il limite di 0,50 grammi/litro, ma già a 0,30 ci sono degli effetti anche se non manifesti. Da 0,30 a 0,50 si nota una certa disinibizione, mentre da 0,50 a 0,80 è evidente un’alterazione nella coordinazione dei movimenti e un peggioramento dello stadio di ubriachezza che può sfociare nel coma. L’etilometro misura dopo averci soffiato dentro il tasso alcolico presente nel sangue. Due sono le prove che vengono effettuate a meno di cinque minuti di distanza sul posto una volta fermati dalle forze dell’ordine, oppure in ospedale. Se il tasso alcolico è fuori dagli standard stabiliti, si subisce una denuncia penale e la sospensione della patente di guida. Inoltre, si viene sottoposti a una visita da una commissione medica locale entro 60 giorni. Se il risultato è inferiore a 0,50 grammi/litro viene restituita la patente, altrimenti sono necessarie nuove verifiche e i tempi per poter rimettersi alla guida inevitabilmente si allungano. S.C.

LO STUDENTE

«Molto spesso i ragazzi bevono troppo per sentirsi un po’ diversi e superiori agli altri. Si esagera con l’alcol quando non ci si sente soddisfatti. O magari pronti o preparati per certe sfide. E per "competere" quando si è in compagnia. Per questo motivo le iniziative e le giornate contro l’abuso di bevande alcoliche organizzate dentro le scuole servono sempre moltissimo». Iacopo Chiaruttini ha vent’anni ed è ormai un ex studente delle scuole superiori che ha lasciato l’anno scorso. Ma lui, quando era uno dei rappresentanti dell’istituto pordenonese per geometri "Sandro Pertini" di giornate contro l’abuso di alcol tra i giovani ne ha organizzate più di una.

«Bisognerebbe - aggiunge il giovane - però organizzare manifestazioni simili non solo nelle scuole, ma anche nelle discoteche, negli oratori e nei centri di aggregazione dove i giovani si ritrovano nel loro tempo libero. La mia esperienza di rappresentante di un istituto superiore mi ha insegnato che iniziative come quella degli etilometri hanno un grande significato e servono molto. Spesso, tra i ragazzi, c’è molta disinformazione: non si sa qual è il limite oltre il quale non si può andare e non si conoscono gli effetti devastanti che può avere la sbornia del fine settimana».

IL BARISTA

«La passione per lo sprtiz»

«Bevono, eccome se bevono. Ragazzi e ragazze in eguale misura, senza distinzioni tra sesso. Direi che prediligono lo spritz, è la loro bevanda preferita; ma non disdegnano nemmeno i cocktail, anche quelli con superalcolici». Piero Cattaruzza è il gestore dello storico Caffè Nuovo di piazzetta Cavour, a Pordenone: nel suo bar sono passate generazioni di pordenonesi che, asserisce, «bevevano certamente meno di quanto facciano i giovani di oggi, e certamente le donne che chiedevano vino o superalolici erano una rarità. Adesso è tutto diverso». Quello di Piero Cattaruzza è sicuramente un osservatorio privilegiato per capire il fenomeno dell’abuso di alcol, ma il barista spiega che «gli eccessi da noi sono comunque una rarità. È difficile vedere ragazzi ubriachi o alticci che poi si mettono in auto. Se bevono lo fanno quando poi sanno che potranno rimanere seduti al bar per alcune ore». Pochi anche i tentativi di under 16 che tentano di aumentarsi l’età per poter bere uno spritz piuttosto che un gin-tonic. «Certo, c’è anche chi arriva la mattina e vorrebbe bere vino. Ma se ho dubbi sugli anni che dichiarano di avere e non hanno documenti, certamente da bere non glielo concedo nel modo più assoluto».


LA PROVINCIA DI LECCO

Alcol e alta velocità: ora scatta l’offensiva Firmato il progetto chiamato «Valmadrera e Malgrate sicure» Previsti per i vigili nuove auto e altri strumenti di controllo

VALMADRERA «Valmadrera e Malgrate sicure» è il titolo del progetto che vede nuovamente alleati i due Comuni per dichiarare guerra anzitutto all’alta velocità e all’abuso di alcol sulle strade, ma anche alla microcriminalità. L’accordo è stato firmato dai sindaci Mario Anghileri e Gianni Codega: si attende ora il sì della Regione a una quota del finanziamento. Il piano è stato suddiviso in quattro sottoprogetti grazie ai quali, spiegano i sindaci: «Si pensa di raggiungere gli standard ottimali per lo svolgimento dei servizi necessari alla cittadinanza: sostituzione delle auto della polizia locale complete di allestimento e attrezzature per i servizi di controllo stradale; dotazione di strumenti di autodifesa per gli agenti; strumentazione per garantire la sicurezza stradale; ammodernamento tecnologico per la gestione dell’ufficio e delle comunicazioni». Per quanto riguarda le auto, attualmente il comando di Valmadrera ne ha solo due, di cui una «difficilmente impiegabile per servizi di polizia stradale» in quanto ha già percorso 164.192 chilometri ed è «evidente il deperimento»; la seconda ne ha 98.800 e viene quotidianamente usata. «La sostituzione delle macchine risulta essenziale» secondo i sindaci, che affermano: «Valmadrera e Malgrate sono percorse da strade di notevole importanza, come la Sp 639 di comunicazione tra Milano e la Valtellina, la Sp 583 Lecco-Bellagio su cui la contemporanea presenza di veicoli pesanti e di motocicli comporta spesso incidenti di notevole gravità, quando non mortali: la mancanza di strumenti adatti per la rilevazione non consente oggi ai nostri agenti lo svolgimento di questa mansione». Nei due comuni «ricorrono, inoltre, lamentele per furti nelle abitazioni e atti di vandalismo, ma il comando di Malgrate non è dotato di attrezzature per autodifesa». Entrambi i comandi intendono dotare «ogni agente di manette e giubbotti antiproiettili necessari per intervenire in caso di reati e per tutelarsi durante i posti di controllo e di blocco». Inoltre, specie nei fine settimana le zone montane sovrastanti Valmadrera e la zona lago vengono «invase da centinaia di turisti e sempre più frequenti risultano i furti di auto o di oggetti negli abitacoli». Per di più la zona a lago di Malgrate conta «numerose attività commerciali: pub, ristoranti e pizzerie frequentati specie la sera, con conseguenti lamentele per schiamazzi, disturbo della quiete e parcheggi irregolari». Patrizia Zucchi


IL QUOTIDIANO.IT

Giro di vite per bar e ristoranti mascherati da circoli privati

ASCOLI PICENO - Appello della Confcommercio ai sindaci della provincia perché effettuino un controllo più puntuale.

In questa era di liberalizzazioni che sta inevitabilmente interessando anche i settori del commercio e del turismo, sembrerebbe che si stiano amplificando certi casi di abusivismo commerciale, alla luce di una incomprensibile tolleranza, instauratasi di fatto nei confronti di quanti non rispettano le norme e le regole, pur ancora a tutti gli effetti vigenti.

E’ il caso ad esempio dei CIRCOLI PRIVATI che, spuntati come funghi negli ultimi anni, anche in tante realtà della provincia di Ascoli Piceno, sono ormai divenuti, in buona parte, bar e ristoranti fruibili da tutti e non dai soli soci come dovrebbero, determinando l’esercizio di attività imprenditoriali in frode alle leggi.

Infatti i Circoli Privati si differenziano dai pubblici esercizi, come ben noto, in quanto sono costituiti non in forma di impresa come questi ultimi, bensì in forma di associazioni non riconosciute, senza scopo di lucro. Pertanto, se ai pubblici esercizi può accedere chiunque indistintamente, ai circoli può accedere solo chi è socio.

Inoltre i circoli privati sono assimilati agli esercizi pubblici solo per gli obblighi inerenti alle normative igienico sanitarie e di vendita di alcolici (*) ma gli stessi, in particolare, devono essere ubicati all’interno delle strutture adibite a sede del circolo e non devono avere accesso diretto da strade, piazze ed altri luoghi pubblici. Ne tanto meno all’esterno possono essere apposte targhe, insegne o altre indicazioni che pubblicizzino le attività di somministrazione esercitate all’interno.

Ma tutto questo sembrerebbe spesso superato, da alcuni circoli, che esercitano l’attività di ristorante e di bar, aperti a tutti, con ingressi in qualche caso anche nella pubblica via e con tanto di insegne pubblicitarie all’esterno.

Per tentare di arginare l’attività abusiva di quanti, in barba alle leggi, esercitano una concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari, mascherando una attività economica di pubblico esercizio con quella di associazione non riconosciuta, con tutto ciò che ne consegue, la Confcommercio provinciale con una circostanziata nota a firma del presidente Benito Calvaresi e del direttore Giorgio Fiori, ha rivolto un appello ai Sindaci della provincia Picena affinché effettuino un controllo più puntuale di tutti i Circoli Privati censiti nei loro territori, adottando i previsti provvedimenti sanzionatori, nei confronti di quanti, se del caso, eludano la legge.

“Certo - sottolinea Giorgio Fiori- non si deve generalizzare poiché oltre agli abusivi esistono tanti circoli regolari che assolvono spesso anche ad una funzione sociale ma, un giro di vite si rende indispensabile nei confronti degli abusi poiché non è assolutamente tollerabile che sussistano certi privilegi tra cui anche quello dell’ultima ora di poter somministrare legittimamente alcolici a chicchessia e non ai soli maggiorenni, come previsto dalla Finanziaria in atto, per tutti i bar impresa”

(*) Nota: questa norma è molto importante. Nel breve periodo in cui sembrava dovesse entrare in vigore il provvedimento che vietava la somministrazione e vendita di alcolici ai minorenni c’era già chi pensava che la legge potesse essere aggirata nei circoli privati.


LA PROVINCIA DI COMO

Controlli nel fine settimana Sequestrate cinque patenti

Si è concluso con cinque arresti e tre denunce a piede libero un servizio di controllo del territorio coordinato, nel fine settimana, dal comando regionale dei carabinieri. Una quarantina di militari della compagnia di Como hanno battuto a tappeto strade e Comuni della provincia procedendo all’identificazione di 143 persone e al fermo di circa 90 autoveicoli. Posti di blocco e di controllo, verifiche all’interno di locali pubblici, perquisizioni da Erba a Como. Il bilancio è quello tipico di questo genere di servizi, per certi versi un piccolo spaccato dei week-end lariani, con l’inevitabile corollario di ubriachi e "fracassoni". Così, accanto a due segnalazioni di altrettanti consumatori di stupefacenti (la legge impone una comunicazione in prefettura), nel giro di poche ore sono state inoltrate due denunce per guida in stato di ebbrezza, sono state ritirate cinque patenti, sono stati bruciati 45 punti di abilitazione alla guida. In tutto sono 21 le contravvenzioni al Codice della strada, per un totale di circa 650 euro. Gli arresti, invece, riguardano essenzialmente violazioni della legge Bossi Fini sulla immigrazione clandestina, e sono stati eseguiti per la maggior parte dai militari della stazione di Erba. Si tratta di cittadini di passaporto siriano e tunisino, tutti tra i venti e i trent’anni, che in qualche caso - cinque appunto - sono risultati essere già oggetto di provvedimenti di espulsione cui si erano ben guardati dall’ottemperare. Una denuncia riguarda un comasco di 39 anni, già noto alle forze dell’ordine per reati connessi soprattutto agli stupefacenti; è stato fermato nel corso di un controllo in via Pio XI, a Sagnino. Nascondeva un coltello a serramanico, ed è stato inevitabilmente denunciato, sia pure a piede libero, per porto abusivo d’arma da taglio. Altri, invece, sono stati semplicemente denunciati: hanno un foglio di via cui dovranno adeguarsi rapidamente. I cosiddetti servizi coordinati di controllo vengono organizzati ciclicamente a scopo preventivo. Preoccupano, storicamente, rapine e, soprattutto, furti in abitazione, i principali fenomeni che giustificano questo genere di servizio. Altri "coordinati" saranno effettuati nelle prossime settimane anche nei territori di competenza delle altre compagnie comasche, quella di Menaggio e quella di Cantù


LA REPUBBLICA

Dalla cella, Dembelé Garra, 20 anni, attaccante ex Auxerre respinge le accuse Era in Italia alla ricerca di un ingaggio. Stava facendo dei provini

Roma arrestato calciatore francese "E’ lui lo stupratore di piazza Navona"

Il giorno dopo l’abuso nei bagni di un esclusivo locale della capitale nuova violenza di gruppo, la quarta in 3 giorni: arrestati due romeni

ROMA - Il presunto stupratore della studentessa americana aggredita la notte scorsa nei bagni di un locale vicino a piazza Navona è un calciatore francese, ex attaccante nell’Auxerre, squadra di serie A transalpina. Dembelè Garra, 20 anni, era a Roma perchè la settimana scorsa aveva sostenuto un provino alla Cisco Roma, la terza squadra della capitale che milita in C2. E’ stato arrestato nella notte dagli agenti della Squadra mobile vicino alla stazione Termini: era diretto verso il nord Italia dove aveva appuntamento con altre società sportive: dopo che l’Auxerre aveva rescisso il suo contratto per motivi disciplinari, Garra stava cercando un nuovo ingaggio. Quest’estate aveva fatto un provino anche con la Lazio e un paio di settimane fa era stato esaminato da due società in Inghilterra.
Dembelè Garra, cittadino francese, nato a Parigi ma originario del Mali, è stato rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con l’accusa di violenza sessuale. Dalla cella dichiara però la sua innocenza e nega lo stupro. Ammette di aver tentato un approccio con l’americana ma nega di aver abusato di lei: "Non mi ricordo nulla: ero ubriaco".
Al Supperclub, uno dei locali più trendy della capitale, la notte scorsa si svolgeva una festa "black": la maggior parte degli invitati era di pelle nera. Dembelè Garra era stato invitato nella discoteca da un suo amico francese che vive nella capitale, anche lui origine africana. Durante la festa, Dembelè conosce la studentessa americana: è carina, ha vent’anni, frequenta un corso di storia dell’arte alla Temple University. A Roma abita in un residence da circa un mese. "Abbiamo conversato per un po’ ", ricorda la ragazza. "Mi sembrava una persona molto gentile". Invece, sulla porta dei bagni, Dembelè tenta un approccio ma è rifiutato e allora perde la testa: trascinara la ragazza in una toeletta e chiude la porta a chiave.
Quando sono usciti, lei piange e i suoi amici che non capiscono il perchè di quelle lacrime chiedono spiegazioni al calciatore. Per tutta risposta lui sferra un pugno ad un giovane e abbandona la discoteca imprecando. Soltanto a casa la ragazza confida alle amiche ciò che era successo qualche ora prima nel bagno della discoteca, e scattano le indagini.

Nuova violenza su una romena. Intanto a Roma si è consumata la quarta violenza sessuale in tre giorni. Un gruppo di cinque romeni ha violentato una connazionale di 38 anni aggredita in uno stabile abbandonato di viale della Primavera, alla perfieria della capitale. I carabinieri hanno arrestato due dei violentatori, di 20 e 34 anni. Sono stati fermarti vicino alla stazione Tiburtina.
Solo un giorno prima, domenica, vittima un’altra ragazza americana, una studentessa della John Cabot University, il prestigioso centro studi di Monteverde, anche lei ventenne, violentata e rapinata da un uomo che si era offerto di accompagnarla in auto da Santa Maria delle Mole al centro cittadino. Ancora domenica un altro raccapricciante episodio. Un bosniaco di 23 anni ha sequestrato e brutalmente stuprato l’ex convivente, gettata poi in un cassonetto.



IL MESSAGGERO

Quegli angoli bui nel triangolo delle bevute

Tra birrerie e club esclusivi per clienti danarosi, la doppia vita notturna della Capitale

di PAOLO POGGIO
ROMA - «Al Supper? Ma che scherzi? Lì se non c’hai la carta di credito manco te fanno entra’».
Esterno giorno, quasi tramonto. Nel triangolo del divertimento piazza Navona-Campo de’ Fiori-piazza delle Coppelle è l’ora dell’aperitivo. Le comitive di ventenni americani e inglesi cominciano a infilarsi per i vicoli della zona. Si mischiano democraticamente ai ragazzotti romani, ai trentenni con gli euro in tasca, agli studenti fuori sede. Birra e prosecco, tartine al caviale e pizza al taglio. Via del Governo Vecchio, piazza del Biscione, via della Cuccagna, via Sant’Agnese in Agone. Mentre il traffico su Corso Vittorio Emanuele scorre lento e assordante, tra i tavolini pieni zeppi di gente la birra va via veloce. Quattro euro, e mezza pinta è servita. Ma sono solo le sette. La notte è lunga e finirà alla ricerca di un taxi per ritornare in albergo o nel college. «Le vedo spesso queste comitive di ragazze straniere mezze ubriache che cercano un passaggio per tornare a casa - racconta un ragazzo che lavora nell’edicola di piazza San Pantaleo - a volte s’incammino a piedi verso Largo Argentina. Ogni tanto si ferma qualche macchina di romani per offrire un passaggio. Ma di violenze sessuali non ho mai sentito parlare».
E’ la scenografia della Roma dove è sempre estate, dove i tavolini all’aperto non si tolgono mai «perché tanto con le stufe è come in primavera». E’ la Roma un po’ dottor Jekyll e un po’ Mister Hyde, dove una ragazza può girare l’angolo e ritrovarsi da sola, in un vicolo, al buio. Succede nella Capitale, ma è come Piazza delle Erbe a Genova, i Navigli a Milano, San Frediano a Firenze o Piazza dei Martiri a Napoli. Luoghi dove le cronache cittadine hanno già raccontato di violenze e di aggressioni. E se lo stupro della ragazza americana fosse accaduto in uno dei tanti vicoli bui del centro di Roma, dove i vigili o il poliziotto di quartiere non passano «manco ’na volta all’anno», allora si potrebbe discutere di sicurezza. O meglio di insicurezza, di un centro storico assalito dalle auto, dagli imbecilli che tappezzano di graffiti i muri, di borseggiatori e di teppisti sempre in agguato, di ragazze sole che hanno paura a girare senza “scorta”.
Ma il locale dove lunedì sera un ragazzo ha violentato un’americana di vent’anni, è un’isola a parte. Il Supper Club è una specie di icona “cool” della Capitale. Un posto che “piace alla gente che piace”, come recitava lo spot di un’automobile negli anni ottanta. Aperto nel 2002 sulle orme del più famoso locale di Amsterdam, il Supper Roma è un posto dove se ci vai per ubriacarti è meglio che riprendi la macchina e cambi aria. Ci puoi cenare solo se hai prenotato. E spendendo non meno di 70 euro a persona. Suoni al campanello ed entri in un portone, lasciandoti alle spalle il “casino” becero della Capitale e tuffandoti in una «esperienza multisensoriale in cui le origini dell’antico banchetto romano si riscoprono e si rinnovano nel concetto contemporaneo del Dorming». Dorming appunto, un neologismo per definire la tendenza che vede i locali rilassanti stravincere sulle maxi-discoteche. Tappezzeria barocca, luci soffuse e diffuse con sapienza, enormi divanoni bianchi, cuscini, candele, musica di qualità e performance artistiche. Un luogo-non luogo dove essere al Supper di Amsterdam o in quello di San Francisco o in quello di Roma non cambia molto. Un locale dove la soddisfazione del cliente deve essere massima e dove anche solo la suoneria di un cellulare sparata troppo forte basterebbe a farsi guardar male dal personale di servizio. Chi c’è stato al Supper Club, si ricorda addirittura di un addetto sempre fuori dai bagni a controllare che tutto filasse liscio, anche nelle serate più scatenate. Invece, lunedì notte, fuori dal bagno tutto nero del locale più alla moda di Roma, forse non c’era nessuno. E per la studentessa americana è stato come girare in un vicolo buio della Capitale. Da sola e senza “scorta”. (*)

(*) Nota: quello che ha reso il locale più alla moda di Roma pericoloso come un vicolo buio della Capitale è stato l’alcol. L’effetto degli alcolici non dipende dal luogo dove si bevono. L’unica differenza sta nella visibilità. Quando accadono incidenti o aggressioni in eventi o locali alla moda vengono sottaciuti o attribuiti a persone che non hanno niente a che fare con quell’ambiente.


IL SECOLO XIX

Sta meglio l’uomo colpito dal fratello con una martellata

L’aggressore resta in carcere

Silvano d’Orba. In paese il tragico episodio del giovane colpito con una martellata in testa dal fratello minore, accaduto domenica sera in una villetta di via Cesare Pavese 12, alla periferia di Silvano d’Orba, è oggetto di discreti commenti. La gente sembra non conoscere bene i Gualco, e sopratuttto particolari sulla vita dei componenti la famiglia. «Non partecipavano molto alla vita sociale, forse anche perchè abitano fuori» si limitano a dire alcune donne impegnate a discutere davanti a un negozio.

Due fratelli che bisticciano per l’ennesima volta. Perchè uno, Roberto 38 anni, ha problemi di etilismo e non lavora, poi l’altro, Alessandro, 37 anni, agguanta un martello a portata di mano e lo colpisce alla testa fratturandogli la cassa cranica. Sembra comunque, pur rimanendo critiche le sue condizioni e la prognosi riservata, che ci sia stato ieri un lieve miglioramento. «Da fonte attendibile - conferma il parroco don Sandro Cassulo - ho saputo che le condizioni generali di Roberto starebbero migliorando». Sarebbe auspicabile per lui e anche per Alessandro che, a causa del gesto disperato compiuto, è ora rinchiuso nel carcere di Alessandria con l’accusa provvisoria di lesioni personali aggravate. «Carità cristiana - aggiunge il Parroco - per tutti. Per chi ha sbagliato e chi ha subito. Quello che ha fatto il gesto era il più bravo di tutti. Bisogna comprendere le situazioni che a volte si creano all’interno delle famiglie, anche le più stimate».

Esasperazione, gesto estremo e incontrollato per Alessandro Gualco di fronte alla situazione del fratello ormai succube dell’etilismo. Per essere arrivato a questi punti sembra ci sia stata una causa indiretta che ha interessato la sfera familiare personale: la separazione dalla moglie. Succede spesso che persone coinvolte in situazioni del genere si lascino poi andare e pensino di trovare nell’oblio dell’alcol una soluzione. Forse, anche per Roberto è stato così. Per il momento c’è solo da sperare che riesca a superare questi difficili momenti per ricominciare un vita nuova.

Bruno Mattana


TGCOM

Madre accoltella figlia disabile

Ancona, la donna era ubriaca

Alla periferia di Jesi, in provincia di Ancona, una donna di 66 anni è stata arrestata dopo aver accoltellato all’addome la figlia disabile di 29 anni. L’aggressione è avvenuta in una roulotte. Secondo quanto si apprende, la donna, di professione giostraia, era ubriaca e in evidente stato confusionale. La ragazza è stata soccorsa e trasportata in ospedale dal fratello. Le sue condizioni non sono gravi


IL GAZZETTINO (Treviso)

IN TRIBUNALE

«Ti spacco la testa» Minacce e molestie alla ex costano 6 mesi

Un rapporto durato dieci anni e naufragato nell’alcool è degenerato ulteriormente, fino a far condannare il responsabile di una lunga persecuzione ai danni dell’ex compagna, a 6 mesi di carcere con la condizionale. Si tratta della storia finita in aula di Tribunale tra Roberto Barzan, 34 anni, e la sua ex, da cui ebbe anche una figlia; entrambi sono trevigiani. Unitisi nel ’94, i due si erano separati dieci anni dopo, ma l’uomo la separazione non la voleva accettare.

Così, dal maggio del 2004 fino all’aprile del 2005 la donna, che ha 32 anni è stata vessata tanto da finire terrorizzata e in cura.

Minacce, ingiurie e molestie i capi di imputazione per cui l’uomo è stato condannato ieri; duemila euro li dovrà versare alla signora come parte civile, 1580 saranno il pagamento che lui dovrà affrontare per le spese della costituzione di parte civile, oltre alle spese del processo.

La storia è cominciata con la solita minaccia: ti ammazzo. Poi la minaccia si è raffinata: ti ammazzo con una 44 Magnum. Poi è diventata: «Vengo da te con un bastone e ti spacco la testa»; intanto, al telefono e in pubblico, l’uomo non mancava di apostrofare la poveretta con epiteti immaginabili riferiti alla sua moralità.E per un inetro anno, la donna è stata vittima di telefonate e inseguimenti, da cui il sistema nervoso è uscito devastato.

Certo non è un caso raro: di storie come questa, nel trevigiano, se ne incontrano ogni giorno, segno anche di un progressivo indebolimento del maschio, che troppo spesso finisce per cercare aiuto nell’alcool, dove invece trova la devastazione e l’impossibilità di sanare civilmente ogni rapporto umano.


IL GAZZETTINO (Belluno)

In preda ad un raptus a causa dell’alcol ...

In preda ad un raptus a causa dell’alcol un tunisino ha aggredito un alpino prendendolo a pugni in piazza dei Martiri. L’uomo, Hadfi Abdelkader che vive a Belluno, è stato acciuffato e fermato dai carabinieri che, nonostante la violenta resistenza opposta dallo straniero, riuscivano ad arrestarlo.

Un episodio movimentato avvenuto lunedì sera intorno alle 20 in pieno centro e del quale è rimasto vittima il maresciallo capo degli alpini Luigi Olive, in servizio presso il Settimo Reggimento di Belluno. Il militare stava transitando a bordo della sua auto quando l’extracomunitario l’ha bloccato e gli ha intimato di scendere dall’auto battendo ripetutamente sul cofano. Una volta sceso dall’auto però il maresciallo è stato aggredito dall’uomo che gli ha sferrato numerosi pugni al volto. Olive, benché stordito e riverso sanguinante a terra, è riuscito a chiamare il 112 con il suo cellulare facendo intervenire una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Belluno in servizio nelle vicinanze. I carabinieri sono riusciti ad individuare l’aggressore ancora nella zona della piazza mentre tentava la fuga. L’uomo, vistosi bloccato, ha sferrato calci e pugni anche all’indirizzo dei militari per opporsi all’arresto.Una reazione violenta, quella del cittadino straniero, che ha richiesto perfino l’intervento del personale medico dell’ospedale San Martino, autorizzato ad eseguire un trattamento sanitario obbligatorio. Le successive indagini, svolte in parte anche nel corso della mattinata di ieri, hanno consentito di identificare l’arrestato. Si tratta dunque di Hadfi Abdelkader, tunisino regolarmente dimorante in Belluno, autore di un’altra aggressione avvenuta nella giornata di ieri. Qualche ora prima infatti il tunisino si era scagliato contro l’ingegner Walter Mazzoran, sulle scale mobili del parcheggio di Lambioi, causandogli la frattura del setto nasale e un lieve trauma cranico.Il tunisino è nel frattempo stato associato alla Casa Circondariale di Baldenich, a disposizione della Autorità Giudiziaria competente.


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Un 40enne

Ubriaco picchia i Cc, arrestato

SAN FERDINANDO Lesioni, minacce, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, le imputazioni che hanno portato all’arresto di M.C. (gli investigatori in questa occasione, non si capisce perché, non hanno voluto diffondere le generalità), un cerignolano quarantenne, da parte dei carabinieri di San Ferdinando. L’uomo, in evidente stato di ebbrezza, dopo il rifiuto del gestore di un bar di somministrargli, come prescrive la norma, ulteriori bevande alcoliche, andava su tutte le furie. Intervenivano gli uomini dell’istituto di vigilanza notturna "La Fenice", alla vista dei quali l’uomo reagiva verbalmente invitandoli ad andar via. A questo punto giungevano i carabinieri, chiamati nel frattempo, i quali, dopo una inutile opera di convincimento ad andar via, chiedevano le generalità all’avventore, il quale prima sfidava apertamente i militari con improperi, e poi reagiva con spintoni, calci e pugni nei confronti del maresciallo Giuseppe Francioso, comandante della locale stazione, che provvedeva ad ammanettarlo e portarlo in caserma, dichiarandolo in stato di arresto. Qui, l’imputato ha continuato, per tutta la notte, ad inveire contro i militari i quali sono stati costretti a trasferirlo alla casa circondariale di Foggia.G.S.

Pronto soccorso: testata a un poliziotto

 Un nordafricano ubriaco aggredisce un agente: patteggia sei mesi. Pena sospesa

SENTENZA Un nordafricano ubriaco aggredisce un agente: patteggia sei mesi. Pena sospesa Pronto soccorso: testata a un poliziotto Due anni prima di Zidane: e senza nemmeno essere provocato. O giocarsi una finale mondiale. In preda ai fumi dell’alcol, un nordafricano sulla trentina, dopo avere messo a soqquadro il Pronto soccorso, ha assestato una clamorosa testata al volto al poliziotto che cercava di riportarlo alla calma, procurandogli lesioni guaribili in un mese


IL MATTINO (Avellino)

«Premiato un ottimo progetto»

GIANLUCA GALASSO Il Ministro per l’Università Fabio Mussi plaude alla facoltà di Enologia, fortemente voluta dall’Amministrazione Provinciale. Un nuovo corso che arriva in una fase in cui «bisogna bloccare la proliferazione di atenei e di specializzazioni». «Sono fermamente contrario a questo fenomeno - ha spiegato l’esponente del Governo Prodi -. Infatti, l’ho stoppato con la Finanziaria. In questo caso, invece, il progetto è da apprezzare». Perché, ministro, questa è un’iniziativa da promuovere a differenza di altre? «In questa realtà c’è la storia di un’idea, quella di De Sanctis, nata con la Scuola di Enologia. Che è una bella idea di prospettiva, la quale prende corpo da un pezzo importante di cultura locale ed è agganciata alle esigenze territoriali. Vanno fatte le cose che servono e non spingere per realizzare corsi in maniera scriteriata, con una competizione assurda tra diverse università. La facoltà che nasce è unica nel suo genere nel Mezzogiorno d’Italia. Ne esistono solo altre due a Cuneo e Siena. L’incontro vino-università è molto promettente». In che senso? «Il vino non è un prodotto artigianale. Tutt’altro. È un prodotto hi-tech che richiede un importante gioco di squadra e, soprattutto, grandi competenze. La scelta dell’Italia è di competere col vino di qualità. In questo quadro s’inserisce la provincia di Avellino, che ha raggiunto straordinari livelli d’eccellenza nella produzione. Eccellenza che è fondamentale per poter concorrere sul mercato». Con l’avvio della Facoltà di Enologia anche l’Irpinia può dire di avere la propria Università. «Negli ultimi anni ne sono sorte a dismisura, senza contare quelle telematiche aumentate con il passato governo. Su 120 province sono 3

Giovedì, 12 Ottobre 2006
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