Lunedì 10 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 19 settembre 2006

a cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 
IL GAZZETTINO (VICENZA)

ULSS 2 Al bando "coppe chiosco" e gare di bevute tra i giovani, denunce penali a carico di chi sgarra
Guerra all’alcol, sindaci in prima linea
In stesura un documento che imporrà limiti severi alla somministrazione nelle sagre

Feltre - Sindaci sul piede di guerra nella lotta all’alcolismo tra i giovani. Nella prossima conferenza dei sindaci dei comuni che fanno parte dell’Ulss 2 di Feltre verrà discusso un documento per il contrasto delle situazioni che favoriscono l’abuso nel consumo di alcol. Bando quindi alle "coppe chiosco" assegnate ai giovani che consumano la maggior quantità di birra. E condanna di chi continua a somministrare bevande alcoliche alle persone in evidente stato di ubriachezza. Questo sarà l’oggetto del documento la cui versione originale venne presentata all’inizio del 2000 dal vicesindaco di Trichiana, Raffaele Riposi che ha deciso di rispolverarlo e tirarlo fuori dal cassetto, ripresentandolo ai colleghi della conferenza dei sindaci.

«Bisogna che gli adulti, in questo caso i sindaci - spiega Riposi, vicepresidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss 2 di Feltre che si riunirà il 9 ottobre - aprano gli occhi e finiscano di nascondere la testa sotto la sabbia. Lo sappiamo tutti che nelle feste paesane, nelle sagre e nelle manifestazioni simili c’è un abuso di sostanze alcoliche tra i giovani. Queste iniziative sono autorizzate dai comuni che non possono fare finta di niente e poi investire risorse importanti per realizzare progetti per combattere l’abuso di alcolici tra i giovani. Vorrei ricordare che esistono responsabilità penali in capo a chi somministra alcolici ai minori di 16 anni e alle persone già in evidente stato di ebbrezza».

Riposi ripresenterà il documento ai sindaci: «Il problema sta degenerando, è inaccettabile che questa pratica stia diventando la norma tra i giovani. A Trichiana in occasione della festa della pro loco il comune ha scritto una lettera al presidente del sodalizio per ricordargli gli obblighi di legge. Dopo abbiamo mandato i vigili urbani a controllare che essi fossero rispettati. In fondo se un barista viene colto a somministrare bevande alcoliche ad un minore rischia la chiusura del locale e il ritiro della licenza, non è giusto che invece nelle sagre di paese sia addirittura favorito l’abuso di alcol con la promozione ad esempio della coppa chiosco. L’abuso di alcol con il tempo aumenta la tolleranza che poi si trasforma in dipendenza. Come sindaci e come adulti non possiamo dimenticarlo».

Anna Valerio


 

BRINDISI SERA

Abuso di alcol per le mamme italiane

Brindisi, 19 settembre 2006. 

Lo Sportello dei Diritti della PROVINCIA DI LECCE, nell’ambito della propria attività istituzionale tesa a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, interviene sotto il profilo informativo a segnalare un fenomeno fino a oggi sottovalutato, almeno per quanto riguarda i Paesi dell’Europa occidentale: il consumo di alcolici in gravidanza e la conseguente diffusione di sindrome alcolica fetale e disordini legati all’alcol nei bambini.

Mentre c’è maggiore informazione e consapevolezza sulle conseguenze del fumo, per quanto riguarda il consumo di alcolici, i media ed il legislatore si sono dimostrati poco sensibili al problema dei rischi connessi all’assunzione di alcool durante la gravidanza. Un’esposizione eccessiva a vino, birra e superalcolici fin nel pancione della mamma comporterebbe dunque, secondo i risultati di studi italiani, problemi connessi all’alcol fin da piccolissimi. Secondo queste indagini la percentuale di donne italiane che “bevono” durante lo stato di gravidanza – con conseguente innalzamento del tasso di sindrome alcolica fetale - è così alta che l’informazione non può più tacere su una questione così delicata ed allarmante.

E’ sempre più chiara l’importanza di una vita fetale “igienica”, non esposta ad agenti tossici che possano influire sullo sviluppo della nuova vita che nascerà. Questo comporta l’adozione di una condotta adeguatamente igienica da parte della madre.

 Bere durante la gravidanza, fa sì che l’alcool assunto passi anche al feto tramite il flusso sanguigno attraversando la barriera placentare.

L’alcool danneggia permanentemente i neuroni interferendo con la loro capacità di creare le sinapsi, ovvero la “rete di comunicazione” che permette la trasmissione delle informazioni, particolarmente importante sia per il feto che per il bambino perché serve a “costruire” il cervello e immagazzinare le informazioni. Se dunque un bicchiere di vino in una donna sana non dovrebbe costituire un pericolo oggettivo perché in grado di metabolizzarlo raggiungendo il feto in dosi molto ridotte, è anche vero che è meglio non andare oltre.

Un solo bicchiere di vino non è un problema, ma “se un bicchiere tira un altro e poi un altro nello stesso giorno, è una cosa diversa” perché porta la concentrazione di alcool ad un livello sicuramente tossico. Poiché non esistono dosi sicure di alcol in gravidanza il divieto è assoluto. Le donne che durante la prima gravidanza bevono anche una sola volta tre o piu bicchieri di vino o di birra, o l’equivalente in superalcolici, possono più che raddoppiare il rischio che il nascituro sviluppi problemi legati all’alcool nel corso della vita.

Ma l’informazione dei medici e del personale sanitario è quanto mai carente e viene a mancare la stessa citazione dei rischi persino nei trattati più recenti di Ostetricia, dove non esistono riferimenti specifici. Il divieto deve essere totale; ricordiamo che esiste tutta una gamma di difetti congeniti legati alla esposizione fetale all’alcol. Pertanto l’astinenza dall’alcol dovrebbe essere seguita anche dalle donne che intendono concepire.

Per questi motivi, lo “Sportello dei Diritti” della Provincia di Lecce la cui delega è stata assegnata all’Assessore Carlo Madaro, si rivolge a tutti gli enti competenti – Asl in testa - e alle associazioni delle donne per rilanciare campagne d’informazione volte a sensibilizzare le neo-mamme e le donne tutte, sui rischi del consumo di alcolici, proponendo l’obbligo d’indicazione sulle etichette di appositi messaggi di dissuasione per le donne in stato di gravidanza sulla falsariga dei messaggi già inseriti sui pacchetti di sigarette.


 

CORRIERE ADRIATICO

Sotto controllo soprattutto i giovani Sarà incentivata l’attività di vigilanza su autoscuole e officine di revisione allo scopo di verificare il funzionamento delle strutture

Tolleranza zero per chi beve un bicchiere di troppo o fa uso di sostanze stupefacenti

In nove mesi ritirate 2500 patenti

ASCOLI – Ben 2500 patenti ritirate, aumento delle droghe leggere e di consumo di alcol tra i giovani alla guida, incremento degli incidenti sulle strade provinciali e purtroppo anche di sinistri con esiti mortali. E’ allarme nell’Ascolano per via della diffusa incoscienza alla guida dei neo patentati. I dati ufficiali forniti dalla Prefettura sono decisamente preoccupanti e, se da un lato dimostrano l’efficienza delle forze dell’ordine operanti nel territorio, dall’altro indicano il progressivo aumento della pericolosità delle nostre strade, a causa di incidenti causati da comportamenti a rischio, quali la guida in stato di ebbrezza e l’uso di droghe e il mancato rispetto dei limiti di velocità.

Negli ultimi due anni, si è registrato per questo motivo, un numero impressionante di sospensioni delle patenti di guida, passato dalle circa seicento sia del 2002 che del 2003 alle 1.028 del 2004 e delle 914 dell’anno scorso.

E il 2006 si è aperto in maniera ancora più drammatica, visto che i controlli effettuati nei primi sei mesi dell’anno hanno portato a ritirare la patente a ben 2500 persone, in quanto sorprese a guidare con troppo alcol nel sangue.

Per tentare di ovviare al fenomeno è stato recentemente siglato un protocollo d’intesa, sottoscritto a livello locale dalla Amministrazione Provinciale, la Prefettura, l’Azienda Sanitaria Locale, la Polizia Stradale, i Carabinieri e l’Unasca, l’associazione che unisce le imprese di scuola guida.

Il progetto mira a mettere in campo una serie di interventi mirata a ridurre il numero di sinistri causati da chi si mette al volante dopo aver bevuto un bicchiere di troppo.

Un impegno ancora più stringente se si pensa che queste tragedie coinvolgono principalmente persone al di sotto dei trenta anni di età. Tra le linee di azione su cui si muove il protocollo c’è la costituzione di un comitato per la sicurezza stradale, che ha il compito di intraprendere un’attività di educazione permanente, attraverso lo svolgimento di corsi e lezioni da tenersi presso le autoscuole ascolane in collaborazione con l’Unasca.

Gli appuntamenti informativi, che potranno contare su esperti della materia, saranno finalizzati a informare giovani in procinto di conseguire la patente di guida e a conducenti da sottoporre a percorsi di rieducazione stradale.

Inoltre, l’accordo prevede l’incentivazione di una attività di vigilanza sull’attività delle autoscuole e delle officine di revisione, allo scopo di verificare il buon funzionamento delle strutture e, in questo modo, far aumentare il grado di sicurezza dei mezzi di trasporto privati.

 “Gli agenti della polizia provinciale effettueranno ispezioni nelle 48 autoscuole che preparano i giovani agli esami per la patente e nelle 38 officine abilitate alla revisione periodica dei mezzi” afferma l’assessore di Palazzo San Filippo Ubaldo Maroni, spiegando che l’iniziativa è stata concertata dai Servizi Trasporti e dalla Polizia Provinciale.

 “La mole di lavoro legata di autoscuole officine è imponente, visto che lo scorso anno sono stati quasi settemila i giovani piceni che hanno conseguito la patente e oltre 104 mila i veicoli revisionati” conclude Maroni a proposito della campagna, che si avvale di depliant e locandine distribuite in tutto il territorio con lo slogan: ‘La Marcia in piu’ non è l’alcol. Se guidi non bevi!’.


 

VARESENEWS

Parabiago - In manette un uomo di 41 anni sorpreso nel parco Crivelli dai Carabinieri
Ubriaco, si porta via il telefono pubblico

Prende a calci una cabina telefonica, ruba il telefono e viene arrestato dai carabinieri. Il fatto è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì a Parabiago, nel parco Crivelli. Un uomo di origine marocchina, 41 anni, in possesso di regolare permeso di soggiorno, stava prendendo a colpi una cabina telefonica. Alcuni passanti hanno subito avvisato i carabinieri che giunti sul posto hanno fermato l’uomo dopo un breve inseguimento. Il responsabile è stato quindi arrestato dopo che aveva divelto l’apparecchio telefonico dalla cabina. Lo straniero era già conosciuto alle forze dell’ordine poiché spesso trovato in stato di ubriachezza. Attualmente si trova nella Casa Circondariale “S.Vittore” di Milano.


 

REDATTORE SOCIALE

MINORI

Disagio adolescenziale: corsi online per prevenire comportamenti a rischi
A Rovigo nasce ’’Usa la testa…non sprecare la tua vita’’ per studenti e insegnanti.
Particolare attenzione a tossicodipendenza e alcolismo

PADOVA - Per prevenire il disagio adolescenziale la Provincia di Rovigo coinvolge l’intero mondo scolastico: non solo gli studenti, ma anche il corpo docente. Nasce infatti il corso "Usa la testa… non sprecare la tua vita” (on line all’indirizzo www.lezionionline.info ) per promuovere una formazione di qualità, che aiuti e sostenga i giovani nella delicata fase della maturazione. Un percorso “che facciamo insieme, perché non abbiamo risposte certe” come spiega l’assessore provinciale alle Politiche giovanili Tiziana Virgili. “L’unica cosa certa è che i comportamenti a rischio e le dipendenze nei giovani sono il risultato di un’insoddisfazione, l’espressione del loro disagio”. Da qui l’idea di organizzare delle lezioni che puntino ad acquisire una consapevolezza forte su temi che toccano i giovani. Un viaggio per scoprire che il disagio sorge soprattutto nel periodo adolescenziale e che è legato alle dinamiche dello "stare in gruppo". La relazione con i coetanei, infatti, è un aspetto fondamentale della vita di un giovane, che impara a conoscersi e a rapportarsi agli altri. Ma quando il gruppo è problematico, quando porta a comportamenti a rischio, allora si deve intervenire.

 “Con il corso vogliamo da un lato che i ragazzi acquisiscano gli strumenti indispensabili a compiere le scelte migliori, dall’altro che gli adulti imparino a essere guide attente ­- continua l’assessore - Per questo, abbiamo pensato di proporre a studenti e docenti un percorso in quattro lezioni, con il supporto di esperti che lavorano quotidianamente nell’ambito dell’analisi dei comportamenti a rischio e nella prevenzione e cura delle dipendenze”. Il corso, che si basa sull’e-learning (cioè prevede lezioni via web) e che durerà da ottobre a dicembre, si propone di svolgere attività di informazione, sensibilizzazione e aggiornamento sui differenti aspetti dei comportamenti a rischio, con particolare attenzione ai temi della tossicodipendenza e dell’alcolismo. Sono chiamate a partecipare le classi terze delle scuole medie e le superiori. Parallelamente alle lezioni del corso il sito offrirà anche un forum in cui tutti i partecipanti potranno confrontarsi e approfondire le problematiche di volta in volta affrontate. La decisione di dare vita a questo corso nasce anche da quanto emerso dai dati sull’Osservatorio sul disagio giovanile 2005. In questo documento, infatti, spicca l’aumento di dipendenza da alcol e droga tra i giovani, soprattutto in età adolescenziale. (Giorgia Gay)


 

IL GAZZETTINO (TREVISO)

I dati dell’Ufficio studi della Provincia
Morti sulle strade la città è più sicura
Un solo decesso quest’anno rispetto ai 7 del 2005

Un solo decesso sulle strade del capoluogo nel 2006, contro i 7 del 2005. Un dato assolutamente confortante in un comune di oltre 85mila abitanti (un decimo della provincia), se lo si confronta con quello provinciale. Dei 53 morti sulla strada nella Marca fino ad agosto, solo uno infatti è avvenuto nel capoluogo (7 su 75 l’anno scorso). Si tratta del giovanissimo Guido Marton, 21enne di Carbonera che sabato 2 luglio, percorrendo l’incrocio tra via Saccardo e via Rolandello a S. Zeno, era stato travolto da un’auto ed era spirato in ospedale qualche ora più tardi. E, secondo i dati diffusi dall’Ufficio studi statistici della Provincia, i decessi nella Marca (53) calano del 30\% rispetto ai primi otto mesi del 2005 (75): un risultato ancora più apprezzabile visto che in Italia la percentuale si assesta sul 18\%. Non va comunque sottovalutato che i morti sulla strada in agosto sono stati 10, come un anno fa: questo mese resta ancora il più tragico. Perché a gennaio le vittime furono 3, a febbraio 7, a marzo 3, ad aprile 6, a maggio 7, a giugno 8, a luglio 9. Ad essere coinvolti in incidenti sono soprattutto uomini dai 31 ai 40 anni, mentre i sinistri avvengono soprattutto nei weekend. Quanto alle strade più pericolose, Pontebbana e Postumia restano sempre ai vertici per indici di mortalità. Tendono infatti a verificarsi più decessi nelle strade statali (5.32 vittime ogni 100 km, contro le 4.65 nelle autostrade, le 2.46 nelle provinciali e solo lo 0.08 nelle comunali). Solo il 30\% delle morti avviene in zone urbane, e coinvolge per lo più ciclisti e pedoni. Un successo delle politiche di viabilità e della promozione della sicurezza stradale attuate da Provincia e Comuni? Può essere, dato che dal 1998 i morti sulle strade della Marca sono in calo. Merito anche dei controlli preventivi sulla velocità disposti ormai da tutti i Comuni, anche attraverso pattuglie speciali e postazioni fisse di autovelox. Anche perchè, secondo i dati diramati dalla Provincia, il 51\% degli incidenti avviene in rettilinei e col bel tempo, caratteristiche che naturalmente inducono a premere maggiormente il piede sull’acceleratore. E il 72\% delle vittime muore in auto. Preoccupante comunque anche il dato su pedoni e ciclisti: assieme rappresentano ben il 26\% dei morti sulla strada, contro il 72\% dei decessi causati da sbandamenti o fuoriuscite o scontri tra autovetture; solo un 2\% infine muore su autocarri o altri mezzi pesanti. E spessissimo, almeno il 30\% dei casi, la colpa non è del deceduto, un dato comunque in calo; di queste morti, una gran parte è procurata da errori di guida per alterazioni psicofisiche (stato di ebbrezza, effetto di stupefacenti...) che alla fine risultano fatali a persone del tutto estranee.

S.M.


 

IL GAZZETTINO (UDINE)

Ma il Friuli non è soltanto mangjâ e bevi 

di Francesco Antonini 

Passata la festa e gabbato lo santo, qualche riflessione si impone. Friuli Doc continua a piacere. Tanto, tantissimo, al di là dei numeri diffusi dal Comune. Ma corre un rischio micidiale: l’effetto sagra, un’immagine del Friuli che si riduca al mangiare e bere e non faccia vedere il resto.

Alla giunta Cecotti e all’assessore Gallerini, da quattro anni capo-macchina della manifestazione, va riconosciuto di aver messo ordine in molti aspetti organizzativi, dalla cauzione per l’uso dei bicchieri al decalogo dei prezzi, fino all’idea di legare ogni edizione a un determinato territorio. Ma il nodo vero - la risposta alla domanda che ogni grande evento dovrebbe porsi, "si può continuare così per sempre o bisogna cambiare?" - non è stato ancora affrontato. E ce n’è bisogno perché più Friuli Doc si appiattirà, più sarà facile imitarlo in altre città e fargli perdere significato.

Premesso che non abbiamo nulla contro le sagre, tutt’altro, il problema ormai evidente è che l’aspetto della chiassosa festa enogastronomica (con tanto di sgradevoli e inevitabili corollari notturni, dal chiasso all’ubriachezza molesta) ha preso ormai il sopravvento in tutte le piazze. E questo finisce inevitabilmente per oscurare, annacquare, annegare tutto il resto. Ce ne siamo resi conto nei giorni scorsi passeggiando in centro. Anche le idee belle e nuove, come la palestra d’arrampicata in piazza Libertà, la mostra di fotografie in piazza San Giacomo, il concorso per il racconto "giallo", sono diventati in fretta comprimari perché non è facile, con una massa di persone ferme ai chioschi o col bicchiere in mano, farsi sentire e catturare l’attenzione.

Un’idea potrebbe essere allora quella di dedicare alcuni spazi, alcune piazze ad "altro". Dove per "altro" non intendiamo certo la cultura accademica, i convegni ponderosi ma alcune delle attrazioni che pure vengono proposte durante la rassegna ma finora sono restate sottotraccia, in sordina. Facciamo l’esempio della musica: tanti gruppi, tanti generi diversi. Tutto bene, ma anche qui si corre il rischio della dispersione e del "generico". Perché non destinare uno spazio fisso a proposte musicali che abbiano un legame con il territorio, una sorta di festival della musica friulana o fatta dai friulani, dal rock al jazz al folk? Oppure perché non regalare uno spazio organico alle bande che sono un patrimonio prezioso e diffuso? E ancora, perché non pensare a qualcosa di più ampio e d’impatto per i bambini, relegati nell’angusta piazzetta Belloni? Gli stessi spettacoli di strada, il teatro popolare e i giocolieri, spesso così divertenti e spontanei, finiscono per essere inghiottiti dalla massa vociante mentre trarrebbero giovamento da uno spazio "dedicato".Certo, per operare questo riequilibrio tra il "mangiare e bere" e la cultura popolare bisogna rompere qualche schema consolidato. Avere il coraggio di rinunciare ad alcuni chioschi o di spostarne altri che sono da anni sempre nello stesso posto. Il che sarà anche pratico per gli abitudinari ma rischia di diventare noioso per tutti gli altri. Un’idea logistica potrebbe essere quella di collocare qualche evento di Friuli Doc fuori dal centro, per ridurre l’effetto imbuto e valorizzare le periferie.

Quanto alle piazze-sagra, vanno benissimo ma anche qui servirebbe un maggior controllo-qualità. C’è chi aggira i limiti di prezzo offrendo, magari per pochi euro, piatti da nouvelle cousine che non saziano. E rischiano di promuovere il Friuli al contrario.

Francesco Antonini


 

IL GAZZETTINO (UDINE)

CAMPOFORMIDO

Era uscito dal carcere grazie all’indulto ed è stato denunciato dopo che la polizia stradale l’ha bloccato 

Non si ferma all’alt, inseguimento in centro
La Mercedes di un nomade è finita contro le sedie di una pizzeria con il rischio di investire qualcuno

Sabato la Pontebbana era stata teatro di un rocambolesco inseguimento di un automobilista che non si era fermato allo stop della polizia municipale ed era stato esploso anche un colpo di pistola a scopo intimidatorio. Il responsabile era stato fermato e arrestato. Sabato il fatto si era verificato fra Campoformido e il villaggio Primavera. Ieri il bis, però nel senso di marcia opposto. Una pattuglia della Polizia stradale di Udine stava effettuando un normale servizio di controllo lungo la statale, quando, alla vista di una Mercedes di colore scuro proveniente dal capoluogo friulano e diretta verso Codroipo, uno degli agenti ha alzato la paletta. Il conducente però non ha esitato a schiacciare sull’acceleratore e a tirare via dritto verso il centro di Campoformido. La Polstrada è subito partita all’inseguimento. In zona c’era anche una pattuglia della locale municipale. La Mercedes, una volta in piazza del Trattato, ha bruscamente svoltato verso via Corazzaro, "volando" su un transito pedonale, abbattendo una pedana di una pizzeria al taglio e finendo contro alcune sedie. Con le sospensioni rotte, la potente auto ha proseguito nella sua marcia imboccando via Dante dove all’angolo c’è il bar "Al Buonarrivo". Qualche metro e la corsa è finita. Gli agenti si sono avvicinati, ma il conducente non si vedeva, era quasi ranicchiato. Si trattava di un nomade di Tavagnacco, classe 1963, uscito dal carcere con l’indulto e consapevole che non poteva guidare: la patente gli era stata sospesa perché trovato in stato d’ebbrezza al volante.

Si è corso il rischio di investire qualche pedone visto come l’auto si è presentata nel centro storico di Campoformido. Il protagonista si vede ora indagato e l’auto è sotto sequestro.

Daniele Paroni


 

ESPRESSO

Polacco tenta il suicidio salvato da marocchino

Lorenza Pleuteri

Carapelle, immigrato prima si ubriaca poi si taglia le vene

Storie di disperazione e di solidarietà. Vite alla deriva e grande umanità. Depressione e legami che vanno oltre le differenza. Da Carapelle, nel triangolo del pomodoro rosso e dello sfruttamento, arriva una notizia partita in modo tragico e conclusa questa volta positivamente. Un suicidio sventato in extremis, con uno straniero salvato da un altro straniero. Un cittadino polacco di 30 anni, uno dei tanti che campano alternando il lavoro nei campi ad altri impieghi saltuari e precari, domenica mattina è arrivato al capolinea. È crollato. Ha bevuto parecchio, per affogare nell´alcol la depressione, il male di vivere, i mille problemi quotidiani. Poi, stordito dall´alcol, ha tentato di uccidersi tagliandosi i polsi con una vecchia lametta da barba. Voleva farla finita, non ci è riuscito. E adesso sa che deve tutto, l´esistenza e la possibilità di provare a ricominciare da capo, a un uomo come lui. Un altro immigrato trapiantato in Puglia. Il coinquilino, il bracciante marocchino con cui il cittadino polacco divide l´alloggio e le spese, è arrivato per tempo. Rincasando, alle dieci, il maghrebino ha trovato l´amico steso sul divano. La richiesta d´aiuto, lanciata al 118 di Foggia e subito girata al 112, è stata immediata. I carabinieri del paese sono stati i primi ad accorrere e a tamponare i tagli del ferito con degli stracci trovati in casa. Poco dopo sono arrivati anche i lettighieri. Portato in ambulanza all´ospedale di Cerignola, l´aspirante suicida se la caverà. Ricucito al pronto soccorso, smaltiti i postumi della sbornia, è stato dimesso. La prognosi è di dieci giorni. Il futuro, anche per lui, resta un´incognita.

Giovedì, per rivendicare i diritti degli stranieri e per chiedere misure di contrasto più incisive, a Foggia scenderanno in piazza i sindacati confederali. I leader nazionali dei Cgil, Cisl e Uil, annunciando la manifestazione da Roma, fanno sapere di aver chiesto di ministri di Interno, Lavoro e Solidarietà di firmare un provvedimento urgente per consentire il rilascio di permessi di soggiorno, anche temporanei, ai lavoratori stranieri ridotti in condizioni di "semischiavitù". La situazione, concordano i dirigenti sindacali, è diventata "intollerabile". E paradossale. Le vittime di imprenditori agricoli e caporali non vengono tutelate, ma espulse.


 

IL GAZZETTINO (BELLUNO)

Con il forcone all’attacco ...

 (B.D.D.) Con il forcone all’attacco degli inquilini che non pagavano l’affitto. Di sicuro, il 77enne bellunese L.D.C., una cosa si è assicurato: non i soldi dovutigli, ma una denuncia per il finimondo che ha scatenato. È accaduto domenica sera, attorno alle 19,30 a Visome. A mandare su tutte le furie l’anziano dev’essere stato l’ennesimo sollecito a pagare l’affitto rivolto a due suoi inquilini marocchini. E per di più c’era in ballo pure l’arretrato di alcuni mesi, per un ammontare di 4400 euro. Giunto all’esasperazione, l’uomo, che quel denaro con le buone o le cattive riteneva di doverlo riscuotere, l’altra sera è passato a vie di fatto. Armatosi di forcone, stimolato nella sua rabbia forse da qualche bicchiere in più, si è piazzato sul pianerottolo dell’abitazione. Gli inquilini, fortuna loro, non erano in quel momento in casa. Al loro rientro, alla polizia hanno raccontato di aver trovato una strana sorpresa: il portone d’ingresso era bloccato da una corda. Ma il peggio è venuto alla vista dell’irritatissimo vegliardo, che brandendo l’attrezzo agricolo li minacciava ricoprendoli di improperi. Di fronte alle punte del forcone spianato, i due magrebini se la sono vista brutta e hanno battuto in ritirata. Il modo per scampare al peggio l’hanno trovato estraendo un accendino la cui fiamma ha bruciato la fune tesa davanti al loro ingresso. Avvisata del trambusto che stava accadendo a Visome dagli stessi extracomunitari terrorizzati, la polizia è accorsa. Gli agenti, arrivati sul posto, si sono imbattuti nell’anziano il cui stato la diceva lunga sulle sua alterazione. L’hanno trovato in mutande, in preda ai fumi dell’alcol, col forcone. Sul pianerottolo le tracce dell’assalto: vetri rotti della porta e tracce di sangue lasciate dallo stesso settantasettenne, che su quei cocci aveva camminato scalzo. Non è rimasto che disarmarlo, accompagnarlo in casa e cercare di calmarlo. Quanto agli "assediati", hanno spiegato di aver consegnato tre assegni corrispondenti all’affitto reclamato ad un connazionale, tale R.S. di trentacinque anni. Una faccenda tutta da chiarire. Sta di fatto che l’anziano bellunese, per essersi agitato a quel modo, non deve aver ancora visto il becco di un quattrino. L’anziano, dato che nessuno si poteva occupare di lui, è stato accompagnato dagli agenti al pronto soccorso e medicato.


 

IL MESSAGGERO (ANCONA)

Si barrica nel condominio

«Aiuto, mi stanno inseguendo... ». Nella notte tra sabato e domenica le grida di un uomo che si è barricato all’interno di un condominio di Chiaravalle hanno svegliato i condomini. Le urla di M.B. 38 anni, residente nel palazzo, hanno indotto uno dei preoccupatissimi condomini a chiamare i carabinieri che, giunti sul posto e dopo aver a lungo trattato per calmarlo, hanno constatato come il presunto inseguitore era creazione della fantasia intrisa di alcool dell’uomo, denunciato per il possesso di una lama di 38 centimetri.


 

CORRIERE ADRIATICO

Si è difeso dicendo che inseguiva i fantasmi
Nascondeva un coltello Denunciato un giovane

CHIARAVALLE - Lo stavano inseguendo i fantasmi. E lui, quel coltellaccio, l’avrebbe usato solamente per difendersi da loro. Era legittimo, a suo dire. Ecco la sfasata versione dei fatti che un 38enne del luogo (R. B. le sue iniziali) ha fornito ai carabinieri per giustificare di essere in possesso di un’arma bianca da 30 centimetri di lama. L’uomo, in evidente stato di alterazione psicofisica dovuta a qualche bicchiere di troppo consumato nei bar della zona, gironzolava per il centro, ieri intorno all’una e mezzo di notte.

La pattuglia del radiomobile dei carabinieri lo ha notato subito, con quell’andatura maldestra e il fare circospetto. Ma i militari hanno deciso di intervenire quando lo strano soggetto di punto in bianco s’è messo a correre come se il diavolo gli stesse alle calcagna. Un’affannosa corsa fino a casa, nelle vicinanze del centro, dove poi si è barricato dentro. A quel punto i carabinieri si sono fatti aprire per controllare cosa stesse accadendo. E gli hanno rinvenuto addosso il coltello con quella lama da 30 centimetri, che per la legge è da considerarsi un’arma atta a offendere. Si sono accorti subito che era ubriaco. Ma ad avvalorare l’evidenza dei fatti ha contribuito pure quella sua testimonianza “fantascientifica” sull’inseguimento dei fantasmi che volevano fargli del male. E’ stato identificato e denunciato all’autorità giudiziaria per porto abusivo di armi.

ta.fre.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Vaso di cemento contro la vetrina, ma il cristallo resiste. Danni per 800 euro
Spaccata fallita al bar Jamaica

VAILATE — Non è andato a buon fine il tentativo di spaccata, l’altra notte al bar-gelateria Jamaica di via Marconi, angolo via Colombo. La vetrata, colpita con un vaso, sebbene sia rimasta danneggiata seriamente, ha resistito. «Erano passate da poco le cinque — ha spiegato Giovanni Turani, titolare del locale con la fidanzata Monica Moro —, quando qualcuno ha sollevato il vaso in cemento riempito di sabbia collocato all’ingresso e dopo averlo vuotato lo ha tirato contro una delle vetrate che danno su via Colombo. Guarda caso, proprio quella della sala dove ci sono i videogiochi, che secondo noi erano l’obiettivo. Avevamo pensato anche ad un atto vandalico, ma se avessero avuto questa intenzione avrebbero potuto tirare il vaso, che pesava una quarantina di chili, contro la porta d’ingresso, senza trascinarlo per più di dieci metri». I proprietari fanno notare che anche la porta a lato della vetrata è stata danneggiata: «Hanno tentato di forzarla — continua Turani —. I segni sono evidenti». I vicini hanno riferito di aver sentito, prima del botto, alcuni uomini parlare ad alta voce tra di loro. Dalle testimonianze sembravano ubriachi e dall’accento non dovevano essere italiani. Non è la prima volta che il Jamaica è preso di mira. «Dall’anno scorso ad oggi — precisano i proprietari — hanno provato ad aprire le porte che danno su via Marconi, e su una ci sono ancora i segni di un piede di porco, poi hanno divelto l’inferriata di una finestra che dà sul cortile, nel retro, senza riuscire ad entrare perché messi in fuga dai vicini. Ed infine hanno tentato, senza fortuna, di aprire con un cacciavite un’altra porta sul retro». Monica Moro ha sporto denuncia ai carabinieri di Vailate. I danni si aggirano sugli 800 euro. Gianluca Maestri


 

IL GIORNALE DI VICENZA.IT

Arrivata al decennale l’iniziativa di Vicenza Qualità. Tutti i pomeriggi la visita a cinque aziende
Distillerie aperte da dieci anni
I produttori di grappa vicentini protagonisti dall’1 all’8 ottobre

Vicenza. Ritorna l’appuntamento con “Distillerie aperte”, dedicato alla grappa e ai tradizionali metodi di distillazione, in programma dall’1 all’8 ottobre. Quella di quest’anno è la decima edizione della rassegna organizzata da Vicenza Qualità in collaborazione con l’Associazione artigiani, l’Amministrazione provinciale e le distillerie partecipanti.

L’evento si propone non solo come piacevole occasione di degustazione, ma anche come opportunità per conoscere un’arte antica, quella della distillazione. La nascita di questa pratica si perde nella notte dei tempi: pare che persino gli antichi egizi utilizzassero questo sistema allo scopo di ricavare distillati alcolici, per i quali nei diversi paesi del mondo sono state utilizzate le materie prime più varie. I visitatori potranno ammirare l’intero processo produttivo artigianale, frutto dell’esperienza di generazioni e tramandato agli odierni mastri distillatori. Tra vinacce, caldaie e alambicchi, esperti spiegheranno le fasi della produzione delle grappe e dei liquori di uva e di frutta.

Una novità dello scorso anno riconfermata per la decima edizione è la “Ronda della Grappa”, che permetterà ai partecipanti di ricevere un coupon da riempire con i timbri delle aziende coinvolte. Per chi visiterà tutte e cinque le distillerie è previsto uno speciale omaggio. Nessuna fretta per completare la tessera: la rassegna si sviluppa nell’arco di un’intera settimana, regalando a tutti i curiosi la possibilità di una visita diretta. Le aziende interessate sono: Distillerie Dal Toso Rino & figlio di Ponte di Barbarano, Distilleria Brunello di Montegalda, Distilleria Li.dia di Villaga, Poli Distillerie di Schiavon e Distilleria Schiavo di Costabissara. La scoperta delle modalità di produzione di grappe e liquori si trasforma quindi anche in un viaggio all’interno del territorio vicentino e del suo ricco patrimonio enogastronomico.

Porte aperte agli ospiti tutti i giorni dalle 14 alle 18 durante la prima settimana di ottobre. Nelle domeniche di apertura e di chiusura dell’evento la possibilità di visita è estesa dalle 10 alle 18. I dieci anni di “Distillerie Aperte” testimoniano la grande passione dei vicentini per il loro classico distillato, che contribuisce con gli altri prodotti di eccellenza dell’agroalimentare a far conoscere nel mondo i nomi di Vicenza e dell’intera provincia.


 

CORRIERE ADRIATICO

Psicopolis, così la Comunità opera nel web
 Un aiuto contro il disagio

PESARO - Anni fa nasceva la Comunità per operatori del benessere immateriale: Psicopolis http://www.psicopolis.com . Il sito della comunità non ha banners pubblicitari ma rimandi all’interno del sito stesso, c’è un servizio gratuito, ideato da Mirco Marchetti: M.A.G.O (Mutuo Aiuto Gruppi Online), di cui tutti possono usufruire gratuitamente (http://www.psicopolis.com/akkademia/mirco/mago.htm ). L’iniziativa è rivolta a persone che hanno piccoli disagi, o che semplicemente vogliono meglio comprendere se stesse. Se qualcuno fosse interessato, può inviare una mail all’indirizzo: m.marchet@tiscali.it per saperne di più. Chiaramente i gruppi di mutuo aiuto raccolgono persone che vivono la stessa condizione di disagio: etilismo, depressione post parto, morte di un congiunto, conflitti famigliari.


 

CORRIERE ROMAGNA

 “L’isola” del degrado è in centro

ravenna - Era una delle zone più eleganti della città. Un quartiere tranquillo, dove si poteva uscire senza problemi a qualunque ora del giorno e della notte. Una realtà atipica rispetto alle altre città, considerando la presenza della stazione a pochi passi, solitamente luogo di degrado. Lungi dalla retorica di descrivere l’area con l’immagine edulcorata stile “paese delle meraviglie” o “desperate housewife”, era però una delle più ambite; le case basse col giardino davanti, qualche negozio, servizi. Nessun problema di ordine pubblico particolare, tranne qualche siringa gettata a terra. Le scritte sui muri erano l’atto “vandalico”, ammesso che possa definirsi tale, più evidente.Era un’isola felice. Ora non lo è più. Per i residenti di viale Farini, via Carducci e strade limitrofe la qualità della vita, negli ultimi anni, è decisamente cambiata. In peggio.Spaccio alla luce del giorno, prostituzione quasi di fronte alla chiesa, delinquenza, risse e bivacchi stanno esasperando chi abita da tempo nella zona. Al punto che in molti se ne sono andati o stanno pensando di farlo, frenati solo dal fatto che, vista la situazione, più che vendere si rischia di svendere. In base ad un calcolo approssimativo si stima che il valore degli immobili sia crollato del 20-30%. E proprio per problemi di sicurezza anche gli impiegati dell’ufficio postale avevano chiesto di trasferire altrove lo sportello. Chi può affitta, perché da quel punto di vista gli affari vanno bene. Però i locali diventano call center o bazar che attirano persone perbene ma non solo.“Ci sentiamo abbandonati. Anzi, siamo stati abbandonati - racconta Patrizia -. Fino a qualche tempo fa le forze dell’ordine effettuavano controlli di tanto in tanto. Durante il giorno, anche la sera, una pattuglia passava anche nelle vie chiuse. Ora non si vede più nessuno”. Gli abitanti del quartiere si sentono in balia dei tanti sbandati che circolano nella zona. “Sabato un’operatrice ecologica non è riuscita nemmeno ad avvicinarsi alla panchina al centro del parco (i Giardini Speyer, ndr) dove sostavano alcuni ubriachi. Un tipo tosto, quella ragazza, ma niente da fare. Ancora un po’ e le vomitavano addosso. Ha dovuto lasciar perdere. Lei, però, almeno non ci vive. Qui non se ne può davvero più. La gente è stanca, ha paura. Sono tanti gli anziani che appena fa buio non escono e si capisce. Tra spacciatori e ubriachi che si spogliano per fare i loro bisogni anche in pieno giorno sotto i portici e abbandonano bottiglie e vetri rotti in giro… Per non parlare delle prostitute che nottetempo si appartano con i clienti nel cortile di Ragioneria approfittando dei cancelli aperti. La situazione è insostenibile. C’è gente che dopo anni di battaglie si è arresa”.“Il mio cane spesso trova dosi di droga nascoste nel giardino della scuola - racconta Saveria, che abita lì vicino -. Io le prendo e le getto; prima o poi temo che qualcuno si arrabbierà. Il problema è che si vede di tutto. Preservativi abbandonati, gente che si picchia. Ho visto di persona un protettore costringere una delle ragazze che si prostituiscono a chiedere perdono in ginocchio. Erano le cinque del pomeriggio. Poi le vecchiette che vengono insultate, le donne apostrofate con frasi irripetibili, le bottiglie buttate ovunque. Che bevano, ma almeno gettino i rifiuti nei bidoni. Qui è pieno di stranieri che si ubriacano. Intendiamoci, qui non si tratta di razzismo. Però, credo che chiedere più sicurezza sia un nostro diritto”.Dicono che la stazione sia in mano agli albanesi, mentre nei giardini i maghrebini si contendono il mercato dello spaccio. “Capisco che anche le forze dell’ordine abbiano le mani legate, ma non è possibile che la gente che bivacca al parco possa spadroneggiare. Stamane (ieri, ndr) passavo in bici in via Carducci e ho buttato l’occhio sotto il portico. Era deserto, ma a terra era pieno di bottiglie. C’è da aver paura. Io stessa ho subito alcuni tentativi di aggressione sotto casa. Trovo indecente che a cento metri da piazza del Popolo ci siano situazioni del genere”. I residenti del condominio dell’isola di San Giovanni stanno ultimando una raccolta firme (attualmente sono una settantina i firmatari che hanno aderito) che presenteranno nei prossimi giorni al sindaco e alle forze dell’ordine. Una petizione in cui chiedono di porre rimedio al problema. “Non è solo una questione di ordine pubblico - sottolinea Andrea - ma anche di decoro e igiene. E’ un’iniziativa per richiamare l’attenzione su una zona soggetta a degrado. C’è gente che si ubriaca e lascia rifiuti ovunque. Le bottiglie di birra rischiano di essere l’emblema dell’area in cui viviamo. Poi c’è chi orina en plein air, anche contro le porte. Il Comune ha sistemato i giardini investendo penso molto e realizzando un intervento opportuno. Ma senza vigilanza, il risultato è un bivacco multietnico. In mezzo non ci sono solo stranieri, ma anche italiani. Crediamo però sia necessario un ripensamento della zona, che va rivista dopo una gestione che ha lasciato a desiderare. Anche in passato si sono verificati dei problemi. Come adesso, però, mai”. “Paghiamo l’Ici come zona di pregio quando ormai viviamo in un ghetto - fa eco la signora Ornella - ed è un controsenso. Qui è tutta una situazione particolare. Viviamo barricati mentre vorremmo più sorveglianza, almeno dalle 18 alle 22”.“Che dire. Proviamo disagio. E anche notevole - rimarca Francesca, che da due anni si è trasferita vicino alla stazione -. In certi giorni non si riesce ad entrare in casa per la gente che bivacca bevendo alcolici. L’altro giorno sono scesa al parco con mio nipote, ma non ha potuto giocare perché c’erano degli ubriachi attorno all’area per bambini, mentre a terra era pieno di vetri rotti. Ci sono le prostitute che consumano direttamente nel giardino durante l’estate e personaggi poco rassicuranti in giro. Personalmente, per fortuna finora non mi è capitato niente di particolare, ma c’è da dire che non esco mai sola. Soprattutto di sera, preferiscono farmi venire a prendere e farmi accompagnare fin sotto casa. Ho abitato in altri quartieri di Ravenna e situazioni del genere non le ho mai vissute. Trasferirmi qui è stato scioccante, anche perché avevo un ricordo da bambina della zona che non è più attuale”.C’era una volta l’isola felice. Ora c’è solo l’isola di San Giovanni. Una terra di nessuno.

Gianluca Rossi


 

IL TEMPO

Vigili Urbani
Ubriaco al volante semina il panico all’idroscalo

UN cileno ubriaco semina il panico nelle strade di Ostia. È stato bloccato all’Idroscalo dopo che aveva tamponato e speronato quattro o cinque vetture, quasi tutte parcheggiate in seconda fila. L’uomo, al volante di una Ford Fiesta di colore bianco è stato individuato dopo aver urtato in via Forni, alla Nuova Ostia, una Panda. I vigili urbani del XIII gruppo che erano sulle sue tracce dopo le ripetute segnalazioni che arrivavano dalle strade del Lido, hanno visto la Ford mente imboccava zigzagando via dell’Idroscalo. I due vigili l’hanno inseguito e sono riusciti a bloccarlo in via della carlinga dove si era nascosto abbandonando l’auto sulla piazza. L’uomo non aveva documenti, ha detto di essere cileno e di essere uscito dal carcere tre giorni prima e di chiamarsi M. Fernando Gabriele, di avere 40 anni e che non sapeva dove andare. L’uomo era ubriaco e probabilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Sulla sua identità e sul numero di auto danneggiate sono, ad ogni modo, in corso accertamenti. Questa mattina sarà processato per direttissima. Enz. Bia.


Mercoledì, 20 Settembre 2006
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