Lunedì 10 Agosto 2020
area riservata
ASAPS.it su

Rassegna stampa Alcol e guida dell’11 settembre 2006

a cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

LA STAMPA

Motoraduno da incubo ad Oristano muoiono in tre (*)

A conclusione della desra ci sono stati 9 incidenti, quattro dei quali gravi

ORISTANO. Finisce in tragedia la 25esima edizione del Motoraduno della Vernaccia di Riola Sardo, nell’oristanese. A conclusione di quella che doveva essere la festa delle due ruote ci sono stati 9 incidenti, quattro dei quali gravi, per un bilancio di 3 morti e sei feriti. Due delle vittime, Francesco Meloni, 54 anni, e Giorgia Spiga 32 anni, entrambi di Cagliari, erano fidanzati.
Avevano raggiunto il gruppo, composto da circa 100 motociclisti, a Riola Sardo, in sella ad un Harley Davidson. Quando stavano rientrando verso Cagliari, a motoraduno concluso, all’altezza della località turistica ’S’Archittù la potente Harley e sfuggita al controllo del suo pilota e i due si sono schiantati contro un furgone che proveniva dalla direzione opposta. Lui è rimasto ucciso sul colpo, lei è morta poco prima che arrivassero i soccorsi.
A un centinaio di chilometri di distanza l’altro grave incidente. Davide Dedola, 25enne di Bolotana, stava rientrando anche a casa, in sella ad una Honda Cbr, dopo il mini tour assieme al gruppo. Nei pressi di Bauladu ha perso anch’egli il controllo del mezzo e si è andato a schiantare contro un cartello stradale, restando ucciso sul colpo.
Nel frattempo, lungo la provinciale che da Riola Sardo porta a Cabras ha rischiato la vita Valentino Serra, 27 anni di San Gavino, volato anch’egli fuori strada. Così come Giuseppe Cabiddu, che mentre stava facendo rientro ad Assemini, all’altezza di Sant’Anna, lungo la Ss 131, ha perso il controllo della sua Honda ed è volato nella carreggiata opposta a quella nella quale viaggiava. Entrambi non sono in pericolo di vita. Meno gravi invece gli altri cinque incidenti

 
(*) Nota: gli articoli su questa tragedia non parlano di alcolemie effettuate e quindi non abbiamo notizie che possano far pensare ad un nesso diretto tra questi incidenti e le libagioni offerte nel Motoraduno della Vernaccia. I rischi dell’associazione tra alcol e guida non necessitano di ulteriori conferme, e nello stesso tempo chi non ha questa consapevolezza non cambia idea neppure di fronte all’evidenza. Un analogo incidente era accaduto anche nell’edizione di un anno fa ed il programma non è cambiato. E non è ancora finita. In Sardegna ci saranno ancora due motoraduni: “Sulle strade della Malvasia” il 16/9, “Del Cannonau” il 23/9. Quello “Del Mirto” si è tenuto il 27/5.

Se il Codice Penale punisce all’art. 690 Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, cagiona la ubriachezza altrui, somministrando bevande alcooliche, cagionare un’alcolemia che il Codice della Strada definisce “stato di ebbrezza” in circostanze come un motoraduno in cui l’associazione con la guida è prestabilita, non si configura come reato? Secondo me si.


 

IL QUOTIDIANO.IT

Lettera aperta alla Croce Verde di Mogliano

MANTOVA - A scriverla, l’associazione Club degli Alcolisti in trattamento di Mantova (*)

Spett. Croce Verde di Mogliano (Mc)

Siamo venuti a conoscenza dell’iniziativa "3° Festa della Birra" organizzata dalla vostra associazione.

Ci permettiamo di portare alla vostra attenzione alcune riflessioni, certi di trovare quella sensibilità senza la quale non potrebbe essere adempiuto il vostro impegno sociale.

A diverso titolo, ci occupiamo di alcol e problemi alcolcorrelati da diversi anni. La constatazione dei danni causati dagli alcolici, che in Europa li collocano al primo posto come causa di morte nella fascia di età 15/29 anni, e l’enorme mole di sofferenza associata all’uso delle bevande alcoliche (birra compresa) rientra senz’altro nel novero delle vostre esperienze.

Basti pensare agli incidenti stradali, che in Italia sono in buona parte alcolcorrelati, ai problemi relazionali e alle violenze, anche familiari, agli infortuni, alle circa sessanta patologie, tra cui diversi tipi di tumori, per le quali l’alcol è importante fattore di rischio.

Ci viene difficile criticare un’iniziativa nata sicuramente con l’obiettivo di perseguire finalità sociali, ma nello stesso tempo non possiamo non rilevare che, nell’ambito della prevenzione dei problemi alcol correlati e della promozione della salute, tutti i maggiori esperti a livello internazionale indicano che la direzione da seguire è tutt’altra.

Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su giovani e alcol ( http://www.aicat.net/direttore_europeo.htm e http://www.aicat.net/dichiarazione_sui_giovani_e_l’alcol.htm, ) sono molto chiare ed illuminanti a questo proposito, tra le altre cose suggeriscono di adoperarsi per ridurre il consumo complessivo di alcolici soprattutto nella popolazione giovanile.

Anche a seguito dei più recenti documenti OMS, in questo periodo in molte zone d’Italia si sta mettendo in discussione l’opportunità di organizzare manifestazioni (Feste della Birra, Feste del Vino) in cui già nel nome esplicitamente si promuove l’associazione tra alcol e divertimento: molte amministrazioni locali stanno negando il loro patrocinio a questi eventi, molte feste stanno cambiando di nome, trasformandosi in "Festa della Musica", o "Festa della Vita", o quant’altro.

A nostro modesto parere iniziative di solidarietà si esplicano meglio contrastando, e non promuovendo e festeggiando, le cause della sofferenza umana.

Cordiali saluti.

(*) Nota: la lettera è stata scritta e spedita da Roberto Argenta e Alessandro Sbarbada


 

BRESCIA OGGI

Controlli della stradale a Pisogne

«Alticci» al volante Ritiro della patente per 17 automobilisti

Un altro sabato sera di controlli «anti stragi», altri bresciani sorpresi alla guida poco lucidi. Sono 17 le patenti ritirate la scorsa notte dagli agenti della polizia stradale di Darfo Boario Terme che hanno effettuato la notte di controlli nella zona di Pisogne e lungo la sponda del lago d’Iseo. Pisogne l’altra sera era in festa e qualcuno ha un po’esagerato. Gli agenti si sono piazzati sulla via d’uscita del paese e hanno controllato 90 automobilisti e 109 persone in totale. Non tutti erano lucidi. Alcuni automobilisti erano visibilmente alterati dal consumo di alcol, per cui gli agenti hanno effettuato il test con l’etilometro. Diciassette automobilisti non hanno superato la prova: il loro tasso alcolico era troppo elevato, ben al di sopra del limite di 0,50 fissato dalla legge.Gli automobilisti sorpresi ubriachi al volante hanno dovuto lasciare l’auto o, eventualmente, affidarla a qualche amico sobrio. Nel corso del massiccio controllo gli uomini delle quattro pattuglie impegnate hanno anche multato un automobilista per guida senza cintura e un secondo per velocità pericolosa. Nuovi controlli verranno ripetuti anche nei prossimi week end.w.p.


 

IL GAZZETTINO (ROVIGO)

Automobilisti alticci  Tre patenti ritirate 

Tre automobilisti appiedati e senza patente: è il bilancio dei controlli notturni della Polstrada, finalizzati alla prevenzione delle stragi nel weekend. Gli agenti del distaccamento di Badia hanno operato un posto di blocco lungo la S.S. 16, nei pressi del centro commerciale La Fattoria. Sono stati identificati complessivamente una ventina di conducenti. Il primo a finire nel mirino dei poliziotti è stato F.B., 30 anni, di Rovigo. Il giovane, al volante di una Volkswagen Golf, superava di poco i limiti alcolemici consentiti per legge. Poi è toccato a S.S., ventottenne di Granze. Guidava un’Audi TT in evidente stato di alterazione alcolica. L’etilometro ha segnalato valori più che doppi rispetto a quanto previsto dal codice della strada. Ubriaco fradicio un trentanovenne, anch’egli residente a Granze, fermato alle cinque del mattino. M.S. era alla guida di un’Opel Corsa. Aveva un tasso alcolemico cinque volte superiore ai limiti di legge. Per il terzetto patente ritirata e denuncia per guida in stato di ebbrezza.


 

IL GAZZETTINO (TREVISO)

SULLA PONTEBBANA 

Scontro frontale all’alba. Due i feriti. Fuori legge all’alcol test sia l’investitore che correva contromano, sia l’automobilista centrato 

La guida in stato di ebbrezza sembra proprio essere all’origine dell’incidente frontale verificatosi nelle prime ore della scorsa notte lungo la Pontebbana. Erano le 4.30 allorché, su un tratto rettilineo della strada nei pressi di Porcia, la Ford Mondeo condotta dal 37enne A.Q., residente a Cordenons, ha invaso la carreggiata di sinistra, proseguendo quindi contromano. Lungo la statale in quel tratto stava sopraggiungendo dalla direzione opposta una Volkswagen Golf guidata da C.T., quarantenne, di Gaiarine. Inevitabile lo scontro frontale tra i due automezzi. Feriti i due protagonisti, gravemente danneggiati i mezzi. Gli uomini della Polizia stradale oltre ad avviare i rilievi di rito hanno sottoposto i due guidatori all’alcol-test. È così apparso evidente che il cordenonese aveva in circolo una percentuale di alcol ben superiore al limite tollerato. È poi emerso che anche colui che era stato "centrato" si trovava in stato di ebbrezza. Per i due "incidentati" è così scattato - oltre alla decurtazione dei punti e alla sanzione pecuniaria - il ritiro dei rispettivi documenti di guida.


 

IL GAZZETTINO (VENEZIA)

FAVARO VENETO 

Un bicchiere di troppo e scoppia la rissa Tre giovani mestrini denunciati dalla polizia 

(l.l.) Notte brava per un gruppo di ragazzi mestrini residenti a Favaro. Una serata "goliardica" che però ha superato il limite della legalità, sfociando in rissa, quasi sicuramente "incoraggiata" da un bel po’ di alcol ingerito dai giovani. E in tre, tra i 25 e i 31 anni, sono stati denunciati dalla polizia.

L’episodio è accaduto sabato notte verso le 4.30 in piazza Pastrello a Favaro Veneto. I giovani, cinque/sei, tutti del posto, sono usciti per trascorrere la serata insieme. Poi, prima di rincasare si fermano nei pressi di piazza Pastrello a bere un drink. Tuttavia l’atmosfera presto si fa pesante, e i ragazzi iniziano a litigare tra loro. Non è ben chiaro cosa abbia fatto scatenare la scintilla. Di certo però il fatto che il gruppetto abbia bevuto un bel po’ ha giocato un ruolo determinante. Quindi tra i cinque volano parole, e in pochi minuti si passa a schiaffi e pugni finché qualcuno decide di chiamare la polizia.

Nel giro di qualche minuto arrivano gli agenti delle volanti. Alla vista della sirena il fuggi fuggi è generale. Nella confusione due o tre riescono a scappare. Altri tre invece restano "intrappolati" nella piazza e la polizia può procedere a identificazioni e denunce di M.L., 25 anni, D.B., 29, e M.M., 31. Quest’ultimo non ci sta: non accetta di essere pizzicato dalla polizia, così dà in escandescenza e aggredisce i poliziotti, che sono costretti a denunciarlo anche per resistenza a pubblico ufficiale.


 

IL GAZZETTINO (VENEZIA)

Un altro chioggiotto ha trovato la morte lungo ...

Chioggia

Un altro chioggiotto ha trovato la morte lungo la statale Romea. Luigi Nordio, 64 anni di Chioggia ha perso la vita alle 2 di domenica mattina, mentre stava transitando assieme alla moglie sul ponte translagunare di Chioggia. Ancora pochissimi chilometri e sarebbe rincasato. La sua strada, la sua vita, si è però incrociata con quella di un pirata che, dopo aver causato l’incidente mortale, è vigliaccamente scappato lasciando alle sue spalle sangue e disperazione. La dinamica del sinistro è stata in gran parte chiarita dai carabinieri di Chioggia accorsi sul luogo dell’incidente dopo essere stati chiamati dai numerosi automobilisti che hanno assistito alla scena. Stando alla ricostruzione una Mercedes guidata da uno slavo di 48 anni, Borsi Parlov, ha tamponato una Toyota che lo precedeva guidata da E.R. 25 anni di Codevigo. Un urto molto violento. La ragazza non ha più potuto controllare l’auto che è finita come un proiettile impazzito sull’altra carreggiata proprio nel momento in cui transitava la Volvo guidata da Nordio. Inevitabile il frontale con la Volvo che quasi si disintegra all’impatto con l’auto e, successivamente, con il guardrail. Parlov, anziché fermarsi per prestare soccorso, capisce la gravità di quanto successo e, per paura, ingrana la quarta e fugge via a tutta velocità. Quando i carabinieri arrivano sul posto la Mercedes non c’è più ma molti testimoni hanno visto la scena e forniscono dettagli fondamentali per far avviare le ricerche. Mentre su tutto il territorio i militari dell’Arma danno la caccia al fuggiasco, sul luogo dell’incidente si presta soccorso ai coinvolti nel sinistro. Purtroppo il terribile urto causa la morte sul colpo di Nordio, più fortunata di lui la moglie Rossana Beltrame anch’essa di 64 anni. Seduta accanto al marito rimane miracolosamente viva, anche se ferita e incastrata tra le lamiere dell’auto. Sul posto arrivano subito i vigili del fuoco di Chioggia e due ambulanze dell’ospedale. La donna viene liberata e condotta al pronto soccorso per gli accertamenti del caso. Ne avrà per una trentina di giorni a causa di numerose botte e fratture ma, viste le condizioni dell’auto, solo un miracolo l’ha salvata. E’ andata bene anche alla giovane a bordo della Toyota, involontaria protagonista del frontale. L’airbag e la cintura le ha salvato la vita e si trova tuttora ricoverata all’ospedale di Chioggia in condizioni stabili. Intorno alle 3.30 i carabinieri chiudono la caccia all’uomo con successo. Boris Parlov viene intercettato da una pattuglia a Cadoneghe, in provincia di Padova. Sulla macchina gli evidenti segni dell’incidente. L’alcol test a cui viene sottoposto non lascia dubbi: lo slavo era al volante completamente ubriaco e finisce in manette per omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza. Questa mattina verrà processato per direttissima. Attualmente si indaga anche sull’auto utilizzata da Parlov e che risulta non essere di sua proprietà. Di targa straniera, non si esclude che possa essere stata rubata. Sul ponte translagunare l’Aci Fiorentini e i vigili del fuoco hanno lavorato fino alle 4.30 per liberare le carreggiate e permettere nuovamente il passaggio dei mezzi. La situazione stradale è tornata alla normalità intorno alle 5.

Marco Biolcati


 

IL GAZZETTINO (PORDENONE)

Ebbri al volante, scontro frontale 

Quindici le patenti ritirate dalla Polizia stradale. Moto, un altro incidente a Claut

La guida in stato di ebbrezza sembra proprio essere all’origine dell’incidente frontale verificatosi nelle prime ore della scorsa notte lungo la pontebbana. Uno schianto che soltanto per pura fortuna non ha avuto conseguenze più gravi. Erano le 4.30 allorché, su un tratto rettilineo della strada nei pressi di Porcia, la vettura Ford Mondeo condotta dal 37enne A.Q., residente a Cordenons, ha invaso la carreggiata di sinistra, proseguendo quindi contromano. Lungo la statale, tuttavia, proprio in quel tratto stava sopraggiungendo dalla direzione opposta una Volkswagen Golf guidata da C.T., un quarantenne di Gaiarine (Treviso), che si è visto arrivare incontro l’altra vettura nella sua stessa corsia. Inevitabile lo scontro frontale tra i due automezzi, rimasti duramente danneggiati in seguito al violento impatto. Nonostante la dinamica, i due conducenti non hanno riportato conseguenze particolari dal punto di vista fisico.

Chiamati a intervenire, gli uomini della Polizia stradale (mentre nel frattempo erano stati allertati anche i sanitari del 118), oltre ad avviare i rilievi di rito per ricostruire la dinamica dell’incidente, hanno subito sottoposto i due guidatori all’alcol-test, come da prassi. È così apparso evidente, dal responso delle apparecchiature, che il cordenonese aveva in circolo una percentuale di alcol ben superiore al limite tollerato. È poi emerso che anche colui che era stato "centrato" si trovava in stato di ebbrezza. Per i due "incidentati" è così scattato immediatamente - oltre alla decurtazione dei punti e alla sanzione pecuniaria - il ritiro dei rispettivi documenti di guida. Quanto alle ferite, lievi, sono state medicate sul posto dai sanitari del 118. Con le due patenti ritirate a Porcia sono complessivamente 15 quelle ritirate la scorsa notte dalla Polstrada, 8 delle quali per il reato di guida in stato d’ebbrezza e 7 per il mancato rispetto dei limiti di velocità.

Intanto rimangono ancora molto gravi le condizioni di Enrico Malvestio, il centauro 33enne di Noale (Venezia), sbandato sabato pomeriggio in curva lungo la statale 251 a Claut. Ieri è stato elitrasportato dall’ospedale di Pordenone a quello di Udine. E sempre ieri alle 16.30, praticamente nello stesso posto, un altro centauro è uscito di strada restando ferito.


 

REPUBBLICA.IT

Nella città pugliese l’aggressione nel cortile di una scuola, l’allarme lanciato da due romeni In Lombardia vittima e aggressore lavorano nello stesso locale

Da Foggia a Milano, ancora stupri

Violentate tre donne immigrate

ROMA - Ancora violenza sulle donne, vittime due ragazze polacche e una romena. Le prime sono state stuprate a Foggia da due immigrati di origine africana. La ragazza romena è stata violentata da un suo connazionale, che lavora come buttafuori nel locale in cui lei si esibisce come spogliarellista.

A Foggia due ragazze polacche di 22 e 23 anni sono state avvicinate da due cittadini africani, un marocchino e un ivoriano, che le hanno poi convinte a seguirli in una scuola abbandonata, in viale Fortore. Nel cortile dell’edificio hanno offerto loro dell’alcol e hanno poi cercato di abusare di loro. Il cittadino della Costa d’Avorio è riuscito a trascinare una delle due ragazze su un materasso che aveva sistemato nel cortile della scuola e l’ha ripetutamente violentata davanti ad alcuni connazionali. La violenza non sarebbe passata inosservata anche ad alcuni residenti nelle case che si affacciano sul cortile scolastico, ma a chiamare i carabinieri sono stati due romeni.

Al loro arrivo i militari sono stati aggrediti da alcuni connazionali dello strupratore e altri immigrati, che si sono scagliati contro i carabinieri. Alla fine però Mouhamedi Diabx di 32 anni è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale e un marocchino di 24 anni è finito in manette con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

Mentre si consumava la prima violenza e nel parapiglia che ne seguiva, l’altra ragazza ha cercato di fuggire, aiutata da un altro marocchino, e si è rifugiata in un vagone della stazione ferroviaria di Foggia. Qui la donna ha trovato un altro africano, che ha abusato di lei. I carabinieri non sono ancora riusciti ad identificare l’autore di questa seconda violenza.

A Milano una cittadina romena di 29 anni, che lavora come ballerina in un locale di striptease, ha accusato di stupro, Cristian B. di 27 anni, anch’egli romeno, che fa il buttafuori nello stesso locale. La violenza sarebbe avvenuta attorno alle 6.30 nell’androne del palazzo dove abita l’uomo, in via Porpora e dove i due romeni si erano recati dopo una notte passata in discoteca. Lì l’uomo, secondo la denuncia, l’avrebbe picchiata e violentata.

La donna, che ha chiamato il 118 e la polizia, è stata trasportata alla clinica Mangiagalli, dove gli esami hanno accertato un avvenuto rapporto sessuale con caratteristiche compatibili alla violenza. I due si frequentavano da circa tre mesi. Quando è stato bloccato dagli agenti a casa sua, stamani, l’uomo ha ammesso di avere avuto un rapporto con la donna ma ha negato la violenza. 


 

 

IL MATTINO (AREA METROPOLITANA)

Raid tra immigrati An accusa i vigili

Lite a colpi di bottiglie di vetro Il vicesindaco replica all’ex deputato «Noi favoriamo l’integrazione sul tema sicurezza si fa il massimo»

MICHELE INSERRA Castellammare. Rissa tra extracomunitari ubriachi davanti alla fermata della circumvesuviana di piazza Unità d’Italia: tre marocchini finiscono in ospedale e poi a Poggioreale per rissa aggravata. Ma si scatena lo scontro politico sulla questione immigrati e sui controlli in città. «I vigili sono assenti, consentono la violazione di due leggi: la Bossi-Fini e quella sulla contraffazione». Ribatte il vicesindaco Paolo Pisciotta: «La polizia municipale è sott’organico. E poi su una tale questione bisognerebbe confrontarsi e non dividersi». La lite è avvenuta nella tarda serata di sabato. In pieno centro tre marocchini, tra i 19 e i 35 anni, sono completamente ubriachi. Alzano la voce, mentre continuavano a bere birra. Dalle parole ai fatti passano pochi minuti. Per futili motivi in corso di accertamento, anche se alla base di tutto senza dubbio ha avuto un ruolo determinante lo stato di ebbrezza, sono volati calci e schiaffi. Alla scazzottata hanno assistito alcuni passanti, che si sono subito allontanati. Qualcuno avvisa i carabinieri. Intanto la situazione sta ulteriormente degenerando. I tre extracomunitari hanno rotto le bottiglie che avevano in mano e armati di pezzi di vetro si picchiano di santa ragione. Sul posto i militari e due ambulanze del 118. I marocchini vengono trasportati al San Leonardo, per ferite guaribili in pochi giorni. Dopo le cure i tre sono stati portati in caserma e poi a Poggioreale. Un episodio, l’ennesimo accaduto nell’hinterland stabiese tra extracomunitari, che provoca la polemica politica. A lanciare pesanti accuse è l’ex senatore Luigi Bobbio, esponente di An. «Il tema immigrazione non è un problema di legge, ma di applicazione della legge – sottolinea il politico di centrodestra - A Castellammare polizia, carabinieri e guardia di finanza fanno quello che possono; ma bisogna dire che sono pure costrette a sopperire all’assenza di azione da parte della polizia municipale, che nonostante ci siano ambulanti nelle strade cittadine e alle luce del, sole non interviene. A questo punto dico che i vigili violano due leggi: la Bossi-Fini e quella riguardante la contraffazione. Mi chiedo: ma la colpa di questa inerzia risiede in una mancanza di volontà della polizia municipale o è colpa di una amministrazione che non dà direttive precise ai vigili?». Il vicesindaco rigetta le accuse.«Forse qualcuno dimentica che la polizia municipale è sott’organico e siamo costretti a fare fronte all’emergenza con contratti trimestrali e quadrimestrali – dice Pisciotta – Come amministrazione, grazie all’assessore Corrado, abbiamo anche attivato uno sportello per gli immigrati. Più di problema immigrati parlerei di questione sicurezza, soprattutto in questo momento di alta tensione sociale, che riguarda tutti coloro che risiedono dentro le mura della città, poco importa se sia stabiese o straniero». 


 

 

IL MESSAGGERO (LATINA)

Rissa

L’altra notte i militari della compagnia di San Lorenzo in Lucina hanno fermato 8 giovani italiani. È accaduto in via Canova, nei pressi dell’ospedale San Giacomo. I giovani, probabilmente ubriachi, hanno età compresa dai 19 e i 22 anni. Sono stati denunciati tutti, tranne uno che è stato arrestato perchè ha aggredito uno dei carabinieri con un pugno in volto.


 

IL SECOLO XIX

Maria ricercata in tutta Italia 

Diffuse le foto segnaletiche della piccola bielorussa "rapita"

Genova. Dati segnaletici sui connotati di Maria sono stati trasmessi dai carabinieri di Arenzano a tutte le forze di polizia d’Italia e dei paesi stranieri confinanti con la nostra nazione. Le ricerche della bambina bielorussa nascosta dai genitori affidatari per impedire che ritorni nell’istituto che la ospita nel suo Paese, dunque, proseguono in modo serrato. E mentre si cercano le sue tracce presso parenti e amici di Maria Chiara Boracin e Alessandro Giusto, tutta Cogoleto, la cittadina dove la coppia vive da sempre, si stringe attorno a loro. Ieri il consigliere comunale di opposizione Francesco Biemonti ha chiesto e ottenuto che mercoledì sera sia riunito il consiglio comunale straordinario, proprio per parlare di Maria divenuta ormai un caso nazionale. Tutti i giornali d’Italia parlano di lei e della giovane coppia che ha deciso di evitarle ad ogni costo di tornare nell’istituto di Vileika: anche a costo di finire in carcere. Ieri il parroco di Cogoleto, durante la messa della 11 ha parlato a lungo della bimba. Ha commosso i numerosissimi fedeli: anche i genitori piangevano distrutti. «Vedo i suoi occhi - ha detto il parroco - tristi e colmi di lacrime che sembrano dire: Che cosa mi sta succedendo?». E all’uscita dalla chiesa si è formato spontaneamente un comitato a favore di Maria: una delle prossime sere sarà organizzata una fiaccolata lungo le vie di Cogoleto e tutti pregheranno per lei. E’ una vicenda molto difficile da risolvere quella della bambina bielorussa la cui vita è stata segnata dalla cattiva sorte sin dalla nascita. La sua mamma era una ragazza madre. Maria le venne tolta che era piccolissima perchè trovata abbandonata tra i rifiuti, denutrita. Venne messa in un istituto e pochi anni dopo, aveva soltanto 30 anni, sua madre morì distrutta dall’alcol. Sino a sette anni la piccola era stata ospite di un istituto dove si trovava abbastanza bene. Poi, giudicata problematica perchè non riusciva a parlare correttamente, venne trasferita nella struttura di Vileika, quella dove vive tuttora che accoglie ragazzi con vari handicap di un’età compresa tra i 7 e i 18 anni. Poco personale, poca sorveglianza e i piccoli - ha raccontato Maria ai suoi genitori - debbono sopportare sevizie e soprusi da parte dei più grandi. «Se urlavo e mi lamentavo con gli inservienti - ha spiegato Maria - per timore di avere grane, mi minacciavano: non dire niente a nessuno, altrimenti in Italia non ci vai più!» Un lager che Maria Chiara e Alessandro hanno visitato personalmente dopo che la bambina era giunta a casa loro piena di lividi e con una bruciatura di sigaretta all’inguine. «Come possono pensare di rimandare la bimba in quel posto - spiega disperata Maria Chiara - Abbiamo bussato ad ogni porta, nessuno ci ha aiutato. Dietro a queste adozioni ci sono interessi economici: in Italia vengono inviati migliaia di bimbi per disintossicarsi dagli effetti delle radiazioni di Chernobyl, e per ognuno la Bielorussia incassa una bella cifra. Ma queste sono cose che nessuno ha il coraggio di dire. Io e mio marito non abbiamo paura, quello che ci importa è il bene della bambina. Avevamo ottenuto dal Tribunale per i minori un provvedimento che spostava di circa un mese il rientro di Maria in patria. Poi improvvisamente questa decisione è stata annullata. Abbiamo saputo che è arrivato appositamente a Genova il console bielorusso e si è fermamente imposto che la piccola rientrasse subito». Per vanificare il provvedimento di rinvio il Tribunale per i minori ne ha emesso un altro che però non è ancora stato notificato ai coniugi Giusto, né ai loro avvocati. Che la bimba dovesse partire subito è stato detto loro in modo informale. Il professor Alberto Figone e l’avvocato Camilla Dolcini presenteranno un ricorso di annullamento alla Corte d’appello minorile contro l’ultima disposizione. I due coniugi sono indagati per sottrazione di persona incapace, visto che Maria ha meno di 14 anni, e rischiano da uno a tre anni di carcere. Un reato che non prevede però il carcere neppure di fronte alla flagranza.

ElisabettaVassallo


 

REDATTORE SOCIALE

SALUTE

Dal 1960 i casi di suicidio nel mondo in crescita del 45%. I dati dell’Oms

Ogni anno quasi 900mila i morti: è una delle tre cause principali di morte tra i 15-44 anni. A rischio i giovani in un terzo dei paesi, sviluppati e non. L’ingestione di insetticida, uno dei metodi più frequenti

ROMA - Ogni anno quasi 900mila persone muoiono per suicidio; nel 2000 sono morte così circa un milione di persone, 16 per 100mila nel mondo, una morte ogni 40 secondi. Il dato è dell’Organizzazione mondiale della salute e dell’Associazione Internazionale per la prevenzione del suicidio in occasione della giornata mondiale della prevenzione che si è celebrata ieri, 10 settembre. Negli ultimi 45 anni la percentuale dei suicidi è aumenta del 60% nel mondo e, ad oggi, è tra le tre cause principali di morte tra i 15-44 anni. Infatti, anche se tradizionalmente il suicidio è più frequente tra i maschi anziani, secondo l’Oms, il fenomeno si sta allargando considerevolmente fra i giovani, tanto che ad oggi essi rappresentano il gruppo a rischio più alto in un terzo di paesi, sviluppati e non. L’ingestione di insetticida è uno dei metodi più frequenti, soprattutto nelle aree rurali dei paesi asiatici: negli ultimi 10 anni tra il 60% e il 90% di suicidi registrati in Cina, Malaysia, Sri Lanka e Trinidad erano dovute a questa causa. 

Al suicidio sono associati nel 90% dei casi disturbi mentali (in particolare depressione e abuso di droghe), ma secondo il rapporto sono legate a questo gesto molti fattori socio-culturali; inoltre è più probabile che il suicidio si verifichi durante periodi di difficoltà economica, di crisi in famiglia o individuale come la perdita di una persona cara o del lavoro. Il fenomeno secondo l’organizzazione ha bisogno di un approccio multi-settoriale per essere combattuto: i dati dimostrano che prevenire depressione, alcol e abuso di droghe può ridurre il rischio, così come interventi scolastici che lavorino sulla gestione di crisi, miglioramento dell’autostima e la capacità di prendere decisioni positive. Tuttavia secondo l’Oms manca la consapevolezza che il suicidio è un problema di grande impatto sociale, discuterne è ancora un tabù e solamente alcuni paesi hanno incluso la prevenzione di suicidio fra le loro priorità.


 

IL GAZZETTINO (TREVISO)

SULLA PONTEBBANA 

Scontro frontale all’alba. Due i feriti. Fuori legge all’alcol test sia l’investitore che correva contromano, sia l’automobilista centrato 

La guida in stato di ebbrezza sembra proprio essere all’origine dell’incidente frontale verificatosi nelle prime ore della scorsa notte lungo la Pontebbana. Erano le 4.30 allorché, su un tratto rettilineo della strada nei pressi di Porcia, la Ford Mondeo condotta dal 37enne A.Q., residente a Cordenons, ha invaso la carreggiata di sinistra, proseguendo quindi contromano. Lungo la statale in quel tratto stava sopraggiungendo dalla direzione opposta una Volkswagen Golf guidata da C.T., quarantenne, di Gaiarine. Inevitabile lo scontro frontale tra i due automezzi. Feriti i due protagonisti, gravemente danneggiati i mezzi. Gli uomini della Polizia stradale oltre ad avviare i rilievi di rito hanno sottoposto i due guidatori all’alcol-test. È così apparso evidente che il cordenonese aveva in circolo una percentuale di alcol ben superiore al limite tollerato. È poi emerso che anche colui che era stato "centrato" si trovava in stato di ebbrezza. Per i due "incidentati" è così scattato - oltre alla decurtazione dei punti e alla sanzione pecuniaria - il ritiro dei rispettivi documenti di guida.


 

L’ARENA.IT

Denuncia del consigliere dei Verdi

Bertani colpito con un pugno e poi insultato

Una scampanellata per invitare quattro pedoni a spostarsi e in cambio riceve insulti e un pugno. E per Giorgio Bertani, consigliere nonchè capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, quella dell’altra notte è la terza aggressione in un anno. «Sono preoccupato per la violenza di questa città, sono stato insultato e colpito, ma poi per cosa? Pare che a nessuno interessi perchè non è il primo episodio (e non mi riferisco solo a me) di comportamenti aggressivi. E’ successo recentemente in piazza Erbe, quando qualcuno ha strappato i verbali dei vigili davanti a loro e due agenti sono state offese e insultate. Ma pare che l’amministrazione a ciò si disinteressi».

E il racconto di ciò che è accaduto è anche il testo della denuncia che ieri pomeriggio ha presentato in Questura. Domenica notte stava rientrando a casa, in sella alla bicicletta, quando nella parte finale di via Stella in mezzo alla strada ha trovato quattro persone. Era l’una e mezza, forse poco più tardi, e vedendo il gruppo ha suonato il campanello. «La reazione è stata violenta: uno di loro si è avvicinato e ha cominciato ad offendermi, continuava a ripetermi che ero un clown e che puzzavo. Aveva un alito molto alcolico e gliel’ho fatto notare sta di fatto che continuando a ripetermi che ero un buffone e che puzzavo mi ha colpito con un pugno al volto». Bertani è caduto, ha chiamato il 113 e gli altri giovani che erano presenti lo hanno aiutato a rialzarsi, una di loro gli ha chiesto di non chiamare la polizia perchè l’amico aveva bevuto, e poi se sono andati. E lui, dopo aver atteso la Volante, è andato al pronto soccorso.

(f.m.)


 

BY MARCHE.IT

ANCONA:

Grande successo per la ’Notte Bianca’

Mentre a Roma migliaia di persone si riversavano per le vie del centro in occasione della ’Notte Bianca’, anche ad Ancona la stessa manifestazione raccoglieva un eccezionale successo di pubblico. Alta la qualità degli eventi, dai concerti ai percorsi culturali; 60.000 le persone che si sono riversate nel capoluogo dorico per festeggiare fino all’alba. Soltanto alcuni piccoli incidenti hanno rovinato l’atmosfera di festa, provocati il più delle volte dall’eccesso di alcol; tempestivo in tutti i casi l’intervento delle forze dell’ordine.


 

L’OPINIONE

Pino Roveredo, storia di una vita ricostruita

di Dario Cella

Uscito la prima volta nel 1996, “Capriole in salita” è stato ripubblicato da Bompiani nel maggio 2006. È la storia travagliata della giovinezza di Pino Roveredo, scrittore e giornalista triestino divenuto famoso grazie al successo di “Mandami a dire”, libro vincitore di numerosi, importanti premi, come il Campiello 2005. “Chi avesse visto l’uomo inciampare lì, sui gradini di marmo dell’Ospedale Infantile in quel mattino di pioggia, avrebbe pensato ad uno scivolone. L’uomo che cadeva e si rialzava aveva invece affidato il suo equilibrio alla scortesia di un abuso alcolico, e quell’eccesso faceva di tutto per rallentargli l’intenzione di arrivare al secondo piano, reparto maternità”. Il libro si apre con una sbronza, uno dei tanti “abusi alcolici” del padre sordomuto di Pino. Chissà, forse l’alcolismo ha come base una debolezza caratteriale di origine genetica, come sembra per la droga, ma sicuramente anche l’ambiente, la famiglia, gli amici, hanno un peso notevole nella formazione di un carattere. Pino nasce nel disagio, conosce la dura realtà di un istituto da lui chiamato “Palazzo dei Bambini Tristi”, dal quale fugge. Insieme ad amici più grandi la prima bevuta e presto “l’apprendistato dell’ingiusto”: furti di motorini, scorribande, razzie, sbronze colossali. Una sera, dopo una lite terribile col padre, il primo tentativo di suicidio e quindi, a seguire, l’esperienza indimenticabile del manicomio, quando ancora significava coercizione e violenza. Poco tempo dopo, complice di un furto d’auto, la galera, l’isolamento, la grettezza di un poliziotto che lo definisce “spazzatura minorenne”.

La strada diventa la casa di “Pino bibita”, il padre lo vede buttato su un marciapiede e non può che pensare che sarebbe stato meglio saperlo in carcere o in manicomio, dove almeno la gente non avrebbe potuto ridere di lui. “Quando l’alcol scende e la depressione sale tu diventi un ingombro, lasciai il banco per recarmi al bagno con la compagnia di una bottiglia vuota… con le punte di vetro mi lacerai i polsi”. Parentesi positiva il matrimonio con Luciana, un amore che non lo abbandonerà mai e che merita la dedica al libro: “A Luciana e ai miei figli per aver dato fiato al mio salto”. La scimmia di Pino resterà sempre l’alcolismo, la sua vita aveva un solo obbiettivo, quello di riempire di alcol le vene, uscire di casa e mettere fretta alle gambe per raggiungere il primo locale aperto. Infine, la scoperta di un centro di recupero basato sulla forza di volontà: “Devo seguire la fretta del mio passo sicuro diventato ormai padrone della linea retta”. Se la storia di Pino è forte, come solo le cose vere lo sono, il finale è da favola, è un meraviglioso happy-end. Infatti, dopo anni di vita come operaio in una fabbrica, ecco la notorietà, la scoperta di un dono meraviglioso, il dono dello scrivere. A cinquant’anni è sicuramente uno dei più dotati scrittori italiani: “Oggi se qualcuno mi dice che la vita si vive una volta sola, io posso raccontargli che no, che la vita, se ti aiutano a credere, la puoi far girare anche due, sì, anche due volte”.


 

IL (BENEVENTO)

SOLOPACA 

Vino, cura anticancro Gli esperti a confronto

Sopolaca. Vino e salute: se ne parla in una delle capitali del vino meridionale, ovviamente a Solopaca dove, oggi pomeriggio con inizio programmato per le ore 17.30, nella sala convegni della Cantina Sociale, si farà il punto sulle recenti scoperte mediche. «Il vino nella prevenzione del cancro» è, infatti, il tema dell’incontro al quale prenderanno parte i professori Paolo Ascierto, Mario Luigi Santangelo, e Vincenzo Maria Iaffaioli dell’Istituto senatore Pascale di Napoli, il professore Eugenio Luigi Iorio, presidente dell’Osservatorio Internazionale per lo studio dello stress ossidativo, il presidente della provincia di Benevento, l’on. Carmine Nardone, e Gennaro Malgieri, che è componente del Consiglio d’amministrazione della Rai. L’incontro, coordinato dal giornalista Luciano Pignataro, sarà preceduto dai saluti del presidente della Cantina Sociale di Solopaca, Massimo Di Carlo, del sindaco dello stesso comune della valle telesina, Pompilio Forgione e di Giovanni Pignatelli della Leonessa, presidente del Gal Partenio Taburno Valle Caudina.


 

Il Messaggero Veneto

turisti e curiosi in spiaggia per la pigiatura dell’uva

 

Milano Finanza

Il vino con warrant fa boom

 

Milano Finanza

Il vino con warrant fa boom

 

Martedì, 12 Settembre 2006

stampa
Condividi


Area Riservata


Attenzione!
Stai per cancellarti dalla newsletter. Vuoi proseguire?

Iscriviti alla Newsletter
SOCIAL NETWORK