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Articoli 04/10/2010

Il caso dei viadotti killer a Il Fatto di Enzo Biagi

Trascriviamo passi di una puntata della trasmissione del giornalista emiliano, trasmessa il 19 marzo 2002, nella quale intervengono Sergio Cianti, il padre di Diego, Ottaviano Bertei, dell’Associazione Familiari Vittime della Strada, e del Ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi

Viadotti Mortali
Ci sono viadotti che portano in Paradiso, anche perché molti viaggiatori, per salvarsi dopo un incidente, vanno a cercare rifugio tra le due carreggiate e precipitano nel vuoto. Raccontiamo una storia esemplare nella speranza che serva di ammonimento a qualcuno.

 

Enzo Biagi:
Partire, dicono, è un po’ morire, specialmente se c’è un viadotto da attraversare, magari di notte, senza ricordare che, nel mezzo di questi ponti sospesi, c’è il vuoto e se uno va a cercare rifugio lì, precipita.
Enzo Biagi: Signor Cianti, tutte le morti sulla strada sono assurde, ma quella di suo figlio, forse, di più. Cosa è successo su quel viadotto?
Sergio Cianti: Il ragazzo ha avuto un incidente in autostrada, a mezzanotte, si parla di un impatto con un Tir, la macchina si è accostata al guard rail sulla corsia di sorpasso, a sinistra, i ragazzi sono scesi illesi e si sono preoccupati immediatamente di segnalare agli altri automobilisti e camionisti l’ostacolo. Diego ha deciso di rientrare in macchina per recuperare il cellulare e chiamare i soccorsi; ha pensato di oltrepassare il guard rail per non essere investito. E purtroppo è precipitato.

Enzo Biagi: Dove stava andando, insieme a chi?
Sergio Cianti: era con tre suoi amici e si stava recando alla festa della birra, a Monaco.

Enzo Biagi: Lei come ha saputo della disgrazia?
Sergio Cianti: La mattina alle sei: è suonato il campanello. I Carabinieri ci hanno detto che Diego era morto…

Enzo Biagi: Signor Bertei, come Associazione Familiari Vittime della Strada, avete deciso di impegnarvi perché altre persone non debbano morire come Diego Cianti. La vostra battaglia ha già ottenuto risultati?
Ottaviano Bertei: Sì, ha ottenuto il risultato che questa norma, che impone di mettere le reti di protezione sui viadotti, fosse inserita nella Legge delega presentata al Governo dal Parlamento nella precedente legislatura. Purtroppo l’attuale Governo ha stralciato questa norma dall’attuale Legge delega.

Enzo Biagi: Signor Ministro, più di venti vittime negli ultimi anni sulle nostre autostrade, non per incidenti, ma perché sono precipitate da viadotti senza protezione. Di chi sono le responsabilità?
Pietro Lunardi:
Non esistono responsabilità precise perché non esistono delle norme precise in questo senso, perché le autostrade non sono fatte per i pedoni. Certo è, quando succedono questi incidenti, la gente, nella confusione, perde un po’ la testa e non si rende conto di quello che fa. E quindi non è in grado, sia per la notte sia per la nebbia, di valutare se, nel punto in cui scavalca, ci sia la terraferma oppure il vuoto.


Enzo Biagi:
E per lei?
Ottaviano Bertei: Ci sono delle responsabilità umane che chiunque può prendere in considerazione. Siccome il caso di Diego non è stato il primo e purtroppo, abbiamo visto, nemmeno l’ultimo, secondo me non avrebbe dovuto esserci bisogno di una legge che imponga una decisione di ragionevolezza come quella di mettere delle reti di protezione sui viadotti; tant’è che poche centinaia di metri prima dove è caduto Diego ci sono delle reti di protezione, e dopo non ci sono. Le Autostrade aspettano che una legge imponga una cosa francamente normale da un punto di vista umano.

Enzo Biagi: Cosa prevede il Codice?
Pietro Lunardi: In questo caso la legislazione non prevede niente di particolare, anzi non è mai stato affrontato questo problema specifico, perché le autostrade non sono fatte per i pedoni, e quindi non è previsto. Bisogna solo fare qualcosa e lo faremo: io parlerò ed ho già parlato con Anas e la Società Autostrade per trovare il sistema di evitare, in futuro, questi incidenti.
Sergio Cianti: Io non credo che una persona vada in autostrada a farsi una passeggiatina: se si trova un pedone, lo si trova perché si trova costretto da cause di forza maggiore, incidenti, guasti di automobile… Ora io mi domando, come si fa a dire che la sede autostradale non è pedonabile?

Enzo Biagi: In questi casi, cosa pensate di fare?
Pietro Lunardi: Pensiamo di stabilire un criterio per cui se lo spazio tra un impalcato e l’altro di un viadotto supera una certa distanza allora non si fa niente, se invece è al di sotto di una certa distanza, per esempio qualche metro, allora è opportuno mettere delle reti in modo chi scavalca almeno cade all’interno di una rete ed è protetto.

Enzo Biagi:
Signor Cianti, per la morte di Diego qualcuno ha pagato?
Sergio Cianti: No, per adesso nessuno ha pagato. La Magistratura di Bologna, dietro mia denuncia, ha indagato per omicidio colposo cinque dirigenti della Società Autostrade. Io mi auguro che ora si arrivi ad un processo e si stabilisca la verità.

Enzo Biagi:
Che ragazzo era suo figlio?
Sergio Cianti: Vede, quando si parla dei figli prende una commozione che… le posso dire che il ragazzo era qualcosa di magnifico per me, per mia moglie, per suo fratello. Era un ragazzo felice, aveva trovato il suo lavoro, faceva l’autotrasportatore. Morire così a 24 anni è qualcosa che ti lascia dentro un amaro talmente forte che… e poi, morire in questa maniera.


Enzo Biagi:
Che sogni aveva? Aveva Progetti?

Sergio Cianti: Diego era per me un ragazzo meraviglioso amato da tutti. Io la settimana prima che succedesse l’incidente ho fatto un viaggio con lui a Napoli e abbiamo parlato per una giornata intera stando insieme, vede eravamo io e lui e basta, non c’erano altre persone che potessero disturbare e quindi lui si è aperto con me, io mi sono aperto con lui. Il suo progetto era una famiglia, un avvenire, stare insieme a noi per lui era una cosa meravigliosa. Questo lascia l’amaro in bocca, quello che è successo, e come è successo.

Enzo Biagi:
La perdita di un figlio non può essere in alcun modo ripagata. Ma che tipo di risarcimento, anche morale, lei si aspetta?
Sergio Cianti: Quando è morto mio figlio, io sulla bara ho scritto una lettera. In quella lettera gli ho promesso che avrei lottato: ma non per denaro, non per vendetta; per rendergli giustizia. Far mettere quelle reti: è quello che chiediamo noi, è quello che chiede lui. Mettete quelle reti, perché non muoia più nessuno.

Enzo Biagi:
Signor Bertei, che cosa chiedete al Ministro Lunardi?
Ottaviano Bertei: Al Ministro Lunardi chiediamo di rivedere le sue priorità. Perché novemila morti l’anno, ventimila disabili, persone invalide tutta la vita, sono un problema non trascurabile. E avere come priorità quella di aumentare il limite di velocità massimo secondo me è discutibile. La priorità dovrebbe essere, anzi deve essere, quella di diminuire i morti sulle strade.

Enzo Biagi:
Signor Ministro, che risposta si sente di dare ai parenti di queste vittime?
Pietro Lunardi: Sono ovviamente molto vicino a loro e al loro dolore. Vorrei però che sapessero che queste persone non sono morte per niente. Anzi il loro sacrificio servirà per evitare altre morti e questo credo che sia, almeno, di un minimo sollievo. In tutti i casi se ci saranno delle responsabilità io sono sicuro che la Società Autostrade e l’Anas provvederanno in proposito.

Enzo Biagi:
Credo che la richiesta sia quella di una rete di protezione: fra tante spese inutili, questa sarebbe veramente necessaria ed apprezzata.


Lunedì, 04 Ottobre 2010
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