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Articoli 26/07/2006

Quando la stanchezza è passiva…

“Non so quando mi passerà, l’ ho vista brutta, brutta davvero…”. Anna è in ospedale, mi parla al telefono con un filo di voce, che tradisce da un lato l’incredulità e la gioia di essere ancora viva, dall’altro lo spavento e il dolore fisico. Ha un trauma alla testa, una brutta botta alla spina dorsale, male ovunque, ma c’è, Dio mio, c’è per fortuna. Un grosso Tir con rimorchio ha spazzato via la sua Punto, quasi disintegrandone metà. Com’è successo? “Non so, non so bene. Quel ragazzo che guidava dice che si è distratto un attimo. Forse era stanco, forse stava tornando a casa, forse aveva guidato tutta la notte”. Forse. Lo accerterà la procura di Brescia, dove la polizia municipale ha inoltrato il fascicolo con verbale dell’incidente e il primo interrogatorio dell’autista del Tir. I dettagli sulla dinamica, come si dice in questi casi, sono in via di accertamento. Ma si sa già molto dal racconto di Anna, che fa gelare il sangue. Andava dalla Valcamonica a Brescia. Mattina. Caldo e il consueto traffico che c’è su quella strada che costeggia il lago di Iseo era tutto sommato regolare. Curve e gallerie, le stesse filmate poco tempo fa da Striscia la Notizia perché mancavano gli estintori. Ed è tra una galleria ed un’altra, in un breve tratto di una cinquantina di metri di cielo, che avviene ciò che Anna non si sarebbe mai aspettata. Dietro di lei, un Tir. E un impatto improvviso, devastante. “Ho sentito come un’onda, qualcosa che mi spingeva in avanti con violenza, un colpo fortissimo”. In un secondo, la Punto viene colpita in pieno, tamponata nel modo più inspiegabile. Frantumata. Chi ha visto quell’auto sa che la vita di Anna, oggi, è un miracolo. Ha battuto forte la testa, si, ma non contro il parabrezza: contro il pianale del portabagagli, schiacciato contro i sedili anteriori. Anna è svenuta, ci sono momenti che non ricorda. “Mi sono svegliata un attimo mentre mi tiravano fuori dalla macchina e ho visto un ragazzo con una camicia a quadretti che si giustificava, diceva di non avermi vista. Poi mi sono toccata la testa, piena di tagli, e ho visto tanto sangue. Sono svenuta di nuovo e mi sono svegliata in ospedale”. Resta il fatto che questa giovane donna, che in un giorno come tanti faceva le cose di sempre, adesso è in un letto d’ospedale. Le hanno tagliato tutti i capelli, ma è il meno. Sa già, perché i medici glielo hanno già detto, che di certo ne avrà per un paio di mesi. Poi si vedrà. In un secondo, sono sfumati gli immediati progetti di vita di una ragazza che la vita la ama: l’estate, il mare, le feste tra amici, il suo tempo per Isotta, la sua inseparabile amica a quattro zampe. Un attimo e la sua famiglia è stata catapultata nel buio, perché per un po’ non si sapeva se quella botta alla testa richiedesse un intervento, se Anna aveva lesioni importanti, se avrebbe camminato o no. Adesso sono paure, controlli, esami da fare e rifare, flebo, medicazioni, pellegrinaggi quotidiani in un ospedale nemmeno troppo vicino. Per una distrazione di un uomo al volante di un Tir. Uno come tanti, inghiottito da un sistema crudele, che ti vuole su strada il più possibile per uno stipendio da fame. Chissà quanti chilometri aveva alle spalle quell’uomo di nemmeno quarant’ anni, presumibilmente nel pieno delle sue forze. Anche questo sarà stabilito dalle indagini in corso. Ed ancora interrogativi: chissà perché si è distratto e chissà se è per paura o vergogna o peggio disinteresse che, dopo, non ha nemmeno chiamato nessuno per sapere come sta Anna. Al di là dei chissà e dei presunti perché, oltre ogni considerazione, che ha sempre diverse chiavi di lettura a seconda del punto di vista, resta l’ennesima certezza: una distrazione commessa da chi guida un bisonte della strada può avere conseguenze gravissime, se non altro per una questione di dimensioni. Un’auto contro un Tir ha sempre la peggio, e questo è un dato di fatto. A chi guida le auto si raccomanda di non mettersi alla guida se stanchi, ma il mercato, agli autisti di Tir, impone l’opposto. Anna queste cose le sa, ma non credo le interessino molto adesso che è lì, in quel letto, a parlarmi con un filo di voce dal cellulare di sua sorella perché il suo, nell’impatto, si è rotto nonostante fosse nella borsetta. Non credo proprio interessino né a lei, né a tutti coloro che, come lei, hanno patito qualcosa di simile o che hanno qualche parente che ha perso la vita per motivi che somigliano a questo. “Non dimenticherò mai più” ripete Anna, che rivive in continuazione come flash quello tsunami della strada, così improvviso e devastante. “Starò meglio, ma come farò a rimettermi in strada? Ho paura adesso, non ne ho mai avuta tanta così. Mai mi sono sentita così vicina alla morte”. Di viaggiare Anna ha bisogno, come tutte le giovani donne che studiano, lavorano e vivono in un piccolo paese lontano dai centri importanti. Ma quella normalità interrotta per una “banale” distrazione le provoca un sottile stato d’angoscia. Chissà se sarà risarcita anche per questo.


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Di Maria Teresa Zonca

Mercoledì, 26 Luglio 2006
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