Venerdì 07 Agosto 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida del 16 luglio 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

  IL GAZZETTINO (Nordest)

L’impronta di una manina sul cofano di un’auto ...

 Mestre - L’impronta di una manina sul cofano di un’auto ricoperta di polvere. Il pianto a dirotto di un’intera famiglia. Lo sgomento dei passanti. Una tragedia terribile. Ieri mattina in via Bembo, in centro a Mestre, una bambina cinese di quattro anni e mezzo è stata travolta e uccisa da una Renault "Scenic" mentre stava attraversando la strada con la nonna e il fratellino sulle strisce pedonali. Alla guida dell’auto F.R., mestrino, 49 anni. L’uomo è risultato positivo all’alcoltest a cui è stato sottoposto dai vigili urbani dopo l’incidente, con un tasso superiore al doppio del limite consentito.

Erano quasi le 12.30. La piccola, Veronica Chen, cinese ma in Italia dalla nascita, era mano nella mano con la nonna, che portava in braccio il suo fratellino minore. Stavano tornando a casa dopo una passeggiata. I tre stavano attraversando la strada, all’altezza delle strisce pedonali di via Bembo, a ridosso del portico di Corso del Popolo, direzione Vempa, quando l’uomo a bordo della monovolume Renault, proveniente dal centro di Mestre, ha investito Veronica, passando sopra al suo corpicino indifeso. Una scena terrificante, che ha lasciato senza parole i numerosi passanti e i clienti del vicino bar di Corso del Popolo.

Nei pressi si trovava anche il padre della piccola. Stava prendendo un caffè quando ha sentito il botto e si è precipitato in strada per vedere cosa fosse successo. Alla vista della sua Veronica, riversa per terra senza vita, l’uomo ha emesso un grido di dolore, scoppiando in un pianto disperato. Poco dopo, avvertita dai familiari, è arrivata anche la mamma, che si trovava in casa a preparare il pranzo. Straziente la reazione della donna che, distrutta dal dolore, si è gettata sul corpo della piccola, stretta dall’abbraccio forte e tragico del marito e degli altri familiari accorsi sul posto. La famiglia Chen, infatti, è in Italia da nove anni e da tre vive in Corso del Popolo, al civico 90. In lacrime anche il fratellino minore di Veronica, che non ha mai smesso di stringere forte la nonna.

Sul posto sono subito intervenuti i vigili urbani e i soccorsi del 118, ma per la piccola Veronica non c’è stato nulla da fare. È morta sul colpo. Un impatto violento. Non è escluso che l’uomo al volante della Renault procedesse a velocità sostenuta. Ipotesi che è al vaglio della magistratura, che aprirà un’inchiesta per omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. Molto scosso dall’accaduto, F.R. sul momento ha dichiarato di non essersi accorto di nulla. La sua auto è stata sequestrata. (*)

Lara Loreti

(*) Nota: in oltre 17 anni di attività volontaria nel campo del trattamento e della prevenzione dei problemi alcolcorrelati, in oltre tre anni di stesura di questa quotidiana rassegna stampa, è capitato di attraversare qualche periodo di stanchezza.
Penso che sia normale.
Anche leggere articoli come questo (leggetelo anche voi), come quello che segue, mi dà la motivazione per andare avanti.
Una bambina di 4 anni travolta e uccisa da un ubriaco al volante, una ragazzina violentata da persone sotto l’effetto del vino, della birra, o di altre bevande alcoliche.
Lo stesso vino dei percorsi enogastronomici, la stessa birra delle Feste della Birra.
Nel mio piccolo faccio quello che posso, anche questa sera con 39 di febbre (permettetemi per una volta di compatirmi un po’).
Non saprò mai se serve davvero a qualcosa tutto questo lavoro, ma io so che cerco di farlo meglio che posso.
Questo discorso, ne sono certo, vale anche per i miei bravissimi collaboratori.

Alessandro Sbarbada


 

IL GAZZETTINO (Belluno)

L’INCHIESTA Dopo l’episodio di violenza ai danni di una ragazzina i queresi si sentono vulnerabili e chiedono alle autorità interventi urgenti 

La gente ha paura: «La sera non si può più uscire» 

Rafiq Redouane (Marocco): «Non tutti gli immigrati sono uguali, ci sono persone oneste ma anche i delinquenti»

Quero - Un paese ferito. Questo sembra essere Quero all’indomani della violenza subita da una quindicenne durante la sagra. Un paese che ha accolto molte famiglie di immigrati, provenienti da ogni parte del mondo e oggi si trova a dover fare i conti con una cellula impazzita, un gruppo di ragazzi che porta violenza e paura. «Sono stata anch’io un’emigrante- racconta la signora Palmira Solagna - è per questo che ho affittato la mia casa a delle famiglie di extracomunitari. Non ho mai avuto problemi, nè con i cinesi, nè con i ragazzi senegalesi. Ma adesso, davvero, ho paura. Ho paura per mia nipote, quattordicenne, perché non può più andare in giro la sera da sola e perché un fatto così grave non era mai accaduto. La piazza, fino a qualche tempo fa, era piena di ragazzini che giocavano: oggi, solo gruppi di marocchini, che restano tra loro, senza aver voglia di integrarsi. È la nostra libertà che viene bruscamente limitata. Siamo sempre stati abituati a fidarci del prossimo: ma da oggi, anche se so bene che non tutti gli stranieri sono pericolosi, mi domando come potrò fare ad avere ancora fiducia». Anche tra i giovani del bar al centro del paese, serpeggia l’amarezza: «Non ci sono mai stati screzi con le altre minoranze a Quero: nè con i nord africani, nè con gli asiatici. Alcuni gruppi di marocchini invece, sono molto aggressivi. Soprattutto durante le feste, rimangono appartati e cercano di attaccare briga».Negli occhi delle giovani mamme del paese, si legge l’amarezza per un fatto così grave, che ha creato una profonda frattura: «Ho una figlia di 18 anni- racconta Francesca Specia- non so se la manderò ancora in giro da sola. Gli immigrati spesso provocano, magari si fanno scappare commenti pesanti diretti alle ragazze. È la prima volta, però, che si arriva ad un gesto così grave: credo sia normale, giunti a questo livello di violenza, fare di tutta l’erba un fascio e smettere di fidarsi delle persone straniere». Rafiq Redouane è un ragazzo marocchino, che vive a Quero da sei anni, e non ci sta ad essere catalogato: «Non tutti gli immigrati sono uguali - spiega - come dovunque anche qui ci sono le persone oneste e i delinquenti. Inoltre, giovedì sera molti erano ubriachi, e l’alcol ha spinto ad attaccare briga». Persone che alzano il gomito e le mani, quindi: persone che rendono difficile la vita anche a chi si è perfettamente inserito nella comunità querese e condanna in modo secco il gesto di violenza.Come Ernesto Peres, cubano che vive in paese da sei anni, e dice: «Vorrei che Quero reagisse in modo chiaro, che i cittadini si opponessero chiaramente alla violenza. Il rischio, altrimenti, è che tutti gli immigrati vengano emarginati, anche quelli che qui si sono costruiti onestamente una famiglia. Mio figlio è nato in Italia, ed è anche per tutelare lui che vorrei ci fossero più controlli». Ciò che più ha sconvolto i queresi è che si sia arrivati ad un tale picco di violenza, come racconta uno dei ragazzi coinvolti nella rissa: «Gli immigrati hanno preso spranghe e catene e ci hanno aggredito, sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo, una ragazza veniva violentata. La situazione è completamente sfuggita di mano: tutti sanno i nomi delle persone più violente, ma nessuno fa niente. Sono ragazzi giovani, che provocano con strafottenza. E sono sempre gli stessi a creare disordini, ma nessuno interviene per porre un freno a questa escalation. Speriamo che si faccia qualcosa di concreto».Da un atto violento è scaturita, quindi, ancora violenza: non solo nei gesti, ma anche nelle parole dei giovani. Un macigno piombato in una comunità abituata a convivere con colori della pelle diversi, in cui mai la violenza era traboccata così tanto. Conclude una giovane querese: «Di guerra ce n’è già abbastanza, senza bisogno di portarla anche nelle nostre sagre paesane. Doveva essere una festa di pace, si è trasformata in una zuffa. Sono fatti molto gravi, ora bisogna fermarsi a riflettere, per trovare un giusto equilibrio, senza scaricare tutta la colpa addosso agli extracomunitari».

Elisa Trimeri


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Grande festa al pub ‘irlandese’ per il risultato al gioco dell’estate

Musica, birra e motociclette

«Una faticaccia raccogliere, compilare e ritagliare tutti questi coupon...ma se serve a vincere la tappa, allora siamo pronti a questo e ad altro!»: Chiara Olzi e il suo entourage sono naturalmente entusiasti per il successo di giornata. Una vittoria che avvicina nettamente l’Irish Times a un posto valido per la finale dei cocktail. «Se penso alla notte del Nuvolari? Per me la soddisfazione più grande è vedere i miei clienti impegnarsi e divertirsi a giocare — spiega Chiara —. Questo è il più bel segnale di stima e simpatia che possa ricevere. Credo che la nostra sia una vittoria davvero meritata». Ieri, così, è stata festa grande nel locale di viale Po. Naturalmente, tra musica rock, pinte di Guinness e ‘sgasate’ motociclistiche. (r.m.)


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Irish Times, coupon a tutto rock

Successo per Chiara Olzi. Bar Sport Paola ok

di Riccardo Maruti

Una ‘sorsata’ lunga 1.200 voti: l’Irish Times di Cremona, in viale Po, ha annegato la concorrenza in una botte di coupon. Il locale della barwoman Chiara Olzi — tutto rock, birra e motociclette — ha dato una spallata alla classifica arrivando ai piedi della top five. Per far sentire il proprio fiato sul collo dei (fino a ieri) fuggitivi della hit. Altrettanto importante è la giocata del Bar Sport Paola di Persichello, che con i 733 tagliandi consegnati ieri ha agguantato la seconda piazza assoluta. La tifoseria di Paola Cazorla Tambani vuole a tutti i costi la finale dei cocktail. New entry di tutto rispetto per il bar Punto e virgola di via Massarotti, a Cremona: i baristi Tiziano e Fabio fanno la loro comparsa in classifica con un bel sorriso in dote. Scatto strategico, poi, per lo Younghouse Cafè di Castelvetro Piacentino, con barman Alberto Silvestrini che fa capire di voler restare in corsa per un posto alla notte degli shaker. Ottime performance anche per Ombretta Tolasi del Chita Chita di Crema e per Cosimo Baldassarra (il più costante nella consegna dei coupon) del bar Da Cosimo di casalmaggiore. Menzione di giornata per l’osteria Bigio Spotti di Rosolino Capelli (Cremona), il Tarocchi di Nicola Petracco (Vailate), il Pub Briciola di Fabio Gulino (Offanengo) e il Cosmopolitan di Alessandra Crotti (Cremona).

Il Coupon. Si deve ritagliare dal giornale e compilare secondo le indicazioni. Non valgono le fotocopie. laConsegna. Il coupon va consegnato o spedito alle sedi de La Provincia di Cremona (via delle Industrie 2), Crema (via Cavour 53) o Casalmaggiore (via Pozzi 15).

L’Orario. Per entrare nella classifica di giornata i coupon vanno consegnati entro le ore 17. I tagliandi che arrivano più tardi vengono conteggiati ugualmente e valgono per la tappa successiva.

Fine gara. I tagliandi verranno raccolti ogni giorno fino alle ore 13 di lunedì 24 luglio.

La tappa. Ogni new-entry si aggiudica 100 punti. Ogni vincitore di tappa si vedrà assegnare un bonus di 100 punti. lVittoria. I primi cinque classificati della sezione Bar e i primi cinque classificati della sezione Barman saranno premiati nel corso della grande festa in programma al discoclub Nuvolari la sera di venerdì 28 luglio.


 

L’ADIGE

Pinè, i Club antialcol fanno festa

PINETANO - Sono trascorsi vent’anni da quando è nato il primo Club degli alcolisti in trattamento sull’Altopiano di Piné. Vi hanno trovato una risposta ai loro problemi alcol correlati tante famiglie, tant’è che oggi operano due club (il «Vita Serena» coordinato dal dottor Renato Anesin e «Camminando insieme» con il coordinamento di Roberto Moser) frequentati da circa venti famiglie. I membri dei due club hanno deciso di festeggiare l’anniversario dei vent’anni dalla nascita del primo club, organizzando una festa analcolica che si terrà domenica 23 luglio a Centrale di Bedollo. La festa avrà inizio alle ore 10.30 con la messa, per proseguire con il pranzo. Nel pomeriggio musica con Aldo Jobstraibizer e la sua fisarmonica, gioco del tappo e lotteria. Non mancherà la degustazione degli «straboi della Pierina». Una giornata in libertà dalle sostanze alcoliche, liberi di essere liberi (*).

 
(*) Nota: da questa rassegna stampa parte un caloroso abbraccio verso gli amici di Pinetano, e a Roberto Moser.

Che non è “coordinatore” del Club, ma “servitore-insegnante”, peraltro con qualche dubbio sul senso del suo servizio… (http://www.cedostar.it/tesi/tesi_moser_cammino_servitore_insegnante.PPS )


 

IL SECOLO XIX

Maltrattava la mamma e la nonna un giovane di Toirano finisce in carcere 

Dopo una delicata indagine dei carabinieri.

I fatti sono avvenuti a Borghetto 

Borghetto. Da tempo, probabilmente da diversi anni, sfogava la sua rabbia nei confronti della madre e persino dell’anziana nonna. E se le badanti che si sono alternate a dare una mano in casa provavano a prenderne le difese, erano botte anche per loro. Queste le accuse che hanno portato in carcere Frank Migliora, ventitreenne residente a Toirano ma che di fatto vive nell’abitazione materna di Borghetto. Fino a qualche giorno fa, aveva potuto contare su una sorta di impunità, derivante un po’ dal terrore che il giovane incuteva nelle due donne e ovviamente un po’ dall’affetto che nonostante tutto qualunque madre e qualunque nonna provano per la propria discendenza, per quanto degenerata.

Così il giovane ha potuto continuare a vessare in ogni modo la famiglia. Talvolta rincasava ubriaco e sotto i fumi dell’alcol se la prendeva con chiunque gli capitasse a tiro, altre volte pretendeva dalla madre del denaro e reagiva violentemente a ogni anche timido tentativo di rifiuto da parte della genitrice.

Ma il carattere violento di Frank Migliora trovava spesso sfogo anche fuori dalle mura domestiche, e lo scorso anno il giovane fu protagonista di una violenta scazzottata alla sagra dei "gunbi", a Toirano, e non si placò neppure all’arrivo dei carabinieri, che lo arrestarono per violenza e resistenza.

Ma le vittime preferite restavano sempre le due parenti più prossime, che però mai avevano sporto denuncia. Qualche segnalazione, per la verità, ai carabinieri era arrivata, ma all’arrivo dei militari la situazione si era sempre placata, tutto sembrava destinato a rientrare nella normalità e le donne avevano rinunciato alla denuncia.

La cosa, però, ha messo sul chi vive i militari che hanno cominciato a tenere d’occhio il giovane, ad ascoltare le testimonianze dei vicini e con la massima cautela a parlare con le due donne nel tentativo di convincerle a raccontare tutto. E venerdì sera i carabinieri, su ordine della procura della Repubblica di Savona, si sono presentati all’abitazione di Migliora e lo hanno arrestato.

«Purtroppo questi casi di violenze e maltrattamenti in famiglia vengono spesso tenuti nascosti - afferma il capitano Roberto Arcieri -, proprio per timore o per affetto. E proprio questo atteggiamento spesso porta la situazione a degenerare, talvolta anche in modo drammatico».

L. R.


 

LA PROVINCIA DI COMO

giussano Diverbio e minacce in un locale Denunciato un quarantenne

GIUSSANO (a.cr.) All’apice di un diverbio scaturito per futili motivi e – forse – per qualche bicchierino di troppo, ha tirato fuori un coltello, minacciando il suo antagonista di guai ben peggiori. Ma quando il suo “nemico”, un trentottenne di Limbiate, ha preso il cellulare e ha chiamato il 112, si è spaventato, ha gettato il coltello a terra ed è fuggito. Ci hanno pensato i carabinieri del nucleo radiomiobile della compagnia di Seregno a “recuperarlo”, mentre ancora stava scappando: l’hanno identificato, per poi denunciarlo alla procura della repubblica di Monza per porto abusivo di un’arma atta a offendere e minacce aggravate. Ne dovrà rispondere un quarantenne di Giussano che, la scorsa notte, si è reso protagonista di un alterco all’interno di un noto locale pubblico di Seregno, proprio nel centro storico della cittadina dell’alta Brianza milanese. Ancora da capire le ragioni del diverbio, che – al momento – i militari dell’Arma “liquidano” come futili motivi. Quel che è certo è che alla scenata hanno assistito i numerosi clienti che, in quel momento, gremivano il pub e che si erano allarmati quando la lite, tutta verbale, è stata sul punto di degenerare: cosa che è successa quando, all’improvviso, è comparso il coltello. I carabinieri stanno cercando di appurare se il giussanese che si è reso protagonista della “bravata” si trovasse in uno stato di alterazione psichica dovuta all’abuso di alcool.


 

L’ARENA di Verona

Violenze in Borgo Venezia

Scatena una rissa e sferra coltellate Barista in manette

Una rissa tra alcune persone ha fatto scattare l’allarme polizia ieri pomeriggio in via Torbido, al bar L’ippocampo, al civico 9/b e poi un arresto.

Pare che a scatenare l’ira dell’aggressore italiano che è anche il gestore del bar, sia stata la relazione che la sorella ha con un cittadino iracheno. L’italiano, Alfonso Califano, 32 anni, ha aggredito l’uomo, arrivato al bar che lui gestice, con la sorella e con il figlio di questa, avuto da una precedente relazione.

È scoppiata la rissa, prima verbale e poi fisica. L’iracheno s’è difeso con una sedia, l’italiano l’ha aggredito con due coltelli da cucina.

In aiuto al compagno della mamma è arrivato il ragazzo diciassettenne, che s’è preso a sua volta delle coltellate sulle braccia dallo zio.

L’esercente, che secondo la polizia era anche sotto l’effetto dell’alcol, non contento s’è poi scagliato contro l’auto della sorella danneggiandola con i coltelli, quindi è scappato verso il distributore Shell dove è stato intercettato dalle volanti della polizia.

Le due persone ferite sono state portate al pronto soccorso di Borgo Roma, per essere medicate, alla testa e alle braccia. L’aggressore in questura. Al terminale sono risultate diverse denunce a carico di Califano. Rissa e porto abusivo d’armi. L’uomo è stato arrestato per lesioni aggravate dall’uso del coltello e portato in carcere a Montorio. Ulteriori indagini di polizia amministrativa faranno valutare se la licenza per il bar sarà lasciata all’esercente oppure revocata visti i precedenti e lo stato in cui è stato trovato ieri pomeriggio. (a.v.)


 

IL MESSAGGERO (Marche)

Tenta di uccidersi gettandosi sui binari 

Si è gettato sotto il treno, ma fortunatamente la tragedia è stata soltanto sfiorata. Ieri pomeriggio, lungo la linea ferroviaria nella zona che attraversa via Calabria, una traversa di via Piemonte, un cinquantenne sambenedettese si è messo sui binari aspettando l’arrivo del treno da Ascoli. Erano all’incirca le ore 18,30 e l’uomo è rimasto praticamente in piedi, aspettando di essere travolto. Fortunatamente l’impatto con il treno non ha avuto esiti drammatici, grazie anche alla prontezza di riflessi del macchinista che ha tirato i freni al massimo. L’uomo, probabilmente colto dal panico, si è tirato indietro all’ultimo momento, non abbastanza però da evitare completamente il convoglio in corsa che lo ha comunque colpito al braccio. Ora però rischia di perdere una mano. Sembra che l’uomo, residente nella zona e con alcuni problemi legati all’assunzione di alcool, avesse avuto un diverbio in famiglia poco prima. Un litigio che sarebbe alla base del disperato gesto che ha richiamato sul posto, sotto la rete che delimita la linea ferroviaria, molti dei residenti che hanno assistito al tempestivo arrivo dell’ambulanza che ha trasportato urgentemente il disperato al pronto soccorso dell’ospedale civile sambenedettese. Sul posto sono giunti anche gli agenti della polizia ferroviaria per i rilievi che in questi casi sono di rito. Il traffico ferroviario è ripreso tempestivamente e i vari convogli non hanno fatto registrare grandi ritardi.


 

IL MESSAGGERO (Civitavecchia)

Civitella d’Agliano 

 Il bambino ferito durante una lite Un’altra denuncia per il padre 

Una lite familiare è all’origine dell’incidente che ha portato a Civitella d’Agliano al ferimento di un bimbo di due anni, dimesso dall’ospedale di Belcolle già nella mattinata di ieri l’altro. Prima un battibecco tra A.B., titolare di una pizzeria nel centro del paese, e la moglie. Poi le spinte e, probabilmente, il lancio da parte del padre di un mazzo di chiavi che avrebbero accidentalmente colpito il piccolo, in collo alla madre, sopra l’occhio sinistro. Subito la corsa al pronto soccorso viterbese, dove al bambino è stato riscontrato un piccolo trauma, guaribile in 10 giorni. A titolo precauzionale i sanitari, d’accordo con la madre rimasta incolume, hanno trattenuto il piccolo per una notte, per poi dimetterlo la mattina seguente. I carabinieri della caserma di Civitella d’Agliano, avvertiti dell’accaduto a seguito della stesura del referto sanitario, hanno proceduto con una denuncia a piede libero contro A.B., risultato recidivo. L’uomo, già in passato segnalato per maltrattamenti in famiglia, ora è accusato anche di lesioni personali e ingiurie. Considerando inoltre i suoi trascorsi da alcolista, gli inquirenti non tralasciano l’ipotesi che un’eventuale ricaduta sia all’origine dell’accaduto. Ora saranno gli assistenti sociali a passare al setaccio la vita familiare della coppia e a valutare il da farsi per tutelare il minore. Ben conosciuto in paese, l’uomo comunque non era mai stato, almeno in pubblico, violento con il figlio.

F.Lup.


 

CORRIERE ROMAGNA (Ravenna)

Delitto di Castel Raniero Arrestato un albanese

Ravenna - Arthur Biliku, 37 anni, muratore albanese sposato e padre di due figli. E’ lui il presunto assassino di Hamid Korchi, il 28enne marocchino strangolato la notte del 18 febbraio scorso sulle colline di Castel Raniero a Faenza.Ora è in carcere con l’accusa di omicidio a scopo di rapina. Una rapina da 700 euro che, al momento, sembra l’unico movente del delitto.Difeso dall’avvocato Roberto Pezzi, Biliku si è avvalso della facoltà di non rispondere in attesa dell’interrogatorio di garanzia di fronte al gip, il suo nome era l’unico iscritto nel registro degli indagati. Gli uomini della Squadra Mobile sono andati a prenderlo nella sua abitazione di Lavezzola, nella serata di venerdì. Agli agenti non ha opposto resistenza. Impassibile, quasi distaccato, ha salutato i suoi due figli e la moglie. Poi si è seduto in silenzio nell’auto che lo ha portato in carcere.La notizia del suo arresto è stata ufficializzata ieri da una breve conferenza stampa convocata dal sostituto procuratore anziano Gianluca Chiapponi. E’ stato lui a ripercorrere le tappe dell’indagine svolta dalla Squadra Mobile e coordinata dal pm Isabella Cavallari. Cinque mesi di pedinamenti, interrogatori, riconoscimenti, ricostruzioni di una serata avvolta nel mistero e finita nel dramma. Il tutto grazie soprattutto ai pochi testimoni delle ultime ore di vita del giovane tunisino, trovati e ascoltati uno a uno dagli investigatori della Mobile. La svolta però, ancora una volta, è arrivata dalle analisi del Ris di Parma. Sono stati loro a trovare tracce di sudore all’interno dell’Opel Corsa dell’albanese, sequestrata dalla polizia pochi giorni dopo il delitto. Nella stessa auto era stato ritrovato anche del filo di ferro, simile a quello ritrovato sul collo della vittima. Il dna di Hamid ha inchiodato il presunto assassino. Biliku nei giorni successivi all’omicidio aveva sempre dichiarato di non aver mai frequentato il tunisino, anche se la sera del delitto aveva ammesso di averlo visto nel bar. I due si erano ritrovati, quasi per caso, di fronte allo stesso videopoker in un locale di Lavezzola. L’albanese giocava e perdeva, il marocchino guardava e aspettava. Poi, quando è stato il suo turno ha giocato e vinto. Poca roba, ma abbastanza per far nascere un attrito.Forse l’albanese si sentiva espropriato di quei pochi soldi che, ogni tanto, quelle macchinette - tarate ad arte - concedono al “malato” di turno, lasciando briciole di euro, ma soprattutto l’illusione di essere fortunati e vincenti. Il marocchino ha aggiunto i soldi ai 700 euro guadagnati in nero lavorando in un cantiere edile della zona. Aveva appena ritirato lo stipendio. Ne è andato fiero, forse troppo, aveva bevuto e non si è contenuto. L’albanese ha visto i soldi e li ha seguiti con gli occhi e con il pensiero. Quella per il gioco pare fosse la sua unica passione. I due sono poi usciti dal bar, ma in tempi diversi. Prima Hamid, poi Biliku che non voleva farsi notare. Come siano arrivati a Castel Raniero resta un mistero, di certo Hamid ci è arrivato vivo. Ubriaco, ma vivo. Poi da dietro, all’improvviso, ha sentito la presa del muratore albanese - “un uomo forte, alto circa un metro e ottanta” racconta chi è andato a prenderlo - , che gli ha stretto al collo il filo di ferro. Ha stretto fino a quando Hamid non ha smesso di respirare. Poi si è chinato verso la tasca del maghrebino e ha “incassato” i suoi 700 euro. Con quei soldi si è rimesso in auto ed è tornato a casa dove l’aspettavano la moglie e i due figli. Poche ore dopo, quando un uomo in cerca di tartufi ha trovato il corpo e chiamato la polizia, lui era già tornato al bar, con la solita faccia da giocatore di poker.

c.d.


 

IL GIORNALE DI VICENZA

Ieri pomeriggio

Donna ubriaca centra moto con la sua auto

(l. z.) Alticcia nonostante fossero le 17 del pomeriggio, ieri una ventottenne di origine colombiana è rimasta coinvolta in un incidente. Nulla di grave, fortunatamente, ma è comunque finita nei guai, dato che la polizia l’ha denunciata per guida in stato di ebbrezza e le ha ritirato la patente.

L’episodio è accaduto al monumento del generale Giardino, in viale delle Fosse, dov’erano ferme una moto Triumph condotta dal novese M.G., 28 anni e la Golf con alla guida la coetanea colombiana, A.H., residente in Germania. Quando il novese s’è mosso per imboccare porta delle Grazie, la donna ha girato verso viale delle Fosse e lo ha urtato, facendolo cadere sull’asfalto con lievi lesioni. La conducente della Golf, forse non resasi conto dell’accaduto, si stava allontanando, ma alcuni testimoni l’hanno bloccata, segnalando poi il fatto a una pattuglia del Commissariato.

Gli agenti hanno avvertito i vigili urbani per i rilievi e nel frattempo, hanno accompagnato l’extracomunitaria al pronto soccorso: aveva superato di cinque volte l’alcolemia consentita dalla legge.


 

L’ADIGE

Alcol cinque volte altre il limite

Il venticinquenne fermato la scorsa notte dai carabinieri del radiomobile di Trento può ritenersi fortunato. Con tutto l’alcol che aveva in corpo, infatti, se i militari non lo avessero intercettato nel corso di normali controlli sul territorio, avrebbe rischiato di schiantarsi. È un miracolo che sia riuscito a restare in sella alla sua potente motocicletta - mille di cilindrata - ed a non finire addosso ad altri automobilisti. Erano le 2 di notte ed il giovane stava transitando in piazza Venezia, quando i carabinieri hanno alzato la paletta per invitarlo ad accostare. Che il motociclista avesse ecceduto con i brindisi era chiaro pure ad una prima occhiata, ma come prassi vuole i carabinieri lo hanno sottoposto all’alcoltest. L’apparecchio, si sa, non sbaglia: i valori registrati erano decisamente oltre il limite consentito dalla legge. E non di poco, bensì quasi cinque volte superiori. Il giovane è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza e la sua motocicletta posta sotto sequestrato, come prevede l’articolo 213 del codice della strada. Proprio nei giorni scorsi, peraltro, il giudice di pace di Trento, Beniamino Genovese, ha accolto l’eccezione di costituzionalità presentata dall’avvocato Nicola Giuliano per conto di un motociclista a cui era stata sequestrata la moto dopo essere risultato positivo al test dell’etilometro. L’ipotesi è che vi sia una sorta di discriminazione tra automobilisti e motociclisti. I primi, infatti, non sono soggetti al sequestro, i secondi invece sì. Il procedimento è stato sospeso e gli atti inviati alla Corte costituzionale, che dovrà pronunciarsi in merito. Potrebbe essere stato qualche brindisi di troppo a provocare anche un tamponamento a tre, venerdì sera, sulla statale 47, all’altezza di Ponte Alto, in direzione Pergine. La Polstrada, intervenuta per i rilievi di rito, ha denunciato uno degli automobilisti per guida in stato di ebbrezza. Ed un altro incidente si è consumato alle 4 di notte a Vezzano: un marocchino stava viaggiando in sella alla sua moto quando ha perso il controllo del mezzo cadendo a terra. L’uomo è stato soccorso dal 118 e portato in ospedale, ma non è grave.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Fiesco, aggressione alla festa Fatti gravi e motivi banali

Egregio sig. direttore, ci piacerebbe avere la possibilità di far riscrivere l’articolo, pubblicato martedì 11 luglio 2006 a pagina 38 del vostro quotidiano, non perché riteniamo sia scritto male ma perché alcune notizie riportate non corrispondono alla realtà dei fatti accaduti. Iniziamo proprio dal titolo: Fiesco - rissa, noi avremmo preferito leggere Fiesco - aggressione, fuori dal bar con mazze ferrate, crick e catene, dentro e fuori dal bar paura. Festeggiavano la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio in uno dei due bar del paese ma soprattutto fuori dai bar e per le strade. Improvvisamente, intorno a mezzanotte e mezza, si sono visti piombare addosso due uomini e quattro donne, albanesi conosciuti (...) armati di mazze ferrate, crick e catene. Se li sono trovati addosso e non hanno avuto la possibilità di difendersi, hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine ma all’arrivo di diverse pattuglie di carabinieri e polizia il comando si era dileguato (...). Tre giovani sono ricorsi alle cure mediche presso il Pronto soccorso dell’Ospedale di Crema subito dopo l’aggressione; in due se la caveranno in otto giorni (...), per il terzo la prognosi è di trenta giorni. Resta la gravità di quanto accaduto, ma i motivi sono ben chiari e altrettanto banali, anzi il motivo. Uno dei due aggressori sfrecciava in auto ad una velocità molto elevata, in evidente stato d’ebbrezza, per le vie del paese mentre erano in corso i festeggiamenti da parte di tutti compresi i bambini. Qualche giovane si è permesso di invitare il soggetto a rallentare la sua corsa alquanto pericolosa. Il signore ha pensato bene di andare dove abita (...) ha caricato in macchina alcuni familiari (1 uomo e quattro donne) ed è tornato in cerca dei giovani che lo avevano invitato a rallentare la velocità.

Un gruppo di cittadini di Fiesco

Pubblichiamo questa vostra lettera che integra, ma non capovolge la sostanza di quanto già scritto da noi martedì scorso. Che nel titolo abbiamo definito chiaramente «aggressione» quanto accaduto. Se anche all’origine c’è stata, come scrivete, una «banale» ubriacatura, rimane intollerabile che una festa sportiva si trasformi in occasione di violenza e di pericolo.


 

BRESCIAOGGI

IL FORUM

Tutti pazzi per la Strada del vino

Dal forum di Bologna giunge un prestigioso riconoscimento per «La strada del Franciacorta». Il sistema di promozione attuato per i vini del territorio delle Bollicine, è stato citato come modello insieme ad altri itinerari nazionali di valorizzazione.

Nel jet set della promozione enogastronomica le Bollicine fanno compagnia a prodotti straordinari come Culatello, vino nobile di Montepulciano, Sagrantino e Marsala.

Il modello franciacortino ha registrato elogi anche nel corso del convegno «Strade del vino in Friuli Venezia Giulia».

«Si tratta di riconoscimenti significativi - osservano soddisfatti all’associazione Strada del Franciacorta - che tuttavia non ci fanno perdere di vista il cammino che dobbiamo ancora percorrere per fare della Strada del Franciacorta un vero sistema turistico integrato».

Attualmente in Italia esistono 139 Strade del Vino riconosciute. Di queste meno di 20 sono quelle operative. Fra queste figura quella franciacortina.

f.sco.


 

BRESCIAOGGI

Controlli di polizia e vigili

Alcol: ritirate tredici patenti

Venerdì notte di controlli sulle strade della città e a Rezzato: impegnati gli agenti della polizia stradale di Brescia e i vigili urbani che, dalla mezzanotte sino alle sei di ieri mattina, hanno effettuato accertamenti a campione sulle vie a maggior scorrimento. Un particolare servizio «antistragi» è stato effettuato in via Orzinuovi dove gli agenti hanno controllato clienti che si cercavano o uscivano da locali notturni.

A Rezzato ritirate 5 patenti per alcol e due per velocità eccessiva in via Garibaldi. Il tasso più elevato 3.61 per cento, sette volte oltre il limite fissato dal codice stradale.

I controlli vengono effettuati ogni fine settimana sulle strade del Bresciano e in modo particolare nelle notti tra sabato e domenica nel medio e basso lago di Garda e in Franciacorta. Nonostante le campagne di stampa, gli spot televisivi che invitano i giovani a non guidare dopo aver bevuto, le campagne di sensibilizzazione anche all’interno delle discoteche, resta sempre elevatissimo il numero di giovani che risultano positivi alla prova dell’alcol-test. Evidentemente anche il deterrente delle patenti sospese conta sino ad un certo punto. Ogni fine settimana sono decine le patenti che saltano con l’aggiunta della denuncia penale e della decurtazione di dieci punti.

La scorsa notte gli agenti hanno controllato una cinquantina di auto e le 60 persone a bordo. Venti gli automobilisti sottoposti alla prova dell’alcol-test per appurare se avessero ecceduto nel bere. E otto quelli risultati ubriachi, in media quasi uno su due. Un automobilista è stato multato per guida pericolosa e ha perso 5 punti.

f.mo.


 

IL MESSAGGERO

“GUIDO CON PRUDENZA” Sorpresa: più disciplina al volante 

 La tendenza si sta finalmente invertendo. Almeno questo emerge dalla prima serata di controlli legati all’iniziativa “Guido con prudenza”. Nove la pattuglie messe in campo dalla polizia stradale di Latina, diretta dal vice questore Bruno Agnifili, per le verifiche lungo le strade pontine. Gli indisciplinati, purtroppo, ci sono sempre e così sono state riscontrate 57 infrazioni per diversi articoli del codice della strada che vanno dall’eccesso di velocità a irregolarità nei documenti, dal mancato allaccio delle cinture di sicurezza alla guida in stato di ebrezza. Proprio su questo “fronte” - come su quello della velocità - punta l’iniziativa di polizia stradale e sindacato dei locali da ballo. Ebbene per la prima volta i bravi hanno superato chi commette infrazioni. Sono stati 71, infatti, i biglietti omaggio per le discoteche che le pattuglie hanno consegnato a conducenti di automobili che sono risultati negativi al test dell’alcol. Appena 6, invece, le patenti ritirate per guida in stato di ebrezza. Altri 21 permessi di conduzione sono stati invece ritirati per l’eccessiva velocità. I servizi verranno ripetuti anche nei prossimi fine settimana oltre che nei giorni normali, considerato il traffico più intenso di questo periodo, e come per questa occasione saranno autorizzate tutte le più moderne tecnologie a disposizione della polizia stradale - come i tele-laser - per rilevare le infrazioni al codice della strada. Con l’augurio che velocità e abuso di alcol figurino sempre meno tra le contestazioni.


 

IL GAZZETTINO (Pordenone)

Arrestati 2 clandestini ubriachi Botte al bar e poi in Questura 

Due clandestini con cittadinanza romena sono stati arrestati ieri mattina da agenti della Squadra Volante. M.A., 29 anni, domiciliato a Pordenone, e B.C., 26 domiciliato a Porcia, sono rinchiusi nel carcere cittadino per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e mancata esibizione di documento di identificazione.

La coppia di clandestini aveva cominciato a dar fastidio ai gestori del bar Primavera, in via Revedole, nelle prime ore della mattinata, pretendendo di consumare ancora bevande alcoliche nonostante fossero visibilmente ubriachi. All’ennesimo no di una cameriera, la coppia romena ha iniziato a minacciare quanti si trovavano all’intero del locale e ad assumere un atteggiamento definito aggressivo e violento.

A quel punto, visto che la situazione stava degenerando, i gestori dell’esercizio pubblico, intorno alle 7.30, hanno chiamato il "113" e pochi minuti dopo in via Revedole è arrivata una pattuglia della Volante. Gli agenti ci hanno messo poco tempo a capire chi fossero i due giovani romeni che stavano creando disturbo. La coppia è stata bloccata e accompagnata in Questura.

Una volta giunti negli uffici della Polizia di Stato i due romeni, invece di darsi una calmata, hanno cominciato nuovamente ad alzare le mani e a cercare di colpire gli agenti. In questo impeto di rabbia hanno anche danneggiato gli arredi dell’ufficio dove si trovavano.

Dopo questa performance, gli agenti hanno controllato i loro documenti accertando che entrambi non erano in regola con le norme sul soggiorno. Poi l’arresto e l’accompagnamento in carcere.


 

IL GAZZETTINO (Udine)

Fuga dopo l’investimento di una ragazza 

Ha evitato l’arresto perchè allontanandosi ha chiamato il 118.

In

Lunedì, 17 Luglio 2006
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