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Articoli 14/07/2006

Il Centauro intervista a Vincenzo Iaquinta, Campione del Mondo con gli Azzurri

“Lippi è stato il dodicesimo uomo in campo, e un grande genio fuori quando ci allenava”
“Lo sport è un valore assoluto che merita di essere vissuto e condiviso con gli altri”

Italia-Ghana: l’esultanza di Iaquinta (Newpress)


L’inebriante vittoria dell’Italia ai mondiali di Germania ha contagiato tutti, nessuno escluso, trasformando d’un tratto tutto lo “Stivale” in un unico carosello di cori e festeggiamenti e tricolori che mai avevano così unito il Paese. Merito degli azzurri che compongono la nostra nazionale di calcio, che con molta umiltà e sacrificio hanno costruito un tassello dopo l’altro fino a raggiungere la vetta più alta e poter toccare con mano, finalmente, il trofeo più ambito da ogni calciatore del pianeta: la Coppa del Mondo!
Anche noi ci siamo fatti trasportare da questo entusiasmo e siamo andati a caccia degli azzurri con l’intento di trovarne almeno uno. E così è stato: abbiamo incontrato Vincenzo Iaquinta.

Allora, Vincenzo, che effetto fa alzare la Coppa del mondo?

“Un’emozione irrefrenabile, una gioia immensa, un misto tra felicità, incredulità e voglia di gridare. E pensare che ogni tanto, mentre giocavamo, gli lanciavo qualche sbirciatina, là, sul bordo del campo dove era stata sistemata…”.

Ma quanta fatica per conquistarla…

“La finale ci ha posto di fronte la Francia, indubbiamente una delle squadre più forti del mondo sia per la qualità dei singoli giocatori che per la tecnica di squadra, ma siamo sempre partiti col piede giusto, consapevoli delle nostre possibilità.”

Grazie anche ad una guida come Marcello Lippi.

“E’ stato il dodicesimo uomo in campo, e un grande genio fuori quando ci allenava. Ci ha plasmato a sua immagine, cioè quella di un toscano tenace che non si arrende mai, nemmeno se da solo deve affrontare un esercito.”

Cosa ti hanno detto appena arrivato a casa?

“Per me è stata una gioia immensa poter riabbracciare mia moglie e i miei figli, mi vengono ancora i brividi a pensarci, ma la cosa più bella è quella che mi ha detto mia moglie Arianna prima di partire per la Germania: fammi un regalo, torna con la Coppa del mondo. L’ho fatto.”

 

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Vincenzo Iaquinta in una fase della partita contro gli Usa
Toni lascia il campo per Vincenzo Iaquinta (Vincenzo Pinto/Afp)

La festa al Circo Massimo…?

“Un’apoteosi, migliaia di persone ci hanno accompagnato dall’aeroporto fino a Roma e non hanno mai smesso di acclamarci. Tutta Roma era ferma ad aspettare e festeggiare noi. Come dimenticare un simile evento?”

Ti rendi conto che sei entrato nella storia del calcio mondiale?

“Credo che riuscirò a capacitarmene fra un po’ di tempo, non ora che sono ancora pieno dell’euforia di Berlino. Comunque voglio abbracciare idealmente tutti i miei compagni di squadra, abbiamo vinto assieme ed assieme dobbiamo godere di questo incredibile successo.”

Certo che per te deve essere stata una grande soddisfazione passare in così poco tempo dal campionato di serie C2 alla massima serie e poi al Mondiale che hai vinto facendo pure gol. Mica capita a tutti…

“E’ vero, infatti avevo detto più volte che per me sarebbe già stato un grande risultato far parte dei 23 convocati per la Germania, anche alla luce del mio infortunio passato. Lippi mi ha dato fiducia e spero vivamente di averlo contraccambiato.”

Cosa farai adesso?

“Voglio godermi con la mia famiglia questo momento, tornare in Calabria dove sono nato e festeggiare con i tanti amici che mi aspettano…”

Vincenzo, noi ci occupiamo di sicurezza stradale e di tutti i fenomeni che ad essa sono legati, alcuni dei quali negativi come il disagio giovanile e le stragi del sabato sera. Credi che lo sport possa essere una valida alternativa allo sballo del fine settimana?

“Lo sport è un valore assoluto che merita di essere vissuto e condiviso con gli altri. Insegna a raggiungere risultati che nonostante la fatica e il sacrificio regalano grandi soddisfazioni, talvolta le più immense. Anche il calcio, nonostante il particolare momento che sta passando, fa parte di questi valori e non posso che invitare i tanti giovani a praticarlo ad ogni livello.”

Grazie, Vincenzo, non posiamo che augurare a te ed a tutti i tuoi compagni della Nazionale altri successi, anche se, francamente, non so cos’altro possiate raggiungere più di quello che avete avuto lo scorso 9 luglio…!

 

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 La scheda di Iaquinta

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Iaquinta festeggia Grosso dopo il suo gol (Afp)
 

Vincenzo Iaquinta nasce a Crotone nel novembre del ’79. Si trasferisce presto al nord, con la sua famiglia d’origine e comincia a giocare nelle squadre dilettantistiche di categoria. A 18 anni esordisce nell’Interregionale con il Reggiolo e subito mette in luce le sue qualità a tal punto che sfuma per poco un accordo con il Brescia. La sua carriera, tuttavia, ha preso la giusta strada e l’anno dopo approda nel professionismo con la maglia del Castel di Sangro, in serie C.

L’anno successivo è “prestato” al Padova e con questo sale nel palco della categoria cadetta (serie B) dove al suo esordio, contro il Torino, segna subito e permette ai veneti di vincere sul più blasonato club torinese.

Gli occhi degli “osservatori” sono puntati su di lui e poco dopo viene convocato nella Under 21 di Marco Tardelli. Seguirà il suo rientro nel Castel di Sangro, ma col posto di titolare nella Nazionale di serie C allenata da Roberto Boninsegna.

L’Udinese acquista il giocatore che fa il suo ingresso ufficiale in serie A e nel frattempo viene convocato nell’Under 21 da Claudio Gentile. L’esordio con la nazionale maggiore avviene il 30 marzo del 2005 con l’Islanda. Il resto è storia recente.


© asaps.it

Intervista di Roberto Rocchi

Venerdì, 14 Luglio 2006
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