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Rassegna stampa Alcol e guida del 18 giugno 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

 LA PROVINCIA DI SONDRIO del 17 giugno 2006

Il prefetto scrive ai genitori: «Controllate i figli»

Iniziativa senza precedenti del dottor Frantellizzi per cercare di porre un freno alle troppe vittime della strada

I dati degli incidenti sono espliciti: la metà di essi sono imputabili all’alcol di cui i giovani abusano prima di guidare

Un accorato appello affinché si affronti con serietà un problema, l’abuso di alcol, che riguarda i giovani (ma non solo) della nostra provincia. Ma anche un modo per far capire alle famiglie che non sono "sole" in questa battaglia, e che possono contare sull’aiuto delle istituzioni e di tutti soggetti coinvolti nella questione.

UNA LETTERA SCRITTA COL CUORE

Questo il senso della lettera di sensibilizzazione inviata dal Prefetto di Sondrio Sante Frantellizzi a tutti i nuclei familiari della provincia, recante l’invito a non sottovalutare il problema del rapporto tra alcol e guida, e ad impegnarsi per essere promotori di una cultura di rispetto per la vita e per la salute, propria ed altrui. Un’iniziativa senza precedenti sul nostro territorio, che dimostra ancora una volta la grande sensibilità del Prefetto del capoluogo verso le problematiche dei nostri ragazzi, in linea con le precedenti iniziative in tema di sicurezza stradale, come il concorso "Per non berti la vita", il workshop sulla prevenzione di droga e alcol tenutosi lo scorso 6 giugno e gli altri progetti finanziati dal Fondo Nazionale Droga.

UNA CULTURA TROPPO "TOLLERANTE"

Un invito ad aprire gli occhi, a contrastare una cultura che tollera pericolosamente il consumo di bevande alcoliche, che si riflette pesantemente sul dato degli incidenti stradali che avvengono sulle strade di Valtellina e Valchiavenna. «Care famiglie - scrive Frantellizzi - da tempo la nostra provincia si confronta con la dolorosa realtà degli incidenti stradali, spesso mortali, frequentemente correlati all’abuso di alcol. I dati sono preoccupanti: quasi la metà di essi è imputabile all’alcol, e si stima che almeno un quarto delle morti tra i giovani sia dovuto all’alcol. Questa situazione, che il nostro territorio condivide con altre regioni d’Italia e d’Europa, induce tutti noi ad alcune riflessioni». Il Prefetto sottolinea l’incessante operato di prevenzione e repressione, nei confronti dell’abuso di sostanze psicoattive legali o illegali, da parte di Istituzioni dello Stato, Asl, scuole, parrocchie, associazioni, nonché delle forze dell’ordine, ma «è evidente - sottolinea - che tutto ciò costituisce solo una parte di quanto è necessario fare, soprattutto se si considera che in Italia il consumo di bevande alcoliche fa parte di una radicata tradizione culturale e che l’assunzione di alcol è una consuetudine considerata accettabile, e ritenuta fonte di problemi solo in situazioni particolari, e raramente percepita come fattore di rischio per il singolo. Il numero di vittime che ancor oggi registriamo sulle strade ci dice infatti che maggiore deve essere l’impegno di tutti per un’efficace attività di informazione e di prevenzione nei confronti dei danni provocati dall’alcol».

LA FAMIGLIA, OPERATORE SOCIALE

Ma per cambiare le cose, o almeno per provarci, è indispensabile l’aiuto della famiglie: «A voi genitori e familiari quindi - prosegue la missiva - mi rivolgo con l’auspicio che insieme possiamo sforzarci per trovar forme di collaborazione e di impegno che diventino opportunità per sviluppare una maggiore e più diffusa consapevolezza tra i cittadini di tutte le età che la consuetudine al bere, così come una benevola tolleranza sociale al consumo di alcol, sono un fattore di rischio per tutta la comunità. E che si possa promuovere la consapevolezza che arginare gli effetti prodotti dall’abuso di alcol, non ultimi gli incidenti stradali, è un’azione che chiama in causa la scelta di ciascuno rispetto allo "spazio" ed al "significato" attribuiti alle bevande alcoliche».

PROMUOVERE IL RISPETTO DELLA VITA

Frantellizzi «come Prefetto ma anche come padre di famiglia» chiede con forza di riflettere su tali questioni, nella speranza di accrescere la sensibilità di tutti, di trovare finalmente risposte concrete: «Nell’ambito familiare, ma anche sul lavoro, con gli amici e in ogni occasione trovate il tempo di parlare di questi argomenti senza pensare che possano interessare sempre e soltanto gli altri. Facciamo in modo di non dover nuovamente piangere tragedie assurde, rammaricandoci poi magari di non aver fatto tutto quanto in nostro potere per evitarle». Una lettera "dura", dai contenuti e dai toni forti, per spronare chi si occupa dell’educazione e della crescita dei giovani ad affrontare con maggiore cognizione di causa un problema che, giorno dopo giorno, cresce velocemente. Proprio come le macchine che sfrecciano, e si schiantano, sulle nostre strade. Un’iniziativa, realizzata con l’aiuto della banca Popolare di Sondrio, del Consorzio Bim, dell’ambulatorio specialistico Trauma Clinic di Livigno, nonché con la collaborazione tecnica della Polizia stradale, dell’Asl locale, dell’Automobil Club e dell’Ufficio Scolastico Csa, che avrà il suo avvio in questi giorni, con la spedizione della missiva nelle case di tutti i valtellinese e valchiavennaschi.

Nicola Locatelli (*)

(*) Nota: un’iniziativa lodevolissima, davvero ammirevole.
Speriamo che altri Prefetti seguano l’esempio del Prefetto di Sondrio.
Sotto trovate un commento più articolato.

***

LA PROVINCIA DI SONDRIO del 17 giugno 2006

e’ allegato al documento inviato

E c’è anche un test per capire il rapporto che abbiamo con l’alcol

 (n.l.) Un test per capire il nostro rapporto con l’alcol, ma anche una guida ai servizi presenti sul territorio con importanti indicazioni circa gli effetti dell’alcol sull’organismo con particolare riferimento ai rischi per la guida. Questo il contenuto del plico che, insieme alla lettera firmata dal Prefetto Sante Frantellizzi, giungerà nelle case di tutte le famiglie della nostra provincia. Il test serve a scoprire se il comportamento del singolo soggetto verso l’alcol nasconda qualche segnale di disagio. Quattro le domande a cui rispondere: recentemente hai mai pensato di ridurre il tuo bere? Sei stato infastidito da critiche sul tuo modo di bere? Hai provato disagio o senso di colpa per il tuo modo di bere? Hai bevuto alcolici di mattina per farti coraggio e/o iniziare la giornata? Per chi ha meno di 30 anni il rispondere positivamente ad almeno una domanda può significare che il consumo di bevande alcoliche potrebbe provocare dei problemi; stessa conclusione per i soggetti al di sopra dei 30 anni che rispondono "sì" ad almeno due di esse. Infine, la missiva della Prefettura contiene un depliant che aiuta a capire i rischi per la salute dovuti all’alcol, nonché gli effetti sulle capacità di chi si mette alla guida dopo aver bevuto. Si spiega cos’è l’alcolemia, ovvero al concentrazione di alcol nel sangue (il tasso consentito in Italia per poter guidare è 0,5 grammi/litro), quali fattori la influenzano, nonché i motivi per cui il bere aumenta i rischi di incidenti stradali. Dai problemi visivi (campo visivo ridotto, diminuzione della percezione degli ostacoli laterali, maggiore sensibilità alle luci), a quelli percettivi (errata percezione del rischio e del pericolo, ma anche di distanze e velocità), dall’alterazione delle capacità di giudizio (euforia che porta a sopravvalutare le proprie capacità), fino al calo dell’attenzione, sonnolenza, riduzione dei tempi di reazione.


LA PROVINCIA DI SONDRIO del 18 giugno 2006

Prime reazioni alla lettera su incidenti e abusi d’alcol inviata dal prefetto Frantellizzi a tutte le famiglie valtellinesi

«Urge una cultura del bere intelligente»

Contini (Ais): «Nei corsi cerchiamo di trasmettere segnali positivi ma attenti alle demonizzazioni»

Dopo che il Prefetto di Sondrio Sante Frantellizzi ha deciso di inviare ai giovani valtellinesi e valchiavennaschi e alle loro famiglie una lettera in cui chiede loro di riflettere in modo serio e responsabile sulle questioni legate all’uso e all’abuso di alcolici, soprattutto poi se a fine serata devono mettersi alla guida per ritornare a casa dai locali e dalle discoteche della provincia, un accorato appello che porti alla diffusione di una cultura del “bere intelligente” parte pure da Natale Contini, delegato provinciale dell’Ais (Associazione italiana sommelier): «Di solito – ha spiegato Contini – ai nostri corsi e alle nostre serate partecipano persone che hanno attorno ai 30 anni o più, ma c’è pure qualche giovane. Noi parliamo con loro, cerchiamo di diffondere messaggi positivi, e i giovani, dal canto loro, si sono sempre mostrati interessati. Bisogna però diffondere di più una cultura del “bere intelligente” e spero davvero che l’appello del Prefetto dia i suoi frutti in tal senso. Per quanto ci riguarda, invece, come Ais possiamo solo ribadire il nostro impegno con i corsi e le serate in cui, lo ribadisco cerchiamo di trasmettere un atteggiamento cauto e intelligente circa il consumo di vino e di altre bevande alcoliche e sperare che vi partecipino sempre più ragazzi e ragazze». Per Natale Contini, però, se è vero che l’abuso di alcolici, che tante tragedie ha causato nel corso di quest’anno, va combattuto con tutte le forze, non bisogna cadere nell’errore di generalizzare la questione: «Sono contrario alla demonizzazione in atto – ha sottolineato – che mette quasi sullo stesso piano la degustazione di un bicchiere di vino e il consumo ripetuto ed eccessivo di alcolici. Il vino è trattato quasi come una droga e addirittura c’è chi in Parlamento vuole proporre di mettere sulle etichette delle bottiglie messaggi simili a quelli che compaiono sui pacchetti di sigarette. Non credo che questo sia il modo giusto di affrontare la questione e dunque sono convinto che bisogna evitare e combattere pure queste campagne di demonizzazione. Inoltre, e non mi riferisco alla lettere del Prefetto che non ho letto perché sono fuori città e su cui dunque non posso entrare nel merito, credo pure che lo Stato debba spendere meglio i suoi soldi e non in campagne di questo tipo, anche perché così facendo entra nella sfera del privato di ogni singolo cittadino». Infine, Natale Contini ha voluto fare un’ulteriore distinzione, perché, come lui stesso ha tenuto a precisare non tutti, anche tra i giovani, si ubriacano per rendere più divertente una serata: «C’è chi si ubriaca anche perché ha altri problemi e vuole così scappare dalla realtà del quotidiano. Questo è un problema di carattere sociale e come tale va affrontato». (*)

Giuseppe Maiorana

(*) Nota: questo articolo a mio parere merita diverse riflessioni.

1) E’ un peccato vedere come, di fronte ad una esemplare iniziativa per la sensibilizzazione ai problemi alcolcorrelati dei cittadini, con particolare riferimento al problema alcol e guida, il giorno dopo sul giornale ci sia solo l’intervento critico dei sommelier: mi aspetto che, a sostegno del Prefetto di Sondrio, si levino le voci delle Associazioni dei Familiari e delle Vittime della Strada, delle Associazioni dei Club degli Alcolisti in Trattamento e degli Alcolisti Anonimi, dei vari Servizi Pubblici, sociali e sanitari, che si occupano di problemi alcolcorrelati, e di ogni singolo cittadino sensibile a questo tipo di problemi. Chi vuole può scrivere al giornale letteresondrio@laprovincia.it , e alla Prefettura urp.pref_sondrio@interno.it

2) ciascuno pensa sempre che il suo bere sia “intelligente” e che il bere problematico sia sempre quello che fanno gli altri.

C’è un “mito”, secondo il quale chi conosce il vino o le bevande alcoliche rischia di meno, in quanto più informato: nella mia esperienza ho visto troppi sommelier, troppi baristi, troppi medici distrutti dal bere, per potere credere ancora a questo mito.

E poi, come dimostra il signor Contini in questo articolo, conoscere il vino non significa affatto intendersene di problemi alcolcorrelati.

3) Nel vino c’è l’alcol, e l’alcol è certamente una droga, tra le più pericolose (http://www.aicat.net/rapporto_del_prof_bernard_roques.htm ).

4) Le avvertenze sui rischi in etichetta sono obbligatorie per legge, la legge c’è già (n° 126 del 10 aprile 1991, articolo 1, comma c - http://www.medialaw.it/privacy/consumatori/1991126.htm -) , e non viene fatta rispettare, proprio per non disturbare le lobbies dell’alcol. Informare sui rischi non significa demonizzare.

5) Riguardo al fatto che lo Stato dovrebbe spendere meglio i suoi soldi, perché “con campagne di questo tipo si entra nella sfera del privato di ogni singolo cittadino”, confesso che mi riesce difficile commentare senza essere offensivo.

Lo Stato investe infinitamente più risorse a promuovere l’alcol che a combatterne le conseguenze. Per fare un esempio tra i tanti, appena cinque giorni fa abbiamo ospitato in questa rassegna un articolo sul “progetto vigna”, per il quale il Ministero delle Politiche Agricole ha investito 6,5 milioni di euro (http://www.europeanconsumers.it/articolo1.asp?idarticolo=2992&idsezione=26 ).

Anche chi beve e poi guida rischia di entrare nella mia “sfera del privato”, se io o un mio caro ce lo troviamo addosso, sulla strada: lo Stato ha il dovere di fare tutto il possibile per prevenire le drammatiche sofferenze che troppi cittadini vivono in conseguenza del consumo delle bevande alcoliche.

Alessandro Sbarbada – Mantova - a.sbarbada1@tin.it


IL GAZZETTINO (Treviso)

Nove feriti ieri pomeriggio a Maserada nell’uscita di strada di un’auto di giostrai che ha coinvolto altre vetture 

Incidente, bambina in Rianimazione 

E’ stata più volte rianimata sul posto. In ospedale anche i fratellini. Due veicoli in fiamme

 Maserada

Nove feriti, di cui cinque bambini, due auto in fiamme. E’ il drammatico bilancio del gravissimo incidente che si è verificato ieri pomeriggio intorno alle 17 lungo la Postumia, all’altezza di Maserada. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, l’auto, una Renault Clio, in cui viaggiava una famiglia di Trevignano, probabilmente giostrai, padre, che risulterebbe in stato di ebbrezza, madre e i loro cinque figlioletti, tutti tra i 2 e i 7 anni, ha imboccato ad alta velocità, provenendo da Cimadolmo, la curva di uscita verso Treviso della rotatoria che conduce a Candelù. Ma la manovra non è riuscita, tanto che l’auto è andata a invadere la corsia opposta lungo la quale stavano sopraggiungendo diverse vetture.

Dopo aver sbattuto contro le prime due, un’Audi guidata da L.C., una 32enne di Maserada, e Stilo condotta da S. B., 33 anni, di San Biagio, al cui fianco viaggiava la moglie, al settimo mese di gravidanza, la macchina è andata a schiantarsi frontalmente contro la terza auto, una Skoda, al volante della quale c’era un 38enne di Castelfranco, S.R. In seguito al violentissimo impatto, le due vetture hanno preso fuoco.

Il conducente della Skoda è miracolosamente riuscito a uscire dalla macchina con le sue gambe prima che prendesse fuoco, mentre ci hanno pensato altri automobilisti e gli uomini che lavoravano sui campi vicini a estrarre bambini e genitori dall’altra macchina. Ad avere la peggio è stata la piccola di 2 anni, trasportata d’urgenza d’urgenza dall’elicottero dei Suem al Ca’ Foncello, dov’è stata operata; ora è in rianimazione in prognosi riservata. Più lievi le ferite riportate dalle altre otto persone coinvolte nel sinistro, causato dall’imprudenza del guidatore della Clio, G.C, 34 anni.

La Polizia stradale ha lavorato fino in serata per chiarire la dinamica dell’incidente. Un lungo lavoro è toccato anche ai vigili del fuoco, usciti sul posto con tre mezzi: non solo hanno dovuto spegnere le fiamme sprigionatesi dalle auto, ma hanno dovuto anche liberare la carreggiata stradale, rimasta occupata per ore, con tutte le conseguenze che si possono immaginare sul traffico, intenso a quell’ora per l’andirivieni dal mare.

Lina Paronetto


AGIonline

SCUOLA:FESTA FINE ANNO TRA ALCOL E CALDO, 10 RICOVERI A BOLZANO

(AGI) - Bolzano, 17 giu. - Per brindare la fine dell’anno scolastico, senza rischiare di non trovare i cocktail desiderati nel luogo della festa, si sono addirittura portati da casa in zaini e borse le bevande preferite. Alcuni di loro, pero’, hanno concluso la serata al pronto soccorso. Il bilancio del "School Out Festival" svoltosi presso il padiglione della fiera di Bolzano, e’ di dieci giovani ricoverati all’ospedale San Maurizio a seguito dell’abuso alcolici, altri con contusioni di lieve entita’ in varie parti del corpo. Alla festa, ben presto degenerata, hanno preso parte circa cinquemila giovani. Tra le cause degli incidenti l’eccessivo tasso d’umidita’ unito alle elevate temperature. Alcuni malori si sono verificati all’esterno del padiglione dove i pompieri sono piu’ volte intervenuti con idranti per gettare sia per rinfrescare l’ambiente che per placare gli animi piu’ accessi di alcuni studenti in fila in attesa di entrare.


IL GIORNALE

Di Silvia Villani

«Mi hai tradito, ora devi morire» Nigeriana uccide l’ex tra la folla

La scorsa settimana, in preda ai fumi dell’alcool, aveva frantumato la vetrina di un negozio di alimentari di un suo connazionale e aveva tirato calci e pugni contro gli agenti del commissariato di Sesto San Giovanni intervenuti in via Breda. Il negoziante, secondo lei, andava punito perché aveva presentato un’altra donna al suo ragazzo. Condannata a tre mesi con la condizionale, la sua pena era stata sospesa. Sette giorni dopo, rosa dalla gelosia, Rose Igbinokhar, ventinovenne nigeriana, ha ucciso in via Marelli il suo fidanzato, un ragazzo nato in Mozambico da un genitore italiano. Quando lo ha avvicinato ha infatti cominciato a urlare ai presenti «deve morire perché mi sta tradendo». Roques Joao Soberano, che tra poco più di un mese avrebbe compiuto trentasei anni, nonostante avesse chiesto ai passanti di chiamare la polizia perché era convinto che la donna lo avrebbe ucciso, non ha cercato di difendersi. Numerosi colpi al collo e al torace hanno così messo fine alla sua vita.

È morto all’ospedale Niguarda cinque ore dopo.
Erano da poco passate le 18.30 quando al centralino di via Fiume è giunta una segnalazione. «Una donna sta cercando di uccidere il suo fidanzato» - ha detto un passante. Immediato l’intervento degli agenti che sul posto hanno trovato Roques Joao Soberano a terra, in un pozza di sangue e privo di conoscenza. A pochi metri di distanza Rose Igbinokhar stava cercando di fuggire. Secondo una prima ricostruzione delle forze dell’ordine che hanno ascoltato due italiani e un egiziano che hanno assistito all’omicidio, la ventinovenne irregolare si è avvicinata alla vittima cercando di colpirlo con un grosso coltello da cucina mentre gli urlava che avrebbe dovuto pagare il tradimento con la vita. Resosi conto che il trentaseienne non reagiva, il nord africano è corso verso la donna e l’ha disarmata. Poi ha afferrato il cellulare per chiamare le forze dell’ordine. Nessuno credeva che nella borsetta la nigeriana avesse nascosto un secondo coltello con il quale ha colpito più volte l’ex amato tra lo sgomento dei passanti.

Rose Igbinokhar, in carcere a Monza per omicidio premeditato, è stata anche denunciata per porto abusivo d’armi e danneggiamento aggravato dato che, al momento del fermo, ha rotto a calci la portiera della volante. Nella sua borsa sono state trovate tre forchette, la foto della vittima vicino a una statuetta votiva e alcun i numeri de «La torre di guardia», la rivista dei Testimoni di Geova. Legati a uno orologio sono stati rinvenuti anche una treccia e alcune ciocche di capelli.
Giunti in commissariato, la polizia si è resa conto che la clandestina era la stessa persona che una settimana prima aveva rotto la vetrina di un negozio di un suo connazionale. L’uomo, secondo la nigeriana, andava punito perché aveva presentato a Roques Joao Soberano un’altra donna della quale sembra che lui si fosse invaghito.


IL GAZZETTINO (Vicenza)

IL DELITTO DI ROMANO Dal Gip, a Vicenza, dopo l’interrogatorio di garanzia. Il loro legale ha insistito sulla legittima difesa e sul fatto che, invece di sparire, si sono costituiti 

Convalidato l’arresto, i due moldavi restano in cella 

In ospedale, la suocera della vittima ha riconosciuto il cadavere. Valentyn lascia la moglie e un bimbo di 18 mesi. Martedì forse l’autopsia

 Bassano

Giornata importante, quella di ieri, nell’inchiesta sull’orribile delitto avvenuto martedì sera a Romano e scoperto 24 ore più tardi. Il Gip ha convalidato l’arresto di Igor Munteanu, 20 anni, domiciliato a Cassola, ed Eduard Tcacenco, 19, clandestino, ospite del connazionale, i due moldavi che mercoledì pomeriggio si sono presentati alla Questura di Vicenza, confessando di aver ucciso un amico ucraino. La salma di questi - Valentyn Poluektov, 26 anni, sposato, un figlio di 18 mesi - è stata riconosciuta dalla suocera, presso la quale, a Fellette, aveva preso alloggio, circa 2 mesi fa.

Il Gip dott. Colbacchini ha interrogato i due fermati, al S. Pio X di Vicenza, per buona parte della mattinata di ieri. Era presente il loro legale, l’avv. Giuseppe Pavan di Padova, che mercoledì li aveva accompagnati in Questura. Oberato dalle attività connesse all’inchiesta, il pm. che si occupa del caso, dott.ssa Arata, ha inviato una minuziosa relazione. A quanto è dato sapere, i due moldavi hanno insistito sulla loro versione dei fatti. Scoppiato un diverbio (forse suscitato da una partita a carte, forse legato a un precedente screzio fra Valentyn e Igor, di certo fomentato dall’alcol), secondo loro, il Poluektov li avrebbe minacciati con un coltello e, dopo esser stato disarmato, con un altro ancora. I due gli sarebbero saltati addosso e nella colluttazione vi sarebbero stati degli affondi con le lame. La coltellata più devastante, alla carotide, se la sarebbe inferta proprio il 26enne, mentre i due avversari gli torcevano il polso. Terminata la rissa, ritenendolo ancora vivo, i due moldavi avrebbero trascinato l’ucraino in vasca da bagno per tentare di rianimarlo. Quando hanno capito che era morto hanno buttato in un cassonetto i due coltelli e sono fuggiti. Il difensore ha insistito sulla legittima difesa, ha osservato che i due, pur potendolo benissimo fare, non sono spariti, anzi si sono costituiti, e ha sottolineato il loro spirito di collaborazione. E ha chiesto la loro liberazione. Il Gip ha convalidato il fermo e mantenuto la misura della custodia in cella.

Anche ieri mattina, a Vicenza, Munteanu e Tcacenco sarebbero caduti in alcune contraddizioni. É su queste discordanze che continuano a lavorare gli investigatori del Commissariato. Continuano i sopralluoghi nella casa dell’orrore, posta sotto sequestro. «Abbiamo cristallizzato la scena del crimine - ha riferito il dott. Campagnolo - ora dobbiamo ricostruire il susseguirsi degli avvenimenti, trovare i riscontri alle dichiarazioni dei due fermati, dare un senso a tutte le loro mosse». E isolare l’elemento scatenante della tragedia.

Hanna Babiy, 43 anni, è arrivata in città in mattinata. Era partita da Bisnika, la città sua, della figlia Snigiana e del genero, giovedì sera. Un particolare straziante: martedì Valentyn l’aveva chiamata, raccomandandole di salutare la moglie e accennandole che in serata si sarebbe incontrato con degli amici: erano Igor ed Eduard. Venerdì, mentre era in viaggio, la donna è stata raggiunta da un’altra telefonata: la Polizia italiana l’avvertiva del dramma. L’immigrata ucraina ha effettuato il riconoscimento del cadavere in ospedale, alle 12, in lacrime. Poi negli uffici di viale P. Giraldi, ha compilato gli atti necessari. Con questi, lunedì, il pm. potrà ordinare l’autopsia che si svolgerà, forse, martedì. La signora Hanna è ospite di conoscenti italiani. Fa la badante, ma ora tocca assolutamente a lei essere assistita.

Bruno Cera


IL GIORNALE DI VICENZA

Omicidio a Fellette. Ieri nell’obitorio dell’ospedale. In carcere i due moldavi

L’ucraino massacrato riconosciuto dai parenti 

 di Davide Moro

Igor Munteanu e Eduard Tcacenco rimangono in carcere. Ieri mattina, dopo l’interrogatorio di garanzia che si è svolto al San Pio X di Vicenza, il giudice per le indagini preliminari Silvano Colbacchini ha convalidato il fermo dei due moldavi accusati di omicidio volontario aggravato e ha accolto la richiesta della custodia cautelare in carcere presentata dal sostituto procuratore Linda Arata. Respinta, quindi, l’istanza di scarcerazione presentata dal legale dei due, l’avvocato Giuseppe Pavan, che aveva chiesto la legittima difesa.

L’udienza di convalida è durata un paio d’ore, dalle 9.30 alle 11.30 circa, durante le quali i due immigrati hanno sostanzialmente ribadito la loro versione dei fatti: in seguito ad una lite avvenuta martedì sera in un appartamento al primo piano del civico 6 di via Bassanese a Fellette di Romano, sarebbero stati prima minacciati da Valentyn Poluektov, e solo dopo lo avrebbero barbaramente ucciso con almeno cinque coltellate alla gola e due all’addome e una furia di calci e pugni al volto.

Un ruolo essenziale l’ha avuto l’alcol, otto i litri di vino bevuti dai tre nella serata di martedì, nel giorno del ventesimo compleanno di Munteanu. Dopo il massacro Munteanu e Tcacenco hanno trascinato il corpo dell’ucraino nella vasca da bagno con l’intento di farlo riprendere; i due, prima di scappare da una zia a Padova e costituirsi di loro spontanea iniziativa il giorno dopo, gli hanno poi riempito la bocca di carta igienica per tamponare le ferite.

Sempre ieri mattina sono arrivati in città per il riconoscimento ufficiale anche i parenti della vittima, un clandestino ucraino di 26 anni, sposato e con un figlio neonato. La formalità è stata espletata, non senza momenti piuttosto difficili, dalla suocera di Valentyn, che è anche l’affittuaria dell’appartamento dove si è consumato il truce assassinio, e alcuni parenti.

Il riconoscimento è avvenuto all’obitorio del San Bassiano, alla presenza degli inquirenti della polizia, e i famigliari si sono poi trasferiti nel commissariato di viale Pecori Giraldi per la compilazione degli atti. È probabile quindi che sia imminente la fissazione dell’autopsia sul corpo del 26enne ucraino, che a questo punto potrebbe avvenire entro la metà della settimana prossima.

Parallelamente vanno avanti anche le indagini che dovranno chiarire tutti i lati oscuri di questa vicenda. Si è appurato che Valentyn Poluektov era stato controllato il 18 aprile scorso dai carabinieri in centro a Bassano. Siccome aveva con sé solo una fotocopia del passaporto, l’immigrato era stato fotosegnalato, denunciato per la violazione della Bossi-Fini ed era poi stato invitato a presentarsi in questura a Vicenza per le pratiche di espulsione.

Lui, però, aveva ignorato le disposizioni: era venuto in Italia a febbraio per trovare un posto di lavoro in regola e potersi quindi sistemare, e nel frattempo si manteneva con saltuari lavoretti di facchinaggio.

Dai primi di questo mese viveva in via Bassanese da solo perché la suocera era tornata in Ucraina per una vacanza, dalla quale sarebbe tornata proprio in questi giorni. La polizia è risalita all’identità della vittima del brutale omicidio una volta che le sue impronte, inserite nella banca dati Afis delle forze dell’ordine, sono risultate le stesse di quelle inserite due mesi fa dai carabinieri.

E mentre i due moldavi finiti in prigione per l’omicidio affermano di aver agito per legittima difesa, gli inquirenti del vicequestore Alessandro Campagnolo stanno lavorando anche sulla scena del crimine per verificare l’autenticità di tale versione.

«L’abbiamo “cristallizzata” subito dopo il delitto - ha spiegato il dirigente del commissariato - e stiamo cercando di ricostruire oggettivamente, cioè solo con dati scientifici, l’esatta dinamica di questo crimine, il susseguirsi degli avvenimenti. Stiamo scandagliando la scena del crimine centimetro per centimetro».

Il lavoro deve ancora essere ultimato, ma si parla già di contraddizioni sostanziali ad esempio su come è stato ucciso Valentyn. Non è trapelato nulla invece, sullo screzio all’origine del crimine, che pare essere scoppiato giorni prima del delitto.


L’ADIGE

Divertirsi senza alcol

I giovani per parlare ai giovani di alcol. Ma soprattutto i giovani che danno l’esempio di come ci si diverta meglio senza alcol. Questo il filo conduttore di M.a.p.p.a. (Minori adolescenti promuovono progetti anti-alcol), il progetto del consorzio Consolida e delle cooperative sociali per sensibilizzare la comunità trentina, e i ragazzi in particolare, sui rischi che il consumo e l’abuso di alcolici comportano. «Con M.a.p.p.a. - afferma Pietro Scarpa, responsabile dell’Area infanzia e adolescenza di Consolida e coordinatore del progetto - abbiamo raggiunto 4.000 ragazzi, che sono stati coinvolti da propri coetanei in feste, cineforum, tornei sportivi in cui si dice no all’alcol». Notevole spazio, nell’anno e mezzo di lavori, ha avuto la formazione, con corsi di sostegno ai genitori affinché discutano in modo costruttivo con i propri figli dell’argomento alcol e percorsi per operatori sociali e per educatori delle cooperative. 26 gli eventi anti-alcol coordinati dalle cooperative sociali: dalle feste al tour artistico «Nonsoloalcol», dai tre cineforum presentati a Trento ai tornei di calcetto e pallavolo, dalle feste sulla neve al «Primo concorso artistico analcolico», le cui premiazioni si sono svolte allo skatepark di Trento. I giovani che hanno partecipato all’organizzazione degli eventi si sono dilettati anche nel mescolare bevande e frutta per proporre ai propri coetanei cocktail analcolici originali in queste occasioni di divertimento senza alcol. Lo stand dei cocktail analcolici spesso è stato abbinato al punto informativo, nel quale i giovani distribuivano materiali e davano informazioni ad amici e coetanei. «Abbiamo condotto delle analisi - precisa Scarpa - prima di avviare il progetto M.a.p.p.a., e abbiamo capito che il modo migliore per ottenere risultati significativi era quello di far si che protagonisti del progetto fossero i ragazzi stessi. E così è stato: gli educatori li hanno supportati, ma le idee e i lavori sono venuti dai giovani». Consolida ha avuto come partner del progetto le cooperative sociali Arcobaleno, Arianna, Casa Zambiasi, Ephedra, Il Delfino, Kaleidoscopio e Progetto 92, che da diversi anni si occupano in tutta la provincia di adolescenti e ragazzi, offrendo servizi per la prevenzione e la cura del disagio e dell’emarginazione sociale. Il tema dell’alcol richiedeva anche un supporto istituzionale e sanitario e per questo Consolida ha stretto rapporti con il Comune di Trento e altre amministrazioni locali e con il Servizio per le attività alcologiche dell’Azienda aanitaria di Trento. Pietro Scarpa è convinto: «M.a.p.p.a. non si conclude qui. Lo riprogetteremo con nuove attività, sperando che sempre più enti, sia pubblici che privati, capiscano l’importanza dell’azione e la sostengano. Perché significa sostenere i nostri giovani».


L’ARENA di Verona

La quiete di Porto San Pancrazio è stata improvvisamente rotta da un episodio di sangue

Ferisce il figlio la sera prima delle nozze

Padre arrestato per tentato omicidio

La vittima va all’altare con i punti di sutura, il genitore a Montorio dopo l’aggressione

Vincenzo Costantino, pensionato ha atteso il ragazzo sotto casa dell’ex moglie e dopo aver rotto il collo a una bottiglia di birra s’è scagliato contro Fabrizio che stava uscendo. Le ferite hanno comunque permesso che la festa di ieri non fosse rimandata. Non era la prima volta che Costantino molestava

 di Alessandra Vaccari

Arrestato per tentato omicidio, del figlio, che ieri s’è poi sposato con bende e suture in volto.

Da venerdì sera, Vincenzo Costantino, 62 anni, pensionato, residente in via Porto San Pancrazio 54 si trova in carcere a Montorio con un’accusa gravissima. A portarlo in galera è stata una pattuglia del commissariato di Borgo Roma, dopo che i vicini di casa di via Galileo Galilei 109 avevano sentito le grida sotto casa.

Non si sa per quale ragione Costantino, che è separato dalla moglie Giuseppina Motta, abbia aggredito Fabrizio, sotto l’abitazione in cui abita con mamma, un secondo piano di un palazzotto.

Secondo la ricostruzione della polizia, l’uomo, forse in preda ai fumi dell’alcol s’è presentato sotto casa del ragazzo e ha aspettato che uscisse.

Verso le 21.30, Fabrizio è uscito con Alessia, la sua ragazza, che ieri pomeriggio ha poi sposato.

Il padre aveva una bottiglia di birra in mano e quando ha visto il figlio, 29 anni, ha rotto il collo della bottiglia e con quella ha affrontato il ragazzo ferendolo in fronte e a un sopracciglio.

Il giovane ha tentato di difendersi come ha potuto, soprattutto temendo che il padre facesse del male anche alla sua ragazza. Fabrizio le ha urlato di tornare in casa e per fortuna è intervenuto un conoscente che ha strappato di mano il collo della bottiglia all’uomo inferocito.

Sul posto sono arrivate un paio di ambulanze. Il ragazzo è stato portato in ospedale a Borgo Trento, per essere medicato, ma poi è stato dimesso. Il padre poco dopo è svenuto, quindi è stato portato a Borgo Roma e una volta ristabilito, in carcere a Montorio con l’accusa di tentato omicidio.

Non si sa per quale ragione si sia scatenata l’aggressione. Pare che Costantino fosse noto alle forze dell’ordine perché più volte segnalato per aver infastidito l’ex moglie e il figlio.

«Non me la sento di fare commenti», ha detto ieri mattina la signora Giuseppina dal citofono di casa, in via Galilei, tappezzata di volantini fotocopiati con l’immagine sorridente del figlio, assieme alla futura moglie che annunciavano il matrimonio.

«Il matrimonio lo facciamo, certo, ma di quello che è accaduto non c’è molto da dire. Per fortuna mio figlio, nonostante tutto, sta bene».

La notizia dell’arresto di Costantino ha fatto in fretta il giro del quartiere e il commento di tutti era di solidarietà al figlio, e al fatto che il padre avesse rovinato il giorno di festa.

Uno tra i pochi a non sapere cosa fosse accaduto era proprio il parroco di Porto, don Gabriele: «Non sapevo di questo fatto e sono proprio dispiaciuto. Conosco poco la famiglia, ma i ragazzi hanno frequentato il corso fidanzati», ha detto il sacerdote.

Sul fronte giudiziario c’è infine da ricordare che domani mattina Costantino verrà interrogato dal giudice.


CORRIERE ROMAGNA Rimini

Coltellate in pieno giorno
Pescatore finisce in ospedale

RIMINI - Si è svolto tutto in pochi secondi, una manciata di minuti al massimo, giusto il tempo di scambiarsi qualche parola pesante, offese in arabo di fronte agli sguardi annoiati dei passanti. Poi è saltato fuori un coltello e uno dei due uomini si è accasciato a terra, le mani sull’addome a tamponare una ferita che si è poi rivelata superficiale, guaribile in appena dieci giorni. L’altro uomo è scappato, forse inseguito da un parente del ferito.L’accoltellamento ha avuto come teatro il parcheggio dietro al grattacielo e come protagonisti due immigrati tunisini. Il ferito è un pescatore, in Italia con regolare permesso di soggiorno. In passato aveva lavorato a Rimini, ma da qualche tempo era imbarcato a Civitavecchia. Venerdì sera ha preso un treno per Rimini e sabato mattina si è incontrato con un amico in un negozio del grattacielo. Stavano parlando quando si è avvicinato un connazionale, un operaio specializzato che sbarca il lunario con lavoretti in nero visto che non è in regola con il permesso di soggiorno. Tra i due - come ha spiegato lo stesso ferito dal suo letto d’ospedale - c’era della vecchia ruggine. Quanto vecchia e, soprattutto, originata da cosa non l’ha però spiegato. I carabinieri stanno, quindi, cercando di capire meglio che cosa vi sia all’origine dell’aggressione, ascoltando i numerosi tunisini che frequentano la zona del grattacielo. Le versioni per ora sono discordanti: c’è chi parla di un debito di 120 euro, chi di una semplice antipatia sfociata in un accoltellamento per colpa dell’alcool. Solamente la notte prima un altro tunisino, a poche centinaia di metri di distanza, aveva fatto parlare di sè. Era, infatti, entrato ubriaco al Bar del Porto, gestito da un cinese. Alzava la voce, voleva da bere e quando è stato redarguito dal gestore, ha rotto la bottiglia di birra, l’ha impugnata per il collo e si è scagliato contro i presenti. Due se la sono cavata con piccole escoriazioni, un terzo è dovuto ricorrere alle cure de sanitari. Sul primo episodio indagano i carabinieri, sul secondo la polizia.

ste.p.


CORRIERE DELLA SERA

«Alcol e cattive compagnie, così mio fratello si è rovinato»

La figlia minore di Umberto: è un debole e con gli anni è peggiorato. La Storia lo ha aggredito

MILANO - «È un massacro per tutta la famiglia Savoia. Nome e dinastia buttati nel fango. Capisce? Non è giusto, non ci sto» confida con amarezza Maria Beatrice, l’ultimogenita di Umberto II. «Mi dispiace moltissimo per la disavventura capitata a Vittorio Emanuele. Gli voglio bene, anche se i nostri rapporti da qualche anno si sono praticamente interrotti. Ad ogni modo, non intendo avere a che fare con le sue colpe vere o presunte. Ognuno risponde per sé. Non ci si conosce mai a fondo, neanche tra fratelli. Vittorio aveva una doppia vita? E chi lo può sapere?». Dolorante per un’artrosi che la perseguita, accovacciata sul divano del soggiorno di una piccola casa del centro di Milano, la sorella del principe fuma nervosamente. «Ho pianto, non ho dormito la notte, questa è una cosa orribile. Un altro duro colpo per i Savoia», si rammarica. Lei stessa, dopo gli anni scapigliati della gioventù (la storia d’amore fra Titti e il «povero ma bello» Maurizio Arena tenne banco nelle cronache rosa) ha dovuto affrontare prove durissime e drammatiche: la morte di due dei tre figli avuti da Luis Reyna, da cui si separò nel ’95. Anche Reyna finì i suoi giorni tragicamente a Cuernavaca, in Messico. Poi, venne l’ora della guerra legale ingaggiata da Vittorio Emanuele contro le tre sorelle, accusate di essersi appropriate indebitamente dell’eredità di Maria José, la regina madre. «Da allora, il gelo - ammette Maria Beatrice -. Tanto che, caduto l’esilio, mio fratello non mi ha neppure telefonato per comunicarmi il suo rientro in Italia. L’ho rivisto a Roma, al matrimonio di Emanuele Filiberto».

Maria Beatrice non infierisce, ma non fa sconti. Del principe incarcerato dice: «Per quel che ne so, da tempo frequenta un giro di persone spregiudicate, che si danno ai bagordi, e pensano solo ai soldi. Avidi di soldi. Non hanno un briciolo di spiritualità. Gentaglia, insomma. Tipi del genere hanno progressivamente preso potere negli Ordini di San Maurizio e Lazzaro. L’associazione è caduta in basso, è diventata una macchina per fare quattrini. Con le quote, con i gadget. Di tutto e di più. Così ne sono uscita assieme a Maria Pia e Maria Gabriella. Poi, anche Silvia, la moglie di Amedeo d’Aosta, si è tirata fuori. Se non sbaglio - aggiunge con una punta di ironia - tra quelli spediti in galera spiccano alcuni nomi degli affiliati agli Ordini. Non è il massimo del decoro per i Savoia. Vero?».

Un bicchiere d’acqua per schiarirsi la gola all’ennesima sigaretta, e avanti con lo sfogo: «Mio fratello, purtroppo, è un bambinone superficiale. È molto facile catturare la sua benevolenza. Lui, per dirla con un’immagine, è un uomo che dà ragione all’ultimo che chiude la porta. È un debole. Inoltre, si lascia andare con l’alcol. Sì, beve troppo. Anche questa non è una condizione ottimale per agire con lucidità». Riflette Maria Beatrice: «Se Vittorio Emanuele negli anni è cambiato, se le sue debolezze caratteriali si sono accentuale, ciò è dovuto anche alle aggressioni subite. La Storia lo ha

Lunedì, 19 Giugno 2006
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