Sabato 04 Luglio 2020
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Rassegna stampa Alcol e guida dell’8 giugno 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

LA PROVINCIA DI SONDRIO

Tra le proposte e le riflessioni del workshop sulla prevenzione contro alcol e droghe, c’è un’analisi che non va sottovalutata Tarantola: «Costruiamo un confronto tra adulti e ragazzi»

(n.loc.) La prevenzione si attua soprattutto parlando e confrontandosi con i giovani, attraverso un’attenta opera di informazione, a tutti i livelli. Tra le proposte e le riflessioni che hanno caratterizzato il “Workshop sulla prevenzione” contro l’abuso di alcol e sostanze psicotrope organizzato dalla Prefettura di Sondrio e svoltosi al cinema Excelsior martedì, non è passata inosservata l’analisi offerta dal dottor Massimo Tarantola, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl. Il medico, esperto della realtà valtellinese, ha sottolineato come tutti, forze dell’ordine, enti, scuole, gestori dei locali, scuole guida, operatori della motorizzazione e così via, cioè tutti quei soggetti che entrano in contatto con i ragazzi, debbano essere coinvolti in un comune sforzo «formativo e informativo» per sensibilizzare i giovani in ogni occasione. «Bisogna prima di tutto cercare di mettersi nei loro panni, capire il loro punto di vista per trovare una chiave di lettura adatta – ha spiegato Tarantola – per costruire un confronto tra adulti e ragazzi che sia costruttivo ed efficace». Lo scambio di informazioni può aiutare ad accrescere la sensibilità verso questi problemi da parte dei ragazzi. «Il mondo degli adulti deve imparare a comunicare meglio, ma bisogna agire velocemente, decodificando i messaggi dei giovani, e la ricerca presentata durante il workshop (disponibile su www.tasso-so.it, nda) può aiutare – ha sottolineato il direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl -. Perché il mercato della droga e dello “sballo” in generale è molto più sensibile ai mutamenti ed ai bisogni dell’universo giovanile, per questo tutti i possibili sensori distribuiti sul territorio possono essere utili».


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (CAPITANATA)

Un’iniziativa della Provincia per i giovani della Capitanata 

Campagna antialcol

Come assaporare l’ebbrezza della sobrietà

"Assapora pure tu l’ebbrezza della sobrietà". È lo slogan che caratterizza la seconda edizione della campagna di prevenzione contro l’alcolismo promossa dalla Provincia di Foggia attraverso il suo Assessorato alle Politiche Sociali. All’iniziativa partecipano, in qualità di partner, i Dipartimenti delle Dipendenze patologiche delle Asl. di Capitanata e l’ Associazione Provinciale Club degli Alcolisti in Trattamento, oltre a diverse associazioni del privato sociale, la Prefettura. «La dipendenza da alcool - spiega l’assessore provinciale alle Politiche Sociali Benvenuto Grisorio - è un problema gravissimo e molto diffuso soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi. L’obiettivo di questa campagna è dunque sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questa tematica». Fondamentale, quindi, illustrare i rischi dell’uso e dell’abuso di alcol: obiettivo che verrà raggiunto attraverso varie iniziative, dalla diffusione di materiale illustrativo all’allestimento di mostre itineranti sull’argomento, passando attraverso l’organizzazione di incontri - dibattito nelle scuole e feste "analcoliche" in discoteca. Manifesti di sensibilizzazione dell’iniziativa saranno affissi in tutti i comuni della Capitanata. La campagna di prevenzione nasce dalla costruttiva collaborazione con il progetto Seneca.


BRESCIA OGGI

Si chiama Gardaline, il collegamento promosso da «Fly Group» insieme a Provincia e dieci comuni dell’area gardesana

L’autobus si ferma in discoteca

Nel week-end, da Toscolano e Lazise, il servizio di trasporto per i giovani

«Gardaline», il pullman del divertimento: due tratte, due capolinea, un percorso che, senza alcuna eccezione, tocca i luoghi del divertimento più importanti del basso Garda. Da Toscolano a Lazise, sulla sponda veneta e viceversa: una buona fetta del Garda da percorrere in sicurezza senza rinunciare al divertimento che la discoteca può regalare.

È l’idea della Fly Group che, in collaborazione con la Provincia di Brescia e 10 Comuni dell’area gardesana, a partire da sabato e domenica prossimi, fino al 9 settembre nel fine settimana consentirà di accedere alla maggior parte delle discoteche gardesane senza utilizzare l’automobile, ma sfruttando il pullman a prezzi decisamente vantaggiosi, abbinati ad un numero di corse che permetteranno agli utenti di scegliere con elasticità gli orari di partenza e rientro potendo contare sul servizio a partire dalle 18.25 fino alle 5 del mattino.

«Credo si possa considerare questa iniziativa decisamente interessante - ammette il presidente della Provincia Alberto Cavalli - Pensiamo possa essere un’idea che garantirà non solo ai turisti, ma anche ai cittadini del Garda di muoversi con maggiore disinvoltura e sicurezza. Il pullman del divertimento mi sembra anche una soluzione straordinaria a livello ambientale: potremmo avere meno traffico e meno inquinamento».

Oltre che ridurre il traffico, il Gardaline ha nel suo dna il progetto di aumentare la sicurezza sulle strade gardesane che nelle ore notturne del periodo estivo si trovano prese d’assalto dai turisti. «Spesso chi va in discoteca esce con un tasso di alcol nel sangue superiore al consentito - ricorda Cavalli - Questo comporta un rischio notevole per chi si mette al volante e riuscire a convicere la gente a non guidare dopo aver bevuto potrebbe contribuire anche a ridurre gli incidenti automobilistici. I giovani così possono essere più sicuri e, da genitore, credo che anche gli adulti possano dormire più sereni».

L’idea della Fly Group è stata sposata con entusiasmo dalla Provincia: sinonimo del fatto che, come dimostrato negli ultimi anni, la sicurezza stradale è uno dei capisaldi dell’attività dell’amministrazione provinciale.

«Oltre alla bontà del progetto - ammette Mauro Parolini, assessore ai Lavori pubblici della provincia di Brescia - , abbiamo voluto premiare un gruppo giovane che ha avuto un’idea interessante. Se si rivelerà un successo, la riproporremo in futuro con le eventuali correzioni. Come amministratori ci aspettiamo un passo avanti sul piano della sicurezza, è sbagliato guidare dopo aver bevuto perchè nessuno ha il diritto di mettere a repentaglio la vita degli altri».

Le fermate della Gardaline saranno per gran parte le stesse dei mezzi di linea: un accorgimento che permetterà agli utenti di salire e scendere dai mezzi senza correre alcun rischio. «La nostra idea si ispira alla linea che già esiste in Romagna - ricorda Luca Bertoletti della Fly Group - Siamo convinti di offrire un servizio decisamente innovativo e speriamo di riuscire a coinvolgere il maggior numero di persone possibile».

Il costo del biglietto è di 3 euro a corsa e consentirà al viaggiatore di usufruire di uno sconto di 2 euro nelle discoteche che aderiscono all’iniziativa: i tagliandi sono in vendita nei maggiori centri gardesani ma possono essere acquistati senza maggiorazione direttamente sull’autobus.

Daniele Bonetti


IL GAZZETTINO (PADOVA)

DOPO L’INCONTRO TRA IL COMITATO BAR DEL CENTRO E L’ASSESSORE PIERUZ 

«Spritz al Portello? Il Comune valuterà»  

Striminzito. Questo il termine più corretto per descrivere il breve incontro, avvenuto ieri mattina a palazzo Moroni, tra Federico Contin presidente del comitato "Bar per il centro" e l’assessore al Commercio Ruggero Pieruz. Meeting voluto da sei baristi (Cafè Madrid, Chez Moi, Ai Dadi, Kolar, Bacaretto e Bar Lume) nel disperato tentativo di aggirare l’ordinanza antispritz targata Flavio Zanonato (chiusura anticipata alle 24 anziché alle 2 di venti locali tra piazze e Ghetto) e il provvedimento prefettizio (divieto di vendita di bottiglie e lattine di alcol dopo le 20 nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato fino al 25 giugno), proponendo al Comune il decentramento del fenomeno spritz in viale Colombo in zona Portello.

«Federico Contin mi ha consegnato - spiega l’assessore Pieruz - un progetto per spostare il popolo degli spritz dalle piazze al Portello. Non ho avuto il tempo nemmeno di leggerlo e comunque dovrò vagliarlo insieme al sindaco, all’assessore alla Polizia municipale Marco Carrai, alla Prefettura e alla Questura. L’idea promossa dal comitato "Bar per il centro" di decentrare il fenomeno spritz in un’altra area della città potrebbe essere valida. Tuttavia, - sottolinea Ruggero Pieruz - il quartiere Portello non penso abbia bisogno di queste iniziative, ma piuttosto di essere riqualificato perchè in alcuni punti è piuttosto degradato». Insomma, il fantomatico problema dello spritz non sembra essere una priorità per l’assessore al Commercio. «Io ho molto rispetto per i baristi - termina Pieruz -, ma lo spritz non può essere considerato l’unico guaio per Padova. La città deve fare i conti con problemi molto più importanti e a questa vicenda dello spritz è stato dato troppo peso. Daremo, però, ugualmente una risposta al comitato "Bar per il centro" in merito al piano Portello». Risposta che secondo il presidente del Comitato Federico Contin dovrà per forza essere positiva. «L’amministrazione comunale ci ha negato Prato della Valle, piazza della Frutta, la golena San Massimo e non ha nessuna intenzione di togliere l’ordinanza di chiusura alle 24 anche se ormai il fenomeno spritz sta scemando. Adesso, se non vuole vedere morire i locali per mancanza di introiti deve darci la possibilità di lavorare almeno in un’altra zona lontana dal centro storico. Se il Comune non ci darà ascolto - termina Contin - siamo pronti ad agire con pesanti manifestazioni di protesta. Potremmo organizzare un sit-in dentro palazzo Moroni di baristi e camerieri o tenere aperti i locali ad oltranza ben dopo la mezzanotte. In più, è vero che tutti noi siamo interessati a partecipare alla Notte Bianca dell’1 luglio, ma se le cose non cambieranno potremmo anche rimanere chiusi».

Marco Aldighieri


IL GAZZETTINO (PADOVA)

DISOBBEDIENTI 

Protesta davanti al Comune: «Non pagheremo le multe» 

(m.a.) «Le multe non le pagheremo mai». Così si è espresso Max Gallob leader dei Disobbedienti padovani, ieri mattina di fronte al cancello di palazzo Moroni, in merito alle contravvenzioni notificate a lui e altri quattro no global per somministrazione abusiva di bevande alcoliche e occupazione di suolo pubblico. Ammende maturate durante i primi tre mercoledì sera di maggio in piazza delle Erbe, quando gli indiani padani si sono organizzati con stereo e casse, spritz e fuochi d’artificio, per andare contro l’ordinanza comunale entrata in vigore il 3 maggio che obbliga venti locali tra piazze e Ghetto a chiudere alle 24 anziché alle 2. Multe che sommate raggiungono l’importante cifra di 77.460 euro. Esattamente i cinque Disobbedienti hanno a testa tre contravvenzioni da 5.164 euro ciascuna. «Oltre a non pagare le ammende, rispediamo al mittente - prosegue Max Gallob - le otto denunce notificate ai nostri danni per la critical mass di mercoledì 31 maggio. Questa giunta Zanonato sta agendo con la fitta collaborazione delle forze dell’ordine, un meccanismo che il sindaco iscritto negli anni’70 al partito Comunista conosce molto bene. Sarebbe, invece, opportuno che Zanonato iniziasse a fare qualcosa di sinistra. Certo è che noi risponderemo colpo su colpo».


IL MATTINO (AREA METROPOLITANA)

POZZUOLI. IL CASO 

Divieti e multe per il by night È polemica

PINO TAORMINA Pozzuoli. Notti astemie e polemiche. Il termine evoca ben altri divieti, ma il «coprifuoco del vino e della birra» - come è già stato ribattezzato - con l’estate in arrivo fa gridare i tiratardi flegrei al proibizionismo: tutta colpa di una ordinanza del 2002, nella realtà mai applicata dalla vecchia amministrazione, che prevede la chiusura dei locali alle 2 del mattino. I commissari straordinari l’hanno rispolverata e chiesto alle forze dell’ordine di vigilare. Risultato? In meno di un mese di controlli, i gestori multati sono stati circa quaranta. E così, i titolari di pub, vinerie, wine-bar e di tutti i locali del by night hanno chiesto un incontro ai prefetti per «prorogare l’orario di chiusura, tutte le notti, alle sei del mattino». Incontro che è in programma questa mattina. «È una logica repressiva che non ha senso - spiega Enzo Cannavacciuolo, titolare di ”Aret ‘o vic”, locale-cult della movida puteolana - Nelle località turistiche questi divieti sono inesistenti. Noi ci assumiamo precisi impegni riguardo i rumori per strada e il presidio attorno ai locali. Ma chiudere alle 2 (alle 3 nei week end, ndr) non ha nessun senso». Al Comune, alle prese con il caos e gli schiamazzi notturni nella zona della darsena, della piazza di Arco Felice, Lucrino e via Napoli e con le proteste dei cittadini esasperati, i commissari hanno recuperato questa ordinanza che fa discutere. Misura estrema per evitare bivacchi e tensioni. E che, nella realtà, fa scontenti persino i residenti, riuniti in decine di comitati. 


 

L’ARENA.IT

«Mercato penalizzato da norme per la sicurezza e divieti anti-alcol». E un ricorso al Tar mette fine all’alleanza

Stadio, gli ambulanti contro il Comune

Oggi il Comune incontra le associazioni di categoria per illustrare le novità introdotte dall’esigenza di adeguamento al decreto Pisanu che dovranno essere messe in atto allo stadio a partire dal prossimo campionato. Ma intanto ieri Confesercenti ha voluto chiarire in una conferenza stampa le ragioni del ricorso al Tar fatto dall’associazione contro il Comune stesso e il sindaco nell’ambito della questione mercato e commercio ambulante allo stadio.

«Il ricorso al Tar per i 30 banchi ambulanti di alimentari che vengono in occasione della partite è determinato da due ragioni», ha spiegato il segretario provinciale di Confeserecenti Fabrizio Tonini, ricordando pure che in un primo tempo la posizione della maggior parte dei sindaci era stata di solidarietà e appoggio ai commercianti contro le partite del sabato, determinate da esigenze puramente televisive. «Chiediamo maggiore uniformità di comportamento. Mentre gli ambulanti non possono vendere alcolici dopo il primo tempo della partita (*) e sono costretti quindi a una forte riduzione del loro lavoro, il vicino supermercato resta aperto e può vendere ciò che vuole: una disparità di trattamento non giustificata. Non solo: lo sgombero degli stessi 30 ambulanti nel caso di partite giudicate a rischio viene stabilito sempre all’ultimo momento, con ordinanza d’urgenza. In realtà queste partite sono annunciate fin dall’inizio del campionato, per cui non si capisce il senso di questa ordinanza di sgombero che arriva pochi minuti prima della partita. Non sarà solo un modo per evitare che gli ambulanti impugnino la norma facendo ricorso?»

Ma la questione non è solo questa. Oggi in Comune infatti si affrontano i termini di applicazione delle norme di sicurezza fissate dal decreto Pisanu, che potrebbero comportare un grave danno non solo ai 30 banchi che operano specificamente in occasione delle partite, ma per tutti i 240 ambulanti del mercato del sabato.

«Il decreto Pisanu stabilisce che oltre all’area di massima sicurezza, che è quella già individuata dalla cancellata», spiega Tonini, «venga fissata un’altra area con una distanza minima di sei metri rispetto a quella di massima sicurezza. Questa è la distanza minima: ma la Questura ha chiesto che venga predisposto tutto l’anello del marciapide, dove attualmente si trovano i 30 banchi. In tal modo le file dovrebbero spostarsi a catena e non ci sarebbe più lo spazio necessario per quella più esterna, con un grave problema per tutti gli operatori del mercato».

«Lo scopo del ricorso è anche e soprattutto fare chiarezza tra le istituzioni per capire una volta per tutte a chi spettino le competenze», aggiunge l’avvocato Giuseppina Bonani. «Inoltre le ordinanze all’ultimo momento non sono giustificate in quanto esiste una normativa precisa relativa alle partite a rischio, tale da rendere non necessari i provvedimenti urgenti». (a.g.)

(*) Nota: vietare la vendita di alcolici dopo metà partita rappresenta molto bene il bizantinismo a cui sono costretti i politici, presi tra l’esigenza di limitare i rischi legati ai consumi di alcolici e il timore inimicarsi i commercianti.


IL MESSAGGERO

Baby-gang sudamericane a Milano, 27 arresti 

Bande di minorenni si erano spartite il territorio: gli ecuadoriani i più violenti e temuti 

di RENATO PEZZINI

MILANO - Il capo, che si chiama Andres Molineros ma che tutti chiamano ”Andy One”, a casa non c’era. La polizia è entrata all’alba, certa di beccarlo nel sonno. Letto vuoto, stanze vuote. Lui stava dormendo su una panchina del quartiere Giambellino, sfatto dall’alcool e da una serata forte. Lì lo hanno trovato, svegliato a fatica, portato con una volante a San Vittore dove lo aspettava un’altra decina di amici: tutti sui vent’anni, sudamericani. Altri otto già erano al Beccaria, carcere minorile.

A leggere i reati di cui sono accusati vengono i brividi: associazione a delinquere, tentato omicidio, rapina, furto, rissa. Ma non bisogna pensare a criminali incalliti che terrorizzano la metropoli. Più che altro, terrorizzano sé stessi. Sono i ragazzi delle pandillas , bande ferocemente rivali di giovanissimi immigrati dall’America Latina che emulano le cosche dei loro Paesi d’origine: ammazzandosi di botte senza una ragione. Un po’ West Side Story e un po’ Guerrieri della Notte, la sbronza facile e il coltello in tasca, linguaggio cifrato e gingilli di appartenenza, gerarchia rigida e maschilista, un codice d’onore alimentato da questo comandamento: chi mena più forte merita il rispetto maggiore.

Gli equadoregni sono quelli della ”Latin King”, la pandilla più temuta e più numerosa. Quella dei peruviani si chiama ”Comando”. In galera ne sono finiti metà degli uni, e metà degli altri. In tutto 27 ordini di arresto, di cui 14 a carico di ragazzini che non hanno ancora fatto 18 anni. Ma sulla loro scia stanno nascendo altre bande: Soldatos Latinos, Forever, Chicago. E ultimamente non è più il passaporto a fare da discrimine: «E’ un fenomeno in espansione» dice il capo della Squadra Mobile «è nato intorno al 2002, speriamo di essere intervenuti in tempo per farlo morire prima che cresca troppo». A Milano coinvolge circa centocinquanta ragazzi, a Genova e dintorni - dove le pandillas pullulano - più di quattrocento.

Realtà quasi invisibile agli occhi della gente, ma ben documentata dai mattinali della polizia. Nel 2004 una ragazza del ”Comando” venne caricata su un furgoncino, pestata a fino allo svenimento e, soprattutto, fino alla morte del bimbo che aveva in grembo. E poi piccole rapine e furti, risse furibonde nei mezzanini della metropolitana. Aggressioni nei giardini pubblici, controllati dai ”Latin King” quelli a sud della città, e dai ”Comando” quelli a nord. Bottigliate fuori da un paio di discoteche del centro, il ”Rainbow” e il ”Ravito de Oro”. Tutta roba che va in scena a notte fonda, quando il tasso alcoolico è oltre ogni limite. E quando i pochi ancora sobri segnano sui muri i confini del loro territorio con graffiti sempre uguali: una corona a tre punte per i ”Latin King”, il semplice nome della banda per i ”Comando”.

I genitori per lo più ne sanno poco, e se lo sanno sono molto preoccupati visto che nei loro Paesi nelle zuffe fra pandillas ci scappa sovente il morto. Un marito e una moglie, un paio di anni fa, denunciarono la scomparsa della figlia diciassettenne a un assistente sociale. La polizia si mise in moto scoprendo che la ragazza se n’era andata per seguire come un cagnolino un capo della banda equadoregna. Ogni volta che i suoi erano fuori casa lei tornava per organizzare grandi feste: sesso, alcool, sentinelle per tenere alla larga i rivali. Così, per sentirsi grandi.


IL MATTINO (CASERTA)

Fratellini picchiati e terrorizzati dal papà ubriaco

08/06/2006 PIERLUIGI BENVENUTI Mondragone. Maltrattamenti e abusi continui ai danni dei suoi due figli di poco meno di dieci anni, dinanzi agli occhi impotenti della madre e della nonna. Una vicenda squallida che andava avanti da diversi mesi e a cui hanno posto fine ieri mattina gli uomini della squadra mobile di Caserta che hanno tratto in arresto, nella sua casa sul litorale di Mondragone, il padre snaturato. Secondo quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, l’uomo, uno slavo di trentasei anni residente nel nostro Paese da diversi anni, spesso ubriaco, infliggeva severe e atroci punizioni ai figli, rispettivamente di sette e di nove anni. Li rinchiudeva per ore in una stanza dell’abitazione nella zona di Pescopagano, il quartiere degradato sorto abusivamente alla periferia estrema della città, al confine con Castelvolturno, costringendoli a compiere i bisogni corporali in un secchio. Non contento, sempre secondo quanto hanno accertato i poliziotti, il padre-orco spesso, forse in preda ai fumi dell’alcool, li picchiava con estrema violenza, arrivando fino a pigiare i pollici sulle palpebre dei due bambini, provocando loro numerosi lividi. Le indagini hanno preso le mosse dalla denuncia presentata dalla nonna e alcune insegnanti della scuola elementare, in via Tommaso Fusco, frequentata dai due piccoli. Le maestre infatti hanno notato le frequenti ecchimosi e i lividi su varie parti del colpo con cui i due fratelli si presentavano a scuola. Segni che loro, forse intimoriti dalla violenza fisica e dalla pressione psicologica che il padre esercitava, spiegavano dicendo di aver litigato tra di loro. Gli inquirenti hanno invece scoperto la drammatica situazione in cui i piccoli erano costretti a vivere, una situazione di estremo degrado e di inconcepibile promiscuità, (*) nella quale invece che i sorrisi e le carezze che avrebbero dovuto aiutarli a crescere in maniera serena e felice ricevevano spesso botte e maltrattamenti. I due bambini, allontanati dalla casa paterna su ordine del Tribunale, hanno poi finito con l’ammettere le violenze e i soprusi subiti dal padre. L’uomo è stato arrestato su esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa ai suoi danni dal giudice per le indagini preliminari di Santa Maria Capua Vetere. A suo carico l’accusa di maltrattamenti in famiglia commessi ai danni di figli minori.

(*) Nota: non facciamoci fuorviare dalla situazione di degrado o dall’origine del protagonista dell’articolo. Ho conosciuto un padre che, sotto l’effetto dell’alcol, infliggeva gli stessi soprusi ai figli. È uno stimato avvocato italiano.


IL MESSAGGERO

BRASILE 

Devastano il Parlamento arrestati 545 “sem terra” 

BRASILIA È stato l’episodio di vandalismo peggiore nella storia del congresso di Brasilia. Al comando di un membro del partito del presidente Lula, 545 contadini “sem terra” (senza terra) hanno messo a ferro e fuoco la camera dei deputati e per due ore si sono sfogati della violenza repressa. Sono rimaste ferite 26 persone, 24 vigilantes del Congresso: uno di loro è in fin di vita per un trama cranico.

La sigla Mlst (Movimento di Liberazione dei Sem Terra) resterà famosa nella storia brasiliana. Alle 2 del pomeriggio di martedì scorso sono arrivati a bordo di autobus al palazzo del congresso e hanno iniziato subito la loro guerra. Hanno capovolto una Fiat Uno esposta dentro una sala e l’hanno utilizzata come ariete per rompere i vetri verso il “salone verde”, uno dei cuori dell’attività parlamentare. Con barre di ferro, pezzi di legno, con falci, si sono quindi dedicati a saccheggiare ogni cosa, statue, computer, mobilio. Molti di loro erano in preda ai fumi dell’alcool.

«Questo è inaccettabile - è sbottato il presidente Luiz Inacio Lula da Silva non appena informato dell’accaduto - Hanno perso il giudizio?» A guidarli è stato Bruno Maranhao - integrante dell’Esecutivo nazionale del Partito dei lavoratori cui fa parte anche Lula - un vecchio guerrigliero contro la dittatura militare. Da più parti è stata chiesta la sua espulsione dal partito. È stato arrestato insieme a tutti i 545 autori del vandalismo. Il Mlst è nato nel 1997 da una defezione dal Movimento Sem Terra (Mst) criticato per essere troppo molle nelle sue rivendicazioni e perchè difende una riforma agraria «borghese e sorpassata».


IL GAZZETTINO (PORDENONE)

LITE IN STRADA 

La festa di laurea finisce a pugni 

(Ro) Ci sono stati momenti di grande tensione, ieri poco dopo le 18.30, in piazzetta Cavour a Pordenone dove, improvvisamente, si è scatenata una scazzottata in mezzo alla strada. Immediato l’intervento di un poliziotto della Digos che si trovava casualmente a passare in corso Garibaldi. L’investigatore ha cercato di separare i litiganti, ma ha fatto appena in tempo a identificarsi che due tre giovani se la sona data a gambe, dileguandosi tra i numerosi passanti che affollavano corso Vittorio Emanuele II. Subito dopo, in aiuto al poliziotto, sono giunti una mezza dozzina di colleghi che, con grande fatica viste le menti annebbiate dei presenti, hanno provato a ricostruire quanto accaduto. Dopo una decina di minuti due giovani sono stati fatti salire su una volante e accompagnati in Questura, dove sono stati identificati e poi rilasciati (uno era la vittima dell’aggressione, visto che era stato colpito con un pungo in faccia).

Poi la verità è venuta a galla. Una quindicina di ragazzi e ragazze, tra i 22 e i 28 anni, stavano festeggiando un amico che, qualche ore prima, si era laureato. Tra uno scherzo e l’altro il vino e la birra scorrevano a fiumi annebbiando le menti dei componenti della comitiva. I giovani cantavano e giocavano, senza però disturbare né i passanti né i negozianti. Nella sostanza una festa di laurea come tante.

Improvvisa e inattesa la scazzottata, che ha preso allo sprovvista gli stessi giovani. All’inizio di piazzetta Cavour due ragazzi e una ragazza - da quanto si è appreso - stavano chiacchierando, quando sono stati avvicinati da quattro coetanei. In quel frangente dev’essere volata qualche parola pesante (forse una mano morta alla ragazza). Poi i pugni e le sberle, tanto intense quando violente, seguite dall’arrivo del poliziotto e dalla fuga degli "aggressori".


IL MESSAGGERO (VITERBO)

CAPRANICA 

Raid al cimitero: è stata una bravata 

Identificati dai carabinieri quattro minorenni, autori degli atti vandalici 

Alla fine li hanno identificati. Per loro forse è stata solo una bravata, per chi ha subito l’oltraggio un gesto che ha lasciato il segno. Sono quattro i ragazzi, tra i 15 e 17 anni, che la notte tra venerdì e sabato scorso hanno profanato venti tombe nel cimitero di Capranica. Due ragazzi proprio di Capranica, uno di Sutri e un altro di Roma. Tutti denunciati a piede libero e deferiti al tribunale dei minori di Roma. Tutti bravi ragazzi come sostengono in paese. Le indagini sono state condotte dai carabinieri guidati dal comandante Antonio Viola della compagnia di Ronciglione che in collaborazione con i colleghi di Capranica. «Da subito abbiamo pensato ai giovani locali, la pista delle sette sataniche non stava in piedi, perchè il loro agire è ben diverso: vengono celebrate messe e non era questo il caso. I ragazzi in questione erano sotto effetto dell’alcol unito a qualche sostanza stupefacente».

Per loro le accuse non sono leggere si va dal furto aggravato alla profanazione rischiando pene sino a tre anni. Il caso è affidato al gip Gaetano Mautone. Sicuramente una bravata, un voler superare i limiti, incoraggiati dall’effetto euforico in cui si trovavano, e così i quattro ragazzi hanno scavalcato il cancello del cimitero e hanno lasciato le scritte sulle tombe che sono state ritrovate la mattina dopo da chi andava a trovare i propri defunti. Un gesto che aveva sconvolto tutto il paese, il fine settimana, nelle strade, nelle piazze, non si è parlato d’altro. Tutti a cercare una ragione a questo gesto ignobile, ognuno facendo supposizioni diverse. Quasi a non voler credere che potessero essere tra gli stessi concittadini di Capranica gli autori di quell’aggressione al privato più caro che ognuno ha, i defunti.

E invece loro, quasi per sfida hanno superato i limiti. I carabinieri hanno lavorato per giorni, ma da subito hanno battuto la pista che si è rivelata giusta.

Ora la giustizia farà il suo corso e deciderà quella che sarà la pena più adatta per i ragazzi.


LA SICILIA

nella zona di gibil gabib 

Ubriaco tampona auto sequestrato il veicolo

Intervenuti per mediare tra due automobilisti le cui auto erano rimaste coinvolte in un tamponamento, gli agenti di una Volante della Polizia si sono resi conto che uno dei due aveva bevuto qualche bicchiere di vino di troppo, per cui, dopo gli opportuni controlli, lo hanno denunciato a piede libero per guida in stato di ebbrezza, sequestrandogli il veicolo, ritirandogli la patente (che sarà alleggerita di 10 punti) e multandolo per l’infrazione commessa. L’episodio si è verificato intorno alle 14:30 in via Gibil Gabib, dove una Fiat Uno è stata tamponata da un’auto analoga alla cui guida era P. G. di 23 anni. Visto che l’accordo tra le parti appariva difficoltoso, il conducente "tamponato" ha telefonato al "113" per chiedere l’intervento di una Volante. Appena sul posto, gli agenti sono riusciti a fare scambiare le generalità tra i due invitandoli a rivolgersi alle rispettive compagnie di assicurazione. Poi però hanno notato l’eccessiva "esuberanza" di P. G. e lo hanno invitato in Questura per sottoporlo all’alcoltest: il controllo ha avuto esito positivo perché il giovane aveva in corpo una quantità di alcol molto elevata, sette volte superiore al consentito.


LA SICILIA

lite notturna in centro storico 

Lui multato perché alticcio l’altro «resiste» alla polizia 

La presenza in centro storico di un poliziotto fuori servizio ha evitato che l’alterco, presto sfociato in lite, tra due persone avesse più serie conseguenze. La lite è avvenuta poco dopo la mezzanotte, davanti al Bar Romano, a due passi da piazza Garibaldi, e il poliziotto ha dovuto faticare non poco per rabbonire F. V. di 35 anni e T. A., tunisino di 52 anni, venuti ormai alle mani. Riportata la calma, tuttavia, il poliziotto ha chiesto l’intervento di una Volante, allo scopo di identificare i due litiganti che continuavano a intrattenersi nella zona.

Quando gli agenti sono arrivati, F. V. ha esibito i propri documenti senza alcun problema, mentre T. A. dopo l’identificazione, essendo un extracomunitario, è stato invitato in Questura per verificare se il suo permesso di soggiorno fosse a posto. A quel punto il tunisino ha tentato di fuggire ma è stato bloccato e trasferito in Questura. Attraverso al consultazione degli archivi, è stato accertato che il suo permesso di soggiorno era in regola. Tuttavia T. A. non ha potuto evitare la denuncia a piede libero per resistenza al pubblico ufficiale; strascico pure per F. V. che è stato multato per ubriachezza molesta.


IL GAZZETTINO (BELLUNO)

PEDEROBBA 

Alcoltest definito "irregolare" ma alla fine arriva la condanna

 (L.Bel.). Condannato a 25 giorni di arresto e a 600 euro di ammenda per guida in stato d’ebbrezza. Questa la sentenza emessa dal giudice della sezione distaccata di Montebelluna del Tribunale di Treviso nei confronti di un quarantreeenne di Pederobba M.P., che in passato era stato sorpreso dai carabinieri e dalla polizia alla guida diun’auto in stato d’ebbrezza. Assente ieri mattina in aula, M.P. si presentava davanti ai giudici per un’opposizione al decreto penale già emesso dal Gip. L’avvocato difensore dell’automobilista di Pederobba aveva infatti riscontrato delle irregolarità sulla sanzione amministrativa elevata al suo tutelato ricorrendo a degli "inghippi" giuridici, che alla fine però non hanno portato gli effetti sperati. M.P. infatti è stato ritenuto colpevole di guidare in stato alterato e pertanto è stato condannato. Il pubblico ministero aveva in un primo tempo chieso la condanna a 30 giorni d’arresto e a 900 euro di ammenda che il giudice Michele Vitale ha tramutato in 25 giorni di arresto e 600 euro d’ammenda. Nel dibattimento era stato ascoltato il milite dei carabinieri che aveva fermato M.P. e che per ben due volte lo aveva sottoposto all’esame alcolimetrico. Anche questa operazione da parte dell’avvocato difensore dell’automobilista era stata definita tecnicamente irregolare.


IL GAZZETTINO (BELLUNO)

Aggredì gli agenti fuori dal locale 43enne a giudizio per resistenza

CORTINA D’AMPEZZO - Ancora disavventure giudiziarie per Maurilio Dotta, il 43enne cortinese già condannato per i maltrattamenti ai danni della madre e della sorella.

Ieri, nella sezione distaccata del Tribunale di Belluno, a Pieve di Cadore, sono stati ascoltati alcuni testi indicati dal Pubblico Ministero e dalla Difesa (avvocati De Lotto e Antonelli) per il processo che lo vede imputato per resistenza a pubblico ufficiale e ubriachezza abituale (nel medesimo fascicolo compariva anche il reato di lesioni personali, ma la querela era già stata ritirata in occasione dell’udienza filtro). Il processo, che è stato rinviato per sentire un testimone ieri assente per malattia, ha avuto avvio dopo il rinvio a giudizio per episodi che risalgono all’estate scorsa: Dotta, in stato di ebbrezza, avrebbe avuto un diverbio con le Forze dell’ordine intervenute a seguito della chiamata giunta loro in serata. L’imputato si trovava in un locale di via Battisti.


LA STAMPAWEB

TORINO

IL DOPO OLIMPIADI L’INASPETTATO E VIOLENTISSIMO LITIGIO DURANTE UNA FESTA ALL’HIROSHIMA FINISCE SULLA PAGINE DEL TIMES

Duello rusticano sulla scacchiera

Giocatore inglese aggredisce rivale armeno per colpa della bella australiana

di Francesca Paci

Poi dice il proverbiale sangue freddo dei giocatori professionisti. L’ultima mossa delle Olimpiadi di scacchi di Torino è stata un terremoto: sguardi saettanti tra due avversari innamorati della stessa dama, regolamento a mare, spintoni, pugni e paroloni. Niente a che vedere con la classifica, evidentemente. Ma un fuori programma così croccante da stuzzicare la curiosità del serioso Times che gli ha dedicato un lungo articolo. 

Due alfieri per una regina Vent’anni, di nazionalità australianama con madre olandese e padre filippino, la bella Arianne è definita dai fans la«Kournikova

degli scacchi». Nel suo sito si legge che ama cantare e ballare, andare in spiaggia, giocare a tennis e discutere di politica e filosofia.

Immaginate la scena, arredata metaforicamente di alfieri, regine, cavalieri. E’ mercoledì sera, i volti segnati dalla concentrazione si distendono per una festa d’alleggerimento, il «bermuda party» all’Hiroshima Mon Amour. Sono le battute finali di un torneo all’insegna del fair play: abiti casual come durante i match, bicchieri che s’incontrano più volte per il brindisi di saluto, sorrisi smaglianti dei ben piazzati e onore delle armi a quelli già dati per sconfitti. Poi il colpo di scena: Danny Gormally, un candidato britannico dal temperamento tutt’altro che anglosassone, aggredisce il rivale armeno Levon Aronian, reo di aver corteggiato la giovane campionessa australiana Arianne Caoili, da lui puntata in precedenza. Gli invitati, i pochi che ricordano qualcosa d’una serata «piuttosto alcolica», raccontano lo stupore e la convinzione che i due stessero scherzando.

Quasi che da un momento all’altro arrivasse qualcuno a rivelare che in realtà erano tutti su candid camera.

Invece no: è il brivido della diretta. Arianne, 20 anni, madre olandese e padre filippino, sensuale come solo le bellezze métisse e definita dai fans la Kournikova degli scacchi, viene avvicinata dal galante Levon che le propone un ballo. Lei si considera libera: con il pretendente Danny, giura, ha avuto appena «uno scambio di email». E c’è da credere che abbia le idee chiare a giudicare dal sito Internet nel quale elenca le sue aspirazioni: giocare a scacchi ovviamente, ma anche imparare dieci lingue, realizzare un album da solista, incontrare Sting, guadagnare montagne di denaro, entrare a pieno titolo nella Storia e «qualche altra ambizione che non può essere specificata per la sua pericolosità e la natura radicale che la rendono inadatta a questo spazio web...».

Arianne e Levon insomma, conquistano la pista e s’avvitano in una danza che i testimoni descrivono «appassionata». L’australiana adora la musica che considera «cibo dell’anima» e va pazza per i balli latino-americani. L’armeno, 24 anni, campione nell’arte di alfieri e regine da quando non era neppure maggiorenne, occhialuto come un intellettuale alla Woody Allen, non si direbbe un John Travolta. Ma l’ora è tarda e lui decisamente ebbro. Danny, infatuato, ferito e affatto sobrio, si sente respinto. Barcolla fino alla coppia, respira forte e sferra un pugno all’avversario più giovane di sei anni e più famoso, numero tre nel mondo degli scacchi ma soprattutto, al momento, numero uno

Venerdì, 09 Giugno 2006
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