Martedì 11 Agosto 2020
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Rassegna stampa alcol e guida del 15 maggio 2006

A cura di Alessandro Sbarbada e Roberto Argenta

Sono tornato ieri sera dal “Congresso di Spiritualità Antropologica ed Ecologia Sociale” di Assisi, dove ho incontrato molti amici, tra i circa 1.500 presenti a questo bellissimo incontro annuale.
Desidero ringraziare con affetto, a nome mio e dei miei collaboratori, le numerose persone che mi hanno avvicinato in questi giorni, per esprimere le loro parole di riconoscimento ed apprezzamento riguardo a questo nostro quotidiano servizio di rassegna stampa.
Grazie a tutti voi per la vostra attenzione.

Alessandro Sbarbada


 

IL SECOLO XIX

San Martino dice no al vino

SANITA’ Applicata una legge del 2001.

Il direttore Cosenza: «La salute dei dipendenti viene prima di tutto»
Da oggi vietato anche il bicchiere a pasto nella mensa dell’ospedale

Un bicchiere di vino a pasto? Da oggi sarà un pallido ricordo per i dipendenti del San Martino. Tra le prime ad adeguarsi alle disposizioni del decreto antialcol, che ha individuato tutta una serie di categorie di lavoratori che non possono permettersi il "cicchetto" a pasto, la mensa dell’ospedale cancella la carta dei vini e delle bevande alcoliche. Ad accompagnare il pasto dei dipendenti del San Martino solo acqua e bibite. Neppure la birra, anche quella all’indice.
La legge che proibisce il consumo di alcol sul posto di lavoro risale al 2001: lo stabiliva l’articolo 15 della legge 125/01. A marzo, dopo cinque anni di attesa, si è passati dalla grammatica alla pratica, con la definizione del decreto attuativo dei ministeri del Lavoro e della Salute e l’intesa Stato-Regioni per individuare le categorie per le quali è pericoloso (con l’obbligo del datore di lavoro di controllare che ciò non avvenga) dissetarsi con bevande alcoliche durante l’orario lavorativo. E, ovviamente, un ospedale grande e importante come il San Martino annovera parecchie di queste categorie ad alto rischio, dalla più banale che in un ospedale può essere quella dei medici e dei chirurghi a quella meno scontata degli elettricisti. Comunque sia, per non fare figli e figliastri tra chi può concedersi un bicchiere di vino e chi non potrebbe per legge sentirne neppure l’odore, la direzione generale del San Martino ha deciso una strategia radicale, obbligando la "Serenissima", la Spa che gestisce la mensa ospedaliera (da qualche giorno accessibile anche al personale universitario), ad eliminare il vino e la birra dalle sue proposte.
«Ci siamo adeguati a quello che dice la legge, d’altro canto siamo in un ospedale e la salute, che sia dei nostri utenti o del nostro personale, viene prima di tutto - commenta il direttore generale Gaetano Cosenza - Il provvedimento, comunque, riguarda solo la mensa dei dipendenti, perché ai pazienti il vino non era somministrato». Con buona pace dell’eterno dibattito tra medici e ricercatori che, parlando di antiossidanti e simili, affermano che un bicchiere di vino (rosso) fa bene e previene le malattie cardiocircolatorie. «A casa propria si può anche bere un bicchiere di vino a pranzo se poi non si deve lavorare rientrando nell’elenco delle categorie ad alto rischio - prosegue Cosenza - ma sul luogo di lavoro bisogna rispettare la legge e la normativa di sicurezza, soprattutto quando oltre alla propria salute si può mettere a repentaglio quella degli altri. Inoltre questa legge impone al datore di lavoro il compito di vigilare.
Eliminare la carta dei vini dalla mensa del San Martino non porterà, però, ad una diminuzione dei costi per l’ospedale anche perché la "Serenissima" ha annunciato all’amministrazione che sostituirà le bevande con gradazione alcolica con una più ampia varietà di bibite.
Sull’applicazione della normativa sui luoghi di lavoro sarà chiamata a vigilare la Asl attraverso il suo "braccio armato", l’Unità operativa che si occupa di prevenzione e sicurezza sul lavoro che annuncia controlli severi, soprattutto nei cantieri edili.

Alessandra Costante


 

CORRIERE ROMAGNA

Ubriaco spara ai carabinieri

RIMINI - L’alcol, la notte tra il 19 e 20 giugno del 2002 gli aveva strappato per sempre la figlia Milena, morta nella Mercedes finita contro un albero in un campo di Corpolò, dov’era l’auto volata perché guidava ubriaco fradicio. Il destino, nel lontano ’83, gli aveva tolto Daniela, sei anni, azzannata da due cani lupo in un tenuta agricola vicino casa dov’era andata a giocare con i fratelli.Questa volta il bicchiere di troppo ha privato Domenico Bonci, agricoltore 54enne di Villa Verucchio, della libertà. Ma, per fortuna, non è costato caro a uno dei carabinieri del Radiomobile intervenuti per riportarlo alla ragione dopo che aveva dato di matto in un ristorante di Villa Verucchio: il colpo di pistola calibro 22, "partito" dall’arma illegale che impugnava è schizzato sul selciato, senza ferire i due militari che, seppur a fatica, l’altra notte alle 3,30, sono riusciti ad arrestarlo per porto illegale d’armi da fuoco e resistenza a pubblico ufficiale Domenico Bonci, agricoltore classe ’52 di Villa Verucchio. Pochi minuti prima dell’intervento dei carabinieri, l’uomo dal ’98 privato della licenza di caccia e colpito da una "diniego alla detenzione di armi e munizioni" dal prefetto di Rimini a causa di alcuni precedenti penali, era entrato ubriaco fradicio in un ristorante e aveva iniziato a infastidire il titolare e il figlio cui chiedeva di diventare Dj e mettere una specifica canzone.Con il "solito" atteggiamento da sbruffone come i due hanno verbalizzato, tra un urlo e una minaccia "prima o poi la pagherete" ha estratto l’arma e ha iniziato a rotearla in aria. E di quella pistola hanno subito informato il capo pattuglia quando è entrato nel locale, mentre il collega iniziava il corpo a corpo con Bonci che in tutti i modi cercava di divincolarsi dal carabiniere. Spintoni cui ha fatto seguire con mossa repentina l’estrazione della pistola riposta nella cinta, sparando un colpo verso terra. La palla è rimbalzata sul selciato per poi schizzare lontano dal corpo del carabinieri. Finalmente ammanettato è stato portato in caserma a Rimini, mentre i militari della stazione di Verucchio hanno provveduto alla perquisizione dell’abitazione conclusa dal sequestro di un’altra pistola e di un fucile da caccia calibro 22 privi anch’essi come l’arma che aveva fatto fuoco di matricola e modello. Rinvenuti anche circa 300 proiettili di vario calibro.Oggi sarà processato per direttissima.

e.ch.


 

ASAPS.IT

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA, PORTOGALLO:
IL GOVERNO SI PREPARA AD ABBASSARE A 0,2 G/L IL TASSO MASSIMO DI ALCOL CONSENTITO
PREVISTA UNA DIMINUZIONE NETTA DELLA MORTALITÀ

Scatta la gara di velocità per dimezzare la mortalità entro il 2010

(ASAPS) LISBONA (PORTOGALLO) – Il limite attuale è quello convenzionalmente indicato dall’Unione Europea, vale a dire 0,5 grammi di alcol per ogni litro di sangue. Si tratta dello stesso limite vigente nel nostro paese, dove è convinzione di molti che si tratti di una vera e propria privazione nei confronti della libertà dell’individuo e che sia sufficiente un calice di rosso per rischiare una denuncia per guida in stato di ebbrezza. Niente di più sbagliato, ovviamente, ma mentre in Italia si continua a perdere tempo con disquisizioni accademiche tra chi è “pro” e soprattutto tra chi è “contro”, in altri stati europei si pensa addirittura di abbassare ancora il limite ed adeguare la soglia al limite oltre il quale è scientificamente provato che comincino a farsi sentire gli effetti dell’ebbrezza alcolica: 0,2 g/l. È il caso del Portogallo, dove il signor Ascenso Simoes, sottosegretario al ministero degli Interni, ha ribadito ancora una volta la necessità di modificare l’attuale “codigo de circulacao” abbassando la soglia da 0,5, appunto, a 0,2. A chi gli si è rivoltato contro - non dimentichiamo che siamo in un paese e a forte tradizione vinicola – ha risposto seccamente che il tasso di mortalità potrebbe essere drasticamente ridotto, tanto che la sola misura contribuirebbe in maniera significativa ad avvicinare la sinistrosità portoghese ai parametri imposti dall’Unione entro il 2010, sempre più vicino. In Portogallo, ogni agente della PSP (Policia de Seguranca Publica) o della GNR (Guardia Nacional Repubblicana), dispone di un etilometro in dotazione individuale ed ogni controllo stradale prevede la sottoposizione alla prova da parte del conducente: oggi, quello che era il fanalino di coda europeo in tema di sicurezza stradale, rischia di sorpassarci in una gara di velocità che ha come scopo quello dimezzare la mortalità… (ASAPS)


 

SANIHELP.IT

Il vino rosso protegge denti e gengive

Altro che dentifrici e colluttori specifici: il miglior modo per preservare la salute di denti e gengive è bere vino rosso.

A sostenerlo è uno studio canadese, presentato a Orlando, Florida, durante l’American Association for Dental Research Annual Meeting.

I ricercatori hanno dimostrato che i polifenoli contenuti nel vino rosso hanno potenti proprietà antiossidanti (*), in grado di contrastare alcune patologie odontoiatriche come la gengivite o la parodontite, un’infezione cronica causata dai batteri presenti nella placca.

I componenti del vino rosso, infatti, possono limitare l’effetto dei batteri sulle gengive.

Un bicchiere al giorno, insomma, toglie davvero il dentista di torno, soprattutto per i soggetti più a rischio come anziani, fumatori, persone affette da diabete e pazienti che assumono steroidi, contraccettivi orali o alcuni farmaci antitumorali.

Fonte: American Dental Association 2006

di Silvia Nava

 
(*) Nota: è l’ennesimo caso di manipolazione di una ricerca scientifica per propositi commerciali.

Il trucco è il solito: la ricerca viene fatta sui polifenoli, presenti in moltissimi cibi e bevande, il titolo è sul vino.
Al solito ci si dimentica di dire che nel vino c’è l’alcol, dai dimostrati effetti tossici e cancerogeni, presente in concentrazioni enormemente più elevate rispetto ai benefici polifenoli.


 

AGENZIA

BOLZANO: VENDE BEVANDE ALCOLICHE A UBRIACO, DENUNCIATO BARISTA

Bolzano, 13 mag. - (Adnkronos) - Puo’ esserci la responsabilita’ dell’esercente nello stato di ubriachezza dell’avventore. E’ quanto sembra scaturire da cio’ che e’ avvenuto in un pub di Castelrotto, in provincia di Bolzano, dove il 32enne titolare e la 18enne barista sono stati denunciati dai carabinieri per somministrazione di bevande alcoliche a persone in manifesta ubriachezza e per determinazione in altri dello stato di ubriachezza. I militari, entrando nel locale, infatti, hanno verificato che i due stavano approfittando del palese stato di alterazione etilica di alcuni avventori per somministrare ulteriori dosi di bevande alcoliche, inducendo i clienti ad accrescere il proprio stato di ubriachezza.


 

IL MESSAGGERO (ABRUZZO)

Preoccupanti le prime indiscrezioni di un’inchiesta della Squadra mobile.
Telecamere nascoste in alcuni locali
Tra i giovanissimi è allarme alcool 

 Il sabato sera gli under 16 arrivano a spendere anche sessanta euro a testa 

 di MARCELLO IANNI

Bevono fino a stare male. In una sera, riescono a spendere anche cinquanta o sessanta euro. Solo, ed esclusivamente, per bere. Fino all’ultima goccia, fino alla chiusura del locale. Hanno 16 o 17 anni, possono contare su una buona disponibilità economica grazie a paghette ”faraoniche”. Sono i giovani che si ubriacano ogni sabato sera. Per ridere, per stare in compagnia, ma anche per imitare i divi della televisione. Perché ormai una ”sbronza” non scandalizza più nessuno. Tranne gli agenti della Squadra mobile che per arginare questo problema hanno avviato un’inchiesta dopo che alcuni ragazzi sotto i 16 anni sono finiti in coma etilico, dopo aver abusato di alcol, soprattutto Rhum. Serate ”normali” durante le quali sono riusciti a bere una quantità di alcolici che manderebbe al tappeto anche un adulto.

Le indagini hanno appurato che alcuni locali notturni, per concorrenza, avrebbero escogitato degli inviti ad entrare nei locali piuttosto accattivanti: pezzetti di carta colorati nei quali si invita il ”popolo della notte” a recarsi in quel locale per ricevere gratuitamente, o a prezzi irrisori, una consumazione. Nel corso degli accertamenti sarebbero stati scoperti barman che, senza alcun problema, hanno somministrato bevande alcoliche anche a minori di 16 anni, costringendo poi gli stessi ad essere trascinati dagli amici di forza in un bagno per vomitare o a fare ricorso delle cure dei sanitari dopo essere caduti in coma etilico.

Eppure riuscire a bere super alcolici per un minorenne non è mai troppo agevole. O comunque non dovrebbe esserlo. Servire alcolici ai minori di 16 anni è vietato. Lo sanno bene gli esercenti che di solito espongono un cartello sul quale il divieto campeggia a lettere cubitali. Divieto che, però, spesso viene aggirato dagli under 16 che la fanno franca un po’ ingannando i baristi e un po’ confidando nell’”elasticità” di questi ultimi. E’ raro, infatti, vedere un barista che chiede ad un ragazzino la carta d’identità, prima di versare un alcolico. E così, mentre spesso viene addotta la scusa che il minore manda un maggiorenne al bancone, stavolta la somministrazione è stata vista direttamente dagli agenti che hanno filmato con telecamere nascoste tutta la scena, cogliendo in flagranza i baristi mentre servivano alcolici a minori di 16 anni.

Per il direttore del Sert, Daniela Spaziani, il fenomeno non va sottovalutato, anche quello del mix tra alcol e droghe. «I primi abusi di alcol si riscontrano già tra gli 11 ed i 12 anni - ha detto Spaziani - ce lo dicono gli stessi professori scolastici».


 

IL MESSAGGERO (UMBRIA)

Venerdì sera due ubriachi hanno anche assalito un autobus
Via della Pallotta, paura per risse e droga
I residenti chiedono aiuto e protezione: «Di notte siamo costretti a vivere blindati» 

 di STEFANO COCCHIERI

Scene di ordinaria follia in via della Pallotta. Poco dopo le otto di sera di venerdì due ubriachi stranieri (probabilmente magrebini) iniziano a discutere, si spaccano addosso le sedie di plastica del bar nel quale si erano scolati l’ultima bottiglia, poi iniziano un vero e proprio ”raid” nella trafficatissima via, bloccano il traffico, fermando un autobus colpendolo con calci e pugni, danneggiano auto, rovesciano cassonetti dell’immondizia, fino all’arrivo di due volanti della polizia con quattro poliziotti che, dopo aver bloccato i facinorosi extracomunitari, li hanno caricati nelle loro auto in mezzo alle lamentele e le proteste di abitanti ormai esasperati dalle continue e inarrestabili vessazioni e furti ai quali sono giornalmente sottoposti.

Un quartiere tranquillo e ancora vivo, a due passi dal centro che sembra non riuscire più a trovare pace.Un quartiere nato nei primi anni sessanta nel lato sud est della città di Perugia che all’epoca finiva con via dei Filosofi, la via dei ”palazzoni” nata negli anni cinquanta che delimitava, insieme alla parte alta di via XX Settembre, la periferia del capoluogo. A distanza di quarant’anni, via dei Filosofi e "la Palotta" hanno chiaramente cambiato fisionomia e aspetto, un po’ come tutta la città.

Da quelle parti Don Leonello (prete di frontiera della parrocchia di San Ferdinando), ha accolto i "pionieri" extracomunitari che venivano a trovare fortuna nella ricca Perugia.

Con i polacchi nei primi anni ottanta, e i sudamericani negli anni immediatamente successivi, il quartiere si è lentamente ma inesorabilmente popolato di extracomunitari: gente brava, venuta per trovare lavoro, che si è integrata con i residenti perugini, anche se non senza qualche mugugno della borghesia locale che andava via via ad invecchiarsi. Via della Pallotta, infatti, a due passi da Piazza Italia con il crescere di frazioni come Ponte San Giovanni e Ferro di Cavallo, era diventata improvvisamente zona centrale con i prezzi degli appartamenti che ancora oggi non sono certo accessibili ai più giovani.

Oggi quella zona pullula di extracomunitari, nonostante Don Leonello da tempo non sia più parroco. Nel quartiere buono della città, infatti, l’accoglienza del "prete di frontiera" è stata sostistituita dagli hard discount e da esercizi pubblici di basso profilo intorno ai quali si sono sviluppati traffici di tutti i tipi, compreso quello di stupefacenti, corroborato dal vicinissimo Parco di Sant’Anna. Area di verde attrezzato che, se di giorno è popolato di bambini che vivono nel quartiere, di notte è frequentato da ”brutti ceffi” (soprattutto magrebini e giovani sbandati dell’est Europa) che nella zona e fino a Piazzale Europa, in preda ai fumi dell’alcol e della droga, fanno razzia di scooter, sfasciano auto per rovistarne l’interno e ovviamente utilizzano la zona per iniettarsi la "dose" giornaliera.

Qualche mese fa vennero raccolte firme per far chiudere uno degli esercizi pubblici che fungevano da ricettacolo per ubriaconi e drogati, ma l’appello non ha avuto esito.

Oiar i cittadini alzano di nuovo la voce per chiedere maggiore attenzione e protezione per loro stessi e per i loro ragazzi.


 

IL MESSAGGERO (PESARO)

Il segretario provinciale del Siulp: «Spesso una sola pattuglia per turno, se si ammala un operatore viene annullata» 

 «Con la nuova Questura, una Volante in più» 

Lanzi: «Da vent’anni aspettiamo inutilmente risposte, mancano ben 33 agenti» 

di SILVIA BALDUCCI

PESARO

Riflettori ancora accesi sul tentato stupro avvenuto nei pressi del centro storico di Pesaro. Vittima della violenza, una giovane pesarese di 36 anni. L’aggressione si è consumata ad opera di un ventunenne russo visibilmente ubriaco, nell’ indifferenza di alcuni automobilisti, sordi alle richieste d’aiuto. E sulle ceneri di questo brutto episodio proliferano riflessioni e commenti. Anche dall’associazione Uisp giungono costruttive proposte: «Una città sorda al problema dell’integrazione - afferma Alessandro Ariemma, presidente dell’associazione - unitamente a mentalità maschiliste diffuse, costituiscono un pericolo effettivo alla sicurezza della donna». Crede si possa evitare tale rischio? «Innanzitutto devono essere rioccupati gli spazi urbani della città, attraverso momenti di aggregazione che garantiscano la “protezione” delle fasce più deboli insieme alla possibilità di integrazione degli stranieri». La Uisp si allinea dunque alle dichiarazioni del sindaco Ceriscioli? «Ovviamente condivido la scelta di evitare l’arroccamento e la chiusura puntando piuttosto su progetti di politica sociale a favore dell’integrazione». Esponenti di Forza Italia e An hanno invece lamentato un pugno troppo debole dell’amministrazione comunale invitando a intensificare i servizi di vigilanza notturna. Cosa ne pensa? «Credo non si possa giocare sulla paura o sull’esclusione. I brutti e i cattivi esistono e non è attraverso la violenza che si risolve il problema. Bisogna promuovere il rispetto e la solidarietà, obiettivi che si raggiungono con politiche educative più che con pattugliamenti». Alcune proposte concrete? «Si potrebbero innanzitutto organizzare corsi di autodifesa personale per promuovere una maggiore autocoscienza femminile. Ma anche momenti di sport per tutti e giochi negli spazi aperti della città. La chiave è educare il cittadino, sin dall’infanzia al rispetto e alla solidarietà. Si dovrebbe contenere la violenza maschile, ridimensionando anche il linguaggio e le immagini dei media». Si può ancora davvero parlare di maschilismo? «In un certo qual modo sì. La donna oggi si vende e si compra come un oggetto. I media sono pieni di messaggi maschilisti e forse ancora la famiglia stessa è incentrata sull’uomo. Dobbiamo lavorare per una società di pari dignità». Si riuscirà a vincere davvero la sfida più ardua, l’integrazione? «Dobbiamo promuovere l’intercultura. è un obiettivo ardito e in qualche modo utopistico, ma è l’unico pensabile».


 

IL MESSAGGERO

Donna trovata agonizzante: sospetti sul figlio di 36 anni 

GENOVA - È indagato per lesioni gravissime A.F., il figlio della donna di 68 anni ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale Galliera di Genova trovata sabato sera agonizzante in casa.Alla donna è stato riscontrato un trauma cranico provocato da una caduta avvenuta in circostanze ancora poco chiare.

Secondo la Polizia, sabato verso le 22, il figlio 36enne sarebbe rientrato in casa ubriaco. Per motivi che non sono ancora stati accertati, l’uomo avrebbe cominciato a litigare con entrambi i genitori, che erano già in camera da letto. Una situazione non nuova: già in passato l’uomo, disoccupato, avrebbe avuto violente discussioni con entrambi.


 

LA PROVINCIA DI CREMONA

Dramma famigliare a Genova. Il padre: è un violento, ma non ha tentato di ammazzarla
Anziana in fin di vita in casa
Sarebbe caduta durante una lite col figlio L’uomo, 36 anni, era ubriaco: denunciato

GENOVA — Agonizzante, in un lago di sangue, nel suo appartamento. Così l’altra notte è stata trovata Olimpia Ventura, 68 anni, residente in via dei Carpentieri, nel quartiere Rivarolo, a Genova. La donna è stata trasferita all’ospedale Galliera dove è ricoverata in condizioni critiche nel reparto di rianimazione a seguito di trauma cranico. La polizia di Genova sta indagando per chiarire le circostanze che hanno portato al ferimento della donna, probabilmente causato da una lite con il figlio, Andrea Fusi, 36 anni, indagato per lesioni gravi. Secondo la ricostruzione effettuata dagli investigatori, il giovane, nullafacente coniugato e separato, è rientrato a casa dei genitori, dove vive, alle 22 di sabato in evidente stato di ebrezza alcolica. Per una questione di soldi ha litigato con la madre. La lite è scoppiata in camera da letto e proseguita in cucina ed è sfociata in una colluttazione. La donna è caduta e ha colpito il muro con il capo provocandosi lesioni gravi. La polizia ha compiuto la ricostruzione dei fatti dopo avere sentito le versioni del figlio e del padre, che al momento della lite si trovava in un’altra stanza. «Mio figlio è un violento — ha detto l’uomo — è sempre nei guai. Ma non ha tentato di uccidere mia moglie. Olimpia è caduta e ha picchiato il capo contro il muro». Le condizioni della donna dopo le prime cure sono in lieve miglioramento. Al momento del ricovero, aveva perso conoscenza e si trovava in uno stato di coma lieve. Ora è in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale. Sembra che a chiamare i soccorsi siano stati i vicini di casa della donna, che hanno sentito delle grida provenire dall’appartamento. Il giovane è stato portato in questura e dopo essere stato ascoltato a lungo, all’alba è stato rilasciato.


 

IL SECOLO XIX

Guida contromano e centra taxi modenese in stato di ebbrezza

Paura in centro a Sarzana: quarantacinquenne denunciato all’autorità giudiziaria

Tragedia sfiorata l’altra in centro a Sarzana. Un’automobilista modenese, ebbro, alla guida di un furgoncino "Pk" ha imboccato a tutta velocità via San Francesco contromano centrando frontalmente un taxi che stava procedendo nella giusta direzione di marcia. L’impatto è stato violentissimo, ma per fortuna il tassista sarzanese che stava portando a casa un ultimo cliente dopo aver terminato il turno di lavoro sul parcheggio della stazione ferroviaria ha riportato solo alcune contusioni. Praticamente illeso anche l’automobilista di Sassuolo, quarantacinquenne che sceso dal furgoncino semidistrutto aveva qualche difficoltà a mantenersi in equilibrio ma solo a causa di ciò che aveva bevuto. L’incidente è accaduto poco dopo la mezzanotte. Il rumore provocato dalle lamiere ha svegliato molti abitanti del quartiere. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo Radiomobile.
Botto e paura, ma per fortuna solo leggere contusioni per il tassista e nessun inconveniente al cliente che questi stava trasportando. I carabinieri hanno sequestrato il Pk e la patente dell’automobilista di Modena che è stato anche denunciato all’autorità giudiziaria per guida in stato d’ebbrezza.
Ingenti i danni al taxi, che nel terribile scontro con la Pk ha avuto la peggio. Il modenese, evaporati i fumi dell’alcol, si sarebbe giustificato adducendo come attenuante di conoscere poco Sarzana e di non aver notato i cartelli di divieto di transito.


 

IL GIORNALE DI VICENZA.IT

Sfilata di pioggia e fango Un’impresa da alpini
La bella Linda fa brillare la fanfara della Tridentina

di Nicoletta Martelletto

Si chiama Linda Peli, ha 19 anni, bresciana. Sfila già alle 8 accanto all’alfiere della fanfara della Tridentina ed è lei l’aurora del giorno più lungo degli alpini. Capelli corti, occhi dolci e scuri, Linda indossa la divisa alpina: «Sei bella come il sole» le gridano dietro, bella come il sole che non c’è.

Già prima degli esami di maturità, lo scorso anno, ha chiesto di prestare servizio ed è ora in servizio a Merano. «Intanto un anno, poi si vedrà, mi è sempre piaciuto il mondo degli alpini, ma non escludo di proseguire in polizia o nei carabinieri» commenta raggiunta a fine corteo. È così simpatica e applaudita che nel primo pomeriggio sfilerà di nuovo, con la fanfara ad interrompere un flusso inarrestabile di arrivi.

Il popolo alpino affronta davvero una gran prova: l’Altopiano è rimasto un luogo incantevole a detta di tutti fino a sabato sera, ma dalle 4 dell’altra notte si trasforma in una Cayenna di fango e maledizioni.

Accade così che l’ammassamento vada a rilento e la pioggia battente non dia tregua. Ma non al punto da fiaccare le energie di chi ha percorso centinaia di chilometri pur di arrivare fin sotto l’Ossario. È il caso degli abruzzesi di Torrebruna sulla valle del Trigno: il pullman è già in posizione di partenza sul famoso “anello” alle 7.30 anche se la sfilata non è ancora iniziata. Il vigile urbano tenta di farli sloggiare: «Noi da qui non ci muoviamo, aspettiamo i nostri». Spiaciuti per aver potuto visitare poco e niente dell’Altopiano gli alpini di Saluzzo: «Siamo qui da due giorni ma le strade sono bloccate, non ci si può muovere, ci fermiamo domani e speriamo di poter vedere qualche luogo della Grande guerra. Ma vi aspettiamo a Cuneo l’anno prossimo».

Il risveglio umidiccio dirotta il pubblico subito verso i bar: caffè supercorretto e bicchieri di rosso a 1 euro - prezzo politico - sono il pronto intervento più richiesto. È ancora presto per dirigersi al “palatenda gastronomico” e agli “stend” come recitano le frecce dopo il terzo chilometro di transenne. Gli applausi delle 8 sono riservati alle penne nere che arrivano da mondi lontani: come i 28 alpini australiani capitanati da Aldo Zanatta, 62 anni, di Cusignana («vivo a Melbourne da 40 anni ma un’occasione così non volevo perderla»), da Giuseppe Querin di Oderzo che abita a Sidney al pari di Valentino Rigon, vicentino originario di Lugo.

Lungo i viali la folla aumenta al pari delle nuvole, in un crescendo di colori e di ombrelli. Li squaderna a 5 euro sul suo banco Moustapha, ambulante senegalese nei pressi del Palaghiaccio: prova ad allargarsi su due banchi con la moglie, ma dopo qualche ora gliene fanno tirar via uno. Il più modaiolo è l’ombrello mimetico, che di euro ne richiede 10. Le mogli abruzzesi fanno un tifo pazzesco e aspettano i consorti alla “tappa” finale, ma sostengono che «a Parma c’era molta più gente, non siamo neanche un quarto rispetto allo scorso anno». È la volta del Piemonte, sfilano le unità cinofile con cani stupendi e bagnati come... pulcini, suscitando l’ammirazione soprattutto dei bambini. Che sono tanti, insospettabilmente, nonostante la calca e il maltempo.

«Ca custa lûn ca custa, viva l’Austa» e al grido gli alpini rispondono con generosità instancabile. Fa loro eco il pubblico che si scalda le mani in un applauso lungo come la voglia di tregua. E verso le 10, dopo aver ammirato le piccozze della Scuola alpina e la fanfara di Ivrea, finalmente smette di piovere.

È immediata la presa d’atto che si profilano guai dalla caserma dei vigili del fuoco in avanti: lo sterminato campo nella zona degli “ospedali” verso l’aeroporto è stato in parte evacuato. Molti pullman affondavano nella melma e sono stati spostati con inevitabili disagi per gli alpini che a fine percorso cercavano i loro autisti. Non è stata immediata la dispersione del corteo, in un imbuto - mai parola è stata più adatta - di taverne e gastronomie spuntate un po’ dappertutto. Morale: traffico non bloccato, ma paralizzato per almeno tre ore, mentre arrivava in dirittura anche lo striscione “Ortigara Termopili d’Italia”. Giuseppe Menaspà, servizio d’ordine da Novara, 22 adunate alpine, conferma: «Questa è Asiago, dei problemi si sapeva fin dall’inizio, ma la gente si sta comportando bene». Conferma Angelo Venzo, di Villaverla, 36 adunate, alpino a Udine tra il 1962 e il ’64: «L’Altopiano è inadatto, ma ce la faremo».

Le cucine da campo per la verità sono il biglietto da visita dall’organizzazione alpina: e nei momenti difficili come quelli di ieri sono diventate il luogo dei gemellaggi. Così, tirati per il braccio nella tendopoli degli emiliani, si invoca «un santo a cui votarsi» e loro rispondono in coro «il sangiovese». Invece dagli alpini di Sarcedo, si viene riforniti gratis di pane e salame e bevande calde grazie capogruppo Aldo Brunello, al cuoco Emilio Busato di Rozzampia, consigliere comunale a Thiene, con più cittadinanze alpine, e alle amorevoli cure di Paola e Isa. Ah, le donne degli alpini: si sprecano i complimenti alle bionde affacciate sui terrazzi, alle mamme nel giorno della loro festa e anche all’incauta cronista che sfidando il corteo in senso contrario si becca una dose di confidenze non richieste.

Emozionato il pubblico per le penne nere valtellinesi e la protezione civile, per gli alpini sciatori di Aprica, fino al blocco granitico dei bergamaschi, tosti e infiniti, che invitano tutti al pellegrinaggio di luglio sull’Adamello. Non sono da meno i bresciani, una foresta di gagliardetti fermati a mezzogiorno e poi rilanciati dopo il falso allarme sull’arrivo del presidente del Senato Marini: il pubblico è impaziente, partono i fischi, la grande macchina è di nuovo in moto. Macchina? Scatta quella fotografica al civico 20 di via Btg. Sette Comuni dove troneggia sul cancello un cocker con berretto e mantellina tricolori. Macchina? Sotto sequestro le più pericolose dei tour notturni, come l’Ape munita di maxi damigiana e la motofalciatrice con bar viaggiante.

Alle tredici il dio degli alpini riapre le cateratte e per un’altra ora l’acqua diluisce il tasso alcolico: se la beccano tutta il Quarto di Trento ma soprattutto il comparto friulano. Coraggiosi? No, di più, quasi eroici. Anzi: alpini.


 

L’ADIGE

La storia di cinque donne fedeli ai raduni e allo spirito alpino
«Ci piacciono allegri»
Da Nogaredo sempre al seguito dei loro uomini 

La donna. Parola fondamentale nel vocabolario alpino. Se la mamma è cantata nelle tristi nenie dei soldati prigionieri di guerra, la fidanzata è la protagonista dei ricordi d’amore, dei sogni del futuro. Un binomio inscindibile. Le donne gli alpini se le sono portate anche ad Asiago. A dormire in tenda. Come Lidia Bonfanti , Gilda Tartaglia , Clementina Bonfanti , Rosa Conzatti e Gianna Nicolodi del gruppo di Nogaredo e Nomi . Sono sedute sotto il tendone dell’accampamento messo in piedi dal gruppo. Se gli uomini passano il tempo a rivangare vecchi ricordi di naja e a cantare i classici del repertorio di montagna, loro chiacchierano di altro. Gilda, con 25 adunate, è la più esperta, Gianna dal 1979 ne ha perse solo tre. «Questo - dice una delle cinque - è uno degli appuntamenti imperdibili. Ci piace partecipare all’evento, vedere i nostri uomini sfilare. Ci piacciono gli alpini allegri, non quelli ubriachi, gli alpini che cantano, non quelli che litigano». Una a una citano le adunate cui hanno partecipato. Le più belle? Probabilmente quelle nel sud Italia: Pescara, Catania, Bari. «Perché lì la gente è calorosa e abbiamo stretto belle amicizie». In effetti qui ad Asiago gli abitanti sembrano un po’ freddini, quasi che l’arrivo delle penne nere l’abbiano subito più che voluto. Le donne degli alpini non se ne curano. E raccontano. «Dormiamo in tenda perché non siamo gente da camper». E per essere più convincente Lidia aggiunge: «Abbiamo sposato alpini, mica uomini qualunque». Signore di una certa età che ricordano con piacere «quella volta che a Cremona la tenda galleggiava sull’acqua». Almeno quella volta avrà stramaledetto il suo uomo, gli alpini, il loro orgoglio… Macché. «No, non ho mai pensato: chi me lo fa fare?». Anche loro conquistate dall’alone magico che sembra animare normali uomini quando schiacciano in testa un cappello verde di panno. «Ci chiedete cos’è l’anima alpina? Noi rispondiamo che è un ideale, uno spirito di solidarietà speciale. Una cosa che c’è nel sangue». Esagerato. «No, forse adesso qualcuno può intenderla come una cosa un po’forzata, ma una volta era proprio così». Per convincerci Gilda racconta del suo Mario. «Quando siamo andati a Dobbiaco ha rivisto i suoi commilitoni dopo 40 anni: baci e abbracci per mezzora». Commovente. Incredibile? Non per queste donne. D.B.


 

CORRIERE ADRIATICO

Giovani polacchi in preda ai fumi dell’alcol

Rissa ai giardini pubblici Due arresti e 4 denunce

JESI - Neanche fosse stata una maxi rimpatriata. Uno di quegli incontri programmati in cui ci si rivede dopo essersi persi di vista per tanto tempo e inevitabilmente, si finisce per combinare dei guai. E’ stato così per un nutrito gruppo di polacchi, almeno una quindicina, tutti giovani, di età compresa tra i 20 e i 25 anni, residenti in Vallesina. Si sono ritrovati sabato sera, poco prima di mezzanotte, ai giardini pubblici di viale Cavallotti. Alcol ed eccitazione sono stati un mix esplosivo che ha generato una mega rissa con degli jesini. Sono scattate quattro denunce e due arresti.

Da una serata di divertimento e semplici atti di goliardia, si è arrivati alla rissa. Hanno contribuito di certo le varie “sbevazzate” nel cuore dei giardini e la rassicurante presenza del branco. Uniti ci si sente sempre onnipotenti, come se l’appartenenza a un gruppo implichi anche il ficcarsi tutti nel medesimo guaio. Fatto sta che i polacchi, alcuni dei quali alle forze dell’ordine, si sono accaniti contro una combriccola di jesini, che aveva scelto allo stesso modo di trascorrere il sabato sera ai giardini, l’altra notte peraltro particolarmente affollati. Se ne sono date di santa ragione. Schiaffi, pugni, calci senza esclusione di colpi. La maxi rissa non ha risparmiato i suppellettili del chioso-bar: nella scazzottata sono volati tavolini e sedie. Danni anche alla struttura. Poi qualcuno allarmato da tanta confusione, ha chiamato carabinieri e polizia, che sono intervenuti congiuntamente a sedare la rissa. Ma in quel parapiglia generale, qualcuno è riuscito a scappare. Poco male, le forze dell’ordine li stanno cercando per identificarli. In sei sono stati fermati. Di questi, quattro denunciati per rissa e due addirittura arrestati per la violenta reazione difronte alle forze dell’ordine. Si tratta di un ventenne, Artur Jakubczak, polacco residente a Jesi, e di un 25enne sempre polacco ma residente a Chiaravalle, Pawel Sletz. Oltre alle accuse di rissa aggravata e danneggiamenti, i due dovranno anche rispondere di resistenza a pubblico ufficiale visto che hanno tentato di svicolare al fermo dei carabinieri respingendoli con calci e spintoni. Ma non ce l’hanno fatta. Poi, non contenti, una volta accompagnati in caserma per essere identificati e per il disbrigo delle pratiche, hanno distrutto perfino uno dei telefoni a gettoni affisso alla parete della sala d’attesa. I due polacchi sono stati accompagnati al carcere di Montacuto dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sono scattate le ricerche degli altri componenti della banda.


 

BRESCIA OGGI

A Flero quattro senegalesi hanno molestato una ragazza, picchiato e rapinato un ivoriano

Alba violenta in discoteca

Aggredito il titolare, la banda arrestata dai carabinieri

 di Franco Mondini

Alba violenta a Flero. Quattro senegalesi hanno prima molestato una ragazza di colore all’interno di una discoteca che propone musica etnica e poi aggredito un giovane cliente ivoriano intervenuto in suo aiuto e infine picchiato il titolare. E’ accaduto ieri mattina alle cinque alla discoteca «Arcadia» di Flero che propone musica afro, un locale che richiama principalmente africani da tutto il nord Italia, oltre che da Brescia e da Bovezzo dove vivono migliaia di senegalesi, molti dei quali venditori ambulanti.

Un episodio che i carabinieri di Verolanuova sono riusciti a chiarire nei dettagli solo nel primo pomeriggio di ieri, dopo lunghi interrogatori. A poca distanza, nella camera di sicurezza della caserma, erano rinchiusi i quattro protagonisti: senegalesi con precedenti per spaccio e violazione dei diritti Siae e un paio con permesso di soggiorno scaduto. Il «capo» della banda è un 34enne che vive a Novi Ligure. Insieme a lui un 22enne di Bagnolo Mella, un 32 enne di Rho e un 27enne di Martinengo (Bergamo).

L’allarme è scattato al «112» attorno alle cinque con la segnalazione di una rissa nel locale notturno che si affaccia sulla statale Quinzanese: ad intervenire per primi i carabinieri del Radiomobile di Verolanuova. In seconda battuta, per portare in caserma gli arrestati sono giunti anche i colleghi da Brescia a dar manforte.

E subito è emerso che non si trattava di un litigio tra clienti, uno dei tanti che avvengono all’interno o all’esterno di pub, night o locali notturni, con intervento ogni notte delle forze dell’ordine. Un episodio ben più grave.

I quattro immigrati africani avevano aggredito fisicamente e minacciato con un coltello e un cacciavite, oltre che con un bastone, un ragazzo ivoriano di 18 anni che era intervenuto in difesa della ragazza di colore molestata e minacciata. I senegalesi hanno aggredito il giovane della Costa d’Avorio procurandogli ferite e contusioni comunque non gravi.

Minacciato e contuso al termine di un alterco anche il gestore dell’«Arcadia», un cinquantenne di Brescia che cercava di riportare la calma e di allontanare i quattro senegalesi che erano ubriachi. Minuti difficili con alcuni avventori intervenuti in aiuto del ragazzo ivoriano, del titolare della discoteca e della giovane molestata. Diverbio che è proseguito nel piazzale dell’«Arcadia». I clienti hanno cercato di bloccare i quattro senegalesi dopo averli disarmati.

Quando sono giunti i carabinieri di Verolanuova i senegalesi hanno cercato di nascondersi dietro ad un cespuglio dove sono stati bloccati dai militari senza che ci fosse colluttazione. L’accusa è di lesioni personali, minacce, porto di armi bianche e di rapina impropria.

Durante il litigio nel locale notturno di Flero i senegalesi si sono impadroniti del portafogli e del telefono cellulare del ragazzo ivoariano. Ma solo il suo telefonino è stato recuperato.


 

CORRIERE ROMAGNA

Un tranquillo weekend senza paura

MARINA DI RAVENNA - Tanto tuonò che piovve. Acqua vera, non metaforica e soprattutto analcolica. E’ bastata quella a raffreddare gli animi più caldi di Marina, meglio di qualunque piano preventivo.Si viveva un weekend da prova generale nella località regina dell’estate ravennate. Un clima, in realtà, molto meno militarizzato di quanto ci si attendesse. Almeno trenta pattuglie tra Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Polizia Municipale erano in servizio per garantire la sicurezza dopo le risse del weekend scorso.La presenza delle forze dell’ordine è stata forte, ma sicuramente discreta, evitando di drammatizzare una situazione già sovraccaricata di polemiche in settimana. E allora alla fine tutto è filato via liscio, appena appena turbato da qualche scena di ordinaria crisi etilica. Come quella che ha visto come protagonista un uomo di Brisighella.Verso le due e un quarto è stato soccorso dal 118, ormai privo di sensi, quasi in coma etilico, in viale delle Nazioni di fronte a un bagno.Pochi minuti dopo il 118 e la polizia sono intervenuti per un episodio analogo: una ragazza ravennate di 29 anni, in sella ad uno scooter, in evidente stato di ubriachezza, mentre percorreva viale delle Nazioni ha praticamente percorso la Rotonda Ciro Menotti senza mai curvare.Fortunatamente se l’è cavata solo con qualche lieve ferita e forse con un po’ di spavento, ma è anche plausibile che non sia accorta di nulla.Gli agenti della Polizia hanno inoltre ritirato,

Martedì, 16 Maggio 2006
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