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Rassegna stampa Alcol e guida del 13 aprile 2006

MARKETPRESS.INFO

DRIVE BEER PRESIDIA I CIRCUITI AUTOSTRADALI SIGLATO UN ACCORDO CON AUTOGRILL E LE PRINCIPALI INSEGNE DELLA GDO SUPPORTATO DA UNA MASSICCIA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE 

Inviato da Franca Scotti

Drive Beer, la birra “con tanto gusto, alcol giusto” ha raggiunto un importante accordo con Autogrill per la promozione e vendita di questo innovativo prodotto a basso contenuto alcolico su tutti i più strategici punti della rete di ristoro autostradale. (*) La distribuzione di Drive Beer avrà un carattere sperimentale sino alla fine di aprile per quanto riguarda i ristori Autogrill, e completa accordi già in precedenza raggiunti con le analoghe strutture laterali alle autostrade di Agip Caffè, Esso, Il Buongustaio, Miramare e Rosat. Drive Beer può essere inoltre acquistata presso le principali insegne della Gdo che, a partire da fine marzo, l’hanno accolta nei propri scaffali; si tratta di Carrefour, Despar, Il Gigante, Standa, Pam, Pick Up, Sisa e il Gruppo Lekerland. “Gli accordi per la disponibilità del prodotto sulla rete autostradale – afferma Antonio Cirino, responsabile vendite Drive Ber – raggiungono l’obiettivo di ottenere visibilità grazie ad un abbinamento di pregio con le fasce di mercato interessate e, in generale, con il modern trade. Questa strategia completa e implementa gli effetti sul canale horeca che rappresenta un costante riferimento distributivo”. La presentazione del prodotto è accompagnata da una campagna di comunicazione, avviata già a dicembre 2005 in collaborazione con Clear Channel, che prevede la diffusione di manifesti pubblicitari sul 90% del territorio autostradale italiano e che si vanta di un testimonial quale il campione di F1 Giancarlo Fisichella. Il binomio Giancarlo Fisichella e Drive Beer afferma una nuova filosofia del bere birra con moderazione ed attenzione, e persegue lo scopo di risultare efficace verso quel pubblico di giovani e di automobilisti che riconoscono nel pilota italiano una credibile testimonianza a favore della guida sicura. Drive Beer, con i suoi 2,5 gradi di volume alcolico, è la birra ideale per la gente che guida. Infatti, gustandone due bottiglie da 33 cl si rimane mediamente al di sotto dei limiti previsti dal codice della strada (0,5 g/l) (**) senza per questo rinunciare al piacere di una birra buona e intensa. Prodotta dalla Tarricone Spa, Drive Beer è una birra a bassa gradazione alcolica ma di grande corposità, frutto di una ricerca scrupolosa e all’avanguardia, con un processo di lavorazione di nuova concezione e brevettato.

 

(*) Nota: la pubblicità della drivebeer è già stata condannata dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria perchè non conforme al loro codice di autodisciplina. Va detto però che la ditta Tarricone Spa non aderisce all’istituto di autodisciplina; e se possiamo fare una previsione alla luce dell’eticità dimostrata fino ad ora, la cosa non cambierà la loro campagna pubblicitaria programmata già da tempo e che forse aveva già messo in conto anche le deboli opposizioni che è possibile fare.

L’AICAT ha denunciato la drivebeer all’Autorità Garante della Concorrenza e del Commercio per pubblicità ingannevole. L’Autorità Garante ha anche potere sanzionatorio, ma i tempi dell’istruttoria sono, di regola, alquanto lunghi.

 

(**) Nota: a parte l’improprietà di suggerire il consumo di un alcolico prima di mettersi alla guida, anche l’obbiettivo di rimanere nei limiti di legge è tutt’altro che sicuro. Come sembra ammettere il produttore stesso.


 

IL GAZZETTINO (UDINE)

Alcol, l’emergenza al volante 

La Polstrada parla agli studenti del Copernico e rilancia la gravità del fenomeno in Friuli

Si fa ancora troppo poco, in termini d’informazione, riguardo al rapporto fra l’alcol e la guida, sia di automobili che di motoveicoli. Eppure, il fenomeno è fortemente radicato nelle nostre zone, tanto da distaccarsi, in termini negativi, dalle medie nazionali.

Da questa esigenza nasce la necessità di informare i giovani delle scuole medie superiori, in età di patentino per ciclomotori o di patente per auto, sulle conseguenze della guida in stato di ebbrezza.

È quanto succede negli incontri organizzati dall’Automobile Club di Udine, come quello di ieri mattina presso il Liceo Scientifico "N. Copernico" di Udine, dove Gianluca Romiti, commissario capo della divisione Coa (Centro operativo autostradale) della Polizia stradale, e la dottoressa Emiliana Bizzarini del Dipartimento di medicina riabilitativa dell’Ospedale Gervasutta di Udine, hanno fornito delle preziose indicazioni ai ragazzi presenti.

Una delle più importanti è quella relativa alle conseguenze della guida in stato di ebbrezza, che è uno stato diverso, più subdolo e pericoloso, rispetto all’ubriachezza. Chi si mette alla guida dopo un paio di bicchieri non ha la sensazione di essere ubriaco, eppure non è capace di valutare le conseguenze dell’effetto euforizzante che questo stato comporta. In primis, una tardiva reazione agli stimoli, quali la presenza di eventuali ostacoli, e una diversa percezione del pericolo, dovuta anche a una scarsa visione sia laterale che binoculare, ossia non si percepiscono bene gli oggetti, o le persone, che transitano alla nostra destra o sinistra, o che ci vengono incontro.

Nelle campagne di prevenzione messe in atto dalla Polizia stradale, come ad esempio quella della scorsa estate nelle località turistiche, sono state controllate migliaia di persone alla guida di veicoli nelle ore notturne, e in questi casi sono state ritirate molte patenti. Questo vuol dire che ancora la percezione del problema, da parte della popolazione giovanile, è presa alla leggera.

Le conseguenze di questa leggerezza, purtroppo, passano troppo spesso alle pagine di cronaca nera dei notiziari del giorno dopo. Oppure nei reparti di traumatologia, e poi riabilitazione, dei nostri ospedali.

Giorgio Cantoni


 

IL GAZZETTINO (VICENZA)

LOTTA ALL’ALCOL 

E se il barman serve cocktails analcolici? Tanto meglio, visto i danni che alzare il gomito può portare e causare. Così, con un corso di cocktail analcolici per barman professionisti, la Confesercenti di Vicenza, assieme ai suoi associati, ha partecipato alla campagna di sensibilizzazione "Meno alcol più gusto" lanciata dal Sert e dal gruppo alcologia del dipartimento per le dipendenze dell’Ulss. Il corso, che ha visto anche la premiazione del miglior cocktail preparato e la consegna di un attestato di partecipazione, si è svolto nel bar Centro Congressi del Viest Hotel. Diciotto i partecipanti, ai quali è stato dato anche un manifesto con le 12 regole per la buona gestione di un locale.

Il corso, tenuto dal professor Saverio Signoriello dell’Istituto alberghiero "Artusi" di Recoaro Terme, ha visto i partecipanti impegnati nella preparazione di cocktail a base di frutta fresca e succhi vari: un incontro di tre ore durante il quale sono state illustrate e sperimentate nuove tecniche di preparazione e presentazione dell’analcolico. Al termine del corso, che ha visto anche un intervento del responsabile dell’Ulss n. 6 - Dipartimento per le dipendenze Vincenzo Balestra, una giuria ha premiato il miglior cocktail, valutando la tecnica di preparazione, il colore e la presentazione, oltre alle caratteristiche olfattive e gustative. «L’alto numero di partecipanti - sottolinea il presidente della Confesercenti vicentina Ornella Vezzaro - è la conferma dell’attenzione che anche gli esercenti riservano a quello che purtroppo è un problema sempre più di attualità nel nostro territorio. Com’è stato sottolineato, infatti, i baristi possono svolgere un ruolo importante nella diffusione del messaggio che ci si può divertire senza "alzare il gomito". Noi continueremo a invitare alla massima attenzione rispetto all’abuso di alcol, anche attraverso l’organizzazione di nuovi corsi e iniziative in collaborazione con l’Ulss».

E sei delle dodici regole contenute nel manifesto che la Confesercenti ha distribuito ai partecipanti si riferiscono proprio alla somministrazione di alcolici: dall’obbligo di non servire alcolici ai minori di 16 anni alla necessità di chiedere in visione il documento di identità in caso di dubbio. Relativi alla sicurezza gli altri sei suggerimenti: controlli costanti all’interno del locale, divieto di comportamenti non consoni all’immagine del bar e rispetto della viabilità e del passaggio all’esterno le principali indicazioni.


 

IL GAZZETTINO (VENEZIA)

ALCOLISTI ANONIMI 

Grande festa al palazzetto per i 27 anni dell’associazione

Dolo -Il gruppo degli Alcolisti Anonimi "Il Burchiello" di Dolo festeggia i suoi primi 27 anni di attività. Un lasso di tempo particolarmente lungo, che lo colloca al terzo posto nel panorama nazionale. Così domenica 30 aprile alle 15, nel Palazzetto dello Sport di Dolo, in via Arino, si darà il via ad una grande festa. Gli Alcolisti Anonimi sono un’associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al dine di risolvere il loro problema comune e aiutare gli altri a recuperarsi dall’alcolismo. Un’efficienza che ha portato il gruppo "Il Burchiello" di Dolo ad essere il primo centro regionale come numero di partecipanti. Nato il 28 aprile 1979, grazie all’interessamento dei medici del Servizio di Algologia di Dolo, da allora il gruppo ha recuperato svariate centinaia di alcolisti, ridando loro voglia di vivere e nuova dignità. Il loro programma di recupero si basa nei famosi "Dodici passi", che portano le persone a scoprire un nuovo modo di vivere con gli altri e soprattutto con i familiari. "Il problema dell’alcolismo, ha ammesso l’assessore alle Politiche Sociali, Gianni Lazzari, è particolarmente sentito e gli ultimi dati non confortano. Troppi giovani ed in particolare ragazze, che dai 19 anni in su mostrano serie difficoltà".

g.d.c.


 

IL GAZZETTINO (UDINE)

IL MEDICO

Un momento particolarmente sensibile, in questi incontri con i ragazzi delle Scuole superiori, è quello a carico della dottoressa Emiliana Bizzarini del Dipartimento di medicina riabilitativa dell’Ospedale Gervasutta di Udine.

Lei ha il compito di spiegare ai ragazzi cosa vuol dire soffrire un trauma grave come la lesione midollare, che molto spesso è la conseguenza di un incidente stradale dovuto all’alcol.

Un trauma che, a seconda della sua locazione, può portare alla perdita della funzione degli arti inferiori e superiori, se non, nei casi più gravi, anche a ulteriori danni delle funzioni del sistema nervoso come il controllo degli sfinteri, la regolazione termica, la ventilazione.

Sembrava ci fosse stato un calo degli incidenti di questo tipo, dopo l’introduzione dell’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza, ma ora i dati aumentano, e purtroppo la massima incidenza dei traumatizzati è fra persone fra i 20 e i 40 anni. E il danno è quasi sempre grave.

I costi sociali di questi incidenti sono elevatissimi. Per i tetraplegici da lesione midollare, la riabilitazione post traumatica arriva anche a un anno di terapia, e le conseguenze sono spesso quelle di restare per sempre dipendenti dagli altri su di una carrozzella.

Per questa ragione gli incontri che l’Acu, con Furio Misdaris, organizza da anni, sono di estrema importanza.

È indispensabile far conoscere quanto questa problematica sia grave e sottovalutata, per iniziare a cambiare urgentemente opinione su una sorta di accondiscendenza generalizzata nei confronti dell’alcol alla guida.

G.C.


 

IL GAZZETTINO (PADOVA)

Domani mattina associazioni di categoria De Comune firmeranno il protocollo d’intesa 

Arriva lo spritz a basso contenuto alcolico Ma l’Appe difende l’autonomia del barista

Le tre associazioni di categoria e il Comune, domani mattina a Palazzo Moroni, firmeranno il protocollo d’intesa "Carta di qualità". L’iniziativa promossa dal vicesindaco con delega al sociale, Claudio Sinigaglia, e dall’assessore al commercio Ruggero Pieruz, durante la giunta comunale di giovedì 4 aprile, non è altro che il marchio di garanzia del vero spritz alla padovana. In pratica, il documento indicherà agli esercenti di bar del centro (comprese le piazze e il Ghetto) come creare la bevanda a basso contenuto alcolico. Il tutto non dovrà superare i 6 grammi di alcol. Inoltre, i baristi dovranno preparare lo spritz solo al momento dell’ordinazione e lo potranno consegnare solo al cliente che lo consuma.

In cambio di questa futura collaborazione da parte dei locali, l’amministrazione comunale organizzerà per gli addetti ai lavori dei corsi gratuiti per la preparazione dei cocktail e pubblicizzerà il bar che ha aderito alla "Carta di qualità" nel sito web del Comune. Una innovazione che non è stata accolta con entusiasmo dai titolari dei bar del Ghetto e delle piazze, che rivendicano il diritto di miscelare lo spritz come meglio credono.

A loro risponde Angelo Luni, segretario dell’Appe (associazione provinciale pubblici esercizi). "E’ giusto che ogni locale possa preparare lo spritz come vuole, del resto una stessa pietanza è cucinata in maniera differente a seconda del ristorante. La "Carta di qualità", con i suoi corsi gratuiti rivolti ai baristi per la preparazione dei cocktail, ha il solo e preciso scopo di insegnare agli addetti ai lavori come creare, ad esempio, uno spritz senza esagerare con il contenuto alcolico. Infatti, nelle piazze e nel Ghetto non tutti quelli che lavorano dietro ad un bancone hanno la professionalità per servire ai clienti prodotti di qualità".

Il Comune ha proposto lo spritz alla padovana per cercare di combattere il fenomeno dell’alcolismo sempre più dilagante, tanto che ogni fine settimana, in media, cinque giovani (tra i 25 e 39 anni) finiscono ubriachi al pronto soccorso. (*)

"Attenzione, - sottolinea Luni - non credo che questo sia colpa dei bar. Il fenomeno spritz è ormai presente da dieci anni, eppure fatti gravi come le risse dentro i locali non si sono mai registrati. I ragazzi che si ubriacano fino a stare male e che vomitano e urinano sui portoni, li troviamo fuori dagli esercizi. Stanno in mezzo alla piazza con in mano bottiglie di vino e di birra che di sicuro non provengono dai bar. Adesso - prosegue Luni - le tre associazioni di categoria insieme al Comune, si impegneranno per portare a buon fine questo protocollo d’intesa, che ha lo scopo di non somministrare troppo alcol ai più giovani. Tuttavia, i nostri sforzi saranno vani se, poi, si permette che in piazza delle Erbe i centri sociali organizzino dei veri e propri festini dove vengono distribuiti spritz e alcolici di varia natura".

Molti cittadini, però, indicano come male assoluto i baristi cinesi presenti ormai con locali su tutto il centro storico.

"I cinesi sono uguali ai loro colleghi italiani - commenta Luni - e gestiscono gli esercizi normalmente. Noto, anche, che si preoccupano di seguire alla lettera le leggi italiane, l’unico problema è la comunicazione. Un cinese impara l’italiano dopo 7-8 anni che vive in Italia ".

A questo punto, non ci resta che aspettare domani la firma del protocollo d’intesa e vedere se la "Carta di qualità" riuscirà quantomeno a tamponare il fenomeno spritz.

"Nell’immediato - conclude il segretario dell’Appe - non cambierà nulla. La macchina organizzativa dei bar del Ghetto e delle piazze è troppo complessa per mutare in breve tempo e gli interessi economici sono incredibilmente elevati".

Marco Aldighieri

 

(*) Nota: questa iniziativa del comune di Padova non ha nessuna possibilità di limitare i danni causati dal consumo degli spritz. Quando si ripeteranno i problemi la colpa verrà poi data ai giovani che non sanno bere.


 
IL GAZZETTINO (PADOVA)

Mentre le associazioni siglano lo "spritz-leggero" 

Via Barbarigo, i residenti in rivolta contro il degrado

Arriva lo spritz a basso contenuto alcolico. Domani mattina a palazzo Moroni, infatti, tre associazioni di categoria e il Comune, firmeranno il protocollo d’intesa "Carta di qualità". L’iniziativa, promossa dal vice sindaco Sinigaglia e dell’assessore al Commercio Pieruz, vuole invitare i baristi del centro storico a servire la ormai famosa mistura alcolica colorata: 1 centilitro di bitter (Campari o Aperol), 4 di vino e 5 di acqua effervescente. In pratica, uno spritz molto più leggero e quindi meno dannoso di quelli consumati attualmente. Nel frattempo, un gruppo di residenti di via Barbarigo ha inviato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica, alla Prefettura e al Comune per protestare contro i disagi provocati dai clienti del bar Barbarigo. Lamentano rumori e schiamazzi fino a tarda notte ed una generale situazione di degrado.


 
IL GAZZETTINO (PADOVA)

Un gruppo di abitanti ha presentato un esposto denuncia alla Procura della Repubblica e al Comune per protestare contro il degrado provocato dalla clientela 

Via Barbarigo, rivolta dei residenti contro il bar

«Rumori e schiamazzi fino a tarda notte, motorini parcheggiati sul marciapiede, il portico che diventa un vespasiano»

Riportiamo ampi stralci di un emblematico esposto-denuncia inviato da alcuni residenti di via Barbarigo alla Procura della Repubblica, oltre che alla Questura, alla Prefettura e al Comune, in merito alla pesante situazione creatasi nella zona ormai da anni.

"Dal 2002, a seguito del cambiamento di gestione del bar Barbarigo, nell’omonima via, e del successivo mutamento di clientela, attualmente composta prevalentemente da giovani che frequentano il locale specie durante le ore serali e notturne, la nostra vita di relazione ha subito un costante e progressivo peggioramento.

In particolare, nel corso del 2005 l’orario di chiusura dell’esercizio pubblico, inizialmente previsto per le ore 20, risulta essere stato prorogato oltre le ore 24, spesso fino alle ore 1/2, con conseguente disturbo al riposo ed alle occupazioni delle persone residenti per i rumori e gli schiamazzi effettuati dagli avventori e frequentatori del bar che si attardano al di fuori del locale, sotto i portici. I comportamenti tenuti dagli avventori/frequentatori del bar in questione possono così succintamente riassunti: i motorini vengono parcheggiati sul marciapiede di via Marsala, all’interno del portico di detta via, particolarmente stretto, impedendo l’accesso dei pedoni, nonché lungo gli occhi di portico che vanno dalla via Obizzi a via Barbarigo; i motorini vengono accesi all’interno del portico e perciò i gas di scarico si stagnano a lungo all’interno del portico stesso; i clienti del bar hanno preso da tempo l’abitudine di considerare il portico un vero e proprio vespasiano durante tutto l’orario di apertura lasciando chiazze di urina dappertutto, esponendo tranquillamente i genitali ai passanti.

Ancora: il portico viene utilizzato anche per altre funzioni fisiologiche conseguenti ad abbondanti assunzioni di birra o altro (vomito, sputi e feci umane); il portico via Marsala viene altresì utilizzato anche per commerciare, vendere ed usare sostanze stupefacenti, specie nelle ore serali, con palesi contrattazioni tra spacciatori e consumatori; i clienti del bar hanno preso l’abitudine di stazionare dentro tutto il portico, non solo, al civico n. 48, alla porta di ingresso e sulle finestre del soggiorno che, si affacciano sul portico stesso vengono compiuti atti osceni, vengono effettuati schiamazzi che impediscono dalle tarde ore pomeridiane sino oltre l’orario di chiusura del bar, il seguire dei programmi televisivi, disturbando il riposo di chi vi abita, in particolare di una disabile.

Per non parlare della difficoltà di accesso a detto civico stante la moltitudine dei clienti che vi staziona davanti e che si seggono sui gradini di detto ingresso, impedendone il libero accesso e rivolgendo ingiurie irripetibili, financo bestemmiando, quando le persone chiedono di poter accedere; i clienti del bar, inoltre, come già denunciato nella ns. lettera del 7/2/ 04, stazionando sotto il portico, coninuano a marchiare di impronte di piedi i muri delle abitazioni e a sporcare con scritte spray di vernice di vari colori detti muri, avendo più volte distrutto lampade apposte dai privati per illuminare l’oscurità della via, specie nel sottoportico.

Quel che è peggio è che gli avventori/frequentatori del locale, a fronte di legittime rimostranze rivolte dai residenti, rispondono con pesanti intimidazioni non solo verbali ma, in alcuni casi, con vere e proprie aggressioni e percosse.

La situazione negli ultimi tempi non è affatto migliorata, malgrado i precedenti esposti, anzi la zona risulta ulteriormente degradata e i residenti sono costretti a vivere in condizioni indecorose dovendo subire i comportamenti sopra indicati.

È altresì fondato e legittimo il sospetto che anche i valori commerciali degli immobili della zona risultino deprezzati a causa della situazione di degrado in cui la stessa versa attualmente, divenuta zona franca di spaccio e vendita di sostanze stupefacenti, di uso di bevande alcoliche, oltre che ritrovo abituale di gruppi di giovani che si assembrano al di fuori del locale stazionandovi per ore e tenendo i comportamenti sopra richiamati, il tutto nell’indifferenza più totale dei gestori, della proprietà/locatrice e delle Autorità preposte, più volte inutilmente richiamate.

Si ritiene doveroso stigmatizzare come il diritto al libero esercizio di un’attività commerciale non possa spingersi oltre ogni limite, costringendo i residenti a dover subire vere e proprie angherie, soprusi, prevaricazioni, a dover sopportare spese per la pulizia, le riparazioni, oltre a non poter svolgere le proprie occupazioni in maniera civile e decorosa, con il timore anzi di veder diminuire nel tempo il valore commerciale dei propri beni per il clima di degrado e di insicurezza che attualmente contraddistingue la zona tra via Barbarigo e via Marsala specie nelle ore serali e notturne.

Stando così la situazione, i sottoscritti rinnovano le precedenti richieste già formulate ed invitano le Autorità preposte ad assumere le debite iniziative di legge nei confronti dei responsabili a vario titolo, ripristinando la situazione quo ante, riassicurando alla popolazione i fondamentali diritti di sicurezza, di riposo, consentendo loro di poter seguire le proprie occupazioni e sanzionando gli esercenti il locale bar Barbarigo per l’inosservanza al regolamento comunale in tema di orario di chiusura e per non impedire ai propri clienti, anche fuori il locale, la condotta contraria con le norme concernenti la polizia di sicurezza".

 
Seguono le firme dei residenti


 

LA NAZIONE

POLIZIA

Botte agli agenti, denunciato rumeno

Ubriaco, prima se l’è presa col titolare del ristorante, dopodiché ha aggredito anche un cliente. All’arrivo dei poliziotti non ha lesinato colpi anche per loro. Denunciato rumeno 21enne 

PRATO, 12 APRILE 2006 - Ubriaco, prima se l’è presa col titolare del ristorante, dopodiché ha aggredito anche un cliente. E’ successo in via di Cantagallo, l’autore: un rumeno di 21 anni, irregolare in Italia.

Quando i poliziotti sono arrivati sul posto, il ragazzo era già stato immobilizzato da un altro cittadino rumeno, che lo ha consegnato agli agenti.

Tutt’altro che semplice gestire la situazione: il rumeno non ha lesinato colpi neanche agli operatori di polizia. C’è voluto l’intervento di un’altra pattuglia per contenerlo e condurlo presso gli uffici della Questura.

Qui è stato trattenuto per verificare la sua posizione giuridica. La vicenda si è conclusa con una denuncia per reato di resistenza a pubblico ufficiale.


 

AGENDALODI.IT

Camionista ubriaco demolisce un cantiere in A1

San Zenone, 12 aprile 17,27

Ha rischiato grosso un camionista polacco, K.S.C., di 34 anni, che, dopo aver alzato un po´ troppo il gomito, nella tarda serata di ieri, è andato a sbattere con il proprio autoarticolato contro la segnaletica di un cantiere edile dell´Autostrada del Sole, a San Zenone a Lambro, in direzione sud. L´uomo è rimasto leggermente ferito.

La polizia stradale di Guardamiglio ne ha rilevato un alto tasso alcolico. Il polacco è stato quindi denunciato per guida in stato di ebbrezza e gli è stata ritirata la patente.


 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BASILICATA)

Francavilla Interrogato il giovane arrestato per violenza 

Milton Gallicchio si difende «La ragazza era consenziente»

Lagonegro Si proclama innocente Milton Gallicchio, il 22 enne di origini colombiane ma residente a Francavilla, arrestato domenica sera perché sospettato di aver violentato una minore del posto. «Non l’ho fatta ubriacare né ho abusato di lei ma era consenziente al rapporto sessuale», questo ha detto, in sostanza, il giovane nell’interrogatorio di ieri mattina nel carcere di Sala Consilina davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lagonegro, Gelsomina Palmieri. Gallicchio, dunque, ha ammesso di aver incontrato la ragazza sabato sera e poi di essere stato con lei ma di non aver fatto niente più di quanto lei non volesse. «Poteva essere un po’ brilla ma al momento del rapporto sessuale era pienamente consenziente», ha ribadito Gallicchio davanti al giudice. Inoltre, il giovane ha escluso il coinvolgimento di altri nella vicenda. L’interrogatorio è durato all’incirca un’ora e mezza. Gallicchio ha risposto alle domande del giudice fornendo la sua ricostruzione dei fatti. Il giovane ha raccontato che da tempo conosceva e frequentava lo stesso gruppo di cui faceva parte anche la ragazza. Secondo la sua versione i due si sarebbero incontrati intorno alle 11 e poi sarebbero andati in un bar ma lui non l’avrebbe indotta a bere alcolici. Poi si sarebbero allontanati prendendo la strada che sale al monte Caramola. Qui, sempre secondo la ricostruzione del giovane, si sarebbero fermati un paio d’ore poi scendendo avrebbero sostato anche ad una fontana che era sulla strada. «Lei era stanca e assonnata» ha detto al giudice Gallicchio. Intorno alle 4, stando sempre alla versione fornita dal ragazzo, sarebbero giunti in paese dove si sarebbero fermati per un’altra mezz’ora. Quindi lui non l’avrebbe accompagnata a casa ma l’avrebbe lasciata nei pressi di via Ciminelli dove poi la ragazza è stata ritrovata in stato di incoscienza. Il giudice si è riservato la decisione sulla richiesta di scarcerazione degli avvocati difensori. Pino Perciante


 

IL MATTINO (SALERNO)

«Non c’è mai stata una relazione»

 SILVIA DE CESARE Tira un sospiro di sollievo la donna aggredita con una coltellata all’addome lo scorso 26 marzo a Torrione. Dopo l’arresto del suo aggressore, commenta. «Adesso mi sento più tranquilla - ha detto - ho vissuto dei momenti terribili. Oltre al tentativo di violenza subito ho dovuto convivere anche con i suoi quindici giorni di libertà, la paura che questo balordo fosse ancora in giro, il terrore di ritrovarmelo davanti». È la prima volta che la giovane professionista racconta quanto le è accaduto. Ritornare indietro con la memoria a quella famosa domenica non è facile, ma la voglia di dire la verità è più forte. Il suo è un racconto semplice e a tratti surreale. «Ci tengo a precisare che lo conoscevo solo di vista e che con quest’uomo non ho mai avuto rapporti - afferma - Sapevo che era un drogato, un tempo in cura da mio padre, nulla più. So che prima di sposarsi viveva nel mio stesso quartiere, in via Conforti, oggi invece mi sembra che si sia trasferito a Brignano. Ma sono informazioni frammentarie legate al passaparola dei residenti. In realtà aveva provato ad infastidirmi tempo fa, ma mai con violenza. Si avvicinava sempre con la scusa di ricordarsi di mio padre, una volta si era anche messo a piangere alla notizia della sua prematura scomparsa, ma non mi sono mai fidata. Altre volte mi faceva dei complimenti, mi lasciava intendere che gli piacevo, fino al primo tentativo di aggressione l’ottobre scorso». E ancora: «Piombò improvvisamente nello studio presso il quale lavoro da tempo insieme al mio fidanzato Mariano. Da allora, non l’ho più visto». La donna rincontra il suo aggressore dopo sei mesi. «Quella domenica percorrevo a piedi via Casarse. Avevo appena lasciato un’abitazione di nostra proprietà dove ero andata a mettere un po’ di ordine. Quando si è accostato con la macchina non mi ha dato il tempo di fare niente. Ricordo ancora che puzzava tremendamente di alcool. Ha provato subito ad aggredirmi e quando ha capito di non poter ottenere ciò che voleva mi ha punito con una coltellata. È stato lui stesso poi a farmi scendere dall’auto. Sono tornata nell’abitazione di via Casarse per pulirmi la ferita e poi ho avuto la forza di tornare a casa in via Michele Conforti a piedi». Quindi: «La polizia ha riscontrato delle contraddizioni nelle mie dichiarazioni, più volte ritrattate e modificate, ma questo è accaduto solo perché ero sotto choc. Non riuscivo a fare un discorso compiuto con mia madre e con le mie zie che si sforzavano di capirmi senza riuscirci. Vedevo animali ovunque, addirittura gatti al posto delle persone, ma su una cosa non ho mai avuto dubbi. Sono fidanzata da tredici anni e a settembre sposerò il mio Mariano. L’ipotesi che questo balordo fosse il mio presunto amante è un’assurdità». 

Roberto De Santis


 

IL MESSAGGERO (PESARO)

DELITTI/2 

L’ex marito di Anna Maria: «Non importa come è morta» 

«Anna Maria è morta. E’ morta la madre di mio figlio. A questo punto conta poco se abbia o meno tentato il suicidio con la pistola d’ordinanza di Tiziano Gentile. E’ un enigma che non mi interessa risolvere, anche per rispetto della sua memoria». Poche parole, pronunciate a fatica. Con l’omicidio di Anna Maria Fracassa, 39 anni, infermiera all’Utip del Lancisi a Torrette uccisa il primo aprile scorso con due colpi di pistola alla testa (sotto accusa il convivente, il poliziotto Tiziano Gentile) si è abbattuta su Toni Martini una tragedia dalle proporzioni enormi in quanto ex marito e padre del bambino di 7 anni ancora in parte ignaro dell’accaduto.

Martini, originario di Roma ma residente ad Ancona, si era separato da Anna Maria diversi anni fa. Separazione consensuale. Poi l’infermiera aveva conosciuto Tiziano. Era il 1999. Poco dopo i due avevano dato inizio alla convivenza nell’appartamento di via Monte Pennino 10 a Posatora. Proprio nell’abitazione in cui ebbe inizio la loro vita insieme Anna Maria, il primo aprile, ha esalato l’ultimo respiro. Fulminata con due colpi di pistola alla testa. Il primo, quello che l’ha raggiunta sul lato sinistro della nuca, le è stato fatale. Tiziano, ubriaco, ha detto che lei aveva afferrato l’arma per suicidarsi. Che il primo colpo era partito per sbaglio, il secondo l’aveva sparato lui per non farla soffrire.

Dal primo aprile il poliziotto è in carcere a Montacuto con l’accusa di omicidio volontario. Domani, nel gabinetto di Polizia scientifica di Roma, verrà eseguito per Tiziano ed Anna Maria lo stub, l’esame sui residui di polvere da sparo che analizzando le particelle prelevate con un tampone adesivo sulle mani e sugli abiti di un soggetto consente di stabilire se questi abbia sparato o meno.

Lu.Mo.


 

IL MESSAGGERO (ANCONA)

Aggredì i genitori: non può più tornare a casa 

FABRIANO E’ stata rinviata al 20 la direttissima a carico di G. G., 34enne fabrianese che sabato scorso, tornato a casa ubriaco, aveva malmenato i genitori e distrutto l’abitazione lanciando oggetti e rompendo una vetrata con una testata. I genitori, dopo essere riusciti a chiamare la Polizia, hanno deciso di denunciare il proprio figlio sperando che potesse ricoverarsi in una comunità terapeutica. Il giudice di Fabriano per ora ha disposto che il giovane non può avvicinarsi ai genitori e, quindi, alla loro abitazione. E’ molto probabile, data la disposizione del tribunale, che G.G. possa decidere volontariamente di ricoverarsi in una comunità terapeutica.


 

IL GAZZETTINO (VICENZA)

MONTEBELLUNA

Ubriaco crea problemi in centro

Ubriaco fradicio in un bar di corso Mazzini infastidisce i passanti. L’uomo è molto conosciuto in quanto la settimana scorsa era entrato in un negozio d’abbigliamento rubando una maglietta. Bloccato dai vigili era stato dimesso in quanto i proprietari del negozio non avevo sporto denuncia. Ieri Claudio Pavan era così ubriaco da non reggersi in piedi ed è stato ricoverato in ospedale.


 

L’ARENA

CASTAGNARO. Sei mesi per essersi infilato sotto il letto di tre minorenni

Condannato l’uomo nudo

Bimbe traumatizzate: i genitori chiederanno i danni

di Daniela Andreis

Castagnaro. È finito in carcere M.R., il ventiquattrenne di Porto Viro che nella notte tra l’1 e il 2 aprile si era infilato completamente nudo sotto il letto di tre bambine in un’abitazione di via Borgonuovo. Il giudice Massimo di Camillo, che lo ha processato ieri mattina in tribunale a Verona, non ha concesso la sospensione della pena - pena patteggiata, per altro, tra il pubblico ministero Nicola Marchiori e il difensore del ventiquattrenne, l’avvocato Claudio Sartori - perché il giovane aveva già un precedente «fotocopia» di quello accaduto a Castagnaro: il 12 settembre 2005, infatti, si era introdotto in camera di un’anziana di Porto Viro spogliato come un verme. Quella volta era stato convinto da alcuni amici che nella casa in cui si era intrufolato vi fosse ad aspettarlo un’avvenente ragazza, pronta ad accoglierlo nel suo letto.

Insomma, che in entrambi i casi l’abbia fatto per ingenuità o per fragilità, comunque sia le «bravate» dell’operaio rodigino hanno provocato non pochi danni. Tanto è vero che una delle bambine che ha assistito alla scena «è rimasta piuttosto scossa e soffre di paure che prima non aveva», ha detto ieri Domenico Zerbinati, l’avvocato di parte civile della famiglia dov’è capitato in piena notte il ventiquattrenne. Il papà e la mamma delle piccole, infatti, si sono costituiti parte civile per se stessi e per le figlie, per chiedere i danni subìti dopo quell’episodio che li ha spaventati a morte. Ora la causa passerà al tribunale civile e, a quanto sembra, la stessa famiglia di M.R., ieri mattina presente in tribunale, sembra disponibile ad un accordo per riparare.

L’episodio per cui il ventiquattrenne di Porto Viro è stato condannato risale, come dicevamo, alla notte tra il primo e il due aprile scorsi. Quella sera M.R. l’aveva passata alla discoteca «Stargate». Verso l’ora di chiusura il giovane, annebbiato da alcool e droghe - così hanno detto i test che gli sono stati fatti al pronto soccorso - ha cominciato a correre, spogliato completamente e con solo i calzini addosso, per le vie del paese. È capitato davanti ad una casa ed ha cercato di entrarvi passando dalla finestra. Ma i suoi tentativi sono stati bloccati dall’arrivo della proprietaria «armata» di una scopa che l’ha fatto fuggire. A quel punto M.R. è passato oltre e si è fermato poco distante, riuscendo ad aprire una porta d’ingresso di un’altra abitazione. Una volta entrato è salito al primo piano e si è intrufolato dentro una camera, infilandosi sotto il letto. Lì dove dormivano tre ragazzine le quali, sentendo che era entrato qualcuno, si erano strette sedute sul letto, impietrite di paura. Per fortuna i genitori avevano avvertito un tonfo e, pensando che una delle figlie fosse caduta dal letto, sono andati a controllare. Qualcosa di strano in fondo al letto ha indotto il papà delle ragazzine a guardare sotto e a scoprire il ventiquattrenne nascosto. L’ha tirato fuori e portato in bagno, dove è rimasto fino all’arrivo dei carabinieri che l’hanno arrestato per violazione di domicilio aggravata. Un reato che gli è costato il carcere.


 

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