Non era ubriaco. «Il suo corpo produce alcol»: assolto
CREMONA - Accusato di guida in stato di ebbrezza, oggi l’automobilista è stato assolto con formula piena ‘perché il fatto non sussiste’. Perché è affetto da sindrome dell’autobrewery (ABS, sindrome della fermentazione intestinale), una condizione estremamente rara, in cui l’intestino si trasforma in una ‘distilleria’. I batteri che nell’intestino producono alcol si nutrono principalmente di carboidrati. Quella sera, l’uomo aveva mangiato una pizza con il figlio.
Lo chiamiamo Mario (nome di fantasia, ndr). Quattro anni fa gli è stata sospesa la patente per 6 mesi più altri 3. All’epoca lavorava la notte. L’auto gli serviva. Ha perso il lavoro.
I fatti risalgono alla sera dell’8 marzo 2022. Mario sulla strada ha incrociato due nutrie. Una è riuscito a schivarla, l’altra è finita sotto la ruota. «Ha bloccato la ruota. Inoltre, a terra c’era anche della fanghiglia. Morale, sono finito dritto nel fosso con il muso della macchina. Ero incastrato, ero sveglio e terrorizzato. Ho cercato di spaccare il vetro davanti. Sono arrivati i vigili del fuoco, mi hanno tirato fuori». Mario era svenuto, si è risvegliato in ospedale. Dagli esami del sangue è risultato che aveva bevuto. Una ventina di giorni dopo, un agente della Polizia locale gli ha suonato il citofono. «‘Devo sequestrarle la patente’». Mario non gliel’ha consegnata. «Mi sono rifiutato, perché non sono né un drogato né un alcolizzato. Ho firmato il verbale e ho chiamato l’avvocato».
L’avvocato Massimiliano Cortellazzi ha portato il documento in Prefettura. Il ricorso andava fatto nei 60 giorni, ma occorreva la certificazione della sindrome ‘da auto produzione di alcol’. Ricorso ‘saltato’, perché gli esami hanno richiesto molto più tempo. Mario li ha fatti all’ospedale di Cremona «sotto la guida del San Raffaele di Milano». L’esame — ha spiegato — è consistito in due fiale corrispondenti a due forchettate di carboidrati in versione liquida. Così è stata riscontrata una sospetta sindrome da fermentazione intestinale.
«Il test effettuato è compatibile con sindrome da fermentazione intestinale», è scritto nella carta rilasciata dall’ospedale il 24 maggio del 2022. «L’indagine clinica mi è costata 1.200 euro», ha precisato Mario.
Mentre l’automobilista indagava sulla sua sindrome, la Polizia stradale ha trasmesso gli atti in Procura. Si è arrivati al processo. «Se l’articolo 186 verte sulla guida in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche — ha argomentato il difensore —, questo non era il caso che si potesse attagliare al mio assistito, perché nonostante vi fosse una percentuale di tasso di 1,19 g/l nel sangue, il mio assistito non aveva mai assunto nessuna sostanza alcolica né quella sera né mai, perché è astemio. È affetto da una sindrome molto rara. Per poter, però, certificare questa sindrome, ha dovuto fare un iter molto lungo, che gli ha richiesto mesi e mesi di tempo».
Nel fascicolo, il legale aveva diverse pubblicazioni (le ha studiate, ndr) sulla sindrome da ‘auto birrificazione’. Come riporta il Corriere della Sera (Salute), «la sindrome della fermentazione intestinale è stata descritta per la prima volta nel 1952 in Giappone. Si ritiene che compaia quando alcuni particolari microrganismi, in grado di fermentare l’alcol dai carboidrati, riescono a imporsi sulla flora intestinale sana. È una condizione molto rara, ma patologie come il diabete, le malattie del fegato, i disturbi della dismotilità intestinale e le malattie infiammatorie intestinali possono favorirla, attraverso meccanismi che contribuiscono ad aumentare i livelli di glucosio nel sangue e ridurre il metabolismo dell'etanolo».
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