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Notizie brevi 03/07/2026

Muore durante la fuga dai carabinieri: Ciarelli era senza patente e non poteva lasciare Pescara

Potrebbero essere questi i motivi che lo hanno spinto a non fermarsi all'alt. Mentre le indagini proseguono, i familiari non credono alla prima ricostruzione dei fatti che sta circolando

Era senza patente e non avrebbe potuto allontanarsi dal territorio comunale di Pescara. Potrebbero essere queste le ragioni che hanno spinto Massimo Ciarelli, il 43enne morto in un incidente avvenuto al termine di un inseguimento con i carabinieri tra Città Sant'Angelo e Silvi, a non fermarsi all'alt. È possibile, si apprende da ambienti vicini alla famiglia, che l'uomo, essendo in semilibertà e dovendo rientrare in carcere alle 21, avesse paura di fare tardi o temesse il rischio di perdere i benefici.

L'inseguimento è iniziato poco dopo le 20 a Montesilvano, quando una pattuglia dei carabinieri ha notato Ciarelli a bordo di uno scooter insieme a un altro uomo. Alla richiesta di fermarsi, il conducente avrebbe accelerato, dando il via a una fuga lungo la statale 16 che ha attraversato Montesilvano, Città Sant'Angelo e Silvi.

Secondo la ricostruzione finora emersa, giunto a una rotatoria al confine con Silvi, il passeggero sarebbe sceso o sarebbe caduto dal mezzo. Ciarelli avrebbe invece proseguito la fuga da solo. Mentre una pattuglia si fermava per bloccare il trentenne rimasto a terra, il 43enne avrebbe invertito il senso di marcia nella rotatoria, tornando verso Montesilvano e invadendo la corsia opposta, probabilmente nel tentativo di superare le auto in coda. È in quel momento che si è scontrato frontalmente con una seconda auto dei carabinieri che procedeva in direzione nord.

Per il 43enne non c'è stato nulla da fare: è morto nonostante il rapido intervento dei sanitari del 118. Il passeggero è rimasto illeso ed è stato successivamente ascoltato dagli investigatori; ora è in libertà. I militari a bordo della vettura coinvolta nello scontro sono stati invece accompagnati in ospedale per accertamenti.

Sulla dinamica dell'incidente, però, la famiglia della vittima solleva dubbi. Secondo l'ipotesi avanzata dai parenti, infatti, l'auto dei carabinieri che seguiva lo scooter si sarebbe avvicinata fino a toccare il mezzo, mentre la seconda vettura dell'Arma si sarebbe posizionata di traverso davanti alla moto. Attraverso l'avvocata Laura Filippucci, i familiari hanno già nominato un consulente tecnico di parte, con l'obiettivo di ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.

L'inchiesta è coordinata dal pubblico ministero di Teramo Elisabetta Labanti, mentre le indagini sono affidate alla Polizia Stradale di Teramo, subentrata dopo i primi rilievi eseguiti dalla polizia locale di Silvi. Decisive saranno le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona e le testimonianze delle numerose persone che hanno assistito all'inseguimento.

La salma del 43enne si trova all'obitorio di Teramo, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Nelle prossime ore dovrebbe essere conferito l'incarico per l'autopsia.

Ciarelli è il responsabile dell'omicidio dell'ultrà pescarese Domenico Rigante, risalente al 2012. Fatto per il quale era stato condannato a 30 anni, poi ridotti a 17 dopo l'annullamento dell'aggravante della premeditazione da parte della Cassazione e la successiva rimodulazione della pena, nel 2017, da parte della Corte d'assise d'appello di Perugia. Lo scorso anno aveva ottenuto la semilibertà e di sera, alle 21, doveva rientrare in carcere, a Pescara.

da ilpescara.it

 

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Venerdì, 03 Luglio 2026
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