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Notizie brevi 12/05/2026

La cintura di sicurezza compie 70 anni: storia di un’invenzione che ha salvato milioni di vite

Volvo inventò questo dispositivo che in Italia è obbligatorio solo dal 1988

ROMA – Qual è il valore del tempo nel mondo velocissimo dell'industria dell'auto? 70 anni sono pochi o sembrano un'infinità di tempo? Eppure solo 70 anni fa, l'ingegnere svedese Nils Bohlin, in forza alla Volvo, inventò un dispositivo destinato a salvare la vita a milioni di persone: le cinture di sicurezza. In origine ancorata in due punti in alto ed in basso, di passaggio diagonale sul torace, la cintura di sicurezza venne poi trasformata, aggiungendo un terzo punto sulla fascia addominale. Innovazione dopo innovazione nelle auto, eppure la cintura di sicurezza non è cambiata da allora, tanto che adotta una schema valido ancora oggi.

La casa svedese all'epoca scelse di non brevettare l'invenzione (sarebbe successo oggi?), quindi di non monetizzare, ma di renderla disponibile a tutti i produttori di automobili. L'innovazione tecnologica presto si diffuse nell'industria, anticipando l'obbligo normativo recepito dal Codice della strada. La primissima auto a montarle come test fu la Volvo Amazon, seguita appena tre anni dopo da una svolta storica con l'implementazione sulla Volvo PV 544 in commercio e l'adozione su tutti i modelli del brand scandinavo. Un'invenzione semplice quanto geniale.

Dopo la Svezia, fu l'allora Cecoslovacchia, dieci anni dopo l'invenzione nel 1969 il primo Paese d’Europa a rendere obbligatorio l’utilizzo della cintura di sicurezza. Ancora quattro anni e nel 1973 la Francia seguì l'esempio, poi replicato a sua volta dalla Spagna, Norvegia e Svezia. Per l'Italia, nel 2026, si festeggia un altro compleanno importante: 50 anni dalla predisposizione obbligatoria degli attacchi delle cinture di sicurezza montati nelle auto, anche se allacciarle non era ancora un obbligo. Trascorsero altri 12 anni, in enorme ritardo rispetto ai paesi citati, quando nel 1988 l'Italia rese obbligatorio l'allaccio delle cinture per i passeggeri anteriori. Per l'esattezza l'11 aprile del 1988 con la legge n. 111 che introdusse multe e sanzioni per i trasgressori.

Molti automobilisti di quegli anni ricorderanno le magliette con la cintura stampata vendute per ingannare i vigili, un esempio di quanto fosse forte la resistenza culturale. Invece è solo nel 2003 che l'obbligatorietà fu estesa anche agli occupanti dei sedili posteriori. Per comprendere le ragioni per cui una cintura può salvare la vita di chi la indossa bisogna fare ricorso alla fisica.

Quando un'auto che viaggia a 50 km orari si ferma bruscamente contro un muro, il corpo continua a muoversi a 50 km/h finché non incontra qualcosa che lo fermi: il volante, il vetro o l'asfalto. Senza cintura, il tempo di arresto è quasi zero, mentre questo dispositivo di sicurezza allunga i tempi di arresto e distribuisce la forza d'urto sulle parti più robuste del corpo: le ossa del bacino, la gabbia toracica, le clavicole.

La sopravvivenza in un incidente dipende da quanto spazio e tempo si ha per fermarsi. La cintura non è rigida come una sbarra di ferro; ha una leggera elasticità e lavora insieme a un meccanismo chiamato pretensionatore che in caso di urto richiama la cintura per eliminare il gioco e far aderire il corpo al sedile. Subito dopo, la cintura permette un minimo di estensione controllata. Questo frazionamento di secondo in più riduce in modo importante la forza di accelerazione/decelerazione subita dagli organi interni.

Infatti, in un incidente non c'è solo lo scontro dell'auto contro l'ostacolo. Esistono altri due tipi di collisione: il passeggero che colpisce l'interno dell'auto e gli organi interni (come il cuore o il cervello) che colpiscono le pareti interne del corpo. La cintura minimizza il primo impatto e ammorbidisce il secondo, evitando che il cervello subisca traumi da decelerazione violenta. Inoltre, impedisce che i passeggeri posteriori vengano proiettati contro quelli anteriori o, peggio, espulsi fuori dall'abitacolo, evento che ha un tasso di mortalità altissimo.

Eppure nonostante la cintura di sicurezza salvi realmente la vita, secondo le ultime rilevazioni dell'ISS (pubblicate nell'ottobre 2025), circa l'87% degli italiani dichiara di usare sempre la cintura anteriore, ma il valore crolla al 34% per le cinture posteriori. Il report evidenzia una forte differenza tra Nord e Sud: l'uso costante delle cinture posteriori è del 54% nel Nord contro il 18% nel Sud.

Tornando alla cintura come invenzione, se per le auto tutto è iniziato con l'invenzione di Volvo (anche se già a metà ottocento un aviatore britannico, George Cyley, aveva intuito la necessità di un dispositivo di sicurezza per i piloti in volo), 70 anni dopo è ancora il brand svedese a sperimentare le soluzioni più innovative.

E' il caso della nuova Volvo EX60, il Suv elettrico presentato lo scorso gennaio, che introduce per primo al mondo la cintura di sicurezza multi-adattiva. Si tratta di un sistema che sfrutta i dati in real time registrati dai sensori interni ed esterni all'abitacolo per regolare la protezione dei passeggeri a bordo in modo

personalizzato. Si calcolano una serie di variabili – altezza, peso dell'occupante, posizione di seduta, tipo di impatto – che incidono sul livello di tensione della cintura, offrendo un livello di protezione in più.

Ad esempio se nella collisione, il conducente è robusto e l'impatto è molto forte allora il sistema intelligente applicherà una tensione più elevata della cintura per ridurre il rischio di lesioni. Se invece il passeggero è di dimensioni più contenute e l'incidente è meno violento, allora il sistema imposterà un carico inferiore per ridurre il rischio di fratture alle costole.

da repubblica.it

 

 

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Martedì, 12 Maggio 2026
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