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Notizie brevi 31/03/2026

Bologna, muore investito da un'auto sulle strisce: «Risarcita la figlia che non era ancora nata, è stata privata di affetto e gioia»

Una delle prime sentenze in materia. Filippo Muscia Masuzzo, 54 anni, fu travolto sulle strisce nel 2023 a Vergato. La moglie era incinta e ha avviato una causa. Il tribunale ha riconosciuto alla bimba 260mila euro

Una sentenza del tribunale di Bologna che si può definire storica. Per la prima volta in regione (e una delle prime volte in Italia) viene infatti applicato l’orientamento della Cassazione del 2023 che aveva sancito il diritto anche del nascituro al risarcimento per danni da «lesione del rapporto parentale» proveniente da un fatto illecito.

La morte di Filippo Muscia Masuzzo a Vergato (Bologna)

La giudice Paola Matteucci (seconda sezione civile) ha infatti riconosciuto circa 260mila euro di risarcimento a una bimba nata a luglio del 2023 per la morte del padre, Filippo Muscia Masuzzo di 54 anni, avvenuta il 7 gennaio sempre del 2023, quando lei quindi non era ancora nata.

Il 2 gennaio 2023 il padre era stato investito da un’auto sulle strisce pedonali in via della Repubblica, a Vergato, ed era deceduto cinque giorni dopo, proprio per i gravi traumi riportati. La storia di Masuzzo aveva colpito sia perché in vita aveva subito un doppio trapianto di rene ma anche perché il suo sogno di diventare padre era stato così drammaticamente interrotto.

A parte l’eventuale risarcimento dovuto alla vedova, assistita dall’avvocata Beatrice Monticelli, ora i giudici bolognesi hanno condannato conducente dell’auto e compagnia assicurativa in solido, a risarcire la figlia, che quel papà non lo conoscerà mai.

La sentenza: «Deve essere risarcita la figlia non nata»

La Corte di Cassazione ha chiaramente giocato un ruolo chiave nel cristallizzare i criteri di determinazione di questo tipo particolare di danno, per cui i colleghi bolognesi adeguandosi alle indicazioni hanno scritto nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi: «Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi per fatto illecito di un terzo durante la gestazione, ha diritto nei confronti del responsabile, al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati».

Il procedimento giudiziario contro il conducente dell’auto e contro l’assicurazione era stato avviato dalla vedova della vittima per conto di sua figlia (che oggi ha 2 anni e mezzo) a marzo dello scorso anno.
Il 54enne venne travolto sulle strisce pedonali da una Fiat Panda, condotta dal proprietario, che non si era accorto dell’attraversamento. L’uomo — stando al resoconto processuale — «veniva caricato sul cofano della vettura e poi sbalzato a terra, riportando lesioni gravissime». 

Il Tribunale di Bologna e l'indicazione della Cassazione

Sul luogo dell’incidente erano intervenuti i carabinieri della stazione di Vergato, i vigili del fuoco e il 118 per il trasporto immediato in ospedale. Ma cinque giorni dopo l’uomo morì e la famiglia decise anche di donare gli organi. Nessun dubbio sulle responsabilità del drammatico incidente, quindi restavano solo da stabilire i risarcimenti. 

Nel processo terminato nei giorni scorsi l’assicurazione dubitava che «l’appena concepito potesse vantare il diritto al risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale rispetto al padre deceduto».

Ma il tribunale di Bologna la vede diversamente e dopo aver ribadito in sentenza l’esclusiva responsabilità dell’auto per la morte dell’uomo, adeguandosi alla Cassazione, ha sottolineato il danno morale delle figlia «dolorosamente deprivata di un aspetto della propria vita che altrimenti sarebbe stato fonte di gioia, vicinanza, affetto, assistenza e supporto nella formazione della personalità e nella ricerca delle aspirazioni e realizzazioni».

«Nel quantificare il risarcimento valutato che non si conoscessero»

L’eccezionalità della sentenza viene ribadita anche dall’avvocata Monticelli: «Credo che si tratti della prima a Bologna e tra le poche in Italia.
Proprio nell’affrontare il caso avevo chiesto informazioni ai giudici su pronunce simili, si tratta di una materia molto recente che deriva da quella pronuncia della Cassazione».

Per la legale non mancano i nodi da sciogliere. «Nella quantificazione del risarcimento avevo chiesto il massimo — spiega Monticelli — ma il tribunale ha avuto un’interpretazione più restrittiva perché il fatto che padre e figlia non si siano mai conosciuti toglie dei “punti” alla valutazione economica. Credo che bisognerà intervenire perché da avvocato ritengo che le attuali quantificazioni per questi casi siano basse».

da corriere.it

 

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Martedì, 31 Marzo 2026
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