di Lorenzo Borselli*
Assalti a furgoni portavalori: anatomia di un fenomeno criminale
Più o meno un paio di volte al mese, i telegiornali aprono con le immagini di commandos armati di fucili d’assalto, di furgoni blindati intrappolati tra auto e camion in fiamme, di autostrade sbarrate e di forze dell’ordine imbelli, bloccate a centinaia di metri dal punto di fuoco. I cronisti hanno buon gioco nel fare uso di aggettivi come paramilitari o di mercenari e di locuzioni come tecniche da guerriglia, riferendosi ai criminali ed alle loro strategie. Secondo i dati forniti all’ASAPS da Battistolli s.p.a., la principale agenzia privata di trasporto valori, gli assalti organizzati a furgoni, a trasporti in generale ed a depositi di contanti e valori, sono stati davvero tanti: 18 nel 2024 e 15 nel 2025, con un bottino impressionante, pari a 22.309.300 euro nel 2024 e 9.420.000 euro nel 2025.
Ma andiamo con ordine, perché lo scopo di questo nostro contributo è multiplo: ci interessa fornire uno spaccato di un fenomeno criminale il cui contrasto risente fortemente della diminuzione delle risorse destinate all’aggiornamento professionale e tecnico degli organi investigativi centrali e territoriali e delle recenti modifiche legislative in materia di investigazioni, dimostrare l’evidente correlazione tra questi commando e la criminalità organizzata, i rischi per gli addetti, le forze dell’ordine e la collettività e, più in generale, la smitizzazione di un luogo comune, quello secondo il quale questi banditi sono preparatissimi, addestratissimi e, per questo, non farebbero – in fondo – male a nessuno...
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