di Giordano Biserni*
Sinistrosità stradale in Italia nel 2025:
un bilancio provvisorio tra progressi fragili e nodi irrisolti
Valutare con precisione l’andamento dell’incidentalità stradale in Italia nel 2025 non è semplice.
I dati ufficiali e completi dell’ISTAT arriveranno soltanto nel luglio 2026, ma alcune tendenze possono già essere delineate grazie alle stime del primo semestre e ai dati consolidati dell’Osservatorio ASAPS–SAPIDATA su pedoni, ciclisti e incidentalità del fine settimana. Un quadro ancora parziale, dunque, ma sufficiente per tracciare una sorta di “exit poll” della sicurezza stradale italiana: un mosaico fatto di luci, ombre e molte responsabilità ancora inevase.
Le stime ISTAT: piccoli passi avanti, ma troppo lenti.
Secondo le proiezioni ISTAT relative al periodo gennaio–giugno 2025, rispetto allo stesso semestre del 2024 si registra un lieve miglioramento:
- incidenti: –1,3%
- morti: –6,8%
- feriti: –1,2%
La media giornaliera resta comunque impressionante: 455 incidenti, 7,2 decessi e 614 feriti ogni giorno. Le vittime diminuiscono sia sulle strade urbane (- 8,4%) sia su quelle extraurbane (- 7,1%). Meno confortante il dato autostradale, dove si osserva un incremento del 4,4%. Tuttavia rispetto al 2019, anno di riferimento per il decennio europeo della sicurezza stradale 2021–2030, la situazione è più favorevole per tutte le tipologie di strada: le vittime sulle autostrade risultano inferiori del 33,4%, mentre il calo si attesta al 12,4% sulle strade extraurbane e al 12,2% su quelle urbane.
Il problema è che, osservando l’intero quinquennio 2021–2025, i progressi sono troppo modesti:
- incidenti: –1,5%
- morti: –14,6%
- feriti: –5%
Con questi ritmi, l’obiettivo europeo del –50% entro il 2030 appare, con onestà intellettuale, fuori portata.
Pedoni e ciclisti: due realtà opposte
L’Osservatorio ASAPS–SAPIDATA offre un contributo prezioso per comprendere la dinamica delle vittime più vulnerabili.
Pedoni: un calo incoraggiante
Nel 2025 i pedoni deceduti sono stati 434, contro i 470 del 2024: un calo del 7,6%. Un segnale positivo, che potrebbe riflettere una maggiore attenzione urbana, interventi infrastrutturali mirati o un uso più diffuso di tecnologie di assistenza alla guida.
Ciclisti: un’emergenza che cresce
Di segno opposto il dato sui ciclisti: 222 vittime nel 2025, ben 37 in più rispetto al 2024 (+20%).
Anche considerando che l’Osservatorio registra i decessi avvenuti oltre il trentesimo giorno — a differenza dell’ISTAT — l’aumento resta drammatico. È un campanello d’allarme che chiama in causa la qualità delle infrastrutture ciclabili, la convivenza tra utenti diversi e la necessità di una cultura della mobilità più rispettosa e consapevole.
Incidenti del fine settimana: una piaga che non si arresta
Le 72 ore tra venerdì e domenica continuano a rappresentare il momento più critico della settimana.
Nel 2025 le vittime degli Incidenti del Fine Settimana (IFS) sono state 1.356 in calo del 4,8% rispetto al 2024.
Un miglioramento, sì, ma ancora insufficiente: la combinazione di velocità, alcol, distrazione e traffico intenso continua a produrre numeri inaccettabili.
La riforma del Codice della Strada non basta
Nonostante l’entrata in vigore della legge 177/2024, che ha modificato il Codice della Strada, non si intravede quel calo a due cifre che molti auspicavano. Le norme, da sole, non bastano: servono infrastrutture adeguate, controlli costanti e una comunicazione pubblica capace di incidere sui comportamenti.
Controlli: la grande assente della sicurezza stradale
Un capitolo cruciale riguarda la Polizia Stradale. Dopo anni di attesa, circa 500 nuovi agenti sono stati assegnati alla Specialità. Ma il saldo reale si vedrà solo quando saranno noti i trasferimenti e i pensionamenti.
Il quadro attuale resta critico: a fronte di un organico previsto di 12.900 operatori, la Stradale ne conta circa 9.500. Mancano all’appello 3.400 agenti, pari al 26%.
Eppure, la vigilanza sulle strade è uno dei pilastri della prevenzione. Oggi, però, le priorità operative sembrano orientate altrove: stazioni ferroviarie, ordine pubblico, controllo dei gruppi giovanili. Nel frattempo, sulle strade italiane continuano a morire 7–8 persone ogni giorno. Nessun altro fenomeno legato alla mobilità produce un tributo di sangue paragonabile.
Cosa serve davvero: un’agenda concreta e coraggiosa
Per invertire la rotta non bastano piccoli aggiustamenti. Serve una strategia nazionale che tenga insieme:
- campagne informative incisive, rivolte soprattutto ai giovani e ai nuovi utenti della mobilità;
- manutenzione e qualità delle infrastrutture, dalla segnaletica all’illuminazione;
- piste ciclabili sicure e continue, non frammenti scollegati;
- tecnologie di controllo e prevenzione, dagli autovelox intelligenti ai sistemi di monitoraggio del traffico;
- rafforzamento stabile della Polizia Stradale, e della Polizia Locale, non interventi episodici;
- educazione alla mobilità nelle scuole, come investimento culturale di lungo periodo.
Conclusione: la sicurezza stradale è una scelta politica
I dati del 2025 raccontano un Paese che migliora, ma troppo lentamente. Un Paese che conosce il problema, ma fatica a trattarlo come una priorità nazionale.
Eppure, la sicurezza stradale non è un tema tecnico: è una questione di civiltà. Ogni vita salvata è un successo collettivo; ogni morte evitabile è una responsabilità condivisa. L’Italia può fare molto di più. E deve farlo.
Perché la strada, ogni giorno, continua a chiedere il conto.
*Presidente ASAPS
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