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Incidenti pedoni , Pirateria ,... 26/08/2025

Noemi investita mentre soccorreva un coniglio: il video, la confessione, i 4 centesimi di alcol che hanno salvato il pirata

Noemi morta a 20 anni mentre cercava di soccorrere con il fidanzato un coniglio a lato della strada. La battaglia della famiglia

Ci vorrebbe una scatola nera del cuore. Come quelle degli aerei. Per estrarre gli ultimi flussi di vita del cuore di una ventenne, di valvole cardiache che si aprono e si chiudono. Per mostrare gli ultimi dati umani: la tristezza che precede la preoccupazione, il cuore che aumenta il battito, perché a terra c’è un coniglietto e sulla strada c’è Noemi, la ventenne, che cerca di rianimarlo, c’è il fidanzato, sono scesi dall’auto, al telefono cercano un veterinario. La strada è ben illuminata. L’auto è immobile sulla carreggiata, ha la quattro frecce. Quella notte. Sono le due. 

Il fidanzato vede i fari in lontananza, la strada è un rettilineo, l’auto che viene incontro è sempre più vicina, va troppo veloce, ma che fa, si chiede, non rallenta? Il fidanzato ha il riflesso di spostarsi, afferra Noemi, vuole portarla con sé, ma è troppo tardi. L’auto va a 100 all’ora, la colpisce in pieno. Noemi vola come una Barbie, con le gambe dritte, come quando le bambine ci giocano e poi girano le gambe. Un volo di 50 metri. La scena è messa a fuoco dalla luce di un lampione: nel video della telecamera Alyssa, la sorella, vede il volo, persino lo sguardo. Millesimi di secondi: prima la tibia, poi il braccio e infine la testa che si spezza. Quella notte era il 29 marzo. 

Alla guida dell’auto che l’ha investita c’è un uomo ubriaco. Si chiama Vincenzo Crudo, ha 33 anni, abita a Fenegrò, Como. La sua auto ha il parafango deformato e la targa, staccatasi, è a terra. Non presta soccorso, riparte a razzo, prende contromano una rotonda. Fugge sulla strada comunale che porta a Lurago Marinone. Secondo l’autopsia Noemi è morta sul colpo, ha l’osso cervicale spezzato. I medici invece registrano l’ultimo respiro alle ore 4,03. A quell’ora Vincenzo Crudo viene svegliato dai carabinieri. Due volte, alle 4.11 e alle 4,20, gli fanno l’alcoltest. Trovano un tasso di 1.46, di pochissimo inferiore a 1.50. Un nodo cruciale di questa storia. Come si vedrà. 

Vincenzo lascia la sua auto nei campi. Ai carabinieri dirà che quella sera non è uscito in auto e che gli e stata rubata. Di Noemi, giura, non sa niente. Racconta di essere stato accompagnato a casa da una coppia di amici dopo aver lasciato un locale («ha bevuto molto», diranno ai carabinieri). A casa Vincenzo non trova il telefono. Potrebbe averlo lasciato nell’auto degli amici. Esce e si mette alla guida. Non ha la patente (è scaduta), ha una gamba ingessata e l’alcol che circola nelle vene. Guida a grande velocità. Qualche chilometro, passa un dosso, svolta e s’immette sul rettilineo. Avrà visto quattro frecce lampeggiare, un’auto ferma, Noemi accovacciata sul coniglietto? L’impatto. 

Vincenzo viene arrestato. Omicidio colposo, con aggravanti. Dopo tre mesi, il 19 giugno, confessa. «Ho colpito io Noemi». Per il gip può lasciare il carcere e andare ai domiciliari. «Questa è la legge — dirà la pm alla mamma di Noemi — la normativa permette di attenuare la pena». La famiglia si ribella. Il loro avvocato, Edoardo Mastice, presenta una memoria difensiva. Spiega: «Stiamo aspettando che il pm integri le indagini con i risultati ottenuti dai nostri periti. Per esempio abbiamo dimostrato che il tasso alcolemico alle 2 di notte, al momento dell’impatto, era di 1,80. Con un valore così alto la pena va dagli 8 ai 12 anni». Ai fini giuridici, l’avvocato spiega la differenza: «Con un tasso sotto 1,50, con una pena più bassa e con il rito abbreviato l’indagato potrebbe ottenere una condanna inferiore ai 4 anni e richiedere l’affidamento ai servizi sociali. Se invece si riconosce che il tasso era maggiore di 1,50, sotto i 7 anni non ci andrà. E di conseguenza si farebbe il carcere». 

La mamma di Noemi aveva sentito l’elisoccorso. Era andata nella camera della figlia, spostato la tenda e guardato in alto. Pochi minuti dopo riceve la telefonata del fidanzato. Alyssa ricorda Noemi, dice che persino quando trovava una vespa in difficoltà andava a prendere del miele o dell’acqua e zucchero. Quella notte piangeva per il coniglietto. Prima era stata ad una festa di laurea della sua migliore amica in un locale. Aveva comprato un vestito nel centro commerciale di Arese. Sarebbe tornata a casa prima delle due. Ma aveva ceduto all’invito della mamma della festeggiata. «Vieni da me, ti faccio assaggiare un pezzo di torta».

da corriere.it


La triste conclusione della vicenda di una ragazza sensibile travolta mentre soccorreva sulla strada un coniglio ferito. (ASAPS)

 

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Martedì, 26 Agosto 2025
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